{"id":23318,"date":"2014-02-25T05:12:00","date_gmt":"2014-02-25T05:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/25\/il-problema-della-guerra-giusta-nel-pensiero-di-antonio-genovesi\/"},"modified":"2014-02-25T05:12:00","modified_gmt":"2014-02-25T05:12:00","slug":"il-problema-della-guerra-giusta-nel-pensiero-di-antonio-genovesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/25\/il-problema-della-guerra-giusta-nel-pensiero-di-antonio-genovesi\/","title":{"rendered":"Il problema della guerra \u00abgiusta\u00bb nel pensiero di Antonio Genovesi"},"content":{"rendered":"<p>Antonio Genovesi (1713 &#8212; 1769) era un illuminista moderato: credeva nel progresso, credeva nei lumi della ragione, ma non era disposto a gettar via tutta la tradizione, tutta la metafisica e tutta la religione come altrettanti corpi morti. Pensava, in particolare, che il sentimento religioso fosse inscritto cos\u00ec naturalmente nell&#8217;anima umana, che il volerlo estirpare fosse pazzia, perch\u00e9 &#8212; sono parole sue &#8212; in un certo senso, \u00e8 la natura stessa che lo vuole. Al tempo stesso, da buon cittadino del secolo dei &quot;lumi&quot;, auspicava una netta separazione fra l&#8217;ambito del potere politico e quello del religioso, riportando quest&#8217;ultimo entro la sfera giurisdizionale di sua competenza.<\/p>\n<p>La sua fede nel progresso, inteso essenzialmente come ricerca del benessere materiale e della pubblica felicit\u00e0, era tuttavia cos\u00ec forte, che, a un certo punto della sua vita, abbandon\u00f2 gli studi di filosofia per dedicarsi interamente a quelli di economia, convinto che solo dal miglioramento delle arti, dei commerci e dell&#8217;agricoltura sarebbe scaturito il pubblico bene, non da ricerche di ordine astratto sulla natura dell&#8217;uomo; fu anzi il primo docente di economia politica, una cattedra creata apposta per lui presso l&#8217;Universit\u00e0 di Napoli.<\/p>\n<p>Una delle sue ultime opere \u00e8 stata \u00abDella diceosina, o sia della filosofia del giusto e dell&#8217;onesto\u00bb, un ampio trattato di etica pubblicato nel 1767, che \u00e8 un po&#8217; il suo testamento spirituale e che spazia dall&#8217;ambito dell&#8217;uomo, della sua natura e dei suoi doveri, a quello della societ\u00e0 in generale. In esso, fra le altre cose, si occupa della natura del potere statale e dei rapporti fra gli stati, in pace e in guerra. Quanto al problema della guerra, sul quale soffermeremo adesso la nostra attenzione, egli, prendendo le mosse da Grozio e dai giusnaturalisti del XVII secolo, sviluppa una serrata argomentazione a favore della guerra &quot;giusta&quot;, condotta solo per ragioni strettamente difensive, e sempre entro i confini di una regola morale che non pu\u00f2 essere violata, neppure con il disinvolto argomento della necessit\u00e0 o del fine che giustifica i mezzi.<\/p>\n<p>Tale regola morale, per\u00f2 &#8212; questo \u00e8 il punto &#8212; non viene tratta da un principio superiore; bench\u00e9 sacerdote, Genovesi \u00e8 troppo illuminista per non cercare un&#8217;etica che si fondi su princip\u00ee puramente umani e puramente razionali; vedremo fra breve con quali inevitabili conseguenze. In ci\u00f2 egli \u00e8 stato certamente un pensatore &quot;moderno&quot;, nel senso che il suo orizzonte intellettuale, puramente immanentista e secolarizzato, non concede spazio alla trascendenza se non in linea di principio, e non cerca ai problemi umani soluzioni che non siano esclusivamente razionali.<\/p>\n<p>Genovesi si occupa della questione della guerra &quot;giusta&quot; nella seconda parte della \u00abDiceosina\u00bb, nel capitolo dedicato ai diritti esterni dell&#8217;imperio (cio\u00e8 della sovranit\u00e0), i quali sono di tre categorie: il diritto di pace e di guerra; il diritto di stringere alleanze o confederazioni; il diritto delle ambascerie (e quest&#8217;ultimo offre una lettura particolarmente interessante, alla luce della controversia fra Italia e India per la vicenda dei due fucilieri di marina arrestati e processati nel Paese asiatico, e ancor pi\u00f9 per la sospensione dell&#8217;immunit\u00e0 diplomatica dell&#8217;ambasciatore italiano a New Delhi, fatto di inaudita gravit\u00e0 e che non trova riscontro se non nell&#8217;assedio e nel sequestro del personale dell&#8217;ambasciata statunitense a Teheran, all&#8217;epoca della &quot;rivoluzione islamica&quot; di Khomeini in Iran). La trattazione della guerra &quot;giusta&quot; rientra, naturalmente, nel primo dei tre casi.<\/p>\n<p>Ne riportiamo alcuni passaggi salienti, tratti dal capitolo VIII del Libro secondo (da: A. Genovesi, \u00abDiceosina\u00bb, a cura di Fidia Arata, Milano, Marzorati, 1973, \u00a7\u00a7 X-XXIII, pp. 324-30):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] La giustizia di una guerra nasce o da diritto perfetto o da imperfetto: da diritto perfetto in due modi: 1) se un popolo ci attacchi ingiustamente o per avidit\u00e0 di preda o per ambizione d&#8217;imperio, o per ragioni che non appartengono al pubblico, ma ai privati, dove il governo e il pubblico non vi s&#8217;interessi. [&#8230;] La difesa \u00e8 cos\u00ec diritto innato come la vita e la libert\u00e0; 2) se un popolo che ci ha offeso e danneggiato, ci nieghi il compenso, perch\u00e9 allora noi abbiamo un diritto di richieder soddisfazione e di punire l&#8217;ingiuria. [&#8230;] Ancorch\u00e9 queste due cagioni rendano giusta la guerra, non \u00e8 da stimarsi per\u00f2 che convenga subito volare all&#8217;arme. Dove si pu\u00f2 con minor male d&#8217;ambe le parti avere i suoi diritti e la pace, fa sempre pazzia ricorrere ai dubbi e rovine voli casi della guerra. [&#8230;] Si pu\u00f2 quindi domandare: se una giusta guerra difensiva possa nel progresso con pari giustizia diventare offensiva. E dico di s\u00ec, e per due cagioni: 1) per gastigare e reprimere la superbia, ferocia, rapacit\u00e0 di un popolo invasore, perch\u00e9 ci lasci quieti in appresso. [&#8230;] 2) per richiedere le spese della guerra e farci rifare i mali ingiustamente cagionati.[&#8230;] Il diritto imperfetto, cio\u00e8 di reciproco soccorso, pu\u00f2 darci in molti modi un giusto diritto di guerra. Perch\u00e9 siccome tra le private persone, dove non sia altro scampo alla vita, \u00e8 lecito di torre anche per forza, a chi ne ha del soverchio, quando ci \u00e8 necessario; o di passare per l&#8217;altrui podere, e se bisogna, svellere una siepe e rompere un muro per salvarci da chi c&#8217;insegue; ed oltre a ci\u00f2 accorrere coll&#8217;arme o per impedire che uno si ammazzi da se medesimo, o che uccida un altro iniquamente; a quel medesimo modo \u00e8 permesso ad una nazione. [&#8230;] Chiede Grozio se sia lecito far guerra ad una nazione barbara ed inumana, per punirla delle proprie scelleratezze, ed insegnarle e vivere con giustizia ed umanit\u00e0. Qui il principio di far guerra non sarebbe che il diritto di soccorso; il quale come obbliga tutto il genere umano, Grozio ha per ci\u00f2 creduto che tutte le guerre siano giuste. Ma era da considerarsi che il diritto di soccorso non ci obbliga se non quando noi possiamo fare il bene degli altri. Una guerra che spopola una nazione la spianta, si chiamerebbe ella un beneficio? Io non so quante delle guerre degli Europei fatte nell&#8217;America e nell&#8217;Africa in questi ultimi secoli si potessero chiamare un soccorso di quei selvaggi. [&#8230;] Se poi un popolo, il quale non trova da vivere nel suo paese o ne \u00e8 cacciato dai flagelli della natura o dalle bestie, o da un popolo pi\u00f9 grande e feroce; ovvero un esercito che si trova distante dalla sua casa, imprendono, quello a situarsi dove si pu\u00f2 vivere, questo a ritrarsi, e ci\u00f2 fanno senza recare a nessuno ingiuria; non si ha niun diritto n\u00e9 d&#8217;impedir loro il passaggio, n\u00e9 di attaccarli; e dove ci\u00f2 si faccia, il diritto alla difesa d\u00e0 loro un diritto alla guerra. Cos\u00ec gli Ebrei potevano ben far la guerra a coloro i quali si opponevano alla loro marcia; e i diecimila di Senofonte, i quali dalla Persia tornarono in Atene, ebbero tutta la ragione di farsi la strada col ferro. Ma questo diritto non conviene a coloro i quali intendono di cambiare le terre ed i climi men buoni con i pi\u00f9 felici e spogliarne i possessori. [&#8230;] Questa medesima ragione ci dimostra assai chiaramente che la gloria non pu\u00f2 dar niun diritto di guerra che sia giusto. La vera gloria non nasce che dalle grandi illustri azioni di giustizia e di beneficenza, e non gi\u00e0 dall&#8217;opprimere con forza i pi\u00f9 deboli. Quei che inventarono le arti o i loro utili strumenti; quei che diedero le leggi o la sapienza i popoli; quei che inventarono dei consigli da sollevare le nazioni fa sollevare le nazioni dai mali fisici o politici; questi soli son degni di essere stimati gloriosi. [&#8230;] Finalmente il medesimo diritto di soccorso rende sempre giusta la guerra che si fa per difendere un popolo ingiustamente attaccato da un pi\u00f9 potente, sia che vi siamo obbligati per patti e confederazioni, sia che no; perch\u00e9 il jus di difesa va da persona a persona, da famiglia a famiglia, da nazione a nazione. [&#8230;] Quando poi la guerra sia giusta, sia che si faccia pere difesa, sia attaccando o per ricoverare i nostri diritti o per punire coloro che ci hanno offeso, sar\u00e0 lecito adoperare ogni sorta d&#8217;arme ed ogni arte e stratagemma che si stima necessario a conseguire il nostro fine. Ma son sempre da distinguere gli stratagemmi dalle menzogne e dalla perfidia. [&#8230;] Ricordiamoci che non ci \u00e8 maggior fondamento della grandezza dei popoli, quanto la fede, cio\u00e8 la rigida e religiosa osservanza dei patti. [&#8230;] Si chiede in oltre: se sia lecito in guerra di servirsi d&#8217;arme avvelenate o del veleno stesso siccome di armatura. Vi ha delle questioni che \u00e8 pi\u00f9 facile risolvere in tesi che in ipotesi. Nelle guerre difensive o nelle offensive necessarie, dove la giustizia sia dalla nostra parte, ci \u00e8 lecito servirci di ogni armatura che pu\u00f2 conferire ad ottenere il nostro fine. [&#8230;] Ma in ipotesi essendo difficilissimo che si adoperi veleno o arme avvelenate senza inganno; n\u00e9 la legge della giustizia permettendo inganno, come quella che spianta dai fondamenti ogni principio d&#8217;equit\u00e0; seguita, non esser facile approvare in ipotesi questa maniera di guerra. [&#8230;] Si vuol ora vedere: che pu\u00f2 esser permesso di giusto ad un guerreggiante rispetto ai popoli neutrali. La guerra si fa o per difesa o per recuperare il nostro, o per punire coloro che ci hanno offeso, n\u00e9 intendono di soddisfarci: ma i neutrali non sono in niun di questi casi (&quot;ex hypotesi&quot;): dunque non si pu\u00f2 verso di loro commetter niuna ostilit\u00e0 che non sia iniqua. Pure se essi si mostrassero pi\u00f9 inchinati ai nostri nemici che a noi, e li soccorressero di viveri o d&#8217;arme, si potrebbero stimare collegati contra di noi: nel qual caso la guerra che loro si facesse, sarebbe giusta. [&#8230;] Ma sar\u00e0 egli lecito passare coll&#8217;esercito per un paese neutrale frapposto fra noi ed i nemici\u00bb; ed anche occuparlo durante la guerra, siccome fece negli anni addietro con la Sassonia Federico II, re di Prussia, ed hanno fatto sempre le nazioni guerriere? Questione difficile, dove si consulti l&#8217;interesse; ma niente \u00e8 pi\u00f9 facile, se si vogliano osservare i diritti della natura. Un popolo non pu\u00f2 avere diritto nel territorio di un altro popolo; e perci\u00f2 se quell&#8217;altro osta al passaggio od all&#8217;occupazione, senza intanto dichiararsi di veruna parte, il passare o l&#8217;occupare \u00e8 una manifesta violenza. Si potrebbe impetrare il suo consenso, dove si reputi necessario. Ma si vuol sapere che il terzo popolo non \u00e8 nel preciso obbligo di concederlo. Eccettuo sempre il caso della fuga o del passaggio amichevole per penetrare in quelle terre che la provvidenza ci ha destinate&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Proviamo, dunque, a seguire i ragionamenti svolti dal Nostro a proposito della guerra, e soprattutto intorno al concetto della guerra &quot;giusta&quot;.<\/p>\n<p>Genovesi afferma che il diritto alla &quot;giusta&quot; guerra scaturisce dal diritto naturale alla difesa, valido anche per il singolo individuo, e si configura o come diritto perfetto, quando cio\u00e8 sia in gioco direttamente il diritto alla difesa di uno Stato, o da diritto imperfetto. Il diritto perfetto deriva da una aggressione violenta per opera di uno Stato ai danni di un secondo, o per punire una offesa recata da uno Stato ad un altro, offesa che il primo si \u00e8 rifiutato di riparare. Il diritto imperfetto si verifica quando sia in gioco il diritto di un popolo a garantire la propria salvezza e sicurezza, se incomba si di esso una minaccia mortale da parte di terzi, ovvero quando si tratta di soccorrere un popolo che sia stato ingiustamente aggredito: sia che con tale popolo esista un trattato formale di alleanza, sia che non esista.<\/p>\n<p>Si noti che l&#8217;Autore non distingue opportunamente fra &quot;popolo&quot; e &quot;Stato&quot;, sicch\u00e9 il soggetto giuridico del diritto perfetto e di quello imperfetto rimane alquanto nel vago. Tale diritto si applica a qualunque popolo, anche se privo di Stato, come \u00e8 stato il caso, poniamo, degli Armeni nell&#8217;ambito dell&#8217;Impero ottomano, o anche in quello degli Italiani, prima che si costituisse il Regno d&#8217;Italia? In caso affermativo, infatti, ne conseguirebbe che un popolo invaso e sottomesso abbia sempre e comunque il diritto di &quot;difendersi&quot;, ossia di lottare con ogni mezzo per la propria libert\u00e0. Tale sarebbe, ad esempio, il caso dell&#8217;I.R.A. nell&#8217;Irlanda moderna e ci\u00f2 porterebbe anche a giustificare gli atti terroristici compiti in territorio &quot;nemico&quot;, ossia all&#8217;interno della Gran Bretagna. Ma questo principio rimane valido anche se quel popolo \u00e8 stato sottomesso da secoli o se, addirittura &#8212; come \u00e8 il caso del popolo slovacco nell&#8217;Impero austro-ungarico &#8212; non ha mai conosciuto una propria storia indipendente e una propria effettiva sovranit\u00e0 statale? Se cos\u00ec fosse, sarebbero ben pochi gli Stati i quali potrebbero ritenersi al sicuro da attacchi di popoli &quot;oppressi&quot;: la Francia dovrebbe aspettarsi in qualunque momento attentati di indipendentisti corsi, la Spagna di indipendentisti baschi e l&#8217;Italia, naturalmente, di indipendentisti altoatesini.<\/p>\n<p>Genovesi si domanda poi se la guerra &quot;giusta&quot; abbia sempre e solo carattere strettamente difensivo, o se possa anche configurarsi, in taluni casi speciali, come offensiva. Risponde che pu\u00f2 essere anche offensiva, e precisamente quando si tratta di scrollare il giogo e la violenza di un popolo invasore, e quando si tratta di imporre un risarcimento di danni ingiustamente causati. Non si d\u00e0, in ogni caso, alcuna legittima guerra &quot;punitiva&quot; contro popoli dalle usanze barbare e inumane; e cita esplicitamente il caso di guerre innumerevoli, condotte dagli Europei in Asia e Africa, con il pretesto di punire popoli &quot;barbari&quot; della loro ferocia. Non si ammette neppure il principio della cosiddetta guerra &quot;preventiva&quot;: la dottrina Bush, cos\u00ec come fu proclamata dagli Stati Uniti in occasione della Seconda guerra del Golfo, nel 2003, non trova alcun conforto nelle tesi del Nostro. Non risulta che, per quest&#8217;ultimo, il concetto di abbattere la ferocia di un popolo nemico possa venire estesa fino all&#8217;idea e alla pratica della guerra preventiva, perch\u00e9 egli, se parla di agire contro un popolo che &quot;ci lascia quieti in appresso&quot;, cio\u00e8 in futuro, specifica per\u00f2 che deve trattarsi di un &quot;popolo invasore&quot;e non di un popolo che vive entro i propri confini, senza recar molestia all&#8217;esterno dei propri confini.<\/p>\n<p>Al massimo, si potrebbe trovare qui una giustificazione per la guerra lanciata dagli Stati Uniti contro l&#8217;Afghanistan nel 2001, sostenendo che si tratt\u00f2 di punire i danni provocati dagli attentati dell&#8217;11 settembre di quell&#8217;anno in territorio americano. Bisognerebbe per\u00f2 che il legame fra tali attentati e il governo afghano dei Talebani fosse stato provato da una inchiesta internazionale e che una serie e incontrovertibile inchiesta interna dell&#8217;amministrazione americana avesse mostrato la connessione fra Al Qaida e l&#8217;attacco alle Twin Towers e al Pentagono, condizioni entrambe non verificatesi.<\/p>\n<p>La dottrina del diritto imperfetto alla guerra &quot;giusta&quot; sembra nascere, in Genovesi, soprattutto dalla preoccupazione di fornire una giustificazione giuridica alle numerose guerre condotte dagli Ebrei contro i popoli vicini, durante e dopo la migrazione dall&#8217;Egitto alla &quot;Terra Promessa&quot;; guerre nelle quali, con ogni evidenza, gli Ebrei aggredirono per primi, ma che, in ossequio a una interpretazione religiosa dei destini del &quot;popolo eletto&quot;, era necessario presentare come difensive e, dunque, come pienamente legittime. Tale lettura del passo di Genovesi \u00e8 autorizzata da ci\u00f2 che egli dice a proposito delle terre che &quot;la Provvidenza ci ha destinate&quot;: se la sua dottrina fosse valida, allora basterebbe ad un qualsiasi popolo affermare che la Provvidenza gli ha destinato il possesso di certe terre, per rendere legittima tale usurpazione. A quel punto, la dottrina hitleriana dello &quot;spazio vitale&quot; diventerebbe pienamente legittima, e, con essa, la distruzione della Polonia e l&#8217;invasione della Russia, nonch\u00e9 la colonizzazione di questi Paesi da parte di immigrati tedeschi, come era nei piani nazisti, e l&#8217;uccisione o la deportazione delle popolazioni slave.<\/p>\n<p>In ogni caso, Genovesi nega il diritto di un popolo di migrare nel territorio di un&#8217;altra nazione, solo per assicurarsi un territorio e un clima migliori: in tal caso non vi \u00e8 questione di salvezza da un pericolo, ma solo desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita; e da ci\u00f2 non scaturisce un giusto diritto a invadere ci\u00f2 che appartiene ad altri.<\/p>\n<p>Si noti che gli Elvezi, nel racconto del \u00abDe Bello Gallico\u00bb di Cesare, vennero a trovarsi in una situazione di questo tipo. Essi volevano migrare dalle loro sedi sull&#8217;Altipiano svizzero al territorio dei Santoni, presso le rive dell&#8217;Oceano Atlantico, e chiesero ai Romani il permesso di attraversare pacificamente la Provincia, impegnandosi a non recare alcuna molestia agli abitanti. Ne ebbero per\u00f2 un rifiuto; indi, nel tentativo di passare ugualmente, vennero inseguiti da Cesare, costretti a battaglia, massacrati e respinti nuovamente nelle loro sedi originarie.<\/p>\n<p>Si noti anche che chiunque fugga da situazioni di guerra, di estrema povert\u00e0 o di pericolo, come avviene oggi in vaste aree dell&#8217;Africa o dell&#8217;Asia, viene ad essere giustificato, secondo la dottrina formulata dal Genovesi, ad entrare nel territorio di altri Stati, per mettersi al sicuro o per assicurarsi l&#8217;esistenza: principio che l&#8217;Alta Corte europea di giustizia \u00e8 incline a riconoscere, specie quando si tratta dei Paesi europei affacciati sul Mediterraneo; molto meno quando si tratta dei Paesi del Nord Europa. Non parliamo poi del&#8217;Australia, la quale si sente legittimata a respingere qualunque tipo di immigrazione clandestina, anche se motivata da emergenze umanitarie, e a impedire l&#8217;approdo di qualunque imbarcazione recante a bordo dei cittadini di altra nazionalit\u00e0 che chiedano rifugio, sia pure per sfuggire a un genocidio (come accadde nel caso della popolazione cattolica di Timor Est da parte dell&#8217;esercito indonesiano e delle milizie islamiche, fra il 1975 e il 1999). Anche gli Stati Uniti esercitano un ferreo controllo della loro frontiera meridionale, per impedire l&#8217;ingresso di immigrati clandestini i quali, non di rado, affrontano la morte nel deserto, pur di sottrarsi alla caccia delle pattuglie di polizia statunitensi e di tentare la carta disperata dell&#8217;ingresso illegale nel territorio della California, dell&#8217;Arizona, del New Mexico o del Texas.<\/p>\n<p>Quanto al parallelo fra la situazione di un singolo individuo che, per salvarsi da un inseguitore deciso a fargli del male, ha il diritto di violare la propriet\u00e0 privata altrui, di abbattere muri, di strappare una siepe, e un popolo che, minacciato da altri o dalla natura, ha un eguale diritto di irrompere nel territorio altrui, e perfino di toglierli il superfluo, se esso \u00e8 mancante del necessario, forse Genovesi non si rende ben conto della portata delle sue affermazioni. Prese alla lettera, da esse si evince il diritto di tutti, o quasi tutti, a invadere le terre altrui e di muovere guerra ad altri popoli: basta che una situazione di necessit\u00e0, un terremoto, una carestia, una crisi economica, mettano in crisi le basi materiali dell&#8217;esistenza, ed ecco che ne deriva il &quot;diritto&quot; a violare la sovranit\u00e0 dei vicini pi\u00f9 fortunati e benestanti.<\/p>\n<p>Tuttavia, se il paragone con la situazione di un singolo individuo regge, allora che cosa si dovrebbe dire di un caso come quello della corazzata tedesca \u00abGraf von Spee\u00bb, che, danneggiata in uno scontro con gli incrociatori inglesi, cerc\u00f2 rifugio nel Rio del la Plata, entrando nel porto di Montevideo, nel 1939? La Convenzione del&#8217;Aia stabiliva che una nave di una nazione belligerante non poteva trattenersi pi\u00f9 di ventiquattr&#8217;ore nel porto di una nazione neutrale &#8211; e tale era il caso dell&#8217;Uruguay -, pena l&#8217;internamento. Ma la nave tedesca non si trovava forse nella assoluta necessit\u00e0 di sottrarsi ai suoi persecutori e di riparare i danni ricevuti, cosa che avrebbe richiesto ben pi\u00f9 di ventiquattr&#8217;ore? Molti storici hanno lodato il coraggio del governo uruguaiano, cio\u00e8 di una piccola nazione neutrale, per essersi opposto alla richiesta di una potenza formidabile, come la Germania, di prorogare la permanenza della \u00abGraf von Spee\u00bb. Ma la potente Germania, in Sud America, non disponeva di alcun argomento di persuasione, n\u00e9 , meno ancora, di pressione militare; mentre la Gran Bretagna ne aveva, eccome: dunque la decisione del governo di Montevideo fu, tutto sommato, assai meno &quot;coraggiosa&quot; di quel che si \u00e8 voluto far credere.<\/p>\n<p>La Gran Bretagna, del resto, ha una lunga tradizione di violazione della neutralit\u00e0 di Paesi terzi, quando erano in gioco i suoi interessi navali e imperiali. Essa ha violato senza scrupolo la neutralit\u00e0 di nazioni come la Danimarca, al tempo delle guerre napoleoniche, o del Cile, durante la prima guerra mondiale (affondamento dell&#8217;incrociatore \u00abDresden\u00bb), o della Norvegia, nella seconda guerra mondiale (incidente della petroliera tedesca \u00abAltmark\u00bb, abbordata all&#8217;interno di un fiordo) e, ancora, della Francia di Vichy (distruzione della flotta francese a Mers-el-Kebir). In tutti questi casi, la Gran Bretagna ha dato una interpretazione estremamente estensiva al concetto della legittima difesa, calpestando la sovranit\u00e0 di nazioni neutrali; tuttavia, quando si \u00e8 trovata nella situazione opposta, cio\u00e8 di vedere violata la neutralit\u00e0 di Paesi che rientravano nella sua sfera d&#8217;interesse strategico, ha sempre alzato alte proteste e invocato il diritto internazionale, per punire tali violazioni di Stati neutrali da parte di nazioni con cui era in stato di belligeranza.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 quello del Belgio, la cui neutralit\u00e0 \u00e8 stata violata, nel 1914, dalla Germania, in base ai postulati del &quot;piano Schlieffen&quot;, per colpire la Francia dalla frontiera settentrionale. In quel caso, l&#8217;esercito tedesco richiese il diritto di attraversare il territorio belga &#8212; come vuole la dottrina esposta da Geovesi -, permesso che venne rifiutato dal governo di Bruxelles; e ci\u00f2 costitu\u00ec il pretesto per la dichiarazione di guerra inglese alla Germania, bench\u00e9 quest&#8217;ultima non avesse compiuto alcun atto ostile nei confronti della Gran Bretagna e, anzi, ne desiderasse ardentemente la neutralit\u00e0. Abbiamo ricordati tutte queste situazioni per mostrare come la dottrina della giusta causa di guerra, pur essendo relativamente semplice e chiara in teoria, in pratica pu\u00f2 essere deformata e stravolta a piacere da quelle nazioni che siano interessate a trovare una giustificazione giuridica per una politica di aggressione.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 sempre lo stesso: il diritto internazionale pu\u00f2 stabilire una serie di regole e di impegni solenni, sottoscritti dalle nazioni in tempo di pace; ma poi, quando &#8211; nel clima infuocato della guerra &#8211; si presentano le condizioni adatte, ciascuno \u00e8 pronto a violare quei principi e a calpestare quei trattati, ogni volta invocandone una interpretazione di comodo. \u00abCi farete dunque la guerra per un pezzo di carta?\u00bb, chiese sbalordito il cancelliere tedesco Bethmann-Hollweg all&#8217;ambasciatore inglese a Berlino, nell&#8217;agosto del 1914; e il suo stupore, la sua incredulit\u00e0 erano, probabilmente, sinceri. Come dire: proprio voi, che avete distrutto la flotta danese a Copenaghen, nel 1801, calpestando la neutralit\u00e0 della Danimarca; proprio voi, che infinite altre volte avete tenuto in non cale impegni e trattati, ora ci dichiarate la guerra per l&#8217;invasione del Belgio?<\/p>\n<p>Purtroppo, nella realt\u00e0 dei fatti, \u00e8 la forza che fa il diritto e non il diritto che fa la forza. Un criminale di guerra serbo pu\u00f2 essere catturato in base a un mandato di arresto internazionale e processato dal Tribunale dell&#8217;Aja; ma un criminale di guerra americano, ad esempio il responsabile dell&#8217;impiego di armi chimiche in Vietnam, o della tortura sistematica di prigionieri iracheni nelle carceri di Baghdad, non sar\u00e0 mai colpito da un tale mandato di cattura internazionale o, se anche lo fosse, non verrebbe mai arrestato e processato come un comune malfattore, perch\u00e9 la sua patria non lo permetterebbe.<\/p>\n<p>Queste riflessioni valgono anche a proposito delle armi &quot;avvelenate&quot; di cui parla Genovesi, cos\u00ec come dell&#8217;uso della frode in guerra. Egli stesso, del resto, ammette che \u00e8 difficilissima la distinzione fra l&#8217;uso lecito e illecito dei &quot;veleni&quot;, ossia delle armi chimiche. \u00c8 lecito quando rientra nella guerra giusta perch\u00e9 difensiva, \u00e8 illecito quando si attua per mezzo dell&#8217;inganno, che non \u00e8 mai lecito, egli dice &#8211; il che \u00e8 gi\u00e0 opinabile, n\u00e9 egli si prende la briga di giustificarlo. L&#8217;uso di veleni, peraltro, \u00e8 di per se stesso un inganno: avvelenare l&#8217;acqua di un pozzo di cui si servir\u00e0 il nemico per bere, \u00e8 un inganno; e allora, come separare questo inganno dalla pretesa legittimit\u00e0 dell&#8217;uso del veleno stesso, se ci\u00f2 viene fatto per una giusta causa di difesa e non per una ingiusta causa di offesa? E che dire dell&#8217;inglese Lord Jeffrey Amherst, che fece distribuire in dono centinaia di coperte infettate dal vaiolo alle trib\u00f9 amerindie del Nord America, per sterminare dei potenziali nemici, durante la Guerra franco-indiana?<\/p>\n<p>Contraddizioni inestricabili: nelle quali viene a trovarsi un&#8217;etica come quella del Genovesi, che non si ispira a una legge superiore, come quella divina, ma ad una legge puramente umana, che, per definizione, \u00e8 e sar\u00e0 sempre fatta dalle parti interessate. Quando mai uno Stato condanner\u00e0 se stesso, anche davanti alla plateale evidenza del proprio torto; quando mai uno Stato ha ammesso di aver condotto una guerra ingiusta a danno di altri popoli e di altri Stati, a meno che vi sia stato costretto, come furono costretti a farlo i rappresentanti della Germania sconfitta, nel trattato di Versailles del 1919?<\/p>\n<p>Come tutti gli illuministi, anche Genovesi rispecchia questa contraddizione di fondo: cerca un&#8217;etica che sia puramente umana, e che si fondi su una saggezza umana condivisa dalle nazioni; su di essa pretende di fondare le norme del diritto internazionale. Ma davvero egli non sa, non vede che mai la forza si \u00e8 inchinata davanti al diritto; e che le leggi umane, quando non si ispirano ad altro che a ragioni puramente umane, non rispettano altro diritto che quello derivante dalla forza, e giammai il diritto sprovvisto della forza di farsi valere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Genovesi (1713 &#8212; 1769) era un illuminista moderato: credeva nel progresso, credeva nei lumi della ragione, ma non era disposto a gettar via tutta la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[265],"class_list":["post-23318","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-virtu"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23318","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23318"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23318\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23318"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23318"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23318"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}