{"id":23315,"date":"2015-09-30T09:12:00","date_gmt":"2015-09-30T09:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/30\/ma-quanta-supponenza-politicamente-corretta-nel-giudizio-di-antonino-pagliaro-su-carducci\/"},"modified":"2015-09-30T09:12:00","modified_gmt":"2015-09-30T09:12:00","slug":"ma-quanta-supponenza-politicamente-corretta-nel-giudizio-di-antonino-pagliaro-su-carducci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/30\/ma-quanta-supponenza-politicamente-corretta-nel-giudizio-di-antonino-pagliaro-su-carducci\/","title":{"rendered":"Ma quanta supponenza politicamente corretta nel giudizio di Antonino Pagliaro su Carducci"},"content":{"rendered":"<p>I testi scolastici e universitari sui quali hanno studiato almeno un paio di generazioni di studenti italiani, dopo la seconda guerra mondiale e specialmente a cavallo del &#8217;68, sono stati il principale e pi\u00f9 efficace strumento di condizionamento culturale, intellettuale e spirituale con cui l&#8217;egemonia della sinistra marxista si \u00e8 insediata, consolidata e perpetuata, sfornando milioni di diplomati e laureati fabbricati con lo stampino, tutti politicamente allineati e corretti, tutti debitamente progressisti e &quot;rivoluzionari&quot;, tutti convinti della propria intrinseca superiorit\u00e0 morale su qualunque esponente della infame societ\u00e0 borghese.<\/p>\n<p>In quel clima di conformismo piatto, assoluto, becero, nel quale i professori e gli studenti di diverso orientamento venivano sistematicamente bollati come &quot;fascisti&quot;, e nel quale il delirio demagogico della sinistra era giunto al punto di introdurre nei programmi scolastici autori ed eventi che oggi, giudicati con un minimo di pacatezza e di obiettivit\u00e0, non meriterebbero di comparire nelle antologie e nei testi di storia e filosofia, se non come triste documentazione di un pensiero e di una pratica aberranti, si sono gettate le durature fondamenta di una sistematica distruzione del senso critico, della vera autonomia di giudizio, della pura e semplice capacit\u00e0 di pensare &#8212; se pensare \u00e8 esercitare una riflessione autonoma sul reale e non ripetere sciocche formule imparate a memoria o, tutt&#8217;al pi\u00f9, emettere, di volta in volta, giudizi e pregiudizi stereotipati e prodotti in serie, ma, beninteso, sempre politicamente corretti e dunque, senz&#8217;altro, giusti e veritieri.<\/p>\n<p>Si prenda, a titolo di esempio &#8212; uno su mille, uno per capirli tutti &#8211; il giudizio su Giosue Carducci espresso dallo storico della letteratura, nonch\u00e9 linguista, glottologo e orientalista, Antonino Pagliaro: una delle figure di spicco della cultura politicamente corretta durante gli anni dei quali stiamo parlando (da: A. Pagliaro, \u00abStoria di Carducci\u00bb, in \u00abRitratto di Manzoni e altri saggi\u00bb, Bari, Laterza, 1960, pp. 223-225):<\/p>\n<p>\u00abQuesta involuzione \u00e8 evidente, e documentabile, sul terreno ideologico nel suo complesso, in tutti i campi e gli aspetti della vita culturale letteraria ed artistica italiana, ed evidentissima nel Carducci. A questa involuzione corrisponde, dal punto di vista dell&#8217;arte, un impoverirsi e restringersi della materia sentimentale, del lievito umano e poetico; una carenza affettiva e un ristagno formale; un distacco sempre pi\u00f9 grave dai temi della vita reale, che si risolve di volta in volta nel conformismo della rettorica o nell&#8217;abbandono ai miraggi dell&#8217;evasione, del sogno. In questo senso il Carducci fu veramente il poeta rappresentativo di un momento della nostra storia: il giacobino Carducci prima, e poi il Carducci retore e filisteo della fine del secolo. In lui, ad accelerare e aggravare il processo involutivo, s&#8217;aggiunse anche il carattere fin dal principio tutto letterario, e pertanto pi\u00f9 povero, pi\u00f9 chiuso, pi\u00f9 indiretto, della sua esperienza (a paragone, per esempio, degli &quot;scapigliati&quot;): donde anche la portata minore e la manifesta sterilit\u00e0 del suo esempio.<\/p>\n<p>Eppure proprio questo Carducci precocemente decaduto fu, e in parte ancora resta, il pi\u00f9 ammirato (non si dice gi\u00e0 dai letterati di gusto pi\u00f9 scaltro). Questa singolare fortuna \u00e8 incominciata dal momento in cui tutta l&#8217;Italia peggiore, quella dei salotti e della accademie, dei professori e delle signore per bene, della rettorica provinciale e della demagogia nazionalista, credette d&#8217;aver trovato finalmente il suo poeta, si riconobbe in lui e intorno a lui si raccolse per festeggiarlo ed acclamarlo. Senonch\u00e9 proprio questa ammirazione unanime, in cui si trovavano e si trovano d&#8217;accordo cattolici e massoni, monarchici e mazziniani, e i retori di tutte le tinte e di tutte le razze, era la miglior prova del fallimento della sua ambizione di vate, dell&#8217;inconsistenza del suo professato e ostentato magistero civile.<\/p>\n<p>A noi piace invece dimenticare questo Carducci dei giorni festivi e tornare, se mai, a rileggerci le scarse rime della sua stagione migliore, e ritrovare quel piglio aggressivo, quella scontrosa tristezza, quella musica virile e un po&#8217;impacciata, un po&#8217; ingenua e goffa, in cui veramente possiamo riconoscerlo ed amarlo poeta. Poeta minore, abbiam detto: e crediamo che sia l&#8217;unico modo di affermare con sincerit\u00e0, e non per una pigra consuetudine, le ragioni per cui il suo dono ancora vive in noi e il suo nome dura. Forse egli stesso, quando si paragonava ai pi\u00f9 veramente grandi, ai classici, non avrebbe potuto e saputo sperare un riconoscimento maggiore.\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene, se non temessimo di lasciarci trasportare troppo dalla <em>vis<\/em> polemica che questa pagina di prosa suscita in noi, vorremmo affermare che si tratta del pi\u00f9 perfetto esempio di come <em>non<\/em> si debba fare &#8211; mai, per nessuna ragione &#8212; la critica letteraria; su come <em>non<\/em> ci si debba accostare a un autore, a un movimento, a un testo letterario, beninteso se si desidera davvero capirne qualcosa; su come <em>non<\/em> ci si debba porre, in sede critica e storica, nei confronti dell&#8217;oggetto del proprio studio e della propria ricerca, sia sul terreno specificamente tecnico &#8212; in questo caso, letterario &#8212; sia su quello pi\u00f9 generale, di natura intellettuale, culturale, spirituale ed, eventualmente, morale.<\/p>\n<p>Che il panorama letterario italiano di fine Ottocento manifesti i segni di una complessiva <em>involuzione<\/em>, e che Carducci ne sia l&#8217;esempio pi\u00f9 vistoso, questo \u00e8 un giudizio personale dell&#8217;Autore: e i giudizi non si buttano l\u00ec, si argomentano; come minimo, si fa capire al lettore come vadano interpretati. Di quale involuzione parla, il signor Pagliaro? Di una involuzione specificamente letteraria, o, alla maniera del De Sanctis &#8212; pensiamo alle sue pagine dedicate a Marino e al marinismo &#8212; di una involuzione assai pi\u00f9 ampia, spirituale, morale e quasi, alla fine, antropologica? Si direbbe che egli pensi all&#8217;una e all&#8217;altra cosa; ma soprattutto ad una involuzione ideologica e politica: gli \u00e8 difficile mandar gi\u00f9 l&#8217;amaro boccone di un Carducci che, giacobino e rivoluzionario da giovane, diventa poi un uomo d&#8217;ordine, un poeta per le classi dominanti. A questo proposito, egli adopera un&#8217;espressione che \u00e8, storiograficamente parlando, del tutto inaccettabile: quella <em>dell&#8217;Italia peggiore.<\/em><\/p>\n<p>Veniamo cos\u00ec ad apprendere, dalla bocca di un autorevole critico e storico della letteratura, che il compito di colui che si accosta ad un testo, a un autore o a un movimento letterario, non \u00e8 quello di capirlo, di valutarne i pregi e i difetti di forma e contenuto, la maggiore o minore riuscita espressiva di una certa idea o di un certo sentimento; no: \u00e8 quello di ergersi a giudice di un tribunale etico, nel quale si chiamano all&#8217;appello gli scrittori e li si smista in due grandi categorie: quella di coloro che hanno militato a favore <em>dell&#8217;Italia migliore<\/em> e quelli che hanno degradato il loro ingegno al servizio <em>dell&#8217;Italia peggiore<\/em>. Migliore e peggiore rispetto a chi, a che cosa? Non rispetto al fatto letterario; non rispetto all&#8217;arte; non rispetto alla cultura, al pensiero, al dibattito culturale: ma rispetto ad un complessivo modo di essere, insomma in senso sociologico e antropologico.<\/p>\n<p>Infatti, qualora l&#8217;espressione non fosse sufficientemente chiara, il Pagliaro la delucida con dovizia di specificazioni: <em>l&#8217;Italia peggiore<\/em> \u00e8 \u00abquella dei salotti e delle accademie, dei professori e delle signore per bene, della rettorica provinciale e della demagogia nazionalista\u00bb. Non di <em>certi<\/em> salotti e di <em>certe<\/em> accademie; non di <em>certi<\/em> professori e di <em>certe<\/em> signore per bene (per bene, evidentemente, per modo di dire); no: di <em>tutti<\/em> i salotti e di <em>tutte<\/em> le accademie, di <em>tutti<\/em> i professori e di <em>tutte<\/em> le signore per bene. Parola di professore: che fu non solo docente universitario, ma presidente e collaboratore di numerose istituzioni culturali alquanto prestigiose, e, fra le altre, della Accademia dei Lincei. Ma perch\u00e9 tutti costoro &#8212; i professori, gli accademici, le signore dei salotti bene &#8212; rappresentano, presi insieme, <em>l&#8217;Italia peggiore<\/em>? Semplice: perch\u00e9 tutti costoro coltivavano i due orribili vizi della &quot;retorica provinciale&quot; (fosse stata una retorica di respiro pi\u00f9 ampio, almeno!) e della &quot;demagogia nazionalista&quot;. Con il che, il professor Pagliaro lascia cadere la maschera dello studioso, che vuol capire le cose, e indossa quella dell&#8217;ideologo fazioso, che ha deciso chi siano i buoni e i cattivi, politicamente parlando, e riserva ai secondi tutto il suo pi\u00f9 sentito disprezzo.<\/p>\n<p>Se quei professori e quelle signore, se quegli accademici e quei frequentatori di salotti, avessero almeno praticato un altro tipo di <em>demagogia<\/em>, che non quella <em>nazionalist<\/em>a! La demagogia nazionalista \u00e8 una cosa di destra; non potevano almeno, tutti quei signori e quelle signore, indulgere a una qualche forma di retorica di sinistra, per esempio alle chiacchiere sulla rivoluzione socialista che nessuno, e loro meno di tutti, avevano intenzione di fare? Per\u00f2, intanto, parlarne era una cosa fine: come era giusto rovesciare tonnellate di biasimo e disprezzo sull&#8217;infame borghesia, la classe dei parassiti e degli sfruttatori, la classe dei nemici del popolo, degli oscurantisti clericali, dei biechi capitalisti e dei feroci reazionari: da Gramsci a Bordiga, da Nanni Balestrini a Toni Negri, \u00e8 questa la categoria degli intellettuali che piace agli studiosi politicamente corretti.<\/p>\n<p>Strano, per\u00f2: ci risulta che il professor Pagliaro abbia avuto grandissimi onori dal fascismo; che ne sia stato un esponente di spicco; e che abbia persino apposto la sua firma sul famoso Manifesto della Razza. Non che sia stato uno dei pochi; era in buona compagnia: furono in 360 i professori universitari italiani che aderirono a quel documento. Lungi da noi volerli criminalizzare in blocco: chiunque pu\u00f2 sbagliare. Solo che certi sbagli dovrebbero insegnare un poco di modestia, un poco di umilt\u00e0, e almeno un poco di prudenza. Ma cos\u00ec, evidentemente, non \u00e8 stato per il professor Pagliaro: aveva troppo furor sacro da sfogare contro <em>l&#8217;Italia peggiore<\/em>, e il povero Carducci si prestava magnificamente alla bisogna. Dovremmo chiamarli <em>intellettuali da guerra civile<\/em>: sono coloro &#8212; e oggi seguitano a dominare la cultura italiana, le universit\u00e0, le accademie ed i salotti &#8212; che non pensano mai in termini unitivi, positivi e costruttivi, ma sempre e solo in termini oppositivi, di rancore e di acrimonia per quanti non la pensano come loro. Sono i signori del no: i cattivi maestri della negazione, del rifiuto, del disprezzo; quelli che considerano un&#8217;offesa anche il semplice sospetto che, su una determinata questione, il loro punto di vista possa assomigliare, anche solo parzialmente, a quello degli altri, dei <em>peggiori<\/em>, degli odiosi reazionari, oscurantisti e clericali. Che ammorbano l&#8217;aria e che dovrebbero sparire tutti e liberare l&#8217;Italia della loro mefitica presenza. O forse no. Se sparissero, contro chi si scaglierebbero i <em>migliori,<\/em> come il professor Pagliaro? Se scomparisse l&#8217;Italia peggiore, come potrebbe risplendere di luce radiosa l&#8217;Italia migliore, delle quale essi si sono auto-proclamati i custodi, i paladini e i trombettieri? Chiss\u00e0: forse \u00e8 proprio il loro passato imbarazzante che li rende cos\u00ec acidi. Pagliaro fu sospeso per due anni dall&#8217;insegnamento universitario, dal 1944 al 1946, proprio per i suoi trascorsi e anche, crediamo, per quella benedetta (o maledetta) firma; poi venne reintegrato e riprese a tenere cattedra. Dal 1951 insegn\u00f2 Filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma: colpo di spugna sul passato; ogni debito rimesso.<\/p>\n<p>A noi va benissimo: non siamo certo favorevoli alle epurazioni degli uomini di cultura per ragioni ideologiche. Per\u00f2, si potrebbe anche avere un po&#8217; di discrezione, un po&#8217; di buon gusto, un po&#8217; di decenza. Come fa a puntare il dito contro l&#8217;Italia peggiore, uno che ha firmato il Manifesto della Razza? Questo vuol dire andarsele a cercare. Ti \u00e8 andata bene; dovresti solo ringraziare la buona sorte (ad altri non \u00e8 andata cos\u00ec liscia: e il povero Giovanni Gentile, che predicava la riconciliazione nazionale in piena guerra civile, \u00e8 stato assassinato a freddo). Invece, no: vuoi montare in cattedra, vuoi giudicare gli altri, vuoi sputare addosso a chi ha avuto responsabilit\u00e0, se pure ne ha avute, ben minori delle tue. Diciamo che tutto questo non \u00e8 da <em>gentleman<\/em>, per usare un eufemismo.<\/p>\n<p>Ah, un&#8217;ultima cosa. Su Carducci poeta, noi la pensiamo pi\u00f9 o meno come Pagliaro: c&#8217;\u00e8 un Carducci trombone, che \u00e8 stato enormemente sopravvalutato a suo tempo; e c&#8217;\u00e8 un Carducci poeta autentico, sommesso, virile, umano, che, dopo le troppo facili stroncature, andrebbe ristudiato e rivalutato. Insomma, il Carducci <em>vate<\/em> dei destini nazionali era un cattivo poeta; ma il Carducci di \u00abPianto antico\u00bb, no: quello \u00e8 stato un grande poeta, che ha tuttora qualcosa da dire ai suoi lettori. E siamo anche d&#8217;accordo, in buona sostanza, sul giudizio negativo circa i salotti, i professori, le accademie e le signore per bene. Ma con una piccola differenza. Queste cose si possono dire se non si mangia a quella tavola, se non si fa parte di quel mondo: primo. Secondo, se l&#8217;antipatia ideologica, o personale, non fa velo al proprio giudizio critico: al giudizio letterario, culturale, storico, filosofico. Con le simpatie e le antipatie non si va lontano. Si va lontano quando si lasciano cadere le bardature ideologiche e si va diritti verso il cuore delle cose. Perch\u00e9 la verit\u00e0 non \u00e8 di destra o di sinistra e non appartiene ad alcuno; non \u00e8 esclusiva di questa o quella ideologia, n\u00e9 di questa o quella fazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I testi scolastici e universitari sui quali hanno studiato almeno un paio di generazioni di studenti italiani, dopo la seconda guerra mondiale e specialmente a cavallo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[161],"class_list":["post-23315","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-giosue-carducci"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23315","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23315"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23315\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23315"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23315"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23315"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}