{"id":23313,"date":"2014-12-13T10:25:00","date_gmt":"2014-12-13T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/13\/anton-lazzaro-moro-e-lorigine-dei-fossili-marini\/"},"modified":"2014-12-13T10:25:00","modified_gmt":"2014-12-13T10:25:00","slug":"anton-lazzaro-moro-e-lorigine-dei-fossili-marini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/13\/anton-lazzaro-moro-e-lorigine-dei-fossili-marini\/","title":{"rendered":"Anton Lazzaro Moro e l&#8217;origine dei fossili marini"},"content":{"rendered":"<p><em>Solitario, isolato, pressato da impegni e incombenze di tutt&#8217;altra natura e, infine, incompreso da molti, che lo accusarono di &quot;empiet\u00e0&quot; ed &quot;ateismo&quot;, l&#8217;abate friulano Anton Lazzaro Moro (1687-1764), nativo di San Vito al Tagliamento, formul\u00f2 in completa autonomia una teoria sull&#8217;origine dei fossili marini che contiene folgoranti anticipazioni della moderna paleontologia.<\/em><\/p>\n<p><em>La sua opera voluminosa, \u00abDe&#8217; crostacei ed altri marini corpi che si truovano su&#8217; monti\u00bb, bench\u00e9 tradotta in tedesco e in francese qualche anno dopo, non ebbe quella rinomanza che avrebbe ampiamente meritato, anche se probabilmente fu letta &#8211; o, almeno, ne furono letti estratti e recensioni &#8211; dai grandi naturalisti, specialmente inglesi e francesi, del secolo XVIII, da Georges-Louis Buffon a James Hutton, i padri delle moderne scienze della Terra. Ferveva allora la vivace polemica fra \u00abnettunisti\u00bb e \u00abplutonisti\u00bb che, dal terreno specifico della disputa sulla misteriosa origine dei fossili marini, implicava la concezione generale del passato geologico del Pianeta e, per certi versi, riproponeva motivi del conflitto &#8216;galileiano&#8217; tra scienza e fede, in quanto poneva l&#8217;ineludibile confronto con il racconto biblico della creazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Moro fu un plutonista convinto e, al tempo stesso, uno strenuo difensore della separazione tra metodo scientifico e Rivelazione; quanto al metodo scientifico, sostenne l&#8217;importanza dell&#8217;osservazione dei fatti concreti e la superiorit\u00e0 di essa sul procedimento puramente logico-deduttivo. Per questo vide nell&#8217;emersione dal mare dell&#8217;Isola Nuova, nell&#8217;arcipelago delle Cicladi, avvenuta nel 1707, il fatto che avrebbe rivoluzionato le antiche concezioni sulla storia naturale della Terra. E, tuttavia, egli ebbe l&#8217;ardimento speculativo di far leva su quel solo fatto, e su pochi altri tramandato fin dall&#8217;antichit\u00e0 (relativi alle eruzioni dell&#8217;Etna e del Vesuvio) di concepire una teoria modernissima della scienza geologica, che metteva radicalmente in discussione molte &quot;verit\u00e0&quot; acriticamente accettate e molte apparenti evidenze della natura.<\/em><\/p>\n<p>Da sempre, si pu\u00f2 dire, l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stata colpita dalla presenza dei fossili, e specialmente di quelli marini, rinvenuti negli strati rocciosi delle terre emerse e perfino sulle alte pendici dei monti, lontanissimo, dunque, dalle acque del mare. Che cos&#8217;erano, dunque? E come erano giunti fin lass\u00f9, chi o che cosa ve li aveva portati?<\/p>\n<p>Quanto alla prima domanda, non tutti ammettevano la loro origine organica. Alcuni, infatti, propendevano a giudicarli dei curiosi &quot;scherzi&quot; della natura o perfino delle creazioni demoniache, che simulavano l&#8217;opera del Creatore e contraffacevano, nell&#8217;aspetto generale, quello di esseri viventi quali molluschi, crostacei, piante, ecc. N\u00e9 si deve credere che una tale interpretazione fosse propria solo delle epoche pi\u00f9 lontane e meno agguerrite sul piano culturale, poich\u00e9 essa era ancora ben viva ai tempi di Anton Lazzaro Moro, cio\u00e8 all&#8217;inizio del XVIII secolo, anche se andava ormai declinando.<\/p>\n<p>L&#8217;enigma dei fossili, del resto, s&#8217;intrecciava con la magia e la superstizione, tanto pi\u00f9 che alcuni di essi venivano interpretati come la testimonianza di draghi, grifoni, unicorni, e sembravano confermare la credenza nell&#8217;esistenza reale di tali mitiche creature. (1) Nella piazza di Klagenfurt, in Carinzia, alla fine del Cinquecento venne eretta una fontana con la statua di un drago gigantesco che, anticamente, avrebbe vissuto nei dintorni della cittadina: tradizione che pareva avvalorata dal rinvenimento del cranio di un grande rinoceronte lanoso. (2) Non mancavano poi coloro che vedevano nei fossili delle &quot;pietre cadute dal cielo&quot;, ossia dei meteoriti (in un&#8217;epoca in cui la scienza &#8216;ufficiale&#8217; tendeva a rifiutare l&#8217;idea stessa che degli oggetti pesanti, come le pietre, potessero esistere in cielo, e di l\u00ec cadere sulla Terra).<\/p>\n<p>Anche il grande genio di Leonardo da Vinci era stato attratto dal fenomeno dei fossili e incuriosito dal mistero della loro natura e della loro origine. Com&#8217;era nella sua mentalit\u00e0, non si era limitato a discettare sulla base della scienza antica ma si era recato pi\u00f9 volte a studiarli da vicino, <em>in situ<\/em>, tanto sulle pendici dell&#8217;Appennino quanto delle Alpi, ad esempio nella valle del fiume Isonzo (cio\u00e8, proprio nei luoghi che anche Moro, che non fu un viaggiatore, avrebbe avuto occasione di studiare, essendo i pi\u00f9 vicini ai suoi luoghi di residenza). Lasci\u00f2 anche diversi scritti sull&#8217;argomento, composti non per la pubblicazione ma per sua ricerca personale, dai quali ricaviamo comunque la conclusione che il grande scienziato aveva gi\u00e0 chiaramente individuato la loro origine organica e intuito che il problema della loro giacitura era strettamente correlato a quello dei passati movimenti della crosta terrestre e, quindi, alla storia della Terra nel suo complesso. (3)<\/p>\n<p>Verso la fine del 1600, comunque, la discussione sull&#8217;origine dei fossili acquista toni polemici sempre pi\u00f9 violenti e vede contrapposte non solo le due &quot;scuole&quot; naturalistiche che &#8211; pi\u00f9 tardi &#8211; sarebbero state chiamate dei nettunisti e dei plutonisti (seguaci, rispettivamente, di Abraham Werner, 1750-1817, e di James Hutton, 1726-1797), ma anche le due fondamentali impostazioni scientifico-religiose (essendo i due ambiti non ancora nettamente separati, come avverr\u00e0 in seguito). Da una parte vi \u00e8 la &quot;scuola cartesiana&quot; (o, secondo un&#8217;altra prospettiva, &quot;leibniziana&quot;), che cerca di spiegare il Diluvio biblico &#8211; elemento imprescindibile della questione fossilifera &#8211; in termini scientifici e viene ben presto accusata di ateismo, anche perch\u00e9 sembra accreditare l&#8217;idea di un &#8216;inizio&#8217; cosmologico piuttosto disordinato e turbolento, che mal si concilia con la convinzione di una natura ordinata e rispecchiante la regolarit\u00e0 matematica di un chiaro progetto divino; dall&#8217;altra la &quot;scuola newtoniana&quot; &#8211; Newton aveva molto insistito sulle implicazioni religiose della propria visione scientifica (4) &#8211; che riafferma il carattere miracoloso del Diluvio che, proprio in quanto evento soprannaturale voluto espressamente da Dio, non contrasterebbe con una visione ordinata e provvidente della natura.<\/p>\n<p>In particolare, al tempo di Moro sono particolarmente vive le discussioni intorno alla pubblicazione delle opere di due studiosi inglesi, il teologo e giurista Thomas Burnet (Croft 1635 circa- Londra 1715) ed il naturalista John Woodward (Derbyshire, 1685-Londra, 1728). Il primo, nella sua <em>Telluris theoria sacra<\/em> o <em>Sacred Theory of the Earth,<\/em> del 1684-89, aveva cercato di conciliare, attraverso l&#8217;interpretazione allegorica del testo, il racconto biblico della reazione con le nuove teorie fisiche; posizioni che aveva ripreso e accentuato con la pubblicazione di una seconda opera, <em>Archaeologiae philosophica: sive Doctrina antiqua de Rerum Originibuse<\/em> del 1692, che suscit\u00f2 aspre polemiche ancor pi\u00f9 della precedente. In essa, infatti, l&#8217;autore presentava il racconto biblico della caduta come un&#8217;allegoria; il clamore che tali affermazioni suscitarono costrinse il re a rimuoverlo dall&#8217;ufficio di cancelliere di gabinetto che a suo tempo l&#8217;arcivescovo Tillotson gli aveva procurato. (5) Si noti che Burnet, come quasi tutti gli studiosi del suo tempo, aveva scritto le proprie opere rigorosamente in latino, la lingua internazionale della scienza (che oggi si \u00e8 conservata in solo sua branca, la botanica); la <em>Archaeologia philosphica<\/em> viene tradotta e pubblicata in inglese soltanto nel 1729, ben quattordici anni dopo la morte dell&#8217;autore. Fino a quel momento, dunque, le accese discussioni su di essa avevano riguardato solo una ristretta cerchia di scienziati; solo la sua versione postuma nella lingua del popolo coinvolge un pubblico pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p>L&#8217;altro autore le cui teorie colpiscono profondamente Anton Lazzaro Moro, tanto che ad esse &#8211; come a quelle del Burnet &#8211; decider\u00e0 di dedicare una assai ampia confutazione, John Woodward, era stato professore di medicina presso il Gresham College di Londra; dotato di una mente poliedrica, si era interessato a diverse discipline scientifiche, dalla paleontologia alla fisiologia generale, dalla geologia alla terapeutica. Nelle sue opere <em>The state of physics and of diseases,<\/em> del 1718, e <em>An attempt toward a natural history of the fossils of England,<\/em> apparsa postuma nel 1729 (l&#8217;anno dopo la morte del suo autore), egli aveva duramente criticato le tesi del Burnet ed era stato addirittura espluso dalla Royal Society, di cui era membro, per arroganza. (6) Egli, come scrive lo storico della filosofia e della scienza Paolo Rossi,<\/p>\n<p><em>&quot;&#8230; rifiuta gran parte delle ipotesi di Burnet e qualifica di &#8216;romanzesca&#8217; la sua storia della Terra. Tra i fossili reperiti in Inghilterra ve ne sono molti di animali che popolano altre parti del globo. Ci\u00f2 testimonia che il diluvio universale fu, come affermano le Scritture, una vera e propria distruzione del mondo: una dissoluzione della materia nei suoi principi costitutivi, un rimescolamento e una nuova separazione. I fossili sono le testimonianze di quell&#8217;evento. Ma il nuovo ambiente che nasce dal Diluvio \u00e8 funzionale alla vita dell&#8217;uomo. . I mutamenti e le variazioni che si sono prodotti sulla Terra servono a uno scopo positivo&quot;.<\/em> (7)<\/p>\n<p>Infine non possiamo non fare il nome, relativamente alla discussione sulla natura e l&#8217;origine dei fossili, di un altro illustre studioso italiano, Antonio Vallisnieri (o Vallisneri), che \u00e8 stato forse il massimo naturalista del nostro paese nel XVIII secolo (accanto ai due fratelli Pietro e Giovanni Arduino), e si pu\u00f2 considerare a buon diritto l&#8217;erede e il continuatore dell&#8217;opera di Francesco Redi. Nato nel 1661 a Trassilico, un piccolo paese della Garfagnana (terra dimenticata da Dio e dagli uomini di ariostesca memoria), era stato allievo di Marcello Malpighi, quindi professore all&#8217;Universit\u00e0 di Padova: dal 1700 di medicina pratica e, dal 1710, di medicina teorica, e membro (anche lui!) della <em>Royal Society<\/em> di Londra; nella citt\u00e0 euganea era morto nel 1730. I suoi interessi si erano estesi dalla biologia alla medicina alla geologia. Per quanto riguarda i suoi studi in quest&#8217;ultima scienza, essi avranno una notevole influenza su Anton Lazzaro Moro sia perch\u00e9 sostenevano l&#8217;origine meteorica delle sorgenti naturali (mentre vi era ancora chi affermava che provenissero da cavit\u00e0 della crosta terrestre), sia perch\u00e9 teorizzavano che i fossili giacessero negli strati rocciosi a causa dell&#8217;emersione del fondo marino (8): concezioni che ritroveremo entrambe nell&#8217;opera <em>De&#8217; crostacei<\/em> dello studioso di San Vito al Tagliamento.<\/p>\n<p>I. O. Evans, geologo inglese contemporaneo, membro della <em>Royal Geographical Society<\/em> e apprezzato autore di divulgazione scientifica, cos\u00ec ricapitola lo stato della scienza geologica (ma il nome &quot;geologia&quot; verr\u00e0 diffuso solo pi\u00f9 tardi dal naturalista svizzero Orazio Benedict de Saussure) all&#8217;epoca di Moro:<\/p>\n<p><em>&quot;Nel XVIII secolo diversi naturalisti studiarono sotto differenti punti di vista la struttura delle rocce che affioravano nel loro paese. John Strachey elenc\u00f2 tra il 1719 e il 1725 le rocce dell&#8217;Inghilterra sud-occidentale e mise in evidenza il fatto che mentre le rocce contenenti carbone hanno una maggiore o minore pendenza, quelle ad esse sovrapposte sono disposte con una giacitura pressoch\u00e9 orizzontale.<\/em><\/p>\n<p><em>Giovani Arduino, nel 1759, usando i termini istituiti da Anton Lazzaro Moro ormai generalmente adottati (e che, seppur con un significato pi\u00f9 preciso, sono ancor oggi i uso), classific\u00f2 le rocce dell&#8217;Italia settentrionale. Egli distinse rocce primarie, secondarie e terziarie. le prime erano quelle che per il loro contenuto minerario avevano un valore economico; quelle secondarie erano costituite di calcari e marne, contenevano pochi minerali, ma erano ricche di fossili; quelle terziarie erano le montagne e le colline pi\u00f9 basse. Oltre a ci\u00f2 egli parl\u00f2 di ricce vulcaniche e di rocce formatesi da materiale sciolto e trascinato a valle lungo i pendii montuosi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lo studioso russo-tedesco Johann Gottlob Lehmann arriv\u00f2 nel 1756 alla conclusione che le catene montuose primordiali , che erano, a suo avviso, le pi\u00f9 elevate e quelle le cui radici si estendono pi\u00f9 profondamente nel sottosuolo, si erano formate all&#8217;epoca della creazione e che si erano rivelate nel momento in cui il mare era stato separato dalla terra emersa. Il diluvio universale, le cui cause erano secondo la sua opinione inesplicabili, aveva poi asportato tutto il terreno che le ricopriva, lasciandole quindi nude e sterili. Il diluvio stesso aveva poi depositato sedimenti nelle loro valli o sulle loro pendici. i fossili ivi contenuti erano ci\u00f2 che rimaneva delle creature che avevano un tempo popolato le pendici delle montagne antidiluviane. Le montagne e le colline di minori dimensioni dovevano essersi prodotte pi\u00f9 recentemente a causa di catastrofi minori, quali piccoli diluvi locali o modeste eruzioni vulcaniche.<\/em> [\u00c8 possibile, per non dire assai probabile, che Lehamann abbia formulato la sua teoria dopo aver letto anche l&#8217;opera di Moro, che era stata tradotta a Lipsia nel 1751 e in Francia nel 1752: nota nostra]. <em>Il suo compatriota George Christian Fuchsel nel 1762 osserv\u00f2 che determinati strati rocciosi contenevano fossili che erano caratteristici di quel livello e non si ritrovavano altrove. Come certe piate fossili sono caratteristiche dei livelli di carbone, cos\u00ec certe conchiglie marine sono tipiche di una formazione e le ammoniti di un&#8217;altra.&quot;<\/em> (9)<\/p>\n<p>Sul terreno pi\u00f9 specifico dello studio e dell&#8217;interpretazione dei fossili, dopo gli studi di Leonardo da Vinci (1452-1519), Gerolamo Fracastoro (1478-1553) e Fabio Colonna (1567-1650), in Italia solo Vallisnieri se ne era occupato in modo abbastanza sistematico; e, pur avanzando la teoria dell&#8217;emersione dei fondi marini, aveva espresso gravi riserve circa la possibilit\u00e0 della scienza di giungere mai a chiarire misteri che risalgono cos\u00ec addietro nel tempo, e davanti a ai quali l&#8217;essere umano appare cos\u00ec piccolo e limitato. La discussione, per\u00f2 &#8211; come abbiamo visto -, era proseguita con toni sempre pi\u00f9 esasperati in altri paesi d&#8217;Europa, specialmente in Inghilterra e in Francia. Un quadro complessivo della situazione \u00e8 bene illustrato da Rita Piutti nel suo sintetico ma pregevole studio monografico sul Moro ad uso didattico, di cui riportiamo un brano esemplare per la sua chiarezza.<\/p>\n<p><em>&quot;La controversia sulla natura e l&#8217;origine dei fossili vide impegnati, nel tentativo di dare loro un volto preciso, scienziati di tutti i paesi europei: l&#8217;inglese Robert Hooke (1635-1703), non solo affermava l&#8217;origine organica dei fossili, ma anche riteneva che una grande responsabilit\u00e0 nella presenza di certi tipi di resti, quelli di origine marina, in luoghi a loro tanto estranei, l&#8217;avessero i cambiamenti anche violenti che aveva subito la nostra Terra attraverso fatti traumatici e sconvolgenti, come, ad esempio, i terremoti. Si poteva, secondo Hooke, supporre che fossero cambiati i rapporti tra mare e terra, che in certi luoghi, con il tempo, potesse essersi creato un paesaggio molto diverso da quello che si sarebbe potuto osservare in precedenza. Coloro che nel 1668 ascoltarono alcune relazioni di Robert Hooke alla Royal Society, furono molto poco propensi ad accettare l&#8217;ipotesi che egli proponeva, a credere a una trasformazione della crosta terrestre i terremoti e le altre cause che egli indicava, e furono piuttosto inclini a reputare ancora i fossili scherzi della natura. Hooke, poi, affermava che ci\u00f2 che rimane incapsulato nelle rocce, nei terreni, a vari livelli di profondit\u00e0, \u00e8, per lo scienziato, un documento di importanza pari a quella che possono avere i reperti per l&#8217;archeologo, poich\u00e9 essi permettono di inquadrare tutta una serie di fenomeni avvenuti nelle epoche lontane. Hooke era convinto che si potesse anche capire l&#8217;et\u00e0 di certe rocce in base ai resti che contenevano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un altro sostenitore dell&#8217;origine organica dei fossili era Niels Steensen (1638-1687), il cui nome fu latinizzato in Stenone. Era un medico danese che visse per lungo tempo presso i granduchi di Toscana, e fu proprio in questa terra che egli inizi\u00f2 i suoi studi geologici, che dovevano condurlo a compiere ottime osservazioni stratigrafiche esaminando i monti toscani. Stenone non solo afferm\u00f2 che furono veri e propri animali quelli di cui oggi possediamo le sagome perfettamente custodite dalle pietre in cui sono incorporati, ma anche che la Terra si \u00e8 molto trasformata nel corso dei secoli, e che ci\u00f2 \u00e8 avvenuto probabilmente a causa di terremoti, di eruzioni vulcaniche e di altri fenomeni che hanno anche cambiato certe disposizioni degli strati terrestri, che spesso non hanno un&#8217;andatura orizzontale, ma sono discontinui e spezzati. \u00ab&#8230; sia Hooke che Stenone intravidero la possibilit\u00e0 di decifrare la storia della Terra dai docomenti inclusi nella sua crosta\u00bb, afferma Green.<\/em> (10). <em>Steensen si occup\u00f2 a lungo di questi problemi, e condens\u00f2 le sue osservazioni nell&#8217;importantissima sua opera<\/em> De solido intra solidum naturaliter contento, <em>la quale \u00absegna la nascita della stratigrafia: per la prima volta un naturalista spiega la formazione degli strati sedimentari e d\u00e0 un&#8217;interpretazione razionale dell&#8217;evoluzione degli strati. [&#8230;] Nonostante l&#8217;originalit\u00e0 delle loro osservazioni e il successo delle loro pubblicazioni, Hooke e Steensen non hanno avuto discepoli. La maggior parte dei naturalisti che si interessano di fossili continuano, come i loro predecessori del secolo precedente, a redigere cataloghi puramente descrittivi, che trovano molti lettori grazie alla diffusione dei gabinetti di storia naturale\u00bb.<\/em> (11)<\/p>\n<p>Questo, dunque, lo stato dell&#8217;arte quando Moro, al principio del Settecento, si appassiona al problema dei fossili, che ha occasione di vedere nel corso di alcune escursioni alpine, e alla lettura della bibliografia scientifica sull&#8217;argomento, compresi Burnet e Woodward che, per quanto in disaccordo tra loro, incontrano entrambi la sua disapprovazione. Nasce cos\u00ec l&#8217;idea, in questo studioso isolato e solitario che non aveva alle sue spalle, in effetti, una approfondita formazione di tipo prettamente scientifico (ma non l&#8217;aveva neanche Burnet , n\u00e9 l&#8217;avevano o l&#8217;avrebbero avuta altri insigni scienziati, su su fino a Darwin e perfino al giovane Einstein).ma chi \u00e8, dunque, questo strano personaggio che, sullo sfondo di un Friuli rurale e sostanzialmente arretrato, lontano culturalmente, se non fisicamente, dai grandi centri della cultura pi\u00f9 aggiornata, a cominciare da Venezia, Padova, Bologna e Milano, elabora in solitudine una audace teoria geologica complessiva, la cui intuizione fondamentale ha resistito alla prova del tempo assai pi\u00f9 di quelle di studiosi come Burnet e Woodward? Per rispondere a questa domanda, ci rivolgiamo al breve profilo biografico che di lui, come di tanti altri suoi conterranei, ha scritto un illustre studioso di cose friulane, don Giuseppe Marchetti, in un&#8217;opera giustamente assai conosciuta: <em>Il Friuli, uomini e tempi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In altri tempi, non ancora molto lontani, la figura di Anton Lazzaro Moro avrebbe potuto presentarsi come quella di un mezzo-martire di un quasi-libero pensiero. La sua vita, piuttosto agitata e travagliata, fu tale anche, e forse soprattutto, perch\u00e9 nel suo ambiente certi suoi atteggiamenti parvero troppo audaci contro una tradizione paesana di sorda e malevola ortodossia: episodio, questo, piuttosto singolare in una regione come il Friuli, che veramente non annovera, tra i suoi pregi o i suoi difetti, l&#8217;audacia. Alla pericolosa e discutibile aureola di vittima dell&#8217;intolleranza misoneistica lo sottrassero, da una parte, il circospetto linguaggio dei suoi primi biografi che sorvolano, per ovvie ragioni &#8211; ed a costo anche di parecchie oscurit\u00e0 &#8211; su molte vicende ormai difficili a ricostruirsi; dall&#8217;altra, la solita assenza del Friuli e dei Friulani dalla cultura volgata d&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anton Lazzaro Moro nacque in San Vito al Tagliamento il 16 di marzo del 1687, da Bernardino e da Felicita Mauro, persone di modesta condizione. Studi\u00f2 nel seminario vescovile di Portogruaro, dove a quindici anni vest\u00ec l&#8217;abito clericale. Un suo biografo &#8211; T. A. Catullo &#8211; accenna a molte interruzioni dei suoi studi ed a vari maestri, ch&#8217;egli ebbe, \u00abingombri di false dottrine sia nel gusto che nella filosofia\u00bb: e non si capisce abbastanza se questa sia una velata accusa all&#8217;insegnamento che s&#8217;impartiva in quel seminario o se la squalifica riguardi piuttosto altre scuole primarie del paese. Che la cultura specifica del Moro nelle scienze naturali sia stata da lui acquisita al di fuori della scuola, da autodidatta, \u00e8 in ogni modo credibile, se si tiene presente l&#8217;ordinamento degli studi secondari d&#8217;ogni tipo in quel tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ordinato sacerdote intorno al 1710, rest\u00f2 per qualche tempo nel paese natio, attendendo a compiere la sua istruzione ed, in qualche misura, al ministero. Grazie alla buona conoscenza che aveva della lingua francese, gli fu presto affidata la direzione spirituale di una casa delle religiose di S. Francesco di Sales che vennero allora dalla Francia a stabilirsi in San Vito. Ma dopo qualche anno mons. Antonio dei conti di Polcenigo, vescovo di Feltre, lo chiam\u00f2 ad insegnare lettere e poi filosofia nel suo seminario ed infine gli affid\u00f2 la direzione dell&#8217;istituto stesso. Pare che, in tale qualit\u00e0, l&#8217;abate Moro abbia introdotto parecchie riforme nell&#8217;ordine e nel metodo degli studi, sostenuto in ci\u00f2 pienamente dal suo vescovo, ma forse non approvato dal clero locale. Infatti alla morte del Polcenigo, avvenuta nel 1724, il Moro dovette ritornare a San Vito e manifest\u00f2 il proposito di dedicarsi alla predicazione. Le insistenze del vescovo di Concordia, nella cui giurisdizione egli era rientrato, per fargli accettare la direzione della cappella musicale nella cattedrale di Portogruaro, poterono nascere, oltrech\u00e9 dalla conoscenza e dalla passione del Moro per la musica, anche dal desiderio del vescovo stesso di legarlo ad un compito, dove avesse minore campo di suscitare scalpore o discussioni. Il Moro accett\u00f2, ma forse non cap\u00ec o non si adatt\u00f2: essendosi ormai appassionato all&#8217;educazione dei giovani, apr\u00ec una specie di scuola primaria nel palazzo ora scomparso degli Sbroiavacca, dedicando all&#8217;insegnamento il non poco tempo che il suo ufficio gli lasciava libero. I biografi dicono ch&#8217;egli lasci\u00f2 nell&#8217;archivio musicale della concattedrale qualche saggio di sue composizioni sacre, ma non precisano per quale ragione, dopo qualche anno, egli abbia chiuso quella scuola e sia ritornato a San Vito. Quivi, a tutte sue spese, inaugur\u00f2 per i ragazzi pi\u00f9 grandicelli una specie di scuola-convitto che, condotta da buoni maestri, per parecchi anni fior\u00ec e fu frequentata con molto profitto educativo e culturali da numerosi giovani di nobili famiglie friulane e forestiere. Ma poi il Moro fu costretto a chiuderla. Ostilit\u00e0 sotterranee, molestie oscure, male arti di avversari, sulle quali si trovano concordi allusioni ma nessuna specificazione nelle notizie della sua vita, lo costrinsero a questo passo, che dovette riuscirgli particolarmente acerbo. Il significativo riserbo da parte dei biografi, che del resto rendono aperta ed ampia testimonianza della competenza, della solerzia e dell&#8217;integrit\u00e0 morale del Moro, fa pensare che anche questo episodio sia da ricollegarsi con i precedenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il Comune di Corbolone, giuspatrono dell&#8217;omonima pieve, che per\u00f2 era soggetta alla diocesi di Udine, invit\u00f2 allora il Moro ad assumere la cura spirituale di quel luogo. Vi dur\u00f2 alcuni anni, adempiendo con zelo i suoi uffici, come risulta anche dai molti scritti di carattere pastorale che lasci\u00f2 inediti. Ma poi, un po&#8217; per la salute ormai cagionevole, un po&#8217; per le avversioni che non cessavano dal disturbarlo, vi rinunci\u00f2. Il vescovo di Pola, mons. Balbi, gli propose di assumere l&#8217;educazione e l&#8217;istruzione di tre suoi nipoti; ed egli accolse anche questo invito, mutando cos\u00ec per la quarta volta diocesi di residenza. Ma a Pola resse appena qualche mese, dopodich\u00e9, accusando insofferenza per l&#8217;aria marina, ritorn\u00f2 a San Vito e trascorse gli ultimi anni nell&#8217;abbandono e nell&#8217;indigenza. Mor\u00ec il 15 aprile 1764 di \u00abidropisia secca\u00bb (arteriosclerosi?), mentre ancora sognava di poter riaprire il suo convitto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La ragione prima della fama che il Moro godette (pi\u00f9 fuori d&#8217;Italia che in Italia) ed anche delle contrariet\u00e0 ch&#8217;egli dovette subire nella sua vita, va ricercata anzitutto nella posizione ch&#8217;egli prese, nel campo della scienza, con il suo trattato in due libri<\/em> De&#8217; Crostacei e degli altri marini corpi che si truovano su&#8217; monti, <em>pubblicato in nitida edizione da Stefano Monti a Venezia nel 1740. Il titolo modesto (ed oggi un po&#8217; strano) di questo libro non deve trarre in inganno sulla sua portata: si tratta infatti di un largo studio sui fossili in generale e sulla loro formazione, con la presentazione di tesi del tutto nuove circa la genesi delle attuali forme della superficie terrestre. \u00c8 noto infatti come il problema dei fossili sua stato al centro delle prime ricerche geomorfologiche. L&#8217;opinione comune fino ai tempi del Moro considerava la presenza dei fossili sulle montagne come una prova irrefutabile del Diluvio, bench\u00e9 gi\u00e0 Leonardo da Vinci e poi il Fracastoro ed, in tempi pi\u00f9 vicini, il Vallisnieri avessero sollevato obiezioni in proposito. Anton Lazzaro Moro, prendendo le mosse dalla recente comparsa (1706)<\/em> [in realt\u00e0, 1707, come abbiamo gi\u00e0 detto: nota nostra] <em>di un isolotto vulcanico ricco di crostacei fossili nell&#8217;arcipelago greco, presso Santorini, dalla formazione del vulcano di Montenuovo Pozzuoli, avvenuta nel 1538, e da altri consimili fenomeni verificatisi in tempi storici, propose la tesi che l&#8217;emersione d tutte le montagne sia avvenuta sotto la spinta di forze endogene esplicatesi attraverso vulcani. Egli distingueva i sistemi montuosi in &#8216;primari&#8217;, cio\u00e8 emersi dalle acque quando queste coprivano ancora tutta la superficie del globo; e &#8216;secondari&#8217;, cio\u00e8 formati unicamente di materiale eruttivo. Oltre al torto &#8211; perdonabile a quei tempi &#8211; di generalizzare eccessivamente la portata della sua intuizione, Moro ebbe l&#8217;altro &#8211; allora pi\u00f9 grave &#8211; di dedicare tutto il primo libro, cio\u00e8 met\u00e0 del trattato, alla confutazione delle ipotesi diluviali del Burnet e del Woodward. Con ci\u00f2 egli, pur non negando il fatto del Diluvio biblico, assumeva un atteggiamento che pot\u00e9 sembrare sospetto, proprio in quel momento in cui Voltaire e gl&#8217;illuministi in genere andavano diffondendo il loro scetticismo antibiblico. Non risulta che alcuna autorit\u00e0 ecclesiastica si sia mai pronunciata apertamente contro le idee del Moro: n\u00e9 avrebbe potuto farlo, giacch\u00e9 egli non esprimeva il minimo dubbio o dissenso su questioni di fede e si limitava ad affermare che la spiegazione dei fenomeni naturali va ricercata nelle leggi della Natura. Ma gi\u00e0 una sua dissertazione in forma di lettera sull&#8217;origine dei crostacei fossili, pubblicata nel 1736, aveva dato luogo ad uno scambio di repliche polemiche tra lui ed il medico Pujati; e la comparsa dell&#8217;opera definitiva dest\u00f2 un vespaio di discussioni, che indussero il Moro a difendere la sua tesi con successive insistenze. Con pretesti d&#8217;indole prevalentemente religiosa gli si oppose subito un tal avv. Giuseppe Costantini, sia mediante mordaci accenni nelle pettegole e pretensiose<\/em> Lettere critiche, giocose, morali, erudite <em>ecc. che andava pubblicando sotto il nome anagrammato di Conte Agostino Santi-Pupieni, sia in un acido e indigesto volume intitolato<\/em> La verit\u00e0 del Diluvio Universale vindicata dai dubbi e dimostrata nelle sue testimonianze <em>(Venezia, Bassaglia, 1747), la cui prima parte \u00e8 tutta contro il Vallisnieri e la seconda contro il Moro. E dal lato scientifico pubblicarono critiche, almeno parziali, alle sue idee Baldassare Ehrhard (1745) e poi lo Zollmann.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci\u00f2 non ostante l&#8217;opera del Moro interessava largamente il mondo degli scienziati, specie fuori d&#8217;Italia. In Germania fu ben presto pubblicata in elegante veste una versione del libro con il titolo cos\u00ec modificato:<\/em> Neue Untersuchung der Ver\u00e4nderungen des erdboens nach Anleitungder Spurer von Meerthieren und Meergewachsen die auf Bergen, und in trockener Erde gefunden werden, angestellet von Anton Lazzaro Moro, aus dem Italienischen \u00fcbersetz <em>(Lipsia, 1751).<\/em> (12)<\/p>\n<p><em>&quot;A distanza di ventisei anni, l&#8217;inglese Edoardo King faceva sua la teoria dei sollevamenti sismo-vulcanici, avvertendo solo alla fine della sua esposizione che qualche cosa di simile aveva scritto in proposito il Moro, ma protestando di non aver conosciuta l&#8217;opera di lui se non dopo aver finito il proprio lavoro. Infine, nel 1795, James Hutton riproponeva il sistema del Moro nella sua famosa<\/em> Theory of the Earth, <em>con la quale veniva a culminare la lunga polemica fra \u00abplutonisti\u00bb e \u00abnettunisti\u00bb. ( I \u00abnettunisti\u00bb, capeggiati dal tedesco Abramo Werner, 1750-1817, sostenevano che tutte le rocce sono di origine sedimentaria). Cosicch\u00e9 il Moro pu\u00f2 considerarsi il vero iniziatore della tesi plutonista, anche se un qualche barlume informe della sua idea centrale pu\u00f2 scoprirsi gi\u00e0 nel Vallisnieri (cio\u00e8 che alcuni fossili possano essere stati proiettati sui monti da qualche vulcano in eruzione), il quale l&#8217;avrebbe derivata a sua volta da un ignoto francese o, forse, dal tedesco Kessler von Sprengseysen (sec. XVI).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La critica che, nel secolo scorso, l&#8217;inglese Playfair, commentando le teorie dell&#8217;Hutton<\/em> (13), <em>faceva al Moro, cio\u00e8 di non aver saputo sostenere il suo sistema con prove scientifiche mutuate dalla fisica e dalla chimica, \u00e8 tanto fondata quanto ingiusta: fondata perch\u00e9 realmente molta parte dell&#8217;apparato dimostrativo del Moro non ha vere basi scientifiche; ingiusta perch\u00e9 nel tempo, in cui egli tratt\u00f2 il problema dell&#8217;origine dei fossili, le nozioni di chimica e di fisica terrestre non erano tali da poterlo soccorrere nelle sue argomentazioni. Che la sua teoria sia stata dunque piuttosto una intuizione geniale che una ragionata deduzione, si pu\u00f2 anche, in qualche misura, ammettere; pur tuttavia essa devesi considerare come una svolta decisiva nell&#8217;evoluzione della scienza geologica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Degli altri scritti edito o inediti del Moro non mette conto di discorrere a lungo: oltre alle gi\u00e0 citate anticipazioni o polemiche sull&#8217;argomento dei fossili, si tratta di un paio di dissertazioni accademiche: una dedicata a Scipione Maffei, \u00abSulla caduta dei fulmini\u00bb (Venezia, 1750), nella quale sembra precorsa la scoperta di A. Volta, ma il Moro non osa poi sostenere una tesi che gli pare troppo audace; ed una sulla \u00abSalinit\u00e0 delle acque marine\u00bb. C&#8217;\u00e8 poi un \u00abDialogo sulla Poesia\u00bb, alcune compilazioni preparate dal Moro per i suoi scolari (\u00abNuovo saggio di Fisica\u00bb, inedito; \u00abElementi di grammatica latina secondo il nuovo metodo di Portoreale\u00bb, libretto che forse gli fu cagione di parte delle noie che sub\u00ec, essendo il collegio di Portoreale notoriamente un centro di Giansenismo) ed alcuni scrittarelli d&#8217;argomento religioso o morale: \u00abDialoghi sul culto dei Santi e delle loro immagini\u00bb; proposte \u00abSulla riforma del Breviario Romano\u00bb, che non piacquero al papa Benedetto XIV; una conferenza \u00abSopra la storia del patriarca Giuseppe\u00bb; discorsi \u00abSulla passione di Ges\u00f9 Cristo\u00bb; istruzioni parrocchiali, ed un trattatello sull&#8217;usura, di cui non gli fu accordata la licenza per la stampa; ecc.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;BIBLIOGRAFIA.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I dati biografici fondamentali sul Moro derivano da annotazioni inedite del conte Federico d&#8217;Altan, suo discepolo, riprodotte dal nipote Antonio D&#8217;Altan nelle sue \u00abMemorie storiche di San Vito al Tagliamento\u00bb. Fra i biografi posteriori, il pi\u00f9 diffuso \u00e8 Pier Viviano Zecchini (\u00abVita di A. L. Moro\u00bb, edita dalla Strenna Friulana per l&#8217;anno 1846, e poi rifusa e ristampata per nozze Rota-Zuccari, Padova, 1865) e quello che meglio inquadra l&#8217;opera del Moro nel suo tempo \u00e8 T. A. Catullo nelle \u00abBiografie degli Italiani illustri ecc.\u00bb pubblicate da Emilio de&#8217; Tipaldo a Venezia, nel 1834. Il citato Zecchini pubblic\u00f2 anche un transunto con note critiche del trattato sui \u00abCrostacei\u00bb del Moro (Pordenone, gatti, 1869) e la lettera \u00abSulla salinit\u00e0 dell&#8217;acqua marina\u00bb, Portogruaro, 1865). Altre brevi monografie o profili: Moschini nei \u00abLetterati veneziani\u00bb, Tomo IV, p. 64; Gamba nella \u00abGalleria dei letterati ed artisti delle provincie veneziane\u00bb, Venezia, 1824; Dall&#8217;Ongaro in \u00abla favilla\u00bb, Trieste, 1839; Joppi nelle \u00abNotizie dei letterati friulani\u00bb, ms. nella Biblioteca Civica di Udine\u00bb, ecc.&quot;<\/em> (14)<\/p>\n<p>Questo, per quanto riguarda la biografia del Nostro ed alcune riflessioni di carattere generale che da essa si possono ricavare, non ultima quella relativa allo svantaggio di elaborare una valida teoria scientifica allorch\u00e9, privi di titoli accademici e per di pi\u00f9 confinati in un luogo geografico e in una condizione sociale per certi aspetti limitanti, non si \u00e8 in grado di diffonderla adeguatamente, finch\u00e9 qualche ambizioso titolato e senza troppi scrupoli se ne impadronisce e la presenta come propria. Ci riferiamo, ovviamente, all&#8217;inglese Edward King, membro della solita <em>Royal Society<\/em> che lesse una comunicazione, nel 1767, presentando come propria la teoria del sollevamento dei fondali marini, e citando solo alla fine e quasi di sfuggita il lavoro solitario e pionieristico del Moro (15)<\/p>\n<p>Ma, per delineare pi\u00f9 incisivamente la portata di novit\u00e0 del trattato geologico di Anton Lazzaro Moro (perch\u00e9 di questo, in effetti, si tratta, e non gi\u00e0 di una trattazione meramente erudita e di corto respiro), ci sembra giusto riportare le parole illuminanti di Paolo Rossi, uno degli studiosi italiani che pi\u00f9 si sono dedicati alla storia delle scienze della Terra agli albori della modernit\u00e0, fra Sei e Settecento.<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;abate veneziano Anton Lazzaro Moro, autore di un grande trattato<\/em> dei crostacei e e degli altri corpi marini che si trovano su&#8217; monti<em>(1740, tradotto in tedesco nel 1751), fa aperta professione di newtonianesimo e contrappone le sue teorie sui fossili e sulle vicende della Terra a quelle di Leibniz. Sul terreno delle scelte iniziali \u00e8 molto vicino alle impostazioni presenti nei testi del suo contemporaneo Antonio Vallisnieri ed \u00e8 molto lontano da Burnet, da Woodward e da tutti gli altri numerosi &#8216;costruttori di mondi&#8217; del secondo Seicento e del primo Settecento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il suo problema \u00e8 compreso entro limiti, almeno inizialmente, ben definiti, \u00e8 specifico ed ha carattere tecnico: come si spiegano quelle \u00abproduzioni marine\u00bb, quei \u00abpesci, crostacei e gli altri per lo pi\u00f9 impetrati producimenti di mare\u00bb che si trovano sui monti? A questa domanda Moro d\u00e0 due risposte espresse in forma negativa e una terza risposta espressa in forma positiva.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La prima risposta nega che il ricorso al Diluvio Universale sia in grado di spiegare il fenomeno dei \u00abcorpi marino-montani\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La seconda risposta (che \u00e8 saldamente connessa alla prima) nega tutte le teorie che affermano che il mare abbia un tempo ricoperto anche le pi\u00f9 alte montagne nelle quali sono presenti fossili di origine marina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La terza risposta di Moro afferma che \u00able spoglie o reliquie\u00bb degli animali e delle piante marini, che si ritrovano oggi sulla superficie o all&#8217;interno dei monti, furono un tempo animali o piante nati, nutriti e cresciuti nelle acque del mare prima che da quelle acque si alzassero. Le attuali montagne. Quegli esseri viventi furono spinti l\u00e0 dove ora si trovano \u00abimpietriti\u00bb, quando quei monti \u00abuscendo dal seno della Terra coperta d&#8217;acqua si alzarono a quelle altezze in cui ora si veggono\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La teoria di Moro rifiuta la spiegazione pi\u00f9 diffusa che \u00e8 anche quella che si presenta come la pi\u00f9 ovvia: \u00ab\u00e8 questo pensiero forse il primo che si presenti a chi le cagioni del nostro fenomeno a seriamente pensar si metta\u00bb. Secondo i sostenitori (sia antichi sia moderni) della tesi che sembra la pi\u00f9 &#8216;naturale&#8217;: \u00abil mare (ha) una volta inondato, dove ora i piani ed i monti di marine quisquilie abbondanti si trovano\u00bb, ovvero pi\u00f9 lapidariamente, \u00abdove ora sono i marini corpi \u00e8 stato anticamente il mare\u00bb. Questa spiegazione, secondo il Moro, \u00e8 decisamente falsa perch\u00e9 non pu\u00f2 dar conto del ritiro della grande quantit\u00e0 di acqua che ricopriva la superficie della Terra sino all&#8217;altezza dei monti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non \u00e8 dunque affatto vero, per Moro, che le acque del Diluvio o le acque del mare abbiano un tempo ricoperto la Terra e le sue montagne. \u00c8 vero il contrario. Sono le montagne che sono emerse al fondo del mare. Questa teoria di una improvvisa, &#8216;catastrofica&#8217; emersione dal mare (in tempi diversi) delle montagne, delle isole, dei continenti, si configura agli occhi di Moro come una vera e propria novit\u00e0, come una &#8216;scoperta&#8217;. Essa \u00e8 forse \u00abpassata per mente\u00bb di altri autori, di essa si ebbe forse \u00abqualche barlume\u00bb, ma quella &#8216;proposizione&#8217; non \u00e8 mai stata \u00abn\u00e9 schiettamente esposta, n\u00e9 chiaramente spiegata, n\u00e9 bastevolmente provata\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Moro considera del tutto inaccettabile la tesi, presente nella<\/em> Telluris Theoria Sacra <em>di Thomas Burnet, di una rottura e sconquasso dell&#8217;intera crosta terrestre. Il Caos, chiarisce Moro, \u00e8 il vero e primo fondamento del sistema di Burnet.<\/em> (15) <em>Da quel caos, ad opera \u00abdelle semplici leggi natuali\u00bb dell&#8217;idrostatica, si sarebbe generato l&#8217;ordine del mondo attuale. Gravit\u00e0 e leggerezza sarebbero le cause del passaggio dal caos della massa primigenia a una ordinata stabilit\u00e0. Il sistema di Burnet \u00absta in mezzo tra il Caos , che \u00e8 il suo fondamento, e lo stato presente del mondo moderno.\u00bb.Il Caos \u00ab\u00e8 uno stato ipotetico e ideale, lo stato presente del mondo \u00e8 uno stato fisico e reale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;immagine che Moro ha dell&#8217;ordine dell&#8217;universo si richiama in modo esplicito a Newton e a Vallisnieri. Assumendo entrambi come propri maestri, Moro insiste a lungo sulla uniformit\u00e0, generalit\u00e0 e costanza delle leggi di natura. \u00abLa natura \u00e8 semplicissima nell&#8217;oprar suo e niente opra indarno\u00bb, non \u00e8 affatto disposta a \u00ablussureggiare con moltiplicar varie e diverse cagioni per la produzione di molti effetti d&#8217;una medesima sorta\u00bb. Moro si appoggia ai<\/em> Principia <em>per affermare che deve darsi, per tutti i fossili, un&#8217;unica spiegazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ordine della natura implica l&#8217;assoluta uniformit\u00e0 delle sue leggi. Non \u00e8 quindi accettabile, per Moro, una delle tesi caratteristiche del catastrofismo e che occupa, in ogni teoria catastrofista, un posto centrale. Secondo tale teoria un confronto fra le condizioni iniziali della Terra e le sue condizioni attuali si configura come illegittimo. Contro queste affermazioni, Moro ribadisce con forza tesi di tipo uniformistico: le stesse leggi naturali valgono per il passato e per l&#8217;avvenire; tutti gli effetti simili sono stati sempre prodotti dalle stesse cause; ci\u00f2 che vediamo accadere oggi \u00e8 ci\u00f2 stesso che avremmo potuto vedere ieri, ove fossimo stati presenti. Dato che l&#8217;attuale, presente sistema del mondo non si accorda alla comune idea del Diluvio, \u00abs&#8217;infingono de&#8217; mondani sistemi antidiluviani affatto diversi dall&#8217;attuale disposizione del mondo\u00bb. Si \u00e8 cos\u00ec proceduto a \u00abdisnaturar l&#8217;istessa natura\u00bb, a costruire sistemi improbabili e inverosimili.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Solo sulla base delle assunzioni relative all&#8217;ordine e alla Uniformit\u00e0 \u00e8 invece possibile, per Moro, costruire una scienza. La questione dei fossili \u00ab\u00e8 un intrigatissimo Labirinto nel quale chiunque finora entr\u00f2 non seppe trovar la via d&#8217;uscirvi\u00bb. Ma \u00e8 di recente uscita dal mare una nuova isola. La Natura, \u00abquale provvida Arianna\u00bb, ci porge finalmente un filo per \u00abfrancamente entrare e felicemente uscire\u00bb da quel Labirinto. A fondamento ultimo delle tesi di Moro stanno gli antichi racconti dell&#8217;improvvisa emersione di molte isole e la recente emersione dal mare (il 23 marzo del 1707) dell&#8217;isola di Santorino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Moro non teme davvero di far ricorso alle analogie: le piccole isole e i piccoli scogli che sono sorti dal fondo dei mari hanno con le grandi isole della Bretagna, del Borneo, del Madagascar la stessa proporzione che ha una palla da dieci libbre con le mura e i terrapieni di una fortezza. Ma se l&#8217;arte umana, che \u00e8 pallida imitatrice della natura, \u00e8 in grado di far volare quelle palle dalle bocche dei mortai e di rovesciare e abbattere quelle mura e quelle fortezze, perch\u00e9 non si dovrebbe credere che la Gran Madre Natura non sia in grado di \u00abcacciar dal suo seno le grandi isole e i grandi monti sospingendoli a grande altezza?\u00bb. E perch\u00e9 non avrebbe potuto far lo stesso con le grandi isole e con i continenti? Asia, Africa, Europa, Americhe altro non sono che grandi isole o penisole.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se i monti delle isole sono stati prodotti dalla violenza dei fuochi sotterranei, tutti i monti della terraferma saranno nati a quello stesso modo. Effetti di una stessa specie possono esser stati prodotti solo da cause di una stessa specie. In natura vige infatti il principio di non effettuare mai \u00abper plura, quod fieri poterat per pauciora\u00bb e non \u00e8 quindi concepibile che nell&#8217;isola di Cipro sia nato un Olimpo a causa dei fuochi sotterranei e che un altro Olimpo sia nato nella Tessaglia \u00abper via d&#8217;altre incognite cagioni\u00bb. Un solo caso \u00e8 sufficiente a rendere sostenibile una teoria. L&#8217;ordine, la costanza e la semplicit\u00e0 della natura garantiscono la legittimit\u00e0 di questo passaggio: dall&#8217;aver visto come nasce un singolo uomo, non si ha ragione di concludere che nascono tutti allo stesso modo? E Newton non ha insegnato che la Natura \u00e8 \u00absimplex et sibi semper consona\u00bb? E non ha scritto nei<\/em> Principia <em>che se una sola particella indivisa fosse suscettibile di divisione si potrebbe concludere che le parti indivise sono separabili e che possono essere divise all&#8217;infinito?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Influenzato alle tesi presenti nell&#8217;<\/em>Histoire physique de la mer <em>(1724) di Luigi Ferdinando Marsigli, Moro introduce nel suo testo la importante distinzione fra i &#8216;monti primari&#8217;, composti di grandi massi di pietra e non stratificati, e i &#8216;monti secondari&#8217; composti di strati che sono il risultato delle eruzioni dei monti primari.&quot;<\/em> (16)<\/p>\n<p>Questo, dunque, \u00e8 il posto che spetta ad Anton Lazzaro Moro nella nascita della moderna scienza geologica: un posto indubbiamente eminente, anche se non di primissimo piano. Lui stesso, probabilmente, si rendeva conto della difficolt\u00e0 di costruire una teoria di portata generale, capace di spiegare l&#8217;origine di tutti i fossili e la genesi di tute le isole, montagne e continenti, partendo da un solo caso osservato direttamente, tanto \u00e8 vero che all&#8217;evento del 1707 si sforza di aggiungere altri fenomeni analoghi, registrati nel sia pur breve corso della storia umana. In definitiva, bisogna riconoscere che egli non ebbe un vero metodo di lavoro scientifico &#8211; non, almeno, nel senso oggi comunemente accettato della parola -, cos\u00ec come non aveva una preparazione scientifica rigorosa. Suo grande merito \u00e8 l&#8217;avere avuto una intuizione geniale, e poi essersi sforzato di dimostrarla ricorrendo a varie osservazioni sperimentali: \u00e8, in fondo, lo stesso &quot;procedimento&quot; ha portato Darwin a formulare la teoria dell&#8217;evoluzione biologica e Wegener a formulare la teoria della deriva dei continenti. Entrambi questi grandi scienziati ebbero una sorta di folgorazione che li spinse a cercare di accumulare prove a favore di essa; ma n\u00e9 Darwin riusc\u00ec a trovare i famosi &quot;anelli mancanti&quot;, n\u00e9 Wegener riusc\u00ec a fornire una convincente spiegazione elle forze geologiche che avrebbero spinto i continenti alla deriva (n\u00e9 lo poteva: e la sua teoria, profondamente riveduta, \u00e8 risorta solo parecchi decenni dopo la sua morte, nella nuova veste della tettonica a zolle).Osserva in proposito Rita Piutti:<\/p>\n<p><em>&quot;Moro credeva di poterci spiegare la formazione dell&#8217;aspetto attuale del nostro globo ricorrendo a un unico strumento. Le eruzioni vulcaniche e i sollevamenti; Moro addirittura pens\u00f2 di poter concludere che tutte le terre, non solo certi monti, nacquero passando attraverso processi di quel tipo. La scienza geologica, una volta aumentate e maturate le sue conoscenze, metteva in luce anche le molte altre vie attraverso cui le rocce, i vari tipi di terreno, si sono formati. Ma di ci\u00f2 non facciamo un torto a Moro: mancandogli alle spalle un apparato vasto di nozioni veramente scientifiche che costituissero un serio punto di riferimento per le sue indagini, sia per attingervi, sia per opporvi dei dati, non possiamo non riconoscere che il suo pensiero, per quanto riguarda il suo tentativo di spiegare il mistero di quei corpi marini che \u00absu&#8217; monti si truovano\u00bb, si spinse veramente molto in alto. L&#8217;avere finalmente trovato una teoria soddisfacente e davvero esplicativa del fenomeno che egli si era proposto di investigare, pu\u00f2, \u00e8 comprensibile, avergli fatto credere di aver trovato una chiave interpretativa valida a tutti i livelli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A me piace che ci accomiatiamo da lui cos\u00ec, lasciandoci un poco stupire e realmente commuovere pensando che Anton Lazzaro Moro pervenne alle sue conclusioni con un autentico e solitario volo di genio della sua mente. Lo sforzo che egli comp\u00ec fu veramente enorme, egli spinse davvero molto avanti la sua immaginazione, lui che viveva solo, in paesi in cui poteva dialogare solo con se stesso, e fare continuamente i conti con il suo desiderio di sapere e di comunicare ci\u00f2 che sapeva.&quot;<\/em> (17)<\/p>\n<p>Alcune ultime osservazioni.<\/p>\n<p>Moro, giustamente, viene ricordato come un precursore della moderna scienza geologica, e il suo merito di studioso \u00e8 tanto maggiore, quanto pi\u00f9 egli si trov\u00f2 ad operare in un ambiente che, per pi\u00f9 d&#8217;una ragione, non era molto favorevole alle sue ricerche e alla sua audacia speculativa. Tuttavia, vi sono almeno altri due aspetti della sua personalit\u00e0 che attendono ancora di essere esplorati e messi adeguatamente in luce: l&#8217;interesse per la musica e quello per la pedagogia. Sappiamo che la sua cultura musicale era tale da abilitarlo alla direzione di una cappella vescovile, il che non \u00e8 poco, se si considera che Moro \u00e8 stato contemporaneo di Haendel e di Bach. A quell&#8217;epoca, il pubblico era molto esigente in fatto di concerti, anche per la musica sacra: era un secolo musicalmente assai raffinato, forse in assoluto quello in cui la cultura musicale e l&#8217;amore per tale forma d&#8217;arte \u00e8 stato maggiormente diffuso in ogni ambiente e classe sociale (insieme a quello per il teatro). E la Repubblica di Venezia, nell&#8217;epoca di Albinoni e dei fratelli Marcello, non era certo alla retroguardia in tale movimento europeo. Dunque, se Moro fu ritenuto all&#8217;altezza di un tale compito, significa che possedeva delle qualit\u00e0 eminenti anche nell&#8217;ambito musicale. Occorrerebbe che qualcuno andasse a cercare le sue composizioni e approfondisse questo aspetto, trascuratissimo, per non dire ignorato, dell&#8217;attivit\u00e0 del Nostro. Solo allora potremmo farci un&#8217;idea pi\u00f9 chiara della sua ricca personalit\u00e0 intellettuale e spirituale, capace di spaziare con pari sicurezza entro ambiti cos\u00ec diversi della scienza e dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto praticamente sconosciuto della sua multiforme attivit\u00e0 \u00e8 senza dubbio quello pedagogico. Da quello che sappiamo, gli sforzi maggiori della sua travagliata esistenza si indirizzarono proprio verso l&#8217;attivit\u00e0 educativa, sia privata (come a Pola) sia, soprattutto e principalmente, pubblica (da Feltre a San Vito al Tagliamento). Le sue idee dovevano essere abbastanza avanzate e, probabilmente, irritanti per gli ambienti conservatori, se \u00e8 vero che ogni volta i suoi progetti furono stroncati da fattori oggi difficili a ricostruirsi. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che sia la direzione del seminario di Feltre, sia quella del convitto di San Vito al Tagliamento lo portarono a scontrarsi con forze potenti e decise a impedirne l&#8217;ulteriore svolgimento. Pu\u00f2 essere che ci\u00f2 dipendesse dalle sue idee, giudicate troppo spinte e addirittura empie, in fatto di scienza; e, forse, come si \u00e8 del resto accennato, anche a un certo qual sospetto di simpatie gianseniste, nemmeno troppo nascoste se egli non esit\u00f2 a citare l&#8217;abbazia di Port Royal nel titolo di una sua operetta a carattere didattico. Negli ultimi giorni della sua vita, solo e praticamente dimenticato, poverissimo, Anton Lazzaro Moro continuava a sognare di riaprire il suo convitto per giovani della nobilt\u00e0 friulana: qual fatto meglio di questo pu\u00f2 darci la misura del suo amore per la scuola, per l&#8217;istruzione, per la giovent\u00f9? Moro e la pratica pedagogica: ecco un campo di ricerche praticamente vergine, che si apre a coloro che abbiano la volont\u00e0 di esplorarlo.<\/p>\n<p>Ci sarebbe un ultimo aspetto dell&#8217;opera di questo poliedrico, imprevedibile personaggio della provincia friulana del primo Settecento, che &#8211; a nostro avviso &#8211; non \u00e8 stato adeguatamente messo in rilievo: la dimensione della scrittura. Finora si \u00e8 sempre pensato a Moro solo ed esclusivamente come uno studioso di scienza, mai come a uno scrittore, eppure basta leggere oche pagine del suo capolavoro, <em>De&#8217; crostacei ed altri marini corpi che si truovano su&#8217; monti,<\/em> per rendersi conto che l&#8217;abate di san Vito \u00e8 uno che sa tenere la penna in mano: e anche questo non \u00e8 poco, in un secolo che era altrettanto esigente in fatto di propriet\u00e0 ed eleganza stilistica. La sua prosa, pur con gli inevitabili svolazzi che all&#8217;epoca erano ritenuti parte indispensabile del bello scrivere &#8211; l&#8217;anteporre l&#8217;aggettivo al nome, per esempio; o il frequente slittamento del verbo reggente al termine della frase, sul modello degli autori latini da Moro ben conosciuti &#8211; \u00e8 un modello di chiarezza, scioltezza e e naturalezza. Si direbbe che egli abbia fatto propria la lezione dell&#8217;Arcadia circa l&#8217;importanza di recuperare, in funzione anti-marinista, un linguaggio semplice e naturale, lontano dalle artificiose astrusit\u00e0 della prosa barocca. Lo stile di Moro \u00e8 un esempio di nitore scientifico e propriet\u00e0 letteraria: cio\u00e8, in ultima analisi, di quella cultura umanistica che fino a qualche decennio fa era ritenuta indispensabile anche per la formazione professionale di medici, scienziati e naturalisti. In lui, pertanto, vediamo quella bella unit\u00e0 di cultura, anteriore alle successive e artificiose distinzioni tra cultura umanistica e cultura scientifica: come se davvero potessero esistere <em>due<\/em> culture. I classici, Aristotele e Cicerone in testa, ignoravano una tale divisione, e Moro, uomo dalle ampie veduti, dai molteplici interessi e dalla elasticit\u00e0 mentale fuori del comune, \u00e8 la testimonianza concreta che una tale fusione \u00e8 possibile, per non dire auspicabile.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Prima di passare ad una scelta antologica di alcuni capitoli del <em>De&#8217; crostacei<\/em> ecc. di Moro, vogliamo ricordare che il Comune di san Vito al Tagliamento ha organizzato un importante convegno di studi in occasione del terzo centenario dalla nascita del suo illustre concittadino, che si \u00e8 svolto dal 12 al 13 marzo 1988. Gli <em>Atti<\/em> relativi sono stati pubblicati nello stesso anno, e comprendono i seguenti interventi:<\/p>\n<p>&#8211; PAOLO ROSSI:, <em>I crostacei, i vulcani, l&#8217;ordine del mondo<\/em>;<\/p>\n<p>&#8211; PAOLO PRETO, <em>Fossili, lumi e scoperta del territorio nel Veneto del &#8216;700<\/em>;<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>LINO CONTI: <em>Anton Lazzaro Moro: Le leggi alla natura prescritte, la Divina Onnipotenza e i Marini Corpi<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>BRUNO BASILE, <em>Moro, Costantini e la Verit\u00e0 del Diluvio Universale<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>RITA PIUTTI, <em>Evoluzione di temi e problemi dalla Lettera del 1737 dell&#8217;<\/em>Origine de&#8217; Crostacei [&#8230;] <em>diretta al Co. Carlo Maria di Polcenigo all&#8217;opera del 1740<\/em> De&#8217; Crostacei [&#8230;];<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>GIULIANO PICCOLI e MANUELA MEZZACASA, <em>La geologia degli avvenimenti che ispirarono Anton Lazzaro Moro<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>MASSIMO BALDINI, <em>Le teorie di Antonio Vallisneri e Anton Lazzaro Moro sull&#8217;origine dei fossili<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>LUCIO CRISTANTE, <em>L&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;antico. Anton Lazzaro Moro e gli autori classici<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>TINO LIPPARINI, <em>Anton Lazzaro Moro e Ambrogio Soldani: un incontro ideale nell&#8217;atmosfera dell&#8217;Illuminismo italiano<\/em>;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>BRUNO BASILE, <em>Bilancio di un Convegno.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  ANNOSCIA, Enrico, <em>Les fossiles, compagnons inconnus,<\/em> Milano, Soliart, 1981, spec. pp. 82-101.<\/p>\n<p>2)  RUGGIERI, Guido, <em>La Terra prima di Adamo,<\/em>Milano, Mondadori, 1971, pp. 13-14. Cfr. anche LAMENDOLA, F., _3Cem>Johann Scheuchzer e i \u00abdraghi volanti\u00bb delle Alpi,<\/em> su <em>Edicolaweb.<\/em><\/p>\n<p>3)  LIGABUE, Giancarlo, <em>Leonardo da Vinci e i fossili,<\/em> Vicenza, Neri Pozza Editore, 1977 (opera corredata da 40 riproduzioni di codici leonardeschi).<\/p>\n<p>4)  Cfr. MIGLIAVACCA, Clara, <em>Newton,<\/em> Verona, Edizioni Futuro, spec. p. 68: <em>&quot;La causa della realt\u00e0 per Newton era Dio. Il Dio provvidenziale che aveva espresso l&#8217;armonia ella natura secondo l&#8217;ordine universale che egli aveva riconosciuto e descritto nella legge di gravitazione. Da qui in poi il suo bisogno di totalit\u00e0 trovava una naturale risposta non pi\u00f9 sul terreno della scienza, ma in quello della teologia.&quot;<\/em><\/p>\n<pre><code class=\"language-{=html}\">&lt;!-- --&gt;<\/code><\/pre>\n<p>5)  Cfr. <em>Encyclopedia Britannica,<\/em> ediz. 1961, vol. 4, p. 435; ed <em>Enciclopedia Biografica Universale,<\/em> ediz. speciale per la Biblioteca Treccani, 2007, vol. 3, p. 697.<\/p>\n<p>6)  Cfr. <em>Enc. Brit.,<\/em> vol. 9, p. 191; ed <em>Enc. Biogr. Univ.,<\/em> vol. 20, p. 466. Una ipotesi maliziosa: sar\u00e0 per quell&#8217;incidente con la <em>Royal Society,<\/em> massima istituzione scientifica inglese e luogo della rispettabilit\u00e0 sociale e culturale ufficialmente codificata, che ancor oggi la compassatissima <em>Encyclopedia Britannica<\/em> gli nega una &quot;voce&quot; specifica, mentre non la nega a Burnet e ad altri naturalisti, anche se di minor peso e di minor merito?<\/p>\n<p>7)  ROSSI, Paolo, <em>La storia della Terra da Buffon a Hooke,<\/em> in <em>Storia delle scienze. Le scienze fisiche e astronomiche<\/em> (a cura di William R. Shea), Torino, Einaudi, 1992, p. 306.<\/p>\n<p>8)  Cfr. <em>Enc. Biogr. Univ.,<\/em> cit. vol. 19, pp. 490-491.<\/p>\n<p>9)  EVANS, I.O., _3Cem>La Terra,<\/em> Milano, Mondadori, 1971, pp. 44-45.<\/p>\n<p>10) GREEN, J. C., _3Cem>La morte di Adamo. L&#8217;evoluzionismo e la sua influenza sul pensiero occidentale,<\/em> Milano, 1971.<\/p>\n<p>11) PIUTTI, Rita, <em>Moro e l&#8217;origine dei fossili,<\/em> Brescia, Editrice la Scuola, 1984, pp. 14-15.<\/p>\n<p>12) <em>\u00abNuova indagine circa le modificazioni del suolo, fatta da A. L. Moro in base ai resti di animali e vegetali marini che si trovano sui monti e sulla terraferma; tradotto dall&#8217;italiano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>13) <em>Explication sur la \u00abTh\u00e9orie de la Terre\u00bb,<\/em> Parigi, 1815.<\/p>\n<p>14) Marchetti, Giuseppe, <em>Il Friuli. Uomini e tempi,<\/em> Udine, Del Bianco Editore, 1974 (2 voll.), vol. 1, pp. 478-485.<\/p>\n<p>15) Cfr. PIUTTI, Rita, <em>Op. cit.<\/em>, p. 9; Marchetti, Giuseppe, <em>Op. cit.,<\/em> vol. 1, p. 483. A dire la verit\u00e0, la scorrettezza del King non \u00e8 stata premiata dalla storia della scienza. I manuali di geologia tacciono il suo nome, e perfino la <em>Encyclopedia Britannica<\/em> lo ignora del tutto.<\/p>\n<p>16) Ci permettiamo una osservazione. A Moro, come del resto ai suoi contemporanei, non era venuto in mente che quello che a noi appare come caso, potrebbe anche essere, in un certo senso, il segno di un ordinato progetto divino:cfr. BARTHOLOMEW, David J., _3Cem>Dio e il caso,<\/em> Torino, Soc. Ed. Internazionale, 1987. Vedi anche LAMENDOLA, Francesco, <em>Conversazioni filosofiche: Caso e destino; Necessit\u00e0 e libert\u00e0,<\/em> Treviso, Ass. Eco-Filosofica, quad. n. 4, 2003, pp. 21-40; <em>Ordine e disordine,<\/em> n. 5, 2003, pp. 29-38, <em>Tempo e irreversibilit\u00e0,<\/em> n. 7, 2003, pp. 6-17; <em>La matematica e la natura,<\/em> n. 8, 2006, pp. 21-39, e n. 1, 2006, pp. 26-39.<\/p>\n<p>17) ROSSI, Paolo, <em>La storia delle Terra da Hooke a Buffon,<\/em> cit., pp. 306-309.<\/p>\n<p>18) PIUTTI, Rita, <em>Op. cit.,<\/em> p. 40.<\/p>\n<p>PICCOLA ANTOLOGIA DA<\/p>\n<p>\u00ab [DE&#8217; CROSTACEI ED ALTRI MARINI CORPI**<\/p>\n<p><strong>CHE SI TRUOVANO SU&#8217; MONTI<\/strong> \u00bb<\/p>\n<p>DI ANTON LAZZARO MORO<\/p>\n<p><em>INDICE DE&#8217; CAPITOLI: LIBRO PRIMO<\/em><\/p>\n<p>[ Riportiamo l&#8217;indice completo dell&#8217;opera perch\u00e9 il lettore possa farsi un&#8217;idea della distribuzione della materia operata dal Moro. Balza all&#8217;occhio l&#8217;ampio spazio destinato alla <em>pars destrunes,<\/em> principalmente rivolta contro le tesi del Burnet e del Woodward: in pratica, tutto il primo libro, cio\u00e8 esattamente met\u00e0 dell&#8217;opera. Nel secondo libro, si nota che il nucleo della teoria geologica del Moro occupa solo i primi capitoli, e che essa fa perno sull&#8217;emersione della nuova isola, nelle Cicladi, l&#8217;anno 1707, i capitoli successioni servono all&#8217;autore per sviluppare e perfezionare l&#8217;intuizione centrale, e per controbattere possibili obiezioni, non solo di tipo strettamente scientifico. Colpisce, inoltre, l&#8217;audacia con la quale egli estende a tutti i fenomeni terrestri ci\u00f2 che \u00e8 stato direttamente osservato nel caso del 1707; ossia la sua volont\u00e0 di costruire un intero edificio a partire, ci si passi l&#8217;espressione, da un solo mattone. Proprio qui, tuttavia, i suoi avversari e detrattori videro un punto debole e non esitarono a rimproverargli questo eccesso di generalizzazione.]<\/p>\n<p>&#8211; <em>CAP. I Introduzione.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; CAP. II Stato della Quistione.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p><em>CAP. III Ragguaglio delle oppinioni, che dette furono sulla proposta materia. Scelta di quelle che confutar si vogliono. Ragioni che ci muovono a confutarle.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. IV Per provare che &#8216;l Fenomeno de&#8217; Corpi marino-montani non appartiene, come a sua cagione, al Diluvio, si comincia a mostrare, che &#8216;l Diluvio non fu effetto di naturali cagioni<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. V Si espone il Sistema del Sig. Burnet, col quale spiegar naturalmente il Diluvio egl&#8217;intese.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: VI Spiegasi l&#8217;avvenimento del Diluvio secondo il Burneziano Sistema.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: VII Non \u00e8 atto il Sistema del Sig. Burnet a spiegare il Diluvio, perch\u00e9 mancante nel suo principio, e nel suo fondamento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: VIII Cade il Sistema del Sig. Burnet, perch\u00e9 la terra non ebbe mai quel sito, n\u00e9 quella figura, che alla medesima tent\u00f2 egli dare.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: IX La ovale Figura data dal Sig. Burnet alla terra, da s\u00e9 sola distrugge il Burneziano Sistema.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: X Si espone la vera, e giusta idea sopra la quantit\u00e0 delle acque, che L&#8217;Universale Diluvio formarono.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XI Perla quantit\u00e0 delle marine acque si mostra non esser bastante il Burneziano Abisso a formare il Diluvio.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XII Gli sbagli presi dal Burnet in confutando gli altrui sentimenti sopra &#8216;l Diluvio confermano l&#8217;anzidetto, e discuoprono la debolezza di mente, in cui lo spinge la confusione del suo Sistema.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XIII N\u00e9 la giunta delle piogge, n\u00e9 le Scuse del Signor Burnet, lo disgomberano da&#8217; suoi imbarazzi.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XIV Lo spiegamento del Diluvio dato dal Burnet in ordine alla dimora delle acque sopra la terra, si oppone alla Divina Scrittura.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XV La ritirata delle Diluviane acque non bene si spiega dal Burnet, perch\u00e9 gli manca il luogo dove raccoglierle; e s\u00ec questa, come tutto il Sistema suo \u00e8 nullo; perch\u00e9 collo stato presente del mondo nostro accordarsi non pu\u00f2.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP.XVI Si applica la confutazione del Burnet al proposito nostro; e alla confutazione d&#8217;altre oppinioni si apre la strada.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XVII Si espone il Sistema del Sig. Woodward in cui per via d&#8217;una straordinaria e miracolosa Provvidenza spiegar&#8217; egl&#8217;intese e l&#8217;avvenimento del Diluvio, e &#8216;l trasporto de&#8217; Marini producimenti su&#8217; monti.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XVIII Di due principij, su&#8217; quali appoggia il Woodward lo spiegamento del Diluvio, e del nostro Fenomeno, il primo, bench\u00e9 vero e sodo, non bene da lui si adopera, anzi studiatamente si abbandona: e perci\u00f2 nulla giova all&#8217;intento suo.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XIX Il secondo principio, che getta il Sig. Woodward per fondamento all&#8217;esplicazione del Diluvio, \u00e8 un mero Supposto, che bench\u00e9 ingegnosamente inventato e maneggiato; pure per le ripugnanze che ha co&#8217; veri fenomeni del Globo terraqueo, non lascia di farsi conoscere insussistente in se stesso, ed inabile al disiato spiegamento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XX L&#8217;applicazione del Woodwardiano Sistema non serve a spiegare n\u00e9 il Diluvio, n\u00e9 il nostro Fenomeno, perch\u00e9 dappertutto intoppa in ripugnanze. Dimostrasi questo punto per rapporto all&#8217;uscita dell&#8217;acqua da&#8217; mari e dall&#8217;abisso, e per rapporto alla dissoluzione della terra.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXI Continua lo stesso argomento per rapporto alla precipitazione de&#8217; corpi terrestri, e alla riforma degli strati.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXII Continua l&#8217;argomento medesimo per rapporto alla rottura degli strati, ed al ritorno dell&#8217;acqua nell&#8217;abisso.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: XXIII Si chiude la confutazione del Sig. Woodward con parecchie riflessioni sopra la durata del Diluvio, sopra certe cose che nel terrestre globo si truovano, e sopra alcuni sentimenti di esso Autore intorno al suo Sistema, al suo Diluvio, all&#8217;opra sua, ed intorno agli Scritti di qualche altro Scrittore.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXIV Si mostra che l&#8217;andata de&#8217; marini Corpi su&#8217; monti in tempo del Diluvio, rispetto ad altri Opinanti, esser non pot\u00e9 spontanea.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXV N\u00e9 pur violenta esser pot\u00e9 l&#8217;andata de&#8217; marini Corpi su&#8217; monti al tempo del Diluvio.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVI Si toglie il pretesto di riconoscer dal Diluvio il nostro Fenomeno a coloro che credono spiegarlo colla circostanza del tempo, in cui eglino fissano del Diluvio il cominciamento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVII Si apre la strada alla confutazione della oppinione di quelli, che dando un&#8217;antica estensione al mare fino sopra i monti, credono spiegare il proposto Fenomeno.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVIII Supposta la pretesa altezza del mare, agli Antichi manca e la cagione efficiente per farlo abbassare, e &#8216;l luogo dove allogarne l&#8217;acqua. Quindi falso si scuopre il loro supposto, e inabile al disiato spiegamento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: XXIX I Moderni, bench\u00e9 pi\u00f9 arditamente pensano, non perci\u00f2 pi\u00f9 felicemente spiegano colla pretesa altezza del mare il nostro Fenomeno, che attentamente considerato falsi esser convince i loro pensamenti.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>LIBRO SECONDO<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p><em>CAP. I Si accenna il Metodo, che nella presente ricerca vuole tenersi.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. II Osservazioni Storiche sopra l&#8217;Isola Nuova, nata nell&#8217;Arcipelago l&#8217;anno 1707.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP.III Osservazioni Storiche sopra il Monte Nuovo nato nel 1538 presso Pozzuolo.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. IV Osservazioni Storiche intorno al Vesuvio.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. V Osservazioni Storiche intorno all&#8217;Etna.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. VI Si espone la nuova sentenza intorno alla quistione proposta, e se ne comincia la pruova mostrando primieramente, che i Marini Corpi de&#8217; Monti sono vere produzioni di mare.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. VII Coll&#8217;esempio della Nuova isola ultimamente nata nell&#8217;Arcipelago si mostra i marini Corpi esser&#8217; andati su&#8217; monti, all&#8217;alzarsi di questi sopra del mare.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. VIII Con altri esempi si conferma lo stesso argomento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. IX Con giuste deduzioni si mostra molte altre isole esser nate alla foggia, che nacquero e l&#8217;ultima Nuova isola nell&#8217;Arcipelago, e le altre fin qui raccolte.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. X Pruova generale dell&#8217;uniforme nascimento di tutte le isole: ed applicazione di esso al punto della Quistione.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XI Si stende l&#8217;argomento a&#8217; Monti tutti della Terraferma, e segnatamente a&#8217; Monti, che vomitano fuoco.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XII La situazione de&#8217; Monti, e de&#8217; loro strati, conferma la general pruova, che&#8217; Monti tutti uniforme abbiano sortita la nascita, riguardo specialmente alla effettrice loro cagione.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP: XIII Gli strati delle pianure, e la situazione loro rispetto a&#8217; monti, mostrano quale sia stata la sua propria origine, e confermano la gi\u00e0 dimostrata origine de&#8217; monti, ed in seguito l&#8217;andata de&#8217; marini Corpi su dessi.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XIV Primo obietto contro la gi\u00e0 provata sentenza, e suo scioglimento.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XV Si scioglie un secondo Obbietto fondato sul Vacuo Filosofico<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CP. XVI Si scioglie un terzo obbietto provegnente da coloro, che la formazion de&#8217; monti, e de&#8217; piani alle inondazioni delle acque rapportano.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XVII. Si risponde a certo obbietto Teologico.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVIII Si cominciano a spiegare le circostanze del nostro Fenomeno: e primieramente si spiega, come su certi monti s\u00ec, su certi no, i Marini Corpi si truovino.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XIX Onde avegna che alcuni monti abbiano i Marini Corpi nella superficie, e che altri o avendone, o senza averne nella superficie, ne abbiano nelle interne sue parti fra uno, e pi\u00f9 strati, e fin nelle pi\u00f9 cupe miniere.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XX Si spiega, come si truovino i Marini Corpi negli strati sottoposti alle abitate pianure, e specialmente alle pianure di Modena.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXI Gli strati Modenesi convincono di false le altrui pi\u00f9 seguite oppinioni alla materia nostra appartenenti, e rischiarano la Verit\u00e0 del Sistema, per cui si spiega il principale nostro Fenomeno.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXII Come avvenuto sia, che certe porzioni di monti siano tanto piene di Crostacei, che paiono di essi composte ed impastate: e come in certi monti ritrovinsi ossa di Balene, o d&#8217;altri Mostri marini, e Crostacei che sembrano di mari stranieri.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXIII Si dimostra, come i Crostacei, ed i guizzanti Pesci sieno racchiusi fra gli strati, e le sostanze pietrose: e vi si aggiungono tre riflessioni; una intorno a&#8217; marini Vegetabili; un&#8217;altra intorno alla legna, alle frutta, alle foglie terrestri; e una terza intorno a&#8217; metalli, ed a&#8217; vasi di creta; le quali cose tutte similmente immerse dentro a tali pietrose sostanze si truovano.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXIV Si applica il Sistema nostro allo spiegamento di varj Fenomeni, per altro a spiegarsi difficilissimi: e prima si spiega come anco i Pesci d&#8217;acqua dolce incontrato abbiano una sorte somigliante a quella de&#8217; Pesci Marini; e spiegasi dipoi come succedere abbia potuto il Fenomeno della Nave trovata nelle viscere d&#8217;un monte fra gli Svizzeri.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXV Si accenna come applicando nel Sistema nostro certe osservazioni per l&#8217;addietro fatte, ed altre da potersi fare da qui innanzi, venire in chiara cognizione si possa, se il mare abbia mai molto notabilmente cambiata l&#8217;altezza sua orizzontale.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVI Spiegasi per via el Sistema nostro come avvenuto sia, che ne&#8217; luoghi sotterranei di certi paesi ritruovinsi ossa di stranieri Animali, ed Alberi stranieri, de&#8217; quali presentemente in que&#8217; paesi non allignano n\u00e9 gli uni n\u00e9 gli altri.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVII. Col nostro Sistema spiegasi adeguatamente l&#8217;origine della marina Salsedine.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXVIII Anche l&#8217;amarezza, e gli altri sapori dell&#8217;acqua marina onde vengano si spiega nel Sistema nostro. Strignesi l&#8217;argomento di tutta l&#8217;opera.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><em>CAP. XXIX Tutto il Sistema nostro compendiosamente, e con metodo sintetico si espone.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>LIBRO PRIMO, CAPITOLO PRIMO<\/em><\/p>\n<p><em>Introduzione.<\/em><\/p>\n<p>[ Riportiamo integralmente il primo capitolo del primo libro non solo perch\u00e9 esso presenta, in sintesi, tutto l&#8217;argomento che intende trattare e i criteri fondamentali cui si \u00e8 attenuto, ma anche perch\u00e9 vi si pu\u00f2 riconoscere la limpida attitudine intellettuale dell&#8217;Autore. Egli dichiara di nutrire il massimo rispetto per quegli studiosi che si sono applicati alla risoluzione del difficile problema posto dalla presenza dei fossili marini sulle rocce dei monti, e che la sua polemica contro alcuni di essi avr\u00e0 carattere esclusivamente scientifico, giammai personale e viziato dall&#8217;acredine. Una gradevole nota di <em>bon ton<\/em> settecentesco che, pur vedendo il Moro attestato su posizioni critiche verso la tradizione e perci\u00f2 perfettamente in linea con lo spirito illuministico proprio del suo tempo, rifugge istintivamente dai toni aspri e sarcastici d&#8217;un Voltaire o un d&#8217;Holbach. N\u00e9 poteva essere diversamente e non solo per la condizione ecclesiastica del Nostro, ma per quella sua modestia tipicamente friulana, per quella tendenza ad andare dritto al sodo delle questioni, tralasciando virtuosismi dialettici e aborrendo polemiche personali, che a nulla giovano nello sforzo di avvicinarsi alla verit\u00e0 delle cose. Si notino, in questo brano specialmente, le frequenti citazioni dantesche, adoperate con tanta disinvoltura da lasciar intravedere una solida conoscenza e una frequentazione non estemporanea del Sommo poeta: circostanza che testimonia l&#8217;ampiezza degli interessi culturali del Moro, non certo rinchiuso in una dimensione esclusivamente scientifica del sapere.]<\/p>\n<p><em>Suole in ogni Galleria, o Museo di qualunque o Principe, o Personaggio rande in Nobilt\u00e0, in Lettere, in Armi, o in averi, tra le altre rarit\u00e0 una qualche ragguardevole nicchia tenersi occupata da Pesci, da Crostacei, e da altri per lo pi\u00f9 impietrati producimenti di Mare trovati su&#8217; monti: i pi\u00f9 de&#8217; quali, siccome in se stessi verun pregio non hanno, che di posto tanto onorevole degni li renda; cos\u00ec pare che da loro Posseditori non ad altro fine tra le cose di raro pregio si tengano, se non per dare incitamento agl&#8217;indagatori de&#8217; naturali segreti d&#8217;inquirire qual di que&#8217; rifiuti di mare sia stata l&#8217;origine, qual fortuna dal mare su&#8217; monti gli abbia trasportati, e qual, quasi dissi, incantesimo in pietre cangiati li abbia, per eternar la memoria dell&#8217;esilio, che a morire in paesi cotanto per loro stranieri gli ha costretti. Molti soggetti n\u00e9 d&#8217;ingegno, n\u00e9 di dottrina manchevoli, anzi di chiara nominanza nella letteraria Repubblica posseditori, le loro dotte specolazioni d&#8217;intorno a tali ricerche in addietro adoperarono. Ma bench\u00e9 intorno all&#8217;impietramento di quelle marine quisquilie o di leggieri accordarono, o non guari dissentirono: rispetto per\u00f2 all&#8217;origine, e all&#8217;andata delle medesime su&#8217; monti, si divisero in parti, che qual da pi\u00f9., qual da meno partigiani furono seguire. Ma dappoich\u00e9 il fu Dottissimo e Celebratissimo Vallisnieri, domandato del suo parere su quella materia, ed esaminate per esso lui con incomparabile diligenza le allora sopra ci\u00f2 correnti oppinioni, pubblic\u00f2 ( \u00abDe&#8217; corpi marini etc.\u00bb, Lett. I,\u00a7 58) ch&#8217;egli erasi \u00abappoco appoco ridotto a credere le sentenze\u00bb fino allora \u00abdagli Autori apportate, o false, o almeno dubbiosissime\u00bb, e che non vergognavasi d&#8217;esser su questo punto per allora \u00abseguace degli Scettici, fintanto che\u00bb un&#8217;accettevole sentenza sopra lo stesso si riferisse: sebben&#8217; egli accert\u00f2 che non si facea torto a nessuno (ivi, Lett. II), \u00abmettendo la Quistione di nuovo in campo, come se niuno avesse ancora di tal materia scritto, ed eccitando gl&#8217;ingegnoi de&#8217; naturali Filosofi a ricercare ulteriormente, finch\u00e9 si giunga a sviluppare un cos\u00ec arduo Fenomeno\u00bb: non s&#8217;\u00e8 per\u00f2 ancora (per quanto a mia notizia \u00e8 pervenuto) niuno cimentato a ripigliar questa investigazione per mano: e pare che<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abi Letterati grandi, e di gran fama\u00bb (Dante, Inf., XV, 107),<\/em><\/p>\n<p><em>che per tutta Europa fioriscono, col tacer suo chiunque si sia da tale impresa sgomentino. Ed io conscio della troppa cortezza dello &#8216;ngegno mio, dovrei pi\u00f9 di tutti temere d&#8217;una infelice riuscita, se ci\u00f2, che ormai sembra a tutti abbandonato, intraprendere osassi. Niente per\u00f2 di meno, per quello appunto che in abbandono \u00e8 la Piazza, spero che a baldanza imputato non sarammi, se, bench\u00e9 di forze scarseggiante, sia che ad occuparla io mi ponga. Confesso bens\u00ec schiettamente<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon senza tema a dicer mi conduco\u00bb (Dante, Inf., XXXII, 6)<\/em><\/p>\n<p><em>il parer mio, in faccia del Mondo letterato, sopra una quistione, che quanto sottilmente finora \u00e8 stata dibattuta, altrettanto ostinatamente ella ha continuato nell&#8217;antica nell&#8217;antica scurit\u00e0 sua a giacersi: e tanto pi\u00f9 di temere ho ragione, quanto che il raffinatissimo gusto de&#8217; Moderni letterati a tale squisitezza in oggi \u00e8 giunto, che non soffre d&#8217;esser tenuto a bada o con finti sistemi, o con inventati supposti, o con arguti giuochi d&#8217;ingegno; ma gode, specialmente nelle cose fisiche, di restare appagato delle altrui oppinioni \u00aba forza d&#8217;occhio e di dito\u00bb: e rispetto alla presente materia \u00e8 gi\u00e0 ognuno nella prevenzione di non aggradare veruna sentenza, s&#8217;ella non sia per essere \u00abpi\u00f9 delle altre vera, od almeno non tanto a&#8217; litigi, o alle rampogne soggetta,\u00bbquanto le altre in addietro lo furono. Che se si aggiunge (come osserva dotto Scrittore) esser questa la solita disgrazia di chi primo in qualunque materia qualche nuovo sentimento espone, e le passate oppinioni rigetta; che saltan subito in campo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCon quel furore, e con quella tempesta,<\/em><\/p>\n<p><em>Ch&#8217;escono i cani addosso al poverello\u00bb (Dante, Inf., XXI, 67),<\/em><\/p>\n<p><em>acerbi contradditori per rintuzzarlo ed opprimerlo: io non posso non paventare gl&#8217;impetuosi assalti, de&#8217; quali la novit\u00e0 dell&#8217;oppinione mia mi sia il pronostico. Comunque per\u00f2 sia per andare la bisogna, qui certamente m&#8217;\u00e8 uopo dall&#8217;animo cacciare quella vilt\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLa qual molte fiate l&#8217;uomo ingombra,<\/em><\/p>\n<p><em>S\u00ec che d&#8217;onrata impresa lo rivolve,<\/em><\/p>\n<p><em>Come falso vedere bestia, quand&#8217;ombra\u00bb (Dante, Inf., II, 46) .<\/em><\/p>\n<p><em>E giacch\u00e9 intorno a s\u00ec curiosa, e insieme difficoltosa materia<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNuovo pensier dentro da me si mise\u00bb (Dante, Purg., XVIII, 141)<\/em><\/p>\n<p><em>di esporlo all&#8217;altrui veduta, e all&#8217;altrui giudicio di sottoporlo mi arrischio con questa fiducia, che se per avventura non arriver\u00f2 a disciorre di punto in bianco, ed \u00e0 talento de&#8217; pi\u00f9 nasuti, la quistione, ci\u00f2 si ascriver\u00e0 bens\u00ec con benigno compatimento a mancanza di mia attitudine, ma non gi\u00e0 a fiebolezza della sentenza, ch&#8217;io sono per esporre, sostener&#8217; e difendere. Imperciocch\u00e9 alla mente mia ella si presenta con tal&#8217; aria di verit\u00e0 e certezza, che se al primo apparire in pubblico, ch&#8217;ella far\u00e0 per mezzo mio, non si guadagner\u00e0 il pieno consenso di tutti; addiverr\u00e0 forse almeno che &#8216;l rinnovellar della disputa risvegli degli &#8216;ingegni risvegli degli &#8216;ngegni pi\u00f9 pronti e pi\u00f9 vivaci del mio a dar l&#8217;ultimo compimento all&#8217;opera, e a rischiarare interamente il finora oscurissimo Fenomeno.<\/em><\/p>\n<p><em>Converrammi senza dubbio, anzi di primo incontro, abbattere le gi\u00e0 invecchiate oppinioni su questa materia; ed a luogo e tempo ribattere gli obbietti, che non ribattuti nuocere alla sentenza mia potrebbono. Ci\u00f2 per\u00f2 non ostante, siccome dentro dell&#8217;animo mio ossequiosa riverenza io professo inverso d&#8217;ogni accreditato Scrittore; cos\u00ec attento star\u00f2 non sol di non mai usare in tutta questa tenzone alcun termine, che spiri punto di onta o di disprezzo per chi che sia; ma per l&#8217;opposto avr\u00f2 cuore di scoprire, ovunque cadr\u00e0 in acconcio, l&#8217;alta stima, in cui tengo non solo quegl&#8217; instancabili osservatori della Natura, che al lavoro mio la materia in gran parte somministreranno; ma quegli ancora, che per sentire al rovescio di me, trover\u00f2 essere miei Avversarj. Quindi in due Libri l&#8217;opra mia sar\u00e0 divisa: il primo de&#8217; quali conterr\u00e0 delle altrui sentenze, a questa materia spettanti, la confutazione; e &#8216;l secondo per la sposizione, pruova e difesa della sentenza mia riserberassi.<\/em><\/p>\n<p><em>Parr\u00e0 forse ad alcuno gettarsi a voto qualunque fatica, o diligenza nella ricerca d&#8217;un Soggetto, che o conosciuto, o non conosciuto a nulla pu\u00f2 giovare. Non cos\u00ec certamente pareva all&#8217;Autore della quarta Annotazione sopra le Lettere del Vallisnieri toccanti questa materia: il quale lagnandosi andava, che non era \u00abvenuto ancora quel giorno, che un fatto di tanta importanza venga scoperto e deciso\u00bb. Oltrech\u00e9 il gran numero di coloro che intrapresero la discussion di questo punto (\u00e8 el Soig. Woodward la riflessione) il merito di alcuni di que&#8217; Personaggi, e &#8216;l zelo, con cui cercarono di decidere questa quistione, sono contrassegni sicuri di sua importanza. D\u00e0 ancora non poco risalto all&#8217;importanza di questa quistione il rapporto essenziale ch&#8217;ella ha colla quistione intorno alla struttura del Globo terraqueo, rispetto almeno alle parti vicine alla superficie; della quale struttura, e della cui origine \u00e8 necessario che tratti chiunque in luce vuol trarre de&#8217; Corpi Marino-Montani il Fenomeno. E quinci \u00e8 che in questo mio lavoro, questa, che per altro sembra quistione incidente, si vedr\u00e0 divenir quasi, o senza quasi, la principale; perch\u00e9 la chiara e sola notizia di lei alla cognizione del proposto ed intrigatissimo Fenomeno per diritta via conduce. In somma s&#8217;egli \u00e8 vero il sentimento d&#8217;uomini d&#8217;alto saper dotati, che non \u00e8 mai vana la scoperta della verit\u00e0, qualunque essa siasi; io mi pongo in fidanza, che non vana sia per esser mia fatica, quando massimamente sieno i Savj per giudicare, che col mio inquirire io abbia urtato nel vero, o per lo meno, quando sieno, coll&#8217;occasion del mio scrivere, gli &#8216;ngegni pi\u00f9 aguzzi per isvegliarsi a stabilire la verit\u00e0 e di questo Fenomeno, e forse di parecchi altri, che nella sosizione del mio reale, e sulle osservazioni della Natura fondato sistema, di passaggio toccheransi.<\/em><\/p>\n<p><em>Confesso antecipatamente che delle osservazioni, di cui far\u00f2 qui uso, la minima parte \u00e8 mia. Quasi tutte per\u00f2 sono state fatte da Uomini Grandi in letteratura, e diligentissimi, per non dire scrupolosi nell&#8217;osservare. Il perch\u00e9 quanto pi\u00f9 elleno degne sono, rispetto agli Autori suoi, di stima e di credito, tanto pi\u00f9 faranno immuni dal sospetto d&#8217;essere state fatte coll&#8217;animo preoccupato da&#8217; pensieri della oppinione mia, e tanto pi\u00f9 a far le pruove da me intese valer dovranno. Se poi le deduzioni, ch&#8217;io son per farne, sieno, o non sieno indi acconciamente ritratte, libera ne lascier\u00f2 agli esperti leggitori la decisione.<\/em><\/p>\n<p><em>LIBRO SECONDO, CAPITOLO XV<\/em><\/p>\n<p><em>Si scioglie un secondo Obbietto fondato sul Vacuo Filosofico.<\/em><\/p>\n<p>[ Abbiamo deciso di inserire questo capitolo nella presente antologia proprio per il suo carattere particolare. Qui il Moro non affronta una obiezione di tipo scientifico alla sua teoria, ma di tipo filosofico, e precisamente quella intorno al cosiddetto &#8216;vacuo filosofico&#8217; che, a giudizio di taluni suoi critici, non potrebbe trovare accoglienza <em>per ragioni di principio<\/em>. Essi affermano che la natura <em>\u00ababhorreat a vacuo\u00bb<\/em> e che, pertanto, all&#8217;interno della Terra non possono esservi degli spazi vuoti cos\u00ec grandi, come quelli chela teoria geologica del Moro presuppone. Di contro a un tal genere di obiezioni, Moro ribatte con argomenti di tipo &#8216;galileiano&#8217;: la Natura \u00e8 all&#8217;opera ogni giorno, sotto i nostri occhi. Noi dobbiamo prendere atto dei <em>fatti<\/em> e, partendo da essi, cercar di costruire una teoria in accordo con la realt\u00e0 effettuale. Ma questa professione di realismo \u00e8 accompagnata da citazioni di Plinio e di S. Agostino, oltre che da testimonianze di terremoti provenienti da ogni parte del mondo. Anche in ci\u00f2 si vede la complessa e, per certi aspetti, non pienamente risolta posizione epistemologica del Moro, che in qualche misura rimane sospeso &#8211; per tutta una serie di ragioni, sia personali che storiche &#8211; fra radicalismo empiristico e deduzionismo aristotelico, ossia fra il &#8216;vecchio&#8217; e il &#8216;nuovo&#8217; modo d&#8217;intendere la ricerca scientifica; e sia pure con una chiara propensione per il secondo.]<\/p>\n<p><em>Obbietter\u00e0 forse alcuno, che non ponno esser nati i monti, n\u00e9 essersi formate le pianure alla foggia che dispiegare io mi sono ingegnato; perch\u00e9 ci\u00f2 avvenire non pu\u00f2, senza che vastissimi spazii di vacuo si facciano dentro alle viscere della terra. Imperciocch\u00e9, posto che la vasta macchina d&#8217;un gran monte si alzi e sporga in fuori dal seno della terra, quello spazio, che dentro il seno della terra dianzi era pieno de&#8217; materiali in suso cacciati, dopo tale sorgimento, o almeno in tempo dello sporgimento stesso debbe rimanersi affatto voto, e ci\u00f2 posto; chi non vede quanto grande vastit\u00e0 di vacuo ammettersi debba dentro le viscere della terra, quando sopra la sua piana superficie non uno, ma tanti, e tanto grandi monti alzati, tante, e tanto vaste pianure distese si vogliano? Ma insieme chi non sa, che il Vacuo tra gl&#8217;impossibili debbe riporsi? Dunque tra gl&#8217;impossibili riporsi debbe anche tal nascimento de&#8217; monti, e tal formazion di pianure: e per conseguenza il Fenomeno de&#8217; Crostacei debbe in altra guisa spiegarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Un Filosofo Epicureo, o un Gassendiano, che ammette l&#8217;esistenza del Vacuo, non si terrebbe punto incomodato da questa opposizione. Per lo contrario un Peripatetico, o alcun&#8217;altro di quelli che hanno col Vacuo giurata nimist\u00e0, contenderebbe che da quest&#8217;obbietto si getti la sentenza mia in totale rovina. Che hassi dunque a fare? Io rispondo che la Quistione del Vacuo \u00e8 problematica, e le di lei parti opposte, bench\u00e9 tenacemente si seguano dalle fazioni, non per questo lasciano d&#8217;esser nelle tenebre dell&#8217;incertezza ravvolte, quai meri, sebben&#8217; ingegnosi supposti. Al contrario l&#8217;evidenza de&#8217; fatti non debbe mai restar danneggiata dall&#8217;apparenza di qualunque assurdit\u00e0 provegnente da principj inventati dalla specolazione degli uomini. Nacque nell&#8217;anno 1538 presso a Pozzuolo il Monte Nuovo: Nacque in tempi assai pi\u00f9 rimoti poco lungi da Napoli il Vesuvio; e se sia che alcuno contro ragione dubitar voglia del nascimento di esso, non pu\u00f2 per\u00f2 dubitare, che grandissima quantit\u00e0 di materia non abbia quel monte dalle sue bocche molte fiate tramandata; per cui diede l&#8217;essere a quella gran variet\u00e0 di strati, che le sue circostanti pianure compongono. E ci\u00f2 che del Vesuvio dicesi, anche del Mongibello de&#8217; intendersi. Nacque l&#8217;anno 1707 la Nuova isola nell&#8217;Arcipelago; e &#8216;n quelle vicinanze gli antepassati secoli parecchie altre isole nacquero. Dovranno forse per timor del Vacuo rivocarsi a dubbio, o negarsi affatto que&#8217; nascimenti, e sgorgamenti, che abbiamo co&#8217; propri occhi veduti, e, per cos\u00ec dire, colle mani toccati? O esista dunque, o non esista: o sia possibile, o non possibile il Vacuo: ei non pu\u00f2 in verun conto impedire, o fare che non sia stato quel che fu, che or non sia quel che \u00e8, e che non abbia da essere quel che sar\u00e0. E siccome non imped\u00ec che nascesse il Monte Nuovo, e la Nuova isola, e che &#8216;l Vesuvio, e l&#8217;Etna una s\u00ec prodigiosa quantit\u00e0 di materiale rigurgitassero: cos\u00ec n\u00e9 pur &#8216;e pot\u00e9 la nascita impedire di tutte le isole, e di tutti i monti, dato che tutti e tutte a somiglianza del Monte Nuovo, e dell&#8217;isola Nuova, come ragion vuole, sien nati.<\/em><\/p>\n<p><em>So esser grande la turba di coloro, che abborriscono il \u00abVacuo cane pejus et angue\u00bb, i quali, perch\u00e9 eglino lo hanno in orrore, stimano che la Natura tutta \u00ababhorreat a vacuo\u00bb : e questi \u00e8 da credere, che poco paghi si chiamino della fin qui data risposta, ed aspettino pi\u00f9 gradevole soddisfazione. Giacch\u00e8 dunque il grosso numero, e forse anche l&#8217;abito reverendi li rende, io procurer\u00f2 con altra risposta di compiacerli, mostrando che in due maniere pu\u00f2 esser&#8217; impedito il Vacuo al nascer de&#8217; monti. Primieramente, qualunque spazio si dilati dall&#8217;acceso sotterraneo fuoco tra quelle materie profondissime, che in seno alla terra stanno appiattate, resta quello spazio empiuto dall&#8217;accesa ignea materia, finch\u00e9 qualche apertura, o pertugio nella esterna superficie si faccia. Ci\u00f2 seguito, diminuendosi il fuoco, resta lo spazio empiuto dall&#8217;aria, o da altri fluidi volatili: ed in tal guisa ogni pericolo di Vacuo si schifa. Secondariamente, se fosse vera la oppinione d&#8217;Empedocle, il quale immagin\u00f2, che dentro un&#8217;assai grossa corteccia della Terra tutta la interna cavit\u00e0 sia piena di fuoco, potrebbe dirsi che schifasi il Vacuo al nascer d&#8217;ogni monte, o isola, perch\u00e9 alzandosi, e dal centro scostandosi quella porzion di terra in altra parte del terraqueo globo si sprofonda, ed al centro si accosta. Gli avvenimenti dell&#8217;una e dell&#8217;altra sorta sono tanto frequenti nelle storie, che parmi, senza traccia di leggierezza, potrebbe di bel nuovo proporsi il problema, se ad oggetto d&#8217;impedire lo sconcerto del vacuo sia piuttosto abbracciabile di Empedocle l&#8217;oppinione; oppure se nella esterna struttura del Mondo nostro il tutto succeduto sia secondo la prima gi\u00e0 accennata maniera.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto a&#8217; fatti, Strabone tra gli altri Scrittori ci d\u00e0 questo avviso lLib. I): \u00abTerraemotus, eruptione flatuum, et rumores subiti terrae in mari latentis, mare quoque extollunt: subsitentesque in se eaedem terrae faciunt, ut mare demittatur. Non enim massae quidem, et exiguae insulae efferi e mari possunt, magnae non possunt: aut insulae possunt, continentes non possunt, quando hiatus etiam, absortaeque habitationes et urbes, ut Bura, Bizona, aliaeque plures terrae motibus absorptae feruntur\u00bb. La Citt\u00e0 di Catania, per tacer di tant&#8217;altre, tiene pur troppo funeste le memorie di tali effetti. E la Storia Moderna ci attesta che nel Giappone le scosse de&#8217; terremoti sono state alcune volte cos\u00ec gagliarde, che non solo hanno demolito le case; ma citt\u00e0, montagne ed isole intere sono state inghiottite, e mutate in paludi ed in laghi; e le pianure son divenute montagne. Anche Plinio pens\u00f2, che in tali fatti voglia la Natura pareggiare i discapiti d&#8217;un luogo co&#8217; risarcimenti d&#8217;un altro(lib. II, cap. 87): \u00abNascuntur et alto modo terrae, ac repente in aliquo mari emergunt, velut paria secum faciente Natura, quaeque hauferit hiatus, alio loco reddente\u00bb. Quando dunque con le diligenti e replicate osservazioni si giungesse a scoprire, che nel tempo, nel quale succede in una parte della terra l&#8217;alzamento d&#8217;un monte, o d&#8217;un&#8217;isola, succede in altra parte lo sprofondamento d&#8217;una valle, d&#8217;un lago, o di qualunque tratto di terra, la sentenza di Empedocle non poco credito acquisterebbe per l&#8217;attitudine, ch&#8217;ell&#8217;avrebbe allo spiegamento da noi &#8216;nteso. Ma se si scoprisse, che in diversi tempi questi diversi fenomeni succedono; pare che alla prima maniera attenerci dovremmo.<\/em><\/p>\n<p><em>Egli \u00e8 ben vero che difficilissime a farsi sono quelle osservazioni, non tanto perch\u00e9 troppo molti osservatori ci vorrebbero in una s\u00ec grande vastit\u00e0, qual \u00e8 quella di tutta la terra, quanto perch\u00e9 s\u00ec gli alzamenti, come gli abbassamenti succeder ponno nel fondo del mare, dove niun non vede quanto facilmente tai fatti fuggir possano la notizia degli uomini. Laonde quanto alcuni fatti son certi, altrettanto incerto \u00e8 il modo dalle loro cagioni tenuto in produrli. Per venirne in qualche lume all&#8217;uopo nostro bastante, possiamo due ipotesi formare, una ad una parte del problema, l&#8217;altra all&#8217;altra favorevole: delle quali bench\u00e9 n\u00e9 l&#8217;una, n\u00e9 l&#8217;altra in realt\u00e0 \u00e8 certa; ci\u00f2 niente nuoce all&#8217;uso, che farne vogliamo per ribattere un obbietto, che non \u00e8, se non sopra un&#8217;altra ipotesi anch&#8217;ella incerta fondato.<\/em><\/p>\n<p><em>Venghiamo alla prima, e per chiaramente concepirla, volghiamo l&#8217;occhio alla tavola VII, che lo Spaccato del Globo terraqueo pien di terra ci rappresenta. Ivi sia lo spazio dal centro A fino al cerchio o tutto pieno di terrena materia fissa ed immobile. Lo spazio tra &#8216;l cerchio o, e &#8216;l cerchio b sia il luogo, dove si accesero i fuochi, che spinsero all&#8217;infuori quel terreno, di cui si fecero i monti, il quale spazio fu dapprincipio tutto pieno, come il restante della terra interiore, ed era dappertutto al di fuori circondato dall&#8217;acqua. Lo spazio tra &#8216;l cerchio b, e &#8216;l cerchio c sia il sito, che da principio fu occupato dall&#8217;acqua; il quale spazio (dato che l&#8217;acqua ora ne&#8217; mari esistente occupi in tutto e per tutto 26006400 miglia cubiche, siccome addietro (Libro I, cap. XI) esser ci\u00f2 vicinissimo al vero abbiam veduto, e dato che questa sia l&#8217;acqua stessa, che allora circondava la terra) avea 175 pertiche, cio\u00e8, piedi 875 di profondit\u00e0, o poco pi\u00f9. Lo spazio tra &#8216;l cerchio c, e &#8216;l cerchio e, da principio era tutto occupato dall&#8217;aria.<\/em><\/p>\n<p><em>Accesi dunque i fuochi sotterranei tra &#8216;l cerchio o e &#8216;l cerchio b, spinsero infuora gran parte di quel terreno, che in esso spazio esisteva, e lo cacciarono ad occupare non solo quasi tutto lo spazio, che dianzi era occupato dall&#8217;acqua, ma una grandissima parte, per non dir quasi tutto lo spazio compreso tra &#8216;l cerchio c, e &#8216;l cerchio d, ed una notabil parte ancora dello spazio tra &#8216;l cerchio d, e &#8216;l cerchio e: e ci\u00f2 di s\u00ec fatta guisa, che quanto spazio, poco pi\u00f9 poco meno, queste terre alzate occuparono sopra &#8216;l cerchio d, altrettanto ne lasciarono disoccupato al di sopra di se stesse tra &#8216;l cerchio d, e &#8216;l cerchio b. E perch\u00e9 nell&#8217;esser cacciate all&#8217;ins\u00f9 queste terre, furono parimente all&#8217;ins\u00f9 cacciate le acque, come queste scorrevoli sono e lubriche, cos\u00ec corsero tostamente in gi\u00f9 dalle erre alzate ad occupare i luoghi bassi, da quelle terre lasciati disoccupati sopra la sua esterna superficie ed ivi raccolte formarono i mari, che nella figura segnato sono colla lettera M.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;ipotesi dunque di questo sistema schifossi il vacuo in questa maniera. Si accesero i fuochi sotterranei tra &#8216;l cerchio o, e &#8216;l cerchio b, e coll&#8217;impeto suo separarono le terre H dalle terre G; e gli spazj di mezzo F, finch\u00e9 arsero i fuochi, furono di fuoco pieni. Esalando poi il fuoco fuori per le aperture fatte ne&#8217; monti, per le aperture medesime sottentr\u00f2 l&#8217;aria, od altre parti di materia fluida; e forse anche i sali volatili, od altra materia pi\u00f9 sottile per gli ciechi meati della terra e dell&#8217;acqua trapassando, concorsero ad occupare i luoghi, che dal fuoco si abbandonavano: e cos\u00ec il vacuo non ebbe luogo alcuno nelle caverne F n\u00e9 dianzi, n\u00e9 dopo gli sbocchi fatti dal fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>A questa ipotesi viene in seguito, che quanto pi\u00f9 crebbero o in numero o in grandezza le terre continenti, o le isole; tanto pi\u00f9 and\u00f2 sempre il mare alzandosi, finch\u00e9 giunse alla odierna altezza. Ma questo alzamento del mare, bench\u00e9 molte isole e penisole nate sieno in tempi cogniti, non si ha notizia, che sia mai stato osservato, o veduto(II libro, cap. 25). Se ne&#8217; tempi futuri, ne&#8217; quali \u00e8 probabile, che delle altre isole e penisole non poche, e non tutte picciole nasceranno,si scoprir\u00e0 chj e a cagione di tali nascimenti il mare si alzi, questa ipotesi acquister\u00e0 tale fermezza, che come certa potr\u00e0 riguardarsi. Ma se anche dopo tai nascimenti seguiter\u00e0 il mare a non variar punto la sua solita altezza, ci\u00f2 servir\u00e0 forte a indebolire la probabilit\u00e0 di questa ipotesi. Per convalidarla potrebbe alcuno supporre, che l&#8217;acqua, da principio circondante la erra, occupato abbia tutto lo spazio tra &#8216;l cerchio b, e &#8216;l cerchio d, e che all&#8217;alzarsi de&#8217; monti, quanto spazio fu occupato dalla terra, dov&#8217;era l&#8217;acqua, altrettanto abbiane occupato nelle caverne F l&#8217;acqua discesa per le aperture fatte dal fuoco: e cos\u00ec l&#8217;acqua del mare non siasi mai n\u00e9 alzata, n\u00e9 abbassata; e similmente non sia per alzarsi, n\u00e9 abbassarsi in avvenire per qualunque futuro nascimento d&#8217;isole, o di penisole. Sembra plausibile questa giunta, che convalida la esposta ipotesi. Ma io penso ch&#8217;ella soggiaccia ad intoppi non pochi, che qui non \u00e8 uopo esaminare; bastando che l&#8217;ipotesi non sia ripugnante, e serva a spiegare, come il vacuo sia s\u00ec nel nascimento de&#8217; monti schifato.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Sistema dell&#8217;altra ipotesi, che l&#8217;oppinione d&#8217;Empedocle spalleggia, ed assai comodamente spiega de&#8217; monti la nascita, senza pericolo di vacuo, delineato si scorge nella tavola VIII. Quivi lo spazio compreso tra &#8216;l centro C, e &#8216;l cerchio d rappresenta la gran cavit\u00e0 interna della terra, tutta piena di fuoco. Lo spazio compreso tra &#8216;l cerchio d e &#8216;l cerchio c fu occupato a principio dalla grossa crosta della terra. Lo spazio tra &#8216;l cerchio c, e &#8216;l cerchio b fu occupato in principio dall&#8217;acqua, intorno a tutta la terra distesa all&#8217;altezza di 175 pertiche, o poco pi\u00f9. Allorch\u00e9 dunque piacque all&#8217;Autor della natura raccoglier ne&#8217; mari le acque, che dianzi tutta la terra coprivano, fece che per forza del sotterraneo fuoco la terra in alcuni luoghi si alzasse, e al centro si avvicinasse. Quando, per esempio, la terra si alz\u00f2 in M, ella si abbass\u00f2 in N: quando si alz\u00f2 in P, si abbass\u00f2 in H: quando si alz\u00f2 in R, si abbass\u00f2 in S: e se in alcuna parte la terra si alz\u00f2 fino al cerchio a, che \u00e8 la maggiore altezza de&#8217; monti, in altra parte ella si abbass\u00f2 colla esterna sua superficie fino al cerchio o, che \u00e8 la maggiore profondit\u00e0 del mare.<\/em><\/p>\n<p><em>In seguito a questa ipotesi ne viene primieramente, che l&#8217;acqua, la quale prima che si formassero i monti, circondava intorno intorno tutta la erra, non mai alz\u00f2, n\u00e9 abbass\u00f2 l&#8217;esterna sua superficie: perch\u00e9 quanto ella riceveva d&#8217;impulso per alzarsi l\u00e0 dove la terra si alzava; altrettanto per abbassarsi ne riceveva l\u00e0, dove la terra ne&#8217; fondi del mare si avvallava, e quindi fu, che i monti B acquistarono s\u00ec di quando in quando maggiore profondit\u00e0, ma non mai maggiore altezza. Siegue secondariamente da questa ipotesi, che onninamente in lei schifossi ogni pericolo di vacuo: perciocch\u00e9 al formarsi de&#8217; monti, non si scavarono sotto, n\u00e9 dentro di essi altre caverne, se non quelle che o rimasero vote al cessar de&#8217; fuochi vomitati, o provennero dalle sconcie positure de&#8217; terreni, o pietrosi strati fracassati e sconvolti, ad empier le quali pot\u00e9 facilmente l&#8217;aria sottentrare, se pur non rimasero piene di sulfuree, o somiglianti esalazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che appartiene alla formazione degli strati, s\u00ec de&#8217; monti Secondarj, come delle pianure, pu\u00f2 spiegarsi in amendue queste ipotesi, applicando loro ci\u00f2, che in questa materia di sopra si \u00e8 detto (Libro II, cap. 11 e 12). Coi\u00f2 che qui ommettersi non debbe si \u00e8, che queste due ipotesi in alcune parti ra loro convengono, in altre discordano. Convengono in questo, che amendue pongono la terra essere stata da principio tutta dall&#8217;acqua coperta, e la formazione de&#8217; monti, e de&#8217; piani essersi originata da sotterranei fuochi; le quali due cose con la pruova de&#8217; fatti abbiamo di sopra dimostrato esser certe (Libro II, cap. 13). Discordano poi nell&#8217;assegnare il modo da&#8217; fuochi tenuto nell&#8217;oprar suo; e questo essendo incerto ed oscuro, incerte ed oscure viene a rendere in questa parte amendue le introdotte ipotesi. Ma per incerte ch&#8217;elleno siano quanto al modo dell&#8217;oprar delle cagioni, niente oscurar debbono la chiarezza, n\u00e9 infermar la certezza de&#8217; fatti, su&#8217; quali noi stabilito abbiamo il sistema nostro. Imperciocch\u00e9 non si ha ragion di negate ci\u00f2, ch&#8217;\u00e8 chiaro ed aperto, perch\u00e9 non s&#8217;intende ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 oscuro e nascosto. \u00abNumquid ideo negandum est, quod apertum est\u00bb (dice ad altro proposito il Gran Dottore di S. Chiesa Agostino), \u00abquia comprehendi non potest, quod occultum est?\u00bb. La natura ci scuopre gli effetti, e ce li tiene tuttod\u00ec sotto gli occhi: ci scuopre anche una parte delle cagioni; e ci fa pagare a prezzo di spaventi e terrori la scarsa notizia, che ci d\u00e0 intorno all&#8217;oprar delle medesime. Ma perch\u00e9 lo sforzo principale della loro attivit\u00e0 si riduce in atto dentro le viscere della terra e perci\u00f2 noi restiamo all&#8217;oscuro circa il modo, che in oprare tengono col\u00e0 sotto quelle sotterranee cagioni: e singolarmente circa i fuochi non sappiamo, se col\u00e0 sempre ardano, o se di quando in quando si accendano, ed ammorzino, n\u00e9 sappiamo onde ne comincj l&#8217;accendimento. Ma perch\u00e9, quanto alla sostanza de&#8217; fatti, siamo certi che la natura non altera mai le sue leggi; e dall&#8217;altro canto, con gli occhi propri veggiamo non pochi monti, non poche isole, non poche terrestri pianure uscite dal seno della terra, e ridotte allo stato, in cui sono, dall&#8217;attivit\u00e0 de&#8217; fuochi sotterranei: perci\u00f2 fissa e ferma star debbe la Massima, che tutti i monti, tutte le isole, tutte le terrestri pianure siano dal seno della terra uscite, ed allo stato, in cui ora sono (salvo i piccoli cambiamenti, che talora fanno le acque) dall&#8217;attivit\u00e0 de&#8217; sotterranei fuochi sieno state ridotte; senza che l&#8217;orror del Vacuo punto ci sbigottisca.<\/em><\/p>\n<p><em>LIBRO SECONDO, CAPITOLO XVII<\/em><\/p>\n<p><em>Si risponde a certo Obbietto Teologico.<\/em><\/p>\n<p>[ Nonostante l&#8217;andamento pacato e sempre equilibrato dell&#8217;argomentazione, Moro qui affronta &#8211; come studioso e come sacerdote &#8211; il nodo certamente pi\u00f9 delicato di tutta la sua opera: quello del rapporto tra scienza e fede. Come un secolo prima aveva fatto Galilei, deve fare i conti con una grave obiezione da parte degli ambienti cattolici pi\u00f9 tradizionalisti (gi\u00e0 insospettiti, probabilmente, dalla sua nomea di simpatizzante del giansenismo). La sua teoria sembra collidere con una interpretazione letteralistica della <em>Bibbia<\/em>, e precisamente del racconto del Diluvio contenuto nel libro della <em>Genesi<\/em>. La risposta di Moro si articola su due fronti: sul fronte religioso e sul fronte scientifico, suggerendo (ma non affermando in maniera esplicita) che i due piani di conoscenza debbano essere tenuti distinti. Sul piano religioso, richiamandosi a Sant&#8217;Agostino e, soprattutto, a una attenta lettura del racconto biblico, nega che in esso sia affermi che il Diluvio colp\u00ec <em>tutta<\/em> la superficie terrestre, e nega del pari che esso ebbe termine in maniera subitanea. Egli, quindi, cerca di rovesciare il metodo dei suoi detrattori, come a dire: <em>\u00abVolevate tenervi a una lettura delle Sacre Scritture che non si discosti di una virgola dal testo? Ebbene, d&#8217;accordo: facciamolo, e cos\u00ec vedremo che nel testo non ci sono quelle affermazioni che voi dite\u00bb.<\/em> Sul piano scientifico, Moro ribatte orgogliosamente: l&#8217;isola Nuova \u00e8 emersa dal Mare Egeo; il Monte Nuovo \u00e8 emerso dalla terra, vicino a Pozzuoli; e cos\u00ec via: tali fatti accadono, e la teoria esposta in questo libro non fa altro che prenderne atto. Insomma, per quanto riguarda il Diluvio bisogna scegliere una linea interpretativa, e restarvi fedeli: o esso \u00e8 stato un atto soprannaturale, e come tale non implica discordanza con alcuna teoria scientifica, oppure \u00e8 stato un fatto naturale, e sia pure voluto da Dio per punire l&#8217;umanit\u00e0 malvagia: e, in tal caso, non bisogna scandalizzarsi se ad esso si applicano metodi d&#8217;indagine puramente scientifici. Notevole prova di ardimento concettuale, ma che al Moro sarebbe costato caro; sappiamo, infatti, che apparvero subito degli scritti che lo denigrarono pesantemente, dipingendo come &quot;empio&quot; il suo sistema. Ed \u00e8 molto probabile che qui risieda l&#8217;origine di quella forza negativa, non ben chiara in se stessa ma evidente nei suoi effetti, che sempre avvers\u00f2 i progetti educativi del Nostro, creandogli gravi difficolt\u00e0 per tutta la vita e riducendolo alla miseria e all&#8217;oblio nei suoi ultimi anni di vita.]<\/p>\n<p><em>Sospettano alcuni che la sentenza mia intorno al nascimento de&#8217; monti, e alla formazion delle pianure non sia vera, perch\u00e9 la concepiscono contraria alla storia della Sacra Genesi. Abbiamo da questa, dicon&#8217; elli, che lo scoprimento della Terra, allorch\u00e9 fu sgomberata dalle acque, si fece tutto ad un tratto, tutto in un giorno. Pronunziato che fu il Divino Comando: \u00abCongregentur aquae, quae sub caelo sunt, in locum unum: et appareat arida\u00bb: senza dilazion di tempo fu eseguito: \u00abEt factum est ita\u00bb . Un&#8217;atto della Divina Volont\u00e0 fu l&#8217;efficacissima cagione, che in un&#8217;attimo, o in pochi momenti, effettu\u00f2 questa grand&#8217;opera dello scoprimento di tutta la terra. Il perch\u00e9, ricercandosi nell&#8217;esposto sistema del nascimento de&#8217; monti, e della formazion delle pianure lunghissima succession di tempo, per esser mandato ad effetto e &#8216;l raccoglimento delle acque ne&#8217; mari, e lo scoprimento della terrena superficie; perciocch\u00e9 si dice che gli strati de&#8217; monti e delle pianure furono fatti in pi\u00f9 volte, e di pi\u00f9 si suppone, che que&#8217; monti, su&#8217; quali si truovano i marini Corpi, sieno nati assai tempo dopo, che le acque de&#8217; mari furono empiute di Pesci: debbe questo sistema tra le cose false annoverarsi, e come contrario a&#8217; Divini Libri, ad eterna oblivione mandarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Spesse fiate addiviene, che chi ad oppugnare imprende una qualche altrui sentenza coll&#8217;autorit\u00e0 delle Sante Scritture, mentre crede di contrapporre i sentimenti de&#8217; Sacri Scrittori, ei non contrappone, che &#8216;l sentimento suo proprio. Da s\u00ec notabile difetto ci esort\u00f2 a guardarci il Dottismo e Santo Vescovo di Bona Agostino, avvertendoci a non disputare, \u00abnon pro sententia divinarum Scripturarum: sed pro nostra ita dimicantes, ut eam velimus Scripturam esse, quae nostra est\u00bb. Ma parmi che da questo difetto non si guardino coloro, che contendono coll&#8217;autorit\u00e0 della Sacra Genesi abbattere la sentenza mia. Imperciocch\u00e8 ci dicon essi che lo scoprimento della terra tutta, dopo il Divino Comando, senza dilazion di tempo, succedette ad un tratto. Ma le due circostante, che da&#8217; Dotti Oppositori si esprimono, una delle quali stende lo scoprimento alla terra tutta, l&#8217;altra esclude qualunque notabile succession di tempo, nel Sacro Testo certamente non appajono: e perci\u00f2 suoi, non della Santa Scrittura giudicarsi denno gli addotti sentimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ripigliano per\u00f2 essi, che le parole della Genesi sono s\u00ec fattamente concepute, che le addotte circostanze legittimamente da quelle si deducono. Ancorch\u00e9 ci\u00f2 vero fosse,, vero per\u00f2 anche sarebbe, che le addotte circostanze sono sono della deduzione di loro mente, non gi\u00e0 del Sacro Dettato. Per altro io la discorro cos\u00ec. O vogliono i Dotti Oppositori, che Iddio nello scoprimento della Terra optato abbia giusta le leggi da lui medesimo alla natura prescritte, o vogliono che operato abbia miracolosamente, e fuor dell&#8217;ordine naturale. Se vogliono che operato abbia giusta le leggi della Natura, siccome intendono il Pereira, e &#8216;l Suarez, \u00abche non vogliono sentire, che Iddio nell&#8217;istesso formar la natura, volle cominciare a rompere, o dispensare le di lei leggi\u00bb: necessariamente ammetter debbono nel ritiramento delle acque, e nell&#8217;apparimento della terra, qualche notabile succession di tempo, perch\u00e9 opre s\u00ec fatte, giusta le leggi della Natura, in uno, o in pochi momenti effettuarsi non ponno: e quindi accorgersi debbono, che la succession di tempo, la quale nel mio sistema supponesi necessaria, non \u00e8 punto contraria alla Divina Scrittura, che tal succession di tempo non esclude.<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 fingersi debbono gli Avversarj miei, che in questa naturale succession di tempo riguardo a una grandissima parte della terra sia nel sistema mio necessariamente molto e molto lunga. Perciocch\u00e8 io truovo presso l&#8217;eruditissimo Gassendo che in America l&#8217;anno 1604, il d\u00ec 24 di Novembre nel Peru, poco lungi dalla citt\u00e0 di Lima, succedette un terremoto, che in un&#8217;ottavo d&#8217;ora rovesci\u00f2 Citt\u00e0, Castella, Ville, Monti, Fiumi, e tutto ci\u00f2 che trovossi per un tratto di 300 leghe lunghesso il mare, e di 70 leghe dentro al Continente. E perciocch\u00e9 le stesse cagioni, che promuovono l&#8217;innalzamento delle terre, porgono per lo pi\u00f9 occasione agli abbassamenti delle medesime: quindi pu\u00f2 ciascheduno comprendere, che, quando siasi concorsa la Volont\u00e0 el Creatore, ha potuto benissimo la Natura nello spazio di poche ore, coll&#8217;uso de&#8217; fuochi sotterranei fare sortir dalle acque moltissimi, e vastissimi tratti di terra; e cos\u00ec fare, anche secondo il mio sistema, che nella terza giornata dopo la creazione si raccogliessero ne&#8217; mari le acque, ed apparisse quella terra, che abitarsi poi dovea dagli Uomini, e da&#8217; bruti.<\/em><\/p>\n<p><em>Se poi vogliono, che quando Iddio stava delle cose la natura delle cose instituendo, lasciasse da parte della natura le leggi (il qual sentimento sembra un po&#8217; troppo forzato), adoperato egli abia la straordinaria sua Onnipotenza, ed in uno o in pochi momenti miracolosamente compiuto abbia ci\u00f2, che naturalmente non pu\u00f2, se non con notabile succession di tempo avvenire: diasi pure con esso loro alla Divina Onnipotenza il dovuto onore: e suppongasi co&#8217; medesimi, che in quel terzo giorno, dalla Sacra Genesi memorato, siasi e discoperta la terra, e radunate siensi nel mare le acque, in istrettezza di quantunque pochi momenti di tempo: ma non si dica perci\u00f2, che &#8216;l sistema da me esposto al Sacro Testo si oppone. Imperciocch\u00e9 se nel sistema mio dimostrasi che gli strati de&#8217; monti furon fatti pi\u00f9 volte; ci\u00f2 non impedisce n\u00e9 toglie che la Divina Onnipotenza gli abbia fatti successivamente in que&#8217; pochi momenti, che trascerre si vogliano di quella terza giornata. Che se a&#8217; Dotti Oppositori piace inferire dal sistema mio, che almeno i monti, su&#8217; quali sono i marini Corpi, non furono in quella terza giornata prodotti, e che perci\u00f2 almeno in questa parte il mio sistema colla Santa Scrittura non si accomoda, la quale ci narra essere stata in quel giorno tutta la terra discoperta. Qui certamente hann&#8217; eglino giusto motivo di guardare, che non sia suo proprio il sentimento che alla Santa Scrittura indossano; volendo inchiudere anche questi particolari monti nel primo scoprimento di quel d\u00ec. Perciocch\u00e9 quel ch&#8217;essi dicono, che tutta la terra rest\u00f2 nel terzo giorno discoperta, nel sacro testo non v&#8217;\u00e8. E per\u00f2 resta a vedere qual pi\u00f9 dalla verit\u00e0 si discosti, o &#8216;l dire che la terra tutta rest\u00f2 nel terzo giorno discoperta, oppur&#8217;il dire che alcune parti della terra furono dopo quel giorno scoperte: acciocch\u00e9 la manifesta ragione conoscer ci faccia, qual sia il sentimento e pi\u00f9 vero, e a sostenere la dignit\u00e0 della Santa Scrittura pi\u00f9 confacente; il che sommamente a cuore star debbe a chi di vero Cattolico fa professione.<\/em><\/p>\n<p><em>Noi sappiamo di certo, che la Nuova isola, comparsa nell&#8217;Arcipelago l&#8217;anno 1707, \u00e8 un pezzo di terra, non nel terzo giorno dopo la creazione, ma nell&#8217;et\u00e0 nostra, discoperta. Noi sappiamo di certo, che altro simile pezzo di terra \u00e8 il Monte Nuovo nato presso Pozzuolo l&#8217;anno 1538. Noi sappiamo di certo, che tanti e tanti strati di terra, e di pietra, che compongono lunghi e larghi tratti di pianure intorno al Vesuvio, ed al Mongibello, sonosi l\u00e0 distesi, ed in seguito discoperti, perch\u00e9 da que&#8217; due monti usciti, parte a memoria nostra, e parte a memoria d&#8217;e nostri Antenati. Dagli Storici antichi, e recenti noi intendiamo, che le isole, Thera, Therasia, Hiera, Delo, Thia, Rhodi, Anaphe, Nea, Alone, Ischia, Procida, ed altre o isole, o penisole insieme co&#8217; suoi monti sono apparse a memoria d&#8217;uomini, e per buona seguenza niuno di questi pezzi di terra si discopr\u00ec nel terzo giorno dopo la Creazione. Quindi ognuno discerne qual pi\u00f9 dalla verit\u00e0 si discosti, o &#8216;l dire che tutta la terra si discopr\u00ec nel terzo mentovato giorno, oppur&#8217; il dire che molte parti di terra sonosi discoperte dopo molta successione di tempo. Che hassi dunque a conchiudere? Si ponga in scranna S. Agostino, e decida egli colla maestrale sua saviezza questo punto, s\u00ec dilicato (Epist. 143, 7). \u00abSi manifestissimae certaeque rationi, velut Scripturarum Sanctarum objicitur auctoritas, non intelligit qui hoc facit, et non Scripturarum illarum sensum, ad quem penetrare non potest, sed suum potius objicit veritati: nec quod in eis, sed quod in se ipso velut pro iis invenit, opponit\u00bb. Noi dunque aderendo alla infallibile verit\u00e0 della Santa Scrittura, ammettiamo nel sistema nostro, e tenghiamo per certo, che una grandissima parte della terra siasi nel Terzo Giorno, dopo la creazione, discoperta. Di quelle parti poi della terra che, o gli occhi nostri o la veridica Storia, o le Fische osservazioni ci dimostrano essersi discoperte dopo lunga successione di tempo, non temiamo di riferirne lo scoprimento a&#8217; tempi anche molto da quel Terzo Giorno lontani: sicuri che quinci l&#8217;Autorit\u00e0 della Santa Scrittura (la quale non dice che tutta la terra siasi in quel Terzo Giorno scoperta) non riceva lesione alcuna: ma sicuri insieme che, non essendo nella Santa Scrittura il sentimento obbiettatoci, questo non rechi verun nocumento al sistema nostro.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed \u00e8 tantpo da lungi, che punto nuoca al sistema nostro il contrappostoci Luogo della Sacra genesi, che, se breve riflessione vi farem sopra, troveremo che da esso per l&#8217;opposto e&#8217; riceve una singolare fermezza. \u00abCongregantur aquae (dice il Sacro Testo) quae sub caelo sunt, in locum unum; et appareat Arida\u00bb. Dalle ultime due voci ognuno si accorge, che innanzi a quel Divino comando, la terra non appariva; e ch&#8217;ella non appariva, perch&#8217;era dalle acque coperta; e quindi si conosce, che l&#8217;essere stata di fatto la erra tutta dalle acque coperta \u00e8 una necessaria conseguenza della Divina Parola. Ma se, confrontando con la reverenza alle Sacre Cose dovuta il Filosofico col Sacro, noi troviamo che la medesima necessaria conseguenza d&#8217;essere stata da principio la terra tutta dall&#8217;acqua coperta, deducesi anche al sistema nostro intorno al nascimento de&#8217; monti, siccome verso il fine del XIII capitolo dimostrato abbiamo: chi non vede che dalla conformit\u00e0 di queste conseguenze riceve il sistema nostro una fermezza tale, che maggiore non pu\u00f2 bramarsi? Chi non vede che la Verit\u00e0 Teologica porge la mano alla Verit\u00e0 Filosofica, e che questa da quella \u00e8 validissimamente rinforzata, e sostenuta? Cessi dunque chichesia, di pi\u00f9 titubare su questo punto. E noi, giacch\u00e9 il sistema nostro per qualche urto d&#8217;obbietti non crolla, a spiegare le circostanze del Principale nostro Fenomeno tostamente avviamoci.<\/em><\/p>\n<p><em>LIBRO SECONDO, CAPITOLO XXIX.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto il Sistema nostro compendiosamente, e con metodo sintetico si espone.<\/em><\/p>\n<p>[Chiudiamo questa scelta antologica riportando per intero l&#8217;ultimo capitolo dell&#8217;opera, in cui l&#8217;Autore riepiloga in maniera sintetica e letterariamente efficace la sua intera teoria sull&#8217;origine dei fossili marini negli strati rocciosi delle montagne; e, pi\u00f9 in generale, sull&#8217;origine delle montagne stesse, delle isole e perfino dei continenti. L&#8217;esposizione \u00e8 sobria e misurata, non vi \u00e8 traccia di polemica contro le posizioni scientifiche diverse dalle sue; n\u00e9 si riscontra quella superbia che, nel creatore di una nuova teoria scientifica, facilmente si accompagna al giusto orgoglio del pioniere. Moro resta sempre fedele a s\u00e9 stesso, misurato e alieno dall&#8217;enfasi, pur nella coscienza di aver aperto una strada sostanzialmente nuova. Questa capacit\u00e0 di sorvegliarsi, anche sul piano letterario, di non andare &#8211; come si suol dire &#8211; sopra le righe, \u00e8 rivelatrice non solo della sua personalit\u00e0 umana, ma anche della sua prospettiva scientifica, che si potrebbe definire rivoluzionaria nel contenuto, ma decisamente moderata nella forma. ]<\/p>\n<p><em>Sciolta fin qui assai chiaramente appare la quistione, che a discuter proposta ci abbiamo. Perciocch\u00e9 l&#8217;analitico metodo usando, e procedendo dalle cognite alle incognite cose, dalle particolari alle general, pervenuti finalmente siamo alla chiara e scientifica notizia, che&#8217; marini Corpi allora veramente su&#8217; monti son&#8217; iti, quando i monti su dal fondo del mare alle moderne stature sue si alzarono. Ma oltre lo scioglimento del per altro aggruppatissimo nodo, un notabile vantaggio in questa ricerca parmi siasi conseguito, siccome pu\u00f2 ciascheduno avvedersene, lo scoprimento d&#8217;un naturalissimo Sistema, che il tenora dalla natura osservato nel disporre le parti, almen vicine alla superficie, del Globo Terraqueo ci mette in veduta. Ma perciocch\u00e9 quasi sempre retrogrado \u00e8 stato il proceder nostro, perch\u00e9 dalle cose de&#8217; tempi nostri fino a quelle, che poco dopo la general Creazione succedettero, ci siamo inoltrati. Lusingomi perci\u00f2 non sia per esser discaro, che qui con metodo sintetico il medesimo Sistema si esponga; mettendo in chiara vista le cose con quell&#8217;ordine, col quale dal principio fino ad oggi succedute sono. Eccolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Cre\u00f2 Iddio da principio tra la serie di tutte le cose anche il globo nostro terraqueo: ed allorch\u00e9 di fresco era questa mondiale macchina dalla Creatrice mano uscita, la terra dappertutto, e intorno intorno era dall&#8217;acqua circondata e coperta. Quest&#8217;acqua allora era tutta dolce, e per quanto altrove s&#8217;\u00e8 osservato, quest&#8217;acqua, dopo la division delle acque dall&#8217;acque succeduta al secondo giorno giusta la Sacra Storia, non avea di profondit\u00e0, se non circa 175 pertiche. La terra in quel tempo era interamente ed eguabilmente rotonda: vale a dire, la terra non avea prominenze, n\u00e9 montuosit\u00e0; ma la sua superficie era affatto piana e ritondata: e questa superficie costava tutta di sasso, la qual \u00e8 quel fondo del mare, che &#8216;l Marsilli chiama essenziale. Quando piacque al Supremo Facitor del tutto, che la terra si discoprisse, cio\u00e8, nel terzo giorno, giusta la Sacra Genesi, accesersi sotterra de&#8217; grandi fuochi; e questi coll&#8217;attivit\u00e0 sua sporsero in fuori qua e l\u00e0 la sassosa superficie della terra, e cominciarono a comparir fuori dell&#8217;acqua molti e vasti monti, che anche in oggi pietrosa la sua superficie ci mostrano. Questi monti o nell&#8217;atto di alzarsi, o dopo alzati, e alcuni anche prima di comparir fuori dell&#8217;acqua, per la violenza e&#8217; sotterranei fuochi scoppiarono, si ruppero e si squarciarono: e in cos\u00ec dirompersi mandaron fuori dalle aperture sue de&#8217; terrestri materiali in gran copia, come terra campestre, sabbia, argilla, sassi altri duri, altri liquefatti, metalli, solfori, sali, bitumi, ed ogni sorta di minerali. Scorsero parte di queste materie a guisa di fiume gi\u00f9 per lo pendio de&#8217; monti nella sottoposta acqua, e parte vi caddero dall&#8217;aria, dove prima erano state dall&#8217;imperituro fuoco scagliate: e allora fu, che i sali ed i bitumi cominciarono a dare all&#8217;acqua il salso e l&#8217;amaro sapore, e che s\u00ec quelle, come le altre materie avvallatesi e distesesi cominciarono a formare un secondo fondo nel mare, che accidentale fu dal Marsilli appellato.<\/em><\/p>\n<p><em>Continuando que&#8217; primi monti a tramandar dalle sue bocche altri materiali; vennero a moltiplicarsi, e uno all&#8217;altro sovrapporsi l\u00e0 nel fondo del mare molti e varj strati, finch\u00e9, massime in vicinanza de&#8217; monti stessi, gli strati avvallati crebbero sopra la superficie dell&#8217;acqua. La qual&#8217;acqua tanto pi\u00f9 acquistava di profondit\u00e0 ovvero di altezza, quanto pi\u00f9 ristringevasi l&#8217;ampiezza della superficie sua a cagione delle terre, che o si alzavano su dal fondo, o vomitate da&#8217; monti, nel mare in buona parte scendevano. Accesisi poi de&#8217; fuochi anche al di sotto di questi strati, cacciarono all&#8217;insuso degli altri monti, i quali tutti sono fatti a strati, e per me Secondarj si appellano: i quali unitamente co&#8217; monti Primarj seguitando a gettar dalle aperture sue nuovi materiali, vennero a formar de&#8217; nuovi strati, che come situati al di sopra degli strati anteriori, cos\u00ec pi\u00f9 di quelli nel mare in lungo si distesero: e siccome alcuni di questi monti nacquero dal di sotto delle onde, cos\u00ec col suo sorgere o formarono delle isole nuove, o si aggiunsero ad altre isole anziane, o al Continente si accoppiarono. Ma su&#8217; monti fino allora nati non si alzarono n\u00e9 Vegetabili, n\u00e9 Animali marini, perch\u00e9 s\u00ec questi, come quelli non erano ancor nati. Fra questo mentre l&#8217;acqua l&#8217;acqua continu\u00f2 a salarsi, e la terra fertile cominci\u00f2 a producer de&#8217; Vegetabili s\u00ec nel mare, come fuori di esso.<\/em><\/p>\n<p><em>Cresciuti che furono i Vegetabili, cominciarono a nascer dalla ferace terra gli Animali: e primi a nascere furono gli Animali marini, che, giusta i Sacri Sponitori, nel quinto giorno dopo la creazione fecero la prima sua comparsa. Questi animali, ebbero sua origine, e fecero sua dimora in gran parte, e per lo pi\u00f9 nella molle terra, nella sabbia, nell&#8217;argilla, e nelle pietre da&#8217; monti vomitate, e di rado lungi da questi luoghi alcuni d&#8217;essi partirono. Imboschita frattanto, e di verzure coperta l&#8217;asciutta terra, prodotti furono da essa finalmente i terrestri animali, il cui primo nascimento seguito fu dalla formazione dell&#8217;uomo, che insieme con quelli moltiplic\u00f2, e fu abitatore di quella prima e antichissima superficie.<\/em><\/p>\n<p><em>Coll&#8217;andare degli anni sbucarono fuori dal seno della terra de&#8217; nuovi monti: e s\u00ec questi, come gli anteriori vomitarono delle nuove materie, che or qua, or l\u00e0 coprirono quell&#8217;antica superficie. E siccome co&#8217; suoi aggiungimenti distesero i confini dell&#8217;asciutta terra, cos\u00ec ristrinsero gli spazj della marina superficie, ma insieme maggiore profondit\u00e0 od altezza acquistar fecero al mare, e diedero forse il compimento alla marina salsezza. Tra questi monti quelli che sursero dalla superficie terrestre ed asciutta, seguitarono a comparir privi di marine produzioni, come gli anziani suoi. Ma quelli, che da quel fondo di mare sbucarono, ch&#8217;era stato di terrestri materie coperto, ed in seguito di marini vegetabili ed animali fecondato, tutti o nelle interne, e nelle esterne sue parti od in queste ed in quelle insieme portaron seco de&#8217; marini producimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Scorrendo poi coll&#8217;ordine solito i fuggevoli anni, s&#8217;inventarono frattanto dagli uomini le arti: e quindi \u00e8, che sopravvenuti essendo agli antichi superficiali strati dell&#8217;antico mondo degli strati di nuove materie da&#8217; monti vomitate, fra gli anteriori e posteriori strati ora si truovano, come fra tante lamine, de&#8217; frammenti di metallo, di marmo, di legno lavorato. E perch\u00e9 da quelle vomitate materie, e dalle nuove isole e penisole successivamente nate si ristrinsero sempre pi\u00f9 della marina superficie i confini: quindi fu, che sempre pi\u00f9 profondo il mare divenne, forse o senza forse col sempre pi\u00f9 alzarsi le lui acque. Quindi anche avviene, che ora in certi profondi luoghi del mare si scernano e fabbriche, e selve dalle marine acque coperte. Quindi pure ne&#8217; passati tempi accadde tal fiata, che sortendo alcuni monti fuor dal seno della terra in quelle parti dell&#8217;asciutta terrena superficie, che prima che lor si stendessero al di sopra gli ultimi vomitati strati, erano dal gi\u00e0 fecondato mare coperte, quindi accadde tal fiata, dico, che questi monti, bench\u00e9 sortiti da una superficie allorch\u00e9 nacquero non bagnata dal mare, pure de&#8217; marini Corpi, tra le loro parti mescolati, all&#8217;insuso portarono. E perch\u00e9 le antiche fertili terre, prima d&#8217;esser da nuovi strati coperte, stettero lunghe pezze di tempo all&#8217;aperta; quind&#8217;\u00e8, che avendo allora prodotti alberi, erbe ed animali, secondo la propria facolt\u00e0 naturale, ora in que&#8217; sotterranei strati scavando si truovano quegli alberi, quell&#8217;erbe, e le ossa di quegli animali, che l\u00e0 in quegli oscuri tempi allignarono, e vissero. E perch\u00e9 molte fiate addivenne, che le terre soppravvenute furono differenti affatto dalle terre seppellite: quindi fu, che le posteriori terre produssero piante ed animali diversi da quelli, che dianzi quelle antiche terre producevano: e quindi accade, che ora scavando fino a que&#8217; profondi strati, l\u00e0 si truovano certe razze d&#8217;alberi, ed ossa di certe razze d&#8217;animali, delle quali presentemente nella superiore abitata superficie nessun&#8217;animale, n\u00e9 albero vive, o alligna. E poich\u00e9 i nuovi strati sopravvennero non tutti, n\u00e9 dappertutto in un tempo, o in una stagione: quindi \u00e8, che ne&#8217; sotterranei strati si truovano delle piante, e delle frutta corrispondenti ad ogni stagione; v. g. spighe d&#8217;orzo immature, spighe di frumento mature, e g\u00e0 dalla falce tagliate, e in fasci legate Ciliegie, Prugnole, Susini, Fighi, Castagne, Noci Avellane, Noci Regie, Noci Moscate, Noci Vomiche, Ghiande di Quercia, Bocciuole di ghiande, Pine, Mandorle, Coni d&#8217;Abete, ecc. E perch\u00e9, non una, ma molte volte col correr de&#8217; secoli accadde un s\u00ec fatto spravvenimento di alcun nuovo a&#8217; vecchi strati: quindi fu che non una, ma molte volte l&#8217;abitata e coltivata supraffaccia della terra or qua, or l\u00e0 fu da nuove sopravvenute materie successivamente coperta: e quinci pur&#8217; accade, che ora nello scavamento de&#8217; pozzi, delle miniere, o d&#8217;altre profondit\u00e0, non un solo, ma parecchi piani s&#8217;incontrano, che manifesti hanno i contrassegni d&#8217;essere stati abitati. E perch\u00e9 in una stessa e insieme vasta superficie diverse furon le terre qua e l\u00e0 vomitate e sparse: quindi \u00e8 che diverse pure sono le piante, che da quelle varie terre nella moderna superficie in oggi produconsi. E ci\u00f2 che delle piante diciamo, pu\u00f2 anche a&#8217; minerali, ed agli animali di varj paesi in una stessa superficie esistenti applicarsi. Ed ecco gi\u00e0 esposto e dispiegato il sistema nostro, per cui chiaro discernesi il modo, in cui il Mondo nostro uscito da principio dalle mani del Creatore in figura egualmente ritonda (non parlasi qui di rotondit\u00e0 matematica) e tutto all&#8217;acqua coperto, a poco a poco nello stato presente montuoso e disuguale, e dall&#8217;acqua in gran parte sgomberato, cambiossi. Il tempo avvenire mostrer\u00e0 forse, che la Natura non \u00e8 gi\u00e0 stanca di operare s\u00ec fatti cambiamenti: e agli uomini de&#8217; secoli futuri, che abiteranno i nuovi strati, che alla presente terrena superficie probabilmente sopravverranno, toccher\u00e0 forse, in iscavando qualche profondit\u00e0 nella terra, trovare i frammenti e rimasugli delle cose o naturali, o fattizie, che ora in questa dal giorno illustrata superficie usiamo; siccome noi scavando alcun luogo profondo troviamo le reliquie di quelle cose, che gli antichi abitatori di que&#8217; piani, che ora stan sotto noi seppelliti, usarono.<\/em><\/p>\n<p><strong>[antologia a cura di Francesco Lamendola]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solitario, isolato, pressato da impegni e incombenze di tutt&#8217;altra natura e, infine, incompreso da molti, che lo accusarono di &quot;empiet\u00e0&quot; ed &quot;ateismo&quot;, l&#8217;abate friulano Anton Lazzaro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30189,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[50],"tags":[187],"class_list":["post-23313","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-scienze","tag-leonardo-da-vinci"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-scienza.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23313","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23313"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23313\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30189"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23313"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23313"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}