{"id":23312,"date":"2015-07-29T11:17:00","date_gmt":"2015-07-29T11:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/anton-lazzaro-moro-il-mistero-duna-carriera-non-realizzata\/"},"modified":"2015-07-29T11:17:00","modified_gmt":"2015-07-29T11:17:00","slug":"anton-lazzaro-moro-il-mistero-duna-carriera-non-realizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/anton-lazzaro-moro-il-mistero-duna-carriera-non-realizzata\/","title":{"rendered":"Anton Lazzaro Moro, il mistero d\u2019una carriera non realizzata"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna, nella vita e nella carriera di Anton Lazzaro Moro &#8211; intendiamo sia la carriera accademica, sia quella ecclesiastica -, uno dei maggiori naturalisti italiani ed europei della prima met\u00e0 del XVIII secolo, tanto \u00e8 vero che il suo nome \u00e8 ancora oggi pochissimo conosciuto, tranne che da una ristretta cerchia di persone, perlopi\u00f9 residenti nel suo paese d&#8217;origine, San Vito al Tagliamento, e nella regione ove trascorse quasi tutta la sua esistenza, il Friuli.<\/p>\n<p>Poche vie portano oggi il suo nome, fra le quali uno dei vecchi borghi di Udine, nella zona nord-occidentale della citt\u00e0, da Piazzale Diacono a Via Mantica, un tempo noto, in verit\u00e0, come Borgo San Lazzaro: e perfino moltissimi udinesi credevano, e continuano a credere, che il nome si riferisca a un non meglio precisato santo che porta quel nome (in verit\u00e0, esistono tre personaggi cos\u00ec denominati, e che la Chiesa cattolica considera santi: Lazzaro di Betania, quello resuscitato da Cristo; Lazzaro, il povero lebbroso, ricordato da Ges\u00f9 nella parabola insieme al ricco Epulone; e infine un monaco di Costantinopoli, vissuto fra VIII e IX secolo) e non al valente studioso, naturalista, musicologo ed educatore, staremmo per dire pedagogista, nato il 16 marzo 1687 e morto, nella sua cittadina natale, il 3 aprile 1764.<\/p>\n<p>Come studioso di paleontologia e autore di una originale &#8211; e sostanzialmente esatta &#8211; teoria sulla formazione dei fossili marini nelle rocce della catena alpina e di altre catene montuose, il suo nome \u00e8 oggi quasi sconosciuto al grande pubblico, bench\u00e9 non lo fosse ai massimi geologi europei, cosa che si pu\u00f2, almeno in parte, capire, tenendo conto che egli visse sempre in una regione italiana che allora era considerata periferica, relativamente lontana dai grandi centri culturali e dalle maggiori universit\u00e0 &#8212; quella di Padova e quella di Venezia, senza mai potersi confrontare direttamente &#8212; ma solo per via epistolare &#8212; con i maggiori scienziati del tempo, e senza essere mai stato seriamente candidato (ma \u00e8 una storia che tante volte si \u00e8 ripetuta e si ripete, nell&#8217;Italia delle raccomandazioni e delle consorterie) a una cattedra universitaria, posizione che avrebbe comportato il riconoscimento dei suoi meriti e quella notoriet\u00e0, anche internazionale, che gli spettava.<\/p>\n<p>Egli fu un personaggio solitario, sostanzialmente un isolato, pressato da impegni e incombenze di tutt&#8217;altra natura che la ricerca scientifica, e, infine, risult\u00f2 incompreso da molti, i quali lo accusarono di &quot;empiet\u00e0&quot; ed &quot;ateismo&quot;: e tuttavia Anton Lazzaro Moro aveva formulato, in completa autonomia, una teoria sull&#8217;origine dei fossili marini che contiene folgoranti anticipazioni di quella che \u00e8 la moderna paleontologia.<\/p>\n<p>La sua opera voluminosa, \u00abDe&#8217; crostacei ed altri marini corpi che si truovano su&#8217; monti\u00bb, bench\u00e9 tradotta in tedesco e in francese qualche anno dopo, non ebbe quella rinomanza che avrebbe ampiamente meritato, anche se probabilmente fu letta &#8211; o, almeno, ne furono letti estratti e recensioni &#8211; dai grandi naturalisti, specialmente inglesi e francesi, del secolo XVIII, da Georges-Louis Buffon a James Hutton, i padri delle moderne scienze della Terra. Ferveva allora la vivace polemica fra \u00abnettunisti\u00bb e \u00abplutonisti\u00bb che, dal terreno specifico della disputa sulla misteriosa origine dei fossili marini, implicava la concezione generale del passato geologico del Pianeta e, per certi versi, riproponeva motivi del conflitto &#8216;galileiano&#8217; tra scienza e fede, in quanto poneva l&#8217;ineludibile confronto con il racconto biblico della creazione.<\/p>\n<p>Moro fu un plutonista convinto e, al tempo stesso, uno strenuo difensore della separazione tra metodo scientifico e Rivelazione; quanto al metodo scientifico, sostenne l&#8217;importanza dell&#8217;osservazione dei fatti concreti e la superiorit\u00e0 di essa sul procedimento puramente logico-deduttivo. Per questo vide nell&#8217;emersione dal mare dell&#8217;Isola Nuova, nell&#8217;arcipelago delle Cicladi, avvenuta nel 1707, il fatto che avrebbe rivoluzionato le antiche concezioni sulla storia naturale della Terra. E, tuttavia, egli ebbe l&#8217;ardimento speculativo di far leva su quel solo fatto, e su pochi altri tramandato fin dall&#8217;antichit\u00e0 (relativi alle eruzioni dell&#8217;Etna e del Vesuvio) di concepire una teoria modernissima della scienza geologica, che metteva radicalmente in discussione molte &quot;verit\u00e0&quot; acriticamente accettate e molte apparenti evidenze della natura.<\/p>\n<p>Don Giuseppe Marchettii, un valente storico delle cose friulane anch&#8217;egli non adeguatamente conosciuto, ne ha tracciato un ritratto attendibile, e nondimeno, in un certo senso, pieno di lacune e di sottintesi, che stimola la curiosit\u00e0 del lettore moderno, senza appagarla interamente, non per colpa dell&#8217;autore, ma perch\u00e9 effettivamente, nella vita di questo prete-scienziato del Setteento, vi \u00e8 qualcosa di non del tutto chiaro, qualcosa di non detto dai suoi contemporanei, che irrita un poco e lascia perplessi (da: G. Marchetti, \u00abIl Friuli. Uomini e tempi<em>,<\/em> Udine\u00bb, Del Bianco Editore, 1974 (2 voll.), vol. 1, pp. 478-485:<\/p>\n<p>\u00abIn altri tempi, non ancora molto lontani, la figura di Anton Lazzaro Moro avrebbe potuto presentarsi come quella di un mezzo-martire di un quasi-libero pensiero. La sua vita, piuttosto agitata e travagliata, fu tale anche, e forse soprattutto, perch\u00e9 nel suo ambiente certi suoi atteggiamenti parvero troppo audaci contro una tradizione paesana di sorda e malevola ortodossia: episodio, questo, piuttosto singolare in una regione come il Friuli, che veramente non annovera, tra i suoi pregi o i suoi difetti, l&#8217;audacia. [&#8230;] Ordinato sacerdote intorno al 1710, rest\u00f2 per qualche tempo nel paese natio, attendendo a compiere la sua istruzione ed, in qualche misura, al ministero. Grazie alla buona conoscenza che aveva della lingua francese, gli fu presto affidata la direzione spirituale di una casa delle religiose di S. Francesco di Sales che vennero allora dalla Francia a stabilirsi in San Vito. Ma dopo qualche anno mons. Antonio dei conti di Polcenigo, vescovo di Feltre, lo chiam\u00f2 ad insegnare lettere e poi filosofia nel suo seminario ed infine gli affid\u00f2 la direzione dell&#8217;istituto stesso. Pare che, in tale qualit\u00e0, l&#8217;abate Moro abbia introdotto parecchie riforme nell&#8217;ordine e nel metodo degli studi, sostenuto in ci\u00f2 pienamente dal suo vescovo, ma forse non approvato dal clero locale. Infatti alla morte del Polcenigo, avvenuta nel 1724, il Moro dovette ritornare a San Vito e manifest\u00f2 il proposito di dedicarsi alla predicazione. Le insistenze del vescovo di Concordia, nella cui giurisdizione egli era rientrato, per fargli accettare la direzione della cappella musicale nella cattedrale di Portogruaro, poterono nascere, oltrech\u00e9 dalla conoscenza e dalla passione del Moro per la musica, anche dal desiderio del vescovo stesso di legarlo ad un compito, dove avesse minore campo di suscitare scalpore o discussioni. Il Moro accett\u00f2, ma forse non cap\u00ec o non si adatt\u00f2: essendosi ormai appassionato all&#8217;educazione dei giovani, apr\u00ec una specie di scuola primaria nel palazzo ora scomparso degli Sbroiavacca, dedicando all&#8217;insegnamento il non poco tempo che il suo ufficio gli lasciava libero. I biografi dicono ch&#8217;egli lasci\u00f2 nell&#8217;archivio musicale della concattedrale qualche saggio di sue composizioni sacre, ma non precisano per quale ragione, dopo qualche anno, egli abbia chiuso quella scuola e sia ritornato a San Vito. Quivi, a tutte sue spese, inaugur\u00f2 per i ragazzi pi\u00f9 grandicelli una specie di scuola-convitto che, condotta da buoni maestri, per parecchi anni fior\u00ec e fu frequentata con molto profitto educativo e culturali da numerosi giovani di nobili famiglie friulane e forestiere. Ma poi il Moro fu costretto a chiuderla. Ostilit\u00e0 sotterranee, molestie oscure, male arti di avversari, sulle quali si trovano concordi allusioni ma nessuna specificazione nelle notizie della sua vita, lo costrinsero a questo passo, che dovette riuscirgli particolarmente acerbo. Il significativo riserbo da parte dei biografi, che del resto rendono aperta ed ampia testimonianza della competenza, della solerzia e dell&#8217;integrit\u00e0 morale del Moro, fa pensare che anche questo episodio sia da ricollegarsi con i precedenti. Il Comune di Corbolone, giuspatrono dell&#8217;omonima pieve, che per\u00f2 era soggetta alla diocesi di Udine, invit\u00f2 allora il Moro ad assumere la cura spirituale di quel luogo. Vi dur\u00f2 alcuni anni, adempiendo con zelo i suoi uffici, come risulta anche dai molti scritti di carattere pastorale che lasci\u00f2 inediti. Ma poi, un po&#8217; per la salute ormai cagionevole, un po&#8217; per le avversioni che non cessavano dal disturbarlo, vi rinunci\u00f2. Il vescovo di Pola, mons. Balbi, gli propose di assumere l&#8217;educazione e l&#8217;istruzione di tre suoi nipoti; ed egli accolse anche questo invito, mutando cos\u00ec per la quarta volta diocesi di residenza. Ma a Pola resse appena qualche mese, dopodich\u00e9, accusando insofferenza per l&#8217;aria marina, ritorn\u00f2 a San Vito e trascorse gli ultimi anni nell&#8217;abbandono e nell&#8217;indigenza. Mor\u00ec il 15 aprile 1764 di \u00abidropisia secca\u00bb (arteriosclerosi?), mentre ancora sognava di poter riaprire il suo convitto.<\/p>\n<p>La ragione prima della fama che il Moro godette (pi\u00f9 fuori d&#8217;Italia che in Italia) ed anche delle contrariet\u00e0 ch&#8217;egli dovette subire nella sua vita, va ricercata anzitutto nella posizione ch&#8217;egli prese, nel campo della scienza, con il suo trattato in due libri &quot;De&#8217; Crostacei e degli altri marini corpi che si truovano su&#8217; monti&quot;, pubblicato in nitida edizione da Stefano Monti a Venezia nel 1740. Il titolo modesto (ed oggi un po&#8217; strano) di questo libro non deve trarre in inganno sulla sua portata: si tratta infatti di un largo studio sui fossili in generale e sulla loro formazione, con la presentazione di tesi del tutto nuove circa la genesi delle attuali forme della superficie terrestre. [&#8230;] Anton Lazzaro Moro, prendendo le mosse dalla recente comparsa (1706) di un isolotto vulcanico ricco di crostacei fossili nell&#8217;arcipelago greco, presso Santorini, dalla formazione del vulcano di Montenuovo Pozzuoli, avvenuta nel 1538, e da altri consimili fenomeni verificatisi in tempi storici, propose la tesi che l&#8217;emersione d tutte le montagne sia avvenuta sotto la spinta di forze endogene esplicatesi attraverso vulcani. [&#8230;] Oltre al torto &#8211; perdonabile a quei tempi &#8211; di generalizzare eccessivamente la portata della sua intuizione, Moro ebbe l&#8217;altro &#8211; allora pi\u00f9 grave &#8211; di dedicare tutto il primo libro, cio\u00e8 met\u00e0 del trattato, alla confutazione delle ipotesi diluviali del Burnet e del Woodward. Con ci\u00f2 egli, pur non negando il fatto del Diluvio biblico, assumeva un atteggiamento che pot\u00e9 sembrare sospetto, proprio in quel momento in cui Voltaire e gl&#8217;illuministi in genere andavano diffondendo il loro scetticismo antibiblico. Non risulta che alcuna autorit\u00e0 ecclesiastica si sia mai pronunciata apertamente contro le idee del Moro: n\u00e9 avrebbe potuto farlo, giacch\u00e9 egli non esprimeva il minimo dubbio o dissenso su questioni di fede e si limitava ad affermare che la spiegazione dei fenomeni naturali va ricercata nelle leggi della Natura. Ma gi\u00e0 una sua dissertazione in forma di lettera sull&#8217;origine dei crostacei fossili, pubblicata nel 1736, aveva dato luogo ad uno scambio di repliche polemiche tra lui ed il medico Pujati; e la comparsa dell&#8217;opera definitiva dest\u00f2 un vespaio di discussioni, che indussero il Moro a difendere la sua tesi con successive insistenze.\u00bb<\/p>\n<p>Secondo il Marchetti, dunque, \u00e8 probabile che la maggior parte delle difficolt\u00e0 e delle incomprensioni, che amareggiarono la vita di Anton Lazzaro Moro e che bloccarono, di fatto, la sua carriera, sia riconducibile a un tipico contrasto &quot;galileiano&quot; tra scienza e fede, nel senso che alcuni zelanti difensori di una visione integralmente religiosa del sapere cedettero di scorgere, nelle sue tesi geologiche, un attentato alla lettura tradizionale della Bibbia.<\/p>\n<p>A questo bisogna aggiungere una certa imprudenza, o, forse, una certa tendenza alla sfida, da parte del Nostro, non solo in ambito scientifico, ma anche in quello pedagogico: la sua grande passione educativa, che, come si \u00e8 visto, non lo abbandon\u00f2 fino agli ultimi giorni di vita, quando tutti i suoi esperimenti di scuole e convitto si erano chiusi con un sostanziale insuccesso, si accompagn\u00f2 all&#8217;introduzione di metodi educativi nuovi, dei quali poco sappiamo, ma che gli attirarono, anche qui,m le critiche degli ambienti pi\u00f9 conservatori. A rendere ancor pi\u00f9 debole la sua posizione contribu\u00ec il fatto di aver dato alle stampe un libretto, \u00abElementi di grammatica latina secondo il nuovo metodo di Portoreale\u00bb, che incautamente, forse solo per ingenuit\u00e0, tirando in ballo il notissimo centro giansenista di Port-Royal, pareva fatto apposto per rinfocolare sospetti e dicerie malevole nei suoi confronti.<\/p>\n<p>E non basta. Sappiamo che, dopo aver stampato (veramente prodigioso quel suo ingegno cos\u00ec multiforme!) una proposta di \u00abRiforma del Breviario Romano\u00bb, ebbe il candore, o l&#8217;impudenza, di mandarne una copia in dono al pontefice Benedetto XIV (1740-58), cui non piace affatto, anche se non gliene derivarono immediate conseguenze negative: ma \u00e8 lecito pensare che tale proposta avesse un sentore eccessivamente &quot;progressista&quot; e che essa abbia contribuito a creare verso il suo Autore, in alto loco, un giudizio sfavorevole, che pot\u00e9 contribuire all&#8217;arresto della sua carriera. Sta di fatto che quando il vescovo di Concordia pens\u00f2 di nominarlo direttore del seminario della sua diocesi (lo era gi\u00e0 stato in quella di Feltre), la cosa si aren\u00f2 misteriosamente.<\/p>\n<p>Scrive Bruno Fabio Pighin nella sua dotta e voluminosa monografia, pubblicata nella ricorrenza dei tre secoli della istituzione del seminario della diocesi concordiense \u00abIl Seminario di Concordia-Pordenone\u00bb (Pordenone, Seminario Diocesano, 2004, pp. 105-7):<\/p>\n<p>\u00abAltro interesse del Vescovo per il Seminario [stiamo parlando di mons. Alvise Maria Gabrieli, che fu vescovo di Concordia dal 1761 al 1779] \u00e8 documentato dalla gi\u00e0 citata istituzione dell&#8217;insegnamento del diritto canonico, tenuto per lunghi anni dal noto giurista nostro conterraneo Giovanni Politi, e dall&#8217;introduzione della cattedra di dogmatica, avvenuta nel 1772 come fu propenso a ritenere il Roder (Roder, G., &quot;Sull&#8217;origine, progresso e stato presente del Seminario Vescovile di Concordia in Portogruaro. Memoria letta ecc.&quot;, San Vito al Tagliamento, 1846). Inoltre, il Gabrieli avvi\u00f2 opportuni contatti per nominare rettore del Seminario Anton Lazzaro Moro, originario di San Vito al Tagliamento e allora parroco di Corbolone, divenuto celebre come studioso di scienze naturali soprattutto per la sua opera &quot;Dei crostacei&quot;. L&#8217;operazione tuttavia non and\u00f2 a buon fine, probabilmente per i problemi economici sollevati dal Moro durante la procedura avviata per assegnargli detto ufficio (Degani, E., &quot;La Diocesi di Concordia&quot;, II ediz. A cura di G. Vale, Udine,1924, p. 174).\u00bb<\/p>\n<p>Anton Lazzaro Moro fu, dunque, se non un perseguitato, quanto meno un personaggio osteggiato e ostacolato deliberatamente, a causa delle sue opinioni ritenute, a torto o a ragione, non del tutto ortodosse, da ambienti particolarmente sospettosi e retrivi della Chiesa cattolica e della stessa cultura laica del suo tempo? A sdrammatizzare una simile prospettiva si potrebbe osservare che, in verit\u00e0, l&#8217;isolamento e la soluti dine del Moro, che certamente furono un dato reale della sua vita e del suo percorso culturale e professionale, fu lo stesso, o molto simile, a quello che vissero e subirono altri personaggi illustri della sua terra, tagliati fuori dai centri pi\u00f9 vivi della cultura e, per giunta, operanti in uno Stato, come la Repubblica di Venezia, che, nel XVIII secolo, era avviato ormai decisamente al declino non solo sul versante economico e politico, ma anche su quello culturale, essendosi ormai spostati altrove i pi\u00f9 fervidi centri intellettuali italiani, a Milano e a Napoli. Il Friuli, dunque, era una terra marginale in uno Stato marginale, che, nel quadro dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa settecentesca, appariva sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nel tenere il passo con le correnti pi\u00f9 vive del sapere. Pier Gaspardo, nel suo saggio \u00abSettecento letterario. La provincia tra innovatori e conservazione\u00bb, ha cos\u00ec ricostruito quel particolare contesto storico-geografico (in: Giovan Battista Pomo, \u00abComentari urbani (1728-91)\u00bb, Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, 1990, p. 466):<\/p>\n<p>\u00abNel contempo il mondo culturale del Settecento conobbe una particolare ricchezza in uomini nati nella periferia e vissuti in una sorta di difficolt\u00e0 di dialogo e in pratica in un profondo isolamento rispetto alla societ\u00e0 che avrebbe dovuto essere loro pi\u00f9 vicina. Anton Lazzaro Morto (1687-1764), insegnante e scienziato innovatore, era nato a San Vito, aveva studiato a Portogruaro e operato nella provincia. Cos\u00ec Enrico d&#8217;Altan (1653-1738) storico di famiglia e l&#8217;altro matematico e storico sanvitese Gerolamo da Renaldis (1724-1803), o l&#8217;inventore maniaghese Lorenzo Selva (1715-1800) autore del binocolo. In genere finirono per essere pi\u00f9 conosciuti fuori dai confini della Patria.\u00bb<\/p>\n<p>Ed ecco come lo stesso Moro definiva la sua condizione: \u00abQuesto estremo canton d&#8217;Italia, dov&#8217;io dimoro\u00bb, scriveva in una lettera privata, da San Vito, nel 1739; e, verso la fine della sua vita, nel 1762, riteneva di aver \u00abdato a vedere cosa possa fare un pover&#8217;uomo destituito di averi e protezioni, e sempre bersagliato da&#8217; malignanti\u00bb (dal \u00abCarteggio (1735-64)\u00bb, a cura di M. Baldini et al., Firenze, 1993, pp. 30, 163). Un atteggiamento vittimistico, quasi la confessione d&#8217;una mania di persecuzione? Niente affatto. Le incomprensioni vi furono davvero, come i maneggi ai suoi danni. In un tempo e in un luogo diversi, un uomo del suo sapere e del suo valore, versato nelle discipline pi\u00f9 disparate &#8211; dalla fisica alla matematica, dal latino al francese, dalle scienze naturali alla filosofia, per non parlare della musica, sua grande passione, e della pedagogia &#8211; avrebbe potuto aspirare legittimamente a ben altri riconoscimenti e a ben altra carriera. Ma \u00e8 una storia vecchia, purtroppo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna, nella vita e nella carriera di Anton Lazzaro Moro &#8211; intendiamo sia la carriera accademica, sia quella ecclesiastica -, uno dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30189,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[50],"tags":[92],"class_list":["post-23312","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-scienze","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-scienza.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23312","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23312"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23312\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30189"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23312"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23312"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23312"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}