{"id":23309,"date":"2012-06-26T06:49:00","date_gmt":"2012-06-26T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/26\/nellantisemitismo-nazista-ce-anche-la-paura-di-un-progresso-spietato-e-anti-umano\/"},"modified":"2012-06-26T06:49:00","modified_gmt":"2012-06-26T06:49:00","slug":"nellantisemitismo-nazista-ce-anche-la-paura-di-un-progresso-spietato-e-anti-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/26\/nellantisemitismo-nazista-ce-anche-la-paura-di-un-progresso-spietato-e-anti-umano\/","title":{"rendered":"Nell\u2019antisemitismo nazista c\u2019\u00e8 anche la paura di un \u201cprogresso\u201d spietato e anti-umano"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;idea illuminista del progresso illimitato pu\u00f2 piacere o non piacere, ma \u00e8 certo che segna una cesura, una svolta nel cammino della cultura europea.<\/p>\n<p>Con essa, i &quot;philosophes&quot; creano qualche cosa di nuovo e di inaudito: affermando la continua perfettibilit\u00e0 dell&#8217;uomo e dichiarando guerra alla natura per sottometterla al suo volere, essi creano, esplicitamente o implicitamente, le premesse non solo per la defenestrazione di Dio, ma anche per l&#8217;auto-deificazione dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo illuminista, grazie alla ragione, \u00e8 il signore del mondo; come per la Bibbia, la natura \u00e8 ai suoi piedi, affinch\u00e9 egli vi eserciti tutto il suo potere; ma, a differenza del cristianesimo, egli non \u00e8 il depositario di un tale potere perch\u00e9 lo ha ricevuto da Dio, ma perch\u00e9 la ragione lo rende autonomo e lo emancipa dagli istinti, cio\u00e8 dalla natura medesima. In altre parole, tutto dipende da lui ed egli non dipende da nessuno, non riconosce nessuno al di sopra di s\u00e9, non ammette limiti alla sfera del proprio potere: tutti gi enti dipendono dal suo buon volere, egli li manipola a piacere, per la propria utilit\u00e0 e per la propria convenienza; non deve rendere conto a nessuno di quello che fa e bolla come regresso e come superstizione qualunque obiezione alla sua onnipotenza.<\/p>\n<p>Un effetto accessorio di questa impostazione &#8211; che era gi\u00e0 presente, in embrione, nei maggiori esponenti della cosiddetta rivoluzione scientifica del XVII secolo, Francis Bacon e Cartesio in primis &#8211; \u00e8 l&#8217;idea che il vero, anzi, l&#8217;unico sapere \u00e8 quello scientifico; che il sapere scientifico \u00e8 quello logico-matematico, contrapposto al sapere umanistico; che lo scienziato \u00e8 il vero &quot;savant&quot;, il vero sapiente; che quanto \u00e8 vero per la scienza razionalista e quantitativa \u00e8 vero in assoluto, senza residui; e che ogni aumento di quel genere di sapere corrisponde a un aumento del progresso, del benessere, della felicit\u00e0 del genere umano.<\/p>\n<p>Si assiste, di conseguenza, a una progressiva intellettualizzazione della mentalit\u00e0 europea; e a ci\u00f2 danno un generoso contributo le idee di Lutero e di Calvino sulla libera lettura ed interpretazione delle Sacre Scritture: ogni fedele \u00e8 in grado di leggere e capire la Bibbia da solo, cos\u00ec come &#8211; dice Comenio &#8211; ogni studente pu\u00f2 essere istruito su tutto, indipendentemente dall&#8217;et\u00e0, e sia pure per gradi; la tradizione non basta pi\u00f9, n\u00e9 quella aristotelica in ambito scientifico, n\u00e9 quella ecclesiastica in ambito religioso. In fondo, \u00e8 l&#8217;estensione e l&#8217;assolutizzazione completa, conseguente e intransigente, del metodo scientifico sperimentale e induttivo.<\/p>\n<p>A partire dal principio dell&#8217;autonomia e della eccellenza della ragione umana, si definisce, nel corso di alcune generazioni, un nuovo concetto del giusto e dell&#8217;ingiusto: giusto \u00e8 il massimo del sapere (un sapere sempre pi\u00f9 laicizzato, sempre pi\u00f9 razionale, sempre pi\u00f9 progressista) per il massimo numero di persone; concetto che trover\u00e0 poi, col trionfo dei regimi liberali, la sua espressione giuridica nell&#8217;esclusione del diritto di voto per quanti non sanno leggere e scrivere &#8211; cio\u00e8, guarda caso, per una percentuale quasi ovunque maggioritaria della popolazione europea.<\/p>\n<p>La figura del &quot;philosophe&quot; incarna perfettamente questo nuovo tipo umano: colui che sa e che sa di sapere (o che crede di sapere); e che, dall&#8217;alto del proprio sapere, non solo si propone di portare il benessere e la felicit\u00e0 al &quot;popolo&quot;, ma si ritiene anche autorizzato ad esercitare il massimo rigore nei confronti di ogni eventuale resistenza alla marcia del progresso, a cominciare da quegli strati della popolazione &#8211; i contadini prima di tutti &#8211; i quali, abbrutiti dalla loro barbarica ignoranza (unica forma di sapere ammesso: il sapere codificato dalle classi egemoni, con conseguente svalutazione e negazione di ogni forma di sapere popolare), vengono sin troppo facilmente strumentalizzati dalla reazione feudale e clericale.<\/p>\n<p>All&#8217;idea illuminista che solo l&#8217;intellettuale &quot;progressivo&quot; \u00e8 depositario del vero sapere si aggiunge poi l&#8217;idea romantica che l&#8217;intellettuale \u00e8, per definizione, un puro in lotta contro un mondo di bruti; di qui alla creazione del superuomo non c&#8217;\u00e8 che un passo e Nietzsche, figlio del tardo Romanticismo, che venera Voltaire e la filosofia dei lumi, lo compir\u00e0 d&#8217;un balzo, assemblando il peggio delle due tradizioni, l&#8217;illuminista e la romantica: l&#8217;arroganza intellettuale della prima e il titanismo melodrammatico della seconda. Come dire: Voltaire pi\u00f9 Wagner, \u00ab\u00e9crasez l&#8217;inf\u00e2me\u00bb pi\u00f9 Bayreuth, la risatina ironica di La Mettrie col suo uomo-macchin pi\u00f9 la \u00abCavalcata delle Valchirie\u00bb: difficile immaginare un pi\u00f9 denso concentrato di kitsch.<\/p>\n<p>Eppure, proprio a partire da quegli anni una nuova diga si rompe e le pretese avanguardie dilagano, facendo a gara per \u00ab\u00e9pater le bourgeois\u00bb, sempre pi\u00f9 intellettuali, sempre pi\u00f9 cerebrali, sempre pi\u00f9 stravaganti e sempre pi\u00f9 irridenti e provocatorie verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 tradizione: fino all&#8217;esibizione di pisciatoi come opere d&#8217;arte; fino al teatro della crudelt\u00e0, dello sberleffo e dell&#8217;assurdo; fino alla suprema ostentazione dell&#8217;osceno, del sadico, del ripugnante, beninteso non come corteggiamento dei pi\u00f9 bassi istinti del pubblico, ma come sacrosanta, indignata denuncia dei vizi della societ\u00e0 costituita. Ed ecco che l&#8217;uomo con gli occhiali, lo studente universitario, lo scienziato chiuso nel suo laboratorio e il poeta &quot;maledetto&quot; che sfida le regole, l&#8217;ordine e il decoro (curiosa alleanza, nel caso delle ultime due figure d&#8217;intellettuali) si auto-promuovono non solo al ruolo di coscienza critica della societ\u00e0 &#8211; anche se, spesso e volentieri, mangiano nella greppia dei poteri stabiliti -, ma anche a quello di solitari custodi dell&#8217;autentico sapere, in un mondo di pecore e di filistei che li criticano solo perch\u00e9 non li capiscono o perch\u00e9 sono invidiosi della loro audacia.<\/p>\n<p>L&#8217;intellettuale progressista non fa eccezione, al contrario: imbottito delle teorie marxiste, egli sa di sapere quel che gli altri non sanno, e si auto-promuove al rango di condottiero degli oppressi, che sa meglio di loro quel che ci vuole per ristabilire la giustizia nel mondo e che punta alla dittatura per riuscirvi, strappando le erbacce che ostacolano il progresso; dittatura benefica e necessaria che, poi, si estinguer\u00e0 da se stessa, e lo stato insieme a lei, quando il socialismo avr\u00e0 trionfato e l&#8217;ultimo nemico sar\u00e0 stato abbattuto.<\/p>\n<p>La poesia, l&#8217;arte, la scienza e la filosofia del XX secolo hanno questo di caratteristico: che non si rivolgono al &quot;popolo&quot;, se non, eventualmente, con sussiego e degnazione; non si preoccupano di essere comprese dalla maggioranza dei cittadini; vanno ciascuna per la sua strada senza dover dare spiegazioni a nessuno, si spingono deliberatamente oltre la capacit\u00e0 di comprensione della persona media; e tuttavia sostengono che la loro marcia \u00e8 necessaria per migliorare il mondo, per portare la felicit\u00e0 agli uomini e per realizzare una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 felice. Gli intellettuali, e loro soltanto, sanno cosa sia bene e cosa sia male; non riconoscono alcun limite alla loro marcia trionfale, non riconoscono alcuna tradizione, non accettano alcuna mediazione, alcun dialogo con ci\u00f2 che, secondo loro, rappresenta il &quot;passato&quot;: danno per scontato che il nuovo sia meglio dell&#8217;antico e che, per esempio, distruggere un vecchio quartiere abitativo per realizzare un simbolo del &quot;progresso&quot; come la Tour Eiffel sia giusto, lecito e necessario.<\/p>\n<p>Dopo la prima guerra mondiale, nel clima esasperato dalla crisi economica, specialmente nei Paesi sconfitti, si verifica una reazione contro le avanguardie e, per estensione, contro le intellighenzie: per la prima volta l&#8217;intellettuale, specialmente se portatore di una visione culturale ed estetica eterodossa, non gode pi\u00f9 dell&#8217;ammirazione incondizionata della societ\u00e0: \u00e8 un dio che ha fallito, che aveva promesso la rigenerazione dell&#8217;umanit\u00e0 attraverso il progresso e che, quasi ovunque, ha approvato ed esaltato il bagno di sangue del 1914, assicurando che sarebbe stato breve e vittorioso: invece \u00e8 durato pi\u00f9 di quattro anni e ha inferto un colpo mortale all&#8217;Europa, non solo sul piano materiale, ma anche su quello spirituale.<\/p>\n<p>Di solito si presentano il Dadaismo e il Surrealismo come espressioni di una reazione morale contro la prima guerra mondiale; ma pu\u00f2 darsi che molti Europei li abbiano interpretati, invece, come uno sberleffo contro qualcosa di estremamente serio, uno sberleffo che offendeva i sentimenti tanto di coloro che avevano creduto nella guerra, quanto di coloro che l&#8217;avevano avversata.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, molti intellettuali hanno salutato l&#8217;Ottobre del 1917 come l&#8217;inizio di una liberazione mondiale e hanno eletto l&#8217;Unione Sovietica a loro patria ideale, con Lenin e, poi, Stalin, nelle vesti di profeti infallibili della nuova religione d salvezza, che \u00e8, sotto mentite spoglie, sostanzialmente la stessa di prima: la religione del progresso illimitato, da imporre con le buone o con le cattive, se necessario anche mediante lo sterminio di intere classi sociali, cominciando dall&#8217;aristocrazia e dalla borghesia urbana e proseguendo con i contadini benestanti.<\/p>\n<p>Tanto nel campo borghese-capitalista, quanto in quello bolscevico, gli Ebrei erano assai attivi e numerosi. Erano presenti nelle maggiori banche d&#8217;Europa e degli Stati Uniti, ma anche nei quadri dirigenti dell&#8217;Unione Sovietica: Rotschild e Trotzkij apparivano come le due face di una stessa cosa, di uno stessa presenza, di uno stesso potere. Cos\u00ec come, durante la belle \u00e9poque, la figura dello studente ebreo o della studentessa ebrea si era fatta notare in tutto il mondo, partecipando ai movimenti culturali emergenti e pi\u00f9 controversi, come la psicanalisi (con Lou Salom\u00e9 o Sabina Spielrein), durante e dopo la prima guerra mondiale diventa estremamente caratteristica la figura dell&#8217;agente rivoluzionario ebreo. Dal ricchissimo finanziere Parvus che, agendo dietro le quinte, organizza e sovvenziona il rientro di Lenin in Russia, al giornalista Karl Radek il quale, dopo aver accompagnato Lenin sul &quot;vagone piombato&quot; che lo riporta dalla Svizzera a Pietrogrado, si fa propagandista internazionale della causa bolscevica: l&#8217;opinione pubblica mondiale si abitua ad associare l&#8217;ebraismo con tutto ci\u00f2 che \u00e8 intellettuale, d&#8217;avanguardia, cosmopolita, avverso alla tradizione e all&#8217;ordine esistente, pi\u00f9 o meno contestatore e rivoluzionario.<\/p>\n<p>Gustav Mahler nella musica, Franz Kafka nella letteratura, Albert Einstein nella fisica, Sigmund Freud nella psicanalisi, Oskar Kokoscha nella pittura (ma un elenco competo sarebbe interminabile) si mettono in vista in maniera tale che diventa impossibile separare l&#8217;idea della ebraicit\u00e0 da quella dell&#8217;intellettualit\u00e0; una intellettualit\u00e0 che, specialmente dopo il 1918, viene percepita, e in molti casi \u00e8 davvero, fortemente polemica nei confronti delle norme e dei valori stabiliti, graffiante, apertamente o potenzialmente dissolvitrice. In alcuni casi questi intellettuali proclamano essi stessi di voler distruggere la vecchia societ\u00e0 e la vecchia cultura e di volerne creare di nuove, in pratica ripartendo da zero.<\/p>\n<p>L&#8217;Espressionismo \u00e8 una delle forme pittoriche che con maggiore violenza hanno irriso, aggredito e mostruosamente deformato l&#8217;immagine della realt\u00e0 &quot;borghese&quot;; nei quadri di Otto Dix, per esempio, esponente della corrente della Nuova Oggettivit\u00e0, la figura umana, e specialmente l&#8217;eros (nel suo immancabile binomio con tanatos) appaiono distorti in maniera oltremodo ripugnante, suscitando nell&#8217;osservatore un senso di cupo disgusto e quasi una triste saziet\u00e0, paragonabile al risveglio di un bevitore cronico in preda alla nausea.<\/p>\n<p>Le reazioni contro l&#8217;arte degenerata (una espressione, si badi, coniata da un ebreo, anzi dal capo del sionismo, Max Nordau) non potevano mancare, nel clima amareggiato del primo dopoguerra, e si possono considerare come uno degli aspetti di una reazione pi\u00f9 vasta contro tutte le avanguardie, contro tutti gli intellettualismi, contro tutte le forme di &quot;modernit\u00e0&quot; che l&#8217;opinione pubblica europea, in larga misura, fin\u00ec per associare con la tragedia della guerra e con le sue catastrofiche conseguenze. Inoltre, sia nella forma capitalista dei profittatori di guerra, sia nella forma marxista dei fiancheggiatori della Rivoluzione d&#8217;Ottobre, gli Ebrei venivano associati a quegli aspetti del cambiamento sociale e ideologico che facevano maggiormente rabbia o paura, che scatenavano antiche o recenti insicurezze e che ridestavano inquietudini mai sopite.<\/p>\n<p>Il nazismo si fece interprete di queste paure, di queste inquietudini, di queste angosce, in certi casi anche di un atteggiamento di disgusto nei confronti di espressioni e atteggiamenti che apparivano insultanti verso coloro i quali avevano sopportato i sacrifici della guerra, avevano avuto dei morti, o erano tornati dal fronte mutilati, si erano impoveriti o avevano perso il posto di lavoro. Certo, nel mirino non c&#8217;erano solo gli Ebrei; anche artisti come George Grosz, che pure non era ebreo, incorsero nell&#8217;ira di una opinione pubblica che si sentiva offesa dalla feroce violenza delle sue caricature; ma gli Ebrei, per il loro numero e per la loro visibilit\u00e0 ai vertici delle nuove tendenze culturali, destavano maggiormente l&#8217;attenzione; senza contare che essi gi\u00e0 da prima erano oggetto di una profonda diffidenza anche nei Paesi dell&#8217;Europa occidentale in cui sembravano meglio integrati, come ad esempio si era visto, in Francia, all&#8217;epoca dell&#8217;affaire Dreyfus.<\/p>\n<p>Dreyfus, il capitano ebreo che portava gli occhiali, come li portava Karl Radek, l&#8217;infaticabile propagandista della rivoluzione: l&#8217;Europa dei primi decenni del Novecento \u00e8 percorsa da eserciti di intellettuali occhialuti che sembrano ostentare il loro disprezzo per tutto ci\u00f2 che \u00e8 tradizione e che, con un sorriso ironico e sprezzante, si aggirano ovunque predicando il nichilismo o la palingenesi di un mondo destinato alla dissoluzione; sono i &quot;figli&quot; di Turgenev, contrapposti ai &quot;padri&quot; foderati di piatto buon senso; sono i Raskolnikov o i Necaev, apocalittici fiammeggianti di derivazione pi\u00f9 o meno nietzschiana; sono gli sradicati dalla testa piena di letture ambiziose e velleitarie, confuse e deliranti, che vogliono distruggere il mondo per ricostruirlo daccapo, ma senza sapere come: la loro cultura non getta dei ponti verso l&#8217;altro, ma li isola nelle altezze rarefatte di un aristocraticismo alla rovescia, magari rivestito di formule marxiste.<\/p>\n<p>\u00c8 un caso che i totalitarismi nati dalla rabbia e dalla paura, il comunismo e il nazismo, guardino con odio implacabile l&#8217;intellettuale occhialuto e che, sotto Stalin e Hitler, il fatto di portare un paio di occhiali e di avere un titolo di studio universitario sia sufficiente, specie se si appartiene a un gruppo nazionale diverso e &quot;sgradito&quot;, come il polacco (e quanti cittadini tedeschi dell&#8217;Est cambiano il proprio cognome per germanizzarlo, negli anni Venti e Trenta!) costituisca un viatico per il plotone esecuzione e le fosse comuni, cos\u00ec come sarebbe avvenuto, alcuni decenni pi\u00f9 tardi, nella Cambogia di Pol Pot?<\/p>\n<p>Scontenti, sradicati, smaniosi di qualunque novit\u00e0 e, soprattutto, impazienti: tale \u00e8 il ritratto degli intellettuali anti-borghesi fra le due guerre. Vogliono cambiare tutto e subito, non sono disposti ad aspettare nemmeno un giorno, nemmeno un&#8217;ora; ritengono di aver aspettato anche troppo e che il vaso della loro pazienza sia colmo. Lo scrittore Jurii Trifonov e il filosofo Etienne Gilson sono d&#8217;accordo: \u00e8 l&#8217;impazienza il tratto comune del nuovo intellettuale europeo; l&#8217;impazienza della volont\u00e0 e quella della ragione. L&#8217;impazienza prende le forme del gioco alla cospirazione, come in Paul Nizan (che passa disinvoltamente dall&#8217;estrema destra all&#8217;estrema sinistra francese), o del farsi commessi viaggiatori di una rivoluzione in cui non si crede nemmeno pi\u00f9, come appare nella narrativa di un Man\u00e8s Sperber. Molti di questi intellettuali impazienti &#8211; \u00e8 una constatazione &#8211; sono di estrazione ebraica (come, appunto, Sperber): per cui l&#8217;opinione pubblica tende a fare una equivalenza tra la nuova figura dell&#8217;intellettuale nichilista e quella dell&#8217;Ebreo, cittadino di un popolo senza stato, e quindi, non legato alla patria in cui vive, anzi ad essa segretamente ostile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, gli Ebrei appaiono come la pi\u00f9 perfetta incarnazione di quella mentalit\u00e0 apolide, cosmopolita, irrispettosa verso i legami del sangue e della terra, legami sentiti cos\u00ec importanti specie dopo la tragedia del 1914-18, poich\u00e9 in essi molti milioni di uomini e donne cercavano un senso di sicurezza di fronte ai meccanismi sempre pi\u00f9 incontrollabili dell&#8217;economia e della societ\u00e0 moderne: l&#8217;inflazione che bruciava i risparmi di una vita di lavoro, la rivoluzione che minacciava di genocidio sociale le classi abbienti; e non si dimentichi che l&#8217;Europa degli anni Venti era percorsa da migliaia di esuli russi &quot;bianchi&quot; che diffondevano il terrore per quanto avevano vissuto dopo l&#8217;Ottobre e l&#8217;instaurarsi della dittatura bolscevica. E gli Ebrei, a torto o a ragione, insieme ai Lettoni, erano descritti come gi elementi pi\u00f9 intransigenti e pi\u00f9 spietati all&#8217;interno della polizia politica bolscevica, i pi\u00f9 inflessibili nella crociata contro le vecchie forze sociali, mirante e distruggere la borghesia non solo in senso economico, ma proprio in senso biologico.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa post 1917, dunque, aveva paura di quanto stava accadendo in Russia e, nello stesso tempo, era sconcertata, turbata, talvolta indignata dalle forme che andava assumendo la cultura della nuova intellighenzia; e tanto alla sua paura che alla sua rabbia non sfuggiva il ruolo importante che gli Ebrei stavano svolgendo nei bruschi mutamenti cui la massa della popolazione faticava alquanto ad adattarsi, vittima, com&#8217;era, di ci\u00f2 che possiamo definire come &quot;shock del futuro&quot;.<\/p>\n<p>Secondo lo storico e filosofo Ernst Nolte, il nazismo, e Hitler in particolare, finirono per identificare l&#8217;ebraismo con la &quot;modernit\u00e0&quot;, ossia con quegli aspetti della modernit\u00e0 che pi\u00f9 stavano angustiando e spaventando i ceti medi tedeschi nel periodo fra le due guerre; a ci\u00f2 possiamo aggiungere che la grande crisi del 1929, partita dalle banche newyorchesi nelle quali era forte la presenza del capitale ebraico, doveva necessariamente alimentare quelle preoccupazioni e quelle idiosincrasie, apparendo come una conferma dei peggiori timori.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si esprime Nolte nel suo studio ormai classico \u00abNazionalsocialismo e bolscevismo. La guerra civile europea 1917-1945\u00bb (titolo originale: \u00abDer europ\u00e4ische B\u00fcrgerkrieg 1917-45. Nationalsozialismus un Bolschewismus\u00bb, Frankfurt\/Main, Verlag Ullstein, 1987; traduzione dal tedesco di F. Coppellotti e altri, Firenze, Sansoni, 1988, pp. 413):<\/p>\n<p>\u00abQuello che Adolf Hitler intendeva in verit\u00e0 con la parola &quot;ebreo&quot; non \u00e8 altro che quello che quasi tutti i pensatori del XIX secolo aveva chiamato con accento positivo IL PROGRESSO, quel complesso di crescente dominio della natura e alienazione dalla natura, di industrializzazione e libert\u00e0 di commercio, di emancipazione e individualismo, che per la prima volta Nietzsche e dopo di lui alcuni filosofi della vita come Ludwig Klages e Theodor Lessing avevano dichiarato essere una minaccia per la VITA: Per Hitler questa VITA \u00e8 identica con L&#8217;ORDINE NATURALE, cio\u00e8 con la struttura al tempo stesso contadina e guerriera della societ\u00e0, che secondo la sua opinione \u00e8 presente tuttora in forma classica nel Giappone attuale, mentre in Europa \u00e8 stata pregiudicata in primo luogo dall&#8217;utopia pacifica del cristianesimo e poi da un&#8217;industrializzazione smisurata con i suoi fenomenici crisi e di decomposizione. Hitler ha dunque di mira lo stesso processo storico universale che per Marx era stato al tempo stesso progresso e decadenza, quel processo che potremmo chiamare l&#8217;intellettualizzazione del mondo. Tuttavia, nonostante alcuni accenni, Marx, Nietzsche, Lessing e lo stesso Klages erano rimasti sempre ben lontani dall&#8217;affermare che fosse possibile dimostrare una causa concreta, umana di questo processo. Hitler invece fece questo passo, che eraun rovesciamento radicale di tutte le ideologie precedenti, , ma che non doveva i\u00f9 essere chiamato ideologia in un senso originario, poich\u00e9 egli attribuisce ad un gruppo umano il potere di risuscitare un processo trascendentale. Tuttavia la tesi non era semplicemente assurda poich\u00e9 gli ebrei, gi\u00e0 in quanto &quot;popolo della scrittura&quot;, e poi in quanto gruppo in apparenza particolarmente avanzato a causa dell&#8217;EMANCIPAZIONE e in verit\u00e0 colpito in maniera particolarmente profonda, avevano effettivamente un rapporto spiccato con quella INTELLETTUALIZZAZIONE, ma essi on erano la causa bens\u00ec, viceversa, una forma fenomenica. In questo senso non era senza conseguenza il fatto che Hitler nella sua difesa della guerra come parte irrinunciabile dell&#8217;ORDINE NATURALE volgesse le tendenze genocide della guerra moderna soprattutto contro gli ebrei. Ma un genocidio che avviene secondo questa intenzione non \u00e8 pi\u00f9 un semplice genocidio. Quanto per Hitler vadano assolutamente insieme il rovesciamento della filosofia della storia, la difesa dell&#8217;ORDINE NATURALE e l&#8217;esperienza della rivoluzione del 1918, appare incontrovertibilmente chiaro se aggiungiamo ancora una frase detta al maresciallo croato Kvaternik il 22 luglio 1944: &quot;Se anche un solo Stato per qualsiasi motivo tollera in s\u00e9 una famiglia ebraica, questa sar\u00e0 il focolaio di una nuova decomposizione&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Hitler, dunque, vede negli Ebrei l&#8217;incarnazione della modernit\u00e0 nei suoi aspetti pi\u00f9 paurosi e distruttivi; in loro egli pu\u00f2 riconoscere, finalmente, il volto di quelle forze anonime, anche se impersonali, che stanno dissolvendo i modi di vivere e di pensare cui egli \u00e8 disperatamente attaccato, come lo sono milioni di altri cittadini europei.<\/p>\n<p>Che si tratti di una identificazione arbitraria e, per molti aspetti, paranoica, non vi \u00e8 dubbio; ma quello che conta, se si vuole capire il suo antisemitismo al di l\u00e0 degli stereotipi &quot;metafisici&quot; cui finora \u00e8 ricorsa gran parte della storiografia sul fenomeno nazista, \u00e8 che tale identificazione paranoica trovava alcune apparenti conferme in precisi dati di fatto ed era condivisa, anche se in forma meno estrema (e, soprattutto, senza la sua consequenzialit\u00e0 criminale) da molti milioni di persone in tutto il mondo, e specialmente in Europa, fra le due guerre.<\/p>\n<p>La paura della modernit\u00e0, cos\u00ec come ha generato l&#8217;utopia reazionaria ruralista (reazionaria non in se stessa, ch\u00e9 non vi \u00e8 nulla di reazionario nel &quot;ritorno alla terra&quot; proclamato, ad esempio, dagli intellettuali latini dell&#8217;epoca augustea, ma in rapporto alle condizioni di una societ\u00e0 industriale), ha generato anche il bisogno di dare un volto preciso ai nemici invisibili di un progresso senz&#8217;anima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idea illuminista del progresso illimitato pu\u00f2 piacere o non piacere, ma \u00e8 certo che segna una cesura, una svolta nel cammino della cultura europea. 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