{"id":23308,"date":"2017-10-02T06:13:00","date_gmt":"2017-10-02T06:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/02\/antifascisti-o-anti-italiani\/"},"modified":"2017-10-02T06:13:00","modified_gmt":"2017-10-02T06:13:00","slug":"antifascisti-o-anti-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/02\/antifascisti-o-anti-italiani\/","title":{"rendered":"Antifascisti o anti-italiani?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa che la maggior parte degli antifascisti non hanno mai capito, o hanno fatto finta di non aver capito: nella Seconda guerra mondiale, gli Alleati combatterono per far fuori l&#8217;Italia, oltre che per far fuori il fascismo.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 una cosa che gli antifascisti non hanno mai saputo, o hanno preferito fingere di non sapere: che lo sport nazionale italiano, per secoli, \u00e8 stato quello dell&#8217;odio e della guerra civile; e che, in tale sport, da sempre una fazione preferisce invocare il nemico esterno piuttosto che veder vincere il proprio nemico interno: fin dai tempi dei guelfi e dei ghibellini, se non da prima ancora. E la stessa identica cosa \u00e8 stata fatta da loro, dagli antifascisti: quando si trattava di abbattere l&#8217;odiato nemico fascista, hanno chiamato il nemico esterno, lo hanno favorito un ogni modo, gli hanno passato le informazioni, spianato la strada; infine, lo hanno accolto coi battimani, le lacrime di gioia e il lancio dei fiori, anche se era lo stesso barbaro che si era annunciato stuprando le donne a pi\u00f9 non posso e bombardando e mitragliando le nostre citt\u00e0 e seppellendo sotto le macerie decine di migliaia di persone inermi, per lo pi\u00f9 vecchi, donne e bambini.<\/p>\n<p>Infine, c&#8217;\u00e8 una cosa che sia i fascisti che gli antifascisti non hanno volto vedere sino in fondo: che dalle sorti della loro lotta dipendeva il futuro dell&#8217;Italia come nazione libera e sovrana, e non solo il destino dell&#8217;una o dell&#8217;altra fazione; e che, in un Paese normale e presso un popolo maturo, le fazioni preferiscono sacrificare se stesse al bene della Patria, mentre da noi avvenne esattamene il contrario: si prefer\u00ec assistere alla morte della Patria, anzi, parteciparvi attivamente, piuttosto che lottare per difendere strenuamente i diritti della Patria, non solo col nemico di turno (la Germania), ma anche coi pretesi &quot;amici&quot; e &quot;liberatori&quot;. I partigiani, pur non avendo ormai nulla da guadagnare versando altro sangue e compiendo altre iniquit\u00e0, mostrarono il loro vero volto subito dopo la cosiddetta Liberazione: e mostrarono di non essere affatto migliori del nemico vinto. La lunga scia di vendette, stupri e assassin\u00ee che ha costellato la marcia delle colonne partigiane, insinuatesi nella terra di nessuno fra i tedeschi in ritirata e gli angloamericani avanzanti, \u00e8 stata un saggio eloquente delle intenzioni con cui le forze dell&#8217;antifascismo si accingevano a governare l&#8217;Italia per i prossimi decenni: come un bottino di guerra, da spogliare e depredare, senza piet\u00e0 e senza alcun rispetto per il suo popolo. E cos\u00ec hanno continuato a fare, e fanno ancora oggi, certi della loro totale impunit\u00e0, e resi ancor pi\u00f9 arrogati dalla patente di superiorit\u00e0 morale che si son dati da s\u00e9: I Saragat, i Pertini, i Napolitano, i Mattarella, vengono tutti da quel brodo ci coltura: non stupisce affatto che si siano comportati in maniera faziosa e nel pi\u00f9 completo disprezzo della volont\u00e0 popolare, pur non disdegnando le pose demagogiche e gli atteggiamenti istrionici. La verit\u00e0 \u00e8 che la base del loro potere \u00e8 stata arbitraria fin dall&#8217;inizio, e supportata da forze straniere; e di ci\u00f2 hanno campato, dietro il paravento della Guerra fredda. Finita la Guerra fredda, la classe politica italiana \u00e8 andata allo sbando: aveva perso la sua ragion d&#8217;essere e, nello stesso tempo, aveva perso il suo garante e protettore esterno; o, per esser pi\u00f9 precisi, non lo aveva perso, ma esso si era reso conto che lei non gli era pi\u00f9 indispensabile, e che poteva tranquillamente sostituirla con un&#8217;altra. Ci\u00f2 ha aperto una fase di crisi della nostra classe politica, non ancora finita, perch\u00e9 l&#8217;orizzonte internazionale non si \u00e8 ancora chiarito e assestato; ed essa, come suo costume dal 1945 in poi, sta ancora spiando per cercar di capire chi sar\u00e0 il probabile vincitore, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, o magari l&#8217;Unione europea, ossia la Germania: sempre pronta a correre in suo &quot;aiuto&quot;, a cose fatte, per riceverne in cambio il rinnovo del mandato di classe dominante in conto terzi.<\/p>\n<p>Ci piace svolgere questa riflessione partendo da un giudizio di Giuseppe Bottai sul libro di don Luigi Sturzo, <em>L&#8217;Italia e l&#8217;ordine internazionale<\/em> (vol. 8 dell&#8217;<em>Opera omnia<\/em>; in: G. Bottai, <em>Diario, 1944-1948<\/em>, Milano, Rizzoli Editore, 1982, 1992, nota dell&#8217;11 gennaio 1946, pp. 259-263):<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;Italia e l&#8217;ordine internazionale&quot; di Luigi Sturzo (Giulio Einaudi Editore, Torino, New\u00a0 York, 1944) \u00e8 il libro d&#8217;un italiano-antifascista, e non, come quello di Carlo Sforza, d&#8217;un antifascista-italiano. Un fascista di convinzione pu\u00f2 discordarne, e ne discorda, in molte aprioristiche considerazioni\u00a0 della &quot;realt\u00e0&quot; fascista, ma concorda nello spirito, se non nella lettera, che ne solleva le pagine al di sopra della diatriba partigiana. Che accenti di vera italianit\u00e0 risuonino nella scrittura d&#8217;un cattolico pu\u00f2 sorprendere soltanto i &quot;laici&quot; della coalizione antifascista. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La discriminazione tra fascismo e popolo italiano pu\u00f2 essere, e fino a un certo limite, valida nell&#8217;ambito della politica interna: \u00e8 dubbia in quello della politica internazionale. \u00c8 un grave errore di tattica diplomatica basare una politica estera su un fatto di politica interna, su d&#8217;una discriminazione ideologica, su valori &quot;negativi&quot; provvisori e non su permanenti interessi storici.<\/em><\/p>\n<p><em>Quali risultati abbia dato nella politica alleata d&#8217;occupazione in Italia lo Sturzo ha gi\u00e0 constatato, e conster\u00e0 ancor pi\u00f9 nella politica di pace.<\/em><\/p>\n<p><em>Se si riconosce che la pace di Versaglia fu tra i motivi determinanti della politica estera del fascismo (p. 27: &quot;il meglio \u00e8 fermarsi a Versaglia e alla rivoluzione russa, cause prossime per il fascismo&quot;), perch\u00e9 non sfruttarne pi\u00f9 a fondo la validit\u00e0 &quot;storica&quot;, e non soltanto &quot;fascista&quot;, contro la nuova, e peggiore, Versaglia gi\u00e0 in atto? Chiamare &quot;infelice&quot; il patto a quattro di Mussolini (p. 37) \u00e8 rinunciare a un argomento di politica costruttiva italiana, e non soltanto a una difesa del fascismo. Lo stesso per quel che concerne il problema dell&#8217;Anschluss, dove c&#8217;era un atteggiamento &quot;positivo&quot; italiano, e non solo fascista, da sfruttare, N\u00e9 si doveva dimenticare il &quot;revisionismo&quot; di Mussolini, fondato sulla lettera e sullo spirito del trattato di Versaglia: vi si possono cogliere ispirazioni, atte a difendere ancora oggi il &quot;buon&quot; diritto dell&#8217;Italia. E si pu\u00f2 in coscienza parlare di una &quot;biforcazione delle politiche verso il riarmo da una parte, e il disarmo dall&#8217;altra&quot; (p. 30), senza tener conto d&#8217;alcune tesi &quot;italiane&quot; sostenute dal fascista Grandi a Ginevra?<\/em><\/p>\n<p><em>Insomma, la tante volte invocata discriminazione tra fascismo e popolo italiano per non dare risultati equivoci, o addirittura contrari agli interessi permanenti dell&#8217;Italia, deve, in confronto dei terzi, abilmente e onestamente (l&#8217;abilit\u00e0 non esclude l&#8217;onest\u00e0) distinguere quel ci fu d&#8217;&quot;involontariamente&quot; italiano, se proprio non si vuol far grazia al fascismo d&#8217;un briciolo di patriottismo, nella politica del ventennio. Statisti e negoziatori accorti potrebbero proprio dalla sopravvivenza di certi valori storici in regime fascista, &quot;perfino in regime fascista&quot;, trarre argomento a una difesa attuale dell&#8217;Italia. O che, forse, i precedenti storici della Conciliazione diminuiscono, anzich\u00e9 accrescere, il merito di Mussolini d&#8217;avere risolto un problema, non fascista, ma nazionale? Del pari, in un esame spassionato del trattamento usato all&#8217;Italia nelle questioni coloniali, senza voler risalire pi\u00f9 in l\u00e0 negli anni, dall&#8217;impresa libica a Versaglia (p. 18), varrebbe a dimostrare l&#8217;esistenza nell&#8217;impresa etiopica, accanto a un&#8217;esteriore volont\u00e0 d&#8217;&quot;impero&quot;, d&#8217;una coscienza civilizzatrice del popolo italiano.<\/em><\/p>\n<p><em>Altrimenti, s&#8217;arriva dove stiamo arrivando: a lasciar colpire l&#8217;Italia per punire il fascismo, proprio perch\u00e9 la si vuole retrospettivamente dissociare dal fascismo, anche l\u00e0 dove esso fu non provvisoria ideologia e prassi politica, ma storia in atto. Si giunge a quegli &quot;assurdi storici&quot; (la espressione \u00e8 di Sturzo, p. 7), di cui l&#8217;A. si preoccupa tanto nel caso del suo libro. A voler, per esempio, &quot;una grande nazione pacifica&quot;, l&#8217;Italia (p. 180) in un &quot;mondo, senza n\u00e9 dominatori n\u00e9 dominati&quot;, immersa in un mare &quot;d&#8217;importanza strategica&quot; (p. 183), nel quale si lasciano rafforzare vecchie dominazioni straniere, quali l&#8217;inglese, o importarne di nuove, quale la Russia: s\u00ec, una politica di pace in una posizione di guerra, o strategica, \u00e8 un bellissimo rebus. O, ancora, a concedere che il dittatore Stalin &quot;pu\u00f2 anche dirsi imperialista, ed \u00e8 per questo internazionalizzato (p. 196), cio\u00e8 beneficamente tratto da un astioso isolamento nazionalista e dottrinario a un senso di responsabilit\u00e0 internazionale, mentre si nega al dittatore Mussolini di aver assegnato all&#8217;Italia la stessa responsabilit\u00e0 internazionale col suo imperialismo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;antifascismo come formula di politica estera \u00e8 una bussola folle. Regolandosi con essa s&#8217;approda a Trieste jugoslava, a Tripoli turca o russa, a Bengasi egiziana, e magari a Pantelleria inglese. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p>Il ragionamento di Bottai prosegue, con ricchezza di argomenti, per esempio citando Sturzo l\u00e0 dove si chiede se fossero veri gi scopi <em>dichiarati<\/em> della guerra da parte alleata, visto poi l&#8217;atteggiamento punitivo assunto verso gli sconfitti; ma crediamo che basti. A noi sembra che egli abbia messo il dito sulla piaga giusta, laddove ha mostrato quanto partigiano sia stato l&#8217;antifascismo che non si \u00e8 curato affatto del danno arrecato agli interessi storici e permanenti dell&#8217;Italia, nella sua foga di demolire tutto ci\u00f2 che il fascismo aveva fatto nel corso di un ventennio, specialmente in materia di politica estera (in politica interna, i frutti della legislazione sociale, o quelli della Conciliazione con la Chiesa, sono stato incamerati senza fare una piega e senza ovviamente dire un grazie). Il fatto \u00e8 che un popolo maturo e consolidato pone sempre in prima istanza i propri interessi vitali, e sa distinguere fra questi e gl&#8217;interessi transitori ed effimeri d&#8217;una fazione che si trovi temporaneamente al potere (<em>right or wrong, my country<\/em>); ma non getta mai nel cestino della carta straccia ci\u00f2 che nella politica di una fazione corrisponde realmente agl&#8217;interessi vitali e durevoli della nazione tutta. In Italia, dove un popolo maturo e consolidato non c&#8217;era, e meno ancora c&#8217;era una classe dirigente degna di questo nome, bens\u00ec un&#8217;armata Brancaleone sempre pronta a mettersi al servizio del migliore offerente, questo non era il caso; anzi, si pu\u00f2 dire che il pi\u00f9 ambizioso obiettivo storico postosi dal fascismo al potere, sia consistito proprio nel tentativo di dare compimento a quell&#8217;opera, cio\u00e8 alla formazione e al consolidamento del popolo italiano, opera lasciata a mezzo sia dal Risorgimento, sia dalla Prima guerra mondiale, e risospinta indietro dal Biennio rosso e dalle confuse e drammatiche vicende del primo dopoguerra, anche a causa di sfavorevoli fattori esterni (Versailles e la Rivoluzione russa, come nota giustamente anche Sturzo). Ed \u00e8 un fatto che la sua pi\u00f9 cocente sconfitta sia stata l&#8217;aver fallito in quella impresa, peggio ancora, nell&#8217;aver contribuito alla catastrofe morale della guerra civile del 1943-45, che ha innalzato la politica sanguinaria di una fazione al livello di un valore ideale e permanente, perfino in una nuova mitologia: quella della Resistenza come momento eticamente pi\u00f9 alto della vita nazionale. Va quindi da s\u00e9 che non esistevano le condizioni necessarie perch\u00e9 le cose andassero diversamente da come sono andate, e non per un misero senno del poi, ma per una considerazione spassionata e obiettiva dei fattori in gioco. Del resto, \u00e8 possibile che lo stesso Mussolini, che era certamente un uomo intelligente, si fosse reso conto, nel 1939-40, di avere in mano delle carte tutt&#8217;altro che soddisfacenti; se non che, certe partite si devono giocare con le carte che si hanno, e non con quelle che si vorrebbe avere; oppure non si dovrebbero giocare affatto, cosa che non \u00e8, neppur essa, priva di rischi, perch\u00e9 equivale a rimettersi alla volont\u00e0 del futuro vincitore, chiunque egli sia.<\/p>\n<p>Il capolavoro di far uscire il proprio Paese pressoch\u00e9 indenne da una cocente sconfitta militare \u00e8 riuscito a Talleyrand, nel 1815, ma per due ragioni specifiche: primo, la somma abilit\u00e0 dello statista francese al Congresso di Vienna, mentre la classe dirigente democratica e repubblicana italiana non aveva, a Parigi, nel 1947, nessun uomo che si avvicinasse anche solo lontanamente alla sua statura; secondo, e non meno importante, il fatto che il popolo francese era una nazione ormai da secoli, mentre il popolo italiano, all&#8217;epoca della Seconda guerra mondiale e della sua disastrosa sconfitta del 1943, non era ancora riuscito a diventare tale sino in fondo. Pertanto, mentre la classe dirigente francese, alla caduta di Napoleone, sapeva bene quali fossero gl&#8217;interessi vitali e permanenti della nazione, la nuova classe dirigente italiana del 1945, raffazzonata e malamente assortita, dai vecchi liberali giolittiani usciti dalla catacombe con tube e marsine, o quasi, ai nuovi seguaci del verbo marxista, con il mitra in spalla e il fazzoletto rosso al collo, ebbri di sangue e di vendetta, non lo sapeva affatto; o, per dir meglio, non gliene importava quanto le importava di spazzar via tutto ci\u00f2 che potesse rappresentare un pericolo per il suo malcerto e traballante potere, cui era giunta in virt\u00f9 delle baionette straniere e non gi\u00e0 per meriti o capacit\u00e0 propri.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo che a fare la doverosa distinzione fra ci\u00f2 che \u00e8 antifascismo e ci\u00f2 che \u00e8 anti-italiano sia stato uno dei <em>vinti<\/em>, per giunta un vinto divorato dai sensi di colpa, tanto da arruolarsi, a cinquant&#8217;anni, nella Legione Straniera (alla faccia della coerenza!) e che si considerava un cadavere politico fin da quel 25 luglio del &#8217;43 in cui aveva dato anch&#8217;egli il suo voto a Dino Grandi, decretando la crisi irreparabile del fascismo, come non avesse capito che il fascismo <em>era<\/em> Mussolini e che liquidare Mussolini era liquidare il fascismo; e che non abbia saputo farlo nessuno dei <em>vincitori<\/em>, posto che nell&#8217;Italia del 1945 vi fosse qualcuno che poteva considerarsi legittimamente tale.<\/p>\n<p>Bottai, per\u00f2, non \u00e8 stato coerente sino in fondo nemmeno in questa linea di pensiero. Egli sostiene che gli Alleati miravano a far fuori l&#8217;Italia: giusto; perci\u00f2 come pu\u00f2 illudersi che, una volta raggiunto l&#8217;obiettivo, essi avrebbero ascoltato il balbettio pecorile dei suoi dirigenti democratici, i quali mai sarebbero andati al potere, se il fascismo non fosse stato distrutto da loro, dai &quot;liberatori&quot; stranieri? Che la Resistenza abbia restituito l&#8217;onore all&#8217;Italia e che essa, insieme ad altri sacrifici e mortificazioni, come la consegna della flotta, intatta, a Malta, abbia dato un valido contributo alla vittoria contro il fascismo, queste sono balle che la nuova classe dirigente ha potuto smerciare sul mercato interno, ma all&#8217;estero valgono meno di zero. Perci\u00f2, se \u00e8 giusto che Bottai faccia notare le contraddizioni di Sturzo, come la pretesa che l&#8217;Italia si acconci a vivere, dopo il 1945, come un grande Paese pacifico (ma avrebbe dovuto dire: castrato) in un mare d&#8217;importanza strategica, cio\u00e8 in un Mediterraneo che \u00e8, strategicamente, un perenne scenario di guerra, effettiva o potenziale (e lo stiamo vedendo anche in questi giorni), come non notare la sua contraddizione, allorch\u00e9 s&#8217;immagina che la nuova Italia democratica potesse far valere le sue ragioni sul piano internazionale, presso quegli <em>alleati<\/em> che essa aveva evocato e ai quali s&#8217;era consegnata, rinunciando alla sua politica nazionale e affidandosi al loro buon volere? Se la legge fondamentale della politica \u00e8 quella della forza, sia in pace che in guerra, come Bottai suggerisce &#8212; e noi non abbiamo obiezioni sostanziali da avanzare alla sua tesi &#8212; allora \u00e8 chiaro che un popolo inerme ed una classe politica che si \u00e8 consegnata volontariamente allo straniero, diciamo pure all&#8217;ex nemico, per far cadere il proprio nemico interno, ossia il fascismo, devono puramente e semplicemente mettersi il cuore in pace e rinunciare per sempre all&#8217;idea di poter svolgere un ruolo rilevante sullo scacchiere mondiale. Chi ha vinto con la pura forza, oltre che con una discreta dose di perfidia e d&#8217;inganno (il governo Badoglio, che si credeva tanto furbo, nel 1943 si lasci\u00f2 felicemente ingannare dalle false promesse degli Alleati), e non, come la vulgata storiografica dominante vorrebbe far credere, per una superiore eticit\u00e0 dei fini perseguiti e dei mezzi impiegati, non tiene alcun conto dei belati dei deboli, specie se costoro si sono resi disponibili ad una carneficina interna per facilitare l&#8217;avanzata del vincitore imminente, meritandosi la sua approvazione di facciata e il suo disprezzo profondo. Come potevano, gli Alleati, non disprezzare nel profondo quegli antifascisti italiani, i quali s&#8217;erano prestati alla guerra civile, con le armi da essi fornite e le istruzioni delle loro missioni militari, cosa che essi, in casa propria, non avrebbero fatto mai e poi mai, e che avrebbero considerato come il peggiore dei tradimenti nei confronti dei loro popoli? Non per nulla, nel trattato di pace, essi inserirono l&#8217;odioso articolo 16, il quale vietava alle autorit\u00e0 italiane di perseguire quegli italiani, sia militari che civili, i quali, a partire dal 10 giugno del 1940 (e non dall&#8217;8 settembre del 1943!) si erano attivamente adoperati per la sconfitta in guerra della loro Patria e per la vittoria di quello che era, allora, il suo nemico! Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una cosa che la maggior parte degli antifascisti non hanno mai capito, o hanno fatto finta di non aver capito: nella Seconda guerra mondiale, gli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[137,178],"class_list":["post-23308","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23308"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23308\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}