{"id":23302,"date":"2015-07-28T05:46:00","date_gmt":"2015-07-28T05:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nelle-pietre-degli-antichi-edifici-continua-a-vivere-il-genio-della-stirpe\/"},"modified":"2015-07-28T05:46:00","modified_gmt":"2015-07-28T05:46:00","slug":"nelle-pietre-degli-antichi-edifici-continua-a-vivere-il-genio-della-stirpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nelle-pietre-degli-antichi-edifici-continua-a-vivere-il-genio-della-stirpe\/","title":{"rendered":"Nelle pietre degli antichi edifici continua a vivere il \u201cgenio\u201d della stirpe"},"content":{"rendered":"<p>Esiste un&#8217;anima dei luoghi, cos\u00ec come esiste un&#8217;anima delle stirpi: e l&#8217;una e l&#8217;altra sopravvivono al di l\u00e0 dell&#8217;avvicendarsi delle generazioni, perch\u00e9 vivono di una vita immateriale; a condizione, pero. che la loro memoria non svanisca nel nulla, che il loro ricordo non precipiti nell&#8217;oblio, ma che i vivi si facciano gelosi e amorevoli custodi di quei ricordi e di quelle memorie, preservandole e trasmettendole a coloro che verranno dopo.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa, e l&#8217;Italia in particolare, sono piene di codeste anime dei luoghi e delle stirpi (cosa che non si pu\u00f2 dire degli Stati Uniti d&#8217;America: ed ecco perch\u00e9 \u00e8 sbagliato parlare di &quot;Occidente&quot;, come se fosse una realt\u00e0 omogenea), che s&#8217;intrecciano e formano un&#8217;unica, grande memoria collettiva: la memoria del passato, che non \u00e8 il semplice ricordare ci\u00f2 che pi\u00f9 non esiste, ma, al contrario, l&#8217;essere consapevoli che noi siamo quello che siamo, perch\u00e9 i nostri predecessori furono quello che furono e ci hanno lasciato un patrimonio prezioso e insostituibile di tradizioni, di valori, di beni materiali e spirituali, che sono, per noi, come un nutrimento vitale e, nello stesso tempo, come la stella polare che brilla alta nel cielo, indicandoci la direzione da seguire.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 senza memoria \u00e8 come un albero senza radici: non sopravvivr\u00e0 al primo soffiare dei venti, ma si abbatter\u00e0 al suolo, per non risorgere pi\u00f9. Purtroppo, la concezione rozzamente materialista e grettamente utilitarista, propria della modernit\u00e0, ci ha abituati a pensare al passato come ad un inutile fardello, come a un ingombro sulla nostra strada, che bisogna rimuovere al pi\u00f9 presto, affinch\u00e9 non ci impedisca di avanzare verso \u00able magnifiche sorti e progressive\u00bb. \u00c8 per questo che tanti urbanisti e tanti architetti moderni hanno dichiarato una guerra a morte, senza quartiere e senza misericordia, contro i vecchi edifici e contro i vecchi quartieri delle citt\u00e0, e hanno giurato a se stessi di farli sparire dalla faccia della terra, affinch\u00e9 non ne resti neppure la memoria: per loro, questa \u00e8 la condizione preliminare e necessaria per poter costruire nuovi edifici e nuovi quartieri, senza che si proietti l&#8217;ombra fastidiosa del passato.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una visione meschina e ottusa del passato: una visione basata sull&#8217;ignoranza, sull&#8217;ingratitudine e sulla cieca sopravvalutazione, anzi, sulla idolatrica adorazione, dell&#8217;idea di un progresso astratto, illimitato e, in ultima analisi, non solo velleitario, ma anche sostanzialmente anti-umano. Perch\u00e9 dichiarare guerra al passato non \u00e8 solo una cosa stupida e controproducente, in quanto equivale a gettar via immensi tesori di tradizione, di saggezza, di buon gusto; \u00e8 anche, e soprattutto, un modo di porsi anti-umano, nel senso letterale dell&#8217;espressione poich\u00e9 nega e contraddice quel che vi \u00e8 di pi\u00f9 vero e profondo nella natura umana: la coscienza delle proprie origini, delle proprie radici, e la giusta fierezza nei confronti di esse.<\/p>\n<p>Come se questo male non bastasse, ad esso se n&#8217;\u00e8 aggiunto un altro, e i due mali hanno finito per intrecciarsi e per rafforzarsi a vicenda, come una vegetazione parassita che si abbarbica ai tronchi sani degli alberi d&#8217;una foresta, per succhiare loro le sostanze vitali, provocandone il deperimento e, infine, la morte: il male del disprezzo di s\u00e9, delle proprie radici, unito all&#8217;ammirazione e all&#8217;esaltazione acritica, ideologica (nel senso peggiore dl termine), superficiale e velleitaria, delle altre tradizioni culturali, e specialmente di quelle pi\u00f9 lontane. Cos\u00ec, il cittadino europeo contemporaneo ha imparato a disprezzare la propria civilt\u00e0 e a riservare una ammirazione sconfinata alla civilt\u00e0 islamica, a quella buddista, a quella induista: l&#8217;importante \u00e8 che si tratti di civilt\u00e0 molto lontane e di culture esotiche, il che le fa apparire senza macchia e senza imperfezione; mentre i frutti della civilt\u00e0 e della cultura europea vengono svalutati, ignorati, ferocemente criticati e rifiutati, come qualcosa di cui vergognarsi.<\/p>\n<p>Oppure il cittadino europeo ha sviluppato un potente complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 verso lo stile di vita americano, che ammira senza limiti, e al quale vorrebbe pienamente uniformarsi: anche, e magari specialmente, nei suoi aspetti pi\u00f9 discutibili, pi\u00f9 esteriori, pi\u00f9 banali, pi\u00f9 piattamente materialisti e consumisti. Pure questo \u00e8 un segno della &quot;oicofobia&quot; (disamore di s\u00e9) oggi imperversante in Europa: e si manifesta in cento maniere diverse, dall&#8217;abbigliamento alla cucina, dal cinema alla musica leggera, passando, naturalmente, per i sistemi scolastici e per quel poco o niente di progetto pedagogico che ancora esiste nelle famiglie e nella societ\u00e0 europea, tutti abbandonati alla passiva imitazione del modello statunitense.<\/p>\n<p>Eppure, l&#8217;Europa possiede una antica e gloriosa civilt\u00e0, che ha prodotto moltissime cose buone e ammirevoli, degne di essere non solo ricordate, ma tramandate ai posteri nella loro perenne e vitale attualit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 praticamente una citt\u00e0, un paese, un villaggio, in Europa, e specialmente in Italia, che non possano vantare secoli e millenni di storia, dovizia di monumenti storici, di opere d&#8217;arte, per non parlare delle bellezze naturali, meravigliosamente fuse con i segni della presenza umana (almeno prima che la Rivoluzione industriale e le sue funeste conseguenze non deturpassero, a volte in maniera irreparabile, il nobile volto del nostro continente e del nostro Paese). Ed \u00e8 un vero delitto che tanta ricchezza di memorie, tanta bellezza, tanta sapienza, giacciano trascurate, neglette, perfino disprezzate: un delitto contro la nostra stessa umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, prendendo le mosse dalla descrizione del Castello di San Martino a Vittorio Veneto, sede degli antichi vescovi di Ceneda (col\u00e0 emigrati da Opitergium, distrutta dai Longobardi), monsignor Rino Bechevolo, gi\u00e0 direttore del Museo Diocesano di arte sacra, svolgeva una interessante riflessione sul legame fra le antiche pietre degli edifici storici e il &quot;genio&quot; di una stirpe, cui appartengono gli esseri umani con le loro passioni, i loro ideali, i loro sogni e i loro affetti (in: R. Bechevolo, \u00abIl Castello di San Martino, Vittorio Veneto\u00bb, Edito a cura della Curia Vescovile di Vittorio Veneto, 1982, pp. 15-23):<\/p>\n<p>\u00ab.. L&#8217;isolamento del Castello arroccato su uno sperone di roccia, a prima vista pu\u00f2 sembrare anacronistico perch\u00e9 si ha la sensazione di ritornare indietro, quasi alla ricerca del tempo perduto.<\/p>\n<p>Ma, in fondo, \u00e8 proprio questo che il visitatore desidera salendo l&#8217;erta del colle: ricercare il tempo perduto, riesumare i ricordi lontani. Molte di quelle pietre sono impallidite, perch\u00e9 forse hanno un male dentro e tutte sono pi\u00f9 o meno canute come gli uomini, perch\u00e9 passano gli anni. Questa umanizzazione delle pietre la si legge sul volto dei vecchi edifici che formano il Castello di San Martino, antioca residenza dei vescovi-conti, muto testimone di mille rivolgimenti. Quelle robuste mura nascondono in realt\u00e0 una lunga storia che vale la pena di conoscere almeno per sommi capi.<\/p>\n<p>Forse qualcuno si domander\u00e0 se ha un senso la passione di riannodare fili antichi e tessere una trama capace di dire qualcosa oggi a gente ingolfata da problemi esistenziali, in altre parole, l&#8217;amore per la storia patria. Pensiamo di s\u00ec. Tra l&#8217;altro, solo la conoscenza e la consapevolezza permetteranno di risolvere positivamente certi problemi di grande attualit\u00e0 quali, ad esempio, quello ecologico e quello della conservazione del patrimonio artistico-culturale. Le bellezze naturali sono in effetti un dono di Dio che gli uomini non hanno il diritto di deturpare. I vittoriesi anche a tale riferimento possono ritenersi fortunati: essi godono infatti di un bellissimo paesaggio il cui richiamo \u00e8 evidente persino in numerose opere dei nostri grandi pittori veneti. Un paesaggio giunto sin a noi pressoch\u00e9 intatto e al quale si accompagna un clima quanto mai salubre. Il patrimonio creato dall&#8217;uomo &#8211; chiese, palazzi, piazze, opere d&#8217;arte ecc. &#8211; \u00e8 pure considerevole. Il Castello di San Martino, pur nella sua attraente solitudine, forma un tutt&#8217;uno con l&#8217;abitato sottostante che porta l&#8217;antichissimo nome di Ceneda. Fortunatamente neppure qui \u00e8 del tutto cancellata l&#8217;impronta del passato. Ed \u00e8 proprio quella che affascina il visitatore non frettoloso il quale ama riconoscere, sotto gli inarrestabili livellamenti operati specialmente dall&#8217;epoca moderna, i tratti fissati i tratti di una fisionomia non alterata dal tempo. A tale proposito giova consultare la toponomastica locale. Citiamo alcuni esempi: Cavertino, Porcia, Gallina, Cal da Poz, Pontavai, Cal de Livera, Cal de Prade, Campardo ecc. sono i nomi di alcune vie o strade molto antiche che conservano il loro significato originario. Vengono poi i borghi e le contrade dove restano il sapore, l&#8217;atmosfera, il tono di un tempo; borghi e contrade contrassegnate un po&#8217; dovunque da antiche case popolari con i tetti in cotto nerastro, palazzi che furono dimora di famiglie nobili, chiese, cappelle, vecchi campanili.<\/p>\n<p>Ma una delle caratteristiche pi\u00f9 evidenti di Ceneda sono le numerose &quot;mure&quot;, quasi sempre modeste come altezza e spessore, costruite con sassi raccolti dal torrente Cervada, o con pietre estratte da qualche cava locale. Esse non hanno mai costituito una cinta di difesa alla citt\u00e0. Furono erette per delimitare e proteggere le propriet\u00e0 private e forse anche allo scopo di tenere lontano gli sguardi indagatori dei vari signorotti feudali del vescovo-conte. Nonostante la speculazione edilizia che anche qui ha provocato danni non pochi, e la smania di coloro che vorrebbero rifare tutto nuovo, Ceneda pu\u00f2 vantare ancora lunghi tratti di queste &quot;mure&quot; secolari dalle tinte spente, che assieme alle vecchie strade sembrano tenere in s\u00e9 raccolto come un calore destinato purtroppo a svanire con l&#8217;incalzare degli anni e il mutare del costume. Un calore, ripetiamo, che le &quot;mure&quot; di Ceneda difendono e conservano e contendono quasi per il piacere di lasciare intatto alla citt\u00e0 il carattere datole da una storia intessuta di opere assidue, costruita con solerzia un poco ogni giorno, forse senza ardimenti o fantasia, ma con solidit\u00e0 e con coraggio.<\/p>\n<p>L&#8217;amore per la storia della propria citt\u00e0 o paese, per la propria terra, ha senza dubbio una funzione importante, diremmo anzi insostituibile. Il distacco dal passato come non sentendolo pi\u00f9 quale linfa della propria vita, soprattutto per una popolazione che normalmente vive del &quot;genio&quot; della propria stirpe, formatasi nel volgere di secoli e di millenni, \u00e8 un grave errore perch\u00e9 essicca le sorgenti della vitalit\u00e0 dell&#8217;uomo, dilapida delle eredit\u00e0 di pensiero, di costume, di intuizioni umane che \u00e8 difficilissimo rimettere insieme.\u00bb<\/p>\n<p>Questo, che abbiamo riportato, \u00e8 solo un esempio fra i mille, i diecimila, i centomila, che avremmo potuto fare: il nostro continente, e il nostro Paese specialmente, sono un immenso scrigno di tesori che si possono dispiegare a profusione; e questi tesori non sono costituiti soltanto da ci\u00f2 che attualmente esiste, ma anche da ci\u00f2 che ha preceduto l&#8217;esistente, che lo ha reso possibile, che lo ha reso fecondo. Perch\u00e9 il concetto \u00e8 questo: se il presente non riconosce il suo debito e il suo legame con il passato, \u00e8 condannato alla sterilit\u00e0: non avr\u00e0 nulla di duraturo da trasmettere, e le sue opere dureranno lo spazio d&#8217;un mattino, per poi sparire per sempre.<\/p>\n<p>Chi vive in Italia, chi la conosce e la ama davvero, e non si limita a viaggiare in autostrada, a mangiare nei ristoranti di McDonald&#8217;s ed a fare la spesa, sistematicamente, nei grandi centri commerciali, dominati dal meccanismo consumista, dentro i quali ci si dimentica perfino se sia giorno o notte, estate o inverno, sa che basta fare pochi chilometri, a volte appena pochi metri, per trovarsi al cospetto di tali tesori d&#8217;arte, di storia e di natura, da poter appagare il senso estetico pi\u00f9 esigente, insieme all&#8217;intelletto pi\u00f9 colto e raffinato.<\/p>\n<p>Scordare, ignorare o disprezzare il proprio passato, \u00e8 un comportamento degno dei barbari: di barbari che si trovano al livello pi\u00f9 basso nella scala della civilt\u00e0, perch\u00e9 i barbari appena un poco pi\u00f9 evoluti sentono, oscuramente e quasi loro malgrado, il fascino della bellezza e della cultura, il fascino dell&#8217;intelligenza e di una nobile tradizione. Il re barbaro Teodorico soleva affermare che \u00e8 degno di un Goto voler assomigliare a un Romano, ma indegno di un Romano sarebbe stato voler assomigliare a un Goto. Esiste una precisa gerarchia, fra chi esercita il fascino della civilt\u00e0 e chi lo subisce: una gerarchia che non ha niente di prevaricante o di violento, perch\u00e9 viene ammessa volentieri da coloro stessi che si riconoscono inferiori. Vogliamo dunque essere pi\u00f9 barbari dei barbari, e farci spregiatori della civilt\u00e0, disprezzando le nostre stesse radici?<\/p>\n<p>Dobbiamo riscuoterci, finch\u00e9 siamo ancora in tempo; e allontanare dalle nostre anime il sinistro incantesimo che le tiene avvinte e soggiogate. \u00c8 tempo che ci alziamo in piedi e che, riconciliandoci con il nostro passato, impariamo a guardare avanti, ma con l&#8217;ausilio della saggezza dei nostri predecessori. La ripresa, insegnava Kierkegaard, \u00e8 un procedere ricordando.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 veramente tempo di ripresa, tempo di futuro. Ne abbiamo, di futuro spalancato innanzi a noi, se non saremo sciocchi e ingrati; se sapremo riscoprire ed amare il nostro passato, le nostre radici&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste un&#8217;anima dei luoghi, cos\u00ec come esiste un&#8217;anima delle stirpi: e l&#8217;una e l&#8217;altra sopravvivono al di l\u00e0 dell&#8217;avvicendarsi delle generazioni, perch\u00e9 vivono di una vita<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[110,124,133],"class_list":["post-23302","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-civilta","tag-educazione","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23302","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23302"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23302\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23302"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23302"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23302"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}