{"id":23295,"date":"2008-05-28T07:52:00","date_gmt":"2008-05-28T07:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/28\/caso-franzoni-e-opinione-pubblica-per-favore-signori-un-po-di-decenza\/"},"modified":"2008-05-28T07:52:00","modified_gmt":"2008-05-28T07:52:00","slug":"caso-franzoni-e-opinione-pubblica-per-favore-signori-un-po-di-decenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/28\/caso-franzoni-e-opinione-pubblica-per-favore-signori-un-po-di-decenza\/","title":{"rendered":"Caso Franzoni e opinione pubblica: per favore, signori, un po&#8217; di decenza!"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni si torna a parlare &#8211; ed era ora! &#8211; di quella straordinaria figura di uomo e di sacerdote che fu don Zeno Saltini, il creatore di Nomadelfia. E, parlando della comunit\u00e0 da lui fondata per l&#8217;assistenza dei bambini senza famiglia, ci si \u00e8 ricordati di quelle meravigliose figure femminili che furono le &quot;mamme&quot; di quei bambini: ragazze che lasciarono ogni cosa, mettendosi contro la volont\u00e0 dei propri genitori, per rispondere alla chiamata di farsi mamme di quei piccoli che una mamma non l&#8217;avevano. Si \u00e8 parlato, ad esempio, di Irene, la prima di queste eroiche ragazza: che, giovanissima, sfidando le ire e il dolore dei propri genitori (il padre si rivolse perfino ai carabinieri), scelse di andare fra gli &quot;ultimi&quot; e di dare a dei bambini rimasti soli, tutto l&#8217;amore che una mamma pu\u00f2 dare alle sue (in senso biologico) creature.<\/p>\n<p>Crediamo che i mass-media farebbero bene a parlare di pi\u00f9 di figure eroiche e silenziose come quella di Irene; e a spegnere i riflettori, invece, una buona volta, su un personaggio come Annamaria Franzoni, che &#8211; salva la piet\u00e0 per il suo dramma umano &#8211; di notoriet\u00e0 ne ha goduta anche troppa, fino al punto di intasare palinsesti televisivi e prime pagine di giornali, eterna protagonista di una tristissima <em>telenovela<\/em> che, fra un <em>Porta a porta<\/em> di Bruno Vespa e una esternazione dei suoi numerosi e logorroici avvocati difensori, per quasi sei anni ha letteralmente dominato l&#8217;immaginario collettivo degli Italiani.<\/p>\n<p>In un Paese normale, dopo che \u00e8 stata emessa la sentenza definitiva al terzo grado di giudizio (una peculiarit\u00e0 garantista che, gi\u00e0 di per s\u00e9, rende l&#8217;Italia un <em>unicum<\/em> fra le democrazie attuali), i clamori mediatici avrebbero dovuto, una buona volta, aver fine. In un Paese normale, dopo infinite e costosissime perizie, dopo infiniti dibattimenti, dopo tre processi celebrati in piena regola, dopo che l&#8217;imputata ha potuto avvalersi dei migliori e pi\u00f9 costosi avvocati difensori esistenti sulla piazza, anche gli innocentisti pi\u00f9 arrabbiati avrebbero dovuto accettare il verdetto della giustizia umana (fallibile, per carit\u00e0, come ogni osa di questo mondo) e inchinarsi al responso della legge e delle evidenze processuali. Annamaria Franzoni, dice la sentenza definitiva, \u00e8 colpevole del pi\u00f9 tremendo e odioso delitto che si possa immaginare, l&#8217;assassinio il proprio figlioletto. Quegli schizzi di sangue che arrivavano fino al soffitto della cameretta in cui il delitto \u00e8 avvenuto, testimoniano la ferocia inumana con la quale il piccolo \u00e8 stato massacrato. Ora quel sangue, idealmente, \u00e8 stato placato: l&#8217;assassino ha ricevuto un nome e un cognome, e la giustizia gli ha presentato il conto da pagare. E non c&#8217;\u00e8 altro da dire.<\/p>\n<p>Invece no.<\/p>\n<p>Neanche il tempo di andarsi a leggere la sentenza, e subito &#8211; ripetiamo, subito &#8211; si \u00e8 scatenata la <em>bagarre<\/em> dei buonisti a tutto campo, dei misericordiosi a senso unico, dei pietosi che piangono con un occhio solo, dei Cesare Beccaria in sedicesimo che si sono accorti &#8211; solo adesso &#8211; del dramma delle mamme carcerate e dei loro bambini, che si trovano separati da esse. Ha cominciato <em>Liberazione<\/em>, il quotidiano di Rifondazione Comunista, chiedendo a grandi titoli la grazia per la povera mamma di Cogne. Grazia che lei non ha affatto domandato, per il semplice fatto che si \u00e8 sempre proclamata innocente, e tale continua a proclamarsi. Nessuna ammissione, nessun pentimento, nessun bisogno di espiare: lei si ritiene la vittima di un&#8217;atroce ingiustizia.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la sentenza della corte di cassazione ha ridotto a soli sedici anni la pena, ben pi\u00f9 dura, emessa in precedenza; che diventano automaticamente tredici, per via dello &quot;sconto&quot; di tre anni garantito dall&#8217;applicazione dell&#8217;indulto. Poi ci sono i 90 giorno di abbuono per ogni anno di detenzione in cui sia stata osservata una buona condotta da parte del detenuto. Infine si sa che, dopo aver scontato un terzo della pena, esiste la possibilit\u00e0, che \u00e8 praticamente una certezza, di poter usufruire degli arresti domiciliari. Quindi, a conti fatti, fra quattro anni Annamaria Franzoni dovrebbe essere fuori dal carcere. Ma, evidentemente, al suo &quot;partito&quot; ci\u00f2 non basta.<\/p>\n<p>Fra chi invoca la revisione immediata del processo e chi esorta il presidente della Repubblica a firmare un atto di clemenza, \u00e8 tutto uno spumeggiare di iniziative, di clamori, di preghiere e di maneggi per vanificare gli effetti penali, gi\u00e0 modestissimi, della sentenza. Nulla di strano, del resto: l&#8217;Italia \u00e8 il Paese in cui un omicida reo confesso, come Marco Barbone, a termine del processo per l&#8217;assassinio di Walter Tobagi, venne liberato <em>in aula<\/em>, sotto gli occhi dei genitori e della moglie della vittima, grazie alle leggi sui cosiddetti collaboratori di giustizia. Un Paese in cui tutti si preoccupano sempre della sorte del colpevole, mai di rendere giustizia alla vittima; in cui le leggi sembrano fatte apposta per offrire scappatoie a chi viola la legalit\u00e0, non per proteggere chi la rispetta e ha subito, incolpevole, la violenza o la disonest\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Oggi, e da pi\u00f9 parti, si invocano il &quot;pugno duro&quot; e la &quot;tolleranza zero&quot; verso gli immigrati, specialmente clandestini, che delinquono. Bene, \u00e8 giusto. Ma con quale faccia tosta il &quot;partito&quot; della Franzoni chiede la grazia <em>il giorno dopo la sentenza<\/em>; una grazia, che, se concessa ora, vanificherebbe ogni certezza della pena, ogni senso della giustizia, ogni rispetto per la legalit\u00e0 agli occhi dell&#8217;opinione pubblica?<\/p>\n<p>Si dice che la signora Franzoni ha colpito il piccolo Samuele in uno stato di coscienza <em>crepuscolare.<\/em> Certo, a partire da Freud e da Pirandello anche il grosso pubblico ha una qualche nozione del problema della frammentazione dell&#8217;io, della dissociazione della personalit\u00e0; sa, magari dopo aver letto <em>la signora Morli, una e due<\/em> oppure <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>, che l&#8217;individuo il quale ha compiuto una determinata azione, pu\u00f2 anche essere &quot;altro&quot; da quello della coscienza ordinaria. Sa anche che esistono dei meccanismi di rimozione per cui, specialmente nell&#8217;infanzia, esperienze traumatiche vengono respinte sotto il livello della consapevolezza e &quot;anestetizzate&quot;, in modo da risparmiare all&#8217;io cosciente una sofferenza che non sarebbe in grado di sopportare. Tutto questo va bene: per cui non ci sognamo neppure di sostenere che Annamaria Franzoni abbia mentito deliberatamente e che, deliberatamente, abbia ricacciato entro di s\u00e9 il rimorso per quanto ha fatto quel tragico mattino di sei anni fa, nella villetta di Cogne.<\/p>\n<p>Sfortunatamente per lei, la giuria l&#8217;ha riconosciuta &#8211; come, del resto, lei desiderava &#8211; perfettamente sana di mente e, dunque, in grado di intendere e di volere. L&#8217;offuscamento della coscienza si sarebbe verificato solo in quei pochi minuti, in cui uccise con inaudita violenza il suo bambino che piangeva nel letto: e, incredibilmente, proprio in base a questo elemento, le sono state concesse le attenuanti generiche, che le hanno dimezzato d&#8217;un colpo la pena erogata dalla sentenza precedente. Se la legge prendesse per buono questo principio e lo generalizzasse (e perch\u00e9 non dovrebbe? o perch\u00e9 non dovrebbero appellarvisi altri cento e mille avvocati difensori?), nessun delitto, a rigore, dovrebbe essere pi\u00f9 punito. Come si fa a condannare il signor Rossi o il signor Bianchi, se quando hanno compiuto dei gravi reati si trovavano in uno stato di crepuscolarit\u00e0 della coscienza?<\/p>\n<p>Abbiamo detto che esiste un &quot;partito&quot; favorevole alla signora Franzoni: e non \u00e8 un modo di dire. Alcuni dei maggiori giornali e periodici italiani, per bocca dei loro direttori, sono esplicitamente favorevoli alla tesi della sua innocenza, e per sei anni hanno inondato l&#8217;Italia di articoli scritti in tal senso; e lo stesso spettacolo si \u00e8 visto sulle reti televisive, anche all&#8217;interno dei telegiornali (ove, alla faccia della <em>par condicio<\/em>, hanno pontificato quasi esclusivamente i legali della difesa). In politica si \u00e8 creato uno schieramento trasversale a lei favorevole, formato sia da esponenti del centro-destra, la cui tesi di fondo \u00e8 che <em>tutti<\/em> i magistrati sono persecutori cripto-comunisti delle persone perbene; sia da esponenti dell&#8217;estrema sinistra, la cui tesi \u00e8 che bisogna essere pietosi (verso i carnefici), quindi concedere al pi\u00f9 presto la grazia. Infine alcuni sacerdoti, certo animati da buone intenzioni, si sono lanciati in una vera crociata pro-Franzoni: come il parroco del suo paesino emiliano, che ha curato addirittura la stampa di un libretto apologetico in difesa della povera signora, perseguitata da una giustizia sommamente ingiusta.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto, vogliamo ricapitolare le ragioni per cui ci sembra del tutto fuori di luogo parlare sia di grazia, sia di revisione del processo, e per cui ci sembra che la signora Franzoni dovrebbe essere considerata come uno dei tanti cittadini che la legge ha giudicato colpevoli e che devono pensare a scontare la propria pena, <em>per il loro stesso bene<\/em>: perch\u00e9 senza espiazione non c&#8217;\u00e8 alcuna speranza di ritrovare la pace dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che Annamaria Franzoni non si \u00e8 limitata a &quot;rimuovere&quot; la tremenda azione per la quale \u00e8 stata condannata: ha costantemente seguito la strategia processuale di andare all&#8217;attacco, calunniando persone innocenti e facendo nomi e cognomi di presunti colpevoli, che avrebbero agito per malevolenza nei suoi riguardi o per invidia della sua maternit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 che, durante tutto il corso dell&#8217;inchiesta, lei e la sua famiglia (marito e genitori) hanno continuamente gettato parole di discredito sulle autorit\u00e0 inquirenti, accusandole, in buona sostanza, di averla voluta &quot;incastrare&quot; per non doversi sobbarcare la fatica di esplorare altre piste circa gli autori del delitto.<\/p>\n<p>La terza \u00e8 che ha fatto un uso sistematico e spregiudicato dei media, rilasciando interviste a sorpresa e rivolgendosi, dallo schermo, a milioni di italiani, nonch\u00e9 studiando tali apparizioni in coincidenza con le varie fasi dell&#8217;inchiesta e cercando di anticipare e neutralizzare le iniziative dei magistrati che su di lei stavano indagando, mediante una sorta di &quot;processo parallelo&quot; mediatico, in cui ambiva a vedersi &quot;moralmente&quot; assolta dall&#8217;opinione pubblica.<\/p>\n<p>La quarta \u00e8 che, anche con le scelte della sua vita privata, ha fatto in modo di porre i giudici davanti a dei fatti compiuti, ad es. affrontando una nuova maternit\u00e0 che, ora, le consentir\u00e0 di invocare dei provvedimenti di clemenza, per quanto condannata in via definitiva. E come dimenticare quel <em>&quot;ne facciamo un altro?&quot;<\/em> rivolto al marito, <em>pochi momenti dopo la morte del piccolo Samuele<\/em>, che getta una luce tremenda sulla sua psicologia e sul suo mondo interiore, e dice anche di pi\u00f9 di quel viso ben truccato e di quell&#8217;inesplicabile sorriso <em>il giorno stesso del funerale<\/em>?<\/p>\n<p>La quinta \u00e8 che ha voluto esibirsi come mamma modello, con il sostegno dei compaesani e delle compaesane che le affidavano &#8211; beninteso davanti alle telecamere &#8211; i loro figlioletti, per far vedere che di lei si fidavano ciecamente e che mai e poi mai l&#8217;avrebbero considerata capace di far loro del male; mentre i suoi parenti le facevano quadrato tutto intorno e non lasciavano nulla di intentato per trasmettere quell&#8217;immagine di madre, figlia e moglie perfetta che, appunto in quanto perfetta, <em>non poteva in alcun modo<\/em> aver commesso l&#8217;omicidio di Samuele.<\/p>\n<p>La sesta \u00e8 che le persone a lei vicine si sono rese responsabili di vere e proprie manomissioni della scena del delitto, al fine di alleggerirne la posizione processuale e di vanificare le risultanze di mesi e anni di indagini e di ricerche scientifiche.<\/p>\n<p>Pensiamo a quanti imputati, processati nelle aule di giustizia, non hanno potuto permettersi avvocati di grido, dalle parcelle astronomiche, quasi quotidianamente intervistati nei telegiornali e invitati nei salotti televisivi; e che hanno dovuto accettare la propria sentenza, pur proclamandosi innocenti, e affrontare in silenzio anni di carcere.<\/p>\n<p>Pensiamo a quanti &#8211; magistrati, specialisti del R.I.S., psichiatri e criminologi &#8211; hanno lavorato duramente, per anni e anni, e con grande spesa di denaro pubblico, per acquisire elementi di certezza nella tragica vicenda del delitto di Cogne: e che sono riusciti ad acquisirli, tanto \u00e8 vero che la giustizia si \u00e8 espressa in modo chiaro e definitivo circa l&#8217;autore di tale delitto; ma che ora si vedono sottoposti a una sorta di processo alla rovescia, il cui lavoro \u00e8 sminuito e disprezzato, la cui seriet\u00e0 e competenza sono continuamente revocate in dubbio.<\/p>\n<p>Pensiamo, soprattutto, al piccolo Samuele: la vera vittima di tuta questa tristissima vicenda. Un bimbo che quasi certamente, prima di morire, ha visto in faccia il proprio assassino: ed era la faccia di sua madre. Non che una condanna &quot;esemplare&quot; ad Annamaria Franzoni avrebbe potuto cambiare qualcosa, per lui: ma, almeno, gli avrebbe reso giustizia. Perch\u00e9 il primo compito e la principale ragion d&#8217;essere della giustizia umana \u00e8, prima ancora di punire i colpevoli, stabilire il sacrosanto principio che la vittima \u00e8 vittima, e il colpevole \u00e8 colpevole, senza incredibili contorsioni degne di un Azzecca-garbugli per mescolare le carte e confondere i ruoli. E la vittima ha <em>sempre<\/em> diritto a un risarcimento, se non altro di tipo morale.<\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati delle tematiche generali sollevate da questa brutta vicenda in alcuni precedenti articoli, in particolare <em>La rimozione della colpa, malattia mortale della modernit\u00e0<\/em> ed <em>\u00c8<\/em> <em>possibile perdonare qualcuno che non vuole essere perdonato?<\/em> (sempre consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 scoraggiante, in tutta la storia di questo delitto e di questo processo, \u00e8 il roccioso, impenetrabile rifiuto ad aprirsi a un atto di consapevolezza e di pentimento, l&#8217;impossibilit\u00e0 a liberare la propria anima da un cos\u00ec grande senso di colpa. Certo, gli psicologi ci spiegano che \u00e8 appunto l&#8217;enormit\u00e0 del senso di colpa che pu\u00f2 far scattare, in casi del genere, il meccanismo della rimozione, del rifiuto e della protesta incrollabile della propria innocenza. \u00c8 pi\u00f9 &quot;facile&quot;, per l&#8217;io, continuare ad accusare degli ipotetici estranei, contro ogni evidenza, piuttosto che aprirsi all&#8217;idea &#8211; invero sconvolgente &#8211; di aver potuto commettere un delitto cos\u00ec terribile come l&#8217;uccisione, da parte di una madre, della propria creatura.<\/p>\n<p>Proprio su questo aspetto, emozionale e istintivamente repulsivo, ha giocato le sue carte il &quot;partito&quot; di Annamaria Franzoni. Gli Italiani, in fondo, sono degli inguaribili sentimentali: per loro, accettare che una mamma possa fare una cosa del genere, \u00e8 intollerabile: <em>quindi<\/em>, la signora Franzoni <em>non pu\u00f2 essere<\/em> <em>colpevol<\/em>e. E, se non pu\u00f2 essere colpevole, <em>deve<\/em> essere innocente. In fondo, \u00e8 una sorta di sillogismo aristotelico: nessuna mamma pu\u00f2 fare una cosa del genere; l&#8217;imputata del delitto \u00e8 una mamma; la mamma in questione \u00e8 innocente. Anche se ci sono montagne di indizi a suo carico, primi fra tutti gli schizzi di sangue sul pigiama; anche se \u00e8 accertato che nessun estraneo si intrufol\u00f2 nella villetta, in quei pochi minuti nei quali ella era fuori; anche se \u00e8 assodato che numerose madri, purtroppo, hanno compiuto delitti analoghi, in Italia e altrove, e sono state per questo riconosciute colpevoli.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, secondo logica, la domanda avrebbe dovuto essere questa: perch\u00e9 in tanti altri casi l&#8217;opinione pubblica ha accettato senza fiatare l&#8217;inaccettabile, ossia che una mamma &#8211; nelle particolari condizioni di <em>stress<\/em> e solitudine emotiva della nostra beneamata societ\u00e0 &quot;del benessere&quot; &#8211; possa arrivare a odiare suo figlio per motivi banali, ad es. perch\u00e9 piange insistentemente, al punto da ucciderlo; mentre in <em>questo<\/em> caso non pu\u00f2 decidersi a farlo? Forse perch\u00e9 \u00e8 stata continuamente pilotata, orientata, sollecitata e manovrata da una campagna di disinformazione mediatica senza precedenti?<\/p>\n<p>E questa campagna mediatica, a sua volta, per quali ragioni \u00e8 stata scatenata solo a proposito del caso Franzoni, mentre nulla di simile si \u00e8 mai visto neanche nei casi giudiziari pi\u00f9 dubbi e sconvolgenti del passato, di cui sono piene, purtroppo, le pagine di cronaca nera della stampa e i servizi giornalistici della televisione italiana?<\/p>\n<p>Eppure, ricordiamo tutti benissimo che un importante uomo politico, che era anche capo del governo, ebbe a dichiarare, proprio ai microfoni della televisione, che uno, per scegliere il mestiere di giudice, deve avere qualche rotella che non funziona. Con buona pace alla memoria di Falcone, Borsellino e tanti altri meno famosi, ma non meno eroici difensori della legalit\u00e0 e della giustizia. Cos\u00ec come sappiamo tutti benissimo che nel Parlamento italiano, oggi come ieri, i deputati e i senatori inquisiti dalla magistratura per una variet\u00e0 di reati, si contano addirittura a decine. Difficile, allora, non intravedere nel chiasso mediatico che si \u00e8 fatto attorno al processo Franzoni, cercando di imporre una sentenza &quot;morale&quot; diversa da quella processuale, parte di un pi\u00f9 vasto disegno mirante a screditare l&#8217;intera magistratura e a diffondere la sensazione, pur senza dirlo apertamente, che il vero problema della giustizia, in Italia, non sono i delinquenti, ma i giudici.<\/p>\n<p>I quali, chiss\u00e0 perch\u00e9, hanno la fastidiosa pretesa di voler portare in tribunale coloro che commettono dei reati; e, arroganza suprema, cercano perfino di farli condannare.<\/p>\n<p>Signori, per favore: un po&#8217; di decenza. Un po&#8217; di silenzio; un po&#8217; di rispetto e un po&#8217; di piet\u00e0.<\/p>\n<p>Non per l&#8217;assassino, ma &#8211; una volta tanto &#8211; per la povera vittima: un bambino che \u00e8 stato tolto dal mondo, con incredibile ferocia, senza un perch\u00e9, quando aveva tutta la vita davanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni si torna a parlare &#8211; ed era ora! &#8211; di quella straordinaria figura di uomo e di sacerdote che fu don Zeno Saltini,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30147,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[92],"class_list":["post-23295","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-diritto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23295","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23295"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23295\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30147"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}