{"id":23285,"date":"2015-11-07T10:22:00","date_gmt":"2015-11-07T10:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/07\/anima-del-friuli-pagana-o-cristiana\/"},"modified":"2015-11-07T10:22:00","modified_gmt":"2015-11-07T10:22:00","slug":"anima-del-friuli-pagana-o-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/07\/anima-del-friuli-pagana-o-cristiana\/","title":{"rendered":"Anima del Friuli, pagana o cristiana?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c9 pagana o cristiana, l&#8217;anima friulana? Posta cos\u00ec, la domanda potrebbe sembrare quanto meno strana. Siamo nel terzo millennio: che senso ha domandarsi se una societ\u00e0 sia pagana o cristiana? E poi, che cosa vuol dire una espressione come &quot;l&#8217;anima friulana&quot;? Forse che un popolo possiede un&#8217;anima collettiva? E i Friulani sono un popolo? E che cos&#8217;\u00e8 un popolo? Esistono ancora dei popoli, oggi, nel mare magnum della globalizzazione, e per quanto tempo ancora sopravvivranno?<\/p>../../../../n_3Cp>Andiamo per ordine. In quanto cittadini del terzo millennio, potremmo anche pensare che le questioni religiose non si pongano pi\u00f9, almeno a livello di collettivit\u00e0; che esistano, al massimo, come questioni personali. Decidere tale questioni significa prendere posizione riguardo al fatto del sacro e alla tensione verso l&#8217;assoluto. Per chi ritiene, come fanno i materialisti (i quali rappresentano, oggi, il 90% e pi\u00f9 delle <em>\u00e9lites<\/em> politiche, culturali, filosofiche, artistiche e scientifiche), che tanto il senso del sacro, quanto la tensione verso l&#8217;assoluto (fatta, a sua volta, di due elementi fondamentali: la coscienza del limite e il sentimento del mistero), siano prodotti culturali acquisti e non bisogni essenziali della natura umana, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per un discorso religioso a livello diffuso: la civilt\u00e0 moderna \u00e8 radicalmente desacralizzata e non torner\u00e0 mai pi\u00f9 a Dio, le persone non rivolgeranno mai pi\u00f9 a Lui le loro energie, attese e speranze, \u00a0n\u00e9 il loro progetto di vita. Se, viceversa, si pensa &#8211; come noi pensiamo &#8211; che il senso del sacro e la tensione verso l&#8217;assoluto siano elementi primari e costitutivi della natura umana, e che l&#8217;uomo, anche volendolo, non potrebbe mai strapparli definitivamente via da s\u00e9, cos\u00ec come non potrebbe imporsi di vivere senza nutrirsi, senza idratarsi e senza concedersi alcun riposo, allora ne deriva che, terzo millennio o quinto o sesto, la questione religiosa resta sempre all&#8217;ordine del giorno: si tratta, semmai, di vedere quali forme abbia assunto, e da quale finestra sia rientrata, magari abusivamente e terribilmente deformata, dopo essere stata cacciata dalla porta. Infatti, un culto abnorme della ricchezza, o del potere, o del successo e del prestigio sociale (e sia pure di un successo di scandalo, o di un prestigio di dubbia provenienza), pu\u00f2 essere la forma che il sentimento religioso, deviato dal suo alveo naturale, ha preso attualmente, sotto la pressione dell&#8217;economia consumista e con l&#8217;incoraggiamento della\u00a0<em>intellighenzia<\/em>, la quale, oggi, \u00e8 dichiaratamente o larvatamente su posizioni ateiste, laiciste e filo-massoniche (forse perch\u00e9 in gran parte al servizio dei poteri occulti finanziari).<\/p>\n<p>La domanda a proposito della religiosit\u00e0 friulana non \u00e8, pertanto, n\u00e9 oziosa, n\u00e9 cervellotica: nessun popolo, a nostro parere, pu\u00f2 vivere senza una qualche forma di religiosit\u00e0. Per un popolo come quello friulano, che \u00e8 stato investito dall&#8217;ondata della piena modernit\u00e0 solo in tempi assai recenti (a partire dagli anni Cinquanta del &#8216;900), si tratta ancora, almeno in parte, della religione tradizionale e non dei suoi pi\u00f9 recenti surrogati, sia religiosi (che vanno dalle pseudo-religioni orientali, alle sette pseudo-religiose, fino alla religione rovesciata del satanismo vero e proprio) che laici (il culto del denaro, l&#8217;ossessione del sesso, ecc.): e si dovr\u00e0 vedere, allora, quale sia la religione tradizionale di quel popolo. Nel caso dei Friulani, il dubbio circa il primato del paganesimo rispetto al cristianesimo potrebbe venire sia in conseguenza di un preciso retaggio storico &#8211; che vide il cristianesimo arrivare relativamente tardi, almeno in forma massiccia, rispetto ad altre parti dell&#8217;Impero Romano e dell&#8217;Italia stessa, e persistere ancora per parecchi secoli, al contrario, le migrazioni e le invasioni di popoli non cristiani, dai Visigoti agli Unni, dagli Ostrogoti ai Franchi, dai Longobardi agli Avari, dagli Ungari ai Turchi -, sia in considerazione\u00a0della &quot;rusticit\u00e0&quot; e della condizione relativamente appartata della societ\u00e0 friulana rispetto alle altre regioni italiane, che ha consentito, pi\u00f9 che altrove, la lunga sopravvivenza di forme di vita e di strutture culturali (la villotta, per esempio: poesia popolare intensamente emotiva) tipicamente pre-moderne.<br \/>\nIl &quot;paganesimo&quot; su cui c&#8217;interroghiamo non \u00e8, ovviamente, quello greco-romano, che in Friuli, forse, non arriv\u00f2 mai, se non superficialmente e per le classi sociali pi\u00f9 elevate: ma quello celtico &#8211; i Carni, gli antichi abitanti del Friuli pre-romano, erano di stirpe celtica, come i Galli -; e, pi\u00f9 ancora, quello importato dagli invasori germanici della tarda antichit\u00e0 e dell&#8217;alto Medioevo, Ostrogoti prima, Longobardi poi, i quali erano in parte di religione ariana, ma in parte ancora legati alla religiosit\u00e0 germanica pi\u00f9 antica, che si esprimeva in un politeismo a sfondo animistico, in quanto le divinit\u00e0 tradizionali erano in gran parte l&#8217;espressione di una concezione naturalistica, e avevano in s\u00e9 le caratteristiche delle forze naturali, a cominciare dai luoghi di culto, che erano sempre all&#8217;aperto, nelle radure fra i boschi o in riva ai torrenti, essendo la natura, in fondo, non solo la cornice, ma il soggetto principale della religiosit\u00e0 germanica.<\/p>\n<p>Ebbene, in molte tradizioni friulane degli ultimi secoli e decenni (come i <em>pignarui<\/em>, o fal\u00f2 dell&#8217;Epifania; o anche, meglio ancora, come i <em>t\u00eer des cidulis<\/em>, propri della Carnia: ruote di legno incendiate che vengono scagliate dall&#8217;alto dei colli, in diversi giorni dell&#8217;anno, a seconda delle localit\u00e0), si pu\u00f2 intravedere un riflesso di miti e riti assai pi\u00f9 antichi, che certamente erano precedenti alla diffusione e al consolidamento del cristianesimo, e che quest&#8217;ultimo ha integrato nella propria tradizione culturale, pur avvertendone la sostanziale estraneit\u00e0; oppure con i quali ha convissuto, ma ciascuno rimanendo nel proprio ambito, quasi in una pace armata e costantemente vigile, dovuta alla consapevolezza delle due parti contrapposte che nessuna di esse era abbastanza forte da poter sopraffare ed eliminare definitivamente l&#8217;altra. I <em>cidulis<\/em>, ad esempio, sono certamente di origine celtica, e la Chiesa li ha accettati o sopportati, magari collocandoli nel giorno del santo patrono, o all&#8217;Epifania, o a Natale o a Pasqua; nondimeno, il fatto che siamo concentrati, per la maggior parte, intorno al solstizio d&#8217;inverno, fa pensare che abbiano a che fare &#8212; come del resto i <em>pignarui<\/em> &#8212; con i riti del fuoco, che sono caratteristici di tutto l&#8217;arco alpino e che risalgono all&#8217;antichit\u00e0, non solo pre-cristiana, ma anche pre-romana.<\/p>\n<p>Un&#8217;anima popolare collettiva certamente esiste, a nostro parere (cos\u00ec come esiste anche un&#8217;anima dei luoghi); un&#8217;anima che non \u00e8 la pura somma numerica degli individui che formaono un popolo, ma il retaggio spirituale e perenne di quel popolo, che si trasmette di generazione in generazione e che travalica, pertanto, la vita dei singoli individui, ponendosi come un modello di riferimento, un insieme di valori e un destino collettivo, che i singoli, in qualche nodo, servono, anche quando pensano di servire unicamente il loro personale progetto di vita, poich\u00e9, in ogni caso, si muovono all&#8217;interno di coordinate intellettuali e morali che sono proprie di quella comunit\u00e0 e di nessun&#8217;altra: infatti non esistono due popoli uguali, cos\u00ec come non possono darsi due individui uguali (cfr. i nostri articoli: \u00abDove va a finire l&#8217;anima dei luoghi?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 29\/12\/2013; e \u00abNelle pietre degli antichi edifici continua a vivere il genio della stirpe\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 01\/06\/2015).<\/p>\n<p>E Friulano, certamente, sono un popolo, per molte ragioni, la pi\u00f9 importante delle quali \u00e8 che esiste una lingua friulana (non un dialetto friulano!), l&#8217;amata <em>marilenghe<\/em>, ossia la lingua madre di quanti sono nati fra la Livenza e l&#8217;Isonzo: perch\u00e9 \u00e8 la lingua che fa un popolo, cos\u00ec come la lingua d&#8217;oc e la lingua d&#8217;oil hanno plasmato i due popoli di Francia, quello del Sud e quello del Nord, che solo nel corso di parecchi secoli si sono fusi in uno solo, ma non perfettamente, tanto \u00e8 vero che il provenzale sopravvive come modello culturale ormai subordinato, e nondimeno autonomo, rispetto a quello che si \u00e8 originato in riva alla Senna, nell&#8217;\u00cele-de-France.<\/p>\n<p>Quanto tempo resta da vivere ai popoli, nell&#8217;era della globalizzazione, \u00e8 una domanda cui solo il domani potr\u00e0 dare una risposta: non molto, comunque, se non si prender\u00e0 coscienza del problema e non si tenter\u00e0 d&#8217;invertire la tendenza. Ma \u00e8 certo che in un mondo senza pi\u00f9 confini, senza identit\u00e0, senza radici, senza senso di appartenenza e senza il sentimento di un comune destino, ove gli esseri umani sono tenuti insieme unicamente da ragioni di opportunismo e di convenienza personale, che possono venir meno in qualsiasi momento, i popoli sono destinati a scomparire all&#8217;interno di un amalgama indistinto e perennemente mutevole e provvisorio.<\/p>\n<p>Queste riflessioni vengono in mente osservando una serie di fatti e di situazioni; ad esempio, sfogliando i romanzi di uno dei maggiori scrittori friulani del XX secolo, Carlo Sgorlon (nato a Cassacco 26 luglio 1930 e morto a Udine il 25 dicembre 2009), probabilmente il maggiore, almeno fra quelli che hanno scelto di esprimersi nella lingua italiana; a parte Alcide Paolini (nato nel 1928, vivente), che, per\u00f2, al mondo friulano ha dedicato un solo libro, oltretutto rivolto a un pubblico giovanile, \u00abIl paese abbandonato\u00bb, Mauro Corona (nato nel 1950, vivente), che per\u00f2 \u00e8 prima di tutto un alpinista e uno scultore; e Siro Angeli (1913-1991), che \u00e8 stato un grande poeta e un drammaturgo, ma non un narratore (cfr. i nostri precedenti articoli: \u00abUna pagina al giorno: l&#8217;incontro con la Clautana, di Carlo Sgorlon\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 07\/04\/2008; \u00abUna pagina al giorno: cos\u00ec muore un paese, di Alcide Paolini\u00bb, pubblicato sullo stesso sito in data 08\/04\/2008; e \u00abTra i muri del paese abbandonato indugia la memoria d&#8217;una donna buona\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 19\/05\/2015; e \u00abUna pagina al giorno: una &quot;Vita nuova&quot; dei nostri giorni, di Siro Angeli\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/01\/2009).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dai titoli di alcuni essi (ad esempio \u00abGli d\u00e8i torneranno\u00bb, del 1977), ma soprattutto dalla storie in essi narrate, dai personaggi, dalle situazioni, da quella dimensione fiabesca che aleggia ovunque, impalpabile e tuttavia concreta, viva e presente, si respira, nei libri di Sgorlon, una atmosfera che non \u00e8 soltanto fuori dal tempo e dalla storia, lontana dalla realt\u00e0 urbana e prepotentemente immersa nel mondo ancestrale della foresta, del monte, della lontananza o della memoria, sostanzialmente estraneo al mondo attuale, qualcosa di primigenio, di pre-cristiano, di pagano: d&#8217;un paganesimo naturalistico e quasi animistico, che si riallaccia alle antichissime credenze negli spiriti del bosco, nelle &quot;anguane&quot;, le ninfe alpine dei fiumi e delle sorgenti, e, in genere, in un soprannaturale che non \u00e8 quello cristiano, ma un altro, molto pi\u00f9 antico e &quot;primitivo&quot;, pi\u00f9 vicino agli elementi della natura primordiale e incontaminata.<\/p>\n<p>Nel romanzo \u00abLa fontana di Lorena\u00bb (1990), ad esempio, il personaggio della protagonista, Eva, una pittrice che vive non lontano dal paese di Adegliano ed \u00e8 proprietaria, con la sorella Astrid, di un vasto ed antico bosco, chiamato il Bosco del Forzato, l&#8217;elemento &quot;pagano&quot;, animista, pre-cristiano, emerge con prepotenza fin dalla sua adolescenza. Ancora ragazzina, Eva, che ha sempre sentito una possente attrazione per il bosco e per la sua vita misteriosa, un giorno decide di non rientrare a casa, ma vi si trattiene al calar della notte, spiando gli animali, i suoni, le voci e, infine, immergendosi nell&#8217;acqua del fiume per farvi un bagno simbolico nella luce lunare, come le streghe del tempo andato. Sgorlon poi passa a parlare di Giulia, la figlia di Eva, che ha appena avuto le mestruazioni, cosa che induce sua madre a pensare che ella \u00e8 entrata nel gran mare dell&#8217;Eros: Eros che, ella pensa, \u00e8 dappertutto, \u00e8 il sottinteso di ogni cosa e circola ovunque, anche negli atti e nei pensieri apparentemente pi\u00f9 lontani da esso (e qui sembra di leggere il dottor Freud); Eros che, in fondo, altro non \u00e8 che il volto nascosto della Natura stessa.<\/p>\n<p>Ci si chiede, a questo punto, se Sgorlon, che si pone come lo scrittore della vera anima friulana, cio\u00e8 d&#8217;un Friuli mitico, sognante, rurale, fiabesco, pre-urbano e pre-moderno, abbia saputo davvero interpretarla in profondit\u00e0: perch\u00e9 essa non \u00e8 pagana, naturalistica e animista, ma profondamente e intensamente cristiana. Basta vedere un nonno o una nonna friulani per capirlo al volo. Un &quot;vero&quot; scrittore friulano deve essere interprete della civilt\u00e0 cristiana del Friuli, indipendentemente &#8212; vorremmo dire &#8211; dalle sue personali convinzioni in materia religiosa: perch\u00e9 il &quot;vero&quot; Friuli \u00e8 quello della chiesa e del cimitero, come dice Carducci (ne \u00abIl comune rustico\u00bb, scritto, appunto, dopo un soggiorno ad Arta Terme): <em>della chiesa che prega e del cimitero che dorme<\/em>. Cristiana \u00e8 la civilt\u00e0 del Friuli, la civilt\u00e0 del ducato longobardo, poi del patriarcato aquileiese, infine del periodo veneziano e di quello austriaco; e proprio nella religione, oltre che nella sua lingua, il popolo friulano ha sempre trovato l&#8217;energia spirituale e materiale per resistere a tutte le invasioni, a tutte le carestie, a tutti i terremoti, a tutte le emigrazioni, a tutte le drammatiche prove della sua storia pi\u00f9 che millenaria.<\/p>\n<p>In questo senso, e solo in questo senso, meglio di Sgorlon, a nostro avviso, hanno saputo cogliere l&#8217;intima essenza dell&#8217;anima friulana due poeti come Pier paolo Pasolini e David Maria Turoldo; anima che \u00e8 malinconica e sognante, s\u00ec, ma intimamente religiosa: perfino quando \u00e8 esacerbata ed erompe nella ribellione della bestemmia. Il lato &quot;debole&quot; della rappresentazione dell&#8217;anima friulana, in Sgorlon, viene da una sorta di soggezione al modello (soprattutto latino-americano) del &quot;realismo magico&quot;. La dimensione della magia, del sogno, della visione, per\u00f2, \u00e8, senza dubbio, un aspetto centrale dell&#8217;anima friulana (come di quella slava, peraltro): ma nel contesto d&#8217;un&#8217;anima cristiana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c9 pagana o cristiana, l&#8217;anima friulana? Posta cos\u00ec, la domanda potrebbe sembrare quanto meno strana. 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