{"id":23282,"date":"2007-12-17T23:07:14","date_gmt":"2007-12-17T23:07:14","guid":{"rendered":"https_3A//fides-et-ratio.it/@p=23282"},"modified":"2023-09-13T14:00:03","modified_gmt":"2023-09-13T14:00:03","slug":"nel-poema-anhelli-di-slovacki-la-missione-espitatrice-del-popolo-polacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/17\/nel-poema-anhelli-di-slovacki-la-missione-espitatrice-del-popolo-polacco\/","title":{"rendered":"Nel poema &#8220;Anhelli&#8221; di Slovacki: la missione espitatrice del popolo polacco"},"content":{"rendered":"<p>Juliusz Slovacki (1809-1849) \u00e8 il secondo astro, in ordine cronologico e, forse, anche di grandezza, della poesia polacca detta della &quot;grande emigrazione&quot;&#8217;, quando migliaia di suoi connazionali furono dispersi all&#8217;estero dal tragico insuccesso dell&#8217;insurrezione del 1830 e dalla spietata repressione zarista; il secondo, dicevamo, fra Adam Mickiewicz (1798-1855) e Zigmunt Krasinski (1912-1859).<\/p>\n<p>Nel quadro generale della sua ricca e raffinata opera letteraria, ispirata ai valori estetici e spirituali del Romanticismo, un posto eminente spetta al poema in prosa <em>Anelli<\/em>, pubblicato in Francia nel 1838. In Italia \u00e8 stato tradotto nel 1919 da Paolo Emilio Pavolini per la Casa Editrice Carabba di Lanciano; ed oggi, a quasi novant&#8217;anni da quella data, attende ancora, incredibilmente (come, del resto, altri capolavori delle letterature slave), una nuova traduzione o almeno una riedizione nella nostra lingua.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;opera complessa, ricca di simbolismi e di potenti squarci drammatici che richiamano, per certi versi, la tendenza &quot;ossianica&quot; propria del Romanticismo nordico (e, infatti, Byron \u00e8 uno dei modelli di riferimento di questa generazione di poeti polacchi), venata per\u00f2 dalla caratteristica malinconia e pensosit\u00e0 dell&#8217;anima slava e, in pi\u00f9, percorsa da un ardente soffio mistico ma anche incupita e, si direbbe, quasi straziata dal particolare tormento interiore che caratterizza l&#8217;opera di Slowacki. Come \u00e8 noto, questi, mentre si trovava a Londra intento a organizzare aiuti per la grande guerra patriottica del 1830-31, fu colpito al cuore &#8211; oltre che dalla notizia della sanguinosa repressione russa operata dal generale Paskevic &#8211; anche dall&#8217;infamante accusa rivolta da Mickiewicz (allora a Dresda), nella III parte dei <em>Dzady<\/em>, al patrigno di Slowacki, dott. Becu, di essere stato un delatore dei giovani patrioti polacchi all&#8217;Universit\u00e0 di Vilna, iscritti nella societ\u00e0 segreta dei &quot;Filareti&quot;. Slowacki, che era legato da un sentimento molto profondo a sua madre, visse tale accusa come una ferita insanabile e decise di dedicare la sua intera vita di artista alla missione di conquistare una tale gloria poetica, da poterne far dono a lei, riscattando e riducendo al silenzio ogni insinuazione velenosa.<\/p>\n<p>A prima vista il lettore impreparato potrebbe avere l&#8217;impressione di trovarsi davanti a un guazzabuglio di temi danteschi, byroniani, cimiteriali e perfino orrorifici, propri della letteratura gotica; ma sarebbe un&#8217;impressione sbagliata. L&#8217;opera \u00e8 realmente percorsa e ravvivata da un soffio di autentica ispirazione poetica; il pessimismo e la desolazione che l&#8217;autore vi profonde non sono affatto di maniera, ma esprimono pienamente la sofferenza morale di Slowacki, che \u00e8 voce dolente e sconsolata dello spirito nazionale nella sua ora pi\u00f9 cupa, quando, dopo la tragedia della triplice spartizione del tardo Settecento e della brutale repressione zarista del 1830, sembrava che la Polonia crocifissa non sarebbe risorta mai pi\u00f9 dalla sua tomba, per riprendere il suo posto nel consesso dei popoli liberi. Certo, in essa vi \u00e8 anche una certa insistenza &#8211; se non proprio un compiacimento &#8211; per le atmosfere brumose, notturne e inquietanti, per il mistero degli spiriti, e anche per quell&#8217;esotismo che potremmo definire crepuscolare, che ha il suo esempio pi\u00f9 famoso nel <em>Childe Hardold Pilgrimage<\/em> e anche, nel campo delle arti figurative, nei paesaggi solitari, selvaggi e vagamente paurosi del grande pittore tedesco Caspar David Friedrich.<\/p>\n<p>A tutto questo si aggiunga quella vena di misticismo slavo che aveva condotto Slowacki a pellegrinare attraverso i luoghi della Terra Santa, convincendosi sempre pi\u00f9 che al popolo polacco fosse stato riservato un destino storico di espiazione fra tutti gli altri popoli, rivivendo collettivamente la passione di Ges\u00f9 Cristo e purificandosi, cos\u00ec, attraverso l&#8217;umiliazione della disfatta nazionale, che lo avrebbe condotto a riscoprire i veri valori dello spirito. Solo allora esso sarebbe stato degno di risorgere: ma prima di risorgere era necessario che scendesse nel sepolcro. Espressione compiuta di quel misticismo politico-religioso che si diffuse fra gli intellettuali polacchi della &quot;grande emigrazione&quot; fu la personalit\u00e0, certamente ricca e affascinante, del lituano Andrzej Towianski (1799-1878), che, simile a un Gioacchino da Fiore del XIX secolo, andava predicando e annunziando l&#8217;avvento di un&#8217;<em>epoca nuova<\/em> fra i Polacchi in esilio, sorta dalla rigenerazione della parola di Cristo. Mickiewicz, il pi\u00f9 illustre fra gli intellettuali polacchi in esilio &#8211; autore, fra l&#8217;altro, degli stupendi <em>Sonetti di Crimea<\/em> &#8211; aveva conosciuto il Towianski nel 1841, a Parigi, e ne era stato ben presto conquistato; Slowacki lo conobbe un anno dopo, nel 1842, e ne rimase a sua volta soggiogato, infervorandosi della sua stessa fede nella missione mistico-religiosa dello sventurato popolo polacco.<\/p>\n<p>Una insigne cultrice di polonistica, Marina Bersano Begey, ha dedicato a quest&#8217;opera di Slowacki, poco conosciuta nel nostro Paese, alcune pagine estremamente suggestive, che ci piace riportare integralmente ( M. Versano Begey, <em>Storia della letteratura polacca,<\/em> Milano, Nuova Accademia, 1963, pp. 127-131).<\/p>\n<p>Ricordiamo che la traduzione dall&#8217;originale del brano relativo al &quot;miracolo dell&#8217;anima&quot; \u00e8 di P. E. Pavolini.<\/p>\n<p><em>&quot;Durante un periodo di raccoglimento in un convento del Libano lo Slowacki compose il poema in prosa<\/em> Anelli<em>, una delle sue opere pi\u00f9 importanti, e lo pubblic\u00f2 a Parigi nel 1838. Concepito quasi in risposta al<\/em> Libro del Pellegrino <em>(&#8230;), nel quale il Mickiewicz tracciava con fede incrollabile il compito immediato dei patrioti in esilio, infondendo in essi la sua certezza nella resurrezione della patria,<\/em> Anhelli <em>era il quadro profetico, privo di speranza, delle sofferenze dei connazionali e della missione espiatrice loro affidata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In<\/em> Anhelli<em>, tutto \u00e8 malinconia: dai paesaggi nevosi al colore dei paesaggi boreali, dalla musica dei nomi al ritmo dolente e un po&#8217; sordo della frase.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nella gelida e desolata terra siberiana giunge una torma di polacchi condannata dalla Russia a ripopolare il triste luogo. Essi costruiscono una grande casa di legno per abitarvi in fraterno amore; ma le discordie che gi\u00e0 li perdettero in patria risorgono nell&#8217;esilio, perch\u00e9 nulla i deportati hanno appreso dalla sventura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco che lo Sciamano, ree sacerdote di quella terra, si reca dagli esuli ed offre loro l&#8217;alleanza col suo popolo; e poi che vede gl&#8217;infelici cos\u00ec tristi e scorati, resta con loro, e sceglie un giovane per insegnargli le fonti del bene e del male, e le cause delle sventure della Polonia, s\u00ec ch&#8217;egli possa un giorno, ricco d&#8217;esperienza e d&#8217;amore, ricondurre in Patria i suoi compagni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Su Anhelli, ricco di quanto di pi\u00f9 nobile e immacolato racchiude il cuore del suo popolo, cade la scelta dello Sciamano. \u00c8 notte, egli lo desta, e insieme intraprendono un viaggio che ricalca le orme di quello dantesco. L&#8217;inferno che essi visitano \u00e8 la Siberia orrenda ove migliaia di uomini soffrono nello spirito e nel corpo: dai fanciulli strappati alle madri, che apprendono dalle labbra di un pope malvagio la fede degli zar, ai prigionieri che agonizzano e muoiono lungi dalla patria e dai loro cari, dal vecchio superstite di un&#8217;altra generazione di patrioti e di martiri ai condannati al lavoro delle miniere, che battono il piccone trascinando le pesanti catene, sino a quelli che piangono seduti sulla sponda di un lago le cui nere acque sgorgarono dalle lagrime.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La narrazione \u00e8 intrecciata alle scene pi\u00f9 tragiche e fantastiche: arde vivo sul suo cavallo nero il pope bugiardo; fiorisce di stelle il melo del vecchio esiliato; s&#8217;alzano i morti dalla bara e vi ricadono straziati dalle notizie che giungono dal mondo. Nella miniera un masso ha seppellito un padre coi suoi cinque figli e, su di loro, fisso allucinato come il Conte Ugolino lo trovano Anhelli e la sua guida. E il vecchio minatore che solo pochi passi dividono dalla liberazione cade morto alle percosse dei soldati, formando di s\u00e9 una croce. Il martirio della Polonia \u00e8 presente in ogni momento; ma pi\u00f9 tragica ancora \u00e8 l&#8217;immolazione volontaria dei tre gregari dei diversi partiti che si offrono alla crocifissione per attestare ognuno la santit\u00e0 della propria idea.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Al cimitero, dove i tre morti avranno sepoltura, lo Sciamano e Anhelli incontrano Elo\u00e8, l&#8217;angelo nato da una lacrima di Cristo, che conforta i morti; ma al loro ritorno alla casa degli esiliati, li ritrovano ubriachi, in lite fra di loro. Alle parole severe dello Sciamano, s&#8217;alzano urla e maledizioni; e uno degli esuli pianta un coltello nel cuore del vecchio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli cade nelle braccia di Anhelli, e questi lo porta fuori dalla capanna aiutato da Ellenaj, la giovane bellissima peccatrice pentita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con lei come con una pura sorella vivr\u00e0 Anhelli nella capanna che fu dello Sciamano, sin che Ellenaj, che lo ha servito, riempiendo il suo cuore di lagrime e di preghiere chiuder\u00e0 per sempre gli occhi luminosi, ed Elo\u00e8 verr\u00e0 a prenderla per portarla lontana nel cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il poema si chiude colla morte di Anhelli<\/em>. <em>Distrutta dalla fame e dagli strazi sofferti la turba dei polacchi \u00e8 ormai scomparsa; due angeli, quelli stessi che apparvero al primo re di Polonia, Piast, vengono ad Anhelli e gli predicono la fine; in quel momento supremo egli ricorda la paura che fu sulla sua culla, il tormento della sua vita di dolore, e si chiede che mai fece sulla erra: non pass\u00f2 come un sogno? Gli alcioni volano verso la sua patria, ed egli muore. E quando un cavaliere fiammeggiante passa a destare i morti perch\u00e9 si levino a combattere, perch\u00e9 \u00e8 tempo di vita per i forti, Elo\u00e8 protegge il suo sonno, perch\u00e9 Anhelli, in cui vive il poeta, fu vittima designata pel sacrificio del suo cuore, ed ora riposa in pace.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fra le pagine pi\u00f9 suggestive del poema \u00e8 quella del miracolo: \u00ab E cos\u00ec lo Sciamano con Anhelli, andavano peregrinando per la terra triste e per le strade deserte, sotto le sussurranti foreste della Siberia, incontrando uomini che soffrivano e confortandoli&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco s&#8217;imbatterono in una torma di siberiani che pescavano nel lago. E questi pescatori, avendo scorto lo Sciamano, accorsero a lui, dicendo: \u00abO re nostro! Ci abbandonasti per genti straniere e noi siamo mesti non vedendoti in mezzo a noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Rimani per questa notte e ti faremo la cena e ti prepareremo il letto su queste barche\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si sedette pertanto lo Sciamano sulla terra, e le donne e i bambini dei pescatori lo circondavano e gli facevano parecchie domande alle quali lo Sciamano rispondeva con un sorriso perch\u00e9 erano futili.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma dopo cena, quando sorse la luna, e trasse il suo chiarore su l&#8217;acqua liscia a mo&#8217; di strada d&#8217;oro verso il mezzogiorno, le donne e i bambini presero a parlare con pi\u00f9 mestizia dicendo:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abEcco, ci hai abbandonato e non fai miracoli in mezzo a noi. Pertanto noi cominciamo a dubitare delle cose della fede e dubitiamo persino che vi sia un&#8217;anima\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;All che lo Sciamano sorridendo disse: \u00abVolete ch&#8217;io mostri un&#8217;anima ai vostri occhi?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E tutti i fanciulli e le donne esclamarono d&#8217;accordo: \u00abVogliamo!\u00bb. Volgendosi dunque lo Sciamano ad Anhelli disse: \u00abChe far\u00f2 con questa folla di gracci? Vuoi che ti addormenti e che chiamata l&#8217;anima tua fuori dal tuo corpo la mostri a questa gente?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anhelli gli rispose: \u00abFa come ti piace, io sono in tuo potere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avendo pertanto lo Sciamano chiamato un bambinello fuori dalla folla lo pose sul petto di Anhelli che si era sdraiato come per dormire e disse a quel bambinello:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abEcco, metti le tue manine sulla fronte di quel giovinetto e chiamalo tre volte per nome: Anhelli!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E avvenne che all&#8217;appello del bambino usc\u00ec da Anhelli uno spirito avente bela forma e colori svariati e ali bianche alle braccia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E vedendosi libero quell&#8217;angelo and\u00f2 sull&#8217;acqua e s&#8217;allontanava verso il mezzogiorno sul fascio del chiarore lunare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma quando gi\u00e0 era lontano e in mezzo allo stagno, lo Sciamano comand\u00f2 a quel bambino di richiamare l&#8217;anima perch\u00e9 ritornasse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E si volse lo spirito lucente del bambino, e torn\u00f2 indietro di mala voglia sull&#8217;onda d&#8217;oro, lambendola con la cima delle ali pendenti per la tristezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma quando lo Sciamano gli ordin\u00f2 di rientrare nel corpo dell&#8217;uomo, gemette quello spirito come un&#8217;arpa infranta, e frem\u00e9, ma ubbid\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E Anhelli risvegliatosi, sedette e domand\u00f2 che cosa gli era successo. Gli risposero i pescatori: \u00abSignore, abbiamo visto l&#8217;anima tua e ti preghiamo: sii nostro re! Poich\u00e9 in tale splendore non sono vestiti i re cinesi come l&#8217;anima che \u00e8 nel tuo corpo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E non abbiamo veduto niente di pi\u00f9 luminoso sulla terra eccetto il sole, niente di pi\u00f9 sfavillante se non le stelle che sono rosa e azzurre. Ali cos\u00ec fatte non hanno i cigni, che trasvolano nel maggio per la nostra terra.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E sentimmo perfino un olezzo di fiori, e l&#8217;odore dei mughetti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci\u00f2 udendo Anhelli si volse allo Sciamano e disse: \u00ab\u00c8 dunque vero?\u00bb. E lo Sciamano disse: \u00ab\u00c8 vero, tu sei posseduto da un angelo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abE che dunque, chiese Anhelli, ha fatto l&#8217;anima mia essendo libera? Dimmelo poich\u00e9 io non lo ricordo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli rispose lo Sciamano: \u00abEcco, essa and\u00f2 per quella strada d&#8217;oro, che \u00e8 sull&#8217;acqua dalla luna, e fuggiva da quella parte a mo&#8217; di uomo che si affretta\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A queste parole Anhelli abbass\u00f2 il capo; ed essendosi immerso nella meditazione pianse dicendo: \u00abEcco, essa voleva tornare nella Patria!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>La visione dell&#8217;anima di Anhelli \u00e8 certamente una delle pagine pi\u00f9 belle e commoventi di questo strano, meraviglioso poema in prosa, di cui non v&#8217;\u00e8 l&#8217;eguale nelle altre letterature moderne. Tuttavia molti altri episodi sono altrettanto originali e potentemente drammatici: il malvagio pope che viene arso vivo; il miracolo della fioritura del melo del vecchio deportato; il padre trasformato in belva a somiglianza del conte Ugolino; la morte della fanciulla Ellenaj, peccatrice redenta dalle sofferenze e dall&#8217;abnegazione di cui ha saputo dare prova; la stessa morte di Anhelli, il giovinetto dal cuore immacolato; ed altri ancora.<\/p>\n<p>Oltre a quanto precedentemente osservato, vi sono ancora due elementi che meritano di essere evidenziati in quest&#8217;opera. Il primo, di natura squisitamente stilistica, pu\u00f2 essere apprezzato solo in parte da coloro che leggono <em>Anhelli<\/em> in una traduzione (si pensi all&#8217;effetto che potrebbe fare la <em>Divina Commedia<\/em> tradotta in polacco, in tedesco o anche in inglese). Intendiamo parlare della sobriet\u00e0 linguistica della parola poetica di Slowacki, che, come osserv\u00f2 a suo tempo Giacomo Prampolini (nella sua <em>Storia universale della letteratura<\/em>, Torino, U.T.E.T., vol. VII, 1953, p. 336) , si pu\u00f2 ben dire di ascendenza classica: una sobriet\u00e0 tanto pi\u00f9 notevole, in quanto contrasta con il contenuto dalle forti tinte romantiche, passionali e misticheggianti. In questo senso, l&#8217;accostamento pi\u00f9 immediato che si pu\u00f2 fare tra <em>Anhelli<\/em> e la letteratura italiana \u00e8, probabilmente, quello con i <em>Sonetti<\/em> di Ugo Foscolo, sintesi mirabile di forma classica e contenuto romantico.<\/p>\n<p>Il secondo elemento, di natura stilistica ma anche di contenuto, che forse non sar\u00e0 sfuggito al lettore attento del dialogo fra il protagonista e lo Sciamano, \u00e8 quello di derivazione biblica, peraltro non nuovo nella letteratura polacca dell&#8217;epoca di Slowacki. Tale elemento, che emerge &#8211; appunto &#8211; soprattutto nelle parti dialogate, ha il suo modello sia nell&#8217;Antico che nel Nuovo Testamento e si riconosce per un gusto tipicamente orientale per le similitudini e le metafore, per il fraseggiare tornito e immaginifico, per il tono sentenzioso e profetico; se ne ricorder\u00e0, pi\u00f9 tardi e in tutt&#8217;altro contesto, il Nietzsche dello <em>Zarathustra.<\/em> Non \u00e8 comunque un elemento estrinseco all&#8217;opera e immessovi in maniera puramente imitativa, poich\u00e9 fra gli scrittori polacchi di quella generazione era diffusa l&#8217;idea che al loro popolo spettasse una missione per certi versi analoga a quella del popolo ebreo: quella, cio\u00e8, di espiare la malvagit\u00e0 presente nel mondo affinch\u00e9, mediante la morte e la resurrezione della patria polacca, potesse avere inizio una nuova era nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, caratterizzata dal ripudio della violenza, dell&#8217;ingiustizia e della sopraffazione da parte del forte sul pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p>Poich\u00e9, come si \u00e8 detto, il poema in prosa <em>Anhelli<\/em> (sarebbe errato definirlo romanzo) non \u00e8 pi\u00f9 stato ristampato in Italia, riteniamo di fare cosa utile al lettore italiano riportandone alcuni brani nella bella traduzione di Paolo Emilio Pavolini. Si tratta proprio, come forse il lettore avr\u00e0 intuito, di un parente del famoso gerarca fascista e comandante delle &quot;brigate nere&quot; Alessandro Pavolini, una delle figure di spicco della Repubblica di Sal\u00f2. Per la precisione si tratta del padre, un illustre professore di lingue orientali che, ai suoi tempi, era certamente una delle persone pi\u00f9 colte, in campo linguistico, d&#8217;Europa e del mondo.<\/p>\n<p>Arrigo Petacco, nella sua biografia del figlio (<em>Pavolini. L&#8217;ultima raffica di Sal\u00f2,<\/em> Milano, Mondadori, 1982, p.p. 30-31), ne delinea con un pizzico di arguzia la figura di studioso e di uomo &#8211; di studioso integerrimo e geniale e di uomo, invece, diciamo cos\u00ec, non privo di quelle debolezze che contraddistinguono i comuni mortali.<\/p>\n<p><em>&quot;La madre di Alessandro, Margherita Cantagalli, \u00e8 una donna colta e vivace, discendente da un antico ceppo della borghesia intellettuale fiorentina. Ma chi d\u00e0 lustro alla famiglia \u00e8 il padre. Il professor Paolo Emilio Pavolini, di origine elbana, \u00e8 un personaggio famoso. Professore di sanscrito all&#8217;Universit\u00e0 di Firenze egli \u00e8 un glottologo fra i pi\u00f9 rinomati. Conosce infatti un numero impressionante di lingue antiche e moderne, vive e morte: praticamente \u00e8 in grado di parlare gli idiomi e i dialetti di una buona met\u00e0 del mondo civile. Giovanissimo, appena uscito dalla Scuola Normale di Pisa, ha scritto un&#8217;opera fondamentale sul buddismo, poi ha tradotto dall&#8217;indiano il Mahabharata, il pi\u00f9 lungo poema del mondo, e dal finnico il poema nazionale<\/em> Kalevala. <em>Ha anche scritto un manuale comparativo di letterature straniere e tradotto altre opere greche, polacche, albanesi,, svedesi, tedesche e lituane. Un mostro di cultura, insomma.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma l&#8217;illustre professore, che entrer\u00e0 a far parte dell&#8217;Accademia d&#8217;Italia nel 1930, ha anche un lato debole: le donne. In particolare le donne nordiche. Trascorre infatti molto tempo lontano da casa per viaggiare nel Nordeuropa dove segue i suoi studi prediletti e i suoi svaghi preferiti. Fino a quando, dopo avere ottenuto lo spadino e la feluca di accademico, non abbandoner\u00e0 moglie e figli per seguire nell&#8217;estremo Nord una bellissima finlandese molto pi\u00f9 giovane di lui.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Allo scopo di invogliare alla lettura dell&#8217;intero poema il lettore italiano, abbiamo trascelto una parte degli episodi riportati nella notevole antologia, curata dal filologo classico Arturo Carbonetto &#8211; studioso e traduttore di Virgilio e di molti altri autori latini -, <em>Figure e miti nei secoli<\/em>, per l&#8217;Editore Palumbo di Palermo, nel 1965 (pp. 583-604).<\/p>\n<p><em>&quot;IL POP ARSO VIVO<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco una volta nella notte lo Sciamano svegli\u00f2 Anhelli, dicendogli: \u00abNon dormire, ma vieni con me, perch\u00e9 vi sono cose importanti da fare nel deserto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avendo pertanto indossato una bianca veste, Anhelli segu\u00ec il vecchio; e andavano, col chiarore delle stelle.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non erano andati molto lungi, quando scorsero tutto un accampamento di bambini e giovanetti esiliati in Siberia, che si riposavano presso il fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E nel mezzo della turba stava un pop, montato su di un cavallo tartaro; e ai due lati della sella teneva due ceste di pane.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E prendeva a insegnare a quei bambini, secondo la nuova fede russa e secondo il nuovo catechismo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E li interrogava su cose indegne e i ragazzi gli rispondevano mostrandosi premurosi, perch\u00e9 aveva accanto alla sella le ceste col pane e poteva nutrirli; ch\u00e9 avevano fame.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Volgendosi pertanto ad Anhelli, lo sciamano parl\u00f2: \u00abDimmi! Non ha passato la misura questo prete, seminando un cattivo seme e corrompendo le anime pure di questi piccoli?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, essi hanno gi\u00e0 dimenticato di piangere per le loro madri e qui fanno gli occhi dolci al pane, come cagnolini; abbaiando cose cattive e che sono contro la fede;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;dicendo che lo zar \u00e8 il capo della fede e che in lui \u00e8 Iddio e che niente non pu\u00f2 comandare che sia contro lo Spirito Santo, anche se ordini cose simili a delitti!, perch\u00e9 in lui \u00e8 lo Spirito Santo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Adoprer\u00f2 dunque contro questo prete il fuoco celeste, per arderlo, e lo uccider\u00f2 dinanzi agli occhi dei fanciulli\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E non appena lo Sciamano ebbe pronunziato la parola della maledizione, quel pop sul cavallo cominci\u00f2 ad ardere e gli uscivano dal petto fiamme, che si congiunsero nell&#8217;aria, al di sopra del suo capo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E il cavallo spaventato cominci\u00f2 a portarlo, mentre cos\u00ec bruciava, sulla steppa; ma poi, scuotendosi, fece cadere quell&#8217;uomo carbonizzato, che era sino allora rimasto in sella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco su quel marciume di uomo correvano scintille&#8230; come quelle piccole faville che si vedono sulla carta bruciata, che vagano e si sdipanano in vari versi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Essendosi adunque avvicinato ai fanciulli, lo Sciamano disse: \u00abNon temete; Dio \u00e8 con voi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il fuoco vi ha spaventato come colombe dormenti; ma voi vi eravate addormentati nella casa dell&#8217;incendio e gi\u00e0 i vostri corpicini sfiorivano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E quei fanciulli tesero le manine al vecchio, gridando: \u00abNonno, portaci con te!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E disse lo Sciamano: \u00abDove vi condurr\u00f2? Ecco, io vado nella via della morte, volete che vi prenda e vi nasconda sotto il mantello e dal lembo della mia veste vi deponga dinanzi al signore Iddio?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli risposero i fanciulli: \u00abPortaci e conducici per ampie strade fino alle nostre madri\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E tutti presero a gridare con grande fierezza: \u00abNoi siamo Polacchi; guidaci alla nostra patria e alle nostre madri\u00bb s\u00ec che lo Sciamano cominci\u00f2 a piangere insieme a sorridere&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E non poteva allontanarsi, perch\u00e9 un fanciulletto gli si era addormentato sul mantello, e sul lembi del suo mantello, mentre egli conversava con loro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed essendo sopraggiunti dei Cosacchi, guardavano con stupore a ci\u00f2 che aveva fatto; e cominciarono a scostare i fanciulli dagli uomini stranieri, non osando per\u00f2 di batterne nessuno, ricordandosi di quel fuoco. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;IL MIRACOLO DEL MELO<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avendo poi lo Sciamano il pianto di Anhelli (dopo il prodigio dell&#8217;anima del protagonista, di cui sopra], lasci\u00f2 i pescatori e and\u00f2 oltre nel deserto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E la luna era ancora alta, quando giunsero alla capanna di un vecchio, che salut\u00f2 lo Sciamano come un antico amico. Era questi uno degli esuli di Bar [allusione alla Confederazione patriottica del 1768 per opporsi alle ingerenze di Russia, Prussia e Austria]&#8230; l&#8217;ultimo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La sua capanna, ombreggiata da un ampio melo, e piena di nidi di colombe e cantante di grilli, era appartata e tranquilla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;&quot;E pose quel vecchio dinanzi agli ospiti una brocca di stagno e pani e pomi rosseggianti, e poi cominci\u00f2, come sempre faceva, a intrattenersi di cose lontane e di persone gi\u00e0 morte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma non sapeva niente della nuova generazione in Polonia e che vi erano nuovi combattenti e nuovi martiri; e non voleva saperlo, essendo uomo del passato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;N\u00e9 gi\u00e0 vi era in lui alcuna memoria, se non delle cose successe in giovent\u00f9; ma del giorno di ieri non sapeva e non pensava al domani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E si sosteneva coi vermi che chiamano &#8216;rossicci&#8217;; e con quelli pagava il tributo allo zar; ed era appunto il giorno del pagamento del tributo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Difatti a tarda ora giunge dinanzi alla capanna il doganiere e, dopo aver bevuto dalla brocca, chiese la cosa dovuta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec quel vecchio si spogliava di tutto, per soddisfare al tributo e per arricchire il servo di esso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E avendo preso ogni cosa, il doganiere usc\u00ec dalla capanna, dicendo: \u00abEcco, tu hai un melo ricoperto di frutti: io devo prendere la decima di esso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec avendo detto, ordin\u00f2 ai propri servi di scuotere il vecchio albero ampiocrescente; ma lo Sciamano disse ad Anhelli:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abVa&#8217; e fermati sotto il melo; ma non dire niente a quelli che scuotono l&#8217;albero, finch\u00e9 la potenza di Dio si manifesti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;And\u00f2 pertanto Anhelli e si mise sotto la pioggia dei pomi rosseggianti, a mo&#8217; di uomo tranquillo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco, il melo si copr\u00ec di un grande splendore e i suoi frutti divennero stelle e scintillavano forte e non cadevano pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E le colombe dormenti si risvegliarono, penando che gi\u00e0 fosse l&#8217;ora dell&#8217;alba; e lavatesi le penne, volarono via nell&#8217;aria rosata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ora quel nuovo splendore atterr\u00ec i doganieri tanto che, lasciando stare il tributo, fuggirono con spavento e, saliti sul carro, si allontanarono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E lo Sciamano, avendo chiamato Anhelli, disse: \u00abAndiamo via di qua, poich\u00e9 il signore ci domander\u00e0 con quale potere facciamo ci\u00f2; e questo \u00e8 un segreto, ed \u00e8 un segreto il significato di queste stelle\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec dicendo, si circond\u00f2 di tenebre insieme con Anhelli, ed uscirono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;UN PRIGIONIERO MORTO<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E disse lo Sciamano: \u00abEcco, oramai non mostreremo miracoli n\u00e9 manifesteremo la potenza divina che \u00e8 in noi; ma piangeremo, poich\u00e9 siamo giunti alle genti che non vedono il sole.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;N\u00e9 conviene di dar loro insegnamenti, poich\u00e9 di pi\u00f9 li ha ammaestrati la sventura; n\u00e9 speranza daremo loro, poich\u00e9 non ci crederanno. Nel decreto, che li condann\u00f2, era scritto: Per sempre!&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, sono le miniere di Siberia!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Qui fa&#8217; attenzione a camminare, perch\u00e9 questa terra \u00e8 lastricata di uomini addormentati. Senti? Ecco, respirano forte e alcuni di loro gemono e parlano nel sonno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Uno della sua mamma, l&#8217;altro delle sorelle e dei fratelli, un altro ancora della sua casa e di quella che di cuore amava, e delle messi, quando il grano gli s&#8217;inchinava come al suo signore; e felici sono adesso nel sonno&#8230; ma si sveglieranno<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In altre miniere urlano i malfattori: ma questa \u00e8 solo la tomba dei figli della patria, e piena di silenzio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La catena, che qui cigola, ha un suono triste, e nella volta risuonano vari echi e un&#8217;eco dice: Vi compiango\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre cos\u00ec li compassionava lo Sciamano entrarono i guardiani e i soldati con le lampade, a svegliare i dormenti, per il lavoro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si alzarono quindi tutti da terra e si svegliarono e andavano come pecore a testa bassa, eccetto uno che non si era alzato, perch\u00e9 era morto nel sonno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ora Anhelli, essendosi avvicinato a quelli che andavano al lavoro con dei martelli grossi ,domand\u00f2 a uno di loro, a voce bassa: \u00abChi era quel morto e di quale malattia \u00e8 finito?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un prigioniero, un uomo pallido, gli rispose: \u00abColui, di cui tu chiedi, era un prete; io lo conoscevo; egli confessava mia moglie e i miei bambini, in patria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E quando venne la guerra, mont\u00f2 a cavallo, col crocifisso in mano e a piedi nudi; e quando il fuoco batteva sulle file, stava fermo, gridando: &#8216;Per la patria!&#8230; Per la patria!&#8230;&#8217;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E i carnefici afferrarono il servo di Dio e gli strinsero addosso un rozzo cappotto e a fatica ne lo vestirono, poich\u00e9 quell&#8217;uomo era corpulento e stava senza muoversi, come cosa morta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poi lo portarono alle miniere; fingeva di avere il cuore tranquillo: ma io vedevo che era pallido e triste.&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;UN PADRE TRASFORMATO IN BELVA<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre cos\u00ec parlava lo Sciamano, lo circondarono gli infelici che lavorano nelle miniere e dicono: \u00abBene tu ammaestri e sei uomo di cuore e forse mandato da Dio<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Or dunque sappi, che cinque giorni fa \u00e8 caduto un masso ed ha ostruito una delle gallerie, dove lavorava un certo vecchio co&#8217; suoi cinque figliuoli; e i guardiani non vogliono far saltare quel masso con la polvere e dicono: &#8216;\u00c8 un lavoro lungo; che muoia&#8217;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E noi stiamo ogni giorno presso quel masso a udire se ancora son vivi, ma non si sente niente in quella caverna, nemmeno un gemito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se tu sei un uomo di Dio, smuovi la pietra; forse il padre vive ancora, o qualcuno de&#8217; suoi figliuoli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fa&#8217; almeno stupire i nostri carnefici, liberando quegli uomini; poich\u00e9 moriranno di fame\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Condussero dunque lo Sciamano a quel masso e si fece un gran silenzio; lo Sciamano, alzando gli occhi al cielo, pregava.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E venne un vento sotterraneo e rovesci\u00f2 il masso s\u00ec che si apr\u00ec una gola buia e profonda, e nessuno non osava entrarvi per primo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Adunque lo Sciamano, presa una torciera, entr\u00f2 nel sotterraneo di su le pietre spezzate, e dietro a lui Anhelli e i prigionieri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E orribile vista essi videro! Ecco, sul corpo del pi\u00f9 giovane dei figli il padre stava accovacciato come un cane, che mette le zampe sugli ossi ed \u00e8 arrabbiato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E gli occhi di quel padre, spalancati, lucevano come vetro; e gli altri quattro morti giacevano l\u00ec presso, uno sull&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E lo Sciamano, avendoli guardati disse: \u00abChe cosa ho fatto? Ecco, il padre vive, ma i figli son gi\u00e0 morti. Perch\u00e9 mai ho pregato?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec dicendo, usc\u00ec dal sotterraneo, e met\u00e0 della folla and\u00f2 dietro a lui. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;UN&#8217;UCCISIONE SACRILEGA<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E quando furono giunti sotto la casa degli esiliati, udirono un tumulto grande e risate e grida e tintinnio di bicchieri e canti osceni; e lo Sciamano, fermatosi sotto le finestre, ascoltava, prima di entrare in quel covo di miseria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E quando si mostr\u00f2 in mezzo alla folla, questa si tacque; poich\u00e9 riconobbe l&#8217;uomo forte in Dio e non os\u00f2 beffarsi di lui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E lo Sciamano, alzando gli occhi scintillanti, cominci\u00f2 a parlare, accendendosi nella sua tristezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abChe cosa avete fatto &#8211; disse &#8211; senza di me? Io ho veduto il vostro Golgota. Guai a voi!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed io non rimarr\u00f2 con voi, ma ci\u00f2 che dir\u00f2, rimarr\u00e0 con voi. Siate dannati, uomini litigiosi!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I venti trasportano i semi della quercia, ma saranno maledetti quei venti che porteranno in patria le vostre parole e i vostri consigli. Che la morte vi prenda!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si avvicina il gran giorno e nessuno vivr\u00e0 fino alla sera di quel giorno. Si avvicina il giorno della Siberia e il sole della rovina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 non avete ascoltato i miei consigli e non avete vissuto in pace e d&#8217;accordo in amore fraterno, come conviene ad uomini che non hanno patria?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, avete offeso gli uomini di questa terra, e stanno con le lancie, facendovi la posta; i loro stessi cani vi fanno la posta, per dilaniare qualcuno di voi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Chi di voi, quando ha incontrato un Ostiacco [ossia un Siberiano], si \u00e8 comportato verso di lui con dolcezza e con umanit\u00e0? In verit\u00e0 nessuno di voi \u00e8 passato accanto ad un cane, senza dargli un calcio, come a un serpente. Oh uomini senza memoria e senza cuore!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Adunque sorger\u00e0 il sole e porter\u00e0 un giorno pi\u00f9 terribile che la tenebra e un silenzio pi\u00f9 spaventoso che gli uragani sul mare, poich\u00e9 avrete paura di voi stessi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E questa neve diventer\u00e0 mare, e la sua onda sar\u00e0 verde, e la vostra casa sar\u00e0 una nave che sta per sommergersi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Affilate le vostre ascie, perch\u00e9 ne avrete bisogno; e chi di voi sa uccidere, \u00e8 un uomo utile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si avvicina la Pasqua e traccerete la croce vermiglia sulle vostre porte, ma con qual sangue? Iin verit\u00e0, non col sangue dell&#8217;agnello\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre cos\u00ec parlava lo Sciamano, alcuni si spaventarono, ma uno degli ubriachi dando di piglio a una brocca d&#8217;argilla, la scagli\u00f2 contro il profeta e gli arross\u00f2 i capelli di sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Afferrata pertanto un&#8217;ascia, Anhelli stava per vendicarlo, ma lo Sciamano lo trattenne, dicendo: \u00abSii paziente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Chi fra un anno torner\u00e0 qui, pianger\u00e0 su di essi; perch\u00e9 dunque prendere vendetta di costoro, che domani saranno oggetto di compassione?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dio! Non li punire\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec diceva, ed uno della folla grid\u00f2: \u00abMaliardo! Ci hai stregati! Ecco, la brocca era piena e si \u00e8 seccata\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>E gli altri, avendo guardato nelle brocche, lo confermarono ad una voce, dicendo: \u00abLiberaci dalla malia, se no ti puniremo di morte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E sorse un gridio grande e minacciose maledizioni si levarono, ed uno, preso un coltello, lo ficc\u00f2 nel petto dello Sciamano, dicendo: \u00abTu ci hai stregati\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cadde il vecchio tra le braccia di Anhelli, e questi lo port\u00f2 fuori dalla capanna e lo aiutava una giovane donna di nome Ellenai, che era stata una delinquente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E quando furono usciti dove splendevano le stelle, prese a dire il vecchio: \u00abPortatemi vicino ai sepolcri, perch\u00e9 sto per dormire il sonno eterno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LO deposero adunque su una delle tombe, e il freddo della neve lo ravviv\u00f2; e la donna gli ravvolse i piedi coi capelli e li teneva sul seno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E avendo aperti gli occhi, il vecchio esclam\u00f2 tre volte: \u00abAnhelli! Anhelli! Anhelli!\u00bb e la voce di lui era triste.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli disse: \u00abPrendi le mie renne e va&#8217; verso il settentrione; troverai una dimora nella neve e tranquillit\u00e0. E vivrai col latte delle renne.<\/em><\/p>\n<p><em>Prendi con te questa donna, e che essa ti sia sorella; essa mi volle bene nell&#8217;ora della morte, adunque non voglio che si perda, come quelli laggi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che ti dir\u00f2 ancora! Ecco, la morte parler\u00e0 per me e terr\u00e0 le miei veci. Io ti ho amato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 tu fosti puro come il giglio, che dall&#8217;acqua prende le foglie e i colori innocenti; perch\u00e9 mi fosti buono come un figlio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non rattristarti fino alla morte per la perdita della tua patria&#8230; E non piangere pensando che non la rivedrai; tutto \u00e8 un triste sogno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre cos\u00ec parlava, Anhelli ud\u00ec dei passi sulla neve, e disse: \u00abChi si avvicina? Sono questi i passi sonori della morte?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma era la renna, che fermatasi presso il padrone morente, riempiva di grosse lacrime gli occhi stupefatti; e si rivolse da lei lo Sciamano, e pianse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E dopo un momento Anhelli, accostatosi a lui, lo prese per la mano e sent\u00ec che era di un morto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Adunque seppell\u00ec il vecchio nella neve; e volgendosi ala donna, disse:\u00abVuoi tu prendermi per fratello? Vieni meco\u00bb. Ed essa gli cadde ai piedi, dicendo: \u00abAngelo mio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anhelli la sollev\u00f2 da terra e si volsero ambedue al settentrione, e dietro a loro andavano le renne dello Sciamano, sapendo che seguivano i nuovi padroni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma Anhelli taceva, perch\u00e9 aveva il cuore pieno di lacrime e di afflizione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;LA MORTE DI ELLENAI.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Procedevano adunque, Anhelli con quella donna e con le renne dello Sciamano, nel lontano deserto nordico; e trovata una capanna solitaria, scavata nel ghiaccio, abitarono in essa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E dopo breve convivenza, Anhelli si abitu\u00f2 a chiamare col nome di sorella quella delinquente pentita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli era essa serva e distendeva le foglie per il letto e mungeva le renne a sera, ed al mattino le spingeva fuori alla pastura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il cuore di lei, per la incessante preghiera, si era riempito di lacrime, di tristezza e di speranze divine, e si abbelliva su di lei il corpo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli occhi si irradiavano di splendore meraviglioso e di fiducia in Dio; e i capelli le eran diventati lunghi e simili ad ampia veste, quando li scioglieva, e simili alla tenda di un povero pellegrino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed Anhelli stupiva che fosse tranquilla sull&#8217;avvenire, pur avendo compiuto una volta un grande misfatto, s\u00ec da portarne le mani macchiate di sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E stupiva che s\u00ec tenue fosse il lamento di lei, da somigliare al pianto di innocente fanciulla, quando invidia all&#8217;uccello le ali celesti, nel vedere che i bianchi alcioni si avviano verso il sole d&#8217;oro e si perdono nello sfolgorio dei raggi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed essa temeva di macchiarsi con parole impure, e diceva: \u00abEcco, noi due siamo in un immenso deserto: adunque Iddio ci ode e guarda su di noi; e se lo pregheremo di cose buone, non ci abbandoner\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sopraggiunse adunque il giorno siberiano [ossia la lunga estate artica] e il sole non tramontava, ma correva nel cielo a mo&#8217; di cavallo nella pista, con la criniera fiammeggiante e la fronte bianca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La terribile luce non terminava mai e il fracasso dei ghiacci era come voce divina, che parla dalle alture agli uomini miseri e abbandonati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E la lunga tristezza e l&#8217;ansioso desiderio furono causa della morte a quella esule ed essa si sdrai\u00f2 sul letto di foglie, in mezzo alle sue renne, per morire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed era il tramonto del sole: poich\u00e9 da qualche tempo eran cominciate le notti nella erra di Siberia e il sole rimaneva ogni volta pi\u00f9 a lungo sotto terra.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Volgendo adunque ad Anhelli gli occhi di zaffiro, inondati di grosse lacrime, disse Ellenai: \u00abMi sei stato caro, fratello mio, e ti abbandono\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E avendo detto dove doveva sotterrarla e che desiderava giacere sotto il pino che sorgeva nel triste burrone, disse: \u00abChe mai diverr\u00f2 dopo la morte?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, io vorrei essere una qualche cosa vivente accanto a te, Anhelli, magari un ragnolino, che \u00e8 caro al prigioniero e scende, per mangiare dalla sua mano, su di un aureo raggio di sole.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi sono affezionata a te come sorella e come madre tua e di pi\u00f9 ancora&#8230; ma il sepolcro termina ogni cosa&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non dimenticatevi di me, poich\u00e9 chi si ricorder\u00e0 di me dopo la morte? Forse solo la renna che io mungevo, versando lacrime.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se tu sai dove vanno gli uomini dopo la morte, dimmelo; poich\u00e9 io sono inquieta, bench\u00e9 abbia speranza in Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, io voler\u00f2 al tuo paese natale e vedr\u00f2 la tua casa, i tuoi servi e i tuoi genitori, se essi vivono ancora.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E persino quel luogo ove stava una volta il tuo lettuccio infantile, la tua piccola culla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tu dirai che questi sono pensieri volgari, che l&#8217;uomo dopo morto non vola&#8230; E che! Quando con tale pensiero la morte \u00e8 pi\u00f9 bella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco, vedi, sul mio letto questa lastra di ghiaccio arrossata dal sole, con due ali di raggi: non \u00e8 questo un angelo d&#8217;oro che sta su di me?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le renne strappano il musco di sotto al mio giaciglio e piluccano il letto di morte, ruminando&#8230; Povere renne mie, addio!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ora alzer\u00f2 gli occhi alla Regina dei Cieli e pregher\u00f2 a lei\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cominci\u00f2 pertanto la morente a dire le litanie alla Madre di Cristo e proprio mentre diceva:<\/em> Rosa aurea! <em>Mor\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E in segno di miracolo cadde una rosa viva sul bianco petto della morta e vi giacque; e nella spelonca si sparse da essa un forte profumo di rosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non os\u00f2 pertanto Anhelli di toccare il corpo della morta, n\u00e9 di comporre le mani, che erano distese lungo il corpo, ma sedutosi a capo del letto, pianse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco, verso mezzanotte si lev\u00f2 un gran fruscio ed Anhelli pens\u00f2 che fosse il fruscio delle renne brucanti il musco di sotto al letto di morte; ma altra era la causa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un nuvolo come di spiriti tenebrosi si era fermato nella spelonca, sghignazzando; e le nere facce si mostravano attraverso la volta di ghiaccio spaccata e gridavano: \u00ab\u00c8 nostra!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma quella rosa del miracolo, prese ali di colomba, si innalz\u00f2 e guard\u00f2 su di essi con occhi di angelo innocente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pertanto quegli spiriti tenebrosi e il loro nuvolo si staccarono dal tetto, gridando nell&#8217;aria buia tristi maledizioni, e ritorn\u00f2 il silenzio, quale conviene in luogo dove una salma riposa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E tre ore dopo la mezzanotte Anhelli ud\u00ec un bussare alla porta, che era di ghiaccio, e avendo tolto il lastrone, egli usc\u00ec alla luna.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E vide quell&#8217;angelo, che gli aveva ricordato l&#8217;amore per la donna e il suo primo amore sulla terra[ossia l&#8217;angelo Eloe]; avendo pertanto abbassato il capo dinanzi a lui, stette in silenzio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E disse a lui Eloe: \u00abPortami qui la tua sorella morta ed io la prender\u00f2 e le dar\u00f2 pietosa sepoltura; essa \u00e8 mia\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ritornato pertanto Anhelli nella caverna, prese sulle braccia la salma, la trasse fuori e la depose sulla neve, dinanzi all&#8217;angelo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed Eloe ,inginocchiatasi sulla dormente, la ravvolse nelle sue ali di cigno e ne annod\u00f2 le due estremit\u00e0 sotto di essa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E con le ali cariche della salma, sollevatasi, si allontan\u00f2 verso la luna.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma Anhelli torn\u00f2 nella spelonca deserta e guardando alle pareti gemette, perch\u00e9 essa non vi era pi\u00f9.&quot;(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>LA MORTE DI ANHELLI.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E rimasto solo, Anhelli esclam\u00f2 con voce mesta: \u00abDunque \u00e8 gi\u00e0 la fine!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che ho fatto sulla terra? Fu questo un sogno?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E mentre Anhelli rifletteva sui misteri futuri, il cielo rosseggi\u00f2 ed eruppe il magnifico sole; e fermatosi sull&#8217;orlo dell&#8217;orizzonte, non s&#8217;innalzava, rosso come fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Approfittavano del breve giorno gli uccelli del cielo e i bianchi alcioni, cui Dio aveva ordinato di fuggire dinanzi alla tenebra; e a grandi stormi volavano, gemendo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pertanto guard\u00f2 ad essi Anhelli ed esclam\u00f2: \u00abDove volate, o alcioni?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E gli parve di udire, nel lamento degli uccelli, una voce che gli rispondesse: \u00abVoliamo verso la tua patria!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vuoi forse che salutiamo qualcuno? Posati su qualche cara casa, vuoi che cantiamo nella notte il canto della sventura?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che si svegli la madre tua, o qualcuno de&#8217; tuoi parenti, e comincino a piangere nell&#8217;oscurit\u00e0, dallo spavento, pensando al figlio che la terra delle tombe ha divorato, e al fratello, cui ha inghiottito la sventura?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tale era la voce degli uccelli; e ad Anhelli si sbriciol\u00f2 il cuore, e cadde.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E il sole s&#8217;immerse sotto terra, e solo ancora gli uccelli che volavano pi\u00f9 alto rilucevano nel cielo di zaffiro, come ghirlande di rose bianche, volanti verso il mezzogiorno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anhelli era morto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;ELOE E IL CAVALIERE FIAMMEGGIANTE<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nella tenebra, che venne poi, si apr\u00ec il chiarore di una grande arora, dalla parte di mezzogiorno, e un incendio di nubi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E la luna stanca calava lenta nelle fiamme del cielo, come bianca colomba che scenda, a sera, su di una capanna arrossata dal tramonto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Eloe sedeva sul corpo del morto, con una stella melanconica sulle chiome sparse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ed ecco, ad un tratto, dall&#8217;aurora fiammeggiante usc\u00ec un cavaliere, a cavallo, armato di tutto punto, e volava con un terribile scalpitio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La neve andava dinanzi a lui e dinanzi al petto del cavallo, siccome l&#8217;onda spumeggiante dinanzi alla barca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E il cavaliere teneva in pugno una bandiera, sulla quale tre lettere fiammeggiavano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E giunto a volo sul cadavere, quel cavaliere grid\u00f2 con voce tonante: \u00abQui era un soldato, che si alzi!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che salga a cavallo! Io lo porter\u00f2 pi\u00f9 rapido della tempesta col\u00e0 dove esulter\u00e0 nel fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, risuscitano le nazioni! Ecco, le citt\u00e0 sono selciate di cadaveri! Ecco, il popolo ha il sopravvento!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Presso i fiumi insanguinati e sotto i porticati dei palazzi stanno pallidi re, stringendosi sul petto la veste scarlatta, per coprirlo dinanzi alla palla fischiante e dinanzi al vento della vendetta del popolo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le loro corone volan via dalle teste, come aquile del cielo, e i crani dei re sono scoperti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Iddio getta i fulmini sui capi grigi e sulle fronti denudate di corone.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Chi ha anima, sorga! Poich\u00e9 \u00e8 tempo di vita per gli uomini forti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec parl\u00f2 il cavaliere; ma Eloe, levatasi di sulla salma, disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCavaliere, va oltre, non lo svegliare!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io sono in parte responsabile se il suo cuore non fu puro come sorgente adamantina e odoroso come i gigli della primavera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo corpo appartiene a me, e questo cuore fu mio. Cavaliere, il tuo cavallo scalpita, va&#8217; e vola oltre!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E si lev\u00f2 a volo quel cavaliere fiammeggiante, col fracasso di gran tempesta; ed Eloe sedete sul corpo del morto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E gio\u00ec che il cuore di lui non si fosse svegliato alla voce del cavaliere e che ormai riposasse.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Concludiamo questa breve antologia del poema in prosa <em>Anhelli<\/em> riportando la presentazione di Arturo Carbonetto (op. cit., p. 587-588), dalla quale traspaiono la profonda umanit\u00e0 e l&#8217;acuta sensibilit\u00e0 artistica del curatore che, unite a una vasta cultura e a una raffinata perizia filologica, ne fanno uno studioso particolarmente adatto a introdurre quest&#8217;opera dal fascino particolarissimo presso il pubblico italiano.<\/p>\n<p><em>&quot;[<\/em>Anhelli<em>] \u00e8 un poema simbolico, scritto in stile biblico tra il 1835 e il 1838, ispirato dalle sventure dei Polacchi deportate nelle remote e desolate regioni della Siberia, dopo il fallimento dell&#8217;insurrezione scoppiata a Varsavia nel novembre del 1830 per opera di alcuni allievi della scuola militare di quella citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il poeta nella struttura dell&#8217;opera si ispira a Dante, della cui Commedia fu studioso e ammiratore, e immagina che il capo di una trib\u00f9 siberiana chiamato Sciamano, che \u00e8 anche un sacerdote saggio e fervente di fede, e che in nome di Dio opera dei miracoli, preso dalla compassione per le miserie e i dolori degli infelici Polacchi, lascia il governo della sua trib\u00f9 per confortare i deportati ed educarli a una vita fondata su sentimenti di amore fraterno, di reciproca comprensione, di concordia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per meglio realizzare questo scopo, sceglie un giovinetto mite e sognatore, il pi\u00f9 puro dei deportati, Anhelli, al quale vuole mostrare, attraverso un viaggio nell&#8217;inferno della Siberia, le sventure dei Polacchi e fare di lui la futura guida e il redentore degli esuli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo viaggio per la terra dolorante essi vedono i tormenti, le fatiche disumane degli esuli che sotto il peso della pi\u00f9 spietata servit\u00f9 si abbrutiscono, diventano tra loro discordi e ostili e, spinti dalla fame prolungata, persino divoratori dei loro compagni di sventura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In un momento di generale ubriachezza lo stesso Sciamano, che rimprovera gli esuli della loro aberrazione, viene ucciso da uno degli scalmanati. Anhelli, seguito da una giovane delinquente che assiste impietosita lo Sciamano moribondo e si pente dei suoi peccati, seguendo i consigli del maestro si allontana con la mandria delle renne per vivere nella solitudine nevosa della steppa in una capanna di ghiaccio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Qui i due giovani vivono per alcun tempo come fratello e sorella in purit\u00e0 e perfetta concordia. Ellenai accudisce alle faccende della capanna e munge il latte alle renne e consola la solitudine di Anhelli, realizzando nella sconfinata distesa delle nevi come un ideale di rigeneratrice vita domestica, poi sopraggiunge la morte a cogliere prima la vita della giovane peccatrice pentita, quindi quella del mite Anhelli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;idea di quest&#8217;opera sorse in Slowacki quando egli si ritir\u00f2 nel convento libanese nella sua sosta ad El Arish durante il suo viaggio in Oriente. Iniziato nel 1837 sotto l&#8217;influsso della vista dei luoghi santi e sul modello dell&#8217;Inferno dantesco, il lavoro fu portato a termine a Firenze nella prima met\u00e0 del 1838 e venne pubblicato a Parigi nel corso dello stesso anno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il poema \u00e8 animato da quadri potenti e suggestivi, \u00e8 pervaso dal sentimento tragico di un&#8217;umanit\u00e0 oppressa e abbrutita dalle sventure, dalla nostalgia della patria per sempre perduta con ogni personale valore, ogni dignit\u00e0 e prerogativa umana.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il poeta vi effonde il canto doloroso sulla sorte dei suoi compagni pi\u00f9 sventurati di lui e vi fa baluginare a volte il sogno di una lontana redenzione della patria martoriata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tra i canti del romanticismo europeo ispirati alle sventure della patria oppressa, Anhelli \u00e8 indubbiamente l&#8217;opera di pi\u00f9 commovente tragicit\u00e0, di una maggiore potenza di fantasia e dove l&#8217;elemento ispiratore della realt\u00e0 si \u00e8 innalzato su un piano di alta poesia.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 un vero peccato che il pubblico italiano conosca cos\u00ec poco le letterature dell&#8217;Europa orientale: le slave, le ugrofinniche, le baltiche, la romena.<\/p>\n<p>Vi sono dei tesori, in esse, che meriterebbero di essere letti, conosciuti e apprezzati, perch\u00e9 appartengono al patrimonio spirituale dell&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>E <em>Anhelli<\/em> \u00e8, certamente, una di queste perle un po&#8217; nascoste, ma estremamente preziose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Juliusz Slovacki (1809-1849) \u00e8 il secondo astro, in ordine cronologico e, forse, anche di grandezza, della poesia polacca detta della &quot;grande emigrazione&quot;&#8217;, quando migliaia di suoi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23282","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23282","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23282"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23282\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}