{"id":23281,"date":"2018-06-18T11:48:00","date_gmt":"2018-06-18T11:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/18\/angustia-e-sterilita-del-panteismo-di-spinoza\/"},"modified":"2018-06-18T11:48:00","modified_gmt":"2018-06-18T11:48:00","slug":"angustia-e-sterilita-del-panteismo-di-spinoza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/18\/angustia-e-sterilita-del-panteismo-di-spinoza\/","title":{"rendered":"Angustia e sterilit\u00e0 del panteismo di Spinoza"},"content":{"rendered":"<p>Strano destino postumo, quello di coloro i quali non si mostrarono in tutto e per tutto convinti e persuasi della eccellenza e inconfutabilit\u00e0 del pensiero di alcuni autori che la critica prevalente ha, <em>pi\u00f9 tardi<\/em>, proclamato &quot;grandi&quot;, e intronizzato nell&#8217;Olimpo dei classici, magari per la ragione che la loro filosofia va d&#8217;accordo a puntino con la sua, per il semplicissimo fatto che la sua \u00e8, in sostanza, il risultato di quella. Il minimo che pu\u00f2 capitare a quei fedifraghi, a quei &quot;ribelli&quot;, \u00e8 di vedersi retrospettivamente accusati di non aver compreso, come avrebbero dovuto, l&#8217;eccellenza di costui; quando l&#8217;accusa non scende su d&#8217;un piano ancora pi\u00f9 personale, nel qual caso si tirano fuori l&#8217;ingratitudine, la meschinit\u00e0, l&#8217;invidia, la gelosia e Dio sa quanti altri orribili vizi e umane miserie, perch\u00e9 certo non \u00e8 possibile alcun&#8217;altra spiegazione di una cos\u00ec palese e macroscopica ottusit\u00e0 e incomprensione. Che la spiegazione dell&#8217;arcano sia pi\u00f9 semplice, addirittura tautologica, e cio\u00e8 che quei signori critici giudicano le cose dal <em>loro<\/em> punto di vista, che discende appunto da quello del grande autore, e non provano a fare il minimo sforzo per mettersi dal punto di vista di quegli indegni contemporanei, di quei filistei e sepolcri imbiancati, i quali, dopotutto, vedevano le cose da un&#8217;altra prospettiva, perch\u00e9 il grand&#8217;uomo capovolgeva la prospettiva abituale ed eliminava tutti i punti di riferimento comunemente accettati, ci\u00f2 non viene loro in mente. La cultura moderna adora i rivoluzionari, perch\u00e9 sul mito della rivoluzione essa ha costruito se stessa e per mezzo di esso si \u00e8 auto-legittimata. Fateci caso: che si parli di teatro, o di cinema, o di pittura, o di poesia, o di qualunque altra cosa, per il filone dominante della cultura moderna \u00e8 buono ci\u00f2 che va contro la tradizione, \u00e8 cattivo ci\u00f2 che alla tradizione si rif\u00e0: la rivoluzione \u00e8 bene in se stessa, ed essere rivoluzionari (non solo in ambito politico, ma altres\u00ec filosofico, artistico, scientifico e persino teologico) \u00e8 un valore aggiunto <em>a prescindere<\/em>: vale a dire che, a parit\u00e0 di meriti, fra un pensatore, un artista, uno scienziato e un teologo di tendenza rivoluzionaria, ed un altro di tendenza tradizionalista, sar\u00e0 sempre il primo a ricevere le simpatie, le attenzioni, la spontanea benevolenza dei critici moderni, mai il secondo; quest&#8217;ultimo, semmai, verr\u00e0 preso in considerazione solo come termine di riferimento negativo, per far maggiormente risaltare l&#8217;originalit\u00e0, l&#8217;acutezza e la &quot;modernit\u00e0&quot; (giustappunto) del primo.<\/p>\n<p>\u00c8 un giochino da quattro soldi, una partita con le carte truccate, dove chi \u00e8 moderno,e quindi rivoluzionario, vince facile e vince sempre, e chi non lo \u00e8 (ideologicamente parlando) ha sempre torto, per definizione, anche quando, per caso, avesse palesemente ragione. Il motivo? Il rivoluzionario poteva aver torto nel merito, ma aveva, ha e avr\u00e0 sempre ragione nel metodo, ed \u00e8 questo che conta; mentre il tradizionalista, pur se avesse ragione, qualche rara volta, nel merito, avr\u00e0 sempre torto nel metodo, e quindi ha torto in assoluto, perch\u00e9, da Cartesio in poi, come tutti sanno, il metodo \u00e8 tutto, mentre il merito \u00e8 solo un dettaglio, una quisquilia, una cosa irrilevante. Un esempio? Ne potremmo fare mille, ma ne baster\u00e0 uno solo. Sulla natura delle comete, l&#8217;astronomo &quot;rivoluzionario&quot; Galilei aveva torto, e torto marcio, perch\u00e9, nel suo <em>Saggiatore<\/em>, sostenne che esse sono delle illusioni ottiche, mentre il suo avversario, l&#8217;astronomo &quot;tradizionalista&quot; Orazio Grassi, aveva ragione, completamente ragione, dato che per lui erano dei veri corpi celesti: ma che importa un simile dettaglio? Galilei, l&#8217;inventore del nuovo metodo scientifico, aveva ragione, perch\u00e9, come affermava, modestamente, lui stesso, dei fenomeni naturali sapeva indicare le cause, e tale \u00e8 la differenza fra la nuova scienza e la vecchia, quella libresca e aristotelica: che quest&#8217;ultima, cio\u00e8, non sa indicare le cause dei fenomeni. Ed ecco che tutti i moderni gli danno ragione, anche se aveva torto, anche sulle comete; tacciono l&#8217;irrilevante particolare e si concentrano sulla superiore verit\u00e0 del suo discorso scientifico, rispetto a quello di un Grassi qualunque. Conclusione: della <em>Libra<\/em> del Grassi non parla pi\u00f9 nessuno, se non per sbeffeggiarla; ma del <em>Saggiatore<\/em>, chi \u00e8 che non ne magnifica il valore e non ne fa il pi\u00f9 perfetto esempio della nuova trattatistica scientifica? Si potrebbero fare tanti altri esempi, come quello dei (troppo) famosi fringuelli delle Galapagos, che il &quot;grande&quot; Darwin non seppe nemmeno riconoscere e classificare correttamente; ma che importa? Grazie ad essi, nella mente del sommo naturalista sbocci\u00f2 l&#8217;idea dell&#8217;evoluzione delle specie mediante la selezione naturale; il che \u00e8 perfettamente un falso, dato che quell&#8217;idea, nella mente di Darwin, si form\u00f2 solo moltissimi anni dopo: ma, di nuovo, a chi importa? Darwin non pu\u00f2 essere nemmeno sfiorato da un&#8217;ombra, perch\u00e9 lui \u00e8 tutt&#8217;uno con la scienza moderna e il pensiero moderno: e anche se la faccenda dei fringuelli serve solo a retrodatare la formulazione della sua teoria, in modo da minimizzare la priorit\u00e0 di Wallace, ormai \u00e8 stata consacrata dalla vulgata <em>mainstream<\/em>, e non c&#8217;\u00e8 maestra che non la insegni ai bambini delle elementari, sentendosi anche lei, di riflesso, un po&#8217; geniale, come lo fu Darwin con la sua luminosa intuizione evoluzionistica, che oggi \u00e8 stata promossa, senza adeguata verifica, dal rango di semplice teoria a quello di verit\u00e0 assoluta e definitiva.<\/p>\n<p>Dicevamo degli amici e dei contemporanei dei grandi rivoluzionari del pensiero. Un esempio di come sono stati trattati, a posteriori, dalla critica, \u00e8 offerto dal caso di Guglielmo di Blyenberg, il quale ebbe il torto imperdonabile di non lasciarsi persuadere al cento per cento dagli argomenti teologici di Spinoza: ragion per cui, nonostante le sue lettere attestino la cortesia e la deferenza che continu\u00f2 a rivolgere al &quot;maestro&quot;, \u00e8 stato qualificato dai critici moderni con gli epiteti pi\u00f9 severi. Ad esempio, Remo Cantoni e Franco Fergnani, nella edizione del <em>Tractatus<\/em> a cura della Utet di Torino (2013), scrivono che il Blyenberg, insieme ad Ugo Boxel e ad Alberto Burgh, <em>si rivelarono amici malfidi, incostanti, non degni della stima e dell&#8217;affetto di Spinoza<\/em>; e qualche ombra viene gettata anche su Enrico Oldenburg e sullo stesso Leibniz. Ma adesso entriamo pure nel merito della questione, e vediamo cosa scrive il &quot;grande&quot; Spinoza al Blyenberg nella lettera del 13 marzo 1665 (da: Baruch Spinoza, <em>Epistolario<\/em>, a cura di Antonio Droetto, Torino, Einaudi, pp. 148-152):<\/p>\n<p><em>Affermo dunque, in primo luogo, che Dio \u00e8 realmente e assolutamente la causa di tutte le cose che hanno un&#8217;essenza, qualunque esse siano, E se voi potete dimostrarmi che, per esempio, il male, l&#8217;errore, il delitto, ecc. sono alcunch\u00e9 che esprime un&#8217;essenza, io vi ammetto interamente che Dio \u00e8 la causa del delitto, del male, dell&#8217;errore, ecc. Mi pare di avervi sufficientemente mostrato che ci\u00f2 che costituisce la forma del male, dell&#8217;errore e del delitto non consiste in alcunch\u00e9 che esprima un&#8217;essenza, e che non si pu\u00f2 dire , per conseguenza, che Dio ne \u00e8 la causa. Il parricidio di Nerone, per esempio, in quanto costituente un fatto positivo, non fu un delitto, perch\u00e9 anche Oreste commise un atto esterno (?) quando premedit\u00f2 l&#8217;uccisione della madre, e tuttavia non \u00e8 esecrato come Nerone. Quale fu dunque il delitto di Nerone? Soltanto quello di essersi dimostrato un figlio ingrato, spietato e insubordinato. Ora, \u00e8 certo che nulla di tutto ci\u00f2 esprime un&#8217;essenza, ed \u00e8 per questo che Dio non ne \u00e8 stato la causa, bench\u00e9 sia stato la causa dell&#8217;intenzione e dell&#8217;atto di Nerone.<\/em><\/p>\n<p><em>Vorrei poi osservare che, finch\u00e9 noi parliamo filosoficamente, non dobbiamo servirci del gergo teologico, perch\u00e9 la teologia, essendo solita, e non senza sforzo, di rappresentare Dio come un uomo perfetto, non pu\u00f2 far a meno di dire che egli desidera certe cose, che \u00e8 disgustato delle azioni dei malvagi, e contento di quelle dei buoni. Ma in filosofia, dove noi percepiamo chiaramente che gli attributi convenienti alla perfezione dell&#8217;uomo non si possono attribuire e assegnare a Dio, pi\u00f9 che non si possa predicare dell&#8217;uomo ci\u00f2 che contribuisce alla perfezione dell&#8217;asino e dell&#8217;elefante, queste e simili immaginazioni sono fuori luogo e non si possono far intervenire se non estrema confusione dei nostri concetti. Ecco perch\u00e9, filosoficamente parlando, non si pu\u00f2 dire di Dio che desideri alcunch\u00e9 di chicchessia o che qualsiasi cosa sia a lui gradita o sgradita; poich\u00e9 questi sono tutti attributi umani che non convengono a Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Avrei voluto osservare, infine, che, quantunque le azioni dei buoni (ossia di quelli che hanno un&#8217;idea chiara di Dio e ad essa rivolgono tutte le loro opere e tutti i loro pensieri) e le azioni dei cattivi (ossia di quelli che non possiedono l&#8217;idea di Dio, ma solo quella delle cose terrene, alle quali volgono le proprie azioni e i propri pensieri), e finalmente le azioni di tutti gli esseri esistenti discendono necessariamente dalle leggi e di decreti eterni di Dio e dipendono costantemente da lui, tuttavia queste azioni differiscono le une dalle altre, non soltanto di grado, ma anche di essenza. E cio\u00e8, bench\u00e9 il topo e l&#8217;angelo, la tristezza e la gioia dipendano ugualmente da Dio, non si pu\u00f2 dire per\u00f2 che il topo abbia la forma dell&#8217;angelo n\u00e9 che la tristezza abbia l&#8217;aspetto della gioia. Penso con ci\u00f2 di aver risposto alle vostre obiezioni, se pure le ho ben comprese; perch\u00e9 mi viene talora il dubbio che le conclusioni che voi ne ricavate differiscano dalla proposizione stessa che imprendete a dimostrare.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la cosa apparir\u00e0 pi\u00f9 chiara se rispondo in base a questi principi alle questioni che voi mi ponete. La vostra prima questione \u00e8, se siano ugualmente graditi a Dio l&#8217;atto dell&#8217;uccidere o quello del far elemosina. La seconda \u00e8, se il rubare e l&#8217;esser giusto siano azioni ugualmente meritorie rispetto a Dio. La terza infine, se per un animo, alla cui natura specifica non ripugnasse ma convenisse l&#8217;abbandonarsi alle passioni e il commettere delitti, non esisterebbe alcun criterio di virt\u00f9 che lo determinasse a fare il bene e a fuggire il male.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla prima rispondo che filosoficamente parlando, io non so che cosa significhi &quot;essere accetto a Dio&quot;. Se mi domandate, se Dio abbia questo in odio e quello in simpatia, se coprir\u00e0 questo d&#8217;ingiurie e quello di favori, io vi rispondo di no. Ma se la questione \u00e8, se gli uomini che uccidono e quelli che fanno elemosina siano ugualmente buoni e perfetti, io risponder\u00f2 ancora di no.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla seconda domanda rispondo che se il &quot;bene rispetto a Dio&quot; implica che l&#8217;uomo giusto produca in Dio una certa soddisfazione e il ladro un certo disgusto, n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro possono produrre in Dio n\u00e9 gioia n\u00e9 dispiacere. Ch\u00e9 se mi domandate, se questi due atti dell&#8217;onesto e del ladro, in quanto reali e causati da Dio, siano ugualmente perfetti, io rispondo che, se noi consideriamo i semplici atti in quanto sono causati da Dio, pu\u00f2 darsi che essi siano ugualmente perfetti. E se voi mi chiedete ancora, se il ladro e l&#8217;uomo nesto siano ugualmente perfetti e felici, vi rispondo di no. Per uomo onesto, infatti, io intendo colui che desidera costantemente che ognuno possegga ci\u00f2 che gli appartiene; e questo desiderio, come io dimostro nella mia &quot;Etica&quot; (non ancora pubblicata) ha la sua sorgente per gli uomini dabbene nella chiara conoscenza che essi hanno sia di se stessi sia di Dio. E poich\u00e9 il ladro non ha desideri di questo genere, egli \u00e8 privo necessariamente e della conoscenza di Dio e della conoscenza di se stesso, ossia del fondamento primo del nostro essere uomini. Se, tuttavia, mi domandate infine che cosa possa spingermi a compiere l&#8217;azione che chiamo virtuosa piuttosto che un&#8217;altra, io vi rispondo che non posso sapere di qual mezzo, fra gli infiniti esistenti, Dio si serva per determinarmi a questa azione. Potrebbe darsi che Dio abbia impresso nel mio spirito un&#8217;idea cos\u00ec chiara di s\u00e9, da farmi dimenticare il mondo per amor suo e da farmi amare gli uomini come me stesso. Ed \u00e8 evidente allora che la costituzione di un&#8217;anima siffatta \u00e8 irriducibile a tutto ci\u00f2 che si chiama male: ed \u00e8 ovvio, perci\u00f2, che non la troverete in alcun soggetto.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8, crediamo, uno di quei casi in cui proprio il fatto che noi moderni inforchiamo le lenti della modernit\u00e0, ci rende difficile, se non impossibile, vedere quel che di assurdo, di contraddittorio, di artificioso, vi \u00e8 in una filosofia come quella di Spinoza, e ci fa meravigliare perch\u00e9 un suo corrispondente non ne era del tutto persuaso. E invero, a meno che egli adottasse una precisa strategia dell&#8217;ambiguit\u00e0, dettata dalla prudenza, del tipo &quot;dico e non dico&quot;, qui si ha l&#8217;impressione che egli giochi al gatto col topo, e si compiaccia di sbalordire e confondere il suo interlocutore con una serie di affermazioni ad effetto, laddove sarebbe stato tanto pi\u00f9 semplice, e anche pi\u00f9 onesto, dire sbrigativamente: Dio \u00e8 la natura e la natura \u00e8 Dio (<em>Deus sive natura<\/em>): dunque, scordatevi tutto quel che dicono i teologi, nonch\u00e9 le religioni, intorno alla natura di Dio, e sappiate che Dio non prova passioni o sentimenti per il semplice fatto che non &quot;pensa&quot;, nel senso &#8212; antropomorfico &#8212; che noi attribuiamo a questa espressione. Dio non pu\u00f2 pensare, perch\u00e9 la natura non pensa; dunque, Dio non premia n\u00e9 castiga, e non gode n\u00e9 si rattrista dei comportamenti umani. I quali comportamenti umani sono da lui determinati, nel senso che tutto viene dalla natura, e nulla vi pu\u00f2 sfuggire: la libert\u00e0, in una siffatta prospettiva, non esiste, ed \u00e8 Dio che imprime l&#8217;idea del bene o del male nelle nostre menti. Qui vi \u00e8 una certa convergenza con la teologia protestante, nel senso che Dio fa tutto e l&#8217;uomo non fa nulla, anzi, non deve fare nulla, purch\u00e9 abbia la fede. Nondimeno, si nota che Spinoza non \u00e8 poi tanto sicuro delle sue paradossali affermazioni, allorch\u00e9 adopera espressioni come la seguente: <em>se noi consideriamo i semplici atti in quanto sono causati da Dio, pu\u00f2 darsi che essi siano ugualmente perfetti<\/em>; perch\u00e9 &quot;pu\u00f2 darsi che&quot; non \u00e8 un modo di esprimersi filosofico, e non lo \u00e8 specialmente per un filosofo che pretende di dimostrare l&#8217;etica con gli stessi strumenti di ordine logico con i quali si pu\u00f2 dimostrare un qualsiasi teorema della geometria (<em>ethica more geometrico demonstrata<\/em>).<\/p>\n<p>Anche la frase <em>potrebbe darsi che Dio abbia impresso nel mio spirito un&#8217;idea cos\u00ec chiara di s\u00e9, da farmi dimenticare il mondo per amor suo e da farmi amare gli uomini come me stesso<\/em>, difetta di quel perfetto rigore logico che lo stesso Spinoza pretende di attribuire al ragionamento filosofico; perch\u00e9 <em>potrebbe darsi<\/em> non significa un bel nulla, o \u00e8 cos\u00ec oppure non \u00e8 cos\u00ec, e sarebbe assai pi\u00f9 onesto e conveniente dire un bel <em>non lo so e nessuno lo pu\u00f2 sapere<\/em>. Ma una simile ammissione d&#8217;ignoranza, una simile ammissione del limite ontologico dell&#8217;uomo richiederebbe troppa umilt\u00e0 da parte del Nostro, il quale si \u00e8 premurato di mettere bene in chiaro, sin dal principio della sua lettera, che il ragionamento filosofico sta su di un gradino pi\u00f9 alto, e non pi\u00f9 basso, della teologia. Infatti, mentre i teologi sono quei buffi signori che ragionano su Dio attribuendogli aspetti e caratteri tipicamente umani, il filosofo non cadr\u00e0 mai in siffatte puerilit\u00e0, perch\u00e9, dice disinvoltamente al povero Guglielmo de Blyenberg, con l&#8217;evidente intenzione di scandalizzarlo, <em>in filosofia noi percepiamo chiaramente che gli attributi convenienti alla perfezione dell&#8217;uomo non si possono attribuire e assegnare a Dio, pi\u00f9 che non si possa predicare dell&#8217;uomo ci\u00f2 che contribuisce alla perfezione dell&#8217;asino e dell&#8217;elefante<\/em>, mostrandosi libero pensatore quanto basta per farsi beffe di tutti i teologi del mondo. Del resto, questa mancanza di umilt\u00e0 non \u00e8 tanto un tratto caratteriale di Spinoza, quando una conseguenza necessaria della sua filosofia panteista e ultra-razionalista. L&#8217;idea che egli ha della natura \u00e8 quella di un figlio della rivoluzione scientifica del XVII secolo: la natura \u00e8 un meccanismo perfettamente congegnato, senza imprevisti, senza eccezioni (ed ecco perch\u00e9, fra parentesi, i miracoli sono impossibili: la natura non ammette sospensione alcuna delle sue leggi; un argomento che piacer\u00e0 molto a Voltaire e a tutti gli illuministi del secolo successivo). Se Dio e la natura sono la stessa cosa, allora anche noi, che siamo parte della natura, siamo anche parte di Dio. E come potremmo allora riconoscere di non sapere qualche cosa? Sarebbe come fare un torto a Dio: non sia mai.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che molti non se ne rendano conto, ma le idee di Spinoza hanno fatto talmente strada, da essere divenute parte integrante del paradigma moderno, nel quale siamo immersi e sul quale, in genere, raramente c&#8217;interroghiamo, tanto diamo ormai per scontata la sua verit\u00e0 definitiva (almeno nella misura in cui la modernit\u00e0 ci ha abituati all&#8217;idea che tutto \u00e8 provvisorio, verit\u00e0 compresa). Il modo di pensare di Spinoza, panteista, naturalista e ultra-razionalista, in buona sostanza \u00e8 divenuto il modo di pensare &#8212; o di non pensare, se si preferisce &#8212; di tutti quei divulgatori scientifici, da Piero Angela a Margherita Hack, a Piergiorgio Odifreddi, ma partendo da antenati un poco pi\u00f9 illustri di loro, come Bertrand Russell, i quali, disponendo praticamente del monopolio della comunicazione culturale, hanno forgiato il modo di vedere le cose nella grande maggioranza delle persone, compresa l&#8217;idea preliminare di ci\u00f2 che \u00e8 possibile e di ci\u00f2 che \u00e8 impossibile. Impossibile, per loro, come per Spinoza, \u00e8 tutto ci\u00f2 che non rientra nelle leggi della natura, o che differisce da esse; possibile, solo ci\u00f2 che pu\u00f2 essere geometricamente dimostrato. Il principio di realt\u00e0 svanisce davanti a questa imposizione preliminare: non ha importanza il fatto che una cosa accada, quel che conta \u00e8 se la cultura moderna la ritiene possibile. Non ha importanza il <em>fatto<\/em> che, a Lourdes, certi malati incurabili siano improvvisamente e inspiegabilmente guariti; quel che conta \u00e8 che una cosa del genere non \u00e8 possibile, e ci\u00f2 chiude il discorso. E cos\u00ec tutto, anche l&#8217;etica, viene subordinato a una pregiudiziale ideologica: l&#8217;idea che la natura sia &quot;perfetta&quot;. Questo modo di pensare tipicamente ideologico (e non certo filosofico, come pretende Spinoza) ha infestato, purtroppo, ogni ambito del reale, comprese la vita politica e sociale. Non ha importanza se una cosa si rivela dannosa, o almeno problematica, per la societ\u00e0; quel che conta \u00e8 se la si debba ammettere o no, in via teorica; se la si ammette, allora essa ha diritto di cittadinanza, per quanti paradossi tale ammissione possa portare, qualora si tratti di cosa contraria al ben vivere. Ma chi siamo noi per giudicare? Se Dio <em>\u00e8<\/em> la natura&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strano destino postumo, quello di coloro i quali non si mostrarono in tutto e per tutto convinti e persuasi della eccellenza e inconfutabilit\u00e0 del pensiero di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-23281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23281","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23281"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23281\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23281"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23281"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}