{"id":23280,"date":"2015-08-23T09:56:00","date_gmt":"2015-08-23T09:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/23\/langoscia-e-il-pungolo-che-ci-ricorda-che-siamo-fatti-per-un-luogo-piu-bello-di-questo\/"},"modified":"2015-08-23T09:56:00","modified_gmt":"2015-08-23T09:56:00","slug":"langoscia-e-il-pungolo-che-ci-ricorda-che-siamo-fatti-per-un-luogo-piu-bello-di-questo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/23\/langoscia-e-il-pungolo-che-ci-ricorda-che-siamo-fatti-per-un-luogo-piu-bello-di-questo\/","title":{"rendered":"L\u2019angoscia \u00e8 il pungolo che ci ricorda che siamo fatti per un luogo pi\u00f9 bello di questo"},"content":{"rendered":"<p>Siamo fatti per la vita, siamo affamati e assetati di vita, ardentemente innamorati di vivere; eppure siamo destinati a morire, e lo sappiamo con fredda, assoluta, spaventosa certezza: a rigore, \u00e8 la nostra sola certezza, dal momento della nascita in poi.<\/p>\n<p>Come sopportare una simile tensione psicologica; come alleggerire un cos\u00ec schiacciante peso esistenziale? Dove trovare la forza, dove reperire gli strumenti e le strategie per non lasciarsi afferrare e trascinare via dalla disperazione, per non soccombere?<\/p>\n<p>Gli antichi parlavamo di &quot;malinconia&quot;, anzi, di &quot;melancholia&quot;: uno dei pi\u00f9 grandi artisti del Rinascimento, Albrecht D\u00fcrer, ne ha tratto ispirazione, nel 1514, per uno dei suoi capolavori assoluti: una piccola incisione a bulino (meno di 30 cm. per 30), conservata nella Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe, che originariamente faceva parte di un trittico, comprendente anche \u00abSan Gerolamo nella sua cella\u00bb e Il cavaliere, la morte e il diavolo\u00bb.<\/p>\n<p>Senza addentrarci nei complessi significati esoterici, alchemici e astrologici dell&#8217;opera, sui quali non vi \u00e8 concordanza da parte degli studiosi, resta il fatto che in questa piccola incisione l&#8217;artista tedesco, oltre a rappresentare il percorso dell&#8217;anima dalle tenebre verso la luce &#8212; almeno su questo nucleo centrale vi \u00e8 un sostanziale accordo -, ha espresso anche, con rara intensit\u00e0 e potenza rappresentativa, l&#8217;angoscia lacerante dell&#8217;anima umana chiusa nella propria finitezza e bruciante dal desiderio di slanciarsi verso l&#8217;assoluto e verso l&#8217;eterno, spezzando i suoi ceppi.<\/p>\n<p>Nel volto serio, teso, assorto, quasi cupo della figura femminile alata, seduta mentre sta tracciando misteriose figure con il compasso, rapita e come folgorata dal raggio di una sublime ispirazione, D\u00fcrer ha saputo esprimere magnificamente il dramma della condizione umana, sospesa tra il finito e l&#8217;infinito, tra il caduco e l&#8217;eterno, tra l&#8217;angoscia esistenziale e la gioia che scaturisce dalla piena consapevolezza dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Questi concetti sono densamente formulati in una pagina molto intensa e sofferta del \u00abDiario di un curato di campagna\u00bb di Georges Bernanos, pubblicato nel 1936 (titolo originale: \u00abJournal d&#8217;un cur\u00e9 de campagne\u00bb, Paris, Librairie Plon, 1936; traduzione dal francese di Adriano Grande, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1946, p.188):<\/p>\n<p>\u00abNon importa! Ho un bel rileggere queste pagine, alle quali il mio giudizio non trova nulla da correggere: mi sembrano vane. \u00c8 perch\u00e9 nessun ragionamento, in questo mondo, potrebbe provocare la vera tristezza &#8211; quella del&#8217;anima &#8212; o vincerla, quando \u00e8 entrata in noi, Dio sa attraverso quale breccia dell&#8217;essere&#8230; Che dire? Non \u00e8 entrata, era gi\u00e0 in noi. Credo sempre pi\u00f9 che quello che noi chiamiamo tristezza, angoscia, disperazione, come per persuaderci che si tratta di certi moti dell&#8217;anima, sia codesta anima stessa e che, dopo la caduta, la condizione dell&#8217;uomo \u00e8 tale ch&#8217;egli non potrebbe percepire pi\u00f9 nulla, in s\u00e9 e fuori di s\u00e9, che sotto la forma dell&#8217;angoscia. Il pi\u00f9 indifferente al soprannaturale conserva persino nel piacere l&#8217;oscura coscienza dello spaventoso miracolo costituito dallo sbocciare d&#8217;una sola gioia in un essere capace di concepire il proprio annullamento e costretto a giustificare con grande fatica, attraverso i suoi ragionamenti sempre precari, la furiosa rivolta della propria carne contro quell&#8217;ipotesi assurda, odiosa. Non fosse per la vigilante piet\u00e0 di Dio, mi sembra che al primo prender coscienza di se stesso l&#8217;uomo ricadrebbe in polvere.\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 verissimo: perfino nella persona meno spirituale, perfino nel momento del massimo piacere, la natura umana conserva un frammento di consapevolezza della precariet\u00e0 e della fragilit\u00e0 del proprio equilibrio esistenziale: quale miracolo \u00e8 rappresentato dalla capacit\u00e0 di gioire, in un essere destinato alla dissoluzione, e che \u00e8 perennemente cosciente di tale destinazione finale! Quale meraviglia, quale sovvertimento fondamentale delle stesse leggi naturali, nel fatto che un tale essere, non che vivere sempre torturato dall&#8217;angoscia pi\u00f9 avvilente, riesca tuttavia a condurre una esistenza normale, a distrarsi, a provare piacere non solo per le cose grandi, ma anche per le piccole: per il profumo di un fiore, per il canto di un grillo, per lo splendore di un&#8217;alba!<\/p>\n<p>Eppure, sotto sotto, l&#8217;angoscia permane, eccome, e continua a scavare e indebolire l&#8217;edificio delle nostre certezze; anche quando non vi pensiamo, essa sussiste e imperversa, implacabile, inestinguibile; anche quando la coscienza \u00e8 rivolta a tutt&#8217;altro, essa prosegue nella sua corrosione sistematica della nostra gioia vitale, nella distruzione inesorabile del nostro edificio spirituale, nell&#8217;opera silenziosa e diuturna di avvelenamento di tutto ci\u00f2 che di buono, di bello, di sereno la nostra anima \u00e8 in grado di realizzare e di godere, sussurrando al nostro inconscio il suo lugubre ritornello: \u00abEppure, tu sei destinato al nulla! Verr\u00e0 il momento, forse assai presto, forse assai prima di quanto tu possa immaginare, in cui cesserai di vedere, di sentire, di pensare, di sognare, di sperare!\u00bb.<\/p>\n<p>Ed ecco, allora &#8212; come osserva finemente Bernanos &#8212; che noi arriviamo ad afferrare come la tristezza, l&#8217;angoscia, la disperazione, non siano momenti di scoraggiamento e di caduta dell&#8217;anima, ma sono la vita stessa dell&#8217;anima, sono la sua condizione &quot;normale&quot; ed essenziale, il suo statuto ontologico: questo, e non altro, \u00e8 l&#8217;anima umana, in quanto tale. Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec; ma certamente \u00e8 divenuto cos\u00ec, per tutti gli esseri umani &#8212; con una sola eccezione &#8212; dal momento della Caduta. Non per nulla il filosofo colombiano Nicolas Gomez Davila affermava, in uno suo celebra aforisma, che l&#8217;umanit\u00e0 si pu\u00f2 dividere in due gruppi di persone: da una pare, coloro che credono al Peccato originale; dall&#8217;altra, gli sciocchi.<\/p>\n<p>Sciocchi sono tutti i pensatori e tutte le filosofie che negano questa tristezza strutturale, questa angoscia ontologica dell&#8217;anima umana, che non \u00e8 originaria, ma si \u00e8 prodotta dopo la Caduta; sciocco \u00e8 affermare la bont\u00e0 originaria dell&#8217;uomo, e accusare i preti e i teologi d&#8217;essersi inventati una colpa originale inesistente, per scagionare Dio d&#8217;aver creato una natura imperfetta e un essere umano infelice e morituro, torturato dalla coscienza della sua finitezza e della sua fugacit\u00e0. Sciocchi sono tutti coloro i quali sostengono che la natura \u00e8 buona, anzi perfetta, in se stessa; e che basterebbe riuscire a liberarla dai ceppi, dalle bende e dalle maschere della &quot;civilt\u00e0&quot;, per restituirle il suo splendore originario, la sua luminosit\u00e0 intrinseca.<\/p>\n<p>Tutti costoro, esplicitamente o implicitamente, fanno della natura, Dio stesso; e non vedono che, cos\u00ec facendo, rendono ancora pi\u00f9 imbarazzante, ancora pi\u00f9 ironica, ancora pi\u00f9 contraddittoria la loro posizione, di quella che rimproverano ai credenti: perch\u00e9 se la natura \u00e8 perfetta in se stessa, se la natura \u00e8 Dio, o svolge le veci di Dio, allora da dove proviene il male? E, nello stesso tempo: da dove proviene quella sottile, inesorabile, logorante angoscia esistenziale, che \u00e8 capace di inquinare e di rovinare anche la gioia pi\u00f9 pura, anche l&#8217;abbandono pi\u00f9 felice? Non basta dire che tutto questo proviene dalla &quot;civilt\u00e0&quot;: \u00e8 forse colpa della civilt\u00e0, il fatto che l&#8217;uomo sia inclinato non al bene che vorrebbe, ma al male che detesta? Ed \u00e8 forse colpa della civilt\u00e0, il fatto che egli sia perfettamente consapevole di dover morire, di dover cessare questa vita che ama intensamente; che \u00e8 pur bella, anche in mezzo ai dolori; e che \u00e8 pur dolce, anche in mezzo alle amarezze?<\/p>\n<p>Ma ecco che le cose prendono un aspetto completamente diverso, se noi proviamo a modificare la nostra prospettiva e a considerare la nostra condizione non dal punto di vista del finito, nel quale &#8212; come esseri fisici &#8212; siamo immersi, ma dal punto di vista dell&#8217;infinito &#8212; verso il quale, come esseri spirituali, siamo ardentemente protesi. Ecco che, assumendo questa nuova prospettiva, ci\u00f2 che appariva inesplicabile, trova un principio di spiegazione; e ci\u00f2 che era francamente inaccettabile, scandaloso, terribile &#8212; la coscienza di dover morire &#8212; diventa non solo accettabile, ma perfettamente logico e perfino buono: perch\u00e9 la nostra ribellione davanti all&#8217;idea della dissoluzione che ci attende, \u00e8 anche la luminosa testimonianza del destino ultraterreno cui siamo destinati.<\/p>\n<p>Da dove ci verrebbero la nostra angoscia, da dove la nostra disperazione, se la morte fosse davvero la &quot;logica&quot; e &quot;naturale&quot; conclusione di tutto? Al contrario: dovremmo essere fatti in maniera tale da non provare angoscia, n\u00e9 scandalo, n\u00e9 senso di rivolta; da accettare serenamente quel che tempo che ci \u00e8 dato da vivere, e poi avviarci al nulla, senza fremiti e senza rimpianti. Vivremmo e moriremmo paghi del nostro destino; non ci tormenteremmo con il pensiero dell&#8217;inevitabile, perch\u00e9 l&#8217;inevitabile farebbe parte del nostro orizzonte, non soltanto esistenziale, ma anche logico e spirituale: lo accetteremmo, cos\u00ec come si accetta il bello e il cattivo tempo; cos\u00ec come si accetta il succedersi degli eventi e il progressivo allontanarsi delle cose pi\u00f9 dilette.<\/p>\n<p>Se noi siamo capaci di provare, nel deserto, l&#8217;arsura della sete, ci\u00f2 attesta, di per se stesso, che l&#8217;acqua esiste, e che esiste &#8212; da qualche parte, e sia pure molto lontano &#8212; la possibilit\u00e0 di spegnere quell&#8217;arsura, quella sete divorante; allo stesso modo, se noi siamo capaci &#8212; anzi, non possiamo farne a meno &#8212; di provare orrore e sgomento davanti alla consapevolezza della nostra fine, ci\u00f2 attesta che quella fine non \u00e8 tale, ma solo la porta che introduce ad un nuovo principio, su di un nuovo e pi\u00f9 elevato piano di realt\u00e0. Se fossimo &quot;naturalmente&quot; destinati al nulla, non ci ribelleremmo a una tale idea: la natura ci avrebbe fatti in modo da non trasalire, da non turbarci: essa ci accompagnerebbe, passo dopo passo, dal primo giorno all&#8217;ultimo della nostra vita, senza scossoni, senza inutili e &quot;assurde&quot; proteste esistenziali. \u00c8 capace di soffrire la sete, infatti, solamente quell&#8217;organismo che, per sopravvivere, ha una assoluta necessit\u00e0 di assumere dell&#8217;acqua; ed \u00e8 capace di soffrire all&#8217;idea della propria fine, solo quella creatura che si realizza pienamente e definitivamente non gi\u00e0 sul piano del finito, ma su quello dell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Questo ci dice la logica; questo ci dice l&#8217;evidenza; questo ci dice una buona e sana filosofia. Le filosofie che parlano un linguaggio diverso, si ingannano e ingannano i loro seguaci: mostrano loro un uomo che non esiste, se non nelle loro fantasie, nelle loro elucubrazioni, nelle loro fumisterie; e mostrano loro una natura che non \u00e8 quella che effettivamente si d\u00e0, anche se &#8212; in genere &#8212; costoro professano il pi\u00f9 rigoroso materialismo e il pi\u00f9 ferreo naturalismo. Ma che naturalismo sar\u00e0 mai, quello che idealizza e assolutizza la natura, e poi grida al tradimento allorch\u00e9 si rende conto che essa non si adatta all&#8217;immagine storpiata che costoro se ne sono fatta, ma che, nondimeno, vorrebbero contrabbandare per buona? La causa del loro errore e del loro traviamento risiede nell&#8217;orgoglio: nel folle orgoglio per cui non accettano la condizione di creature e vorrebbero insediarsi sul trono del Creatore.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la loro ribellione intellettuale, che, nel linguaggio della fede, si chiama peccato: un disconoscere i rispettivi ruoli di colui che \u00e8 stato creato e di Colui che crea. Ed \u00e8 una ribellione antichissima, della quale portiamo ancora su di noi le amare conseguenze, che sempre si rinnovano in ogni figlio di Eva: la ribellione dell&#8217;orgoglio, del voler essere superiori al proprio statuto ontologico. \u00c8 la ribellione di Adamo; ed \u00e8 la ribellione di Faust. Ed \u00e8 una ribellione cattiva, portatrice di ogni genere di male; mentre l&#8217;altra ribellione, quella esistenziale davanti all&#8217;orrore della morte, non \u00e8 cattiva, anzi, sarebbe buona in se stessa, se noi la sapessimo riconoscere nella suo autentico significato di testimonianza della realt\u00e0 ulteriore cui siamo destinati. La prima, \u00e8 una ribellione che nasce dall&#8217;orgoglio dell&#8217;intelletto; la seconda, \u00e8 una ribellione che nasce da quella scintilla della vita divina che \u00e8 gi\u00e0 in noi, qui, fin da ora.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 adesso, infatti, noi possiamo gettare uno sguardo, e sia pure assai fugace, su quella dimensione ulteriore: i grandi mistici e i santi lo hanno fatto, e ne sono rimasti estasiati. La loro testimonianza \u00e8 una sicura indicazione, che si aggiunge a quella della sana speculazione intellettuale: l&#8217;intelletto, infatti, non \u00e8 un male in s\u00e9 (ci mancherebbe altro!), ma lo diviene quando presume di essere tutto, di poter comprendere tutto e quando si arroga l&#8217;incredibile pretesa di rifare la realt\u00e0 secondo il suo talento. Ne era certo anche Platone: vi sono dei momenti privilegiati nei quali l&#8217;anima arriva a intravedere lo splendore indescrivibile dell&#8217;Essere, che nessuna lingua umana sar\u00e0 mai capace di raccontare. Sono esperienze che si possono fare, ma non comunicare. E tuttavia, sono esperienze reali. Checch\u00e9 ne dicano i materialisti, sono le pi\u00f9 vere e stupende che ci siano date in questa vita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo fatti per la vita, siamo affamati e assetati di vita, ardentemente innamorati di vivere; eppure siamo destinati a morire, e lo sappiamo con fredda, assoluta,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117],"class_list":["post-23280","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23280","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23280"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23280\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}