{"id":23272,"date":"2015-11-10T11:57:00","date_gmt":"2015-11-10T11:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/10\/angelo-del-boca-e-la-sua-africa\/"},"modified":"2015-11-10T11:57:00","modified_gmt":"2015-11-10T11:57:00","slug":"angelo-del-boca-e-la-sua-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/10\/angelo-del-boca-e-la-sua-africa\/","title":{"rendered":"Angelo Del Boca e la &#8220;sua&#8221; Africa"},"content":{"rendered":"<p>Il giornalista e storico Angelo Del Boca (nato a Novara nel 1925) si \u00e8 fatto un nome come africanista; anzi, grazie alla pubblicazione di opere poderose, come \u00abGli italiani in Africa orientale\u00bb, in quattro volumi, e \u00abGli italiani in Libia\u00bb, in due volumi, da parte di una grossa casa editrice, \u00e8 da molti considerato come il nostro maggiore africanista, o meglio, come il massimo esperto del colonialismo italiano in Africa.<\/p>\n<p>Non vogliamo qui discutere se una tale opinione sia giustificata o no; quel che vogliamo discutere \u00e8 se uno studioso, che si autodefinisce &quot;anticolonialista&quot; e che del proprio anticolonialismo ha fatto una bandiera ideologica, possieda l&#8217;equilibrio e la serenit\u00e0 necessari per occuparsi in maniera veramente proficua e oggettiva, <em>sine ira et studio<\/em>, della materia in questione. Il colonialismo \u00e8 stato un fenomeno complesso: definirsi anti-colonialisti significa ridurre la complessit\u00e0 a semplicit\u00e0, la molteplicit\u00e0 a unit\u00e0, per poter condannare in blocco l&#8217;intero fenomeno; il che \u00e8 storiograficamente scorretto, o, quanto meno, fazioso.<\/p>\n<p>Un esempio della faziosit\u00e0 di Del Boca, che non riesce mai a vedere la bench\u00e9 minima luce nel colonialismo in generale, e in quello italiano in particolare, fino a voler demolire a picconate il mito degli &quot;Italiani brava gente&quot; (e scivolando, senza avvedersene, sulla buccia di banana del mito opposto e speculare: di un colonialismo italiano tutto e solamente brutto e cattivo), \u00e8 stato offerto dalla polemica a distanza con la studiosa Federica Saini Fasanotti, la quale fece notare che, se gli Italiani avevano adoperato, in Etiopia, i gas asfissianti, come Del Boca aveva pi\u00f9 e pi\u00f9 volte ricordato, gli Abissini delle bande irregolari avevano condotto una guerriglia estremamente crudele, anche contro i civili italiani: e ci\u00f2 non per &quot;sminuire&quot; le responsabilit\u00e0 del nostro colonialismo, ma per collocare i fatti all&#8217;interno di un contesto pi\u00f9 articolato e realistico di quanto, altrimenti, non potrebbe sembrare. Ebbene Del Boca rispose, a chi gli faceva notare che anche gli Abissini si erano macchiati di atrocit\u00e0, che il suo compito di storico era quello di puntare il dito contro i crimini italiani, dal momento che era stata l&#8217;Italia ad aggredire l&#8217;Etiopia: e ciascuno pu\u00f2 giudicare da s\u00e9, crediamo, quale valore abbiamo simili argomentazioni, sul piano di una ricerca storica rigorosa ed imparziale, non asservita ad una tesi ideologica precostituita.<\/p>\n<p>Per capire meglio l&#8217;uomo, oltre che lo studioso, ci rivolgiamo all&#8217;opera cui Del Boca ha consegnato l&#8217;insieme dei suoi ricordi, dall&#8217;infanzia ai giorni nostri, passando attraverso la guerra civile (in cui egli milit\u00f2 fra i partigiani, dopo aver disertato dalla divisione alpina &quot;Monterosa&quot; della Repubblica Sociale Italiana), ai grandi viaggi e servizi giornalistici in giro per il mondo, alle interviste con uomini di stato, specialmente del Terzo Mondo, alla sua attivit\u00e0 di storico. Si tratta di un libro di 570 pagine, pubblicato nel 2008 dall&#8217;editore Neri Pozza di Vicenza.<\/p>\n<p>\u00abIl mio Novecento\u00bb \u00e8 il titolo che il Nostro ha scelto, non troppo modestamente, per la sua monumentale autobiografia, concepita come un monumento a se stesso e \u00a0smaccatamente auto-celebrativa. La stessa mole dell&#8217;opera la dice lunga sulla capacit\u00e0 dell&#8217;autore di spogliarsi, anche solo per un attimo, del proprio ego debordante: come quegli scrittori di seconda fila che, nel raccogliere (o progettare) la loro <em>opera omnia<\/em>, non sanno staccarsi nemmeno da un foglio che abbiano scritto, magari a quindici ani; che ritengono tutto buono e bello e meritevole di attenzione ci\u00f2 che hanno scritto, dalla prima all&#8217;ultima riga; che, insomma, non possiedono neppure un&#8217;ombra di coscienza autocritica, e nemmeno provano a svilupparla, Del Boca accatasta i materiali e le epoche della sua vita senza mai fare un&#8217;ombra di ammenda, senza mai dubitare della assoluta giustezza delle proprie scelte, sempre e comunque.<\/p>\n<p>Della sua opera di storico fa un bilancio trionfalistico: elenca il numero dei libri pubblicati e perfino dei testi inediti; sciorina puntigliosamente gli articoli, i testi delle conferenze e tutto quanto \u00e8 mai passato dalle sue mani, anche sotto forma di collaborazione a volumi scritti a pi\u00f9 mani; conta il numero delle pagine edite complessive (circa 2.500: il che, sia detto fra parentesi, non \u00e8 proprio un <em>record<\/em>, pur essendo una quantit\u00e0 rispettabile). Circa la qualit\u00e0 dei propri libri, dice, testualmente (pag. 433): \u00abpenso che facciano fede le centinaia di recensioni, per la maggior parte favorevoli, e la buona, in qualche caso eccellente, vendita dei miei libri\u00bb. Un argomento molto fine e molto scientifico, oltre che indice di particolare modestia: ho venduto un sacco di copie, cosa volete: il successo parla da solo. Ottimo ragionamento e particolarmente coerente, da parte di uno studioso che si \u00e8 sempre detto di sinistra e avverso al capitalismo. Ma, quando si tratta di magnificare s\u00e9 stesso, Del Boca non conosce pudore: come quando afferma che la sua &quot;vena creativa&quot; non si \u00e8 inaridita, n\u00e9 ha subito alcun rallentamento, n\u00e9 quando vi fu il tremendo attacco alle Twin Towers di New York, n\u00e9 quando Silvio Berlusconi vinse le elezioni politiche. Come dire: vedete che roccia che sono? Non mi abbatto se viene gi\u00f9 mezzo mondo; non mi piego se vince le elezioni lo schieramento politico che considero mio nemico. L&#8217;eroismo del sublime.<\/p>\n<p>La sua autobiografia diventa anche un&#8217;occasione per consumare qualche piccola vendetta: cita per nome e cognome i professori che gli negarono una cattedra universitaria ordinaria, dicendosi convinto che l&#8217;avrebbe meritata pi\u00f9 di altri, che invece l&#8217;hanno avuta; rivendica la propria eccellenza di studioso. Si toglie anche parecchi sassolini dalle scarpe, gi\u00e0 a partire dalla propria giovinezza: Cita per nome e cognome una sua professoressa di liceo (della quale un freudiano direbbe che era innamorato cotto), la quale, dopo l&#8217;8 settembre del 1943, ebbe il torto imperdonabile, secondo lui, di non aver capito la sua scelta di eludere la chiamata alle armi della Repubblica Sociale: la accusa, a tanti anni di distanza, di insensibilit\u00e0 nei suoi personali riguardi, nonch\u00e9 di fanatismo ideologico. Tanto vale che la nominiamo anche noi:si tratta di Cirilla Fortunato, moglie dell&#8217;avvocato Andrea Fortunato, grande invalido di guerra (quella del 1915-18) e pubblico accusatore di Ciano, De Bono, Marinelli e gli altri al processo di Verona del 1944. Del Boca spinge la sua perfidia di ex alunno deluso sino ad affermare di aver riconosciuto, nello stile della requisitoria di Andrea Fortunato, lo zampino della moglie: con il fiuto di un segugio, ma con la correttezza di un elefante in un negozio di porcellana, accusa la sua amata ex professoressa di aver tornito con i suoi svolazzi letterari quel tremendo documento, che condusse Ciano e compagni davanti al plotone d&#8217;esecuzione. Quando si dice la gratitudine e la sensibilit\u00e0 di un ex allievo nei confronti del suo vecchio insegnante, dal quale egli stesso afferma di avere ricevuto non poco.<\/p>\n<p>La scelta dei titoli dei capitoli \u00e8 tutta una programma. &quot;Una, dieci, cento battaglie&quot;, ricorda uno slogan stupido (e a volte criminale) del movimento studentesco; &quot;La mia Africa&quot; rievoca, sempre con pochissima modestia &#8211; come, del resto, il titolo dell&#8217;intero libro &#8211; un film anche troppo famoso, tratto dal romanzo di Karen Blixen; in un altro ancora, egli esalta i suoi &quot;amici&quot; preti, lui non credente. Chi siano questi amici, \u00e8 presto detto: Ernesto Balducci, Lorenzo Milani, Enzo Bianchi, Alex Zanotelli. Dice di averli ammirati perch\u00e9 &quot;diversi&quot; e un po&#8217; eretici, in polemica con la gerarchia, insomma indisciplinati o ribelli: per questo gli piacciono, per questo li stima. Non gli viene neppure lontanamente in testa, come non viene in testa a nessun intellettuale di sinistra, che, dopotutto, forse \u00e8 meglio uno che la pensa in altro modo, ma con coerenza e fedelt\u00e0 rispetto alla propria tradizione e alla propria istituzione di riferimento; e che, invece di dialogare solo con quei preti e quei cattolici che parlano sempre male della loro Chiesa e del loro papa, e che ostentano idee diverse da quelle del cattolicesimo in numerosi ambiti, dall&#8217;etica alla dottrina sociale, forse sarebbe preferibile dialogare, sia pure da leali avversari, con quelli che portano avanti la propria identit\u00e0, senza vergognarsene, senza complessi d&#8217;inferiorit\u00e0, ma con fierezza e a testa alta.<\/p>\n<p>L&#8217;auto-incensamento di Del Boca si conclude con l&#8217;ultimo capitolo, intitolato, pavesianamente, &quot;Lavorare non stanca&quot;, nel quale, ricordando che il suo primo romanzo, sempre inedito, lo scrisse all&#8217;et\u00e0 di sedici anni, sono circa settant&#8217;anni che egli martella sulla macchina da scrivere, con ammirevole tenacia e spirito di abnegazione.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 l&#8217;uomo, questo lo specchio nel quale egli si riflette. Il lettore dell&#8217;autobiografia potrebbe anche mandar gi\u00f9 quel mattone, nella speranza di trovare qualche giudizio acuto e interessante sui personaggi storici incontrati dall&#8217;Autore nel corso della sua lunga vita: ma la delusione, a questo proposito, \u00e8 enorme, e fin dai primi capitoli. Quando descrive il suo secondo faccia a faccia con Mussolini, nel 1944, venuto a salutare la divisione &quot;Monterosa&quot; in procinto di rientrare in patria per andare a combattere, dice di essere rimasto colpito dalla sua stanchezza, dal suo evidente esaurimento, che ne facevano l&#8217;ombra dell&#8217;uomo di un tempo, il condottiero pieno di vigore e di entusiasmo. Bella scoperta: ci voleva un genio per fare una simile osservazione. Eppure quel vecchio stanco e malato fu ancora capace, nel dicembre di quell&#8217;anno, di elettrizzare una folla enorme con il suo ultimo discorso pubblico, al Teatro Lirico di Milano. La citt\u00e0 era affamata, infreddolita, martoriata dalle bombe dei &quot;liberatori&quot; anglo-americani; eppure il Duce la percorse tutta, da un capo all&#8217;altro, in automobile, con pochissima scorta: e nessun fischio gli venne lanciato contro, nessun partigiano os\u00f2 mettere fuori il naso per attraversargli la strada. Questo, Del Boca non lo dice: \u00e8 tipico del suo metodo storico. Usa quel che conviene alla sua tesi precostituita, ignora quel che gli d\u00e0 fastidio. In questo modo, i conti gli tornano sempre.<\/p>\n<p>Le espressioni di lode a se stesso, di compiacimento, di narcisismo, sono talmente frequenti, nel corso del libro, da risultare, alla lunga, decisamente stucchevoli. Ci si chiede dove trovi tutta quella mancanza di pudore: la si direbbe quasi innocenza. L&#8217;innocenza del bambino viziato, abituato ad avere sempre l&#8217;ultima parola, perch\u00e9 tutti gli hanno sempre dato ragione. Si vanta di non aver mai subito una denuncia e ne ricava la conclusione che, come storico, deve essere stato una perla di scrupolo e di obiettivit\u00e0. E tuttavia si professa uno storico militante, visto che se la prende con il revisionismo storico di cui Gianpaolo Pansa si \u00e8 fatto portavoce. Poverino: non sa nemmeno che Pansa \u00e8 arrivato a cose fatte e che ha sfruttato l&#8217;opera di alcuni studiosi, oggi meno noti al grande pubblico, i quali, per primi, agirono come navi rompighiaccio contro la banchisa dei pregiudizi filo-resistenziali, la quale per quasi settant&#8217;anni ha permesso agli studiosi &quot;progressisti&quot; e &quot;antifascisti&quot; di scrivere la storia della guerra civile come meglio hanno voluto, trionfalisticamente, senza contraddittorio. Citiamo, fra essi, l&#8217;ex parlamentare Antonio Serena, che ruppe il ghiaccio, appunto, con un libro pilota come \u00abI giorni di Caino\u00bb. Si vede che Del Boca \u00e8 solito fare come con se stesso: guarda al numero delle copie vendute per decidere chi vada preso sul serio, e chi no.<\/p>\n<p>Se dovessimo consigliare i libri di uno storico del colonialismo italiano ad uno studente desideroso di approfondire l&#8217;argomento, non gli consiglieremmo quelli di Del Boca. Sono scritti in maniera <em>politicamente corretta<\/em>: anche troppo. Fanno piovere sul bagnato. Siccome oggi \u00e8 di moda, anzi, \u00e8 assolutamente obbligatorio, dire tutto il male possibile del colonialismo italiano, da Crispi a Giolitti, da Salandra a Mussolini, senza distinguo, senza mai guardare l&#8217;altra faccia della medaglia, neppure una sola volta, allora anche Del Boca dice tutto il male possibile di esso. Troppo comodo, troppo facile; e, soprattutto, troppo ideologico. Va bene per scrivere la storia di parte, stile Editori Riuniti o Feltrinelli. Il fatto che le maggiori opere sull&#8217;Africa, Del Boca le abbia pubblicate con un grosso editore nazionale, depone mestamente a favore della tesi che, ormai, non ci sono pi\u00f9 quasi editori veramente liberi e anticonformisti, nel nostro Paese. Quando mancano i fatti, si ricorre al processo alle intenzioni: l&#8217;importante \u00e8 sostenere la tesi generale che i colonialisti erano, sempre, tutti brutti e cattivi, e le popolazioni indigene, sempre buone e innocenti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 precisamente il procedimento ideologico, non storico e non attendibile, con il quale si \u00e8 preteso di creare il mito della Resistenza, e, in parte, anche quello del Risorgimento. Per la storia italiana del XIX e del XX secolo, in effetti, la Vulgata culturale dominante non ha niente di meglio da offrirci che un insieme di mitologie. Se qualcuno osa metterle in dubbio, compie un atto di lesa maest\u00e0. Dire che, nell&#8217;incidente di Ual Ual, la responsabilit\u00e0 italiana non \u00e8 provata, pi\u00f9 di quanto lo sia la responsabilit\u00e0 abissina, ha il sapore di una bestemmia; cos\u00ec come ha il sapore di una bestemmia, per esempio (ed uscendo dall&#8217;ambito della storia italiana) ricordare che Danzica era una citt\u00e0 nettamente tedesca, e che la sua rivendicazione da parte della Germania, nel 1939, non era affatto &quot;hitleriana&quot; (cfr. i nostri articoli: \u00abC&#8217;era qualcosa di sbagliato nel colonialismo italiano?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 09\/03\/2010; \u00abSiamo proprio sicuri che, nel 1935, fu l&#8217;Italia ad aggredire deliberatamente l&#8217;Etiopia?\u00bb, il 07\/06\/2011; \u00abIl Corridoio di Danzica fu creato dagli Alleati proprio per rendere inevitabile un nuovo conflitto?\u00bb, il 10\/01\/2011; e \u00abNon occorreva certo essere nazisti per dire che Danzica era una citt\u00e0 tedesca\u00bb, il 15\/10\/2013). <em>Eppur si muove<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giornalista e storico Angelo Del Boca (nato a Novara nel 1925) si \u00e8 fatto un nome come africanista; anzi, grazie alla pubblicazione di opere poderose,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[87],"class_list":["post-23272","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-africa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23272","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23272"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23272\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23272"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}