{"id":23262,"date":"2007-04-06T09:32:00","date_gmt":"2007-04-06T09:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/04\/06\/andre-dupeyrat-un-missionario-contro-gli-stregoni\/"},"modified":"2007-04-06T09:32:00","modified_gmt":"2007-04-06T09:32:00","slug":"andre-dupeyrat-un-missionario-contro-gli-stregoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/04\/06\/andre-dupeyrat-un-missionario-contro-gli-stregoni\/","title":{"rendered":"Andr\u00e9 Dupeyrat: un missionario contro gli stregoni"},"content":{"rendered":"<p>Il sacerdote francese Andr\u00e9 Dupeyrat, missionario del Sacro Cuore d&#8217;Issoudun, ha soggiornato per ben 21 anni fra le trib\u00f9 pi\u00f9 isolate della Nuova Guinea, dal 1929 al 1950, accostandole con animo di studioso oltre che di uomo di Chiesa, imparandone gli idiomi, familiarizzandosi con i loro usi e costumi. Si pu\u00f2 considerare, quindi, una fonte autorevole sull&#8217;etnologia delle remote zonte montuose della Papuasia, e anche sulla loro geografia, sulla flora, la fauna, e un testimone obiettivo e attendibile dell&#8217;epoca in cui la civilt\u00e0 dell&#8217;uomo bianco non era penetrata affatto nelle regioni pi\u00f9 interne, ove si praticava ancora, largamente, il cannibalismo e dove il potere degli stregoni resisteva fortemente all&#8217;opera di evangelizzazione portata avanti da un pugno di missionari quasi privi di mezzi. Nel suo libro <em>21 ans chez les Papous<\/em> racconta, fra l&#8217;altro, una serie di episodi misteriosi svoltisi sullo sfondo della sua lotta dichiarata contro le pratiche di magia nera con cui gli stregoni delle montagne tenevano in soggezione le popolazioni, episodi ch&#8217;egli non cerca di spiegare e che si limita a riferire onestamente, cos\u00ec come li vide e vi si trov\u00f2 coinvolto, ora come protagonista (con rischio della sua vita), ora come testimone. Uno dei pi\u00f9 stupefacenti \u00e8 quello di un caso di licantropia, cio\u00e8 nella presunta capacit\u00e0 di uno stregone di trasformarsi in animale: in questo caso non un lupo (sconosciuto nella Nuova Guinea) ma un casuario, il grande uccello corridore abitante di quelle foreste semi-inesplorate.<\/p>\n<p>Insieme al suo curato, il sacerdote stava compiendo un giro pastorale fra alcune trib\u00f9 da poco parzialente convertite di una selvaggia e isolata zona montana. Ma cediamo a lui la parola.<\/p>\n<p><em>&quot;Quella volta, ci trovavamo a Mondov&#8217;Imakuata, che \u00e8 una piccola, graziosa stazione, situata nel territorio di Mondo e dedicata all&#8217;Immacolata. Comprende una casa di un sol vano, ma costruita con tavole piallate e una chiesa coperta di lamiera risplendente. Si trova a due ore di distanza da Fane-le-Rose, in direzione della grande catena centrale. Costruita su un minuscolo spiazzo, che domina tutta l&#8217;alta valle dell&#8217;Auga, a Mondov&#8217;Imakulata fanno capo quattro villaggi, uno dei quali, il pi\u00f9 vicino, si chiama Mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quella sera, erano venuti a tenerci compagnia il bravo e serio catechista del luogo, Iosepa, due notabili e tre vecchi di Mondo. Avremmo fatto volentieri a meno della loro amabile presenza, perch\u00e9 il mio curato ed io ci eravamo preparati un bel programma di letture per la serata. Senonch\u00e9, il missionario propone&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>La conversazione andava avanti vivacemente, al riparo della nostra piccola casa. Fuori, la notte era fonda e senza luna. Nei momenti di silenzio, si sentiva il lontano rumore dei torrenti e lo stormire delle fronde nella foresta, sotto il vento.<\/em><\/p>\n<p><em>Intorno alla lanterna, noi seduti e i nostri ospiti accovacciati, passava tutta la gazzetta parlata del paese. E cos\u00ec si venne a dire di una celebrit\u00e0 del giorno,un certo Isidoro Ain&#8217;u&#8217;Ku, che vuol dire Cima d&#8217;Igname.<\/em><\/p>\n<p><em>Si trattava di un uomo ancora giovane della trib\u00f9 d&#8217;Ilide. Intelligente, pieno di vita, di forza e di risorse, era stato uno dei primi a iscriversi fra i catecumeni quando, alcuni anni prima, i Padri Norin e Bachelier erano andati, per la prima volta, nel suo villaggio. In pochissimo tempo aveva imparato la dottrina e aveva superato brillantemente gli esami di catecumeno. Dopo il periodo di prova obbligatorio, era stato ammesso al battesimo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sei coniugato? -, gli domand\u00f2 il sacerdote, prima di amministrargli il sacramento.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; No, aveva risposto Ain&#8217;u&#8217;Ku. E tutti, nel villaggio, avevano confermato la sua asserzione.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece, egli era sposato, suo malgrado. I genitori gli avevano imposto una moglie di sei mesi, quando egli ne aveva quindici. Per molto tempo, egli aveva considerato sorella, e sorella affatto insopportabile,quella che era sua moglie. Da grande, aveva capito la sua situazione e non aveva voluto pi\u00f9 sapere di una tale compagna. Purtroppo, aveva coabitato con lei al di l\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 nubile, dando cos\u00ec un consenso, per lo meno tacito e ad ogni modo pubblico, al matrimonio. Pertanto il suo legame, come ogni legame matrimoniale, anche pagano, era indissolubile. Da cristiano, egli doveva riprendere con s\u00e9 la sua legittima moglie, la quale, a sua volta, era divenuta cristiana anche lei.<\/em><\/p>\n<p><em>Allorch\u00e8 venne a sapere questa decisione, Ain&#8217;u&#8217;Ku cerc\u00f2 dapprima di discutere, poi, furioso, esclam\u00f2:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ebbene, se \u00e8 cos\u00ec, io che mi sono dato a Dio, ora torno di nuovo a mettermi nelle mani del diavolo.<\/em><\/p>\n<p><em>E mantenne la parola.<\/em><\/p>\n<p><em>Per quasi un anno, non lo si vide pi\u00f9. Nei misteri tenebrosi della foresta, segu\u00ec la scuola e il noviziato degli stregoni, sotto la guida di qualche ierofante, che gli insegn\u00f2 i riti e le formule magiche, gli incantesimi, le fattucchierie e le diverse maniere di uccidere.<\/em><\/p>\n<p><em>Riapparve, a suo tempo, sparuto, magro, un po&#8217; inferocito d&#8217;aspetto, ma col titolo e la reputazione di stregone, e poich\u00e9 era intelligente, abile, intraprendente, la sua fama si estese rapidamente, insieme col timore che incuteva.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Padre, te lo diciamo, afferm\u00f2 un vecchietto nostro ospite, Ain&#8217;u&#8217;Ku ha il potere di cambiarsi in casoario.<\/em><\/p>\n<p><em>Il casoario, come tutti sanno, \u00e8 un uccello simile allo struzzo, vigoroso, stupido, vorace. Nella foresta, lo si sente venire di lontano, perch\u00e9 corre battendosi i fianchi con le corte ali di cui \u00e8 dotato, e questo movimento produce un rumore simile al<\/em> vhu vhu <em>di una locomotiva a bassa pressione. I suoi piedi, enormi e armati di artigli formidabili, fanno risuonare il terreno elastico e spugnoso della foresta.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci facemmo una bella risata quando tutti gli altri ospiti fecero eco alle parole del vecchietto. Un uomo che si cambia in bestia&#8230; Andiamo!&#8230; Vecchie storie! Storie papuane e&#8230; storie europee, con i lupi mannari e altre licantropie del genere. Ci mettemmo di buon grado e con grande indulgenza a erudire quei poveri primitivi. Ma poco dopo, al cenno di uno di essi, dovemmo tacere. Da molto lontano, ci giungeva il rumore caratteristico di un casoario in corsa. Tutti sanno che il casoario non viaggia di notte, imitato in questo dai papuani. Ci sono i pericoli dei sentieri, costeggianti precipizi e quelli, molto peggiori, degli spiriti della giungla. Non poteva essere, quindi, che ci stessero prendendo in giro? D&#8217;altra parte le orecchie sensibilissime dei nostri ospiti, e anche le nostre, non potevano sbagliarsi. Era proprio un casoario.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Noi parlavamo d&#8217;Isidoro, disse qualcuno con voce alterata, egli ha sentito ed \u00e8 venuto&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, bisogna rendersi conto che, per venire da Ilide,villaggio di Isidoro, fino a noi, ci sarebbero volute almeno cinque ore di difficilissimo cammino, anche per l&#8217;indigeno pi\u00f9 abile ed esperto. Perci\u00f2 a sentire quelle parole, noi alzammo le spalle, quasi seccati. Anche ad ammettere che qualcuno avesse potuto compiere quel percorso di notte, al lume di torcia, ci sarebbero volute non pi\u00f9 cinque, ma dieci ore almeno.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto il rumore del casoario si avvicinava sempre pi\u00f9, fino a che sentimmo addirittura lo zoccolio delle grosse zampe, sul suolo battuto della nostra piccola corte. Poi, di colpo, si ferm\u00f2. Qualche istante dopo, la nostra porta si apr\u00ec e comparve Isidoro.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ho inteso dire che voi eravate qui, ci disse fra grandi sorrisi. Io sono divenuto cattivo, ma voi siete sempre i miei padri. Vengo a vedervi e a dire il vostro nome(salutarvi). Datemi un po&#8217; di tabacco da mangiare (fumare), cos\u00ec ce ne staremo un po&#8217; insieme a parlare.<\/em><\/p>\n<p><em>Si accovacci\u00f2 davanti a noi, avvolse in un pezzo di carta di giornale il tabacco che gli offrii, accese la sigaretta coll&#8217;accendisigaro che gli porsi, e cominci\u00f2 a parlare di questo e di quello.<\/em><\/p>\n<p><em>I nostri ospiti di Mondo, grigi per la paura, non osavano aprir bocca.<\/em><\/p>\n<p><em>Isidoro, che appariva riposato e ben disposto, rimase con noi quasi un&#8217;ora. Naturalmente, durante quel tempo, ci guardammo bene dal fare allusione al casoario. N\u00e9 lui ce ne parl\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono di passaggio a Mondo, disse infine alzandosi, e ci ritorno per dormire. Ci rivedremo domani.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci strinse la mano e se ne and\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>Appena ebbe rinchiuso la porta,risentimmo la galoppata e il<\/em> vhu vhu <em>del casoario.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi precipitai fuori, sulla veranda. La notte era scurissima; non vidi nulla e nulla rispose al mio grido di richiamo. Ma sotto il cielo nero, trapunto d&#8217;oro, nel gran mormorio notturno della foresta selvaggia, risuonarono, indiscutibili e mal\u00e8fici, i passi del casoario.<\/em><\/p>\n<p><em>Era urgente far luce su questa faccenda, altrimenti le credenze superstiziose, che gi\u00e0 opprimevano i nostri Papuani, sarebbero risultate confermate e rafforzate.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza tardare, ci recammo, a lume di lanterna, a Mondo, distante non pi\u00f9 di cinque minuti dalla nostra stazione. L\u00e0, visitammo la casa comune dove sono ricevuti i viaggiatori; impertinenti e decisi, entrammo in ogni capanna e ne interrogammo gli abitanti. Conosciamo i nostri Papuani ed essi pure ci conoscono. Essi sanno &#8211; e lo dicono &#8211; che non siamo &quot;come gli altri Bianchi&quot;, ai quali se ne possono raccontare quante se ne vogliono. Insomma, per farla breve, la conclusione sicura delle nostre ricerche fu che Isidoro non si trovava a Mondo; non solo, ma che, da molto tempo, non vi si era fatto vedere.<\/em><\/p>\n<p><em>Decidemmo, allora, di partire all&#8217;alba dell&#8217;indomani, per Ilide. Quando vi arrivammo, verso mezzogiorno, stanchi e sudati, la prima persona che trovammo ad accoglierci, con un largo sorriso, fu proprio Isidoro.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci guardammo bene dal manifestare la minima sorpresa. Sorpresa, invece, era la gente, che non sapeva spiegarsi la ragione della nostra visita improvvisa. Trovammo un buon pretesto per giustificarla e, senza averne l&#8217;aria, continuammo la nostra indagine minuziosa ed anche un po&#8217; ansiosa.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche l\u00ec, la conclusione alla quale arrivammo fu la seguente: Isidoro, la sera innanzi, era rimasto a chiacchierare, a ciccare, a fumare nella casa comune, fino a due pipe dopo l&#8217;ora del &quot;ghelel\u00e8&quot; -vale a dire, fino alle sette, dato che la cicala delle montegne saluta, con il suo acuto stridore, il calar del crepuscolo, verso le sei e mezzo. A quell&#8217;ora aveva detto che si ritirava a dormire nella sua capanna, dove era stato visto entrare. Nessuno, in seguito, l&#8217;aveva visto uscirne. L&#8217;indomani, come al solito, era stato visto, che si stirava e sbadigliava, verso le sei del mattino. Insomma, niente di anormale, nel suo comportamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Da queste indagini provenivano due altre conclusioni, piuttosto imbarazzanti. Isidoro si trovava al suo villaggio, la sera alle sette. Alle nove e trenta circa, era da noi, a Mondo. Ora, ricordiamoci che \u00e8 fisicamente impossibile superare la distanza fra le due localit\u00e0, soprattutto la notte. Per quanto rigarda il viaggio di ritorno, il fattore era meno imbarazzante. Tuttavia, la sopportazione umana ha dei limiti, specialmente per i Papuani, i quali, per lo scarso nutrimento, non sono davvero dei campioni di resistenza. Pur ammettendo, quindi, un viaggio notturno, molto improbabile, e contando il tempo della permanenza presso di noi, Isidoro avrebbe dovuto percorrere, in circa nove ore, un viaggio d&#8217;andata e ritorno, che ordinariamente ne richiede dieci di giorno e almeno sedici di notte.<\/em><\/p>\n<p><em>Il caso era inesplicabile.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;indomani, in un momento che ero solo, Isidoro mi venne a trovare. Poich\u00e9 ero stanco di battere il capo contro un problema che non mi presentava possibilit\u00e0 di soluzione, guardando bene negli occhi il mio uomo, gli posi nettamente questa domanda:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Dove stavi l&#8217;altra sera?<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Da te, a Mondo. Tu lo sai. Mi hai dato del tabacco e abbiamo parlato di questo e di quello. Ti ho anche stretto la mano.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; S\u00ec, ma tu mi hai ingannato. Mi hai detto che andavi a dormire a Mondo e, invece, l\u00e0 nessuno ti ha visto.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Oh! Non era che un<\/em> av&#8217; ur&#8217; el\u00e2fe <em>(una maniera di dire, una parabola).<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; La gente di qui dice che tu eri con loro al villaggio, la sera di quel giorno e l&#8217;indomani di buon&#8217;ora.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; S\u00ec. Questa \u00e8 una parola di verit\u00e0. &#8211;<\/em> Av&#8217; akai.<\/p>\n<p><em>&#8211; Allora, hai volato come gli uccelli, per venire a trovarci?<\/em><\/p>\n<p><em>Il suo viso divenne duro e gli occhi feroci. Con un ghigno odioso, che non gli conoscevo, mi rispose:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Tu, prete, hai dei poteri per compiere cose straordinarie. Ho voluto mostrarti che anche io ne ho.<\/em><\/p>\n<p><em>Bruscamente mi volt\u00f2 le spalle e se ne and\u00f2&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Questo, il fatto.<\/p>\n<p>Andr\u00e9 Dupeyrat non tenta di spiegarlo; si limita ad osservare che:<\/p>\n<p><em>&quot;Si dice che nei paesi, restati ancora all&#8217;et\u00e0 della pietra, pur nell&#8217;\u00e8ra atomica, le forze misteriose che in qualche modo sentiamo, senza poterle costatare tangibilmente, sono pi\u00f9 attive e perecettibili che altrove. Il caso di Isidoro sembra confermare questa opinione. Durante i venti anni che ho trascorso sulle montagne e sulle coste ostili della Papuasia, mi \u00e8 capitato, non di rado, di essere testimonio di fatti, dei quali il meno che si possa dire, \u00e8 che lasciano un po&#8217; sbalorditi, appunto come quello del casoario. Mi affretto ad aggiungere che nei paesi &#8216;civili&#8217; si ritrova, altrettanto intensa, sebbene pi\u00f9 controllata, questa inquietudine di fronte al mistero, che agisce in noi, al di sopra di noi, intorno a noi, e che lascia perplessi, poich\u00e9 la ragione non se lo sa spiegare. Mi domando se lo potr\u00e0 mai&#8230; Fra la conosceza e il campo della fede, ci sar\u00e0 sempre questo margine misterioso che, se qualche volta ci porta a dubitare addirittura della nostra decantata scienza e conoscenza, d&#8217;altra parte pu\u00f2 rendere sempre pi\u00f9 salda la nostra adesione alla vera fede.&quot;<\/em> (1) Conclusione legittima dell&#8217;uomo di fede, il quale ha cercato prima, coscienziosamente, una qualche spiegazione razionale, senza per\u00f2 trovarla.<\/p>\n<p>Vediamo ora di analizzare l&#8217;episodio nelle sue diverse componenti.<\/p>\n<p>Si tratta, come dicevamo, di un caso di licantropia e, contemporaneamente, di un caso di demonologia, in quanto la trasformazione dell&#8217;uomo in animale \u00e8 resa possibile, attraverso l&#8217;acquisizione del sapere sciamanico, mediante un patto dello stregone con il demonio. Pu\u00f2 essere che l&#8217;ex catecumeno Isidoro, ancora fresco di studi teologici cristiani, abbia parlato di &quot;rimettersi nelle mani del diavolo&quot; in senso figurato, o meglio in senso cristianizzato, tanto pi\u00f9 che si rivolgeva a un interlocutore che era un sacerdote cattolico. Resta il fatto che la pratica della magia nera, o, come in altre culture si preferisce chiamarla, della cosiddetta &quot;mano sinistra&quot;, implica necessariamente una sorta di &quot;patto&quot; con le forze infere, demoniache, siano esse l&#8217;antagonista del Dio personale dei Cristiani oppure i d\u00e8moni del politeismo o, ancora, gli spiriti malvagi delle culture a livello etnologico, permeate da una religiosit\u00e0 di tipo animistico. Questo patto infernale si concretizza mediante un rapporto di evocazione in cui lo sciamano chiama a s\u00e9 il potere demoniaco, se ne lascia penetrare e tuttavia ottiene che esso si ponga al suo servizio. Quando invece il potere demoniaco rimane padrone di se stesso e piega lo sciamano ai suoi voleri, non si tratta di evocazione ma di invocazione. Infine, quando il potere demoniaco si instaura nella psiche di un essere umano, nel quale ha trovato una disponibilit\u00e0 implicita o esplicita, e lo domina totalmente, sostituendosi alla sua volont\u00e0, si parla di possessione diabolica. Meno grave \u00e8 invece l&#8217;ossessione, che si manifesta sotto forma di assalto, psichico ed eventualmente anche fisico, da parte delle forze demoniache contro un essere umano, che per\u00f2 resiste e conserva la sua libera volont\u00e0.<\/p>\n<p>Nel caso di cui ci stiamo occupando, si badi, il soggetto non <em>crede<\/em> di essere diventato un animale e non si comporta <em>come se<\/em> lo fosse diventato. Gli studiosi di fenomeni psichici conoscono piuttosto bene quel genere di licantropia. Nel cuore della civile Europa, ad esempio, per a Berlino, in anni recenti un esorcista della Chiesa anglicana, il reverendo Donald Omand, ha avuto a che fare con un soggetto che <em>si comportava come un vampiro<\/em>, aggredendo all&#8217;improvviso e con violenza sanguinaria le sue vittime, mentre fra un attacco e l&#8217;altro si comportava come un individuo assolutamente normale. (2) Qui, invece, siamo in presenza di indizi che fanno pensare a una <em>trasformazione reale<\/em>, a una metamorfosi dell&#8217;uomo in animale e viceversa, il tutto nel giro di pochi minuti e senza segni visibili di alterazione. Solo pochi istanti separano lo scalpicc\u00eco del casuario dall&#8217;aprirsi della porta e dall&#8217;ingresso nella stanza di Isidoro, che appare tranquillo e quasi indifferente; e solo pochi secondi separano la sua uscita, un&#8217;ora dopo, e il rumore del casuario nuovamente in corsa. La mattina dopo, a molti chilometri di distanza (chilometri di sentieri montani quasi impraticabili, soffocati dalla foresta equatoriale) l&#8217;uomo appare fresco e riposato, come nulla fosse stato.<\/p>\n<p>Quello che rende questo caso particolarmente interessante, comunque, \u00e8 la presenza di indizi concreti e altrimenti inesplicabili, che sembrano pienamente confermare la <em>vox populi<\/em> circa i poteri paranormali di Isidoro, ottenuti con il ricorso alle arti diaboliche. Siamo documentati, infatti, di decine di casi di licantropia nell&#8217;Europa medievale e rinascimentale, per esempio dai verbali dell&#8217;Inquisizione relativi ai processi alle streghe; sempre, per\u00f2, la confessione dell&#8217;accusato, unita alla pubblica opinione, costituisce la sola &quot;prova&quot; disponibile sulla veridicit\u00e0 dei fatti. Prendiamo il caso del famigerato Peter Stubbe, un licantropo tedesco che per 25 anni commise omicidi di uomini, donne e bambini, divorandone i cadaveri, prima di essere catturato e giustiziato il 31 ottobre 1590 nel borgo di Bedburg, presso Colonia. Stubbe era uno stregone e non si trovarono prove a suo carico, oltre all&#8217;autoaccusa dell&#8217;imputato; nemmeno la cintura magica, che gli era stata consegnata dal demonio e che gli consentiva di trasformarsi in lupo mannaro, venne mai ritrovata.(3)<\/p>\n<p>Nel caso riferito da padre Dupeyrat, invece, pur se non abbiamo testimonianze oculari della trasformazione dell&#8217;uomo in animale, disponiamo per\u00f2 di indizi diretti che tendono ad avvalorarla e a renderla, paradossalmente, verosimile. La comparsa di Isidoro proprio mentre si parla dei suoi poteri di magia nera; il viaggio inspiegabilmente rapido attraverso la giungla, perdipi\u00f9 nell&#8217;oscurit\u00e0 assoluta della notte, sia all&#8217;andata che al ritorno; la coincidenza dei passi del casuario in corsa con l&#8217;arrivo e la partenza dello stregone; da ultimo, la sfida aperta ed esplicita ai sacerdoti che lo hanno spinto ad abiurare e ad abbracciare la magia nera, sfida sul terreno dei poteri supernormali. Sono tutti elementi che, combaciando fra loro, creano un quadro completo e, a suo modo, coerente, per quanto scioccante, nei confronti della ragione positiva.<\/p>\n<p><em>Can such things be?,<\/em> possono accadere cose del genere?, si domandava lo scritttore statunitense Ambrose Bierce, nel titolo di un suo libro. La credenza nella licantropia, ripetiamo, \u00e8 molto antica, e non \u00e8 qui il luogo per farne la storia. Nel <em>Satyricon<\/em> di Petronio, scrittore romano del I secolo dopo Cristo, abbiamo una delle prime e pi\u00f9 impressionanti narrazioni della trasformazione di un uomo in lupo.(4) Certo, il <em>Satyricon<\/em> \u00e8 un&#8217;opera letteraria, un romanzo; la credenza nei licantropi doveva essere, per\u00f2, assai diffusa nel mondo greco-romano, se Plinio il Vecchio sente il bisogno di confutarla nelle sue <em>Naturalis historia<\/em>. Scrive infatti in proposito: &quot;Che gli uomini si trasformino in lupi, e poi rientrino di nuovo in s\u00e9, \u00e8 da considerare una bugia senz&#8217;altro, a meno di prendere per buone tutte le favole dei secoli passati&quot;. (5) <em>Tutte le favole dei secoli passati<\/em>: dunque, centinaia d&#8217;anni prima dell&#8217;\u00e8ra cristiana, nel bacino del Mediterraneo si vociferava della capacit\u00e0 di taluni esseri umani di trasformarsi in lupi feroci. In Africa, l&#8217;animale in cui lo stregone si muta non \u00e8 il lupo, ma il leopardo: la credenza negli uomini-leopardo era, e forse \u00e8, molto diffusa nel bacino del Congo, e storicamente \u00e8 stata rafforzata da una setta spietata di assassini che indossavano la pelle dell&#8217;animale e compivano i loro delitti rituali per mezzo di unghioni appositamente fabbricati, con i quali erano in grado di squarciare la gola alle loro vittime con un colpo solo. (6)<\/p>\n<p><em>NOTE<\/em><\/p>\n<p>1)  DUPEYRAT, ANDRE&#8217;, <em>Nel Paese degli uccelli paradiso<\/em>, ed. it. Massimo, Milano, 1956 (con Prefazione di paul Claudel), pp. 175-181.<\/p>\n<p>2)  ALEXANDER, MARC (a cura di), <em>La mia vita col diavolo,<\/em> tr. it. M.E.B., Torino, 1980, spec. pp. 50-65.<\/p>\n<p>3)  SORDI, ITALO E PAOLA, <em>L&#8217;uomo lupo<\/em>, Armenia Ed., , Milano, 1974 (contiene la relazione originale di Peter Stubbe al processo del 1590).<\/p>\n<p>4)  PETRONIO, <em>Satyricon<\/em>, cap. 62 Tr. di V. Ciaffi, U.T.E.T., Torino, 1975, pp. 170-73: &quot;Volle il caso che il padrone fosse partito per Capua a smerciarvi il meglio delle sue cianfrusaglie. Afferrata al volo l&#8217;occasione, convinco un tale, ospite l\u00ec da noi, a venire con me sino al quinto miglio. Non per nulla era un soldato, forte come un demonio. Leviamo le chiappe verso il canto del gallo. La luna luceva come a mezzogiorno. Arriviamo a un cimitero: il mio uomo si mette a farla tra le tombe, io mi siedo canterellando e conto le tombe quante sono. Poi, come torno con gli occhi al compagno, quello \u00e8 l\u00ec che si sveste e depone tutti gli abiti al margine della strada. Io avevo il cuore in gola, ero pi\u00f9 morto che vivo. Quello allora piscia in cerchio intorno agli abiti e all&#8217;improvviso diventa lupo. Badate che non scherzo: non mentirei per tutto l&#8217;oro del mondo. Dunque, come dicevo, una volta che divenne lupo, incominci\u00f2 ad ululare e fugg\u00ec nelle selve. Io sulle prime non sapevo pi\u00f9 dove fossi. Poi mi feci vicino, per raccattare gli abiti di quello l\u00e0, ma gli abiti erano diventati di pietra. A morir di paura, chi pi\u00f9 morto di me? Tuttavia strinsi in pugno la spada e, abracadabra, andai infilzando le ombre, sin quando non giunsi al podere della mia amica. Entrai che ero uno spettro, mezzo scoppiato, con il sudore che mi correva per la forcata, con gli occhi fissi; ce ne volle per rimettermi. La mia Melissa sulle prime era stupita ch&#8217;io fossi in giro cos\u00ec tardi, e &quot;Se arrivavi un po&#8217; prima, &#8211; disse -, almeno ci davi una mano, ch\u00e9 un lupo si \u00e8 introdotto nel podere e da vero macellaio ci ha sgozzato tutte le bestie. Per\u00f2 non l&#8217;ha fatta pulita, anche se \u00e8 riuscito a fuggire, ch\u00e9 uno dei nostri schiavi gli ha trapassato il collo con la lancia.&quot; A sentir questo, non riuscii pi\u00f9 a chiuder occhio, ma, appena fatto giorno, via di corsa alla casa del nostro Gaio, che sembrava l&#8217;oste dopo il repulisti. E una volta che giunsi in quel luogo, dove gli abiti erano diventati di pietra, non altro trovai che del sangue. Come poi giunsi a casa, il mio soldato giaceva sul letto che sembrava un bove e c&#8217;era un medico che gli curava il collo. Mi fu chiaro che era un lupo mannaro, n\u00e9 ho potuto da allora dividere il pane con lui, nemmeno se mi avessero ammazzato. Comodi gli altri di pensarla in proposito come vogliono, ma io, se mento, che il cielo mi punisca.&quot;<\/p>\n<p>5)  PLINIO, <em>Naturalis historia<\/em>, VIII, 80.<\/p>\n<p>6)  Cfr. <em>L&#8217;Africa delle societ\u00e0 segrete<\/em>, nella enciclop. <em>Dimensione X. I misteri dell&#8217;uomo, della terra e dello spazio<\/em> (tit. orig. <em>The Unexplained<\/em>, tr. it. Novara, 1973, vol. 10, pp.110-113.)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sacerdote francese Andr\u00e9 Dupeyrat, missionario del Sacro Cuore d&#8217;Issoudun, ha soggiornato per ben 21 anni fra le trib\u00f9 pi\u00f9 isolate della Nuova Guinea, dal 1929<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30146,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[70],"tags":[236],"class_list":["post-23262","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-demonologia","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-demonologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23262","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23262"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23262\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30146"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23262"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23262"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23262"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}