{"id":23248,"date":"2022-11-12T07:07:00","date_gmt":"2022-11-12T07:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/12\/ancora-psicanalizzare-kierkegaard\/"},"modified":"2022-11-12T07:07:00","modified_gmt":"2022-11-12T07:07:00","slug":"ancora-psicanalizzare-kierkegaard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/12\/ancora-psicanalizzare-kierkegaard\/","title":{"rendered":"Ancora psicanalizzare Kierkegaard"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 visto in un precedente articolo come sia facile, e quanto sia sterile, psicanalizzare un filosofo della statura di S\u00f8ren Kierkegaard per restringerne la portata e minimizzarne il valore d&#8217;insegnamento, riducendolo in buona sostanza alla proporzioni di un caso psicopatologico. Il che d\u00e0 la misera soddisfazione alle menti piccole di aver non solo capito, ma giudicato e liquidato un pensiero tanto pi\u00f9 grande di loro, al quale non sono capaci d&#8217;innalzarsi e che perci\u00f2 segretamente invidiano e detestano.<\/p>\n<p>Scriveva Tito Perlini (1931-2013), gi\u00e0 docente di Estetica presso l&#8217;Universit\u00e0 Ca&#8217; Foscari di Venezia, nonch\u00e9 esperto della Scuola di Francoforte e autore di diversi saggi sulla teoria psicanalitica, nel suo saggio <em>Kierkegaard<\/em> (Roma, Ubaldini Editore, 1968, pp. 64-66):<\/p>\n<p><em>Il risultato ultimo paradossale cui perviene Kierkegaard \u00e8 che il singolo, per affermasi assolutamente, si autodistrugge. La protesta contro la speculazione astratta, contro lo spirito obiettivo, contro le tendenze spersonalizzatrici della societ\u00e0 contemporanea, contro il compromesso borghese-cristiano, arrestandosi impotente di fronte ad una realt\u00e0 che pu\u00f2 solo subire, si proietta nell&#8217;immaginario, cerca una compensazione alla propria frustrazione, in una sorta di terra di nessuno, aggrappandosi ad una religiosit\u00e0 selvatica, intransigente, rigoristica, esasperata. L&#8217;individuo, gettato ai margini, incapace di stabilire un rapporto plausibile con una societ\u00e0 che non lo riconosce, che tende a far ingiuria alla sua unicit\u00e0 imponendogli schemi astratti di comportamento e modi impersonali di vita, si chiude in s, nell&#8217;incognito di una interiorit\u00e0 disancorata dal reale, ipertrofica, esaltata, nello sforzo di assolutizzare il proprio essere irrelato, di sancire metafisicamente i morsi della propria coscienza infelice, di elevarla a modello superemo di vita la propria sofferenza. Ma, nella tensione di far di s\u00e9 un assoluto l&#8217;individuo irrelato non pu\u00f2 non entrare in mortale contraddizione con se stesso. Lo sforzo maggiore di Kierkegaard dopo la sua rottura con Regina \u00e8 stato quello di giustificare la propria solitudine, che egli avvertiva come qualcosa di innaturale e di mostruoso, dotandola di un fondamento assoluto, conferendo ad essa un significato religioso. Tutta la sua aspra e risentita meditazione religiosa ci appare come il disperato tentativo di esaltare le proprie sofferenze per lenirne in qualche modo il morso, di mascherarle in fogge pi\u00f9 o meno suggestive per renderle almeno in parte accettabili, per familiarizzarsi con esse. Kiekegaard \u00e8 come una bestia ferita inseguita dai cani. Le sue astuzie non sono che una tecnica di sopravvivenza. La sua corsa procede necessariamente a zig-.zag. Confessarsi \u00e8 stato per lui un continuo mascherarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Mascherandosi a s\u00e9 e al mondo, in una sfida continua, non ha fatto altro che giocare a nascondersi. Il suo orgoglio l&#8217;ha spinto a tutto tranne che alla pura e semplice, umile e nuda ammissione della propria debolezza ed impotenza, del suo essere inerme di fronte alla sofferenza. Privo di carit\u00e0 verso se stesso, ma anche della durezza necessaria a contemplare allo specchio il proprio povero volto inerme, Kierkegaard in nome della verit\u00e0 non ha fatto altro che incessantemente mascherare la propria sofferenza. Il suo \u00e8 stato lo sforzo di &quot;estetizzare la sofferenza&quot;, neutralizzandola con una continua messinscena teatrale. Kierkegaard s&#8217;\u00e8 impegnato a neutralizzare la sofferenza con la recita della sofferenza. Il suo continuo, esasperato insistere sui motivi dell&#8217;angoscia, della disperazione, del nulla, del dolore, della sofferenza, dello scacco, ci rivela un&#8217;astuta e sottile forma di esorcismo. Egli ha mirato a difendersi dalla disperazione nominandola di continuo, insistendoci sopra ossessivamente. Ha finito in tal modo per far di s\u00e9 un personaggio e per godere della propria capacit\u00e0 di giocare con se steso, della propria fredda abilit\u00e0 nell&#8217;assumere maschere sempre nuove , moltiplicando con proteiforme destrezza la propria immagine in un vertiginoso scambio di ruoli, proiettandosi in un virtuosistico gioco di specchi. La sua ambiguit\u00e0, perseguendo un tale gioco, \u00e8 diventata labirintica ed egli spesso non Ha saputo evitare di perdercisi dentro, non maneggiando pi\u00f9 il proprio gioco stesso da padrone. In nome della soggettivit\u00e0-verit\u00e0 s&#8217;\u00e8 perso. Nei meandri di una ambiguit\u00e0 estrema, giocando senza posa con le possibilit\u00e0, senza mai realmente scegliere, senza uscire dalla cattiva infinit\u00e0 della non-scelta. \u00abChi non vuole combattere con la realt\u00e0, deve combattere con i fantasmi\u00bb, egli ha scritto una volta. splendida frase che s&#8217;attaglia perfettamente a Kierkegaard stesso che per tutta la vita ha giostrato coni fantasmi, perso nei meandri di una tortuosa, contorta, congestionata interiorit\u00e0, capace di manifestarsi autenticamente, presa nel vortice di una confessione tesa segretamente a non manifestare, ma a nascondere, a dissimulare ed anche a simulare. Kierkegaard \u00e8 rimasto &#8212; nonostante la sua recisa condanna della vita estetica per tutta la vita un esteta. Non ha mai saputo giungere a quella seriet\u00e0 della vita etica cui aspirava. \u00c8 rimasto intrappolato nell&#8217;estetismo che pensava di aver sconfessato e vinto in s\u00e9 definitivamente. Le ragioni dell&#8217;assessore Guglielmo non hanno in lui mai fatto breccia. Incapace di conciliare il singolo con l&#8217;universale egli ha tentato di elevare ilo singolo oltre l&#8217;universale, di porlo sopra delle normativit\u00e0 etiche e degli obblighi universali. Il suo superamento della sfera etica in quella religiosa ci appare illusorio. Si \u00e8 trattato, in realt\u00e0, di una regressione dall&#8217;etico all&#8217;estetico. La sua religiosit\u00e0 &#8212; per quanti sforzi egli possa aver compiuti in senso contrario &#8212; si presenta come una religiosit\u00e0 estetistica, come una sottile forma di estetismo provvisto del sigillo di una dignit\u00e0 teologica. Il suo ascetismo stesso in fondo \u00e8 una maschera. Aspirando ad una assoluta autenticit\u00e0, egli \u00e8 rimasto preso nella morsa dell&#8217;inautentico. Mirando alla santit\u00e0 come traguardo ultimo, \u00e8 rimasto il buffone della propria sofferenza. combattendo ogni forma di evasione, non ha fatto altro che evadere ininterrottamente da se stesso. Tutta la sua opera \u00e8 una ansiosa fuga da s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p>Che dire? Tutto \u00e8 spiacevole, tutto \u00e8 sbagliato in questo modo di accostarsi al pensiero di un filosofo. Sulla curiosit\u00e0 di capire prevale la presunzione di aver gi\u00e0 capito, e, quel che \u00e8 peggio, di poter ridurre quel pensiero al gioco delle reazioni psicologiche di <em>un&#8217;anima offensa<\/em>, insomma di sciogliere la complessit\u00e0, la ricchezza e la profondit\u00e0 abissale di un&#8217;autentica speculazione filosofica nei residui compositi lasciati da un&#8217;anima ultraromantica, pur se formalmente ostile al Romanticismo, patologicamente in lotta con se stessa. Dispiace la petulanza e dispiace la sicumera con cui si tranciano giudizi netti e inappellabili, si diagnosticano debolezze e contraddizioni, insomma si pretende di veder chiaro nell&#8217;anima di un altro essere umano, quando \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec difficile farlo con la propria.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che il volume fa parte di una collana di monografie filosofiche intitolata <em>Che cosa ha veramente detto<\/em>; ma qui pare che la domanda non sia che cosa ha veramente detto Kierkegaard, ma perch\u00e9, per quali turbe interiori, per quali complessi e frustrazioni lo ha detto: il che non ci sembra precisamente la stessa cosa.<\/p>\n<p>Ma che cosa rimprovera, il nostro autore, a Kierkegaard, nella sua implacabile requisitoria?<\/p>\n<p>Le accuse sono assai pesanti, delle stroncature senza margini di recupero.<\/p>\n<p>Primo: di aver voluto affermare il singolo in maniera assoluta, col risultato di condurlo ad una auto-distruzione.<\/p>\n<p>Secondo, di aver condotto una rivolta immaginaria allo spirito filisteo, alla societ\u00e0 di massa, alla Chiesa conformista e alle filosofie dell&#8217;universale, come l&#8217;hegelismo, perch\u00e9, rifiutandole in blocco, non ha potuto fare altro che rifugiarsi in una &quot;terra di nessuno&quot; e, novello eremita, esacerbato da una solitudine che non si conf\u00e0 allo spirito moderno, di aver abbracciato una religiosit\u00e0 aspra, polemica, &quot;estremista&quot;.<\/p>\n<p>Terzo, di aver fabbricato artificialmente per l&#8217;individuo irrelato, che rifiuta e si sente rifiutato dalle forme della vita moderna, inautentiche e spersonalizzanti, una sorta di realt\u00e0 parallela e fittizia, nella quale egli campeggia, eroico e assoluto, invitto e invincibile, forte del proprio soffrire e intrepido nella ferma volont\u00e0 di non piegarsi, di non venire a compromessi. Insomma, di non aver prospettato alcuna soluzione, ma solo una fuga.<\/p>\n<p>Quarto, di aver giocato con gli pseudonimi e con altre forme di travestimento per mascherare il suo vero io, per non far vedere la propria debolezza e la propria sofferenza: e tutto questo solo per orgoglio, finendo per cadere vittima del suo stesso gioco e per smarrire le propri autentiche coordinate interiori.<\/p>\n<p>Quinto, di aver abusato dell&#8217;ambiguit\u00e0 per nascondere la propria mancanza di risposte e di soluzioni, fino a perdersi a combattere coi fantasmi.<\/p>\n<p>Sesto, di aver finto di volersi confessare al solo scopo di nascondersi meglio.<\/p>\n<p>Settimo, di essere sempre stato, e rimasto, un esteta, e di non aver mai raggiunto quella seriet\u00e0 di vita alla quale aspirava.<\/p>\n<p>Ottavo, di aver scambiato lui stesso, e fatto scambiare a noi, il suo estetismo esasperato per un salto nella dimensione religiosa, che, invece, non ci sarebbe mai stato.<\/p>\n<p>Nono, la sua aspirazione all&#8217;ascetismo \u00e8 stata una farsa anche quella, pi\u00f9 o meno consapevole, una ennesima maschera priva di seriet\u00e0.<\/p>\n<p>Decimo &#8211; e qui il tono si fa acre &#8211; di essere stato il buffone della propria sofferenza: la quale certamente era autentica, ma non lo erano le forme e i modi in cui egli l&#8217;esprimeva e tentava di razionalizzarla.<\/p>\n<p>Da un punto di vista psicoanalitico, qui c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 tutto e non vi sarebbe quindi nulla da aggiungere, se non lodare la finezza e la perspicacia dell&#8217;analisi e commiserare il destino di Kiekegaard il quale, sprovvisto di simili nozioni, ha consumato tutta la vita nel vano sforzo di chiarire autenticamente a se stesso le ragioni della propria angoscia, e ha preteso di farne una misura generale per l&#8217;uomo moderno. Solo che, come nel caso del marxismo, emerge qui l&#8217;obiezione fondamentale alla psicanalisi, e in specie all&#8217;ambizione psicoanalitica di spiegare il pensiero filosofico: essa non \u00e8 falsificabile, quindi non ha nulla di scientifico. \u00c8 impossibile dimostrare che le asserzioni di Perlini sono false: messe una dopo l&#8217;altra, anzi, filano via che \u00e8 un piacere: solo, \u00e8 impossibile confutarle e respingerle, perch\u00e9 sono totalmente auto-referenziali. Hanno in se stese la garanzia della loro veridicit\u00e0: <em>tanto ti basti, e pi\u00f9 non dimandare<\/em>. Inoltre, riducendo il pensiero di un filosofico al gioco delle sue tensioni, delle sue dinamiche, delle sue nevrosi personali, ci si risparmia la fatica di doversi confrontare seriamente con le sue idee: lo si liquida come un caso umano, un po&#8217; bizzarro, un po&#8217; patetico, e il discorso \u00e8 chiuso.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 precisamente la tecnica della spersonalizzazione denunciata da Kierkegaard. Sembra che la critica si accentri su di lui come individuo, come singolo: in realt\u00e0, quell&#8217;individuo \u00e8 considerato come rappresentante esemplare di un certo tipo umano. Il tipo malinconico, nervoso, sognatore, solitario e ipersensibile, che non sa adattarsi alla realt\u00e0 e che fantastica, rifugiandosi in dimensioni immaginarie, ma lo fa con tutti gli strumenti della sua notevole forzosa speculativa, per cui riesce ad ingannare benissimo se stesso e anche gli altri. Non \u00e8 pi\u00f9 Kierkegaard, \u00e8 il <em>tipo Kierkegaard<\/em>. Ancora. Ridurre l&#8217;uso dei sinonimi e degli alter-ego, insomma delle maschere, a un semplice gioco inventato per confondere le acque, \u00e8 estremamente riduttivo. Vi sono altrettante buone ragioni per avanzare l&#8217;interpretazione opposta, e cio\u00e8 che quel &quot;gioco&quot; fosse la manifestazione logica e necessaria per dare spazio a una sorta di dialogo interno che Kierkegaard intratteneva costantemente con se stesso, oltre con i suoi interlocutori (e avversari) ideali: innumerevoli volte cita Hegel, per smontarlo, a riprova del fatto che non si \u00e8 mai chiuso in una bolla solipsistica, nella quale aveva ragione sempre lui perch\u00e9 esisteva lui solo.<\/p>\n<p>Infine sostenere che Kierkegaard non si \u00e8 mai innalzato alla vera religiosit\u00e0, perch\u00e9 la sua religiosit\u00e0 \u00e8 sempre stata estetizzante, \u00e8 un&#8217;affermazione gratuita, che non trova riscontro nei testi. Basta leggere i <em>Discorsi edificanti<\/em>, o i <em>Pensieri che feriscono alle spalle<\/em>, o gli articoli de <em>L&#8217;Ora<\/em> contro la Chiesa di Danimarca, per rendersi conto che non v&#8217;\u00e8 nulla di estetizzante in essi, ma che sono scritti con la sofferta semplicit\u00e0 e col dolente nitore di un&#8217;anima che ha fatto molta strada, inciampando e rialzandosi, sul cammino irto di spine della vita, e che ha una parola buona da rivolgere ai suoi contemporanei.<\/p>\n<p>Quanto al divenire i buffoni della propria sofferenza, andiamoci piano. La stessa cosa si potrebbe dire, muovendo dalle stesse premesse (balorde), che Dio ci perdoni, di Ges\u00f9 Cristo: il cristiano autentico soffre <em>sempre<\/em>, sul modello del divino Maestro: come soffre il principe Myskin ne <em>L&#8217;idiota<\/em> di Dostoevskij; e <em>sempre<\/em> le sue sofferenze, guardate dall&#8217;esterno, cio\u00e8 da un punto di vista non cristiano, hanno qualcosa di ostentato, di masochista, e perci\u00f2 quasi di tragicomico, di buffo. Si pensi a come si divertiva il popolaccio pagano allo spettacolo dei martiri cristiani tormentati e uccisi nel circo.<\/p>\n<p>\u00c8 un problema di prospettiva. Vedere una cosa dall&#8217;interno e vederla dall&#8217;esterno fa dubitare che si tratti sempre di lei: pare un&#8217;altra, del tutto diversa.<\/p>\n<p>Ci vuole pi\u00f9 umilt\u00e0 e meno psicoanalisi.<\/p>\n<p>La psicoanalisi \u00e8 la quintessenza della superbia intellettuale.<\/p>\n<p>Adoperarla come strumento per capire la filosofia, \u00e8 come voler modellare la fragile struttura di un cristallo a colpi di piccone&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 visto in un precedente articolo come sia facile, e quanto sia sterile, psicanalizzare un filosofo della statura di S\u00f8ren Kierkegaard per restringerne la portata<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[253,263],"class_list":["post-23248","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-soren-kierkegaard","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23248"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23248\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}