{"id":23245,"date":"2011-03-19T10:28:00","date_gmt":"2011-03-19T10:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/19\/anche-le-citta-hanno-un-sesso\/"},"modified":"2011-03-19T10:28:00","modified_gmt":"2011-03-19T10:28:00","slug":"anche-le-citta-hanno-un-sesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/19\/anche-le-citta-hanno-un-sesso\/","title":{"rendered":"Anche le citt\u00e0 hanno un sesso?"},"content":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0, come gli esseri umani e come tutti gli animali e le piante superiori, possiedono anch&#8217;esse un genere sessuale?<\/p>\n<p>Questa domanda pu\u00f2 sembrare stravagante, oppure oziosa, solo a quanti non si siano mai posti il quesito circa la natura pi\u00f9 intima degli enti che ci circondano, in mezzo ai quali si muove la nostra affrettata e confusa esistenza quotidiana; a quanti, figli ideali di Cartesio, pensano che tutto quanto non \u00e8 pensiero, non possa essere, per esclusione, che materia, nel senso pi\u00f9 inerte e passivo del termine.<\/p>\n<p>Anzitutto, quindi, domandiamoci: le citt\u00e0 possiedono un&#8217;anima? Se s\u00ec, potremo anche chiederci se quell&#8217;anima non si incarni in un &quot;corpo&quot; che, per forza di cose, dovr\u00e0 essere di genere maschile oppure femminile.<\/p>\n<p>A sua volta, dovremmo domandarci che cosa sia una citt\u00e0. Se essa non \u00e8 altro che un insieme, pi\u00f9 o meno ordinato, pi\u00f9 o meno caotico, di strisce d&#8217;asfalto e di blocchi di cemento; se non \u00e8 altro che un contenitore per le abitazioni degli uomini e per gli edifici nei quali essi svolgono il proprio lavoro, con tutte le attrezzature ed i servizi a ci\u00f2 indispensabili, allora possiamo risparmiarci la fatica di ogni ulteriore ragionamento e concludere, sbrigativamente, che no, le citt\u00e0 non hanno, n\u00e9 potrebbero avere un&#8217;anima: perch\u00e9 la materia \u00e8, per definizione, sostanza inorganica.<\/p>\n<p>Se, invece, ammettiamo, almeno come possibilit\u00e0 teorica, che le citt\u00e0 siano molto pi\u00f9 di questo; che esse vivano di una vita segreta, prodotta dalla interazione delle passioni, dei pensieri, degli stati d&#8217;animo di quanti vi abitano, fra di loro e con gli altri viventi &#8211; animali e piante &#8211; e fra di loro e l&#8217;ambiente medesimo, naturale o parzialmente tale (campi, orti, giardini) e artificiale (strade, case, fabbriche, ecc.), allora si schiude la possibilit\u00e0 che esse possiedano un&#8217;anima e, per conseguenza, che il corpo fisico di cui si rivestono appartenga al genere maschile oppure a quello femminile.<\/p>\n<p>Anche la posizione topografica, anche il clima, anche le vicende storiche passate concorrono a formare l&#8217;anima di una citt\u00e0; e, naturalmente, prima di ogni altro, lo stile architettonico degli edifici, che \u00e8 come il motivo di fondo di un brano musicale; ma, ovviamente, \u00e8 necessario che uno stile vi sia, e non che ve ne siamo cento o mille, tutti discordanti fra loro, tutti casuali ed estemporanei, tutti prodotti da circostanze accidentali o meramente economiche e non da un disegno intelligente e da un gusto estetico consapevole di se stesso.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un discorso delicato, che pu\u00f2 essere facilmente frainteso.<\/p>\n<p>Si potrebbe essere tentati di affermare che possiedono un proprio stile quelle citt\u00e0 il cui stile architettonico, i cui colori, i cui ritmi coincidono, o si avvicinano, a quelli di colui che giudica; e che sono prive di stile, e quindi informi e caotiche, quelle che uno stile ce l&#8217;hanno, ma differente da ci\u00f2 che l&#8217;osservatore ha in mente quando si parla di &quot;stile&quot;.<\/p>\n<p>Ad esempio, per gli artisti o i poeti neoclassici, l&#8217;arte greca, come sosteneva Winckelmann, \u00e8 la rappresentazione del \u00abbello ideale\u00bb o del \u00abbello assoluto\u00bb: per essi, dunque, erano belle e vere solamente quelle forme di arte che si avvicinavano o che tendevano al modello greco (cos\u00ec come, si badi, essi lo interpretavano, riassumendolo nella forma: \u00abnobile grandezza e calma semplicit\u00e0\u00bb); senonch\u00e8, da Hegel in poi, siamo consapevoli del fatto che la \u00abmorte dell&#8217;arte bella\u00bb non deve essere identificata con la morte dell&#8217;arte in quanto tale.<\/p>\n<p>Di fatto, certe periferie urbane raffigurate nei quadri di Mario Sironi, certi paesaggi industriali di Luigi Russolo, certi scorci urbani visti dall&#8217;alto di Tullio Crali, certe progettazioni avveniristiche dell&#8217;architetto Antonio Sant&#8217;Elia, delineano una nuova estetica urbana, quasi senza legami con la tradizione e tutta rivolta al futuro, ma non priva di un suo fascino e di una sua poetica.<\/p>\n<p>Ma come stanno le cose, quando si passa dalla realt\u00e0 bidimensionale della tela o del foglio di carta, alla realt\u00e0 tridimensionale della citt\u00e0 viva e concreta, con i suoi rumori (in genere stridenti) ed i suoi odori (magari sgradevoli), ben diversa da quella della citt\u00e0 rappresentata, e sostanzialmente idealizzata, da qualche audace pittore futurista o da qualche architetto di genio, grandiosamente proiettato verso l&#8217;avvenire?<\/p>\n<p>Bisogna avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di ammettere che, in questo caso, le cose cambiano; e che la cosiddetta civilt\u00e0 della macchina \u00e8, per sua stessa natura, sostanzialmente impoetica ed antiestetica: non perch\u00e9 la sua poetica e la sua estetica siano &quot;impossibili&quot; a priori, ma perch\u00e9 lo divengono &quot;di fatto&quot;, allorch\u00e9 le considerazioni architettoniche, urbanistiche e paesaggistiche passano totalmente in seconda linea rispetto a quelle funzionali, tecniche ed economiche.<\/p>\n<p>E non si venga fuori con la &quot;Casa sulla cascata&quot; di Frank Lloyd Wright: prima di tutto perch\u00e9 quella \u00e8 una casa immersa in un ambiente naturale integro e suggestivo, e non una intera citt\u00e0, fatta di centinaia e migliaia di casermoni di cemento immersi nello smog, nel traffico caotico e nei cattivi odori; e, in secondo luogo, perch\u00e9 la costruzione dei comuni edifici residenziali, per non parlare delle fabbriche e del tracciato stradale, non \u00e8 quasi mai affidata ad artisti come Frank Lloyd Wright, ma a mediocri nullit\u00e0 che di tutto si preoccupano, a cominciare dalla propria meschina ambizione professionale, tranne che dell&#8217;effetto estetico dell&#8217;insieme: come avviene quando un moderno condominio dalle forme nude e squadrate viene tranquillamente progettato e costruito a ridosso di un vecchio, dignitoso edificio con i muri coperti d&#8217;edera e un piccolo giardino rigoglioso, ancorch\u00e9 disordinato (contando, in genere, sul fatto che le vecchie case verranno comunque abbattute, presto o tardi, per cedere il passo al nuovo che avanza).<\/p>\n<p>In pratica, citt\u00e0 come Vienna o Budapest autorizzavano, fra XIX e XX secolo, soltanto la costruzione di nuovi edifici per la cui spesa fosse prevista una percentuale, in genere del 30%, destinata unicamente agli elementi architettonici di abbellimento, quali stucchi, decorazioni, affreschi, mosaici &#8211; almeno nelle zone centrali a carattere residenziale e commerciale. Questo \u00e8 un esempio, oggi abbandonato, di come una amministrazione cittadina possa farsi carico di preservare la bellezza e l&#8217;armonia del proprio patrimonio architettonico, invece di preoccuparsi unicamente del bilancio e dei fattori materiali.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0, tuttavia, non \u00e8 fatta soltanto di superfici e di volumi; \u00e8 fatta anche, e soprattutto, di esseri viventi: i suoi abitanti, umani e non umani: e si pensi a cosa sarebbe, ad esempio, una citt\u00e0 senza uccelli, che riempiano il cielo di voli e di gioiosi richiami; oppure un laghetto, una roggia urbana, senza i bianchi, eleganti cigni o senza anatre; un giardino senza gatti, e via dicendo. Si pensi, anche, a cosa sarebbe una citt\u00e0 del tutto priva di verde, sia pubblico che privato: a che cosa sarebbe Londra senza Hyde Park, o Parigi senza il Luxembourg e il Bois de Boulogne, o Roma senza Villa Borghese, o New York senza Central Park.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 \u00e8 fatta, quasi sempre, anche di acque: di fiumi, di canali, di rogge, di vaporetti, di barconi, di ponti: perch\u00e9 l&#8217;acqua \u00e8 vita e, oltre a favorire i commerci, immette nel cuore dell&#8217;abitato il soffio vivo della corrente, l&#8217;alito possente del mare, il richiamo festoso dei gabbiani, che talvolta si spingono all&#8217;interno per decine di chilometri. Le acque pressoch\u00e9 ferme delle lagune conferiscono alle citt\u00e0 un&#8217;anima malinconica, come fu il caso di Ravenna e come lo \u00e8, oggi, quello di Venezia; mentre le acque aperte dell&#8217;oceano le portano la vivacit\u00e0 dell&#8217;alta e della bassa marea alla foce di un grande fiume.<\/p>\n<p>Naturalmente, la sua atmosfera dipende anche dal clima generale che deriva dall&#8217;insieme della sua vita spirituale: ossia dalla somma e dalla interazione della vita spirituale dei suoi singoli abitanti. In questo senso, non \u00e8 cosa indifferente che una citt\u00e0 sia, ad esempio, piena di chiese, nelle quali la gente si reca a pregare e ad elevare i propri pensieri, oppure di macelli comunali, ove, come avviene a Chicago, vengono uccisi ogni giorno migliaia di animali, le cui urla terrorizzate salgono al cielo e le cui carni fatte a pezzi vengono appese a degli uncini, in attesa di essere confezionate sotto forma di bistecche per i supermercati e i ristoranti.<\/p>\n<p>L&#8217;anima di una citt\u00e0, comunque, se esiste &#8211; e noi crediamo che esista &#8211; dipende essenzialmente dalla qualit\u00e0 e dalla intensit\u00e0 della sua vita spirituale.<\/p>\n<p>Esistono citt\u00e0 nelle quali la vita spirituale \u00e8 praticamente scomparsa; citt\u00e0 ove le persone si limitano a dormire, a nutrirsi, a recarsi al lavoro: senza amore, senza entusiasmo, senza tenerezza, anzi, con rabbia e con profonda tristezza. Si pu\u00f2 dire che l&#8217;anima di tali luoghi sia fuggita da tempo, lasciando i muri nudi e la congestione del traffico, delle banche, delle attivit\u00e0 commerciali; luoghi dominati dalla fretta, dalla solitudine e dall&#8217;egoismo, nei quali un passante pu\u00f2 stramazzare a terra, stroncato da un infarto, senza che alcuno si fermi a prestargli soccorsi, mentre una folla indaffarata e distratta si scosta appena dal suo corpo quanto basta per non calpestarlo.<\/p>\n<p>Ma torniamo al tema dell&#8217;identit\u00e0 sessuale di una citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ha osservato lo scrittore statunitense Paul I. Wellman nel romanzo che ha dedicato all&#8217;antica Costantinopoli, \u00abCitt\u00e0 femmina\u00bb (titolo originale: \u00abThe Female\u00bb, 1953; traduzione italiana di Federico Besio, Milano, Edizioni Accademia, 1976, p. 7):<\/p>\n<p>\u00abSi direbbe che le citt\u00e0, come gli esseri viventi, abbiamo un sesso. Alcune di esse, infatti, coperte di fumo, dense di traffico e tutte dedite ad un&#8217;operosit\u00e0 materiale, presentano caratteristiche nettamente maschili; altre, invece, sono inequivocabilmente femmine, e la loro attivit\u00e0 principale sembra consistere nella ricerca dei piaceri mondani e di ogni spensierata frivolezza.<\/p>\n<p>Ammesso che tutto ci\u00f2 sia vero, nessuna citt\u00e0 , nella storia, fu pi\u00f9 femminile di Costantinopoli, opulenta, capricciosa, supremamente bella; nell&#8217;anno 521 dopo Cristo, qualcuno la chiamava ancora Bisanzio, suo antico nome.<\/p>\n<p>Le braccia di tre amanti se la contendevano, il Bosforo, la Propontide e il Corno d&#8217;Oro, ed essa, colma delle ricchezze del mondo, elegante, sensuale, tentatrice, ostentava, con pigro orgoglio, i suoi inestimabili gioielli di architettura. L&#8217;agitarsi frenetico del suo milione di abitanti era come il caldo pulsare della vita in un corpo rigoglioso, e, quasi a meglio definire la sua natura muliebre, contrasti paradossali ed aperti conflitti nascevano continuamente nel suo seno. Ad un tempo dignitosa e frivola, sentimentale e crudele, civile e selvaggia, ora pregava, modesta e pia come una un0austera matrona; ora si dava, sfrenata, ai piaceri, occhieggiando e ridendo come una cortigiana&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>A quanto pare, per Wellman il sesso di una citt\u00e0 dipende essenzialmente dalla prevalenza della dimensione lavorativa o della vocazione edonistica: maschile nel primo caso, femminile nel secondo.<\/p>\n<p>A noi sembra che questa classificazione sia troppo schematica. Non ci sembra che il sesso di una citt\u00e0 dipenda solo dall&#8217;operosit\u00e0 materiale o dalla propensione ai piaceri: se cos\u00ec fosse, tutte le citt\u00e0 del mondo si potrebbero suddividere, per cos\u00ec dire a occhi chiusi, in maschili e laboriose, come Milano o Amburgo, e in femminili o voluttuose, come Las Vegas o Montecarlo. Ma sarebbe troppo semplice e, soprattutto, non sempre vero.<\/p>\n<p>Invece, crediamo che il genere maschile ed il genere femminile dipendano da un insieme di fattori, non sempre evidenti e non sempre esteriori, ma anzi, non di rado, sottili e quasi nascosti; e che solo una conoscenza approfondita dell&#8217;anima di una determinata citt\u00e0, solo la capacit\u00e0 di vederne la vita segreta al di l\u00e0 delle apparenze &#8211; nei suoi balconi, nei suoi cortili, nei suoi vicoli, nelle sue bottegucce di quartiere &#8211; possa consentire di identificarne il genere sessuale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, per attribuire un genere sessuale a una determinata citt\u00e0, bisogna prima avere chiara quale sia, in se stessa, l&#8217;essenza della virilit\u00e0 e della femminilit\u00e0: le quali, invero, sono il risultato di tutta una serie di elementi, variamente sviluppati ed intrecciati, difficili da definire, anche se riconoscibilissimi all&#8217;atto pratico. Quel che vogliamo dire \u00e8 che un vero uomo riconosce d&#8217;istinto il tratto specificamente femminile della donna, anche se, in essa, non tutto \u00e8 femminile; e lo stesso accade a una vera donna, nei confronti dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, non crediamo esistano dei criteri di ordine astratto per definire la natura sessuale di una citt\u00e0: si tratta di un qualcosa che si percepisce nel profondo, senza che se ne possa dare una spiegazione in termini puramente logico-razionali. La razionalit\u00e0 e la logica possono spiegare alcune cose, ma non tutte: sarebbe ora che cominciassimo a liberarci da molte illusorie certezze del cartesianesimo, per tornare a fidarci del nostro intuito, delle nostre percezioni sottili.<\/p>\n<p>Del nostro olfatto, ad esempio.<\/p>\n<p>Chi non sa che l&#8217;odore corporeo di una donna, chiunque ella sia, non potr\u00e0 mai essere confuso con quello di un uomo? Ebbene, per le citt\u00e0 vale un criterio analogo; dobbiamo solo porvi attenzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0, come gli esseri umani e come tutti gli animali e le piante superiori, possiedono anch&#8217;esse un genere sessuale? 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