{"id":23234,"date":"2009-02-14T11:19:00","date_gmt":"2009-02-14T11:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/14\/amore-e-odio-sono-le-due-grandi-forze-cosmiche-sulle-quali-si-regge-il-mondo-manifestato\/"},"modified":"2009-02-14T11:19:00","modified_gmt":"2009-02-14T11:19:00","slug":"amore-e-odio-sono-le-due-grandi-forze-cosmiche-sulle-quali-si-regge-il-mondo-manifestato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/14\/amore-e-odio-sono-le-due-grandi-forze-cosmiche-sulle-quali-si-regge-il-mondo-manifestato\/","title":{"rendered":"Amore e Odio sono le due grandi forze cosmiche sulle quali si regge il mondo manifestato"},"content":{"rendered":"<p>Empedocle di Agrigento, il filosofo greco che tent\u00f2 una audace sintesi del divenire di Eraclito e dell&#8217;essere di Parmenide, riteneva che vi fossero quattro \u00abradici\u00bb di tutte le cose: terra, acqua, aria e fuoco, le quali sono animate da due forze opposte: Amore e Odio (o Contesa); la prima che tende a unirle, la seconda che tende a separarle.<\/p>\n<p>Senza queste due forze cosmiche di natura divina, il mondo non esisterebbe. In origine non esiste altro che uno Sfero, nel quale gli elementi, tenuti insieme dall&#8217;Amore, sono cos\u00ec strettamente congiunti, che tutto \u00e8 ridotto a unit\u00e0 indifferenziata. Non vi sono n\u00e9 la terra, n\u00e9 il mare, n\u00e9 la luce, n\u00e9 il buio; Amore \u00e8 una forza divina che gode di s\u00e9 stessa e della propria, totale autosufficienza.<\/p>\n<p>Poi inizia a farsi sentire l&#8217;azione della Contesa, e la perfetta unit\u00e0 incomincia a incrinarsi: nascono le cose; nasce il mondo, quale noi lo conosciamo: \u00e8 il raggiungimento dell&#8217;equilibrio tra l&#8217;Amore e l&#8217;Odio. Ma in seguito, mano a mano che il secondo prende sempre pi\u00f9 il sopravvento, il mondo stesso si disgrega inarrestabilmente e ogni cosa precipita nel caos e nella distruzione.<\/p>\n<p>In seguito, Amore torner\u00e0 a manifestarsi e former\u00e0 nuovamente lo Sfero, raccogliendo gli elementi sparsi nell&#8217;universo; il ciclo ricomincer\u00e0, e il nostro mondo riapparir\u00e0 una seconda volta, quindi una terza, e cos\u00ec via, all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Aristotele, pi\u00f9 tardi, avrebbe criticato il sistema di Empedocle, affermando che, in esso, sia l&#8217;Amore che l&#8217;Odio creano e poi distruggono il mondo, ciascuno per forza propria: il che gli sembra indice di incoerenza speculativa. In realt\u00e0, la critica di Aristotele sarebbe fondata, se Empedocle identificasse l&#8217;Amore con il Bene e l&#8217;Odio con il Male; mentre non \u00e8 affatto cos\u00ec.<\/p>\n<p>Per il filosofo di Agrigento, sia l&#8217;Amore che l&#8217;Odio &#8211; come abbiamo visto &#8211; sono forze divine, ed entrambe sono necessarie alla formazione del mondo, cos\u00ec come alla sua ciclica dissoluzione (si noti che qui \u00e8 presente la dottrina dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale, che sarebbe poi stata ripresa da Nietzsche nello \u00abZarathustra\u00bb).<\/p>\n<p>Per Empedocle, l&#8217;Amore non \u00e8 affatto il principio creatore dell&#8217;universo, n\u00e9 potrebbe essere concepito in maniera autonoma e autosufficiente. Al contrario, e come per Eraclito, il mondo del manifestato \u00e8 in perenne trasformazione, e sia l&#8217;Odio che l&#8217;Amore sono forze originarie, rappresentando il principio dell&#8217;essere. Non \u00e8 che l&#8217;Amore diventi Odio e viceversa; essi restano distinti; per\u00f2 la loro azione si esplica in una perenne modificazione e in un perenne rovesciamento della struttura fisica del mondo.<\/p>\n<p>Se l&#8217;Amore e l&#8217;Odio di Empedocle corrispondessero ai concetti etici del Bene e del Male, allora il suo sistema sarebbe una filosofia dualista; invece non lo \u00e8, perch\u00e9 Amore e Odio non sono realt\u00e0 morali, ma fisiche. L&#8217;essenza del pensiero di Empedocle \u00e8 parmenidea: l&#8217;essere \u00e8 eterno e indistruttibile, non pu\u00f2 nascere n\u00e9 morire; ma accoglie la teoria del divenire di Eraclito, perch\u00e9 ritiene che la continua trasformazione delle cose non riguardi se non lo sfera dell&#8217;apparire.<\/p>\n<p>L&#8217;essere, dunque, non \u00e8 soggetto ad alcuna trasformazione o modificazione; resta per\u00f2 il problema di spiegare perch\u00e9 a noi sembra che le cose si trasformino, nascano e periscano. Ci\u00f2 avviene non in vista di una loro destinazione; infatti, la spiegazione della nascita e della morte apparente delle cose risiede nell&#8217;azione delle due forze cosmiche suddette.<\/p>\n<p>Tutto si trasforma nel regno della natura, anche l&#8217;uomo (Empedocle ammette il principio della metempsicosi); non per un principio finalistico, ma per un&#8217;esigenza morale, ossia perch\u00e9 gli esseri umani possano mondarsi dei propri peccati.<\/p>\n<p>\u00c8 notevole, infine, il fatto che Empedocle non operi alcuna distinzione tra la conoscenza sensibile e quella intellettuale (cosa che presenta una curiosa affinit\u00e0 con la gnoseologia di Locke), precisando che il simile si conosce solo mediante il suo simile: ad esempio, la terra con la terra, l&#8217;acqua con l&#8217;acqua, e cos\u00ec via; anche l&#8217;amore si pu\u00f2 conoscere solo per mezzo dell&#8217;amore, e l&#8217;odio soltanto per mezzo dell&#8217;odio.<\/p>\n<p>Una versione aggiornata della concezione di Empedocle sulle due grandi forze cosmiche dell&#8217;Amore e dell&#8217;Odio \u00e8 riconoscibile nel pensiero dell&#8217;etologo tedesco Iren\u00e4us Eibl-Eibensfeldt, intese per\u00f2 &#8211; come per Aristotele &#8211; in senso morale.<\/p>\n<p>Konrad Lorenz, in libri come \u00abIl cosiddetto male\u00bb (1963), ci aveva gi\u00e0 abituati all&#8217;idea che l&#8217;istinto alla violenza inter e infraspecifica non deve essere considerato negativamente nella sua essenza, perch\u00e9 &#8211; anzi &#8211; esso \u00e8 utile e necessario alla sopravvivenza; ma solo nella misura in cui finisce per esorbitare dalla sua funzione originaria di sopravvivenza nella lotta per la vita, ma diviene patologico e insensato.<\/p>\n<p>Tuttavia, e qui sta l&#8217;originalit\u00e0 di Eibl-Eibensfeldt, quest&#8217;ultimo \u00e8 convinto che le potenzialit\u00e0 del bene (si badi, le potenzialit\u00e0 e non il bene in s\u00e9 stesso) siano <em>biologicamente<\/em> presenti nell&#8217;essere umano in misura almeno paragonabile a quelle violente e tendenzialmente autodistruttive. Un punto di vista che, pur muovendo da un&#8217;ottica prettamente materialista ed evoluzionista (con la quale noi non concordiamo), giunge a conclusioni che sono, invece, largamente condivisibili: che la societ\u00e0 umana, nonostante i molti segnali allarmanti, non \u00e8 votata al destino dell&#8217;autodistruzione dalla sua stessa <em>natura.<\/em><\/p>\n<p>Generalmente, noi siamo portati a ritenere che l&#8217;aggressivit\u00e0 sia un istinto, dunque che essa sia natura; mentre la capacit\u00e0 di mediare e limitare i conflitti e ricercare le vie della socializzazione e della collaborazione sarebbe prevalentemente acquisita, ossia che essa sia cultura. Ora, nel conflitto tra natura e cultura, \u00e8 logico pensare che finir\u00e0 per vincere la prima: perch\u00e9 essa \u00e8 costitutiva ed essenziale, la seconda \u00e8 posteriore ed accessoria.<\/p>\n<p>Questa visione fortemente pessimistica, in effetti, compare sulla scena del pensiero europeo alle soglie della modernit\u00e0, con il filosofo inglese Thomas Hobbes, il quale ritiene che l&#8217;uomo sia naturalmente feroce nei confronti dei propri simili: \u00abHomo homini lupus\u00bb; e che l&#8217;unico rimedio a questo suo stato di selvaggia ferinit\u00e0, potenzialmente autodistruttiva, consista nel mettere la societ\u00e0 sotto il controllo di una forza potente, temibile e impersonale &#8211; lo Stato &#8211; capace di incutere paura e di imporre il rispetto della pacifica convivenza sociale.<\/p>\n<p>Da Hobbes in poi, la visione di un perenne \u00abbellum omnium contra omnes\u00bb, di una eterna lotta di tutti contro tutti, sulla base degli istinti scatenati, \u00e8 entrata a far parte del nostro immaginario collettivo e si \u00e8 depositata talmente in profondit\u00e0 nella nostra cultura, da assurgere al rango di verit\u00e0 assoluta, di dogma evidente di per s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Si noti che si tratta di una concezione che presenta una somiglianza solo apparente con il cosiddetto pessimismo cristiano: perch\u00e9, mentre essa parte dall&#8217;assunto che l&#8217;uomo \u00e8 intrinsecamente violento e distruttivo e che il male fa parte della sua struttura ontologica, il cristianesimo ammette, s\u00ec, la ferita originaria del Peccato originale, ossia il marchio di una imperfezione cui tutti gli uomini soggiacciono dopo la Caduta; ma sostiene anche che, mediante il mistero dell&#8217;Incarnazione e quello della Grazia, essi hanno la possibilit\u00e0 di riscattarsi da tale imperfezione e di ricostituire, mediante l&#8217;alleanza con Dio, il progetto originario della creazione, che, in s\u00e9 stesso, \u00e8 interamente benefico e amorevole.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, e specialmente da quando Darwin, Nietzsche e Freud hanno annunciato i loro rispettivi Vangeli, basati sulla comune idea della \u00abmorte di Dio\u00bb, la visione hobbesiana, disarmonica e violenta della natura umana, \u00e8 entrata definitivamente nel bagaglio culturale e spirituale dell&#8217;uomo moderno, producendo da un lato brucianti sensi di colpa e, dall&#8217;altro, spingendo le coscienze verso il relativismo assoluto, l&#8217;edonismo radicale e il nichilismo.<\/p>\n<p>E tuttavia, se le cose non stessero cos\u00ec?<\/p>\n<p>Se la visione di una natura tutta volta all&#8217;aggressivit\u00e0 e alla violenza fosse un mito, una forma di evoluzionismo stravolto e aberrante; mentre la collaborazione e il mutuo appoggio sono, anch&#8217;essi, istinti, e, come tali, fattori assolutamente naturali, dunque primari ed essenziali?<\/p>\n<p>Filosofi come Guyau e scienziati come Kropotkin ne erano profondamente convinti. Eibl-Eibensfeldt, dal suo particolare punto di vista di zoologo ed etologo, porta argomenti &#8211; frutto principalmente di osservazione diretta del comportamento, tanto negli animali che nell&#8217;uomo &#8211; ad ulteriore sostegno di questa tesi, sfatando l&#8217;immagine di una natura tutta zanne ed artigli insanguinati e, insieme ad essa, revocando in dubbio l&#8217;idea di una implosione inevitabile della civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Egli porta avanti questa tesi particolarmente nel suo libro \u00abAmore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti elementari\u00bb (titolo originale: \u00abLiebe und Hass. Zur Naturgeschichte elementarer Verhaltensweisen\u00bb, Monaco, 1970; traduzione italiana di Gastone Pettenati, Milano, Adelphi Edizioni, 1971, pp. 15-16 e 288-89):<\/p>\n<p>\u00abNella storia dell&#8217;umanit\u00e0 si susseguono, quasi senza soluzione di continuit\u00e0, capitoli sanguinari; n\u00e9, fino a oggi, \u00e8 cambiato qualcosa: solo che, forniti di armi atomiche, in caso di complicazioni belliche corriamo il pericolo di annientarci. Abbiamo imbrigliato le forme della natura, vinto le epidemie, sterminato gli animali feroci che un tempo ci minacciavano: oggi i nostri peggiori nemici siamo noi stessi &#8211; a meno che non ci riesca di addomesticare le nostre pulsioni aggressive.<\/p>\n<p>Ma, ve n&#8217;\u00e8 la sia pur minima prospettiva? Non saremo forse dominati da un istinto d&#8217;aggressione congenito, da una libido di assassinio che, nel caso migliore, possiamo reprimere, mai eliminare? Recentemente, proprio questo \u00e8 stato ripetutamente affermato.<\/p>\n<p>&quot;Caino domina il mondo: a chi ne dubita consigliamo di rileggersi la storia&quot; scrive Leopold Szondi nel 1969. Egli rappresenta la teoria secondo la quale a tutti gli uomini \u00e8 propria la disposizione all&#8217;assassinio, e parla di una diatesi di Caino, fattore istintuale innato; similmente scrive Robert Ardrey.<\/p>\n<p>La stampa quotidiana e periodica riprende queste tesi.Cos\u00ec nel numero del 17 gennaio 1969, nella rivista &quot;Time&quot; leggiamo che l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;animale pi\u00f9 aggressivo della Terra, perch\u00e9 gioisce, fondamentalmente, nel torturare e uccidere gli altri animali, compresi i congeneri.. Addirittura, ogni figlio assassinerebbe volentieri suo padre se questo istinto naturale non venisse astutamente represso: un giorno, infatti, quel figlio si trover\u00e0 nella stessa situazione del padre.<\/p>\n<p>La tesi afferma dunque che l&#8217;uomo \u00e8 predisposto per sua natura all&#8217;assassinio, bench\u00e9 ragione e capacit\u00e0 di previsione reprimano tale impulso: si potrebbe parlare di un concetto del bruto addomesticato. Da tale angolazione, nell&#8217;uomo, il bene \u00e8 prodotto di cultura, il male risultato di pulsioni oscure contro cui egli nulla pu\u00f2. (&#8230;)<\/p>\n<p>Io credo che noi abbiamo buoni motivi d&#8217;ottimismo perch\u00e9 siamo esseri sociali per predisposizione innata e possiamo orientarci, nel cercar norme e loro correttivi, anche sui nostri adattamenti filogenetici, Noi non dobbiamo derivare ogni norma etica per via culturale; alcune di esse sono ancorate alla nostra costituzione, e questo ci d\u00e0 una certa sicurezza.<\/p>\n<p>Bene o male? L&#8217;inclinazione all&#8217;intolleranza e all&#8217;aggressione ci \u00e8 certamente innata, ma noi non portiamo in fronte nessun marchio di Caino: la tesi dell&#8217;essenza assassina dell&#8217;uomo non pu\u00f2 essere seriamente sostenuta; piuttosto, la ricerca d\u00e0 per risultato che noi siamo anche, per natura, degli esseri buoni.<\/p>\n<p>Con questo fondamentale ottimismo, non voglio per nulla minimizzare la nostra aggressivit\u00e0: parlo di una potenzialit\u00e0 di bont\u00e0, che non \u00e8 affatto attualizzata in ogni caso. Di recente sono state rese pubbliche le spaventose immagini dello sterminio degli indios brasiliani. L&#8217;educazione senza amore e l&#8217;aizzamento sistematico creano uomini sentimentalmente poveri e scuotono la loro inclinazione innata all&#8217;amore del prossimo. Se smetteremo di erigere barriere sulla comunicazione fra uomini e di degradare a mostri coloro che sono uomini come noi, anche se aderiscono ad altri sistemi di valori &#8211; ma, al contrario, accentueremo ci\u00f2 che a loro ci lega, noi prepareremo per i nostri nipoti un futuro felice. La vita \u00e8 scaturita da questo petrigno pianeta in sempre nuove forme: dalle alghe pi\u00f9 semplici su su fino all&#8217;uomo, il quale medita su questa creazione e cerca di plasmarla egli stesso e, ci\u00f2 facendo, forse finisce per distruggerla. Sarebbe veramente grottesco risolvere in quest&#8217;ultimo modo il problema del significato della vita.\u00bb<\/p>\n<p>A questo punto, ci sembra necessario distinguere due differenti piani di riflessione.<\/p>\n<p>Sul primo piano si collocano le rispettive conseguenze delle due opposte concezioni della natura dell&#8217;uomo e del suo probabile destino. La visione di Hobbes, che si risolve in un radicale pessimismo antropologico, porta necessariamente o ad auspicare un potere politico-sociale di tipo totalitario, l&#8217;unico in grado di salvare l&#8217;uomo dalle sue stesse pulsioni autodistruttive; oppure a bandire un&#8217;etica del \u00abtutto \u00e8 permesso\u00bb, una forma di edonismo estremo, in vista del probabile e non lontano annientamento dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Sul piano filosofico, per\u00f2, la prima soluzione appare debole, perch\u00e9, se la natura dell&#8217;uomo \u00e8 cattiva, non si vede da quale parte dovrebbe originarsi il potere statale forte, ma essenzialmente \u00abbuono\u00bb, capace di salvarci a dispetto di noi stessi; mentre la seconda prospetta una forma di eutanasia di massa che, di fatto, coinciderebbe con il massimo del disordine sociale, rendendo ancora pi\u00f9 drammatico e sanguinoso il declino della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva che i profeti della inevitabile autodistruzione delle societ\u00e0 umane non sono in grado di portare alcun elemento di riflessione positiva: sono degli \u00abapocalittici senza Dio\u00bb, ovvero degli apocalittici che non predicano la conversione, ma che annunciano la fine e basta; parafrasando la terminologia semiologica di Eco, sono dei nichilisti fiammeggianti, il cui scopo non \u00e8 quello di indicare possibili vie d&#8217;uscita, ma di predicare la distruzione e la morte della speranza, in qualunque forma la si voglia immaginare.<\/p>\n<p>Il secondo piano di riflessione ci porta a una ridefinizione dei rispettivi ambiti di ci\u00f2 che, tradizionalmente, siamo soliti designare come \u00abnatura\u00bb e \u00abcultura\u00bb. In effetti, la rigida distinzione tra i due ambiti \u00e8 relativamente recente: appare, nell&#8217;ambito del pensiero occidentale, con Rousseau, il quale contrappone la bont\u00e0 innata dell&#8217;uomo allo stato di natura (mito del \u00abbuon selvaggio\u00bb) alla corruzione e ai vizi che sarebbero l&#8217;inevitabile portato della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma si tratta di un&#8217;idea discutibile, una delle tante manifestazioni di quello stravolgimento dell&#8217;immagine che l&#8217;uomo aveva di se stesso, operata dalla modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Per migliaia di anni, dai Greci in poi, l&#8217;uomo ha visto s\u00e9 stesso sia come un essere naturale, sia come un essere culturale. Nel platonismo e nel cristianesimo, l&#8217;uomo possiede un destino trascendente, un&#8217;anima originaria che lo sospinge a trascendersi e a cercare il ricongiungimento con la sua patria celeste. Egli \u00e8 una creatura armoniosa, capace di libero arbitrio, e la sua natura fondamentalmente luminosa non \u00e8 compromessa in modo irrimediabile dalla sua caduta (caduta nel mondo terreno secondo Platone, caduta in senso morale nel cristianesimo).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a dispetto di quanto dice la Vulgata neopositivista oggi dominante, il Medioevo non \u00e8 stato affatto un&#8217;epoca di radicale pessimismo riguardo alla vita umana: l&#8217;uomo era visto come una creatura di luce che, nonostante tutto, avrebbe finito per ricongiungersi con l&#8217;Amore infinito del proprio creatore, a meno che avesse liberamente e scientemente deciso di volgergli le spalle. Ma si sarebbe trattato di un rifiuto individuale, non ontologico: in altre parole, si sarebbero perduti solo dei singoli esseri umani, non l&#8217;umanit\u00e0 in quanto tale.<\/p>\n<p>Il vero pessimismo antropologico, come si \u00e8 detto, fa la sua comparsa con Hobbes; e, da quel momento, si pu\u00f2 dire che i filosofi occidentali hanno fatto a gara nel dipingere a fosche tinte la natura dell&#8217;uomo, il suo destino e l&#8217;insieme dell&#8217;universo nel quale egli \u00e8 collocato.<\/p>\n<p>Il vertice di tale pessimismo \u00e8 stato toccato da Schopenhauer, che individua l&#8217;essenza del mondo come \u00abvolont\u00e0 di vivere\u00bb e vede in essa la radice di tutti i mali, e da Eduard von Hartmann., che giunge ad auspicare una sorta di suicidio cosmico, allorch\u00e9 l&#8217;universo si render\u00e0 conto che, per sopprimere la sofferenza, dovr\u00e0 uccidere in se stesso l&#8217;infausta \u00abvolont\u00e0 di vivere\u00bb.<\/p>\n<p>Quasi tutto il resto di quanto ha prodotto la filosofia moderna non \u00e8 altro che una variazione sul tema: dal tramonto di Zarathustra all&#8217;esistenzialismo nichilista di Sartre, il ritornello \u00e8 sempre lo stesso: l&#8217;uomo \u00e8 un essere malvagio e infelice, e quanto prima scomparir\u00e0 dal mondo, tanto di guadagnato sar\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p>La posizione di Iren\u00e4us Eibl-Eibensfeldt \u00e8 particolarmente originale perch\u00e9, pur muovendo &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; da una prospettiva puramente biologistica, riafferma con vigore il principio di speranza, negando che solo l&#8217;aggressivit\u00e0 (\u00abil cosiddetto male\u00bb di Lorenz) sia naturale, e affermando che gli impulsi alla socialit\u00e0 e alla collaborazione sono altrettanto naturali.<\/p>\n<p>Nessuno ha pertanto il diritto di profetizzare l&#8217;Apocalisse come un destino inevitabile per l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Al contrario, \u00e8 necessario che ogni singolo essere umano maturi una assunzione di responsabilit\u00e0 individuale: ciascuno \u00e8 responsabile del bene o del male che fa, e anche del bene che omette di compiere, qua do lo potrebbe.<\/p>\n<p>La risultante di tutte queste volont\u00e0 individuali scriver\u00e0 la parola decisiva per il nostro futuro, come specie capace di libert\u00e0 e autodeterminazione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;ultima riflessione, che scaturisce come logica conseguenza da quanto abbiamo fin qui detto.<\/p>\n<p>Il male certamente esiste, e tuttavia sembra che anch&#8217;esso collabori, in una forma che ci rimane essenzialmente misteriosa, all&#8217;evoluzione spirituale dell&#8217;uomo e allo stesso equilibrio del mondo; e qui ci rifacciamo &#8211; in parte &#8211; al pensiero di Empedocle.<\/p>\n<p>Esisterebbe l&#8217;amore, se non vi fosse l&#8217;odio? E il bene, sarebbe pensabile senza il male?<\/p>\n<p>Ecco, allora, che il male stesso finisce per apparire non solo come un principio antitetico al bene (ci\u00f2 che sicuramente \u00e8; e lo \u00e8, a nostro avviso, anche in forma personale, come abbiamo pi\u00f9 volte scritto), ma anche come l&#8217;involontario e necessario collaboratore del bene. La presenza del male, infatti, da un lato suscita, per reazione, l&#8217;insorgenza del bene; dall&#8217;altro, offre la possibilit\u00e0 di una sua trasformazione ontologica nel bene medesimo.<\/p>\n<p>Quante volte non si \u00e8 visto che un male ha suscitato una sorta di rivolta morale, attivando le potenzialit\u00e0 di bene insite nell&#8217;uomo?<\/p>\n<p>E quante volte non si \u00e8 osservato che un male, sotto l&#8217;azione potente dell&#8217;amore, ha finito per produrre un bene ancora pi\u00f9 grande?<\/p>\n<p>In termini cristiani, questo \u00e8 il concetto di redenzione, che culmina nella morte in croce di Cristo, strumento di riscatto e di rinascita morale per l&#8217;intera umanit\u00e0. Ma ciascuno di noi, se possiede una vista abbastanza esercitata, potr\u00e0 scorgere la conferma di questo principio in cento e mille episodi di vita quotidiana; cos\u00ec come in molti grandi fatti della storia. Il mistero, di cui parlavamo, \u00e8 appunto il fatto che il male finisce per diventare strumento di bene, suo malgrado.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un mistero che ciascuno di noi pu\u00f2 incarnare, mediante la scelta morale, divenendo un collaboratore del progetto armonioso da cui ha avuto origine il mondo manifestato, che ne spiega il senso e ne preannuncia l&#8217;ultimo destino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Empedocle di Agrigento, il filosofo greco che tent\u00f2 una audace sintesi del divenire di Eraclito e dell&#8217;essere di Parmenide, riteneva che vi fossero quattro \u00abradici\u00bb di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,128,148,217],"class_list":["post-23234","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-eraclito","tag-friedrich-nietzsche","tag-parmenide"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23234"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23234\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}