{"id":23228,"date":"2014-07-25T01:27:00","date_gmt":"2014-07-25T01:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/25\/lesistenza-prende-coscienza-di-se-nella-misura-in-cui-si-perde-nellaltro\/"},"modified":"2014-07-25T01:27:00","modified_gmt":"2014-07-25T01:27:00","slug":"lesistenza-prende-coscienza-di-se-nella-misura-in-cui-si-perde-nellaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/25\/lesistenza-prende-coscienza-di-se-nella-misura-in-cui-si-perde-nellaltro\/","title":{"rendered":"L\u2019esistenza prende coscienza di s\u00e9 nella misura in cui si perde nell\u2019Altro"},"content":{"rendered":"<p>Tutti vorremmo amare ed essere amati, ma pochissimi sanno che cosa realmente significhi questo concetto.<\/p>\n<p>La maggior parte degli uomini desidera essere amata e forse anche amare, ma solo fino a un certo punto: la loro riserva mentale \u00e8 che vogliono escludere in partenza la possibilit\u00e0 della sofferenza. Questo, per\u00f2, non \u00e8 possibile: si tratta di una contraddizione in termini. Amare vuol dire aprirsi, uscire da s\u00e9, posporre se stessi per offrirsi all&#8217;altro, per fargli dono di s\u00e9: e questo rende inevitabilmente vulnerabili. Nessuno \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile di colui che ama.<\/p>\n<p>Per\u00f2, bisogna aggiungere subito dopo che l&#8217;essere vulnerabile \u00e8 la condizione propria della persona viva; solo chi \u00e8 interiormente morto, non \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile: dunque, l&#8217;unico modo per rendersi invulnerabili, mettendosi al riparo dalla sofferenza, \u00e8 quello di non amare nessuno, di rinchiudersi nella tomba del proprio s\u00e9 auto-sufficiente. Pertanto, bisogna scegliere: o amare ed essere perci\u00f2 anche vulnerabili; oppure rendersi invulnerabili e morire dentro. Tertium non datur.<\/p>\n<p>Molte persone, forse la maggioranza, credono tuttavia di amare, mentre non amano che se stesse: non hanno compreso che, per amare ed essere amati, bisogna uscire dal proprio io, bisogna abbandonarlo, bisogna morire alle sue brame e alle sue paure incessanti, per rinascere alla vera vita dell&#8217;anima, che si proietta verso le regioni superiori. C&#8217;\u00e8 un grande equivoco sull&#8217;amore, una grande ipocrisia; lo si confonde con il suo esatto contrario, l&#8217;egoismo.<\/p>\n<p>Certo, donarsi senza riserve non significa essere follemente imprudenti. L&#8217;amore \u00e8 una faccenda per persone mature ed evolute; chi \u00e8 maturo ed evoluto sa che l&#8217;amore \u00e8 la dedizione totale, ma senza attaccamento e senza riserve mentali; perci\u00f2 chi ama veramente non rester\u00e0 mai deluso, per quanto possano risultare deludenti i comportamenti dell&#8217;altro. Chi ama con attaccamento, cio\u00e8 chi ama se stesso credendo di amare l&#8217;altro, resta invece deluso alla prima occasione, perch\u00e9 si aspetta sempre di ricevere nella misura in cui d\u00e0, ma su di un piano immediato e utilitaristico; mentre il vero amore riceve sempre la sua ricompensa, ma su di un piano pi\u00f9 elevato e complessivo e non necessariamente dalla persona fisica dell&#8217;altro, ma dell&#8217;esperienza dell&#8217;amore in se stessa, perch\u00e9 la vera esperienza d&#8217;amore \u00e8 sempre trasformante e trasfigurante. Chi ha amato davvero, non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello che era prima.<\/p>\n<p>Amare, naturalmente, non significa solo amare in senso sessuale. Ogni apertura autentica verso l&#8217;altro, ogni atteggiamento di reale dedizione all&#8217;altro, \u00e8 un atto di amore; diciamo di pi\u00f9: l&#8217;essere umano si realizza solo nella relazione con l&#8217;altro, nella dedizione nei confronti dell&#8217;altro. Un &quot;altro&quot; che, chiunque egli sia, se amato in tal modo, dischiude la porta verso le dimensioni superiori dell&#8217;esistenza, dove le brame e le paure dell&#8217;ego finalmente si acquietano e tacciono e dove subentra la pace del S\u00e9 pienamente rivelato a se medesimo. In questo senso, l&#8217;altro diviene sempre l&#8217;Altro, con la lettera maiuscola: perch\u00e9 mette in comunicazione con l&#8217;assoluto, con il divino; non \u00e8 pi\u00f9 un fine concluso in se stesso, ma un tramite verso l&#8217;Amore in quanto tale, che non ha determinazioni di spazio e di tempo, non \u00e8 pi\u00f9 amore di questo o quell&#8217;ente, ma amore dell&#8217;Essere, amore totale e incondizionato.<\/p>\n<p>In altre parole: chi ama davvero, cio\u00e8 chi fa dono di s\u00e9 nella maniera giusta, non ama solamente quel singolo individuo con cui si relaziona, ma con quel nucleo luminoso e incorruttibile di Verit\u00e0, Bont\u00e0 e Bellezza che non appartiene alla dimensione transitoria degli enti, ma a quella assoluta dell&#8217;Essere. Ecco perch\u00e9 chi ama davvero non comincia ad amare di meno quando appaiono le rughe sul viso dell&#8217;altro, quando il suo passo si fa incerto o quando la malattia lo riduce all&#8217;ombra dell&#8217;uomo, o della donna, che fisicamente era prima; al contrario: \u00e8 allora che l&#8217;anima emerge, da entrambe le parti; \u00e8 allora che si affermano la solidit\u00e0 e la pienezza di ci\u00f2 che non appartiene alla dimensione del transitorio, ma a quella del permanente. \u00c8 allora che si incomincia ad amare per davvero, perch\u00e9 ci si libera dalle ultime scorie di egoismo e di utilitarismo, dalle ultime riserve mentali legate dall&#8217;immaturit\u00e0 del piccolo ego narcisista e incontentabile. Vecchiaia, malattia e sofferenza purificano l&#8217;amore, non lo esauriscono; se si esaurisce, vuol dire che non era amore, ma il solito \u00abmi piaci\u00bb, che \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa, perch\u00e9 non pone e non valorizza l&#8217;altro, ma mette al centro sempre e solo il proprio Io.<\/p>\n<p>Diremo di pi\u00f9: il vero amore si rivela pienamente e incondizionatamente solo passando per la porta stretta della morte. Questo \u00e8 lo scandalo supremo per il modo di ragionare del piccolo ego: la morte, per esso, \u00e8 lo scacco irreparabile, l&#8217;aborrita sconfitta di tutte le speranze, di tutte le cose belle. Perch\u00e9 la radice del piccolo ego \u00e8 l&#8217;attaccamento: la sua natura \u00e8 quella di attaccarsi alle cose, di desiderarle per sempre, di volerle possedere senza limite alcuno. Invece le cose, anche le pi\u00f9 amabili e desiderabili, sono transitorie: passano, non permangono. Tale \u00e8 la loro natura, tale il loro destino. Attaccarsi alle cose transitorie \u00e8 la suprema follia: chi ama veramente, da persona adulta e non da bambino capriccioso, non si attacca alle cose, ma all&#8217;essenza che si cela dietro le cose; non al corpo, ma all&#8217;anima di cui esso \u00e8 l&#8217;involucro illusorio e fuggevole.<\/p>\n<p>Questo pu\u00f2 sembrare un discorso duro, ma non lo \u00e8: al contrario, \u00e8 l&#8217;unico discorso umano che si apra veramente alla dimensione della speranza. Se la morte avesse l&#8217;ultima parola nella vita umana, anche l&#8217;amore non sarebbe che una beffa e un&#8217;ironia. Invece l&#8217;amore \u00e8 un ponte: lancia le sue arcate poderose fra una riva e l&#8217;altra della condizione umana, fra la dimensione dell&#8217;effimero e quella del sostanziale. In ultima analisi, tra la vita e la morte. I nostri cari defunti non sono scomparsi nel nulla: sono passati sull&#8217;altra riva, l\u00e0 dove giungeremo anche noi. Per intanto, il loro silenzio non \u00e8 sinonimo di assenza e di abbandono, non \u00e8 segno di separazione definitiva: \u00e8 il silenzio carico di palpiti che si stabilisce fra due innamorati, quando non trovano parole per dirsi interamente quello che provano.<\/p>\n<p>Molto dense e pregnanti sono, sul tema che stiamo trattando, le osservazioni svolte del teologo ungherese Ladislaus Boros nel suo libro \u00abNoi siamo futuro\u00bb (titolo originale: \u00abWir sind Zukunft\u00bb, Mainz, Matthias Gr\u00fcnewald Verlag 1969; traduzione dal tedesco di Piero Caprioglio, Brescia, Queriniana, 1970, pp. 18-20):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;uomo prende coscienza di s\u00e9 soltanto attraverso la presenza di un &quot;altro&quot;. Il mondo non \u00e8 quindi soltanto &quot;condizione di possibilit\u00e0&quot; dell&#8217;esistenza umana, ma anche pi\u00f9 radicalmente il momento esistenziale di fondo (la determinazione fondamentale, che impregna ogni altra determinazione) dell&#8217;esistere finito. L&#8217;&quot;altro&quot; \u00e8 sempre il &quot;primo dato&quot; per un auto compimento dell&#8217;esistenza. Il proprio Io viene sempre solo dopo. In questo si manifesta la fondamentale e ineliminabile IMMANENZA NEL MONDO dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>In questa struttura della coscientizzazione si pu\u00f2 vedere anche una legge solida dell&#8217;esistenza: l&#8217;esistenza prende coscienza di s\u00e9, nella misura in cui si perde in un &quot;altro&quot;. La essenza della vita umana \u00e8 situata in una auto-dedizione. La perdita di s\u00e9 genera il guadagno di s\u00e9; da una dedizione di s\u00e9 deriva un possesso di s\u00e9. Uno spirito incarnato \u00e8 quindi anche, per necessit\u00e0 interiore, intessuto nel mondo: la mondanit\u00e0 dell&#8217;uomo non \u00e8 qualcosa che la persona finita &quot;svolga&quot; ancora &quot;a fianco&quot; della spiritualit\u00e0, ma un momento necessario nell&#8217;attuazione di s\u00e9 di questo spirito. La realizzazione spirituale dell&#8217;&quot;altro&quot; \u00e8 la condizione di possibilit\u00e0 dell&#8217;autorealizzazione spirituale. Come gi\u00e0 detto prima: il divenire di se stessi avviene nella dedizione di s\u00e9. Il primo gesto di ogni aspirazione umana \u00e8 quindi il circondare un &quot;altro&quot; di premure e di dedizione, ikl restare delicatamente in ci\u00f2 che ci \u00e8 dato, il disinteressato ed altruistico farsi presenti ad un essere estraneo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non dice naturalmente che l&#8217;uomo non possa distruggere o soffocare questo atteggiamento di fondo dell&#8217;aspirazione. Come ogni dono, anche l&#8217;abnegazione personale \u00e8 un impegno che si pu\u00f2 sviluppare in virt\u00f9 in rare esistenze riuscite. Quelli che sono realmente dimentichi di s\u00e9, sono perci\u00f2 tanto pochi. Per questo si stima come qualcosa di raro &#8211; dice Hugo von Hoffmansthal &#8212; le persone che sanno ascoltare con calma ed attenzione. Cos\u00ec come \u00e8 veramente raro un vero lettore. Ma pi\u00f9 raro di tutti \u00e8 ancora uno che lasci agire su di s\u00e9 il suo prossimo, senza distruggerne o annichilirne continuamente l&#8217;influenza con la propria inquietudine interna, con il proprio orgoglio e ricerca di s\u00e9. Ma in linea essenziale resta vero: l&#8217;uomo \u00e8 un derivato, un originato dall&#8217;&quot;altro&quot;. Egli pu\u00f2 entrare in se stesso soltanto se esce da s\u00e9, pu\u00f2 trovare se stesso soltanto se va incontro all&#8217;&quot;altro&quot;. L&#8217;essenziale pu\u00f2 essere raggiunto solo in un atteggiamento di dedizione, che non cerca vantaggi e non persegue secondi fini, che \u00e8 quindi &quot;solo-dedizione&quot;, amore. L&#8217;amore \u00e8 perci\u00f2 il vero studio dell&#8217;essere, poich\u00e9 esso solo trae le conseguenze dall&#8217;&quot;altro&quot;. Ed \u00e8 chiaro perci\u00f2 che anche il nostro compimento non potr\u00e0 essere &quot;raggiunto&quot; da noi stessi; esso ci sar\u00e0 donato come risposta alla nostra dedizione.<\/p>\n<p>La radicale negazione di una dedizione all&#8217;&quot;altro&quot; significa quindi auto-rattrappimento. C. S. Lewis espresse questo dato primario: &quot;Amare significa anche essere vulnerabile. Ama una qualche cosa, ed il tuo cuore sar\u00e0 sicuramente tormentato e forse anche infranto. Se vuoi tenere il tuo cuore a tutti i costi intatto, non lo devi mai concedere, neppure ad un animale. Vizia pure il tuo cuore con ogni cura; scansa ogni complicazione; chiudilo a chiave nella bara del tuo egoismo. Ma l\u00e0 &#8212; al sicuro, al buio, senza impulsi e senza aria &#8212; si trasformer\u00e0. Puoi solo scegliere tra una tragedia &#8211; o almeno il rischio di una tragedia &#8212; e un&#8217;auto-condanna. Il solo posto al di fuori del cielo, dove puoi stare pienamente al sicuro da ogni pericolo e turbamento dell&#8217;amore, \u00e8 l&#8217;inferno&quot;. L&#8217;uscire nella mondanit\u00e0 rientra quindi nella struttura essenziale del divenire dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 qui una prima conclusione per la nostra riflessione sul cielo. Da quanto abbiamo detto si intuisce che ogni compimento del nostro essere si pu\u00f2 solo pensare come il contemporaneo COMPIMENTO DEL MONDO, da cui dipende la nostra propria trasformazione. Le nostre riflessioni sulla dinamica della dedizione umana ci svelano un&#8217;innegabile comunanza di destino tra uomo e mondo. \u00bb<\/p>\n<p>Da questo punto di osservazione, come dalla cima di una montagna, si possono vedere in piena luce tutta la miseria, tutta la pochezza delle filosofie contemporanee che predicano la lotta aggressiva e incessante e la sopraffazione come condizione &quot;normale&quot; della vita, e anche di quelle che deprecano la presenza dell&#8217;altro come un potenziale fastidio e come un inciampo rispetto alla progettualit\u00e0 egoistica dell&#8217;Io: \u00abl&#8217;inferno sono gli altri\u00bb, affermava Sartre. Ma se gli altri sono l&#8217;inferno, allora noi siamo condannati a vivere in mezzo a un tale inferno, perch\u00e9 non possiamo escludere gli altri dalla nostra vita, non possiamo fare a meno di essi, non possiamo cancellarli. Possiamo, questo s\u00ec, fare come se non ci fossero; possiamo corazzare il nostro cuore di egoismo e di insensibilit\u00e0, renderlo simile a una pietra e far sparire il nostro cuore di carne, che sente, che soffre, che ama: ma a quel punto avremo creato un inferno molto, molto peggiore dell&#8217;altro. L&#8217;inferno della nostra morte-in-vita, l&#8217;inferno della nostra esistenza ridotta a un vuoto simulacro di vita e rinchiusa nel gelido sepolcro che nessun raggio di luce potr\u00e0 mai allietare.<\/p>\n<p>\u00c8 terribile condurre una vita del genere, \u00e8 terribile pensare che molte persone finiscono per farlo, cos\u00ec, senza rendersene conto, lentamente, quasi impercettibilmente, fino a che si sono spiritualmente disseccate e suicidate. \u00c8 tristissimo pensare a quante occasioni di bellezza, di bont\u00e0 e di verit\u00e0 queste persone si sono negate, giorno dopo giorno: e tutto questo solo per la paura di soffrire o per l&#8217;incapacit\u00e0 di porsi correttamente in relazione con l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il modo in cui ci relazioniamo con l&#8217;altro, d&#8217;altronde, \u00e8 lo specchio del modo in cui ci relazioniamo con noi stessi. Chi non vuole amare nessuno, non sa amare neppure se stesso; chi non sa vedere niente di bello, di buono e di vero nell&#8217;altro, ha perso la connessione con la propria sorgente vitale, ha soffocato i battiti della propria essenza spirituale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 al fondo pi\u00f9 riposto di noi stessi non c&#8217;\u00e8 il piccolo Io capriccioso ed egoista, ma c&#8217;\u00e8 l&#8217;Assoluto, che \u00e8 Amore. Si tratta di scavare per riportarlo alla luce: solo questo ci render\u00e0 delle persone realizzate; solo questo ci restituir\u00e0 la pace. Solo questo &#8211; e nient&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti vorremmo amare ed essere amati, ma pochissimi sanno che cosa realmente significhi questo concetto. La maggior parte degli uomini desidera essere amata e forse anche<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23228","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23228","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23228"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23228\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23228"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23228"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}