{"id":23219,"date":"2015-07-29T02:45:00","date_gmt":"2015-07-29T02:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-natura-delle-alpi-cozie-nella-descrizione-di-ammiano-marcellino\/"},"modified":"2015-07-29T02:45:00","modified_gmt":"2015-07-29T02:45:00","slug":"la-natura-delle-alpi-cozie-nella-descrizione-di-ammiano-marcellino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-natura-delle-alpi-cozie-nella-descrizione-di-ammiano-marcellino\/","title":{"rendered":"La natura delle Alpi Cozie nella descrizione di Ammiano Marcellino"},"content":{"rendered":"<p>I Romani avevano gi\u00e0 conquistato vaste regioni al di l\u00e0 delle Alpi quando parecchie popolazioni alpine, stabilite da tempi antichissimi nelle valli medie e superiori, avevano ancora conservato, di fatto e in parte anche di nome, la loro indipendenza; ad esempio, Cesare aveva ormai conquistato e sottomesso la Gallia, quando il piccolo regno del re Cozio godeva ancora di una discreta autonomia, e fu in qualit\u00e0 di alleato di Roma che, nel 12 o 13 a. C., egli fin\u00ec per associarsi al potente vicino, stringendo un patto personale con Ottaviano Augusto; poco dopo, fra l&#8217;8e il 9, per commemorare tale evento, venne eretto l&#8217;arco di Susa, nella capitale del territorio, alla presenza dello stesso imperatore romano.<\/p>\n<p>Si trattava di una regione di altissima rilevanza strategica, perch\u00e9 comprendeva l&#8217;itinerario pi\u00f9 frequentato dai Rimani per passare nella Gallia transalpina, e viceversa, quello che sfruttava il colle del Monginevro (Mons Matrona, a 1.854 metri s.l.m), che, essendo pi\u00f9 basso ed agevole degli altri, fra i quali il Piccolo San Bernardo, si prestava a un attraversamento meno difficoltoso, specie nel caso delle spedizioni invernali: di l\u00ec si pensa che sia passato Annibale, col suo esercito e i suoi elefanti, nel 218 a. C.; e di l\u00ec sarebbe passato, nel 1796, Napoleone con la sua Armata d&#8217;Italia e con il tricolore repubblicano. Da Torino a Susa, risalendo la Doria Riparia, il cammino era facilissimo; le difficolt\u00e0 cominciavano dopo Susa, per inerpicarsi fino alla fortezza di Enxicomagus (Exilles), per poi procedere, fra brevi tratti pi\u00f9 dolci e improvvise impennate, fino alla stazione ad Martis (Olulx), a Caesao (Cesana Torinese) e da ultimo al gi\u00e0 nominato Mons Matrona, per poi discendere verso Brian\u00e7on, con una forte pendenza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che i Romani trascurassero l&#8217;importanza delle vie di comunicazione adducenti alle loro conquiste transalpine, n\u00e9 che sfuggisse loro la necessit\u00e0 vitale di avere il transito sempre libero, per i loro commerci e per i loro eserciti; il fatto \u00e8 che anch&#8217;essi, come i Greci, e &#8211; un po&#8217; come tutti gli antichi popoli dell&#8217;area mediterranea insediati nelle regioni costiere o pianeggianti -, provavano un disagio e quasi una sorta di orrore istintivo per la natura alpina, non erano ben attrezzati per affrontare gli spostamenti nella stagione invernale, conoscevano poco e male la l&#8217;ambiente, le risorse e gli stessi pericoli di quelle zone, cui non si spingevano se non per assoluta necessit\u00e0; \u00e8 significativo che il lato occidentale della cerchia alpina, il pi\u00f9 alto e il pi\u00f9 ripido, sia caduto definitivamente sotto il controllo diretto di Roma solo a partire dal regno di Augusto, alle soglie, ormai, dell&#8217;era cristiana, mentre le catene centrali e orientali, generalmente pi\u00f9 basse e meno inaccessibili, erano gi\u00e0 state inglobate nell&#8217;area imperiale e cui erano state fondate colonie importanti lungo le vallate principali, o al loro sbocco (si pensi, nel caso delle Alpi Carniche e di quelle Giulie, rispettivamente a Zuglio e a Cividale, entrambe denominate Forum Iulii).<\/p>\n<p>Insomma i Romani, popolo di pianura, si decisero a stringere il cerchio attorno alle Alpi solo quando le esigenze della loro politica imperiale resero ci\u00f2 assolutamente necessario e improrogabile; costruirono ardite strade militari, fortezze ben munite ed efficienti stazioni di posta, ma sempre con l&#8217;occhio rivolto alla pianura e senza mai legarsi stabilmente alle alte valli di montagna, estranee al loro orizzonte geografico abituale. Non stupisce che si siano accaniti con delle dure spedizioni militari solo contro le popolazioni alpine che apertamente si opponevano al transito lungo le principali vallate, nel qual caso furono spietati; ma che lasciarono margini di relativa autonomia ai popoli, come i Liguri del re Cozio, che si mantennero benevolmente neutrali. Ai Romani non interessava la natura alpina: Cesare descrive con particolare interesse la natura della Gallia e della Germania, le foreste, gli abitanti, la fauna selvatica, ma dimostra scarsa attenzione per la natura, pur cos\u00ec grandiosa e suggestiva, della catena alpina, ch&#8217;egli aveva pi\u00f9 volte attraversata, in entrambi i sensi: anche questo \u00e8 significativo e mostra come la &quot;curiositas&quot; dei Romani raramente si spingesse in direzione delle alte montagne che essi attraversavano unicamente per le loro necessit\u00e0 di ordine commerciale e militare, mai, o quasi mai, con l&#8217;occhio spassionato del viaggiatore o del naturalista. Perci\u00f2 poco sapevano delle popolazioni alpine, poco delle piante e degli animali: i boschi li interessavano in funzione delle esigenze strategiche, specialmente per le costruzioni navali; oppure, ma generalmente solo nelle vallate inferiori, per il divertimento della caccia, come sappiamo, fra l&#8217;altro, dall&#8217;epistolario di Plinio il Giovane, che soleva praticare questa attivit\u00e0, specialmente la caccia al cinghiale, nei boschi sopra la sua Como).<\/p>\n<p>Delle Alpi Cozie, divenute provincia romana a partire dal 63 d. C., ci parlano, comunque, diversi autori antichi: lo stesso Augusto, nelle sue \u00abRes Gestae\u00bb; Cassio Dione, nella \u00abStoria Romana\u00bb, (libri LIII-LIX); Floro, nella \u00abEpitome\u00bb (II), Svetonio nelle \u00abVite dei Cesari\u00bb (II e III), Tacito negli \u00abAnnali (I e II)\u00bb, Velleio Patercolo nella \u00abStoria si Roma\u00bb (II); a questi bisogna poi aggiungere un altro grande storico, il maggiore dell&#8217;et\u00e0 tardo-imperiale: Ammiano Marcellino (seconda met\u00e0 del IV secolo), che ci ha lasciato una vivida descrizione della natura aspra e selvaggia di quel tratto della catena alpina e che ha narrato la maniera, estremamente avventurosa, con cui i viaggiatori affrontavano il passaggio da un versante all&#8217;altro, specie se la stagione era invernale.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Ammiano Marcellino nel capitolo 10 del quindicesimo libro sue \u00abHistoriae\u00bb (traduzione dal latino tratta da: Ignazio Cazzaniga e Alberto Grilli, \u00abAntologia della letteratura latina\u00bb, Milano, Carlo Signorelli Editore, 1969, pp. 566-569):<\/p>\n<p>\u00abQuesta regione delle Gallie per il rilievo montano erto e coperto dal gelo delle nevi perenni fino ad oggi presso che ignota al resto del mondo, salvo dove \u00e8 vicina alla costa, la chiudono baluardi che le son stati gettati attorno dalla natura come per artificio di difesa. A Sud \u00e8 bagnata dal mar Tirreno e dal golfo del Leone [Gallico mari]; dove guarda a settentrione \u00e8 separata da genti incivili dal corso del Reno; dov&#8217;\u00e8 rivolta a occidente \u00e8 serrata dall&#8217;Oceano e dalle vette dei Pirenei [che per\u00f2 non c&#8217;entrano affatto con le Alpi: \u00e8 un errore di Ammiano]; dove si stende verso oriente s&#8217;arresta ai piedi del bastione delle Alpi Cozie: \u00e8 per di qua che il re Cozio, rimasto solo dopo la pacificazione delle Gallie a trincerarsi nelle strette dei monti e a contare sull&#8217;asprezza dei luoghi privi di strade, e finalmente al placarsi di tanta sicumera accolto come alleato dal principe Ottaviano [che, in realt\u00e0, all&#8217;epoca era gi\u00e0 Augusto], fece salire una strada con grandi lavori in roccia, come forma d&#8217;omaggio memorabile, scorciatoia e comoda ai viaggiatori, al centro tra le altre vecchie strade delle Alpi, di cui dar\u00f2 informazione un poco pi\u00f9 avanti. In queste Alpi Cozie, che hanno inizio dalla cittadina di Susa, si leva l&#8217;altissima catena che quasi nessuno riesce a traversare senza rischi. Infatti per chi arriva dalle Gallie \u00e8 un pendio in una ripida incassatura, terribile per la vista delle rupi che incombono dalle due parti, specialmente al tempo della primavera, quando allo sciogliersi dei ghiacci e al marcir della neve sotto al soffio pi\u00f9 tepido dei venti, mentre scendono a passi incerti per le gole dirupate sui due lati e per gli abissi insidiosi perch\u00e9 coperti di nevi, uomini e giumenti ruzzolano e con loro i carriaggi; per evitare una caduta esiziale \u00e8 stato trovato questo unico rimedio, che per lo pi\u00f9 i veicoli legati con funi enormi, mentre a tergo il valido sforzo di uomini o buoi li frena col passo che appena striscia pe terra, vengono a valle con un po&#8217; pi\u00f9 di sicurezza. E questo succede (come dicevo) in primavera. D&#8217;inverno invece la terra incrostata dal gelo e come levigata e perci\u00f2 sdrucciolevole spinge a scivolare senza potersi arrestare; e in pi\u00f9 gli aperti tratti vallivi sui pianori ingoiano a tradimento per il ghiaccio di tanto in tanto i passeggeri. Per questo i pratici dei luoghi configgono nei passaggi pi\u00f9 pericolosi dei pali di legno che sporgono, in modo che il loro tracciato guida senza danno il viaggiatore: ma se questi scompaiono coperti dalle nevi io rovesciati dai torrenti montani che precipitano a valle, difficilmente si superano le frane [Ammiano dice: &quot;graves&quot;, un vocabolo alpino, forse di origine celtica, vivo tuttora nelle Alpi francesi e ladine, per indicare un terreno che smotta lungo un pendio: nota dei curatori], anche se fan strada dei valligiani. Dalla sommit\u00e0 di questa salita sul versante italiano si estende un pianoro di sette miglia fino alla stazione di posta detta di Marte, di qui un&#8217;altra impennata ancor pi\u00f9 ripida e a stento superabile porta alla cima della Matrona, cui diede nome il caso di una nobildonna [ma codesta spiegazione di Ammiano \u00e8 errata: quel monte prendeva il nome dal culto delle Matres, divinit\u00e0 galliche]. Di l\u00ec il cammino scende, ma pi\u00f9 agevole, fino al castello di Brian\u00e7on [&quot;castellum Brigantiam patet&quot;]. Il sepolcro di questo piccolo sovrano, che dicevamo aver costruito il cammino, \u00e8 a Susa accosto alle mura e i suoi mani sono venerati con particolare rispetto per due ragioni, perch\u00e9 aveva retto la sua gente con giusto governo e diede al suo popolo una pace perpetua entrando in alleanza collo stato romano.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, l&#8217;attenzione di Ammiano &#8212; che, probabilmente, parla di quei luoghi per conoscenza diretta e non solo sulla scorta d&#8217;informazioni di seconda mano &#8212; \u00e8 tutta concentrata sulle difficolt\u00e0 della traversata dal versante italiano a quello gallico; da buon militare di professione, il suo occhio \u00e8 particolarmente attratto dagli elementi che possono facilitare, o, viceversa, rendere pi\u00f9 gravosa e pericolosa, la traversata, specialmente nelle dure condizioni climatiche dell&#8217;inverno alpino, con il ghiaccio, il vento gelido e, al principio della primavera, il pericolo costante e pressoch\u00e9 imprevedibile delle slavine e delle valanghe. Si interessa al modo di rendere meno scivolosa la marcia sul terreno ghiacciato, di come limitare il rischio delle cadute.<\/p>\n<p>Ammiano non \u00e8 un etnografo, non \u00e8 un geografo, non \u00e8 un naturalista; nulla ci riferisce circa le popolazioni, i loro modi di vita, le loro credenze; alcune informazioni sulla etimologia dei toponimi, anzi, appaiono decisamente errate: \u00e8 evidente che si \u00e8 accontentato dell&#8217;aspetto pratico delle notizie di cui disponeva; altrettanto indifferente sembra alla flora e alla fauna di quella regione, di cui non si ferma neppure a celebrare la bellezza, e sia pure l&#8217;orrida bellezza del sublime (un concetto, questo, che verr\u00e0 elaborato, peraltro, solo molto pi\u00f9 tardi, in clima ormai romantico).<\/p>\n<p>Non possiamo rimproverare ad Ammiano queste carenze, o questa avarizia di informazioni etnologiche e naturalistiche, carenza che, a noi moderni, si presenta come una carenza; non era questo il suo campo d&#8217;interessi e non era per attardarsi con simili descrizioni che egli aveva concepito e realizzato la sua grande opera storiografica, la pi\u00f9 significativa di quante ci ha lasciato la letteratura latina dopo Tito Livio e dopo Tacito. Egli era un uomo pratico, pragmatico, che cercava di essere obiettivo in tempi di passioni accesissime e che riusc\u00ec anche ad esserlo, in misura ammirevole (pagano, ma non nemico pregiudiziale del cristianesimo, ammirava l&#8217;imperatore Giuliano, del quale, pur celebrandone la magnanimit\u00e0, non esitava a mostrare anche gli errori e le notevoli ingenuit\u00e0), assai pi\u00f9 di quanto non lo fu Tacito (che ci ha lasciato, con il cupo ritratto di Tiberio, il pi\u00f9 insigne esempio di deformazione ideologica della storia antica). La natura lo interessava poco o nulla in se e per s\u00e9, ma solo nella misura in cui aveva a che fare con le vicende militari e politiche da lui descritte.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che la sua pagina dedicata alle Alpi Giulie si distingua, a nostro parare, per la forza e la qualit\u00e0 letteraria della descrizione, tanto pi\u00f9 notevoli se si pensa che l&#8217;intento dello scrittore era di natura del tutto diversa da quella puramente descrittiva (anche se \u00e8 vero che gli storici antichi, compresi i migliori, si consideravano prima di tutto dei letterati, e non degli specialisti, nel senso che noi oggi diamo alla parola); c&#8217;\u00e8 da chiedersi di cosa sarebbe stato capace se avesse rivolto il suo talento, anzich\u00e9 alla storiografia, alla letteratura &quot;pura&quot;, ad esempio al genere epistolare, come Plinio il Giovane, o magari alla poesia. Certo aveva la stoffa dello scrittore di razza, capace di creare, con pochi tratti appena, un clima emotivo vivace e appassionante, coinvolgendo il lettore e facendogli quasi assistere visivamente alle situazioni descritte.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra considerazione da fare. Ammiano \u00e8 un greco, anzi, un siriaco di Antiochia, di lingua e di cultura greca, che ha voluto imparare a scrivere nella lingua di Roma per vocazione ideologica e pi\u00f9 precisamente per continuare l&#8217;opera di Tacito, suo grande modello. Il mondo dell&#8217;Occidente, dell&#8217;Italia settentrionale, della Gallia, gli \u00e8 estraneo; lo conosce perch\u00e9 vi \u00e8 stato e vi ha combattuto, sotto Costanzo II (e vi ha conosciuto Giuliano); ma \u00e8 un mondo che esula da quello a lui noto. Ed \u00e8 tanto pi\u00f9 notevole che proprio a lui dobbiamo una pagina cos\u00ec viva e intensa sulla natura alpina&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Romani avevano gi\u00e0 conquistato vaste regioni al di l\u00e0 delle Alpi quando parecchie popolazioni alpine, stabilite da tempi antichissimi nelle valli medie e superiori, avevano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[92],"class_list":["post-23219","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23219","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23219"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23219\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23219"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23219"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23219"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}