{"id":23213,"date":"2015-07-28T06:10:00","date_gmt":"2015-07-28T06:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/lamicizia-cosi-come-la-conosciamo-e-una-acquisizione-delletica-cristiana\/"},"modified":"2015-07-28T06:10:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:10:00","slug":"lamicizia-cosi-come-la-conosciamo-e-una-acquisizione-delletica-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/lamicizia-cosi-come-la-conosciamo-e-una-acquisizione-delletica-cristiana\/","title":{"rendered":"L\u2019amicizia, cos\u00ec come la conosciamo, \u00e8 una acquisizione dell\u2019etica cristiana"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl mio comandamento \u00e8 questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo: morire per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate quello che vi comando. Io non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici, perch\u00e9 vi ho fatto sapere tutto quello che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinati a portare molto frutti &#8212; un frutto duraturo. Allora il Padre vi dar\u00e0 tutto quello che chiederete nel nome mio. Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri.\u00bb (Giov., 15, 12-17)<\/p>\n<p>Queste parole, pronunciate da Ges\u00f9 dopo che ebbe lavato i piedi dei suoi discepoli, uno per uno, compreso Giuda che si apprestava a tradirlo e che quella sera stessa lo avrebbe consegnato ai suoi nemici implacabili, segnano una rivoluzione copernicana nel concetto e nella pratica dell&#8217;amicizia: una di quelle svolte antropologiche in cui si misura visibilmente, per cos\u00ec dire, la fine di un&#8217;epoca e l&#8217;avvento di un&#8217;epoca nuova, completamente diversa.<\/p>\n<p>L&#8217;amicizia, fino a quel momento, era sempre stata concepita come una intesa fra uomini dagli interessi simili e dalla sensibilit\u00e0 affine: una relazione fra pochi che esclude tutti gli altri; una complicit\u00e0, fatta di dedizione e delicatezza, che si staglia sullo sfondo della massa estranea, verso la quale non si pu\u00f2 n\u00e9 si deve &quot;sprecare&quot; il tesoro delle proprie ricchezze interiori, perch\u00e9 non lo capirebbe e non lo saprebbe apprezzare al suo giusto valore. L&#8217;amicizia era il sentimento aristocratico per eccellenza: alla lettera, era nata e si era delineata, sempre pi\u00f9, come l&#8217;elemento caratterizzante della societ\u00e0 aristocratica.<\/p>\n<p>Il cristianesimo non nega che il sentimento dell&#8217;amicizia si stabilisca innanzitutto fra esseri simili e, come afferma Aristotele, specialmente fra i buoni (l&#8217;amicizia tra i malvagi essendo basata sull&#8217;interesse, laddove la vera amicizia \u00e8 sempre benevola e disinteressata), ma invita gli esseri umani a compiere un passo avanti nel cuore delle relazioni umane e a scoprire un nuovo tipo di amicizia, fatto di benevolenza potenzialmente inesauribile, e perci\u00f2 estensibile a tutti gli altri e soprattutto al prossimo, a coloro che sono particolarmente bisognosi. Una amicizia, dunque, che non si esaurisce mai, per quanto generosamente venga distribuita, perch\u00e9 la sua sorgente \u00e8 perenne: ed \u00e8 perenne perch\u00e9 non \u00e8 terrena, cio\u00e8 &#8211; come tutte le cose terrene &#8212; imperfetta e contingente, ma soprannaturale, in quanto scaturisce dall&#8217;amore di Dio e non da sentimenti puramente umani. Chi ama in Dio, infatti, pu\u00f2 amare il mondo intero ed ogni essere che vi alberga, gratuitamente e contemporaneamente; e il suo amore pu\u00f2 essere benevolo, disinteressato e sovrabbondante, realizzando il miracolo di unire la massima intensit\u00e0 con la massima estensione, mentre tutte le altre relazioni umane o si estendono in senso orizzontale, nella dimensione della quantit\u00e0, ovvero in quello verticale, cio\u00e8 nel segno della qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Un amore di amicizia, dunque: &quot;agape&quot;, &quot;chiarita&quot;; qualcosa che il modo antico raramente ha conosciuto, perch\u00e9 sempre legato al concetto della reciprocit\u00e0, nel bene e nel male, ossia all&#8217;idea che si pu\u00f2 amare solo chi ci ama, e che si deve odiare chi ci odia (di qui anche l&#8217;idea della vendetta come dovere ineludibile e, pertanto, la pratica della spietata legge del taglione, che interpreta il perdono come un atto di vilt\u00e0 o come un tradimento del proprio dovere).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo antico \u00e8, in fondo, terribilmente solo, perch\u00e9, nel migliore dei casi, pu\u00f2 amare e sentirsi amato solo nella misura in cui ha qualcosa da offrire, non per se stesso, con tutte le proprie insufficienze e i propri limiti; egli non \u00e8 mai giunto a concepire l&#8217;idea che si possa essere amati di un amore disinteressato, di un amore di benevolenza, indipendentemente dai propri meriti, n\u00e9 che si possa amare in questo modo chiunque, anche chi \u00e8 molto lontano sul piano sociale, e perfino chi \u00e8 nostro nemico.<\/p>\n<p>Scrive, a questo proposito, Paolo Di Sacco (in: P. Di Sacco&#8211;M. Ser\u00eco, \u00abScrinium. Storia e testi della letteratura latina\u00bb, Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2008, vol. 1, p. 532:<\/p>\n<p>\u00abNelle civilt\u00e0 antiche l&#8217;amicizia era un&#8217;esperienza percepita come fondamentale. La stessa struttura aristocratica delle societ\u00e0 antiche favoriva il formarsi delle amicizie: legami privati con cin cui si suppliva alla debolezza degli stati. Del resto, in un mondo dove l&#8217;autorit\u00e0 civile non aveva ancora assunto i compiti e le funzioni che oggi svolge, era ovvio che gran parte dei buon ordine sociale fosse affidato alla gestione, ovviamente interessata,m delle grandi famiglie. Diventare un loro &quot;amico&quot; si riduceva per\u00f2 a un rapporto molto opportunistico, di interesse e di protezione. Difficile, perci\u00f2, parlare di vera &quot;amicizia&quot;, come la intendiamo noi.<\/p>\n<p>Questo quadro comincia a mutare tra IV e III sec. a. C., con lo sviluppo della societ\u00e0 ellenistica. Lo svuota,mento della &quot;polis&quot; e la &quot;nascita dell&#8217;individuo&quot; (cio\u00e8 dell&#8217;uomo in quanto uomo, visto in se stesso e non pi\u00f9 in come parte della collettivit\u00e0 politica) sollecitarono un nuovo intimismo, il bisogno di rapporti pi\u00f9 personali e meno utilitaristici. Anche l&#8217;amicizia cominci\u00f2 cos\u00ec a essere apprezzata n se stessa, e on solo per i vantaggi che se ne potevano ricavare.<\/p>\n<p>Da tempo, intanto, i filosofi greci avevano teorizzato un&#8217;amicizia pi\u00f9 autentica e personale. Tuttavia, all&#8217;inizio, essa appariva possibile solo come legame tra i sapienti. Platone (ma anche filosofici stoici come Zenone e Crisippo) si immaginava che in una citt\u00e0 ideale i saggi che vi abitanti siano portati a condividere con gli altri saggi i beni esterni, mentre resteranno per sempre in possesso dei beni interni, la sapienza e la virt\u00f9. I custodi dello stato, come veri amici, hanno tutto in comune, anche le donne, e fanno a gara nel beneficarsi reciprocamente.\u00bb<\/p>\n<p>Un diverso modello di amicizia fu elaborato da Aristotele. L&#8217;amicizia p\u00e8 un bene necessario alla vita umana: tutto quanto di buono l&#8217;esistenza ci offre, dal potere alla ricchezza alla felicit\u00e0, non pu\u00f2 essere adeguatamente gustato e messo a frutto senza amici. A differenza di Platone, per\u00f2, Aristotele distingue tra amicizia &quot;perfetta&quot; (quale pu\u00f2 realizzarsi solo tra virtuosi) e amicizie imperfette. La prima \u00e8 un amore attivo di benevolenza reciproca; \u00e8 un rapporto che tende alla perfezione, a un&#8217;effettiva intimit\u00e0, da vivere quotidianamente insieme. Perci\u00f2 Aristotele pensa che il numero degli amici non possa essere grande.<\/p>\n<p>Se per tutte le scuole ellenistiche (epicurei, stoici, cinici, ecc.) l&#8217;amicizia \u00e8 il maggiore tra i beni esterni, sono soprattutto gli epicurei a celebrarla: vivere in comunit\u00e0, esortarsi reciprocamente, godere gli uni degli altri sono i tratti specifici della filosofia epicurea. Tale comunit\u00e0 costituisce un microcosmo di relazioni, che accoglie i filosofi (cio\u00e8 chiunque voglia seriamente prendersi cura della salute della propria anima) e le loro famiglie, al di l\u00e0 di ogni discriminazione di ceto e sesso.<\/p>\n<p>L&#8217;amicizia, nella cultura classica, ha un significato selettivo: non si pu\u00f2 essere amici di tutti, anzi uno degli aspetti pi\u00f9 appaganti dell&#8217;amicizia consiste proprio nell&#8217;intimit\u00e0 ricercata con pochi e scelti simili. Quello cristiano \u00e8 invece amore per il prossimo, cio\u00e8 per chiunque, anche per il nemico. Proprio sull&#8217;amore (&quot;agape&quot; in greco); il suo corrispondente latino \u00e8 &quot;caritas&quot;) insiste il cristianesimo: \u00e8 l&#8217;amore il nuovo sentimento universale in cui si riassume tutta la proposta etica della nuova fede. Anche tra uomo e uomo, tra padrone schiavo, tra uomo e donna, indifferentemente, mentre per tutta la cultura antica (epicurei a parte) l&#8217;amicizia \u00e8 un sentimento riservato ai maschi, i soli a potere concepire alti valori ideali). Il punto \u00e8 che il cristiano ama non a partire dall&#8217;io, ma a partire da Dio. Perci\u00f2 la carit\u00e0 cristiana trascende di gran lunga l&#8217;orizzonte del pensiero antico. Tuttavia, in qualche modo, ne rappresenta il compimento: raccoglie infatti motivi che emergevano in modo sparso dalle riflessioni dei filosofi classici. Per esempio si possono considerare motivi precristiano alcune sottolineature presenti nel &quot;Laelius&quot; ciceroniano, come l&#8217;amare un amico per se stesso, non per i vantaggi che ne possono venire; o come ,&#8217;accettare, in nome dell&#8217;amicizia, anche le sofferenza che possono derivare dalle sventure altrui.\u00bb<\/p>\n<p>Perci\u00f2, quando santa Rita da Cascia (al secolo, Margherita Lotti; Roccaporena, 1321-Cascia, 22 maggio 1457) esorta ed implora i suoi figli di non desiderare la vendetta contro gli uccisori del loro padre &#8212; che era anche suo marito &#8211; e di desistere da ogni idea di metterla in pratica &#8212; ella rompe, veramente e clamorosamente, una tradizione millenaria e capovolge, nel segno del perdono cristiano un intero sistema di etica e di doveri sociali: all&#8217;odio sostituisce l&#8217;amore; alla sete di vendetta, la dolcezza del perdono. E non solo non volle che lo vendicassero: preg\u00f2 Dio che, piuttosto di vederli macchiati di un delitto, Egli li prendesse con s\u00e9 per l&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Nulla del genere si era mai visto nel mondo antico; o, se pure lo si fosse visto, i contemporanei non avrebbero giudicato che fosse il caso di tramandarlo, perch\u00e9 non sarebbe stata cosa di cui andare fieri; al contrario, un fatto del genere sarebbe apparso come un intollerabile segno di vilt\u00e0, come un inconcepibile venir meno ai doversi familiari. Ulisse, per esempio, non si era atrocemente vendicato per molto meno, uccidendo i giovani pretendenti alla mano di Penelope, uno dopo l&#8217;altro, al solo scopo di vendicare il suo onore offeso e di eliminare qualsiasi futura minaccia nei confronti del suo trono di re d&#8217;Itaca?<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che l&#8217;amicizia, cos\u00ec come noi oggi la conosciamo, non \u00e8 affatto un sentimento &quot;naturale&quot;, ma \u00e8 il frutto di una lunga elaborazione culturale, spirituale, sociale e morale, e che il fattore decisivo per giungere alla sua definizione attuale \u00e8 stato il cristianesimo; senza l&#8217;etica cristiana, l&#8217;amicizia non sarebbe per noi quello che, effettivamente, essa \u00e8; sarebbe qualcosa di diverso, di pi\u00f9 rozzo, di pi\u00f9 egoistico. Sarebbe una sorta di patto utilitaristico fra persone che si conoscono e si apprezzano, ad esclusione di ogni altro.<\/p>\n<p>Platone, Aristotele, Epicuro, Cicerone, Seneca e altri scrittori antichi parlano a lungo del sentimento dell&#8217;amicizia; nessuno di loro, per\u00f2, tocca gli accenti sublimi di Ges\u00f9 Cristo nel discorso d&#8217;addio dell&#8217;Ultima cena, cos\u00ec come ce lo riferisce il Vangelo di Giovanni; e nessuno ha saputo metterlo in pratica con lo spirito di totale abnegazione che Egli ha mostrato, bench\u00e9 ricevesse, in cambio, l&#8217;ulteriore dolore dell&#8217;abbandono e del rinnegamento da parte dei discepoli (\u00abPrima che il gallo abbia cantato due volte, proprio tu, Pietro, che dici di voler dare la vita per me, mi avrai rinnegato per tre volte\u00bb).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 solo uno dei moltissimi esempi che si potrebbero fare per mostrare sino a che punto il cristianesimo, anche se non si \u00e8 cristiani e non ci si vuol riconoscere suoi eredi (come il filosofo Bertrand Russell, che mostra, con il suo stesso rifiuto di capire, la tremenda povert\u00e0 di un pensiero immemore delle proprie radici), ha trasmesso alla nostra societ\u00e0, alla nostra cultura, al nostro modo di sentire e di pensare; \u00e8 solo uno dei cento e cento mattoni con i quali \u00e8 stato tirato su l&#8217;edificio della civilt\u00e0 europea dopo il tramonto del mondo antico, e che \u00e8 divenuto a sua volta, nel bene e nel male, il centro di una nuova civilt\u00e0 mondiale, che viene detta moderna.<\/p>\n<p>Il progresso, nell&#8217;idea e nella pratica dell&#8217;amicizia, \u00e8 stato immenso. Con ci\u00f2 non si vuol dire, tuttavia, che la massa degli esseri umani sia divenuta, effettivamente, migliore. S\u00ec, oggi il pubblico non si affolla agli spettacoli gladiator\u00ee e non si bea al terrificante spettacolo di decine, centinaia, e talvolta migliaia, di esseri umani che si uccidono l&#8217;un l&#8217;altro per il suo divertimento, o che devono battersi contro le fiere, o che sono dati ad esse in pasto, inermi e legati, oppure, ancora, che vengono impalati, torturati, crocifissi, bruciati vivi; sarebbe ingenuo, per\u00f2, dedurne che la malvagit\u00e0 e il sadismo non abbiano saputo escogitare altre forme infernali di perverso piacere; sarebbe ingenuo, e fuorviante, pensare che l&#8217;umanit\u00e0 abbia realmente compiuto un significativo progresso morale.<\/p>\n<p>Gli uomini sono e restano uomini, non sanno e non vogliono oltrepassare la loro natura; e, per uno che si vi sforza, e vi consuma tutta la sua energia, altri mille o diecimila si rotolano nella sozzura morale e sprofondano sempre pi\u00f9 in basso. Per\u00f2 il cristianesimo ha introdotto una luce, un principio di speranza, uno squarcio di cielo azzurro, l\u00e0 dove prima regnavano le tenebre, l&#8217;angoscia, la disperazione. Cristo non \u00e8 venuto ad abolire il male, ma a mostrare la via del bene.<\/p>\n<p>La nuova pratica dell&#8217;amicizia, pura e disinteressata, appartiene a questa schiarita, a questa preziosa boccata d&#8217;aria pura (cfr. il nostro articolo \u00abBellezza, bont\u00e0 e verit\u00e0 dell&#8217;amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 27\/05\/2008). E non \u00e8 cosa da poco. Il Regno di Dio non \u00e8 di questo mondo; in esso, tuttavia, pu\u00f2 almeno incominciare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl mio comandamento \u00e8 questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. 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