{"id":23210,"date":"2017-04-11T08:54:00","date_gmt":"2017-04-11T08:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/11\/amerigo-vespucci-scopri-la-georgia-australe\/"},"modified":"2017-04-11T08:54:00","modified_gmt":"2017-04-11T08:54:00","slug":"amerigo-vespucci-scopri-la-georgia-australe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/11\/amerigo-vespucci-scopri-la-georgia-australe\/","title":{"rendered":"Amerigo Vespucci scopr\u00ec la Georgia Australe?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;onore della scoperta della Georgia Australe \u00e8 conteso fra due candidati: il fiorentino Amerigo Vespucci (1454-1512), colui che ha lasciato il proprio nome all&#8217;intero continente americano (su proposta dei geografi tedeschi Martin Waldseem\u00fcller e \u00a0Matthias Ringmann), e l&#8217;inglese Antonio de la Roche, rispettivamente nel 1502 e nel 1675.<\/p>\n<p>La Georgia del Sud, posta a fra 53\u00b058&#8242; e 54\u00b053&#8217;di latitudine Sud e fra 35\u00b047&#8242; e 38\u00b001&#8221; di longitudine Ovest, \u00e8 una di quelle isole oceaniche per le quali \u00e8 problematica una attribuzione al continente pi\u00f9 vicino. Il continente pi\u00f9 vicino, infatti, \u00e8 l&#8217;America Meridionale, ma si tratta pur sempre di una distanza notevolissima quella che la separa da esso: si trova infatti a 1.300 km. dalle isole Falkland\/Malvine, le quali, a loro volta, si trovano a 400 km. dal punto pi\u00f9 vicino della costa sudamericana (la citt\u00e0 argentina di Rio Gallegos, in Patagonia) e a 650 km. dal Capo Horn. Cos\u00ec, dire che la Georgia Australe fa parte del continente americano \u00e8 un po&#8217; azzardato. Tuttavia \u00e8 vero che l&#8217;isola &#8211; lunga 165 km. e incisa dai fiordi talmente in profondit\u00e0, che la sua larghezza varia da un massimo di 35 km. a \u00a0poco pi\u00f9 di 1 km appena, nel punto pi\u00f9 stretto, e cos\u00ec alta, in proporzione, da somigliare a una sezione delle nostre Alpi, con undici vette che superano i duemila metri e una, il Monte Paget, che si avvicina ai 3.000 (2.915 o 2.934, secondo i diversi calcoli) &#8211; fa parte della dorsale sottomarina che collega la punta orientale della Terra del Fuoco (Penisola Mitre ed Isola degli Stati) alle isole Sandwich Australi e poi, descrivendo un arco che &quot;ritorna&quot; da Est a Sud-ovest, alle Orcadi Australi, la cui terra maggiore \u00e8 l&#8217;isola Coronation, e infine alla Penisola Antartica, sul continente australe. Posta cos\u00ec a mezza strada fra il Sud America e l&#8217;Antartide, la Georgia Australe potrebbe essere attribuita anche a quest&#8217;ultimo, se non per la latitudine (lievemente inferiore a quella del Capo Horn: 55\u00b058&#8242; lat. S), certo per motivi storici e climatici. Il limite delle nevi perenni \u00e8 qui, infatti, molto basso: il meteorologo e climatologo O. Hothedal lo fissa a 300 m. sul livello del mare, e ci\u00f2, oltre alla loro ripidezza, contribuisce a dare alle sue montagne un aspetto imponente, veramente alpino, che fa risaltare ancor pi\u00f9 il contrasto con la relativa piccolezza dell&#8217;isola (3.592 km.: un po&#8217; pi\u00f9 della svedese isola di Gotland, ma meno della met\u00e0 della Corsica), le cui scogliere precipitano a picco nel mare, quasi perennemente tempestoso.\u00a0<\/p>\n<p>Politicamente, l&#8217;isola appartiene alla Gran Bretagna e fa parte, insieme alle Sandwich Australi, di un territorio extra metropolitano, attualmente abitato solo da una ventina d&#8217;individui, il personale della stazione scientifica di Grytviken e i custodi del museo marino, localit\u00e0 che un tempo fu un importantissimo porto baleniero, fondato nel 1904 da Carl Larsen, e che ebbe una numerosa popolazione formata dagli equipaggi delle navi baleniere e dagli operai degli stabilimenti a terra per la lavorazione della carne. Quando la caccia alle balene si spost\u00f2 ancora pi\u00f9 a Sud e venne gradualmente diminuita &#8211; anche per le pressioni della comunit\u00e0 internazionale, preoccupata per la possibile estinzione dei grandi cetacei &#8211; i Norvegesi, che ne erano stati i protagonisti quasi esclusivi, partirono da Grytviken, nel 1965, e la &quot;citt\u00e0 pi\u00f9 meridionale del mondo&quot;, come era stata battezzata (ma tale qualifica sarebbe spettata piuttosto a Ushuaia, nella Terra del Fuoco argentina, o, meglio, a Puerto Williams, che sorge ancora pi\u00f9 a sud, nell&#8217;isola cilena di Navarino, sulla sponda opposta del Canale Beagle), venne praticamente abbandonata, acquistando l&#8217;aspetto desolato di una citt\u00e0-fantasma, un po&#8217; come le cittadine abbandonate dei cercatori d&#8217;oro che sorsero nell&#8217;interno dell&#8217;Australia nel corso del XIX, per poi sparire quando i filoni auriferi si esaurirono e la gente se ne and\u00f2 in massa.<\/p>\n<p>Nell&#8217;inverno del 1916 l&#8217;isola venne attraversata a piedi, per la prima volta, dall&#8217;esploratore britannico Ernest Shackleton e da due suoi compagni, per chiedere soccorsi per i loro compagni rimasti intrappolati sull&#8217;isola Elephant, preso le Sandwich Australi, 1.300 km. pi\u00f9 a sud: impresa notevolissima, sia quella nautica (a bordo di una scialuppa scoperta di 7 m. di lunghezza, la\u00a0<em>James Caird<\/em>), sia quella alpinistica, data l&#8217;estrema asperit\u00e0 delle montagne dell&#8217;isola e la mancanza di equipaggiamento adatto da parte dei tre inglesi. Fra parentesi, Shackleton (che riusc\u00ec a trarre in salvo tutti gli uomini della sua spedizione, quella della nave\u00a0<em>Endurance<\/em>, senza che ne perisse neppure uno) quando pi\u00f9 tardi mor\u00ec, il 5 gennaio 1922, per un attacco cardiaco, volle essere sepolto proprio in quest&#8217;isola, con il consenso della moglie, la quale, dall&#8217;Inghilterra, autorizz\u00f2 il ritorno a Grytviken della nave che gi\u00e0 lo stava riportando in patria.\u00a0Si tratta di un sepolcro modestissimo, ancor oggi visitabile dai rari turisti, sormontato da un semplice lapide quale unica distinzione dalle altre tombe di marinai sconosciuti.<\/p>\n<p>Possiamo aggiungere che il 19 marzo 1982, nel corso della guerra per le Falkland\/Malvine, la Georgia Australe venne temporaneamente occupata da un piccolo distaccamento argentino, poi catturato dai britannici il 25 aprile, insieme all&#8217;equipaggio del sommergibile\u00a0<em>Santa Fe<\/em>, che era stato costretto ad arenarsi sulle rocce della spiaggia a causa dei danni subiti in un bombardamento. Particolare interessante: l&#8217;ufficiale argentino che, per poco pi\u00f9 di un mese, era stato il padrone di questa terra desolata posta ai confini dell&#8217;Antartico, e che si era affrettato a ribattezzarla con il nome spagnolo di Isola San Pedro, era il capitano di corvetta Alfredo Astiz, un truce personaggio che si era reso responsabile di violenze e assassinii, perfino nei confronti di due suore francesi, nel corso della cosiddetta Guerra sporca, la sanguinosa repressione anticomunista condotta dalle Forze armate argentine fra il 1974 e il 1983, sotto la dittatura militare del generale Jorge Rafael Videla, nella quale persero la vita pi\u00f9 di 30.000 persone, la maggior parte delle quali scomparvero senza lasciare alcuna traccia. \u00a0Sia la Francia che la Svezia, che avevano un conto in sospeso per quanto accaduto a dei loro concittadini, chiesero la sua estradizione alle autorit\u00e0 britanniche, ma questa venne rifiutata. In compenso, Astiz \u00e8 poi stato processato da un tribunale argentino e, accertate le sue gravi responsabilit\u00e0, \u00e8 stato condannato all&#8217;ergastolo, dopo essere stato espulso per indegnit\u00e0 morale dalla Marina del suo Paese.<\/p>\n<p>Dunque, non \u00e8 sicuro chi abbia scoperto questo lembo di terra ai confini del mondo, circondato da uno dei mari pi\u00f9 tempestosi e pi\u00f9 nebbiosi che vi siano, nel quale le giornate di sole sono bellissime, perch\u00e9 illuminano un paesaggio superbo di picchi innevati, ma sono anche estremamente rare, al punto che gli sparuti abitanti di Grytviken possono vedere le pur vicinissime montagne, strapiombanti sulla baia, solo di rado e in maniera intermittente, fra un banco di foschia e l&#8217;altro. Sappiamo chi vi ha posto il piede per primo: il leggendario navigatore inglese James Cook, il 17 gennaio 1775, giunto fin l\u00e0 con la sua nave <em>Resolution<\/em>; e che, in perfetto stile imperialista, battezz\u00f2 quel luogo Possession Bay, ossia Baia della Presa di possesso (a nome di sua maest\u00e0 britannica, naturalmente). Per\u00f2 non \u00e8 ancora chiaro chi la <em>vide<\/em> per primo: se il de la Roche, del quale abbiamo notizie abbastanza precise, oppure Vespucci, cosa che, se fosse vera, sposterebbe indietro di oltre un secolo e mezzo la data della scoperta.<\/p>\n<p>Scriveva un grande giornalista, fotografo e scrittore statunitense, strenuo difensore della flora e della fauna terrestri minacciate dal progresso della &quot;civilt\u00e0&quot;, Roger A. Caras (1928-2001), nella sua monografia <em>L&#8217;Antartide<\/em> (titolo originale: <em>Antarctica. Land of Frozen Time<\/em>, 1962; traduzione dall&#8217;americano di Delfo Ceni, Milano, Garzanti Editore, 1964, pp. 13-14):<\/p>\n<p><em>Si \u00e8 affermato che gi\u00e0 nel 1502 Amerigo Vespucci abbia raggiunto la Georgia Australe, un0isola all&#8217;estremit\u00e0 sud dell&#8217;Atlantico. Ma la notizia \u00e8 di dubbia attendibilit\u00e0, in esistono prove di questo viaggio e Vespucci non era t attrezzato per spingersi su una rotta del genere.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1603 corsari catturarono la nave olandese &quot;Blyde Bootschap&quot;, a bordo della quale si trovava un giovane nostromo, Laurens Claess, che, a giudicare dal resoconto che fece degli avvenimenti che seguirono la resa del veliero doveva avere un&#8217;istruzione superiore alla media. Egli raccont\u00f2 di aver avvistato una grande e squallida isola, a 64\u00b0 di lat. S, allorch\u00e9 la nave fu trascinata fuori rotta da una brutta tempesta. Se abbiamo analizzato con esattezza le sue osservazioni, egli potrebbe benissimo essere stato il primo uomo a scorgere le Shetland Australi, il gruppo di isole in prossimit\u00e0 del Circolo Polare Antartico, e a registrarne l&#8217;esistenza. Probabilmente nemmeno il Jolly Roger [la bandiera delle navi pirata] vol\u00f2 mai tanto lontano.<\/em><\/p>\n<p><em>Esistono prove concrete che il mercante inglese Antonio de la Roche scopr\u00ec nel 1675 la Georgia Australe e vi ripar\u00f2 con due navi &#8211; di cui non ci \u00e8 pervenuto il nome mentre tentava di sfuggire a una furiosa tempesta. La Georgia Australe si torva vicino al 54\u00b0 lat. S, 12\u00b030&#8217;a nord del Circolo Polare Antartico. Se Antonio de la Roche ripar\u00f2 effettivamente nella Georgia Australe, non avr\u00e0 raggiunto l&#8217;Antartico, ma comunque vi and\u00f2 assai vicino. Ed \u00e8 pi\u00f9 verosimile che sia stato lui e non Vespucci a scoprire l&#8217;isola.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo motivi sufficienti per credere che in tempi piuttosto remoti un certo numero di velieri abbia avvistato le isole dell&#8217;Antartide, ma trattandosi di soste sotto ogni aspetto accidentali, non si pu\u00f2 parlare di viaggi di esplorazione. Sappiamo che nel 1756 il mercantile spagnolo &quot;Le\u00f3n&quot; avvist\u00f2 e circumnavig\u00f2 la Georgia Australe, poich\u00e9 un passeggero, Dveloz Guyot, ha scritto un resoconto dell&#8217;avventura che \u00e8 pervenuto fino a noi. Sembra che ci\u00f2 ch vide non l&#8217;abbia particolarmente colpito, ma dobbiamo essergli comunque grati per averci tramandato l&#8217;avvenimento.<\/em><\/p>\n<p>Anonio de la Roche (scritto anche de la Roch\u00e9) o de la Roca, nato a Londra, era il figlio di un ugonotto francese emigrato in Inghilterra e di una donna inglese, e anglicizz\u00f2 il suo nome in Anthony. Mercante, non esploratore, doveva essere abituato a far le cose in grande e doveva possedere non comuni doti diplomatiche, o amicizie importanti, se riusc\u00ec ad essere fra i pochi sudditi inglesi a ottenere il permesso, dalle sospettose autorit\u00e0 di Madrid, di recarsi nelle colonie spagnole del Sud America per trafficare con la sua nave da 350 tonnellate, acquistata ad Amburgo. Uomo d&#8217;azione pi\u00f9 che mercante da tavolino, i suoi affari voleva seguirli da vicino e dirigerli personalmente, perci\u00f2 salp\u00f2 egli stesso nella primavera del 1574 per la rotta delle Canarie, doppi\u00f2 il Capo Horn e in ottobre era gi\u00e0 al Callao, il porto di Lima, capitale del vicereame del Per\u00f9. Fin qui, il suo viaggio si era svolto senza intoppi; ma nel ritorno, all&#8217;altezza di Capo Horn, una furiosa tempesta invest\u00ec la sua nave, nell&#8217;aprile 1675, e la trascin\u00f2 verso oriente, impedendole di riattraversare lo Stretto di Le Maire, come desiderava e come gi\u00e0 aveva fatto all&#8217;andata. Le conoscenze geografiche su questa propaggine del continente americano non erano ancora molto precise: si favoleggiava di uno Stretto di Brouwer che sarebbe stato scoperto dal navigatore olandese Hendrik Brouwer, interessante figura di navigatore-avventuriero, come allora la marineria dei Paesi Bassi ne produceva parecchi (questo leggendario stretto, in realt\u00e0 inesistente, comparve su alcune carte geografiche fino al 1643, quando i geografi lo relegarono nel cimitero delle scoperte inesistenti e lo fecero sparire dalle tavole degli atlanti). Spinto sempre pi\u00f9 ad est, lungo la costa meridionale dell&#8217;Isola degli Stati ed oltre la sua estremit\u00e0 orientale, il Capo San Juan, de la Roche giunse in vista di una terra sconosciuta che, dalla descrizione poi fattane, e soprattutto confrontando le coordinate geografiche, deve essere stata, quasi certamente, la Georgia Australe. La sua nave trov\u00f2 rifugio in una baia che potrebbe essere stata il Drygalski Fjord e vi trascorse la notte al riparo dal mare in burrasca, prima di riprendere la giusta rotta e fare ritorno felicemente in Inghilterra, toccando dapprima il Brasile e poi il porto ugonotto di La Rochelle, in Francia, dove gett\u00f2 le ancore il 29 settembre 1675. La relazione del viaggio, pubblicata nel 1678, e ripubblicata nel 1690, contiene dettagli piuttosto precisi e parla di montagne innevate, di rocce e di fiordi, elementi in base ai quali gli studiosi moderni si sono sforzati di riconoscere i luoghi esatti, anche se permangono dei margini d&#8217;incertezza. Resta da aggiungere che de la Roche, qualche giorno dopo essersi lasciato a poppa la Georgia Australe, vide un&#8217;altra terra, un&#8217;altra isola sperduta nelle immensit\u00e0 dell&#8217;Atlantico meridionale, e questa volta vi sbarc\u00f2 e vi trascorse una settimana, durante la quale lui e i suoi uomini poterono fare provvista di acqua fresca, legname e pesce. Il particolare relativo al legname fa pensare che su questa seconda isola vi fossero degli alberi, se non proprio dei boschi, e quindi doveva trovarsi ad una latitudine pi\u00f9 bassa, e godere di un clima assai migliore. L&#8217;unica terra emersa che risponda a tali caratteristiche \u00e8 l&#8217;isola Gough, che era stata avvistata dal navigatore portoghese Gon\u00e7alo Alvares nel 1505 o nel 1506.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;interrogativo che si pongono i geografi e gli storici delle scoperte geografiche \u00e8 se questo &quot;esploratore per caso&quot; sia stato preceduto da Vespucci nell&#8217;avvistamento della Georgia Australe, all&#8217;alba del sedicesimo secolo, ossia quando l&#8217;America era stata scoperta &quot;ufficialmente&quot; da appena un decennio, e quando Cristoforo Colombo, il suo scopritore, dopo il suo quarto e ultimo viaggio transatlantico (dal 1502 al 1504) si ostinava ancora a negarne l&#8217;esistenza e a identificarla con la propaggine orientale dell&#8217;Asia. Se davvero Vespucci si spinse fin laggi\u00f9, ci\u00f2 dovette accade nel corso del suo terzo viaggio, che si svolse fra il 1501 e il 1504, al servizio del re del Portogallo, e del quale non fu il comandante, poich\u00e9 la spedizione era agli ordini di Gonzalo Coelho. Dopo essere entrato nella stupenda baia tropicale che poi fu chiamata di Rio de Janeiro, appunto il 1\u00b0 gennaio del 1502 (perch\u00e9 scambiata per la foce di un fiume), essa si spinse fino all&#8217;estuario del Rio de la Plata, e poi ancora pi\u00f9 a mezzogiorno, sempre alla ricerca di quel passaggio che un altro portoghese, ma al servizio della Spagna, Fernando Magellano, avrebbe trovato solo qualche anno pi\u00f9 tardi, nel 1520. Il punto pi\u00f9 avanzato che toccarono i navigatori fu all&#8217;altezza del 52\u00b0 parallelo Sud, alla foce del Rio Cananor, nella Patagonia meridionale, e ormai non lontano da quello stretto che essi cercavano, ma senza scoprirne l&#8217;esistenza. Vespucci scrisse in seguito una relazione che parla in termini drammatici delle proibitive condizioni climatiche incontrate a quelle latitudini, del freddo insopportabile e del mare terribilmente burrascoso, fino alla decisione del Coelho di rinunciare a proseguire pi\u00f9 oltre, e di rimettere la prua in direzione della patria lontana.<\/p>\n<p>Nel corso di questo viaggio &#8211; che permise la &quot;riscoperta&quot; di due importanti stelle del cielo australe, Alfa e Beta Centauri, gi\u00e0 note agli astronomi greci, ma poi &quot;dimenticate&quot; perch\u00e9 la precessione degli Equinozi le aveva rese invisibili alle latitudini dell&#8217;Europa &#8212; fu avvistata una terra non precisata, della quale Vespucci parla nel suo epistolario nei seguenti termini:<\/p>\n<p><em>Navigammo fino ad incontrare che il Polo meridionale si elevava cinquantadue gradi sopra l&#8217;orizzonte, in termini che gi\u00e0 non potevamo vedere la Orsa Maggiore n\u00e9 la Minore. Il 3 di aprile ci fu una tormenta cos\u00ec forte che ci fece ammainare le vele, il vento era di levante con onde grandissime e aria tempestosa. Cos\u00ec forte era la tempesta che tutta la ciurma stava in gran temore. Le notti erano molto lunghe, quella del 7 di aprile fu di quindici ore, perch\u00e9 il sole stava alla fine di Ariete e in questa regione era inverno. Nel bel mezzo della tempesta avvistammo il 7 di aprile una nuova terra, che percorremmo per circa venti leghe, incontrando delle coste selvagge, e non vedemmo in essa nessun porto, ne gente, credo perch\u00e9 il freddo era cos\u00ec intenso che nessuno della flotta poteva sopportarlo. Vedendoci in tale pericolo e tale tempesta, che appena si poteva vedere una nave dall&#8217;altra, tanto erano alte le onde, accordammo fare segnali per riunire la flotta e lasciare queste terre per rientrare verso il Portogallo. E fu una decisione molto saggia, perch\u00e9 se avessimo ritardato quella notte, di sicuro ci saremmo perduti tutti.<\/em><\/p>\n<p>Vespucci, per caso, ha qui descritto, per la prima volta nella storia dei viaggi marittimi, le coste della Georgia Australe? La <em>nuova terra<\/em> avvistata il 7 aprile 1502, dalle <em>coste selvagge<\/em>, priva di porti e di abitanti, <em>perch\u00e9 il freddo era cos\u00ec intenso che nessuno della flotta poteva sopportarlo<\/em>, era forse la Georgia Australe? Non si riesce a capire come mai le navi portoghesi si sarebbero venute a trovare cos\u00ec fuori rotta verso Est, ma, nel corso di una burrasca, ci\u00f2 \u00e8 sicuramente possibile: non \u00e8 forse precisamente quel che sarebbe accaduto, centosettantatre anni dopo, ad Antonio de la Roche? Qualcuno lo ha pensato; cos\u00ec come ha pensato che la descrizione di una terra &quot;selvaggia&quot;, priva di approdi e completamente deserta, ben si attagli all&#8217;isola in questione. Il fatto \u00e8 che si attaglia benissimo anche alle coste della Patagonia: basta leggere la relazione redatta da un altro italiano, il vicentino Antonio Pigafetta, che faceva parte della spedizione di Magellano, di quelle medesime rive. Vespucci, per\u00f2, ad essere pignoli, parla di una &quot;nuova terra&quot;, come se si trattasse di una costa diversa da quella della Patagonia, lungo la quale le navi avevano proceduto fino al momento in cui era scoppiata una tempesta cos\u00ec violenta, che a stento riuscivano a restare in vista l&#8217;una dell&#8217;altra (e il contatto visivo, all&#8217;epoca, era ovviamente il solo mezzo per restare in formazione e non disperdesi ai quattro venti). Pertanto pu\u00f2 ben essere che un navigante dell&#8217;epoca scorgesse un&#8217;isola come la Georgia Australe, senza rendersi conto della sua natura insulare, tanto pi\u00f9 che si tratta di una terra lunga pi\u00f9 di 160 km., e dominata da una catena di montagne di tipo alpino.<\/p>\n<p>Una scrittrice italiana quasi dimenticata, Tina Zuccoli Mazzini, nota anche come &quot;la maestra degli Alpini&quot; (nata a Imola nel 1928 e spentasi a Modena nel 2006), grande viaggiatrice e appassionata studiosa della natura del Grande Nord, autrice di ben tredici libri, particolarmente rivolti ad un pubblico giovanile, e una laurea <em>honoris causa<\/em> in Scienze Naturali dall&#8217;Universit\u00e0 di Modena, cos\u00ec ha rievocato la questione nel suo libro <em>Balene e Balenieri<\/em>, scritto dopo aver soggiornato a lungo nelle basi dei balenieri norvegesi e aver parlato e familiarizzato con essi (Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1973, pp. 139-140):<\/p>\n<p><em>&quot;Vorrei sapere chi \u00e8 venuto per primo in questa terra maledetta! [cio\u00e8 la Georgia Australe] &#8212; chiese Odd al suo amico Karlsen. &#8212; Sicuramente, sar\u00e0 stato qualche navigatore dalle idee bislacche, oppure uno di quei tipi che vogliono vivere lontano dal mondo civile&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00e8 stato un inglese &#8212; rispose il giovane di Sandefjord, &#8211; un certo Antonio de la Roche. Ma ci venne per caso, in seguito al dirottamento delle sue navi colpite da una spaventosa tempesta. Era l&#8217;anno 1675. Per\u00f2, sembra che molto tempo prima l&#8217;italiano Amerigo Vespucci, addirittura nel 1502, abbia navigato intorno a quest&#8217;isola, proveniente dalle coste dell&#8217;Argentina. Mi hanno anche detto che questo Vespucci \u00e8 colui che ha scoperto l&#8217;Isola di Aruba [nel Mar dei Caraibi, davanti alle coste dell&#8217;odierno Venezuela], il porto nel quale abbiamo fatto scalo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Aruba l&#8217;ha scoperta un italiano? &#8211; esclam\u00f2 Odd. &#8212; Oh, che gente gli Italiani! Aruba&#8230; Ma tu non sai cos&#8217;\u00e8 quella citt\u00e0 per un baleniere che conta una decina di campagna antartiche sul groppone. Evviva gi Italiani! A Vespucci&#8230; perdono di aver scoperto quest&#8217;isola. Per\u00f2, sarebbe meglio se non fosse stato lui. E poi, non credo che sia venuto fin qui. Un italiano, una volta scoperta Aruba, non viene a crepare qui, ti pare?&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Penso, tuttavia, che al tempo in cui l&#8217;Isola di Aruba venne scoperta &#8212; riprese con calma il giovane Karlsen &#8212; non vi fossero le taverne con il whisky e altre cose; perci\u00f2, pu\u00f2 darsi che l&#8217;italiano Vespucci abbia continuato il suo viaggio fin qui&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bell&#8217;affare!&quot; &#8212; mormor\u00f2 Odd, accendendo la pipa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A proposito di navigatori e di esplorazioni &#8212; continu\u00f2 Karlsen &#8212; mi vorresti accompagnare alla tomba di Shackleton? Tu sei anziano e conosci questi luoghi come quelli dell&#8217;isola di Hitra&quot; [isola della Norvegia].<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E va bene! Andiamo. Quello fu un esploratore eccezionale come il nostro Nansen e il nostro Amundsen, perci\u00f2 merita una visita! Da solo, per\u00f2, non vi andrei: calpestare questa terra senza una persona che mi faccia compagnia mi fa paura!&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Quanto buon senso nelle parole di questi due balenieri norvegesi. Un italiano, all&#8217;inizio del 1500, fino alla Georgia Australe? Improbabile, ma non impossibile. Di che cosa non erano capaci gli italiani, nell&#8217;epoca delle grandi navigazioni oceaniche, come gi\u00e0 lo erano stati in quella delle esplorazioni terrestri? Non si erano gi\u00e0 spinti pi\u00f9 lontani di chiunque altro, via terra, nell&#8217;Asia orientale, con Giovanni dal Pian del Carpine, Marco Polo e Odorico da Pordenone? E sono stati loro a scoprire l&#8217;America, con Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni e Sebastiano Caboto, Giovanni da Verrazzano e tanti altri? Piuttosto, c&#8217;\u00e8 una cosa che bisogna notare: anche se Vespucci \u00e8 molto pi\u00f9 famoso, e giustamente, di Gonzalo Coelho, era quest&#8217;ultimo il comandante della spedizione del 1502; pertanto, se essa davvero avvist\u00f2 le montagne e le coste della Georgia Australe, la scoperta andrebbe attribuita a lui, come capo della flotta, e non a Vespucci, bench\u00e9 questi fosse gi\u00e0 celebre. E ci asteniamo, in questa sede, per non sollevare un ulteriore ginepraio, dalla discussione sull&#8217;autenticit\u00e0 di <em>tutti e quattro i suoi viaggi<\/em>, che alcuni mettono in dubbio.<\/p>\n<p>Infine, un po&#8217; di mistero. E se la terra selvaggia descritta da Vespucci non fosse la Georgia Australe, ma neppure la Patagonia? Se fossero le misteriose Isole Auroras, press&#8217;a poco alla stessa latitudine, pi\u00f9 volte viste e di nuovo &quot;perdute&quot; dai naviganti del XVII e XVIII secolo? Ci siamo gi\u00e0 occupati, in un apposito lavoro, di quest&#8217;altro mistero del mare (cfr. <em>Il mistero delle isole Auroras<\/em>, pubblicato sulla rivista cartacea <em>Il Polo<\/em>, Fermo, nr. 3 del 2004, poi sul sito di Arianna Editrice il 28\/09\/2007, e su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 28\/10\/\/2016). Quante cose <em>ignoramus et ignorabimus<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;onore della scoperta della Georgia Australe \u00e8 conteso fra due candidati: il fiorentino Amerigo Vespucci (1454-1512), colui che ha lasciato il proprio nome all&#8217;intero continente americano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-23210","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23210"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23210\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}