{"id":23201,"date":"2015-07-28T06:16:00","date_gmt":"2015-07-28T06:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/amare-significa-vedere-ed-essere-nel-mondo-ma-non-piu-del-mondo\/"},"modified":"2015-07-28T06:16:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:16:00","slug":"amare-significa-vedere-ed-essere-nel-mondo-ma-non-piu-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/amare-significa-vedere-ed-essere-nel-mondo-ma-non-piu-del-mondo\/","title":{"rendered":"Amare significa vedere ed essere nel mondo, ma non pi\u00f9 del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Amare significa imparare a vedere: a vedere per davvero, e non soltanto a guardare, come facciamo di solito.<\/p>\n<p>Il gran padre Dante, ancora una volta, ha colto nel segno laddove, con mirabile incisivit\u00e0, afferma (\u00abParadiso\u00bb, XVII, 103-105): \u00abIo cominciai, come colui che brama, \/ dubitando, consiglio da persona \/ che vede, e vuol dirittamente, ad ama\u00bb: dunque, per amare, bisogna saper vedere; e, inoltre, bisogna possedere una coscienza retta, orientata verso il bene.<\/p>\n<p>Ci piace riportare, a questo proposito, una pagina del gesuita indiano Anthony De Mello (dal suo libro:\u00abChiamati all&#8217;amore. Riflessioni\u00bb; titolo originale: \u00abCall to Love. Meditations\u00bb, Anand, India, 1991; traduzione dall&#8217;inglese di R. Fenoglio, Milano, Edizioni Paoline, 1994, pp. 126-131):<\/p>\n<p>\u00abTi sar\u00e0 capitato di constatare che puoi amare solo quando sei da solo. Che cosa significa amare? Significa vedere, una persona, una cosa, una situazione cos\u00ec come sono nella realt\u00e0 e non come t immagini che esse siano, e darvi una risposta adeguata. Tu non puoi amare ci\u00f2 che neppure vedi.<\/p>\n<p>E che cosa ti impedisce di vedere? I tuoi modelli, le tue categorie mentali, i tuoi pregiudizi e le tue proiezioni, i tuoi bisogni e i tuoi legami, le etichette che hai derivati dai condizionamenti subiti e dalle tue esperienze passate.<\/p>\n<p>Il &quot;vedere&quot; \u00e8 l&#8217;impegno pi\u00f9 gravoso che un essere umano possa assumersi, perch\u00e9 richiede uno spirito disciplinati e vivace, mentre i pi\u00f9 preferiscono adagiarsi nella pigrizia mentale piuttosto che affrontare l&#8217;impegno di vedere ogni persona o cosa con sguardo nuovo, nella freschezza del momento presente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 \u00e8 arduo mettere da parte i propri condizionamenti, ma l&#8217;arte del vedere esige un qualcosa di ancor pi\u00f9 penoso: il liberarsi del controllo che la societ\u00e0 esercita su di noi, un controllo che con i suoi tentacoli penetra fino alle radici del nostro essere, per cui per sfuggirgli si deve addirittura rinunciare a se stessi. [&#8230;] Non c&#8217;\u00e8 un solo minuto in cui tu non sia, cosciente o meno, intonato con le reazioni degli altri, un solo minuto in cui tu non marci al rullo di tamburo delle loro richieste. Quando vieni ignorato o disapprovato, tu esperimenti una solitudine cos\u00ec insopportabile che immediatamente torni verso la gente a elemosinare quel conforto che ha nome Appoggio, Incoraggiamento, Stimolo.<\/p>\n<p>Vivere fra gli altri in questo stato implica una tensione senza fine, ma d&#8217;altra parre vivere senza gli altri comporta l&#8217;agonia della solitudine. Tu hai perso la capacit\u00e0 di vedere gli altri chiaramente cos\u00ec come sono e di rispondervi con precisione, perch\u00e9 quasi sempre la tua percezione \u00e8 offuscata dal bisogno della tua droga.<\/p>\n<p>La conseguenza di tutto questo \u00e8 terribile e inevitabile: sei diventato incapace di amare qualsiasi cosa o persona. Se vuoi amare devi di nuovo imparare a vedere. E se vuoi vedere devi lasciare la tua droga. Devi strappare via dal tuo essere le radici della societ\u00e0, che ti sono arrivate fino al midollo. Devi tiratene fuori.<\/p>\n<p>Esteriormente tutto continuer\u00e0 ad andare avanti come prima, continuerai la tua vita NEL mondo ma non sarai pi\u00f9 DEL mondo. Nel tuo cuore sarai finalmente libero, ma completamente solo. In questa solitudine assoluta le tue dipendenze e i tuoi desideri moriranno, lasciando via libera alla capacit\u00e0 di amare. Perch\u00e9 non vedrai pi\u00f9 gli altri come mezzo per soddisfare le tue tossicodipendenze.<\/p>\n<p>Solo chi l&#8217;ha provato conosce quanti terrificante sia questo procedimento. \u00c8 come invitare te stesso a morire. [&#8230;]<\/p>\n<p>\u00c8 difficile immaginare un&#8217;esistenza nella quale tu ti rifiuti di godere anche solo di una parola di approvazione o di apprezzamento; un&#8217;esistenza nella quale rinunci ad appoggiarti al braccio di qualcuno; un&#8217;esistenza nella quale tu non dipenda emozionalmente da nessuno, in maniera che nessuno abbia pi\u00f9 il potere di renderti felice o miserabile; un&#8217;esistenza nella quale ti rifiuti di aver bisogno di una persona in particolare o di essere speciale per qualcuno o ti rifiuti di dire &quot;mio&quot; riguardo a qualunque cosa. Anche gli uccelli del cielo hanno il loro nido e le volpi la loro tana: tu invece non avrai dove posare il capo nel tuo viaggio attraverso la vita.<\/p>\n<p>Se arriverai a questo punto, tu scoprirai che cosa significa vedere con una visione chiara e non obnubilata dalla paura o dal desiderio, e conoscerai che cosa sia amare. Ma per arrivare a questa terra dell&#8217;amore occorre passare attraverso le pene della morte, perch\u00e9 amare una persona significa morire al bisogno di essere persona e accettare di vivere totalmente soli.<\/p>\n<p>Come ci potrai arrivare? Attraverso una consapevolezza incessante, e l&#8217;infinita pazienza e comprensione che avresti per un drogato. [&#8230;]<\/p>\n<p>Scoprirai che il tuo cuore ti ha condotto nel deserto sconfinati della solitudine, ove nessuno pi\u00f9 \u00e8 al tuo fianco, assolutamente nessuno.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio ci\u00f2 ti sembrer\u00e0 insopportabile, ma questo dipende dal fatto che non sei abituato a star solo. Ma se ti organizzi per fermarti un po&#8217; a lungo, il deserto fiorir\u00e0 in amore. Il tuo cuore sboccer\u00e0 nel canto, e sar\u00e0 eterna primavera.\u00bb<\/p>\n<p>De Mello (Bombay, 1931-New York, 1987) \u00e8 un autore che piace, specialmente ai giovani, ma non solo; e piace perch\u00e9 sembra offrire una perfetta sintesi di spiritualit\u00e0 e di pragmatismo, di altruismo e di &quot;sano&quot; egoismo: ma non \u00e8 uno scrittore cattolico, perch\u00e9 si lascia prendere la mano dal fascino della visione induista; e l&#8217;allora cardinale Ratzinger mise in chiaro, alcuni anni dopo la sua morte, che le idee del gesuita indiano erano incompatibili con la fede cattolica.<\/p>\n<p>Bisogna dire che De Mello piace soprattutto in ambito New Age: la sua concezione sembra un classico esempio di religiosit\u00e0 fai-da-te: \u00abse qualcosa non ti garba del dogma cattolico, nessun problema, non tenerne conto, fai come se non ci fosse\u00bb; l&#8217;importante \u00e8 essere liberi, essere &quot;se stessi&quot;. Egli non parla mai del Peccato originale, dell&#8217;Incarnazione, della Redenzione, della Grazia, della Trinit\u00e0, del Giudizio finale: in compenso, parla molto di psicoterapia, di liberazione interiore, di conquista del proprio equilibrio spirituale, eccetera.<\/p>\n<p>L&#8217;idea centrale esposta nel brano sopra riportato \u00e8 sostanzialmente condivisibile: per poter amare gli altri, bisogna amare se stessi; e, per poter amare se stessi, bisogna smetterla di dipendere dall&#8217;altrui giudizio, dall&#8217;altrui approvazione e disapprovazione. Tutto questo \u00e8 come una droga alla quale finiamo per abituarci; e, una volta che ci saremo assuefatti, che saremo divenuti dipendenti, non saremo pi\u00f9 padroni della nostra vita. Ma che cosa vuol dire essere padroni della propria vita? In una prospettiva spirituale, si tratta di una espressione priva di senso: noi non siamo padroni di nulla; quando mai potremmo essere padroni della nostra vita? Per essere padroni di qualcosa, bisogna saperla creare: ma noi non possiamo creare la nostra vita, possiamo soltanto abitarla; dunque, non ne siamo padroni. Se lo fossimo, allora saremmo anche padroni di gettarla via, qualora non ne fossimo pi\u00f9 soddisfatti: ed \u00e8 un punto di visto che, oggi, va per la maggiore; ma non \u00e8 certamente un punto di vista religioso, meno ancora un punto di vista cristiano.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, tuttavia &#8212; lo ripetiamo &#8212; un forte nucleo di verit\u00e0, nella tesi di De Mello: nella vita, bisogna imparare a camminare da soli, con le proprie gambe; a respirare con i propri polmoni; a vedere con i propri occhi. Sembrano tutte cose ovvie, ma non lo sono: di fatto, succede che moltissime persone trascorrano la loro intera vita senza mai camminare con le proprie gambe, respirare coi propri polmoni e vedere coi propri occhi, ma si affidano alle gambe, ai polmoni e agli occhi di qualcun altro. Pu\u00f2 essere un parente, un amico, un superiore gerarchico; pu\u00f2 essere la societ\u00e0 intera, intesa nel senso pi\u00f9 banalmente conformista: l&#8217;opinione della maggioranza, gli atteggiamenti della maggioranza. Queste sono vite sprecate, vite prive di un minimo di consapevolezza.<\/p>\n<p>Intorno a quel nucleo di verit\u00e0, tuttavia, ci sono delle affermazioni azzardate, dei concetti ambigui o insufficientemente approfonditi. Che cos&#8217;\u00e8 tutto questo gettare fango sulla societ\u00e0, tutto questo accusare la societ\u00e0 di operare su di noi ogni sorta di manipolazione, ogni tipo di oppressione? \u00c8 roba vecchia e stravecchia: sa di &#8217;68, anzi, sa di Rousseau (il che \u00e8 la stessa cosa): la societ\u00e0 \u00e8 cattiva, ma l&#8217;uomo \u00e8 buono; sottraiamo l&#8217;uomo all&#8217;influsso della societ\u00e0, tagliamo i suoi legami e i suoi doveri verso la societ\u00e0, e tutto torner\u00e0 a posto, ogni cosa riprender\u00e0 a funzionare nella maniera pi\u00f9 soddisfacente. Semplice, no?<\/p>\n<p>Ora, senza voler negare che la societ\u00e0, e specialmente che l&#8217;avvento della societ\u00e0 di massa, eserciti realmente una pressione eccessiva sull&#8217;individuo, resta il fatto che tutti questi accusatori e nemici implacabili della societ\u00e0, questi fustigatori e frementi denunziatori della sua indebita ingerenza nella vita del singolo, cominciando da Freud e proseguendo con Pirandello, tendono a dimenticare una verit\u00e0 semplicissima, ma inoppugnabile: che l&#8217;uomo, al di fuori della societ\u00e0, \u00e8, alla lettera, una mera astrazione concettuale. L&#8217;uomo in quanto uomo non esiste; quell&#8217;uomo che conosciamo, che vediamo, che studiamo, e che possiamo amare oppure detestare, \u00e8 l&#8217;uomo sociale, l&#8217;uomo prodotto dalla societ\u00e0 e inserito nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ebbene: la societ\u00e0 fondamentale \u00e8 la famiglia (o almeno lo \u00e8 stata fino ad oggi; domani, si vedr\u00e0); niente famiglia, niente uomo. La famiglia pu\u00f2 essere surrogata da una istituzione artificiale &#8212; per esempio, da un orfanotrofio -, ma resta pur sempre vero che un bambino, un essere umano, per crescere e per vivere, ha bisogno di una societ\u00e0 che lo sostenga, che lo protegga, che lo istruisca, che lo orienti. Certo, \u00e8 possibile, perfino probabile, che la societ\u00e0 finisca per eccedere nel proprio zelo, che esorbiti dal proprio ruolo, che diventi oppressiva e repressiva, che produca negli individui un senso di frustrazione e di claustrofobia: tutto quel che vogliamo; ma l&#8217;individuo, abbandonato a se stesso, \u00e8 nulla. A meno che vogliano prenotarci tante isolette disabitate, quanti siamo noi esseri umani, e che ci assumiamo, come altrettanti Robinson, la responsabilit\u00e0 di badare a noi stessi, in tutto e per tutto, ventiquattro ore su ventiquattro e trecentosessantacinque giorni all&#8217;anno, per sempre, sino alla fine della nostra vita.<\/p>\n<p>Se non siamo disposti a fare questo, allora faremmo bene a smetterla con le chiacchiere insulse, con le critiche a buon mercato contro la societ\u00e0 cattiva; sarebbe ora che la smettessimo di fare come i bambocci viziati del &#8217;68, come i grossolani ammiratori del &quot;buon selvaggio&quot; russoviano, e ci rimboccassimo le maniche per vivere da uomini in mezzi agli altri uomini, nel bene e nel male, con la buona e con la cattiva fortuna a farci compagnia.<\/p>\n<p>E adesso torniamo all&#8217;assunto iniziale: che cosa significa amare. Amare significa vedere ed essere nel mondo, ma senza pi\u00f9 appartenere al mondo: significa stare con i piedi ben piantati in terra e con gli occhi bene aperti, ruotando lo sguardo a trecentosessanta gradi, ma senza fare propria la prospettiva del finito, del contingente, del provvisorio: bens\u00ec conservando la sete di eternit\u00e0 e la fame di assoluto. Perch\u00e9 sono quella sete e quella fame che ci rendono veramente umani, che ci rendono veramente persone, e persone vive; senza di esse, noi saremmo come dei morti, con un cuore di pietra, senza occhi per vedere e senza lacrime per soffrire &#8212; o per gioire.<\/p>\n<p>Essere veramente uomini significa saper amare; e, per saper amare, bisogno distaccarsi dalla dipendenza affettiva ed emozionale nei confronti del prossimo; nello stesso tempo, per\u00f2, bisogna conservare intatta la compassione, la meraviglia, la solidariet\u00e0 verso il mondo al di fuori di noi; diversamente, saremmo come dei morti che si rinchiudono nel proprio sepolcro, rinunciando alla vita per la paura di dover affrontare le difficolt\u00e0 che essa comporta.<\/p>\n<p>La psicoterapia, i discorsi sulla libert\u00e0, il rifiuto del ricatto sociale, sono tutte cose che vanno bene, se, a monte di esse, c&#8217;\u00e8 la cosa essenziale: un cuore vivo, un&#8217;anima che cerca l&#8217;amore di Dio e, nell&#8217;amore di Dio, l&#8217;amore per tutte le creature (e non solo per quelle umane). \u00c8 strano che il gesuita De Mello non faccia parola di Dio, nel suo ragionamento. A sentir lui, basta fare un po&#8217; di silenzio interiore, e subito arriva la primavera del cuore: molto bello, molto New Age, anche un po&#8217; kitsch &#8212; se volgiamo dirla tutta. Manca, per\u00f2 &#8212; lo ripetiamo &#8212; la cosa essenziale: Dio. Finch\u00e9 l&#8217;anima resta lontana da Dio, non trover\u00e0 mai la pace; ma se scopre la Sua presenza, allora non sar\u00e0 mai pi\u00f9 sola, affranta, angosciata; o forse lo sar\u00e0, talvolta; ma trover\u00e0 anche i mezzi per la ripresa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amare significa imparare a vedere: a vedere per davvero, e non soltanto a guardare, come facciamo di solito. 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