{"id":23197,"date":"2015-07-29T12:32:00","date_gmt":"2015-07-29T12:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/amare-e-voler-bene-sono-due-cose-profondamente-diverse-ma-perche\/"},"modified":"2015-07-29T12:32:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:32:00","slug":"amare-e-voler-bene-sono-due-cose-profondamente-diverse-ma-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/amare-e-voler-bene-sono-due-cose-profondamente-diverse-ma-perche\/","title":{"rendered":"Amare e voler bene sono due cose profondamente diverse; ma perch\u00e9?"},"content":{"rendered":"<p>Tre sono le liriche nelle quali, pi\u00f9 chiaramente emerge, la consapevolezza della distanza siderale che separa la capacit\u00e0 d&#8217;amare di Catullo dalla volubilit\u00e0 di Lesbia, e nelle quali il poeta latino si sforza di razionalizzare la propria sofferenza, per liberarsene: il carme 72, incentrato sulla dolorosa contrapposizione di &quot;amare&quot; e &quot;bene velle&quot;; il carme 75, in cui gli \u00e8 chiaro come l&#8217;affetto per la donna infedele non potr\u00e0 mai pi\u00f9 rinascere, ma, purtroppo, nemmeno la passione di lui per lei, potr\u00e0 mai avere fine; e il carme 76, il pi\u00f9 toccante, il pi\u00f9 sentito con l&#8217;intera profondit\u00e0 dell&#8217;anima, nel quale, parlando con se stesso, Catullo si rende conto di non avere forze sufficienti per liberarsi dalla sua vergognosa schiavit\u00f9 d&#8217;amore e rivolge una commovente preghiera agli dei, affinch\u00e9 lo soccorrano, se egli ha acquisito qualche merito presso di loro, con la sua &quot;bona fides&quot;, cio\u00e8 con la sua rettitudine interiore.<\/p>\n<p>Scrive Mario Citroni a questo proposito (in: Antonio La penna, Scrittori latini&quot;, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1977, vol. 1, pp. 96, 98, 99-101):<\/p>\n<p>\u00abCatullo [nel carme 72] constata che i tradimenti di Lesbia accrescono il suo amore, eccitando e rendendo pi\u00f9 acuto il fuoco del desiderio. Ma allo stesso tempo egli sente che a causa di questi stessi tradimenti va perduta irrimediabilmente un&#8217;altra componente del suo amore per Lesbia: la stima, la benevolenza. Per questa via Catullo riconosce nel proprio amore, accanto alla componente sensuale, una componente esclusivamente spirituale, che egli assimila all&#8217;amore di un padre per i figli [&#8230;] Nell&#8217;et\u00e0 moderna \u00e8 dl tutto naturale considerare l&#8217;amore come un sentimento in cui si assimilano in modi vari e complessi il desiderio sensuale e un affetto di natura spirituale. Ma ci\u00f2 \u00e8 tutt&#8217;altro che ovvio nel mondo romano, dove, secondo il costume tradizionale, vi \u00e8 una scissione piuttosto netta, tra, da un lato l&#8217;amore nel rapporto matrimoniale, che nei casi pi\u00f9 felici comporta al massimo tenerezza, cordialit\u00e0, fedelt\u00e0, senso protettivo, ma non desiderio passionale ardente, e, d&#8217;altro lato, l&#8217;amore libero, nell&#8217;adulterio, o con concubine e meretrici, esclusivamente sensuale. La morale tradizionale vedeva nei rapporti passionali liberi del giovane prima del matrimonio, o anche dell&#8217;uomo sposato fuori del matrimonio, quasi una benefica valvola di sicurezza che impediva che la passione sensuale portasse il disordine nell&#8217;istituzione matrimoniale, di cui si sentiva come fondamentale il carattere di istituzione giuridica con funzione sociale stabilizzatrice e che, nelle classi elevate, era un momento importante anche nella vita politica, perch\u00e9 serviva a stringere alleanze anche tra le famiglie. L&#8217;ideale a cui aspirava Catullo, di un amore libero in cui si unissero un&#8217;ardente passione sensuale e i pi\u00f9 spirituali sentimenti che sono propri della vita familiare, testimonia che lo schema tradizionale si sta ormai rivelando insoddisfacente di fronte alle nuove esigenze dell&#8217;individuo:il matrimonio, ridotto spesso a mera forma giuridica, \u00e8 in crisi e si sente il bisogno di fondare, magari al di fuori del matrimonio, un rapporto pi\u00f9 autentico e pi\u00f9 profondo. [&#8230;] Nel prendere coscienza del fallimento di questo suo ideale, che non trova corrispondenza nell&#8217;amore incostante di Lesbia, Catullo, in questo carme, viene a dare efficace espressione a una concezione dell&#8217;amore originale e singolarmente nuova nella poesia erotica antica. [&#8230;]<\/p>\n<p>Catullo [nel 75] riprende la distinzione tra &quot;amare&quot; e &quot;bene velle&quot; su cui si incentrava il precedente carme 72. Questo carme sar\u00e0 probabilmente posteriore: nel carme 72 la distinzione tra &quot;amare&quot; e &quot;bene velle&quot; veniva, dopo una sofferta autoanalisi, come una &quot;scoperta&quot; della formulazione pi\u00f9 adeguata a esprimere i termini della propria contraddittoria condizione sentimentale in seguito ai tradimenti di Lesbia. In questo carme questa condizione \u00e8 gi\u00e0, presupposta, e Catullo constata, con pi\u00f9 acre amarezza, che la contraddizione tra i due sentimenti non consente alcuna via d&#8217;uscita: n\u00e9 un ravvedimento di Lesbia potrebbe far rinascere l&#8217;affetto, n\u00e9 altre colpe potranno spegnere la passione. Catullo sente che questa contraddizione sconvolge il suo spirito [&#8230;] senza che vi sia possibilit\u00e0 di rimedio: in questo senso il carme \u00e8 vicino al carme 85 (tormento interiore per il conflitto di odio e amore) e preannuncia ormai il carme 76 in cui a Catullo non resta che pregare gli dei di liberarlo da un tormento che non ha vie d&#8217;uscita. [&#8230;]<\/p>\n<p>Catullo [nel carme 76] \u00e8 ormai convinto che il rapporto con Lesbia non potr\u00e0 pi\u00f9 ricominciare. Il dolore per questa forzata rinuncia e la passione ancora bruciante lo tormentano profondamente. Catullo si volge, in una sorta di amaro bilancio, verso il passato, cercandovi un motivo di conforto. La filosofia morale stoica predicava che la coscienza del bene fatto deve appagarci di per s\u00e9, indipendentemente dall&#8217;eventuale ricompensa che pu\u00f2 darci la gratitudine altrui. E sia lo stoicismo che l&#8217;epicureismo insegnavano che l&#8217;uomo pu\u00f2 trarre grande piacere dal ricordo del bene passato. Un&#8217;eco di questi comunissimi temi filosofici ha dato spunto alla riflessione con cui apre questo carme: &quot;se \u00e8 vero che il ricordo del bene compiuto \u00e8 motivo di gioia, io avr\u00f2 grandi gioie da questo amore ingrato in cui da parte mia \u00e8 stato fatto tutto il bene possibile [&#8230;]. Ma Catullo si rende conto che per poter godere di questo amaro piacere (&quot;multa gaudia&quot; \u00e8 forse tristemente autoironico) egli deve intanto liberarsi dal turbamento presente: di qui le affannose esortazioni con cui Catullo cerca di convincere se stesso a chiudere veramente il capitolo del suo amore per Lesbia. Ma egli non si sente le forze sufficienti per questa risoluzione, e rivolge allora agli dei una preghiera accorata [&#8230;]: egli \u00e8 come in preda a una crudele malattia, ma la &quot;pietas&quot; di cui ha dato prova lo rende meritevole del soccorso divino che gli dia la guarigione. Come nel carme 8, l&#8217;altro famoso soliloquio di Catullo, seguiamo, nell&#8217;arco di una non lunga lirica, le fasi di un complesso sviluppo psicologico che, qui come l\u00e0, si svolge essenzialmente tra due esigenze opposte: il bisogno di liberarsi da un amore che si \u00e8 rivelato impossibile, e l&#8217;ardore di una passione ancor viva. Ma qui il tono \u00e8 pi\u00f9 sofferto: si \u00e8 aggiunta l&#8217;esperienza dolorosa delle infedelt\u00e0 di lesbia, una unga macerazione psicologica che ha fatto di questo amore impossibile un &quot;taeter morbus&quot;,, una &quot;pestis&quot;, e si \u00e8 aggiunta la consapevolezza della possibilit\u00e0 di liberarsene con le proprie forze. Colpisce inoltre il carattere di pi\u00f9 approfondita riflessione, con venature filosofico-religiose, carattere che si coglie nello stesso sviluppo sintattico [&#8230;]. C&#8217;\u00e8 stata, nel frattempo [rispetto al carme 8], con la progressiva crisi del rapporto con Lesbia, la meditazione sul carattere del suo amore e la presa di coscienza della distinzione tra &quot;amare&quot; e &quot;bene velle&quot;. [&#8230;] Su questa linea di approfondimento della propria esperienza \u00e8 molto importante qui, come in altri carmi, che apparterranno allo stesso periodo, l&#8217;insistenza di Catullo sulla propria &quot;fides&quot;, alla quale in questo carme, in cui ha gran parte la divinit\u00e0, si unisce l&#8217;affermazione della propria &quot;pietas&quot;. &quot;Fides&quot; e &quot;pietas&quot; sono due concetti fondamentali nella tradizione morale e religiosa romana. &quot;Fides&quot; \u00e8 la fedelt\u00e0 a un patto sancito: la sua importanza \u00e8 in rapporto con la particolare struttura della societ\u00e0 romana in cui tutta la vita di relazione, e soprattutto la vita politica, era fondata su reciproci patti di associazione (taciti o pronunciati): tra cliente e patrono, tra amici (l&#8217;&quot;amicitia&quot; in Roma ha un importante risvolto politico [&#8230;]), tra i membri di una parte politica, tra stati. &quot;Fides&quot; \u00e8 dunque per eccellenza la virt\u00f9 che garantisce la solidariet\u00e0 dei membri nella comunit\u00e0 sociale. &quot;Pietas&quot; \u00e8 la virt\u00f9 di chi adempie ai doveri che si hanno verso i propri familiari e verso gli dei, e corrisponde quindi esattamente alla &quot;fides&quot; nell&#8217;ambito religioso e familiare. &quot;Pietas&quot; si pu\u00f2 riferire anche ai doveri che si hanno verso persone che non appartengono alla stessa famiglia, ma cui ci lega un patto sancito dagli dei. La grave seriet\u00e0, quasi la solennit\u00e0 con cui Catullo dichiara di aver sempre professato queste due virt\u00f9 (si intende, nel suo rapporto con Lesbia) facendosene un merito morale davanti alla sua coscienza, e religioso davanti agli dei, implica il riconoscimento di una dignit\u00e0 morale nel proprio amore.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque.<\/p>\n<p>Nel dramma di Catullo si intrecciano due diversi aspetti del problema (perch\u00e9 di un problema si tratta, checch\u00e9 ne pensino certe anime belle) relativo ai rapporti fra uomo e donna, e specialmente alla possibilit\u00e0 che essi siano improntati ad una assoluta confidenza, lealt\u00e0, benevolenza e abbandono incondizionato, fiducioso e affettuoso. Il primo \u00e8 di tipo, per cos\u00ec dire, culturale: il genere di rapporto che Catullo aspira a realizzare con Lesbia esce completamente dagli schemi della societ\u00e0 romana: egli vorrebbe mescolare un aspetto tipico della relazione matrimoniale, la &quot;fides&quot;, improntata al &quot;bene velle&quot;, dunque alla stima, all&#8217;affetto puro e profondo, con l&#8217;aspetto che \u00e8, invece, caratteristico della passione sfrenata: la sensualit\u00e0, che, nella societ\u00e0 e nella cultura del tempo, era concepibile solo al di fuori del matrimonio, e comunque con molte cautele e con molte limitazioni; infatti, nessun uomo virile si sarebbe vantato d&#8217;aver perso la testa per i begli occhi di una donna (semmai, per quelli d&#8217;un bel ragazzino!). Catullo, dunque, cerca e desidera qualche cosa che non esiste, che non \u00e8 previsto, che non \u00e8 neppure ammissibile nella mentalit\u00e0 del suo tempo: in una relazione extra-matrimoniale, cerca la profondit\u00e0 e la tenerezza che possono esistere solo fra due sposi, o &#8212; \u00e8 lui stesso a suggerirlo &#8212; tra fratelli, o tra genitore e figlio, oppure tra amici; ma anche, nello stesso tempo, l&#8217;ardente, furiosa passione dei sensi.<\/p>\n<p>Mettiamoci, per un istante, dal punto di vista di Lesbia: quale donna, al suo posto, avrebbe desiderato una cosa del genere, o si sarebbe sentita appagata da un tale amore? Una donna libera, emancipata, diciamo pure spregiudicata, come lei, che possedeva una certa reputazione, insomma una donna molto invidiata, ma anche molto, troppo chiacchierata, non poteva giocare a fare l&#8217;amante devota, fedele, cio\u00e8 l&#8217;improbabile copia di una perfetta sposa romana, tutta dedizione e protezione nei confronti del suo uomo: che cosa ci avrebbe guadagnato? Avrebbe subito le limitazioni del matrimonio, senza averne i vantaggi: decisamente, per una come lei, si sarebbe trattato di un pessimo affare. Certo, sulle prime specialmente, la focosa dedizione, il trasporto e l&#8217;offerta totale di s\u00e9, da parte di Catullo, devono averla non poco lusingata, fatta sentire una donna speciale, forse unica; ma, ben presto, devono esserle divenuti stretti, devono averle provocato un senso di soffocamento. La gelosia di lui, le sue scenate patetiche, devono esserle apparse come la brutta copia dell&#8217;atteggiamento possessivo di un marito ingombrante, secondo il vecchio stile romano; forse anche la stima per lui deve essere scemata, mano a mano ch&#8217;ella si accorgeva di come quell&#8217;uomo non si rendesse affatto conto di esser caduto in adorazione d&#8217;una donna che, moralmente parlando &#8212; e lei, intelligente com&#8217;era, ben lo sapeva &#8212; valeva assai meno di lui. Un uomo cos\u00ec suscita tenerezza, non stima e tanto meno amore: per essere amabile, un uomo deve apparire a una donna come estremamente sicuro di s\u00e9, come capace di tenere ben saldo il timore della propria vita in ogni circostanza, con lei o senza di lei. Una come Lesbia non doveva essere lusingata dal pensiero di doversi prendere cura di un uomo, tutto sommato, fragile, che la poneva sopra un inutile piedistallo e che da lei dipendeva interamente.<\/p>\n<p>E qui arriviamo al secondo aspetto del dramma vissuto da Catullo nella sua tempestosa e disperata relazione con Lesbia, una donna che aveva enormemente idealizzata e che continuava ad amare nonostante tutto, anche quando si era reso conto di che stoffa ella fosse fatta: continuava ad amarla, ma senza pi\u00f9 volerle bene, anzi, perfino odiandola, vale a dire con la coscienza sempre pi\u00f9 netta di essere schiavo di una tirannia dei sensi, che lo degradava e che stava rendendolo spregevole non tanto agli occhi di lei, cosa di cui poco gli importava (perch\u00e9 l&#8217;amava sempre, ma non la stimava pi\u00f9), ma ai suoi stessi occhi, cosa che, invece, lo turbava moltissimo: perch\u00e9, come tutti gli uomini d&#8217;animo nobile, Catullo era un severissimo giudice di se stesso, e non sopportava l&#8217;idea di essere tanto inferiore al modello ideale che avrebbe voluto impersonare, Lesbia o non Lesbia.<\/p>\n<p>Questo secondo aspetto della cosa \u00e8 di carattere molto pi\u00f9 generale e non \u00e8, come il precedente, legato a un particolare momento storico e culturale, ma \u00e8 universale e a-temporale, proprio, cio\u00e8, di qualunque tempo e di qualunque societ\u00e0. Potremmo cos\u00ec sintetizzarlo: Catullo non si rendeva conto che l&#8217;uomo e la donna, sempre, amano in modo diverso; che cercare, l&#8217;uno nell&#8217;altra, la perfetta intesa, totale e durevole, \u00e8 irrealistico e illusorio; che la donna, nella maggior parte dei casi, non possiede n\u00e9 il senso di &quot;giustizia&quot; proprio dell&#8217;uomo (come osserveranno, da punti di vista pur cos\u00ec diversi, due filosofi moderni, come Kierkegaard e Schopenhauer), n\u00e9 la profondit\u00e0 e la costanza del sentimento, n\u00e9 la lealt\u00e0 e la dedizione totale di cui \u00e8 capace un uomo; tranne, forse, nel matrimonio, ma appunto come abbandono ad un marito, non a un amante: quel marito che Catullo, uomo anch&#8217;egli libero ed emancipato, non cercava, n\u00e9 desiderava diventare.<\/p>\n<p>Lo sappiamo bene: questo \u00e8 un discorso che non piace, e non solo alla cultura femminista, ma quasi a nessuno, uomo o donna che sia, perch\u00e9 la cultura moderna ci ha talmente immersi nell&#8217;ottica egualitaria, anche riguardo alle differenze di genere, da rendere addirittura blasfema l&#8217;opinione secondo la quale la donna, nei confronti dell&#8217;uomo, non sia capace, in linea generale (e dunque con le debite eccezioni) di quel trasporto, e, nello stesso tempo, di quella costanza, dei quali, al contrario (e sempre con le debite eccezioni) l&#8217;uomo \u00e8 capace &#8212; e dire che ne \u00e8 capace, non equivale affatto a dire che tutti gli uomini, o la maggioranza degli uomini, siano inclini a farlo. Una tenera e romantica leggenda vuole che sia la donna a saper amare veramente e incondizionatamente; la verit\u00e0 \u00e8 che una donna, dopo aver dichiarato a un uomo che non ha mai amato alcuno pi\u00f9 di lui, e forse dopo averlo realmente creduto, sa voltare pagina con impressionante disinvoltura, se subentra una rottura, e riesce poi a dirigere altrove i propri sentimenti e ad intraprendere nuove relazioni, cancellando completamente il proprio passato. L&#8217;uomo, invece, non ne \u00e8 capace, e, se davvero ha amato una donna, non smetter\u00e0 mai di amarla, anche se avr\u00e0 fatto l&#8217;esperienza della sua meschinit\u00e0 spirituale e se avr\u00e0 deciso di non rivederla mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>La vera natura della donna \u00e8 quella di amare i figli e la famiglia, e di accudire il padre di quei figli; non di essere la compagna disinteressata di un uomo, la sua amante e la sua amica, e tanto meno di abbandonarsi a lui incondizionatamente. Questo perch\u00e9 la donna \u00e8 infinitamente pi\u00f9 razionale dell&#8217;uomo nei rapporti amorosi, sa quasi sempre fin dove arrivare e quando fermarsi, non perde facilmente la testa, ben difficilmente trascura la sua convenienza o il suo interesse: e questo non perch\u00e9 sia &quot;cattiva&quot;, o meschina, ma, semplicemente, perch\u00e9 tale \u00e8 la sua natura: rimanere padrona di se stessa, in modo che, fra i due, l&#8217;uomo e la donna, uno almeno non perda il controllo della situazione, uno almeno rimanga presente a se stesso e sia in grado di vedere le cose e giudicarle con una certa freddezza, con un certo distacco, con una certa lucidit\u00e0. Pu\u00f2 anche darsi che, nell&#8217;economia della natura, sia un bene che le cose stiano cos\u00ec: se entrambi fossero portati a perdere la testa, ad abbandonarsi alla passione, a dimenticare tutto per l&#8217;attimo presente, forse la societ\u00e0 sarebbe esposta ad una continua, logorante instabilit\u00e0 e, forse, non riuscirebbe a reggere le tensioni quotidiane della vita.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2, ben s&#8217;intende, deriva che il sesso forte \u00e8 quello femminile: e tanto peggio per gli uomini (e per le donne: ma sono assai rare) che non l&#8217;hanno capito. Il loro destino sar\u00e0, per forza di cose, quello del povero Catullo: soffrire senza scopo, consumarsi e infine distruggersi in una battaglia impossibile, persa in partenza: la battaglia contro la realt\u00e0 delle cose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre sono le liriche nelle quali, pi\u00f9 chiaramente emerge, la consapevolezza della distanza siderale che separa la capacit\u00e0 d&#8217;amare di Catullo dalla volubilit\u00e0 di Lesbia, e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23197","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23197","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23197"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23197\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}