{"id":23195,"date":"2013-10-21T07:52:00","date_gmt":"2013-10-21T07:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/10\/21\/amare-significa-accettare-tutto\/"},"modified":"2013-10-21T07:52:00","modified_gmt":"2013-10-21T07:52:00","slug":"amare-significa-accettare-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/10\/21\/amare-significa-accettare-tutto\/","title":{"rendered":"Amare significa accettare tutto?"},"content":{"rendered":"<p>Amare se stessi vuol dire accettarsi, e amare l&#8217;altro significa accettarlo: sembrerebbe una cosa molto semplice e chiaro, vero?<\/p>\n<p>No, non lo \u00e8.<\/p>\n<p>Che cosa vuol dire &quot;amare&quot; e che cosa vuol dire &quot;accettare&quot;? Bisogna in primo luogo chiarire questi due concetti; solo dopo averlo fatto, potremo passare ad esaminare la questione se amare significhi anche accettare, o, comunque, in che senso si debba intendere la cosa.<\/p>../../../../n_3Cp>Amare, amare veramente qualcosa (o qualcuno), significa, innanzitutto, PORLA, cio\u00e8 affermarla, valorizzarla, considerarla importante in se stessa, meritevole di attenzione, dotata di una dignit\u00e0 intrinseca e insopprimibile; significa guardarla con occhio benevolo e disinteressato, sceglierla in mezzo alla massa confusa del reale, considerarla unica e irripetibile.<\/p>\n<p>L&#8217;amore di desiderio, ammesso che sia amore e non semplice brama di possesso, non \u00e8 altrettanto benevolo, perch\u00e9 non \u00e8 altrettanto disinteressato; dove per &quot;disinteressato&quot; non si pretende che sia caratterizzato da un sovrano distacco, il quale pu\u00f2 nascere solo dall&#8217;indifferenza, ma che la naturale attrazione verso quella data cosa sia controbilanciata dalla spinta ad anteporre il desiderio di bene nei suoi confronti a qualunque altro fattore, compreso il nostro istinto della vicinanza e, tendenzialmente, del possesso.<\/p>\n<p>Chi non sa amare in maniera non possessiva e non tirannica, non sa amare veramente; sa amare solo nella misura in cui si aspetta di ricevere: e questo non \u00e8 vero amore, ma scambio commerciale: io offro qualcosa per avere qualche altra cosa. Si dir\u00e0 che sono in pochissimi a saper amare cos\u00ec; \u00e8 vero: ma non perch\u00e9 sia una cosa impossibile e tanto meno perch\u00e9 sia contrario alla natura; bisogna vedere, semmai, cosa si intende per &quot;natura&quot;, espressione ambigua e troppo generica, che si presta a tutte le forzature e a tutte le strumentalizzazioni.<\/p>\n<p>Se si vuol dire che non \u00e8 &quot;naturale&quot; essere attratti verso qualcosa senza desiderare anche, per ci\u00f2 stesso, di possederla, certamente si dice una cosa inesatta e incompleta; bisognerebbe chiarire, a sua volta, cosa si intende per &quot;possesso&quot;; e se, con tale parola, si intende il bisogno di ridurre quella cosa a mero oggetto, di degradarla da soggetto a pura funzione del proprio desiderio, allora si intende una attitudine che \u00e8 propria della natura inferiore, non della natura umana in quanto tale. La natura umana \u00e8, per sua essenza, indeterminata: se per &quot;natura&quot; si intende qualcosa che pu\u00f2 essere in un modo e in quello soltanto, allora la natura umana non esiste, perch\u00e9 la natura umana pu\u00f2 esprimersi in innumerevoli forme diverse: non solo quanti sono gli esseri umani, ma anche quanti e quali potrebbero essere; e ogni essere umano mai vissuto, vivente o che vivr\u00e0, pu\u00f2 costituirsi in infiniti modi, divenire, evolvere, trasformarsi, verso l&#8217;alto o verso il basso, progredire o regredire, innalzarsi o sprofondare nel fango.<\/p>\n<p>Non esiste una &quot;natura&quot; umana, perch\u00e9 la persona umana \u00e8 essenzialmente libert\u00e0, e la libert\u00e0 \u00e8 aperta a possibilit\u00e0 infinite. Dunque, non \u00e8 vero che sia cosa &quot;naturale&quot; desiderare l&#8217;altro in forma possessiva, degradandolo da soggetto a mero oggetto; n\u00e9 che sia cosa innaturale amarlo senza concupiscenza, disinteressatamente, in maniera assolutamente benevola. E nemmeno che quest&#8217;ultima forma di amore sia possibile solo quando si ama l&#8217;umanit\u00e0 in generale, ma non quando si ama un singolo e concreto essere umano: perch\u00e9 non si pu\u00f2 amare l&#8217;umanit\u00e0 se non si sa amare, in concreto, i singoli esseri umani; e perch\u00e9 amare in concreto gli esseri umani vuol dire fare i conti con la loro limitatezza, con la loro imperfezione, vedendoli per quello che sono e non per quello che l&#8217;accecamento dell&#8217;amore di desiderio ci fa credere, di volta in volta.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 amare qualcuno che \u00e8 imperfetto, limitato, e, presto o tardi, deludente? Lo si pu\u00f2 amare davvero, o \u00e8 &quot;naturale&quot; distaccarsene, quando i suoi limiti appaiono in tutta evidenza e quando diventano sgradevoli? Certo che si pu\u00f2, se lo si vede non tanto come &quot;imperfetto&quot;, ponendo l&#8217;accento su quello che in lui non \u00e8 come dovrebbe essere, ma come &quot;perfettibile&quot;, vedendo in lui quello che potrebbe essere, innalzandosi dai suoi limiti e diventando migliore, magari con il nostro aiuto e, appunto, con il nostro amore. Chi non sa che il fatto di essere amati rende pi\u00f9 radiosi, pi\u00f9 fiduciosi, pi\u00f9 ottimisti; che spinge a fare grandi cose; che aumenta il tono vitale; che rende pi\u00f9 bello, pi\u00f9 attraente, pi\u00f9 desiderabile, colui che prima appariva scostante e radicalmente privo di attrattiva?<\/p>\n<p>Ed eccoci allo scoglio dell&#8217;&quot;accettare&quot;. Se per amare qualcuno bisogna prima accettarlo, accettarlo cos\u00ec com&#8217;\u00e8, allora come si pu\u00f2 amare un essere imperfetto, limitato, talvolta sgradevole? E questo qualcuno potremmo essere noi stessi: per amarci davvero, dobbiamo proprio accettarci cos\u00ec come siamo, con tutti i nostri difetti, con tutti i nostri lati meno piacevoli?<\/p>\n<p>Nossignore: questo non sarebbe amore, ma narcisismo, se rivolto verso se stessi; e cieca adorazione, se rivolto verso l&#8217;altro. Noi non dobbiamo amarci per i nostri difetti, n\u00e9 amare l&#8217;altro per i suoi difetti; dobbiamo imparare ad amarci nonostante i nostro difetti, e ad amare l&#8217;altro nonostante i suoi difetti. Si faccia attenzione all&#8217;espressione secondo cui accettare vorrebbe dire amare le cose (o le persone) cos\u00ec come sono, con tutti i loro difetti. Che cosa significa &quot;con&quot;: che bisogna prenderli a scatola chiusa e tenerseli cos\u00ec come sono, anche se li abbiamo riconosciuti come tali &#8212; e parliamo, s&#8217;intende, di difetti di ordine morale, non fisico. Andiamoci piano: se si tratta di difetti lievi, allora s\u00ec; ma se gravi, allora no. I difetti gravi vanno combattuti in se stessi, corretti nell&#8217;altro, se davvero lo si ama. Non \u00e8 che non si possa amare qualcuno che abbia dei difetti, perch\u00e9 tutti ne hanno; ma amare significa desiderare il bene della persona amata, dunque bisogna anche essere capaci di aiutarla a riconoscere i suoi difetti gravi &#8211; e, naturalmente, a liberarsene.<\/p>\n<p>Gli esseri umani sono perfettibili: ci\u00f2 non significa che debbano diventare perfetti, ma che devono tendere a migliorarsi, a perfezionarsi. Perfetti non saranno mai; ma \u00e8 giusto che si impegnino a diventare sempre migliori, cio\u00e8 a imparare sempre qualcosa dalla vita; e che aiutino le persone che essi amano a fare altrettanto. Questo non \u00e8 perfezionismo, ma autentica capacit\u00e0 d&#8217;amare. Se amo una vecchia casa pericolante, se la amo davvero, ne rinforzo i muri, ne riparo il tetto, ne libero il giardino dalle erbacce: cerco di renderla pi\u00f9 bella, o, almeno, pi\u00f9 accogliente, pi\u00f9 abitabile, pi\u00f9 idonea a svolgere la sua funzione. Significa che devo imporle la mia idea di ci\u00f2 che \u00e8 bello, di ci\u00f2 che \u00e8 accogliente, di ci\u00f2 che \u00e8 consono alla sua funzione? No: esiste un consenso generale su ci\u00f2 che una casa dovrebbe rappresentare, anche se esistono infiniti pareri su come dovrebbe essere. Certo, posso dire di amare una casa in rovina, con il tetto sfondato, invasa dalle erbacce: ma, a ben guardare, quello non sarebbe amore autentico, ma amore di desiderio: mi piace cos\u00ec per un mio gusto particolare, ma non andrei mai a viverci, n\u00e9, onestamente, potrei augurare a qualcuno di abitare un rudere pericolante e fatiscente. Se voglio essere onesto con me stesso, allora devo riconoscere che \u00e8 facile amare le cose in quel modo, che \u00e8 puramente strumentale: non desiderando che siano buone in se stesse, ma che diano a me delle intense emozioni.<\/p>\n<p>Lo stesso ragionamento vale, &quot;a fortiori&quot;, per gli esseri umani, compresi noi stessi. Amare qualcuno significa desiderare di vederlo realizzare il suo essere nel modo migliore; e il modo migliore, per un essere umano, \u00e8 quello di esplicare al massimo le sue potenzialit\u00e0 positive: la salute, il vigore, l&#8217;intelligenza, la volont\u00e0, la cultura, il desiderio del bene. Non si tratta di imporre all&#8217;altro un nostro progetto, di sovrapporre la nostra personalit\u00e0 alla sua; ma di desiderare, per lui e per noi stessi, ci\u00f2 che \u00e8 bene in s\u00e9, il bene vero e incondizionato.<\/p>\n<p>Ora, questo bene non si trova, allo stato naturale, in nessuna cosa e in nessun luogo: non esiste, semplicemente. Non esiste, si badi, in natura. Per\u00f2 la tensione verso di esso, il desiderio di esso, il bisogno di esso, accompagna l&#8217;uomo fin dai tempi pi\u00f9 antichi: lo segue ovunque, anche sull&#8217;isola deserta in cui s&#8217;\u00e8 ridotto a vivere in perfetta solitudine. Non resta che cercarlo al di fuori della natura; non resta che levare lo sguardo a ci\u00f2 che \u00e8 permanente, incondizionato, e dunque trascendente. Nessun ente, contingente e imperfetto, possiede il bene assoluto; solamente l&#8217;Essere lo possiede, poich\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 il Bene. Ne consegue che non si pu\u00f2 veramente amare nessuno, neppure se stessi, se si esclude dalla relazione questo Terzo silenzioso, ma indispensabile, che \u00e8 la sola garanzia di verit\u00e0 e di giustizia nella ridda contrastante dei beni fallaci e apparenti.<\/p>\n<p>Ma non solo l&#8217;amore \u00e8 impossibile senza presupporre questo Terzo; anche la relazione dell&#8217;uomo a se stesso, lo \u00e8; anche la pura e semplice comprensione di ci\u00f2 che l&#8217;esistenza rappresenta per l&#8217;uomo. Questo \u00e8 il grande errore del naturalismo: se si afferma che la natura \u00e8 tutto, che \u00e8 buona e perfetta in se stessa, allora bisogna anche ammettere che sono buoni e perfetti i terremoti, le pestilenze, il tumore al cervello d&#8217;un bambino, la bomba atomica e la guerra chimica o batteriologica. Solo cervelli deboli, come quello di Rousseau, e menti radicalmente anti-filosofiche, possono sostenere teorie del genere e vaneggiare di &quot;buoni selvaggi&quot; e di societ\u00e0 colpevoli d&#8217;ogni male al mondo.<\/p>\n<p>Si capisce che negare la bont\u00e0 e la perfezione intrinseche della natura, e dunque ammettere il bisogno di redenzione di quest&#8217;ultima, uomo compreso, non significa affatto scivolare nella opposta esagerazione. Pretendere di rifare la natura, di correggerla a proprio uso e consumo, di creare quasi una seconda natura, \u00e8 operazione blasfema, oltre che assurda. Pretendere di mangiare le fragole in gennaio o di avere in tavola l&#8217;uva ad aprile, significa non rispettare la natura e volersi sostituire a Dio: cosa empia e impossibile. O, se anche tecnicamente possibile, foriera di imprevedibili reazioni negative a catena: non si pu\u00f2 stravolgere la natura impunemente, tanto pi\u00f9 per futili ragioni. Anche manipolare il DNA di un essere vivente, anche clonare un essere vivente \u00e8 una rivolta contro Dio e una dichiarazione di guerra alla natura. La natura va accettata fin quando \u00e8 possibile; va corretta quando \u00e8 necessario. Non \u00e8 necessario ingurgitare pillole chimiche al primo accenno di mal di testa: un po&#8217; di mal di testa si pu\u00f2 sopportare benissimo. E non \u00e8 necessario traforare le montagne per guadagnare mezz&#8217;ora di tempo in un viaggio complessivo di otto ore; n\u00e9 distruggere una foresta, al solo scopo di farci passare un&#8217;autostrada in linea retta.<\/p>\n<p>Lo stesso criterio va adoperato per la natura umana. I difetti lievi vanno accettati, finch\u00e9 non causano gravi inconvenienti; quelli gravi devono essere combattuti, sempre. Anche certi impulsi, bench\u00e9 naturali, vanno controllati, filtrati e, se necessario, contrastati: non tutto \u00e8 bene quel che viene dalla natura umana. L&#8217;istinto aggressivo, l&#8217;istinto sessuale non si possono, n\u00e9 si devono assecondare sempre e comunque. Questo \u00e8 evidente a chiunque possieda un minimo di onest\u00e0 intellettuale; e lasciamo che i cattivi maestri dell&#8217;egoismo edonistico e dell&#8217;utilitarismo selvaggio proclamino il contrario dalle loro sciagurate cattedre. Se fosse per loro, ricadremmo allo stato selvaggio, nel significato peggiore del termine: torneremmo alla clava, allo stupro, al cannibalismo. O, almeno, vi torneremmo se fosse per ci\u00f2 che dicono a parole; perch\u00e9, di solito, non lo pensano veramente; e non lo pensano soprattutto quando si tratta di finire tra le vittime. Tutti sono bravi a proclamare la morte della morale e a dichiarare che essa \u00e8 il travestimento del potere; ma poi, appena si vedono esposti alla violenza altrui, corrono a rifugiarsi, come bambini spaventati, dietro uno scudo che li possa proteggere, di qualunque materia sia fatto.<\/p>\n<p>Riassumendo: accettarsi e accettare l&#8217;altro non equivale, sempre e comunque, ad accettare ogni cosa, in blocco, nel senso di prendere o lasciare. E amare, amare veramente, non significa accettare qualsiasi cosa: questo non sarebbe amore, ma pigrizia e fatalismo o, peggio, connivenza con il male. Non si pu\u00f2 essere conniventi con il male e dire di amare, perch\u00e9 amare \u00e8 amare il bene, sempre; \u00e8 amare ci\u00f2 che \u00e8 bene, ci\u00f2 che costituisce il vero bene. Il vero bene non coincide, evidentemente, con il bene apparente: n\u00e9 col mio, n\u00e9 con l&#8217;altrui. Il vero bene risiede nel riconoscimento della parte migliore presente nell&#8217;uomo e nella realizzazione delle sue potenzialit\u00e0 pi\u00f9 nobili e disinteressate. Il pensiero debole, il pensiero ipercritico, il naturalismo e il soggettivismo esasperati, oggi imperanti, vorrebbero negare ogni gerarchia di valori e pretendono che tutto sia uguale a tutto, che non vi sia alcuna differenza tra uno sgorbio e un&#8217;opera d&#8217;arte, tra un rumore e una melodia, tra verit\u00e0 e menzogna, tra bene e male. Esso vorrebbe sommergere ogni gerarchia di valori in una cupa notte ove ogni cosa appaia nera, in una palude ove non si veda la bench\u00e9 minima differenza tra giustizia e ingiustizia, tra santit\u00e0 e perversione. \u00abFedelt\u00e0 alla terra\u00bb, ragliano gli asini che hanno mal digerito Nietzsche, e ripetono in coro gli sciocchi che poco hanno capito del Tao.<\/p>\n<p>No, amare non significa accettare qualunque cosa, ma solo ci\u00f2 che \u00e8 buono; o, almeno, ci\u00f2 che \u00e8 suscettibile di bene, ci\u00f2 che ha nostalgia del bene, ci\u00f2 che tende al bene. Uno sventurato che compia il male, ma abbia nostalgia del bene, pu\u00f2 essere amato: non per\u00f2 accettandolo com&#8217;\u00e8, ma aiutandolo a redimersi. Tutti abbiamo bisogno di redenzione, perch\u00e9 la pace cui aspiriamo \u00e8 solo nell&#8217;Essere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amare se stessi vuol dire accettarsi, e amare l&#8217;altro significa accettarlo: sembrerebbe una cosa molto semplice e chiaro, vero? No, non lo \u00e8. 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