{"id":23189,"date":"2015-07-28T06:14:00","date_gmt":"2015-07-28T06:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/amalia-guglielminetti-e-guido-gozzano-seconda-parte\/"},"modified":"2015-07-28T06:14:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:14:00","slug":"amalia-guglielminetti-e-guido-gozzano-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/amalia-guglielminetti-e-guido-gozzano-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto, per sommi capi, l&#8217;andamento della infelice relazione sentimentale fra la poetessa torinese Amalia Guglielminetti e il suo concittadino e collega Guido Gozzano, basandoci su alcune lettere di lei, tratte dal loro epistolario (cfr. il precedente articolo \u00abAmalia Guglielminetti e Guido Gozzano: quando un amore appassisce e muore\u00bb, pubblicato su Il Corriere delle Regioni in data 02\/05\/2015); ci resta ora da considerare il punto di vista di lui.<\/p>\n<p>A tal fine, abbiamo trascelto tre lettere dalla loro corrispondenza, particolarmente significative per comprendere quello che Gozzano sentiva nei confronti di Amalia e ci\u00f2 che pensava della loro relazione (da: \u00abTi dico che ti amo. Le pi\u00f9 belle lettere d&#8217;amore di ogni tempo e paese\u00bb, a cura di G. D. Bonino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1977, pp. 1126-128; 144-145; 169-170):<\/p>\n<p>\u00abUNA DOLCEZZA UN PO&#8217; ACRE SULLE LABBRA [S. Giuliano d&#8217;Albaro, 9 dicembre 1907]<\/p>\n<p>Povera Amica, ho il mare d&#8217;innanzi e Voi non ci siete pi\u00f9! Che cosa strana. Si saluta una creatura, si sale in treno, si va, si discende, ci si guarda introno: e la creatura non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9! Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9; \u00e8 come se fosse morta: di lei restano superstiti nella retina qualche atteggiamento della persona, qualche nota della voce, non altro. Che cosa strana! Ed ho riveduto il mare, il mare che sa consolare di tante cose anche di questo nostro cattivo ultimo giorno&#8230; Ritornando qui, nel luogo stesso dove avevo ricevuto le vostre prime lettere, il mio spirito si \u00e8 ricongiunto al tempo nel quale ancora Voi eravate per me &quot;Amalia Guglielminetti&quot;. E tutto quanto il Destino volle fare di noi, mi pare lo spasimo d&#8217;un febbricitante; e della cosa cattiva pi\u00f9 nulla resta fuor che una dolcezza un po&#8217; acre sulle labbra e sulle gengive, come quando si \u00e8 troppo a lungo masticato la corolla di certe violette&#8230;<\/p>\n<p>Il mare \u00e8 pur sempre il grande purificatore: io mi sento l&#8217;anima leggera e monda, nata da ieri. C&#8217;\u00e8 un tepore, una gaiezza nell&#8217;aria! Tutto l&#8217;orizzonte che traspare dalla mia finestra non \u00e8 che l&#8217;armonia di due fasce azzurre: una pi\u00f9 cupa: il mare; una pi\u00f9 chiara, il cielo&#8230;Lasciando Torino ho avuto come un senso di liberazione. Per tante cose. E principalmente per Voi. Era tempo! Era tempo di frapporre fra noi due molti mesi e molti chilometri! Non gi\u00e0 che io fossi per commettere qualche pazzia(non ho amato pur troppo fino a ora e forse non amer\u00f2 pi\u00f9; non amer\u00f2 mai se non ho amato Voi!) ma il desiderio della Vostra persona cominciava ad accendermi il sangue con una crudelt\u00e0 spaventosa; ora l&#8217;idea di accoppiare una volutt\u00e0 acre e disperata alla bellezza spirituale di una intelligenza superiore come la vostra mi riusciva umiliante, mostruosa, intollerabile&#8230;<\/p>\n<p>Quando l&#8217;altro giorno uscii dal vostro salotto con la prima impronta della vostra bocca sulla mia bocca mi parve d&#8217;aver profanato qualche cosa in noi, qualche cosa di ben pi\u00f9 alto valore che quel breve spasmo dei nostri nervi giovanili, mi parve di veder disperso per un istante d&#8217;oblio un tesoro accumulato da entrambi, per tanto tempo, a fatica. E ieri l&#8217;altro, quando scendeste disfatta nel vestito nel cappello nei capelli, e mi lasciaste solo in quella volgare vettura di piazza, io mi abbandonai estenuatissimo contro la spalliera, dove alla finezza del vostro profumo andava succedendo l&#8217;acredine del cuoio logoro&#8230; E nel ritorno (orribile!) verso la mia casa, sentivo il sangue irrompermi nelle vene e percuotermi alla nuca come un maglio, e, col ritmo fragoroso dei vetri, risentivo sulla mia bocca, la crudelt\u00e0 dei vostri canini. Sono rientrato in casa con un desiderio solo: partire, lasciare Torino subito. E quest&#8217;oggi ho il mare d&#8217;innanzi! Sono libero e sono felice. V&#8217;ho scritto giorni fa che in questa pace l&#8217;immagine vostra sarebbe risorta nella mia memoria, &quot;come la fronda nell&#8217;acqua che s&#8217;acqueta&quot; &#8212; \u00c8 vero! Gi\u00e0 siete ritornata per me la buona sorella che &#8212; vicina &#8212; &quot;non vi sentivate di essere&quot; &#8212; Vado a vedere il mare prima di salutarvi. Il mare \u00e8 furibondo: s&#8217;accartoccia sotto la mia finestra ribollendo con voce sorda&#8230; Non m&#8217;ha salutato e non mi lascia di salutarvi. Io penso, guardandolo ed ascoltandolo, a un giudice iroso che ci ammonisca entrambi. \u00c8 cos\u00ec!<\/p>\n<p>SCOMPARSA NEL LABIRINTO. [Torino, ultimo d&#8217;aprile 1908; da domani in poi: Agli\u00e9-Meleto]<\/p>\n<p>Amalia, dedico a te le prime linee dopo parecchi giorni di clausura febbricitante: sono stato pochissimo bene e sono di umore deplorevole. Per fortuna ho pesato poco a te, in questo tempo, ch\u00e9 altrimenti t&#8217;avrei pensata male&#8230; \u00c8 cos\u00ec: la tua immagine, come tutte le cose belle, non trova presa sul mio spirito che quando questo \u00e8 sereno e buono e favorevole. Da qualche giorno invece sono amaro e cattivo. Per tante cose della vita comune: e grandi e piccole, che sono un martirio alla mia sensibilit\u00e0 e un disastro completo per il mio sentimento lirico. Per questo tu e la poesia siete esulate dalla mia anima: e ne sono tanto triste! Domattina ritorno ad Agli\u00e9 definitivamente. Spero di ritrovare, nella pace canavesana, la mia salute e me stesso. E ti scriver\u00f2. Grazie della tua lettera buona: sono lieto che la tua vita romana sia fin ora immune di episodi spiacevoli. Scrivimi quando ti senti, e quando hai qualche piccola curiosit\u00e0 da parteciparmi. Sai che mi diverto&#8230;Come deve apparirti scolorito e lontano il &quot;piccolo amico&quot; da un centro spaventoso come Roma grande. Ma anche tu non ne guadagni agli occhi miei: la tua figura mi \u00e8 divenuta estranea come se scomparsa in una tomba o un labirinto: non so&#8230; Ti penso un po&#8217; come una morta, mentre ti bacio.<\/p>\n<p>\u00c8 GIUNTA L&#8217;ORA DELL&#8217;AMICIZIA. [Il Meleto, 24 maggio 1908]<\/p>\n<p>Mia cara Amica, l&#8217;altro giorno, lacerando la busta, ero certo di quanto la vostra lettera potesse contenere. E ho letto senza sorpresa e senza dolore. No, Amalia mia, non far\u00f2 nulla perch\u00e9 &quot;vi riattacchiate a ci\u00f2 che prima vi appassionava tanto. \u00c8 giunta l&#8217;ora dell&#8217;amicizia. Ed \u00e8 ben che sia giunta. Io sento, per questo, una serenit\u00e0 nuova nell&#8217;anima, e il ricordo del passato nostro \u00e8 senza rimpianti, a pena a pena soffuso di una lievissima malinconia. Vi scrivo della mia solita stanza, dinnanzi alla mia solita finestra, al medesimo posto&#8230;I vetri sono chiusi pel vento terribile: fuori le piante si torcono con un brivido che fa pena&#8230;Ed io ho l&#8217;anima cos\u00ec quieta e cos\u00ec silenziosa! \u00c8 uno strano contrasto: il paesaggio esterno e il mio paesaggio interiore&#8230;<\/p>\n<p>Ma parliamo di Voi, amica mia; ne ho ben sempre il diritto. Di voi ho perduto la parte meno cara al mio spirito: la creatura amante: ma mi resta l&#8217;altra: l&#8217;amica buona, la compagna necessaria. Tanto necessaria. Anche di lontano, specialmente di lontano, sento il bisogno della vostra mano fraterna: e questa non mi verr\u00e0 mai meno, non \u00e8 vero? Voi siete lo spirito pi\u00f9 affine al mio, come predilezioni e come sogni, e nessun compagno pu\u00f2 comprendermi, confortarmi, animarmi e aiutarmi come potete Voi&#8230; Siatemi, dunque, benevola sempre&#8230;<\/p>\n<p>Perdonatemi &#8212; scrivetemi &#8212; ricordatemi.\u00bb<\/p>\n<p>Abbiamo affermato che la sofferenza pi\u00f9 grande che pu\u00f2 determinarsi fra due esseri umani che si amano, o che si sono amati, \u00e8 quella dovuta alla sproporzione fra le loro aspettative, o quelle di uno di essi, e la realt\u00e0 concreta che il loro rapporto assume, nell&#8217;ambito della vita d&#8217;ogni giorno: ossia, se si vuole, nel passaggio dalla dimensione &quot;sacra&quot; dell&#8217;innamoramento, a quella &quot;profana&quot; della relazione successiva.<\/p>\n<p>Ebbene, dalle lettere di Gozzano emerge chiaramente ci\u00f2 che gi\u00e0 s&#8217;intuiva da quelle della sua amica: Amalia, passionale e irruente, aveva idealizzato l&#8217;oggetto del suo amore e non riusciva a vederlo per quello che era, un giovane gravemente malato, che aveva posto &#8212; a difesa del proprio equilibrio &#8212; una invalicabile barriera fra s\u00e9 e gli altri: la barriera dell&#8217;ironia. \u00c8 difficile immaginare qualcosa di pi\u00f9 sottilmente crudele di quella descrizione della donna che scende disfatta dalla carrozza (senza rinunciare al gioco di assonanze fra &quot;cappello&quot; e &quot;capelli&quot;, l&#8217;uno e gli altri sgualciti), il vestito in disordine, dopo avere impresso il segno dei propri canini affilati sulle labbra dell&#8217;uomo: e di inviare all&#8217;amante un siffatto ritratto, quasi una fotografia oscena, come a dirle: \u00abquanto eravate brutta e volgare: impossibile amarvi ancora, dopo avervi vista cos\u00ec\u00bb (perch\u00e9 Guido insiste a darle del &quot;voi&quot; perfino adesso) \u00abe dopo che vi avevo creduta una dolcissima Beatrice\u00bb.<\/p>\n<p>Se un uomo desiderasse ferire a sangue la donna che lo ama, difficilmente potrebbe immaginare di adoperare con lei un linguaggio pi\u00f9 sferzante, pi\u00f9 spietato di questo. E intanto ci par di vedere quella vettura di piazza che gira a casaccio per le strade di Torino, con i due amanti che si scambiano baci furiosi, disperati di non avere una gar\u00e7onni\u00e8re, ma lacerati da due forme opposte di disperazione: lei, di non potersi dare interamente, lui di essersi spinto anche troppo in l\u00e0, atterrito dalla profanazione che sta compiendo e disgustato per quei denti, quella bocca, quel corpo magro e avido di donna, dalle ginocchia ossute e affilate, che lo sugge come un vampiro, che lo danna come una Salom\u00e8 (di cui dilagava il fantasma, in Europa, dopo la &quot;prima&quot; del dramma di Oscar Wilde): con tanto di Giudice &quot;iroso&quot;, di Yahw\u00e9 corrucciato, che scuote il capo in un gesto di condanna.<\/p>\n<p>Povera Amalia, in che braccia si \u00e8 gettata: era tanto grande il suo bisogno d&#8217;amore, da accettare simili umiliazioni senza fare una piega? Quale donna non si sarebbe sentita offesa a morte da quel tono, da quelle allusioni, da quella specie di freddo, inumano umorismo? Eppure, Amalia non si \u00e8 data per vinta; ha continuato a sperare, a credere nel proprio amore: come tutte le donne intelligenti e ostinate, ma dominate da un carattere passionale, nemmeno adesso ha potuto vedere Guido per ci\u00f2 che \u00e8, a capire quel che lui cerca: l&#8217;amica e non l&#8217;amante; sebbene egli sia stato chiarissimo, fino alla crudelt\u00e0, fino quasi al disprezzo. Probabilmente ha creduto di poterlo &quot;redimere&quot;, di poterlo &quot;salvare&quot; dai suoi stessi timori, dalla sua freddezza, dalla sua paura di lasciarsi andare: ha voluto vedere in lui solo una parte della verit\u00e0, il bambino spaventato e consapevole di dover morire giovane, e non l&#8217;altra parte: l&#8217;amico buono, ma un po&#8217; egoista, lo scrittore ambizioso, assetato di fama e di successo, indisponibile a una vera intimit\u00e0 del cuore, se non attraverso il mezzo della pagina scritta.<\/p>\n<p>\u00abLa vita, o la si vive o la si scrive\u00bb, ha sentenziato Pirandello: e, mentre Guido, dopo essere stato un po&#8217; in bilico, incerto sul da farsi, aveva deciso di scriverla e di sognarla (anche attraverso gli occhi stupefatti dell&#8217;infanzia: quando ci si decider\u00e0 a riconoscerne la grandezza di scrittore di fiabe per bambini, pi\u00f9 ancora che di poeta crepuscolare?), Amalia, invece, d&#8217;istinto, con tutto il fuoco della sua indole &quot;meridionale&quot; &#8212; pur essendo torinese purosangue &#8212; intendeva viverla davvero, e non solo di guardarsi viverla dal di fuori: &quot;vergine folle&quot; pure lei, mezza liberty e mezza dannunziana, come le eroine del suo primo libro di poesie, cos\u00ec in sintonia con i ritratti femminili di un Dante Gabriel Rossetti, di un William Morris o di un Edward Burne-Jones, ma anche con qualcosa delle indimenticabili donne della Scapigliatura, a cominciare dalla torbida Fosca di Iginio Ugo Tarchetti e, naturalmente, dalla lasciva e perversa Livia di Camillo Boito.<\/p>\n<p>Uno psicanalista freudiano potrebbe sbizzarrirsi a vivisezionare il complesso edipico che trattiene Guido sull&#8217;orlo della relazione fisica, che pur desidera e dalla quale \u00e8 cos\u00ec turbato, ma che lo respinge con gli spettri del disgusto e del senso di colpa; \u00e8 un&#8217;operazione che gli lasciamo pi\u00f9 che volentieri. Quel che vediamo, \u00e8 l&#8217;immensa sproporzione fra le aspettative di Guido e quelle di Amalia: per lui, la donna \u00e8 l&#8217;amica-sorella, della quale desidera la comprensione, la vicinanza &#8212; ma non troppo &#8212; e il sostegno morale, ma con la quale sarebbe impossibile consumare l&#8217;incesto sino in fondo (a differenza di quel che far\u00e0 Carlo di Maia con Maria Edoarda, sua sorella, nel capolavoro dello scrittore portoghese Jos\u00e9 Maria E\u00e7a de Queiros, \u00abOs Maias\u00bb, del 1888); per lei, l&#8217;uomo \u00e8 una persona da amare in spirito e nella carne, tutto intero, senza compromessi o mezze misure, e rinunciando perfino ai propri sogni di celebrit\u00e0.<\/p>\n<p>Fra i due, Guido \u00e8 il pi\u00f9 &quot;moderno&quot; (e non \u00e8 certo un complimento): la nevrosi dello sdoppiamento, della scissione dell&#8217;io, del divorzio fra la mente e il cuore, in lui \u00e8 gi\u00e0 allo stadio avanzato, come si vede nei romanzi &#8212; e nella vita &#8212; di un Proust, di un Kafka, di un Musil, di un Joyce e di uno Svevo, mentre lei, tutto sommato, e nonostante le apparenze, \u00e8 ancora una donna dell&#8217;Ottocento, pur se tentata da sensuali e sconosciuti fremiti di libert\u00e0, da orizzonti inesplorati di sfida e trasgressione (quale signorina bene accetterebbe di ridursi in condizioni tanto deplorevoli, andando in giro con un uomo, su di una carrozza pubblica, per le strade della sua citt\u00e0?).<\/p>\n<p>Amalia, senza dubbio, \u00e8 anche la pi\u00f9 coraggiosa e, forse, la pi\u00f9 leale: per lui, rinuncerebbe anche alle proprie ambizioni; si accontenterebbe d&#8217;esser solo una donna innamorata. Senza dubbio, \u00e8 la pi\u00f9 sana: il bovarismo, il male letterario che vampirizza la vita &quot;vera&quot;, non l&#8217;ha ancora soggiogata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto, per sommi capi, l&#8217;andamento della infelice relazione sentimentale fra la poetessa torinese Amalia Guglielminetti e il suo concittadino e collega Guido Gozzano, basandoci su<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23189","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23189"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23189\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}