{"id":23182,"date":"2008-06-10T03:21:00","date_gmt":"2008-06-10T03:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/10\/lideologia-per-louis-althusser-interpella-gli-individui-in-quanto-soggetti\/"},"modified":"2008-06-10T03:21:00","modified_gmt":"2008-06-10T03:21:00","slug":"lideologia-per-louis-althusser-interpella-gli-individui-in-quanto-soggetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/10\/lideologia-per-louis-althusser-interpella-gli-individui-in-quanto-soggetti\/","title":{"rendered":"L&#8217;ideologia, per Louis Althusser, interpella gli individui in quanto soggetti"},"content":{"rendered":"<p>Figura controversa, quella del filosofo francese Louis Althusser, nato ad Algeri nel 1918 e morto a Le Verri\u00e9re nel 1990.<\/p>\n<p>Arruolato nell&#8217;esercito all&#8217;inizio della seconda guerra mondiale e fatto prigioniero nel 1940, trascorse tutta la durata del conflitto in un campo di prigionia tedesco. Nel 1948 si iscrisse al Partito comunista francese, dopo che era passato, dalle giovanili posizioni cattoliche, a una piena adesione al marxismo, di cui sarebbe divenuto uno dei maggiori teorici del secondo Novecento. Al tempo stesso, negli anni Sessanta si segnal\u00f2 come uno dei pi\u00f9 significativi esponenti della cultura d&#8217;ispirazione strutturalista (insieme a Claude L\u00e9vi-Strauss, Jacques Lacan e Michel Foucault), o, meglio, all&#8217;interpretazione dello strutturalismo in chiave marxista.<\/p>\n<p>Assistente presso l&#8217;\u00c8cole Normale dal 1948 al 1980, dovette interrompere pi\u00f9 volte la sua carriera professionale a causa di una serie di ricoveri in clinica psichiatrica, essendo affetto da gravi disturbi mentali. Il 16 novembre 1980, improvvisa (ma non troppo), scoppi\u00f2 la tragedia: Althusser uccise, strangolandola con le sue mani, la moglie Hel\u00e9ne Rytmann. Il processo non ebbe mai luogo perch\u00e9, l&#8217;anno seguente, l&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria dichiar\u00f2 il non luogo a procedere, ritenendo il filosofo incapace di intendere e di volere al momento del fatto.<\/p>\n<p>La cosa, comunque, suscit\u00f2 molte discussioni e anche reazioni indignate nell&#8217;opinione pubblica: pi\u00f9 ancora dell&#8217;omicidio, il mancato processo e l&#8217;immediata rimessa in libert\u00e0 del reo confesso. Althusser non si riprese mai pi\u00f9 da quella tragica vicenda, anche se cerc\u00f2 di chiarirla a s\u00e9 stesso in un libro autobiografico, <em>L&#8217;avenir dure longtemps<\/em>, dal quale sarebbe stato tratto nel 2006 &#8211; dunque molti anni dopo la sua morte &#8211; lo spettacolo teatrale <em>Le Cayman.<\/em><\/p>\n<p>Althusser si era imposto all&#8217;attenzione della cultura francese nel 1965 con la pubblicazione di due saggi: uno interamente scritto da lui, <em>Per Marx<\/em>; l&#8217;altro, scritto in collaborazione con alcuni suoi allievi, <em>Leggere \u00abIl Capitale\u00bb.<\/em> Grazie ad essi, il filosofo francese si segnal\u00f2 come uno dei pi\u00f9 autorevoli esponenti del dibattito, interno alla cultura marxista, fra tendenza strutturalista e tendenza storicista o umanista, schierandosi &#8211; come si \u00e8 detto &#8211; a favore della prima.<\/p>\n<p>La riflessione di Althusser parte dalla convinzione che, nella fase storica del marxismo che, passando per Lenin, arriva fino a Mao, la dialettica hegeliana \u00e8 divenuta anacronistica e inutilizzabile. La filosofia hegeliana, infatti, \u00e8 orientata verso una concezione lineare e finalistica della storia e della societ\u00e0; pertanto \u00e8 necessario abbandonarla (negazione della negazione) oppure ridefinirla (contraddizione).<\/p>\n<p>Da parte sua, Althusser nega la possibilit\u00e0 di un umanesimo marxista, e afferma risolutamente che Marx non \u00e8 mai stato hegeliano. A suo giudizio, vi sarebbe una netta discontinuit\u00e0 fra il primo periodo della filosofia di Marx, quello &quot;ideologico&quot;, e il secondo periodo, quello &quot;scientifico&quot;. Il punto di svolta dall&#8217;uno all&#8217;altro sarebbe rappresentato, nel 1845, dalla pubblicazione de <em>L&#8217;ideologia tedesca.<\/em> In seguito, il filosofo francese cambi\u00f2 idea, e cerc\u00f2 il punto di svolta in un periodo successivo, senza riuscire, per\u00f2, a individuarlo con assoluta certezza. Come vedremo, questa incertezza non costituisce un semplice dettaglio della ermeneutica althusseriana di Marx, bens\u00ec un nodo centrale: perch\u00e9 non \u00e8 affatto sicuro che una tale &quot;svolta&quot; ci sia stata: <em>ergo<\/em>, tutta la pretesa di Althusser di rivalutare il Marx &quot;epistemologo&quot; poggia su basi molto fragili o, forse, addirittura sul vuoto&#8230;<\/p>\n<p>Secondo Althusser, la dialettica hegeliana e la dialettica marxista sono incompatibili (tesi che suscit\u00f2 scalpore nell&#8217;ambito della cultura marxista). Per lui, non era affatto sufficiente &#8211; come aveva detto Marx &#8211; prendere di peso la dialettica di Hegel e rovesciarla, in modo che si reggesse sui piedi anzich\u00e9 sulla testa. Essa sono completamente eterogenea rispetto a quella marxista; perci\u00f2, per interpretare il pensiero di Marx, \u00e8 necessario congedarsi senza tanti rimpianti da quello di Hegel.<\/p>\n<p>Tra le opere pi\u00f9 importanti di Louis Althusser ricordiamo: <em>Montesquieu, la politique et l&#8217;histoire<\/em> (Parigi, 1959); <em>Lire le Capital<\/em> (scritto in collaborazione con J. Ranci\u00e8re, P. Macherey, E. Balibar e R. Establet, 2 voll., Parigi, 1965; traduzione italiana parziale: Milano, 1968); <em>Pour Marx<\/em> (Parigi, 1965; traduzione italiana: Roma, 1969); <em>L\u00e9nine et la philosophie<\/em> (Parigi, 1969). Le ultime sono state tutte tradotte in lingua italiana: <em>Umanesimo e stalinismo<\/em> (1973); <em>Elementi di autocritica<\/em> (1975); <em>Filosofia e filosofia spontanea degli scienziati<\/em> (1976); <em>Freud e Lacan<\/em> (1977); <em>Lo Stato e i suoi apparati<\/em> (1995, postumo).<\/p>\n<p>Abbiamo detto della opposizione di Althusser alle tendenze storicistiche e umanistiche del marxismo, e su questo aspetto vogliamo soffermare la nostra attenzione.<\/p>\n<p>Per comprendere le ragioni della critica del filosofo francese nei confronti dello storicismo e all&#8217;umanesimo, bisogna tener presente che, per lui, entrambe queste tendenze altro non sono che &quot;ideologie&quot;, intendendo con ci\u00f2 il fatto che esse non hanno un&#8217;autentica esistenza materiale, ossia non esistono in un apparato, n\u00e9 nella sua pratica o nelle sue pratiche; bens\u00ec consistono unicamente in una rappresentazione immaginaria del rapporto immaginario degli individui con le loro effettive condizioni di esistenza.<\/p>\n<p>Questo aspetto del pensiero di Althusser \u00e8 bene evidenziato in una pagina di Gabriele Giannantoni (<em>La ricerca filosofica: storia e testi<\/em>, Loescher Editore, Torino, 1985, vol. 3, pp. 767-768), che qui riportiamo per la sua esemplare chiarezza e sinteticit\u00e0; e anche perch\u00e9 mette in luce le concrete implicazioni politiche del dibattito filosofico tra marxisti &quot;scientifici&quot; (e di tendenza strutturalista) e marxisti &quot;umanisti&quot; (o storicisti).<\/p>\n<p><em>[L&#8217;] esigenza di ricostruire l&#8217;esatta immagine di Marx &quot;scienziato&quot;, contro ogni deformazione umanistica e storicistica, \u00e8 presente nell&#8217;opera di Louis Althusser (&#8230;). Umanesimo e storicismo sono &quot;ideologie&quot; e con questo termine Althusser intende un sistema di rappresentazioni inconsapevole, con il quale gli uomini raffigurano non il loro rapporto con le reali condizioni di esistenza, ma il modo &quot;immaginario&quot; in cui vivono questo rapporto: l&#8217;idea di storia propria dello storicismo e le idee di uomo e di coscienza proprie dell&#8217;umanesimo sono tipiche di una concezione ideologica (consolatoria ed edificante) e non scientifica. Altrettanto ideologico \u00e8 il concetto di dialettica, funzionale com&#8217;\u00e8 ad una concezione finalistica e lineare della storia e della societ\u00e0. Althusser risente fortemente dello strutturalismo che si veniva ampiamente diffondendo nella cultura francese (&#8230;) e tenta una interpretazione strutturalista della scienza di Marx. Questa interpretazione \u00e8 fondata, ancora una volta, sulla contrapposizione tra il Marx giovanile &quot;ideologo&quot; e il Marx maturo &quot;scienziato&quot; e nella individuazione tra l&#8217;uno e l&#8217;altro di una vera e propria &quot;rottura epistemologica&quot;(un concetto preso da Bachelard), che segna il passaggio, il &quot;cambiamento di terreno&quot;, da ci\u00f2 che gli uomini vivono nella storia all&#8217;analisi del reale come struttura &quot;globale&quot;, di cui l&#8217;economia \u00e8 solo una &quot;struttura regionale&quot;. Su dove sia da collocare questa &quot;rottura epistemologica&quot; Althusser ha formulato varie ipotesi, identificandola prima nell&#8217;<\/em>Ideologia tedesca <em>e poi via via spostandola pi\u00f9 avanti: il fato \u00e8 che il tema dell&#8217;alienazione e del feticismo non si lascia espungere facilmente nemmeno dal Marx maturo. \u00c8 questa difficolt\u00e0 che mette in luce il limite dell&#8217;interpretazione &quot;scientifica&quot; di Marx e non a caso ogni interpretazione &quot;scientifica&quot; (da quella positivistica a quella materialistico-dialettica, da Della Volpe a Althusser) ha cercato di cancellarla o di metterla tra parentesi. Donde la necessit\u00e0 di non lasciar cadere le esigenze che hanno dettato le interpretazioni umanistiche e storicistiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si tratta di una discussione solo filosofica. Gli ani successivi al &#8217;68 hanno visto un riaccendersi del dibattito, il riproporsi delle pi\u00f9 varie e diverse interpretazioni, il ritornare di attualit\u00e0 delle pi\u00f9 diverse suggestioni: il quadro del dibattito marxista \u00e8 pi\u00f9 ampio e articolato. Ma al di l\u00e0 di queste tendenze, \u00e8 forse proprio nelle premesse di scelte politiche concrete che sono da ricercare le novit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti rispetto alla tradizione del marxismo dei partiti comunisti: per limitarci all&#8217;Italia, l&#8217;elaborazione di una \u00abvia italiana\u00bb al socialismo e la proposta di \u00abun partito di tipo nuovo\u00bb; il nesso tra riforme e trasformazione socialista; l&#8217;affermazione che la costruzione di una societ\u00e0 socialista \u00e8 possibile solo nel rispetto pieno di tutte le libert\u00e0 (culturali, politiche, civili) e nello sviluppo della democrazia in tutti i campi, la ricerca, con tutte le forze di sinistra e democratiche, di una \u00abterza via\u00bb, diversa sia da quella delle vecchie socialdemocrazie sia da quella dei paesi del \u00absocialismo reale\u00bb, sono le tappe che segnano un rinnovamento su cui lo stesso dibattito teorico deve ancora svilupparsi a pieno per svolgerne fino in fondo tutte le implicazioni.<\/em><\/p>\n<p>Queste ultime osservazioni, peraltro molto opportune e perfettamente in linea con il clima culturale complessivo, non solo del periodo in cui Althusser avanzava le sue tesi (gli anni Sessanta e Settanta del Novecento), ma anche di quello in cui scriveva Giannantoni (gli anni Ottanta), oggi hanno un valore pi\u00f9 storico che politico e, appunto, &quot;ideologico&quot;. Viene in mente la &quot;primavera di Praga&quot;; viene in mente l&#8217;eurocomunismo dei Partiti comunisti italiano, francese e spagnolo; viene in mente la stagione di Enrico Berlinguer e anche &#8211; estrema fioritura di un ramo ormai irrimediabilmente secco &#8211; quella della <em>perestrojka<\/em> di Gorbaciov. Ricordi ai quali ciascuno pu\u00f2 ripensare con i sentimenti pi\u00f9 vari e diversi, dalla tenerezza alla nostalgia, all&#8217;indifferenza e al sarcasmo; ma, in ogni caso, ricordi di una fase storica e culturale che, pur essendo trascorsa da pochi decenni, ci appare oggi fantasticamente remota e quasi irreale.<\/p>\n<p>Ma tant&#8217;\u00e8: il marxismo, ideologicamente, fino al principio degli anni Ottanta si presentava, in Occidente, come il destino inevitabile dell&#8217;umanit\u00e0, il trionfale compimento dello Spirito Assoluto di hegeliana memoria. Le dispute tra filosofi marxisti apparivano, allora, come la cosa pi\u00f9 importante del mondo, visto che oggetto del contendere era, niente meno, il futuro assetto della societ\u00e0 liberata dalle catene dello sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. Nessuno, o pochi, trovavano strano parlare di una cultura marxista, di una filosofia marxista, di una scienza marxista; cos\u00ec come nessuno trovava strano che un cittadino russo, ad esempio (o ucraino, o georgiano, o kirghiso) fosse divenuto, magicamente, un cittadino &quot;sovietico&quot;. Eppure, sarebbe bastato un attimo di riflessione per accorgersi che nemmeno Hitler aveva avuto la pretesa di ribattezzare i cittadini tedeschi, cittadini nazisti; e che, allo stesso modo, la cultura non pu\u00f2 essere marxista o non marxista (e cos\u00ec la filosofia e la scienza), perch\u00e9, se lo \u00e8, non \u00e8 pi\u00f9 <em>la<\/em> cultura, ma un travestimento ideologico e partigiano dell&#8217;autentico, dell&#8217;unico concetto di cultura&#8230;<\/p>\n<p>Ma torniamo ad Althusser e al problema dell&#8217;ideologia.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo era stato affrontato dal filosofo francese, oltre che nelle opere edite, in un manoscritto risalente al periodo 1969-70, che rimase inedito fino al 1995, allorch\u00e9 venne pubblicato dalle Presses Universitaires de France con il titolo <em>Sur la reproduction des appareils<\/em>, e tradotto in italiano, nel 1997, da Roberto Finelli, per gli Editori Riuniti di Roma, con il titolo <em>Lo Stato e i suoi apparati<\/em>.<\/p>\n<p>Da quel manoscritto, Althusser aveva tratto il suo celebre saggio <em>Ideologia e apparati ideologici di Stato<\/em> (1970), che, nel particolare clima del post-Sessantotto, era apparso &#8211; e, probabilmente, era &#8211; come una riflessione sulle ragioni del fallimento del &quot;maggio&quot; e della vittoria della borghesia moderata e gollista. Il manoscritto era composto di dodici saggi, l&#8217;ultimo dei quali, intitolato <em>Dell&#8217;ideologia<\/em>, tratta appunto il concetto-chiave di ideologia, per rivisitare &#8211; nel contesto della situazione francese e mondiale tra la fine degli anni Sessanta e il principio dei Sessanta &#8211; la filosofia marxista, e per cercare in essa i necessari strumenti di liberazione contro le forme pi\u00f9 aggiornate e &quot;moderne&quot; del capitalismo.<\/p>\n<p>Dapprima, Althusser esamina l&#8217;ideologia sotto la forma di un rapporto immaginario degli individui con le loro condizioni reali di esistenza. Ideologie, in questo esso, sono la credenza in Dio, nel Dovere, nella Giustizia, nella Rivoluzione.<\/p>\n<p>Si tratta, dunque, di &quot;illusioni&quot; (e un tipico esempio ne sono la religione e, particolarmente, il cristianesimo), le quali, tuttavia, alludono alla realt\u00e0; basta interpretarle per poter ritrovare, sotto lo schermo della loro rappresentazione immaginaria del mondo, la realt\u00e0 stessa del mondo, la realt\u00e0 concreta ed effettuale.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 anche un altro modo, dice Althusser, di considerare l&#8217;ideologia: quella di considerarla come esistente non solo sul piano spirituale (illusorio), ma su quello materiale, sotto forma di idee o altre rappresentazioni. Inoltre, siccome un&#8217;ideologia esiste sempre in un apparato, e nella sua pratica o nelle sue pratiche, per gli uomini che vivono in una determinata ideologia, pur avendo un rapporto deformato e, in definitiva, immaginario con le proprie reali condizioni di esistenza, nondimeno tale rapporto immaginario \u00e8 qualche cosa di concreto, di materiale. Rifacendosi ad Aristotele (un filosofo che Marx apprezzava), Althusser ricorda che esistono pi\u00f9 sensi per definire il concetto di materia. Materiali non sono soltanto gli enti empirici, ma anche gli enti astratti &#8211; come le ideologie &#8211; nel momento in cui la credenza in essi (in Dio, per esempio), ha degli effetti concreti e reali sulle condizioni di esistenza degli esseri umani.<\/p>\n<p>Non si tratta, pertanto, di contrapporre una concezione &quot;giusta&quot; dell&#8217;ideologia, quella materiale, ad una &quot;sbagliata&quot;, quella di una rappresentazione immaginaria della realt\u00e0; bens\u00ec di comprendere che l&#8217;ideologia \u00e8, in se stessa, una forma di alienazione dell&#8217;individuo rispetto alle condizioni della vita reale, ma che tale alienazione diventa un fattore altrettanto reale di quanto lo sono le condizioni materiali, i rapporti di produzione, l&#8217;economia in genere. Ed \u00e8 evidente il motivo per cui Althusser si \u00e8 tanto affaticato per trovare il punto di svolta, nell&#8217;evoluzione della filosofia marxista, fra il momento ideologico e quello scientifico: solo una rifondazione in senso rigorosamente scientifico del marxismo pu\u00f2 evitare di ricadere in una dimensione ideologica della filosofia e della storia, ossia in una dimensione immaginaria.<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 originale e pregnante del capitolo dodicesimo \u00e8 quella in cui Althusser affronta la tesi secondo cui l&#8217;ideologia interpella gli individui in quanto soggetti; ed \u00e8 questa che riportiamo qui di seguito (<em>Op. cit.<\/em>, pp. 190-196), riservandoci poi di svolgere una riflessione conclusiva su tale aspetto della questione.<\/p>\n<p><em>(&#8230;) non vi \u00e8 ideologia che per opera del soggetto e per dei soggetti. Vogliamo dire: non vi \u00e8 ideologia che per soggetti concreti (come voi e me), e questa destinazione dell&#8217;ideologia non \u00e8 possibile che per opera del soggetto: ovvero per opera della categoria di soggetto e del suo funzionamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Con ci\u00f2 vogliamo dire che, anche se non appare con questa denominazione (il soggetto) che con l&#8217;avvento dell&#8217;ideologia borghese, innanzitutto con l&#8217;avvento dell&#8217;ideologia giuridica, la categoria di soggetto (che pu\u00f2 funzionare sotto altre denominazioni, come per esempio in Platone, l&#8217;anima, Dio, ecc.) \u00e8 la categoria costitutiva di ogni ideologia, qualunque sia la sua determinazione (regionale o di classe) e qualunque sia la sua data storica &#8211; dato che l&#8217;ideologia non ha storia.<\/em><\/p>\n<p><em>Noi diciamo: la categoria di soggetto \u00e8 costituiva di ogni ideologia, ma allo stesso tempo e subito dopo aggiungiamo che la categoria di soggetto non \u00e8 costitutiva di ogni ideologia, se non in quanto ogni ideologia ha come funzione (che la definisce) di \u00abcostituire\u00bb i soggetti concreti (come voi e me). \u00c8 in questo gioco di doppia costituzione che consiste il funzionamento di ogni ideologia, poich\u00e9 ogni ideologia non \u00e8 altro che il suo funzionamento nelle forme materiali dell&#8217;esistenza di questo funzionamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Per vedere chiaro in quel che segue, bisogna tener ben presente che sia colui che scrive queste righe, sia il lettore che le legge, sono essi stessi soggetti, dunque dei soggetti ideologici (proposizione tautologica), cio\u00e8 che l&#8217;autore e il lettore di queste righe vivono &quot;spontaneamente&quot; o &quot;naturalmente&quot; nell&#8217;ideologia, nel senso in cui abbiamo detto che \u00abl&#8217;uomo \u00e8 per natura un animale ideologico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Che l&#8217;autore, in quanto scrive le righe di un discorso che pretende di essere scientifico, sia completamente assente, come &quot;soggetto&quot;, dal &quot;suo&quot; discorso scientifico (perch\u00e9 ogni discorso scientifico \u00e8 per definizione un discorso senza soggetto, non vi \u00e8 un \u00absoggetto della scienza\u00bb che in un&#8217;ideologia della scienza) \u00e8 un&#8217;altra questione, che per il momento lasceremo da parte.<\/em><\/p>\n<p><em>Come diceva ammirevolmente San Paolo, \u00e8 nel \u00abLogos\u00bb, ovvero nell&#8217;ideologia, che abbiamo \u00abl&#8217;essere, il movimento e la vita\u00bb. Ne consegue che, per voi come per me, la categoria di soggetto \u00e8 una &quot;evidenza&quot; primaria (le evidenze sono sempre primarie). \u00c8 chiaro che voi ed io siamo dei soggetti (liberi, morali, responsabili, ecc.). Come tutte le evidenze, comprese quelle che fanno s\u00ec che una parola \u00abdesigni una cosa\u00bb o \u00abpossieda un significato\u00bb (comprese dunque le evidenze della \u00abtrasparenza\u00bb del linguaggio), l&#8217;\u00abevidenza\u00bb che voi ed io siamo dei soggetti &#8211; e che questo non costituisce un problema &#8211; \u00e8 un effetto ideologico, l&#8217;effetto ideologico elementare. \u00c8 in effetti proprio dell&#8217;ideologia di imporre (senza averne affatto l&#8217;aria, poich\u00e9 sono delle \u00abevidenze\u00bb) le evidenze in quanto evidenze, che non possiamo non riconoscere e dinanzi alle quali abbuiamo inevitabilmente la reazione di esclamare (ad alta voce, o nel \u00absilenzio della coscienza\u00bb): \u00ab\u00e8 evidente! \u00c8 proprio cos\u00ec! \u00c8 proprio vero!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa reazione si esercitala funzione di<\/em> riconoscimento <em>ideologico che \u00e8 una delle due funzioni dell&#8217;ideologia in quanto tale (l&#8217;altra \u00e8 la funzione del<\/em> misconoscimento<em>).<\/em><\/p>\n<p><em>Per prendere un esempio altamente &quot;concreto&quot;: noi abbiamo tutti degli amici che, quando bussano alla nostra porta e noi chiediamo, attraverso la porta chiusa, \u00abchi \u00e8?\u00bb, rispondono ( perch\u00e9 \u00e8 \u00abevidente\u00bb): \u00absono io!\u00bb. Di fatto, noi riconosciamo che \u00ab\u00e8 lei\u00bb o \u00ab\u00e8 lui\u00bb e il risultato \u00e8 raggiunto: apriamo la porta ed \u00ab\u00e8 sempre vero che \u00e8 proprio lei\u00bb. Per prendere un altro esempio: quando riconosciamo per strada qualcuno di nostra (ri)conoscenza, gli facciamo segno di averlo riconosciuto (e di aver riconosciuto che egli ci ha riconosciuto) dicendogli: \u00abbuon giorno caro amico!\u00bb e stringendogli la mano (pratica rituale materiale del riconoscimento ideologico della vita quotidiana, almeno in Francia; altrove, altri rituali).<\/em><\/p>\n<p><em>Con questa osservazione preliminare e con le sue illustrazioni concrete , voglio soltanto far notare che voi ed io siamo<\/em> sempre gi\u00e0 <em>dei soggetti e, in quanto tali, pratichiamo senza interruzioni i rituali del riconoscimento ideologico, che ci garantiscono che siamo proprio dei soggetti concreti, individuali, inconfondibili e naturalmente insostituibili. La scrittura alla quale io procedo attualmente e la lettura alla quale voi vi dedicate attualmente sono, anch&#8217;esse, sotto questo rapporto, dei rituali del riconoscimento ideologico, ivi compresa l&#8217;\u00abevidenza\u00bb con la quale vi si pu\u00f2 imporre la \u00abverit\u00e0\u00bb delle mie riflessioni (che vi far\u00e0 forse dire: \u00ab\u00e8 proprio vero!&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma riconoscere che siano dei soggetti, e che funzioniamo nei limiti dei rituali pratici della vita quotidiana pi\u00f9 elementare (la stretta di mano, il fatto di chiamarvi per nome, il fatto di sapere, anche se io l&#8217;ignoro, che voi \u00abavete\u00bb un nome proprio che vi fa riconoscere come soggetto unico, ecc.) questo riconoscimento ci d\u00e0 soltanto la \u00abcoscienza\u00bb della nostra pratica incessante (eterna) del riconoscimento ideologico &#8211; la sua coscienza, cio\u00e8 il<\/em> suo riconoscimento <em>&#8211; ma non ci d\u00e0 assolutamente la<\/em> conoscenza <em>(scientifica) del meccanismo di questo riconoscimento. Ma \u00e8 a questa conoscenza che bisogna riferirsi se si vuole, parlando nell&#8217;ideologia e dall&#8217;interno dell&#8217;ideologia, abbozzare un discorso che tenti di rompere con l&#8217;ideologia per arrischiarsi ad iniziare un discorso scientifico (senza soggetto) sull&#8217;ideologia.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque, per rappresentare perch\u00e9 la categoria di soggetto \u00e8 costitutiva dell&#8217;ideologia, che non esiste se non costituendo i soggetti concreti (voi e me), impiegher\u00f2 un particolare modo di esposizione abbastanza \u00abconcreto\u00bb perch\u00e9 sia riconosciuto, ma abbastanza astratto perch\u00e9 sia pensabile e pensato, dando luogo a una conoscenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Dir\u00f2 con una prima formula:<\/em> ogni ideologia interpella gli individui concreti in quanto soggetti concreti<em>, tramite il funzionamento della categoria di soggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco una proposizione che implica che noi distinguiamo, per il momento, gli individui concreti da una parte, e i soggetti concreti dall&#8217;altra, bench\u00e9 ci siano, a questo livello, solo soggetti concreti sostenuti da individui concreti.<\/em><\/p>\n<p><em>Suggeriamo allora che l&#8217;ideologia \u00abagisce\u00bb o \u00abfunziona\u00bb in maniera che essa &quot;recluta&quot; soggetti fra gli individui (li recluta tutti), o \u00abtrasforma gli individui in soggetti (li trasforma tutti) con questa operazione molto precisa che noi chiamiamo l&#8217;<\/em>interpellare<em>, che possiamo rappresentarci sul modello del pi\u00f9 banale interpellare poliziesco (o no) di ogni giorno: \u00abEhi! lei, laggi\u00f9!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Se per fare un esempio concreto, supponiamo che la scena teorica immaginata avvenga per strada, l&#8217;individuo interpellato si volta e con questa semplice conversione fisica di 180 gradi, egli diventa<\/em> soggetto. <em>Perch\u00e9? Perch\u00e9 ha riconosciuto che l&#8217;interpellare era diretto &quot;proprio&quot; a lui, e che \u00abera proprio lui l&#8217;interpellato\u00bb(e non un altro). L&#8217;esperienza mostra che le telecomunicazioni pratiche dell&#8217;interpellare sono tali che l&#8217;interpellare non manca praticamente mai il suo uomo: richiamo verbale, o fischio, l&#8217;interpellato riconosce sempre che \u00e8 proprio<\/em> lui <em>che viene interpellato. \u00c8 tuttavia un fenomeno strano e che non si spiega soltanto, malgrado il gran numero di coloro che \u00abhanno qualcosa da rimproverarsi\u00bb, con il senso di colpa &#8211; a meno che tutti abbiano effettivamente qualcosa da rimproverarsi costantemente, e dunque che tutti sentano confusamente di avere almeno, e in ogni momento, dei conti da rendere, cio\u00e8 dei doveri da rispettare, non fosse altro che quello di rispondere ad ogni interpellare. Strano.<\/em><\/p>\n<p><em>Naturalmente, per comodit\u00e0 e chiarezza di esposizione del nostro piccolo teatro teorico, abbiamo dovuto presentare le cose sotto forma di sequenza con un prima e un dopo, dunque sotto forma di successone temporale. Ci sono degli individui che passeggiano.. Da qualche parte (generalmente alle spalle) risuona l&#8217;interpellare: \u00abEhi! Lei, laggi\u00f9!\u00bb. Un individuo (al 90% \u00e8 quello che \u00e8 stato apostrofato), si volta, credendo-sospettando-sapendo che si tratta di lui, dunque riconoscendo che \u00ab\u00e8 proprio lui\u00bb che viene interpellato. Ma in realt\u00e0 le cose si svolgono<\/em> senza nessuna successione. Sono la stessa e unica cosa l&#8217;esistenza dell&#8217;ideologia e l&#8217;interpellare gli individui in quanto soggetti.<\/p>\n<p><em>Possiamo aggiungere: quello che sembra accadere cos\u00ec<\/em> al di fuori dell&#8217;ideologia <em>(pi\u00f9 precisamente per strada) accade in realt\u00e0<\/em> nell&#8217;<em>ideologia. Ci\u00f2 che accade in realt\u00e0 nell&#8217;ideologia sembra dunque accadere al di fuori di essa. Perci\u00f2 coloro che sono nell&#8217;ideologia, voi e me, si credono per definizione al di fuori dell&#8217;ideologia: uno degli effetti dell&#8217;ideologia \u00e8 la<\/em> negazione pratica <em>del carattere ideologico dell&#8217;ideologia mediante l&#8217;ideologia: l&#8217;ideologia non dice mai: \u00absono ideologica\u00bb, bisogna essere al di fuori dell&#8217;ideologia, cio\u00e8 nella conoscenza scientifica, per poter dire. Sono nell&#8217;ideologia (caso del tutto eccezionale) o (caso generale): ero nell&#8217;ideologia. Sappiamo molto bene che l&#8217;accusa di essere nell&#8217;ideologia non vale che per gli altri, mai per s stessi 8a meno di essere veramente spinozisti o marxisti, il che, su questo punto, \u00e8 esattamente la stessa posizione). Questo ci porta a dire che l&#8217;ideologia<\/em> non ha un di fuori <em>(per lei), ma allo stesso tempo<\/em> che essa non \u00e8 che un di fuori <em>(per la scienza e la realt\u00e0).<\/em><\/p>\n<p><em>Questo, Spinoza l&#8217;aveva spiegato perfettamente duecento anni prima di Marx, che l&#8217;ha praticato, ma senza spiegarlo nei dettagli. Ma lasciamo questo punto, pur gravido di conseguenze non solo teoriche, ma direttamente politiche, perch\u00e9, per esempio, tutta la teoria<\/em> della critica e dell&#8217;autocritica<em>, regola aurea della pratica della lotta di classe marxista-leninista, dipende da esso. In due parole: come fare in modo che una critica sia seguita da una autocritica che sfoci in una<\/em> rettifica<em>, secondo la formula leninista di Mao? Unicamente sulla base della scienza marxista-leninista applicata alla pratica della lotta di classe.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ideologia interpella dunque gli individui in quanto soggetti. Poich\u00e9 l&#8217;ideologia \u00e8 eterna, dobbiamo ora sopprimere la forma della temporalit\u00e0 nella quale abbiamo rappresentato il funzionamento dell&#8217;ideologia, e dire: l&#8217;ideologia ha sempre-gi\u00e0 interpellato gli individui in quanto soggetti, il che non fa che precisare che gli individui sono sempre-gi\u00e0 interpellati dall&#8217;ideologia in quanto soggetti, e ci conduce inesorabilmente a un&#8217;ultima proposizione:<\/em> gli individui sono sempre-gi\u00e0 dei soggetti. <em>Gli individui sono quindi &quot;astratti&quot; rispetto ai soggetti che sono sempre-gi\u00e0. Questa proposizione pu\u00f2 sembrare un grande paradosso. Ma un istante, per favore.<\/em><\/p>\n<p><em>Che un individuo sia sempre-gi\u00e0 soggetto, prima ancora di nascere, \u00e8 tuttavia la semplice realt\u00e0, accessibile ad ognuno e niente affatto un paradosso. Che gli individui siano sempre &quot;astratti&quot; rispetto ai soggetti che sono<\/em> sempre-gi\u00e0<em>, Freud l&#8217;ha mostrato rilevando semplicemente di quale rituale ideologico era circondata l&#8217;attesa di una nascita, questo \u00ablieto evento\u00bb. Ognuno sa quanto e come (molto da dire su questo come&#8230;) \u00e8 atteso un bambino che deve nascere. Il che equivale a dire molto prosaicamente che, conveniamo di lasciare da parte i \u00absentimenti\u00bb, cio\u00e8 le forme dell&#8217;ideologia familiare, paterna-materna-coniugale-fraterna, nelle quali \u00e8 atteso il nascituro, si sa innanzi tempo che prender\u00e0 il nome del padre, avr\u00e0 quindi un&#8217;identit\u00e0, e sar\u00e0 insostituibile. Prima di nascere, il bambino \u00e8 dunque sempre-gi\u00e0 soggetto assegnato all&#8217;essere nella e dalla configurazione ideologica familiare specifica nella quale \u00e8 \u00abatteso\u00bb dopo essere stato concepito (\u00abvolontariamente\u00bb o \u00abaccidentalmente\u00bb. Inutile dire che questa configurazione ideologica familiare \u00e8, nella sua unicit\u00e0, fortemente strutturata, e che \u00e8 in questa struttura ferrea pi\u00f9 o meno \u00abpatologica\u00bb(supponendo che questo termine abbia un senso assegnabile, che quello che era un soggetto-futuro deve \u00abtrovare\u00bb il &quot;suo&quot; posto, cio\u00e8 deve \u00abdiventare\u00bb il soggetto sessuale (maschio o femmina) che egli era gi\u00e0 prima. Non serve essere un grande studioso per suggerire che questa costrizione e questa preassegnazione ideologiche, e tutti i rituali della formazione iniziale e poi dell&#8217;educazione familiare, devono avere qualche rapporto con quello che Freud ha studiato nelle forme delle &quot;fasi&quot; pre-genitali e genitali della sessualit\u00e0, dunque nella \u00abpresa\u00bb di ci\u00f2 che Freud ha individuato, nei suoi effetti, come l&#8217;inconscio., ma tralasciamo anche questo punto.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa storia di bambini sempre-gi\u00e0 soggetti innanzitempo, dunque non vecchi ma futuri combattenti, non \u00e8 una burla, poich\u00e9 vediamo che \u00e8 uno degli accessi nell&#8217;ambito freudiano. Ma essa ci interessa per un altro motivo. Che cosa intendiamo quando diciamo che &#8216;ideologia in generale ha sempre gi\u00e0 interpellato in quanto soggetti degli individui che sono sempre-gi\u00e0 dei soggetti? Al di fuori della situazione limite del &quot;Prenatale, significa concretamente questo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando l&#8217;ideologia religiosa si mette direttamente a funzionare interpellando il piccolo Luigi in quanto soggetto, il piccolo Luigi \u00e8 gi\u00e0-soggetto, non ancora soggetto-religioso, ma soggetto-familiare. Quando l&#8217;ideologia giuridica (immaginiamo che sia pi\u00f9 tardi) si mette a interpellare in quanto soggetto il giovane Luigi non pi\u00f9 parlandogli di Pap\u00e0-Mamma, n\u00e9 del Buon Dio e del Piccolo Ges\u00f9, ma della Giustizia, egli era gi\u00e0 soggetto, familiare, religioso ,scolastico, ecc. Salto le tappe morali, estetiche, ecc. Quando infine, pi\u00f9 tardi, in forza di circostanze auto-eterobiografiche, del tipo Fronte Popolare, Guerra di Spagna, Hitler, sconfitta del &#8217;40, prigionia, incontro di un comunista, ecc, l&#8217;incontro di ideologia politica (nelle sue forme comparate) si mete a interpellare in quanto soggetto il Luigi diventato adulto, da tempo egli era gi\u00e0, sempre-gi\u00e0 soggetto, familiare, religioso, morale, scolastico, giuridico&#8230; ed eccolo soggetto politico! Che, una volta tornato dalla prigionia, passa dall&#8217;attivismo cattolico tradizionale all&#8217;attivismo cattolico avanzato semi-eretico, poi alla lettura di Marx, poi si iscrive al Partito comunista, ecc. Cos\u00ec va la vita. Le ideologie non cessano di interpellare i soggetti, in quanto soggetti, di \u00abreclutare\u00bb dei sempre- soggetti. Il loro gioco si sovrappone, si incrocia, si contraddice sullo stesso soggetto, sullo stesso individuo sempre-gi\u00e0 (pi\u00f9 volte) soggetto. Deve sbrigarsela lui&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Da quanto scrive Althusser traspare uno sforzo titanico per definire e circoscrivere il campo dell&#8217;ideologia, ad onta della premessa che <em>tutte<\/em> le forme sociali sono espressione di una ideologia e, quindi, di un condizionamento <em>a priori<\/em> nei confronti di ciascun individuo, non come individuo astratto, ma, per usare la sua espressione, di ogni individuo concreto che, in quanto tale, \u00e8 un soggetto che \u00e8 sempre-gi\u00e0.<\/p>\n<p>Non solo: l&#8217;ideologia &#8211; egli sostiene &#8211; ha una particolare maniera d&#8217;imporsi <em>senza averne l&#8217;aria<\/em>, ossia presentandosi sulla base di una serie di \u00abevidenze\u00bb dalle quali il soggetto, mediante la funzione del riconoscimento, non pu\u00f2 evitare di sentirsi interpellato. Si noti, per inciso, che il fatto di venire interpellato \u00e8 considerato esclusivamente sotto il profilo negativo, repressivo e &quot;poliziesco&quot; del dover rispondere a una domanda cogente, che fa leva su uno &quot;strano&quot; &#8211; ma che vuol dire, per un filosofo? &#8211; senso di colpa, il quale si direbbe istintivo e, quindi, innato,. Ma come pu\u00f2 essere innato, se <em>tutta<\/em> la sfera dei sentimenti di Luigi \u00e8 il prodotto delle svariate ideologie che lo interpellano fin dalla nascita, anzi &#8211; addirittura &#8211; fin da prima della nascita?<\/p>\n<p>Torniamo, per\u00f2, al nodo centrale della questione: la famiglia, la religione, lo stato, i partiti, tutti gli apparati producono altrettante ideologie. Ma, in tal caso, come \u00e8 possibile porre la domanda sul condizionamento esercitato da esse nei confronti del soggetto <em>interpellato<\/em>, visto che anche la domanda stessa non pu\u00f2 che scaturire da una intenzionalit\u00e0 ideologica? Cos\u00ec, ad esempio, quando Althusser enuncia una proposizione come questa: <em>\u00abChe un individuo sia sempre-gi\u00e0 soggetto, prima ancora di nascere, \u00e8 tuttavia la semplice realt\u00e0, accessibile ad ognuno e niente affatto un paradosso\u00bb,<\/em> davvero non si accorge di stare facendo una asserzione ideologica? Non si appella egli a una evidenza primaria? E quell&#8217;\u00abognuno\u00bba cui si appella, non \u00e8 forse una &quot;evidenza&quot;, ossia un soggetto, anzi, un insieme di soggetti, e dunque una forma di ideologia? Secondo noi, se n&#8217;\u00e8 accorto: e non a caso ha adoperato, in questo contesto, l&#8217;espressione <em>\u00abla semplice realt\u00e0, accessibile ad ognuno\u00bb.<\/em> &quot;Accessibile&quot; e non &quot;evidente&quot;: ha usato un&#8217;altra parola, ma il significato non \u00e8 esattamente lo stesso? Tutto il suo ragionamento, infatti, si basa sulla contestazione di quella pretesa &quot;evidenza&quot; con la quale il soggetto viene interpellato dalle ideologie.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;ideologia \u00e8 eterna, perch\u00e9 essa \u00e8 la relazione del soggetto con le cose. Pertanto, l&#8217;unico discorso non ideologico \u00e8 il discorso della scienza, che \u00e8 &#8211; per lui &#8211; un discorso senza soggetto. Lasciamo perdere quanto di goffamente positvistico, di ottocentesco vi \u00e8 in una tale immagine della scienza, come &quot;discorso senza soggetto&quot;, ossia totalmente oggettivo. Nessuno scienziati serio ci crede ancora; nessuno, quanto meno, dopo le scoperte di Einstein, di Bohr, di Heisenberg e, in genere, della fisica delle particelle sub-atomiche. Oggi, qualunque scienziato ammette tranquillamente che il discorso scientifico \u00e8 tanto poco senza soggetto, che la presenza stessa del soggetto osservante modifica radicalmente le funzioni dell&#8217;oggetto osservato; che, in altre parole, il &quot;fenomeno puro&quot; non esiste o, quanto meno, \u00e8 al di l\u00e0 della nostra portata. Ad esempio, il fisico nucleare sa bene che l&#8217;unica maniera di localizzare un elettrone \u00e8 quella di porlo davanti a un osservatore esterno.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere, dicevamo, questo aspetto, e consideriamo invece l&#8217;oggetto cui tende tutto lo sforzo speculativo di Althusser: fondare un discorso sull&#8217;ideologia che non sia ideologico, <em>dunque<\/em> che sia scientifico. Tale discorso \u00e8, per Althusser, quello marxista (e, in minor misura, quello di Spinoza e quello psicanalitico). Per usare le sue esatte parole, il problema \u00e8 <em>come fare in modo che una critica sia seguita da una autocritica che sfoci in una<\/em> rettifica<em>, secondo la formula leninista di Mao.<\/em> E la risposta che d\u00e0 a un tale interrogativo, \u00e8 la seguente: lo si pu\u00f2 fare, ma <em>unicamente sulla base della scienza marxista-leninista applicata alla pratica della lotta di classe.<\/em> Ed \u00e8 una posizione coerente, dato che si pone nel solco del progetto marxiano di trasformare la filosofia da strumento di contemplazione del mondo a strumento di trasformazione di esso.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, per\u00f2, che tutta la ricerca di Althusser verrebbe a cadere miseramente nel vuoto, se risultasse che:<\/p>\n<p>a)  qualunque scienza \u00e8 di per s\u00e9 ideologica, ossia inseparabile dai propri presupposti e dai propri condizionamenti ideologici; oppure<\/p>\n<p>b)  che il marxismo non \u00e8 affatto una scienza, ma una ideologia come tutte le altre; anzi, la forma tipica che assume l&#8217;ideologia., quando vuol presentarsi come non ideologica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la prima possibilit\u00e0, vi abbiamo gi\u00e0 accennato e, del resto, ne abbiamo ripetutamente parlato in una serie di precedente articoli e saggi.<\/p>\n<p>Non occorre spingersi fino alle estreme frontiere dell&#8217;anarchismo epistemologico di Paul Feyerabend, per convenire circa il fatto del carattere convenzionale, e quindi ideologico, di ogni paradigma scientifico. Per fare solo un paio esempi, fra i mille che si potrebbero addurre, si pensi alla posizione di un moderno meteorologo occidentale, il quale non riconosce alcuno statuto scientifico alla danza della pioggia di uno stregone Hopi; oppure a un moderno medico occidentale, il quale qualifica come vuota ciarlataneria le pratiche magiche di uno sciamano siberiano che voglia restituire la salute a un malato, andando a caccia degli spiriti cattivi che gli hanno rubato l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Ora, a prescindere dal fatto che &#8211; inspiegabilmente, per la moderna scienza occidentale &#8211; sia le danze della pioggia hopi, sia le terapie magiche degli sciamani siberiani hanno dato comunque il fatto che il misconoscimento di una scienza rispetto ad un&#8217;altra testimonia il carattere inequivocabilmente ideologico della scienza in quanto tale. E abbiamo visto che, per Althusser, le due forme fondamentali dell&#8217;ideologia sono, appunto, da un lato il riconoscimento e, dall&#8217;altro, il misconoscimento.<\/p>\n<p>Una ideologia, infatti, esprime l&#8217;orizzonte di verit\u00e0 di coloro che vi si riconoscono e vi prestano fede; e ci\u00f2 \u00e8 proprio ci\u00f2 che si riscontra nell&#8217;ambito delle scienze, assai pi\u00f9 di quanto gli scienziati stessi siano normalmente disposti ad ammettere. La ragione della loro ritrosia \u00e8 piuttosto evidente: se ammettessero, francamente e spassionatamente, che la scienza &quot;funziona&quot; l\u00e0 dove ci si aspetta da essa determinati risultati <em>da parte del soggetto che la riconosce<\/em>, verrebbe a cadere ogni sostanziale distinzione fra la scienza e gli ambiti della conoscenza non scientifica, primo fra tutti la religione. E ci sono poche cose che darebbero pi\u00f9 fastidio a uno scienziato occidentale moderno, che quella di doversi riconoscere portatore di una forma di conoscenza che non differisce, qualitativamente, da quella di uno stregone hopi, di uno sciamano siberiano, di un esorcista cattolico.<\/p>\n<p>Ma su ci\u00f2, per ora, basti.<\/p>\n<p>Prendiamo invece in esame la seconda ipotesi sopra formulata: che il marxismo, cio\u00e8, non sia affatto una scienza, ma una ideologia come tutte le altre; anzi, la forma tipica che assume l&#8217;ideologia, quando vuole presentarsi come non ideologica.<\/p>\n<p>\u00c8 ben per questo che Althusser si \u00e8 sforzato di individuare il momento preciso in cui la filosofia di Marx, inizialmente ideologica, avrebbe compiuto il necessario &quot;salto di qualit\u00e0&quot;, divenendo scienza pura. Ahim\u00e9, non l&#8217;ha trovato: per il motivo &#8211; molto semplice, a nostro avviso &#8211; che un tale passaggio non esiste. Non \u00e8 sufficiente che una filosofia si autoqualifichi come scientifica, per divenire realmente tale; e questa \u00e8 stata l&#8217;operazione &#8211; smaccatamente ideologica &#8211; che ha tentato di compiere Marx.<\/p>\n<p>Egli ha qualificato come <em>socialisti utopistici<\/em> tutti i suoi predecessori e &quot;concorrenti&quot; &#8211; specie il pi\u00f9 temibile di essi, Proudhon &#8211; e ha proclamato, con un atto di orgoglio tanto protervo quanto ingenuo, che la propria filosofia politica, ed essa solamente, meritava di essere qualificata come <em>socialismo scientifico<\/em>. Caso unico nella storia del pensiero, questa suprema espressione di arroganza autoreferenziale \u00e8 stata presa per buona &#8211; dai suoi seguaci, ovviamente -; ma, un poco alla volta, anche dai suoi avversari: tanto che, per pi\u00f9 di un secolo, il suo sistema \u00e8 stato definito <em>tout court<\/em> come &quot;socialismo scientifico&quot;.<\/p>\n<p>Molto istruttivo. Le calunnie, le manovre di basso intrigo, tutte le armi sleali con le quali Marx ha combattuto e, alla fine, ottenuto di espellere Bakunin e gli anarchici dall&#8217;Internazionale, non erano, pertanto, delle evidenti manifestazioni di una lotta ideologica per il controllo dell&#8217;ideologia (comunista), bens\u00ec le forme di una necessaria operazione chirurgica con cui la scienza marxista si \u00e8 liberata delle scorie non scientifiche, ossia ideologiche, delle teorie di Proudhon e di Bakunin. L&#8217;anarchismo era una ideologia, il marxismo una scienza: pertanto, l&#8217;anarchismo era una ennesima espressione del rapporto immaginario degli individui con la realt\u00e0 concreta, e solo il marxismo aveva il diritto di pronunciare un discorso politico che non interpellasse il soggetto, ma che lo liberasse, <em>sic et simpliciter<\/em>, dalle catene del dominio e dello sfruttamento.<\/p>\n<p>E tuttavia, tornando ad Althusser, non possiamo fare a meno di domandarci: come \u00e8 possibile che la scienza, intesa come discorso senza soggetto, possa &quot;liberare&quot; gli individui dalle loro catene? Anche ammesso che una tale scienza sia possibile ed esista (le due ultime cose non sono sinonimi), resta il fatto che qualcuno la deve pure impugnare, e se ne deve servire, per rendere possibile la liberazione della parte di umanit\u00e0 sottomessa e sfruttata (nell&#8217;attuale fase storica, il proletariato). Ora, l&#8217;utilizzo di una scienza a scopi extra-scientifici non \u00e8, anche ponendosi all&#8217;interno della prospettiva filosofica di Althusser, una operazione intenzionale, <em>quindi<\/em> soggettiva, <em>quindi<\/em> ideologica? Oppure bisogna immaginare che i filosofi-scienziati marxisti possano usare il marxismo in maniera neutra, come i fisici, i chimici o i biologi eseguono in maniera oggettiva, e perci\u00f2 neutra (ammettiamolo in via d&#8217;ipotesi, ma solo per un momento!), le loro ricerche e i loro esperimenti? Eppure, la trasformazione del mondo \u00e8 una operazione chiaramente soggettiva, cio\u00e8 ideologica; il marxismo vuole trasformare il mondo: dunque il marxismo \u00e8 una ideologia. Una ideologia particolarmente invasiva e raffinata, aggiungiamo, dal momento che esprime la tipica strategia ideologica di non presentarsi come un&#8217;ideologia, ma come una realt\u00e0 &quot;evidente&quot;, ossia come un dato oggettivo.<\/p>\n<p>Althusser si \u00e8 sforzato, disperatamente, di fondare una epistemologia caratterizzata dal ricorso a una drastica separazione tra la sfera dell&#8217;ideologia e quella della scienza e, inoltre, dalla proposta della nozione di <em>pratica teorica<\/em> (un vero ossimoro, cio\u00e8 una contraddizione in termini) per designare la produzione di conoscenze in senso antipragmatistico e antiempiristico. Non ci sembra, per\u00f2, che sia riuscito ad assicurare una fondazione veramente scientifica del marxismo, nel senso &#8211; da lui posto &#8211; di &quot;non ideologico&quot;; e crediamo che solo l&#8217;infatuazione marxista della cultura europea di quegli anni, abbia conferito a un simile tentativo una rilevanza filosofica che, oggi, appare francamente difficile condividere.<\/p>\n<p>Il repentino collasso dei regimi marxisti, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, ha provocato un collasso poco meno repentino della filosofia marxista; e, oggi, riesce difficile credere che alcune delle pi\u00f9 belle intelligenze europee abbiano profuso le proprie energie nello sforzo di rivitalizzare una ideologia moribonda e intimamente contraddittoria.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 stato anche il caso di Louis Althusser; che, certamente, non era un pensatore isolato, ma si collocava &#8211; sia pure in posizione critica &#8211; all&#8217;interno di un filone culturale che, negli anni Sessanta e Settanta, era sicuramente maggioritario nelle universit\u00e0, nelle scuole, nella stampa, nell&#8217;editoria, nel cinema e perfino &#8211; per un certo tempo &#8211; nella musica leggera.<\/p>\n<p>Anche nella sua vicenda, tristemente conclusa con la malattia mentale e il dramma dell&#8217;uxoricidio, si pu\u00f2 misurare l&#8217;enorme equivoco che ha fatto scambiare a milioni di giovani, di lavoratori, di intellettuali, una tipica ideologia politica per la liberazione, in nome della <em>praxis<\/em>, da tutte le ideologie. Un po&#8217; come &#8211; e il paragone li avrebbe certo fatti inorridire &#8211; milioni di persone hanno creduto al mito della &quot;guerra giusta&quot; che avrebbe distrutto il fenomeno guerra e instaurato il regno della giustizia e della pace; e, abbagliati da quel mito, si sono fatti ciechi sostenitori di alcune delle guerre pi\u00f9 &quot;ingiuste&quot; della storia contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Figura controversa, quella del filosofo francese Louis Althusser, nato ad Algeri nel 1918 e morto a Le Verri\u00e9re nel 1990. Arruolato nell&#8217;esercito all&#8217;inizio della seconda guerra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[111,141,153,185],"class_list":["post-23182","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-comunismo","tag-filosofia","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23182","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23182"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23182\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}