{"id":23175,"date":"2013-07-26T06:21:00","date_gmt":"2013-07-26T06:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/26\/alle-soglie-dellinfinito\/"},"modified":"2013-07-26T06:21:00","modified_gmt":"2013-07-26T06:21:00","slug":"alle-soglie-dellinfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/26\/alle-soglie-dellinfinito\/","title":{"rendered":"Alle soglie dell&#8217;infinito"},"content":{"rendered":"<p>ALLA LETTRICE MARIA GRAZIA A.<\/p>\n<p>\u00c8 una giornata caldissima d&#8217;estate, di questa estate torrida e interminabile che sembra aver avvicinato l&#8217;Africa e averla sovrapposta al nostro continente, in una successione di ondate anticicloniche dai nomi epici e sulfurei: dopo Scipione \u00e8 arrivato Caronte; dopo Caronte, Lucifero, portando un&#8217;atmosfera sempre pi\u00f9 greve di umidit\u00e0 e temperature sempre pi\u00f9 roventi.<\/p>\n<p>Il caldo si fa sentire fin dal primo mattino; pure, se ci si alza all&#8217;alba e si sfruttano le prime due ore di luce, scegliendo i luoghi adatti, \u00e8 ancora possibile fare delle belle passeggiate in campagna, godendo del silenzio e della solitudine e inebriandosi della sensazione di muoversi in un mondo intatto, fresco e primigenio, come fosse uscito or ora dalle mani del Creatore.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un viale di pioppi, in fondo al paese, che va a perdersi verso i campi nella vasta pianura dai contorni sfuocati per la canicola; di pioppi tremuli: alti, diritti, imponenti, simili a signori feudali di un&#8217;epoca trascorsa, che spingono le loro cime a non meno di venticinque metri dal suolo e che protendono i loro rami robusti con forza tranquilla e sovrumana, offrendo rifugio a decine e decine di nidi che si risvegliano al levare del sole con un formidabile concerto di pigolii e poi, mano a mano che l&#8217;astro luminoso sale nel cielo, ammutoliscono velocemente, come storditi e sopraffatti dalla calura.<\/p>\n<p>\u00c8 bello camminare nella loro ombra, avvolti nel loro fresco abbraccio che pare quello di una madre amorevole; \u00e8 bello levare gli occhi dalla strada e perdersi nella contemplazione di quelle vaste chiome, che, osservate dal basso, luccicano di un verde chiaro quasi metallico e si scrollano incessantemente, per l&#8217;agitarsi di milioni e milioni di foglie lucenti sul loro lungo picciolo, come milioni di mani che si agitano e applaudono festose per accogliere il ritorno di un vecchio amico, che mancava da tempo.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 lo sguardo s&#8217;inoltra nei recessi di quelle fronde spesse e folte, mentre l&#8217;udito \u00e8 dolcemente cullato dal suono frusciante delle foglie mosse dal vento, che pare il lontano mugghiare del mare su una spiaggia deserta, creando una suggestione fortissima, pi\u00f9 l&#8217;anima si sente rapita da sensazioni arcane e introdotta fin sulla soglia dell&#8217;infinito, dove si sprofonda e si perde in una dimensione lontana, fuori dal tempo e dallo spazio.<\/p>\n<p>Il fissare a lungo, intensamente, quelle chiome, quelle fronde, quelle foglie tremolanti, pi\u00f9 chiare verso le cime, pi\u00f9 scure verso il basso, provoca un fenomeno simile a quello che si verifica fissando un punto preciso dell&#8217;acqua in movimento, ad esempio lo scorrere di un fiume stando fermi sulla riva o affacciandosi al parapetto di un ponte: qualche cosa di molto simile all&#8217;estasi, passando attraverso una forma progressiva di auto-ipnosi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade perch\u00e9, quando si fissa la chioma di un pioppo che tremola e stormisce nel vento, ciascuna foglia vuole attirare la nostra attenzione; e lo sguardo, cercando di abbracciare migliaia di foglie contemporaneamente, a un certo punto non vede pi\u00f9 le singole foglie, e nemmeno la chioma come un tutto, ma si perde letteralmente e VA OLTRE, si smarrisce in una dimensione ulteriore di cui il pioppo, con i suoi rami, le sue fronde e le sue foglie, \u00e8 solo la porta, l&#8217;occasione per andare oltre le apparenze sensibili e per entrare subitamente nella dimensione nascosta, la dimensione dell&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>A quel punto non si vedono pi\u00f9 n\u00e9 le singole parti, n\u00e9 l&#8217;intero, perch\u00e9 il pensiero strumentale e calcolante \u00e8 stato neutralizzato con le sue stesse armi e quel che resta non \u00e8 pi\u00f9 un vedere nel senso fisico e ordinario del termine, ma un aprirsi al disvelamento delle cose, che si offrono a noi &#8211; liberi finalmente dall&#8217;ossessione di comprendere in maniera puramente razionale &#8211; nella loro palpitante e commovente realt\u00e0 intima, ridotte a pura luce e pura essenza.<\/p>\n<p>\u00c8 una grande lezione di libert\u00e0 e al tempo stesso di umilt\u00e0, quella che ci viene offerta allora: non siamo pi\u00f9 noi che vediamo, che giudichiamo, che calcoliamo, che approviamo o che rifiutiamo, che speriamo o che temiamo, ma sono le cose che si lasciano vedere, non per quello che noi crediamo di sapere, ma per quello che sono in se stesse; anzi non pi\u00f9 le cose &#8211; le cose sono solo un mezzo, un tramite &#8211; ma l&#8217;essenza luminosa che si manifesta attraverso le cose e che si sottrae tanto ai nostri sensi ordinari quanto alla nostra ragione, perch\u00e9 non si rivela se non quando la mente \u00e8 pacificata e quando l&#8217;anima si fa umile e pura.<\/p>\n<p>Come quando lo sguardo si fissa in un punto dell&#8217;acqua che scorre, cos\u00ec quando si fissa sulla chioma rigogliosa di un grande albero e cerca di abbracciarne ogni singola foglia, a un certo punto si confonde e si annulla, subentrando ad esso una sorta di seconda vista, la vista interiore, che riesce a penetrare di colpo, sena sforzo, anzi con perfetta naturalezza, proprio l\u00e0 dove mai sarebbe arrivata la facolt\u00e0 visiva materiale: oltre la superficie del reale.<\/p>\n<p>Quello che noi vediamo, udiamo e percepiamo tutti i giorni, nella nostra vita ordinaria, diamo per scontato che sia la realt\u00e0; in effetti, per il fatto stesso di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi, noi istituiamo un dualismo che scinde la realt\u00e0 in due sfere separate e contrapposte: il soggetto e l&#8217;oggetto, il dentro e il fuori, da cui scaturiscono tutta una serie di giudizi sul vero e sul falso, sul presente e sul passato, sul qui e sull&#8217;altrove, che sono irrimediabilmente parziali e viziati dal nostro solipsismo.<\/p>\n<p>Per noi, sono vere quelle cose che giudichiamo vere, reali quelle cose che giudichiamo reali; e tendiamo a dimenticare che non possiamo essere noi stessi i garanti della veridicit\u00e0, e tanto meno della realt\u00e0, di ci\u00f2 che cade sotto i nostri sensi e su cui formuliamo dei giudizi, perch\u00e9 le cose non sono poste da noi, ma noi e le cose siamo posti da qualcos&#8217;altro e dunque noi non siamo in grado di ergerci a legislatori e giudici della realt\u00e0, perch\u00e9 ne facciamo parte in maniera organica, al punto che n\u00e9 saremmo presenti a noi stessi, n\u00e9 potremmo formulare giudizi sulle cose, se non fossimo, al pari di esse, la manifestazione di una realt\u00e0 ulteriore, che fonda e garantisce la realt\u00e0 e la verit\u00e0 con la quale formiamo un tutt&#8217;uno.<\/p>\n<p>Comprendere questo, anzi arrivare a sentirlo, a sentirlo con quel grado di certezza con cui sentiamo di esserci, significa incominciare ad oltrepassare l&#8217;ingenua pretesa di essere al centro della realt\u00e0 e di poterla giudicare dall&#8217;esterno, come se tutto fosse transeunte, mutevole e aleatorio, noi soli fossimo necessari e permanenti; e intuire che noi siamo in quanto tutto il resto \u00e8, noi sentiamo in quanto tutto il resto sente, noi viviamo in quanto tutto il resto vive.<\/p>\n<p>Pertanto non vi \u00e8 un albero da osservare, non vi sono delle fronde e delle foglie che noi possiamo guardare e giudicare, ma vi \u00e8 una realt\u00e0 totale, della quale noi, l&#8217;albero, le fronde e le singole foglie siamo parte, nella quale nessuno si pone come soggetto davanti a un oggetto, ma ogni cosa \u00e8 nello stesso tempo soggetto e oggetto, ogni cosa \u00e8 collegata ad ogni altra e ogni cosa possiede in se stessa il proprio centro, la propria bellezza, la propria ragione ultima.<\/p>\n<p>Invece di osservare e giudicare le cose dall&#8217;esterno, noi dovremmo accostarci ad esse lasciando cadere i nostri schemi mentali, la nostra arroganza intellettuale, la nostra erronea convinzione di essere agenti su qualcosa che non agisce, ma pu\u00f2 solamente partire la nostra azione (del vedere, del misurare, del giudicare); e aprirci alla contemplazione spassionata, non oggettiva e non giudicante, nella quale ogni cosa, dalla singola foglia tra milioni di altre, fino alla pi\u00f9 smisurata e remota delle galassie, \u00e8 unica e irripetibile, preziosa e piena di bellezza, ha in se stessa il proprio significato, non lo riceve da noi, non comincia ad esistere allorch\u00e9 noi la prendiamo in considerazione, ma \u00e8 parte di una esistenza radicale che comprende anche noi e che si rivela a noi quando siamo capaci di vederla non per quello che noi vogliamo, ma per quello che \u00e8 in s\u00e9 e per s\u00e9.<\/p>\n<p>Quando la mente inquieta, egocentrica, presuntuosa, finalmente si placa e smette di volgesi qua e l\u00e0, d&#8217;indagare e di giudicare; quando la mente che soppesa, che valuta, che discrimina, si arrende e si abbandona al flusso dell&#8217;essere, dove cade la distinzione di soggetto e oggetto, allora e solo allora il reale ci mostra la sua parte invisibile, che, come lo \u00e8 la parte immersa dei ghiacci galleggianti, rappresenta qualcosa di molto pi\u00f9 vasto della realt\u00e0 visibile, sebbene &quot;vasto&quot; sia un termine inadeguato, perch\u00e9 riflette ancora una visione quantitativa, propria del mondo sensibile.<\/p>\n<p>Tutto questo ci pu\u00f2 far comprendere un pioppo dall&#8217;ampia chioma che stormisce nel venticello del mattino, all&#8217;inizio di una calda giornata d&#8217;estate che pare uguale a tante altre e che pu\u00f2 dischiuderci, invece, la visione ineffabile, sia pure fugace, della dimensione ulteriore, rivelandoci, in tutta la sua sconvolgente bellezza, l&#8217;intensit\u00e0 che pervade il nostro autentico legame con le cose, che pervade quel tutto di cui noi siamo parte con le cose, nelle cose, per le cose.<\/p>\n<p>La riflessione ha luogo in un secondo momento e conferma ci\u00f2 che l&#8217;anima, nel rapimento estatico, ha intravisto da se stessa: la riflessione che ci dice che noi non possiamo, n\u00e9 potremmo sapere nulla, vedere nulla, udire nulla, se fossimo altro dalle cose, se fossimo degli enti distinti che esistono per se stessi, perch\u00e9 allora non saremmo che dei frammenti impazziti, ciechi e ignoranti, che invano si dibattono nella prigione delle apparenze e nel labirinto delle illusioni.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec non \u00e8; se ci \u00e8 dato aprirci alla verit\u00e0 delle cose, percepirne la realt\u00e0 &#8211; la realt\u00e0 intima, sostanziale, non la realt\u00e0 esteriore ed effimera, buona per il sapere formale e descrittivo che pomposamente abbiamo denominato &quot;scienza&quot; &#8211; ci\u00f2 si deve al fatto che noi, insieme alle cose, le pi\u00f9 grandi come le pi\u00f9 piccole, le pi\u00f9 vicine come le pi\u00f9 lontane, quelle visibili come quelle invisibili, siamo parte dell&#8217;essere, siamo un flusso che solo per comodit\u00e0 pratica distinguiamo in passato, presente e futuro, in dentro e fuori, in alto e in basso, in qui e l\u00e0, in questo e quello, introducendo una serie di dualismi che non esistono nelle cose, nel reale, ma soltanto nella nostra mappa concettuale e nel nostro linguaggio.<\/p>\n<p>In pratica, noi siano come la formichina che, arrampicandosi in cima a un sasso, pretende di aver conquistato la sommit\u00e0 del mondo; siamo come i prigionieri della caverna di cui parlava Platone, i quali, vedendo riflesse le ombre alla luce del fuoco, scambiano tali ombre per delle creature reali e credono che la buia caverna sia il mondo intero.<\/p>\n<p>\u00c8 vero: noi percepiamo le cose solo attraverso i sensi e le forme della nostra mente; ma questo avviene nella vita ordinaria, e corrisponde a un genere di conoscenza delle cose che non ci avvicina all&#8217;essenza del reale, ma ce ne allontana, perch\u00e9 parte dal presupposto di uno sdoppiamento della realt\u00e0. Nella dimensione profonda dell&#8217;essere, al contrario, noi conosciamo le cose a dispetto di quel che i sensi ingannevolmente ci presentano come separato e a dispetto di quel che la mente si illude di aver compreso, soltanto perch\u00e9 \u00e8 in grado di descriverne la superficie e di riconoscerne le dinamiche esteriori.<\/p>\n<p>L&#8217;errore \u00e8 quello di pensare che la conoscenza che noi chiamiamo scientifica (e che \u00e8, spesso, una deformazione della vera scienza) ci offra la sola interpretazione esatta e veritiera del mondo e che ci mostri, inoltre, tutto quello che esiste ed \u00e8 reale, o che possa, comunque, arrivare a mostrarcelo un giorno, almeno in via teorica; mentre tale conoscenza \u00e8 esatta e veritiera, entro certi limiti e a determinate condizioni, solo e unicamente nell&#8217;ambito della dimensione materiale e quantitativa, che non \u00e8 la dimensione ultima dell&#8217;essere, ma solo quella pi\u00f9 esterna e superficiale.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 dell&#8217;essere si articola in una serie di piani o di livelli: quello materiale \u00e8 il pi\u00f9 facile da cogliere con i sensi fisici, ma anche il pi\u00f9 effimero e contingente; per avere percezione e conoscenza dei livelli superiori, bisogna mettersi in sintonia con l&#8217;essere, farsi docili strumenti dell&#8217;essere, riconoscersi parte dell&#8217;essere: in breve, riconoscere di essere creature e non creatori, aventi il proprio centro e la propria ragione ultima non in se stesse, ma in altro da s\u00e9; di essere derivati e non artefici dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 grande abbaglio, la pi\u00f9 grande ubriacatura dell&#8217;intelligenza \u00e8 stata quella dell&#8217;idealismo, che ha preteso di ipostatizzare il soggetto, di deificare il contingente, di assolutizzare il relativo; che ha operato una auto-affermazione del pensiero, come se il pensiero degli enti non fosse, sempre e comunque, un atto derivato, limitato e riflesso e come se non vi fosse una assoluta impossibilit\u00e0, anche sul piano puramente logico, di concepire un pensiero che non provenga dall&#8217;Essere in quanto tale, ma che sia, da s\u00e9 medesimo, creatore dell&#8217;essere. Qui c&#8217;\u00e8 un&#8217;autentica inversione del giusto modo di porsi del soggetto verso il reale e perfino quella che si potrebbe definire una &quot;contro-iniziazione&quot;, cio\u00e8, alla lettera, un capovolgimento deliberato e consapevole della verit\u00e0 dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Maestoso, splendente, il pioppo agita le sue innumerevoli foglie come lame di luce nel chiarore dell&#8217;alba, simili alle dita di un suonatore divino che dispieghi per noi le sue musiche ineffabili&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALLA LETTRICE MARIA GRAZIA A. \u00c8 una giornata caldissima d&#8217;estate, di questa estate torrida e interminabile che sembra aver avvicinato l&#8217;Africa e averla sovrapposta al nostro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23175","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23175","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23175"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23175\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23175"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23175"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23175"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}