{"id":23173,"date":"2017-08-04T01:22:00","date_gmt":"2017-08-04T01:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/04\/alle-radici-del-femminicidio-vogliamo-parlarne\/"},"modified":"2017-08-04T01:22:00","modified_gmt":"2017-08-04T01:22:00","slug":"alle-radici-del-femminicidio-vogliamo-parlarne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/04\/alle-radici-del-femminicidio-vogliamo-parlarne\/","title":{"rendered":"Alle radici del \u00abfemminicidio\u00bb: vogliamo parlarne?"},"content":{"rendered":"<p>Se l&#8217;argomento non fosse serio, anzi, tragico, verrebbe voglia di liquidarlo con una battuta: giornali e televisioni, specialmente d&#8217;estate, quando langue la cronaca vera, hanno bisogno di qualcosa di forte e l&#8217;uccisione di una donna, se possibile giovane e bella, da parte di un uomo, \u00e8 sempre un ghiotto boccone per i mercenari della pseudo informazione: gente che venderebbe sua madre pur di strappare qualche punto di <em>audience<\/em>. Cominciamo dalla parola <em>femminicidio<\/em>, che esprime un concetto inesistente. Secondo il disegno di legge n. 724 del Senato della Repubblica, tra i cui presentatori spiccano i nomi di Fedeli, Cirinn\u00e0, ma anche di Finocchiaro e Mussolini, a riprova del fatto che la demagogia pi\u00f9 sfrenata \u00e8 sempre <em>bipartisan<\/em>, il reato di femmincidio sarebbe <em>un omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere<\/em>. Per motivi basati sul genere? Ma che diavolo vuol dire? Viene uccisa <em>perch\u00e9 \u00e8 una donna<\/em>? No: nessun uomo ha mai ucciso una donna perch\u00e9 \u00e8 una donna (tranne, forse, qualche rarissimo <em>serial-killer<\/em> completamente pazzo); gli uomini uccidono le donne per gelosia, per amor proprio frustrato, per punirle di una infedelt\u00e0, per eliminare il pericolo di una denuncia, ma <em>non perch\u00e9 sono donne<\/em>. Non per punirle di essere donne, o perch\u00e9 le odiano in quanto donne. Semmai, sono le donne a fare una cosa del genere: per togliere di mezzo una rivale, per punire un&#8217;amica che ha tradito, per vendicarsi di un affronto sessuale. E infatti, il vocabolario chiarisce imparzialmente che, per definire il femminicidio, la cosa essenziale \u00e8 che la vittima sia una donna; ma a compiere l&#8217;omicidio pu\u00f2 esser benissimo un&#8217;altra donna: dunque, non si tratta d&#8217;un atto tipicamente maschile. E non si pu\u00f2 neanche sostenere che derivi sempre da una mentalit\u00e0 patriarcale, mirante a ribadire la volont\u00e0 di sottomissione della donna: l&#8217;amante (donna) che uccide la moglie scomoda del &quot;suo&quot; uomo non agisce in base a una mentalit\u00e0 di quel genere e non vuole sottomettere nessuno: vuole levarsi di torno una persona che le \u00e8 d&#8217;ostacolo al raggiungimento dei suoi fini. Tutto qui.<\/p>\n<p>E poi, vogliamo parlare delle donne che uccidono gli uomini <em>per motivi legati al genere<\/em>? Sono legione. C&#8217;\u00e8 un programma televisivo, statunitense, ma tradotto e mandato in onda anche da noi, intitolato <em>Donne mortali<\/em> (<em>Deadly Women<\/em>) che illustra decine e decine di casi di omicidio intenzionale e freddamente pianificato, in cui delle donne uccidono altre donne (o degli uomini) per ragioni basate sul genere, se cos\u00ec vogliamo esprimerci, cio\u00e8 per ragioni aventi a che fare col sesso: casi nei quali si registrano una efferatezza, una crudelt\u00e0, un sadismo, quali ben di rado si trovano nei corrispondenti delitti di uomini contro le donne. E non si tratta di assassine mentalmente disturbate, o, comunque, non nel senso comune della parola, ma di donne perfettamente normali, capaci di intendere e di volere, che sanno benissimo quello che fanno e sanno che \u00e8 sbagliato, ma lo fanno ugualmente, convincendosi che \u00e8, invece, perfettamente giusto. Non delitti d&#8217;impeto, quindi, come lo sono, il pi\u00f9 delle volte, quelli compiuti da uomini, e perci\u00f2 privi dell&#8217;attenuante d&#8217;essere scaturiti da un impulso improvviso e incontrollabile. Ma, obietter\u00e0 qualcuno, i delitti degli uomini contro le donne sono pi\u00f9 frequenti e, inoltre, hanno origine da una mentalit\u00e0 maschilista e patriarcale. Alla prima obiezione, rispondiamo che nessuno lo sa: non esistono statistiche, n\u00e9 ci si pu\u00f2 fidare dell&#8217;uso spregiudicato e della cinica &quot;selezione&quot; che i <em>mass media<\/em> fanno delle notizie di cronaca nera. Anche la &quot;percezione&quot; soggettiva che l&#8217;uomo sia pi\u00f9 violento nelle sue relazioni sessuali, \u00e8 del tutto priva di valore probante: l&#8217;uomo, spesso, uccide a mani nude, o con un&#8217;arma, la donna preferisce il veleno, il che fa meno impressione: ma neppure questa \u00e8 una regola. La povera Sara Scazzi \u00e8 stata uccisa a mani nude dalla cugina e dalla zia, e proprio per ragioni di genere: la sua presenza dava fastidio alla cugina perch\u00e9 ostacolava le sue mire su di un uomo. La seconda obiezione \u00e8 ancora pi\u00f9 fragile: che cos&#8217;\u00e8 la mentalit\u00e0 maschilista? Una donna che ne uccide un&#8217;altra perch\u00e9 la giudica una rivale in amore, o che uccide un uomo (o una donna, nel caso di una lesbica) per punirlo di una infedelt\u00e0, agisce in base a una mentalit\u00e0 maschilista e patriarcale?<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 interessante, invece di ingolfarsi in sterili diatribe ideologiche sul maschilismo o sulla patriarcalit\u00e0 di certe violenze e di certi omicidi, \u00e8 cercar di capire cosa sta accadendo nella dinamica sentimentale fra uomo e donna, e per quale ragione il livello di sopportazione delle delusioni, degli insuccessi, delle frustrazioni, \u00e8 crollato verticalmente, nel giro di pochi anni. Questo, s\u00ec, possiamo dirlo, perch\u00e9 \u00e8 sotto gli occhi di tutti e basta prenderne atto: non vi \u00e8 da discutere su quello che tutti possono constatare. Le persone, uomini e donne, non sopportano pi\u00f9 le delusioni amorose; e i maschi reagiscono in una maniera violenta, che la cultura femminista descrive con il termine di <em>femminicidio<\/em>. Un uomo o una donna che vengono lasciati o rifiutati, o traditi, o che sospettano, semplicemente, di esser traditi, o che temono, semplicemente, di esser lasciati, hanno delle reazioni paranoidi, a volte violente (e di queste si occupano le cronache), altre volte di tipo depressive (e queste passano inosservate, tranne che nella cerchia ristretta di familiari e amici); altri ancora rivolgono la rabbia e la disperazione contro se stessi con atti di autolesionismo, che arrivano fino al suicidio. Non c&#8217;\u00e8 un&#8217;et\u00e0 critica per soggiacere a tali dinamiche: possono essere degli adolescenti di quindici anni o dei pensionati di settanta, dopo mezzo secolo di vita in comune con il coniuge o il partner. Dobbiamo quindi interrogarci su che cosa abbia reso tanto fragili le persone da non riuscire pi\u00f9 a gestire in maniera ragionevole e pacifica delle situazioni di squilibrio affettivo, le quali, per quanto dolorose, non dovrebbero condurre a esiti estremi e distruttivi.<\/p>\n<p>La prima osservazione che ci sentiamo di fare \u00e8 che non si pu\u00f2 istituire un confronto quantitativo con ci\u00f2 che accadeva due o tre generazioni fa, non solo perch\u00e9 non disponiamo di statistiche attendibili, ma soprattutto perch\u00e9 le separazioni, non solo di persone sposate, ma anche soltanto fidanzate, erano, allora, qualcosa di estremamente raro, di cui si parlava con stupore e con un fondo di disapprovazione. Quando un uomo o una donna si legavano seriamente, mediante il matrimonio o anche il semplice fidanzamento, assumevano un codice d&#8217;onore che rendeva rarissimo un successivo ripensamento. Nessuno, o quasi nessuno, pensava che la scoperta di una realt\u00e0 diversa da quella immaginata fosse motivo sufficiente per l&#8217;infrazione di una solenne promessa di fedelt\u00e0. Il fidanzamento, poi, era una cosa che veniva presa sul serio quasi quanto il matrimonio; tanto pi\u00f9 che il requisito della verginit\u00e0 pre-matrimoniale, specie per la donna, era molto sentito, ci\u00f2 che rendeva coerente la scelta, per le nozze, dell&#8217;abito bianco, simbolo di purezza (mentre oggi si perpetua solo come un fatto estetico e tradizionale, ma del tutto sciolto dal suo significato simbolico originario). Di conseguenza, sia le famiglie, sia le coppie di fidanzati &#8212; e il fidanzamento era l&#8217;anticamera del matrimonio, non una condizione destinata a durare anni, con tutti gli aspetti di intimit\u00e0 del matrimonio, ma senza i relativi impegni, come lo \u00e8 oggi &#8212; godevano di un alto grado di stabilit\u00e0; stabilit\u00e0 che veniva rafforzata dai figli, almeno due, pi\u00f9 spesso dai due in su, e dal fatto che i figli arrivavano subito o quasi subito, per cui la donna diventava madre ben prima dei trent&#8217;anni, e non dopo, come accade ai nostri giorni. Piaccia o non piaccia (e certo non piace troppo alla mentalit\u00e0 moderna, e specialmente alla cultura femminista), tutto questo, insieme ad altri fattori, che qui sarebbe troppo lungo ricordare, faceva s\u00ec che l&#8217;uomo e la donna, i quali avevano deciso di unire le loro strade, avessero poche occasioni e pochi motivi di disaccordo gravissimo, e quindi di separazione, quanto meno secondo il comune modo di pensare e di sentire. Anche se oggi ci si prende e ci lascia con moltissima facilit\u00e0 (ci sono perfino delle coppie in cui uno dei due annuncia all&#8217;altro di averlo lasciato via telefonino, con un semplice messaggio), e anche se i sensi di colpa nei confronti dei figli, davanti alla prospettiva di una separazione, si sono molto attenuati (il che non vuol dire che i bambini ne soffrano di meno, anche se cos\u00ec amano credere le signore femministe e i loro amici progressisti), la stabilit\u00e0 di coppia \u00e8 diventata piuttosto l&#8217;eccezione che la regola, e quindi anche il numero delle separazioni \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale rispetto a due o tre generazioni fa.<\/p>\n<p>Il fatto che ci si prende, e soprattutto che ci si lascia, con estrema disinvoltura, potrebbe far credere che la separazione fra un uomo e una donna, oggi, non sia pi\u00f9 un dramma; che, mediamente parlando, essa venga accettata, introiettata e metabolizzata assai pi\u00f9 facilmente e naturalmente del tempo in cui la famiglia, e la coppia, erano delle strutture &quot;rigide&quot;. Niente affatto: la premessa \u00e8 giusta, ma la conclusione \u00e8 errata. S\u00ec, \u00e8 molto pi\u00f9 facile e pi\u00f9 frequente il fatto di lasciarsi; ma, se la disinvoltura nel prendere un compagno o una compagna \u00e8 immensamente cresciuta rispetto al passato recente, la struttura psicologica delle persone non ha elaborato altrettanta disinvoltura di fronte all&#8217;evento della separazione. Non ne ha avuto il tempo, semplicemente. Detto in parole pi\u00f9 semplici: ci si abitua estremamente in fretta ad un vantaggio acquisito; ma rinunciare a un vantaggio acquisito, non \u00e8 cosa altrettanto facile, anche se esso \u00e8 costato poca fatica. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una proporzione fra il sacrificio e l&#8217;impegno richiesti per raggiungere un obiettivo, e l&#8217;attaccamento che nasce nei confronti di quella cosa, una volta che sia stata raggiunta. Oggi tutti possono fare tutto, o almeno lo credono, sicch\u00e9 tutti si sentono ingiustamente espropriati di un loro diritto se quella certa cosa viene loro sottratta. L&#8217;incredulit\u00e0, l&#8217;indignazione, la rabbia, di fronte a un abbandono non sono andati scemando per il fatto che esistono mille pi\u00f9 occasioni di trovare un partner, anche temporaneo, e di &quot;sostituire&quot; la persona che se n&#8217;\u00e8 andata: a dispetto di questa accresciuta facilit\u00e0, il senso della ferita e della perdita \u00e8 rimasto tale e quale, o, se possibile, \u00e8 perfino aumentato. Il nuovo ricco non si rattrista di meno, per aver subito un furto nella sua villa, acquistata solo da poco, di quanto si rattristi colui che era ricco per nascita, e da vive da sempre nella villa di famiglia, piena di cose rare e preziose; semmai avviene il contrario.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che le persone, anche affettivamente, sono nel complesso pi\u00f9 fragili di quanto lo fossero i loro genitori e i loro nonni. Hanno dovuto affrontare meno sacrifici, meno prove, meno difficolt\u00e0; sono cresciti, spesso, sotto una campana di vetro. Se la maestra si permette di sgridare un bambino, subito parte una denuncia o, come minimo, i genitori si presentano dalla direttrice a fare una sfuriata coi fiocchi. Viceversa, un brutto voto, o una sgridata da parte dei genitori, o una semplice contravvenzione stradale, possono innescare una reazione di angoscia e un senso di umiliazione cos\u00ec forti, da spingere un ragazzo o una ragazzina a togliersi la vita. Pertanto, le persone, oggi, si prendono e si lasciano con molta facilit\u00e0, ma non per un eccesso, diciamo cos\u00ec, di energia vitale, bens\u00ec per un difetto: sono diventate timorose, insicure, complessate, e hanno una paura maledetta di restare intrappolate in un legame che potrebbe rivelarsi insoddisfacente. Una sorta di sindrome di Madame Bovary preventiva: meglio non impegnarsi per paura che le cose vadano male. Inutile dire che, molto spesso, se vanno male \u00e8 proprio perch\u00e9 ci si \u00e8 impegnati troppo poco sin da principio. Anche l&#8217;abbandono del matrimonio, e specialmente del matrimonio cristiano, svolge la sua parte. Per il credente, il matrimonio \u00e8 un Sacramento, un atto soprannaturale, mediante il quale la grazia di Dio viene in soccorso alla fragilit\u00e0 umana, e non per un momento, ma per tutta la vita. Senza questa fede e senza questo soccorso, la fragilit\u00e0 umana riemerge in tutta la sua preoccupante evidenza: <em>Rimanete nel mio amore, perch\u00e9 senza di me non potete fare niente<\/em>, dice Ges\u00f9 ai suoi discepoli. Ora, se gli uomini e le donne si rapportano gli uni alle altre in maniera eccessivamente leggera, e lo fanno per paura di dover vivere insieme (mentre un tempo la paura era esattamente quella opposta: di essere separati), non ci si deve aspettare che l&#8217;abbandono suoni come una liberazione: al contrario, esso assume l&#8217;aspetto di una minacciosa conferma dei peggiori timori nutriti sin dall&#8217;inizio. Di una cosa sola, infatti, l&#8217;uomo e la donna moderni hanno pi\u00f9 paura che del restare intrappolati in un legame non gratificante: la solitudine. Non sanno stare da soli, per nessuna ragione. Il giorno dopo essere stati lasciati, devono gi\u00e0 trovare qualcuno che li consoli e riempia il vuoto: senza fermarsi a riflettere, neppure per un attimo, sul perch\u00e9 le cose siamo andate come sono andate. E qui giungiamo al punto. Dei due, l&#8217;uomo e la donna, quello che ha pi\u00f9 paura \u00e8 l&#8217;uomo. La donna, impregnata di cultura femminista, pensa di aver sempre un&#8217;altra occasione, fino a sessanta anni, fino a settanta e oltre. Un uomo, specie dopo i trenta, \u00e8 preso dallo sgomento: se viene lasciato, gli crolla il mondo addosso, perch\u00e9 si vede finito. Checch\u00e9 ne pensi la cultura femminista, \u00e8 l&#8217;uomo che ha un rispetto istintivo della famiglia, non la donna, almeno nella fase storica attuale. L&#8217;uomo tradisce la donna, ma raramente pensa a distruggere la propria famiglia per costruirsi una felicit\u00e0 nuova con un&#8217;altra donna; lei, invece, quando tradisce, lo fa con tutta se stessa, in piena consapevolezza, e, una volta presa la sua decisione, non conosce dubbi o ripensamenti, figli o non figli; e non si fa scrupolo per quel che ne sar\u00e0 di colui che aveva promesso di amare <em>per sempre<\/em>. Ne consegue che l&#8217;uomo, terrorizzato e inferocito, pu\u00f2 reagire all&#8217;abbandono con cieca violenza; ovvio che va condannato. Ma lei, la femminista che provoca, seduce, prende e lascia, \u00e8 proprio innocente?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;argomento non fosse serio, anzi, tragico, verrebbe voglia di liquidarlo con una battuta: giornali e televisioni, specialmente d&#8217;estate, quando langue la cronaca vera, hanno bisogno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[138],"class_list":["post-23173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-femminismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23173","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23173"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23173\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}