{"id":23164,"date":"2010-03-29T01:57:00","date_gmt":"2010-03-29T01:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/29\/una-pagina-al-giorno-un-filosofo-sul-ring-dei-pesi-massimi-di-a-pigna\/"},"modified":"2023-09-13T15:59:32","modified_gmt":"2023-09-13T15:59:32","slug":"una-pagina-al-giorno-un-filosofo-sul-ring-dei-pesi-massimi-di-a-pigna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/29\/una-pagina-al-giorno-un-filosofo-sul-ring-dei-pesi-massimi-di-a-pigna\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Un filosofo sul ring dei pesi massimi, di A. Pigna"},"content":{"rendered":"<p>Alfredo Pigna, napoletano, classe 1926, \u00e8 un personaggio troppo noto al grande pubblico perch\u00e9 sia qui necessario tracciarne un profilo.<\/p>\n<p>Giornalista, scrittore, conduttore televisivo, dal 1970 al 1974 ha diretto \u00abLa domenica sportiva\u00bb, succedendo a Lello Bersani; si \u00e8 particolarmente occupato di sci; ha collaborato con i maggiori quotidiani e settimanali italiani, da\u00a0 \u00abIl Corriere della Sera\u00bb a \u00abIntrepido\u00bb; amico di Dino Buzzati, ha scritto con Ugo Tognazzi la sceneggiatura del film \u00abIl fischio al naso\u00bb, tratto da un suo racconto; nonch\u00e9 quella del mai realizzato film \u00abIl viaggio di Mastorna\u00bb, per Federico Fellini.<br \/>\n\u00c8 stato uno dei volti pi\u00f9 noti del piccolo schermo; fra i suoi libri di cronaca e divulgazione sportiva, ricordiamo \u00abIl romanzo delle Olimpiadi\u00bb, \u00abMiliardari in borghese\u00bb, \u00abA pugni nudi\u00bb, \u00abI padroni della domenica\u00bb, \u00abI re del ring\u00bb. Non aggiungiamo altro; chi voglia informazioni pi\u00f9 dettagliate, pu\u00f2 consultare il suo sito ufficiale Internet.<\/p>\n<p>Dall&#8217;ultimo dei libri sopra citati abbiamo scelto un brano dedicato alla vicenda culminante, sia sul pisano professionale che su quello umano, di un pugile anomalo nel panorama della boxe mondiale: il campione dei pesi massimi Gene Tunney, vincitore del titolo il 23 settembre 1926 contro il campione in carica Jack Dempsey; e di nuovo vincitore, contro lo stesso avversario\u00a0 che cercava la rivincita, nello spettacolare match del 22 settembre 1927.<\/p>\n<p>Abbiamo detto un pugile anomalo: spieghiamo brevemente perch\u00e9.<\/p>\n<p>Innanzitutto, Tunney &#8211; proveniente da una famiglia della buona borghesia newyorkese &#8211; era piovuto per caso nel mondo dello sport, scoprendosi pugile assai promettente mentre prestava servizio nel corpo dei \u00abmarines\u00bb, col grado di tenente, durante la prima guerra mondiale, in Francia, e subito dopo la conclusione del conflitto.<\/p>\n<p>In secondo luogo, Tunney spiccava nell&#8217;ambiente pugilistico per la sua cultura e anche per il suo carattere riflessivo. Aveva ricevuto, in effetti, una notevole formazione culturale, e aveva frequentato il seminario (era di origine irlandese): dunque era un prete cattolico mancato. Comunque, quando cominci\u00f2 a mettersi in mostra per le sue doti eccezionali &#8211; pi\u00f9 di mobilit\u00e0 e di inventiva,\u00a0 che di potenza vera e propria &#8211; gli venne affibbiato il soprannome di filosofo, e non se lo tolse pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un filosofo sul ring dei pesi massimi, nell&#8217;America a fortissimi chiaroscuri dei ruggenti anni Venti: l&#8217;et\u00e0 del jazz, delle pupe coi capelli alla maschietta, del proibizionismo. Era l&#8217;epoca dei sogni dorati, cos\u00ec ben rappresentati dal romanzo di Francis Scott Fitzgerald \u00abIl grande Gatsby\u00bb; ma era anche l&#8217;America del \u00abred scare\u00bb, della paura del rosso, che sarebbe tragicamente culminata nel processo e nell&#8217;esecuzione di Sacco e Vanzetti.<\/p>\n<p>Era l&#8217;America delle vacche grasse e dell&#8217;euforia incontenibile, ma che gi\u00e0 recava in s\u00e9 i germi della catastrofe della grande crisi del 1929: stagione unica, irripetibile, come un tramonto dorato che incendia i giardini e si riflette sulle cupole dei palazzi, mentre le ombre delle notte avanzano e si preparano a cancellare quell&#8217;evanescente mondo di sogno.<\/p>\n<p>Tunney aveva sconfitto il mostro sacro Dempsey, nell&#8217;incontro del 1926, con una classe, con una scioltezza, con una bravura eccezionali: ma il pubblico era rimasto deluso e contrariato: perch\u00e9 tutti avevano tifato per il gigantesco campione in carica, dal pugno leggendario, e quasi nessuno per l&#8217;audace sfidante, pochissimo conosciuto a livello nazionale, nonostante i numerosi combattimenti sostenuti vittoriosamente da un capo all&#8217;altro del Paese.<\/p>\n<p>E qui viene fuori la terza anomalia di Gene Tunney, campione mondiale dei pesi massimi del pugilato: la sua riservatezza, la sua austerit\u00e0 quasi puritana, il suo istintivo orrore per la popolarit\u00e0 facile e rumorosa, per i gesti plateali e fracassoni, per qualsiasi forma di cialtroneria.<br \/>\nDi pi\u00f9: il suo carattere introspettivo, imbevuto di letture filosofiche &#8211; o, pi\u00f9 propriamente, teologiche &#8211; aveva sviluppato in lui una rara forma di onest\u00e0 intellettuale, una radicata esigenza di verit\u00e0 interiore. Mentre un altro, al suo posto, si sarebbe goduto il titolo mondiale il pi\u00f9 a lungo possibile, sfruttando i lauti guadagni che ne derivavano, fu lui stesso ad affrettare i tempi della rivincita richiesta da Dempsey; annunciando, nello stesso tempo, che si sarebbe ritirato non appena avesse dimostrato a tutti, e anche a se stesso, di essere il pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Infatti, circolavano voci insistenti e malevole secondo le quali Tunney aveva vinto il titolo mondiale non tanto per merito proprio, bens\u00ec approfittando abilmente di un momento in cui Dempsey, il campione in carica, non era in piena forma, perch\u00e9 si era un po&#8217; troppo adagiato nella vita facile che la sua posizione gli aveva procurato; ma che, in realt\u00e0, il vero campione era pur sempre Dempsey, il beniamino del pubblico.<\/p>\n<p>Tunney, pertanto, volle affrettare il momento della verit\u00e0, per s\u00e9 e per gli altri: ebbe il coraggio di mettere tutto a repentaglio, affrontando, dopo solo un anno meno un giorno, il formidabile hook sinistro del rivale, famosi per i K.O. inflitti a tanti malcapitati.<\/p>\n<p>E questo in un ambiente in cui gli incontri truccati si sprecavano; tutti cercavano solo di arraffare pi\u00f9 denaro possibile, con qualunque mezzo, lecito e illecito; e mentre la malavita organizzata stava gi\u00e0 stendendo la sua tela vischiosa e crudele sul mondo del pugilato, ultima roccaforte delle antiche virt\u00f9 sportive, dove il valore individuale si misurava da pari a pari con l&#8217;avversario, come in una arena (chi non ricorda lo stupendo e commovente episodio del pugile Entello, narrato da Virgilio nel quinto libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb?).<\/p>\n<p>Dal libro di Alfredo Pigna \u00abI re del ring\u00bb (Milano, Sugar Editore &amp; C., 1973, pp. 151-158):<\/p>\n<p>\u00abLa sconfitta di Jack Dempsey [la prima, quella del 1926] fu considerata, anche dai giornali pi\u00f9 autorevoli, l&#8217;avvenimento pi\u00f9 sensazionale dell&#8217;anno. La verit\u00e0 \u00e8 che s&#8217;era creata, in tutta l&#8217;opinione pubblica americana, la convinzione che Jack Dempsey fosse invincibile. E furono davvero in pochi ad ammettere, nonostante il cristallino andamento del match, che aveva vinto il migliore.<br \/>\nIn pratica a Gene Tunney il pugile filosofo, l&#8217;ex eroico marine, fu negata la gioia del trionfo. Gli accadde, nella sostanza, ci\u00f2 che trentaquattro ani prima aveva avvelenato la vittoria di Jim Corbett, reo di aver infranto l&#8217;idolo Sullivan.<\/p>\n<p>Da quel giorno, infatti, quasi dappertutto, Gene Tunney venne accolto, dovunque andasse, con freddezza, se non, addirittura, con ostilit\u00e0. Accade cos\u00ec che, per la prima volta nel romanzo della boxe, fu proprio il campione a volere a tutti i costi, e al pi\u00f9 presto, un incontro di rivincita. [&#8230;]<br \/>\nEra una notte umida e afosa. Gene Tunney, il suo procuratore Fugazzi e Billy Gibson [suo attuale manager] lasciarono l&#8217;auto all&#8217;angolo della Quinta strada e si diressero, a piedi, verso il ristorante.<br \/>\nDa quella parte di Nuova York le strade erano quasi deserte. Erano circa le tre del mattino. In un altro quartiere della citt\u00e0, un enorme corteo scortava Jack Dempoesy inneggiando entusiasticamente alla sua vittoria su Jack Sharkey avvenuta, un paio d&#8217;ore prima, per fuori combattimento alla settima ripresa.<br \/>\nLa folla aveva ritrovato il suo idolo. Era la stessa folla che, prima del match tra Dempsey e Sharkey, aveva sonoramente e ingenerosamente fischiato Gene Tunney\u00a0 quando il campione, su invito dello speaker ufficiale, era salito, secondo l&#8217;uso, per stringere la mano ai due sfidanti e per raccogliere l&#8217;applauso del pubblico.<\/p>\n<p>Tunney, Fugazzi e Gibson camminarono a lungo in silenzio. Una cappa di piombo pesava su Nuova York. Afa e buio pesto.\u00a0 Gibson si tolse la giacca e se la gett\u00f2 sulle spalle. Fugazzi si frug\u00f2 nelle tasche, trov\u00f2 un sigaro e se l&#8217;accese, aspirando rabbiosamente.<\/p>\n<p>Il locale dove approdarono era semideserto. La padrona, una vecchia signora di origine irlandese, come Gene Tunney, accolse i tre con un largo sorriso e li pilot\u00f2 verso un tavolo d&#8217;angolo. Anche Jack Dempsey era di origine irlandese e anch&#8217;egli, in quello stesso momento, si trovava in un altro locale irlandese a festeggiare la sua vittoria su Sharkey.<\/p>\n<p>&#8211; I figli d&#8217;Irlanda sono sulla cresta dell&#8217;onda -, disse la padrona del ristorante. &#8211; Dopo la vittoria di Dempsey, di stasera, sar\u00e0 comunque un figlio d&#8217;Irlanda\u00a0 a restare campione del mondo. &#8211;<br \/>\nLa donna dava per scontato l&#8217;avvenimento che tutta l&#8217;America attendeva a quel tempo con un&#8217;ansia quasi isterica:\u00a0 l&#8217;incontro di rivincita fra Jack Dempsey e Gene Tunney.<\/p>\n<p>Tunney, Fugazzi e Gibson rimasero zitti.<\/p>\n<p>&#8211; &#8230;. ma sarai tu, figlio mio &#8211; aggiunse con tenerezza la donna, accarezzando Gene Tunney sui capelli &#8211; a restare sul trono del pi\u00f9 forte. &#8211;<\/p>\n<p>Tunney le sorrise e allora la donna, incoraggiata, continu\u00f2: &#8211; Perch\u00e9 tu, figlio mio, hai dalla tua parte anche la forza dell&#8217;intelligenza e della bont\u00e0. Ecco perch\u00e9 vincerai anche il tuo secondo match con Dempsey.<\/p>\n<p>&#8211; Ti ringrazio &#8211; disse sempre sorridendo Tunney. &#8211; Peccato che tu sia l&#8217;unica, in tutta l&#8217;America, a pensarla cos\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>Tunney guard\u00f2 con intenzione Fugazzi. E Gibson i quali finsero un grande interesse verso le pietanze che erano state appena portate.<\/p>\n<p>Il ghiaccio, comunque, era rotto. Tutti e tre sapevano che, prima o poi, il discorso sarebbe caduto sul match di rivincita; e tutti e tre sapevano che le opinioni, in proposito, erano discordi.<\/p>\n<ul>\n<li>Sei sempre dell&#8217;idea di stringere i tempi? -, chiese Fugazzi guardando dritto nel piatto.\u00a0 &#8211; Nessuno pi\u00f9 di me apprezza il tuo modo di pensare, ma non ti pare che valga la pena di fare qualche altro match di rodaggio, prima di affrontare nuovamente Dempsey? Ne ha diritto, lo sai. Hai il sacrosanto diritto di far fruttare il tuo titolo di campione, prima di rischiare di perderlo con l&#8217;unico avversario che ti pu\u00f2 strappare la corona.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Gene Tunney tacque a lungo prima di rispondere. Fissava Fugazzi aspettando che sollevasse gli occhi dal piatto.\u00a0 Alla fine questi si decise ad alzare la testa.<\/p>\n<p>&#8211; Bene! &#8211; disse sempre sorridendo Tunney, &#8211; \u00e8 arrivata l&#8217;ora di guardarci negli occhi e di raccontarci la verit\u00e0. Tutta quanta. &#8211; Pos\u00f2 lentamente le osate, si nett\u00f2 le labbra e prosegu\u00ec. &#8211; Eravate presenti anche voi stasera al Madison, no? Avete sentito quei fischi&#8230;-<\/p>\n<p>-&#8230; dei fischi deve infischiartene &#8211; cerc\u00f2 di scherzare Fugazzi.- la folla \u00e8 un mostro senza cervello, \u00e8 come un animale che segue soltanto l&#8217;istinto. La folla vuole il sangue e Jack Dempsey \u00e8, e rester\u00e0 sempre, il suo idolo perch\u00e9 quando Jack sale sul ring, di sangue se ne vede fin troppo. Tu sei un purosangue. Non puoi pretendere che la folla, questo animale assetato di brutalit\u00e0, apprezzi la tua intelligenza e la tua classe. Tu devi infischiartene..<br \/>\n-&#8230; invece non me ne infischio &#8211; l&#8217;interruppe Gene Tunney. &#8211; Non so che farmene del titolo del mondo dei massimi se la gente pensa che ci sia un altro, pi\u00f9 meritevole di me, ad avere diritto alla corona, &#8211; fece una lunga pausa, questa volta, poi prosegu\u00ec parlando molto lentamente. &#8211; Se sono arrivato a questo punto &#8211; disse poi &#8211; \u00e8 perch\u00e9 avevo qualcosa da dimostrare a me stesso. Non agli altri. Voi sapete, perch\u00e9 ve l&#8217;ho gi\u00e0 detto, che una volta raggiunto questo traguardo, io mi ritirer\u00f2 dal ring. Che vinca o che perda, non ha alcuna importanza.<\/p>\n<ul>\n<li>Balle! &#8211; intervenne Gibson. &#8211; Se \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 non ti ritiri adesso?, che sei il campione del mondo. Se avevi qualcosa da dimostrare a te stesso ci sei riuscito, no?<\/li>\n<\/ul>\n<p>&#8211; No &#8211; disse Tunney. &#8211; Non ci sono riuscito.<\/p>\n<p>&#8211; Che cosa vuoi dire? &#8211; intervenne Fugazzi. &#8211; Non ti seguo pi\u00f9.<\/p>\n<p>&#8211; Hai capito benissimo &#8211; disse con calma Tunney. Io non ho affatto dimostrato a me stesso di essere pi\u00f9 forte di Jack Dempsey; io ho solo vinto un match con Jack Dempsey. E voi stessi sapete bene che Jack, a quel tempo, non era al meglio della condizione. Era spompato dalla belle vita e andicappato dalla presunzione. Soltanto il secondo combattimento potr\u00e0 dire a tutti, me compreso, chi \u00e8 il pi\u00f9 forte. Avete capito, adesso, perch\u00e9 sono io a volere il match con Jack Dempsey?<br \/>\nRipresero a manovrare con forchette e coltelli. L&#8217;atmosfera s&#8217;era fatta pesante. Gibson faceva sempre pi\u00f9 di frequente ricordo al fazzoletto per detergersi il sudore che gli colava dalla fronte. Gibson aveva, come del resto Fugazzi, un&#8217;idea fissa: Gene Tunney campione del mondo era una gallina dalle uova d&#8217;oro, per se stesso e per i suoi rappresentanti. Senza titolo sarebbe ripiombato, in breve tempo, nell&#8217;anonimato: una scomoda meteora che aveva guastato la festa a milioni di americani.<\/p>\n<p>&#8211; Quando? &#8211; chiese all&#8217;improvviso Tunney.<\/p>\n<p>Lui vorrebbe per settembre &#8211; rispose parlando in fretta Fugazzi. &#8211; L&#8217;accordo era che la rivincita si sarebbe fatta entro un anno rispetto alla data del primo match.<\/p>\n<p>&#8211; Bene! &#8211; disse Tunney. &#8211; Fissa il combattimento per il 22 settembre: un anno meno un giorno. Telefona al &quot;New York Times&quot;. Adesso.<\/p>\n<p>&#8211; Ma scusa&#8230;-<\/p>\n<p>Adesso &#8211; ripet\u00e9 Tunney, indicando a Fugazzi il telefono.<\/p>\n<p>Fugazzi guard\u00f2 a lungo Tunney negli occhi, poi abbass\u00f2 lo sguardo, si tolse il tovagliolo dal colletto della camicia e and\u00f2 a telefonare.\u00a0 Torn\u00f2 pochi minuti dopo.<\/p>\n<p>&#8211; Fatto! &#8211; disse laconico. &#8211; Non volevano credermi.<\/p>\n<p>La sera del 22 settembre 1927, 104.943 persone affollarono fino all&#8217;inverosimile il Soldier&#8217;s Field di Chicago, versando nelle casse degli organizzatori la somma record, sbalorditiva, di 2.658.600 dollari. Niente di simile era mai accaduto in America e nel mondo.<\/p>\n<p>Il match, come il primo del resto, era stato fissato sulle dieci riprese. Jack Dempsey sal\u00ec sul ring, per primo, accolto da un boato che dur\u00f2 almeno una decina di minuti. Era tirato a lucido e dava l&#8217;impressione di essere in perfetta forma. D&#8217;altra parte il combattimento con Sharkey, al quale si era preparato con estrema cura per evitare ogni imprevisto, e l&#8217;allenamento durissimo al quale si era sottoposto, memore dell&#8217;errore commesso un anno prima, erano le migliori garanzie che sul quadrato di Chicago, quella sera, l&#8217;idolo di milioni di americani si trovava nelle migliori condizioni per riconquistare quel trono che aveva lasciato per una breve vacanza.<br \/>\nL&#8217;arrivo di Gene Tunney fu accolto con pochi applausi e molti &quot;uhuhuhu&quot; di disapprovazione.<br \/>\nGene Tunney era pallido, ma appariva calmissimo. Le notizie che i bookmaker davano strafavorito Dempsey, non lo avevano minimamente scosso.<\/p>\n<p>Jack Dempsey scalpitava nel suo angolo e lanciava saluti alla folla che continuava ad incitarlo e ad applaudirlo.<br \/>\nAl suono del gong Dempsey, com&#8217;era largamente prevedibile,\u00a0 si scaten\u00f2 in una serie di attacchi a due mani. Gene Tunney non si scompose e inizi\u00f2 il suo giuoco preferito, basato sul lavoro di gambe, su schivate al millimetro e sui suoi jab di sinistro precisi e velocissimi.<br \/>\nGene aveva sempre l&#8217;occhio attento all&#8217;hook sinistro di Dempsey. Ne aveva fatto la conoscenza durante il primo match e aveva basato tutta la sua preparazione per prevenire quello che, giustamente, considerava il colpo della domenica in possesso del suo avversario.<br \/>\nMan mano che passavano i minuti, nella grande arena di Chicago cominciavano a mutare gli umori e i commenti del pubblico. Gene Tunney stava conquistandosi, round dopo round, l&#8217;ammirazione della folla. Comunque fosse andata a finire, Gene Tunney aveva ormai dimostrato di non essere un bluff, ma di essersi aggiudicato con pieno merito la prima battaglia contro l&#8217;invincibile Jack. E questo \u00e8 il commento pi\u00f9 onesto che si pu\u00f2 fare, di quello storico match, fino alla conclusione del sesto round.<br \/>\nIn pratica Dempsey non era riuscito a piazzare un solo colpo consistente,\u00a0 mentre, al contrario, Tunney lo aveva centrato ripetutamente con i suoi jab. Inoltre, mentre Gene sembrava aumentare la velocit\u00e0 delle gambe e delle braccia Dempsey cominciava a dare qualche segno di stanchezza.<br \/>\nIl fattaccio avvenne al settimo round. Jack Dempsey, sempre all&#8217;attacco, era riuscito a chiudere Gene Tunney alle corde scatenando una furiosa bagarre che si concluse, improvvisamente, con un violentissimo hook sinistro alla mascella. Tunney, in quella circostanza, non riusc\u00ec a evitare la mazzata. Si afflosci\u00f2 lentamente al tappeto, dando a tutti la sensazione che non ce l&#8217;avrebbe fatta a rimettersi in piedi nei dieci secondi sacramentali.<\/p>\n<p>Ma fu Jack Dempsey stesso, involontariamente, a salvarlo. Il regolamento, tuttora vigente, prevede che durante il conteggio dell&#8217;arbitro, il pugile che ha colpito debba raggiungere l&#8217;angolo pi\u00f9 lontano rispetto al posto dove giace il suo avversario. Dempsey, pronto a scatenarsi di nuovo contro Tunney, si sistem\u00f2 nell&#8217;angolo pi\u00f9 vicino e prima di capire che doveva andarsene, lasci\u00f2 passare parecchi secondi. Quanti? Nessuno, questo \u00e8 sicuro, lo sapr\u00e0 mai Quel che \u00e8 certo, a ogni modo, \u00e8 che Gene Tunney, risollevandosi al nove, aveva beneficiato di almeno tre o quattro secondi: quei tre o quattro secondi sufficienti a evitargli una sicura sconfitta per fuori combattimento.<br \/>\nDa quel momento in poi, nonostante i suoi sforzi disperati, Jack Dempsey non riusc\u00ec pi\u00f9 a centrare il suo avversario che, al contrario, col passare dei secondi, smalt\u00ec la &quot;sbornia&quot; e riacquist\u00f2 in pieno tutta la sua lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>Al termine del decimo round l&#8217;arbitro alz\u00f2 senza esitazione il braccio di gene Tunney in segno di vittoria. Dempsey, traballante e disfatto, appoggi\u00f2 la testa sulla corda\u00a0 del ring in segno di disperazione. I suoi secondi annunciarono subito che avrebbero inoltrato reclamo per il lungo conteggio del settimo round. Ma la commissione respinse\u00a0 il ricorso sentenziando che, a entrambi i pugili, era stato ricordato il regolamento all&#8217;inizio del match. Dal canto suo Gene Tunney mantenne ci\u00f2 che aveva promesso: difese una sola volta il titolo contro Tom Heeney a Nuova York e poi annunci\u00f2 il suo ritiro dal ring. Ebbe la forza d&#8217;animo di abbandonare, imbattuto Campione del mondo, un forziere\u00a0 pieno di uova d&#8217;oro. Del resto l&#8217;aveva detto: e non si era dimostrato un bluff neppure in quello.\u00bbAbbiamo citato Virgilio e la gara di pugilato descritta nel quinto libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb; avremmo potuto fare riferimento anche al ventitreesimo libro dell&#8217;\u00abIliade\u00bb, ove Omero narra la gara di pugilato svoltasi durante i giochi funebri indetti da Achille in onore dell&#8217;amico Patroclo.<\/p>\n<p>In ogni caso, l&#8217;atmosfera in cui ci immerge questa pagina di Alfredo Pigna ha un sapore marcatamente epico: e ricorda non solo quella dei due celebri episodi sopra ricordati, ma, pi\u00f9 in generale, quella degli eroi che si affrontano, ad armi pari, sul campo di battaglia, come Ettore e Achille o come Turno ed Enea, in presenza dei due opposti eserciti schierati.<br \/>\nAlfredo Pigna ha saputo rendere assai efficacemente questo aspetto del pugilato, nella particolare atmosfera degli Stati Uniti durante i dorati (e ruggenti) anni Venti; cos\u00ec come ha saputo delineare, con sobriet\u00e0 e bravura, il carattere di Gene Tunney e le motivazioni psicologiche che lo spinsero a cercare egli stesso l&#8217;incontro della rivincita con Jack Dempsey, dopo avergli strappato il titolo mondiale dei pesi massimi.<\/p>\n<p>Il racconto di Pigna possiede l&#8217;asciutta sveltezza della saggistica di gran classe, e, al tempo stesso, la vivacit\u00e0 e la freschezza della narrativa vivace e intrigante, capace di coinvolgere il lettore nella vicenda: anche il lettore non specialista o non particolarmente interessato a quel particolare genere letterario che \u00e8 la cronaca sportiva, in questo caso pugilistica.<\/p>\n<p>Quella notte afosa di New York, coi tre uomini che camminano nel buio, in silenzio; quella cena nel ristorante irlandese, con la vecchia padrona che quasi si commuove nel rivolgere il suo augurio al campione; quell&#8217;imbarazzato parlare con gli occhi dentro il piatto, con i due manager di Tunney che cercano di dissuadere il loro campione dal mettere tutto a repentaglio con un incontro affrettato contro il micidiale Dempsey; quella decisione immediata, frutto di una coerente e rigorosa esigenza interiore, di telefonare alla stampa per annunciare la data dell&#8217;attesissimo match: sono tutti pezzi di bravura, che non sfigurerebbero in un romanzo di vigorosa ambientazione realista.<br \/>\nInfine, la descrizione del grande incontro, in quella notte affollatissima di settembre del 1927, a Chicago, con la folla enorme &#8211; oltre centomila persone! &#8211; che acclama fin da subito l&#8217;ex campione Dempsey e che fischia il campione in carica, Tunney; ma che poi, davanti alla bravura, all&#8217;intelligenza e alla tenacia di quest&#8217;ultimo, \u00e8 costretta a ricredersi e a riconoscere il suo valore, iniziando gradualmente a fare il tifo per lui: tutto questo \u00e8 narrato con piglio sicuro e per mezzo di un climax di notevole efficacia.<\/p>\n<p>N\u00e9 manca il momento della estrema suspense, allorch\u00e9 il tremendo hook sinistro di Dempsey coglie Tunney alla mascella e lo manda dritto al tappeto, dopo di che l&#8217;arbitro inizia a contare inesorabilmente ed \u00e8 gi\u00e0 quasi arrivato al dieci. Tutto sembra perduto per il pugile filosofo e per i suoi recenti ammiratori: l&#8217;immensa platea trattiene il fiato, mentre i secondi si dilatano, si dilatano, come il maestro del western all&#8217;italiana, Sergio Leone, ha insegnato a fare nelle scene culminanti, ad esempio nel mitico duello finale tra il crudele pistolero al soldo delle ferrovie, Henry Fonda, e il vendicatore solitario Charles Bronson, nella\u00a0 memorabile sequenza di \u00abC&#8217;era una volta il West\u00bb.<\/p>\n<p>Siete dei lettori curiosi d&#8217;ogni genere di argomento, amanti di una scrittura pulita, semplice e senza orpelli? Provate a leggere \u00abI re del ring\u00bb di Alfredo Pigna. Non vi siete mai interessati di sport, e meno che mai di storia del pugilato? Nemmeno questo \u00e8 un problema. Perch\u00e9 Pigna \u00e8 un narratore che sa farsi leggere e che \u00e8 capace di afferrarvi gi\u00e0 dalle prime pagine, e di condurvi per mano sino alla fine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alfredo Pigna, napoletano, classe 1926, \u00e8 un personaggio troppo noto al grande pubblico perch\u00e9 sia qui necessario tracciarne un profilo. 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