{"id":23163,"date":"2013-08-26T06:59:00","date_gmt":"2013-08-26T06:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/08\/26\/alfredo-oriani-aveva-poca-stima-delle-donne-forse-perche-troppo-innamorato-della-donna\/"},"modified":"2013-08-26T06:59:00","modified_gmt":"2013-08-26T06:59:00","slug":"alfredo-oriani-aveva-poca-stima-delle-donne-forse-perche-troppo-innamorato-della-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/08\/26\/alfredo-oriani-aveva-poca-stima-delle-donne-forse-perche-troppo-innamorato-della-donna\/","title":{"rendered":"Alfredo Oriani aveva poca stima delle donne forse perch\u00e9 troppo innamorato della Donna"},"content":{"rendered":"<p>Strano destino quello di Alfredo Oriani (Faenza, 1852 &#8212; Casola Valsenio, 1909). Scrittore autentico, completo, sofferto, profondo; poeta, romanziere, saggista, storico, filosofo; uomo fiero e orgoglioso, solitario, non aduso a insinuarsi nel bel mondo culturale per attrarre su di s\u00e9 l&#8217;attenzione, pass\u00f2 la sua non lunga vita in mezzo all&#8217;incomprensione dei critici e all&#8217;indifferenza del pubblico e mor\u00ec totalmente solo e quasi dimenticato, perfino nella sua Romagna.<\/p>\n<p>Ma ecco che Benito Mussolini, da poco salito al potere, decide di rivalutarlo, di farlo conoscere e ne cura personalmente la pubblicazione dell&#8217;opera omnia, in ben trenta volumi, nel decennio che va dal 1923 al 1933: e Oriani, finalmente, conosce una effimera stagione di gloria post-mortem. Prima, solo in pochi si erano accorti di lui e, magari, per ragioni di parrocchia: come Benedetto Croce, che ne aveva apprezzato specialmente l&#8217;anti-positivismo e il ritorno all&#8217;idealismo hegeliano; adesso, improvvisamente, il suo nome corre sulla bocca di tutti: il fascismo l&#8217;ha adottato e ne ha fatto un suo precursore, anzi, insieme a Carlo Pisacane, il suo vero, grande precursore.<\/p>\n<p>Quella \u00e8 stata la seconda sfortuna di Alfredo Oriani: perch\u00e9, caduto il fascismo e finito come si sa Benito Mussolini, tutto ci\u00f2 che essi avevano esaltato, bisognava per forza che venisse ricacciato tra le fiamme dell&#8217;Inferno, da cui certamente doveva esser scaturito. E cos\u00ec \u00e8 stato, oltre che per l&#8217;Accademia d&#8217;Italia, anche per la memoria di Alfredo Oriani: proscritto in patria per la seconda volta, e solo perch\u00e9 il caduto regime e lo scomparso dittatore avevano riconosciuto in lui un antesignano. Che ci\u00f2 fosse vero o no, divenne cosa irrilevante: come era possibile mantenere nel salotto buono delle patrie lettere un autore che il Duce in persona aveva voluto far ripubblicare, presentandolo come un proprio araldo? Nella meschina e velenosa repubblica della cultura nostrana, satura d&#8217;invidie e gelosie d&#8217;ogni sorta, dove tutti sono in guerra con tutti e non aspettano che il momento buono per fargli lo sgambetto, quello era il momento giusto per sbarazzarsi per sempre del temibile rivale, che perfino dopo morto pretendeva di dare ombra ai vivi. E da quell&#8217;oblio, l&#8217;Oriani non \u00e8 mai pi\u00f9 resuscitato.<\/p>\n<p>Tranne poche opere, il grosso della sua produzione non \u00e8 pi\u00f9 stato ripubblicato; uno sceneggiato televisivo, negli anni Settanta del Novecento, ha riportato in auge il suo nome, ma solo per un momento; ogni tanto un convegno, una conferenza, quasi a titolo di curiosit\u00e0, come si fa per quegli antenati che non si pu\u00f2 ignorare del tutto, ma che insomma non interessano pi\u00f9 a nessuno: e questo \u00e8 tutto. Niente sulle antologie scolastiche e sui manuali di storia della letteratura; niente o poco pi\u00f9 di niente nelle enciclopedie pi\u00f9 recenti; pochissimo materiale, e di nessun valore, perfino sulla rete informatica (a eccezione del sito della Fondazione Casa di Oriani). Si direbbe proprio che il nome di Alfredo Oriani sia destinato a sopravvivere, d&#8217;una esistenza grama e stentata, solo per l&#8217;ostinazione di pochi eccentrici o per l&#8217;interesse antiquario di qualche professore pedante o per la fugace curiosit\u00e0 di qualche studente fuori corso.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 stato un grande scrittore; uno scrittore che, se fosse stato collocabile dall&#8217;altra parte della barricata &#8212; quella tanto apprezzata dalla cultura &quot;progressista&quot; e politicamente corretta, per intenderci &#8212; non sarebbe stato certo abbandonato nel dimenticatoio, ma verrebbe frequentemente rivisitato e rispolverato, almeno quanto lo sono stati e o sono tuttora Gramsci e Gobetti (i quali, peraltro, a suo tempo furono tra i pochi a mostrare di averlo letto, meditato e apprezzato).<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato uno scrittore profondamente italiano: viscerale, tempestoso, patriottico, insofferente di ogni mediocrit\u00e0, provocatorio; ma anche generoso, appassionato, idealista, incurante di furbizie e di accomodamenti: romantico fuori tempo e carducciano senza cattedra, se cos\u00ec possiamo dire; un anticonformista e un ribelle senza mezze misure. Per capire l&#8217;Italia di fine Ottocento, bisogna aver letto Alfredo Oriani: la sua aspra moralit\u00e0, il suo sacro sdegno contro la mediocrit\u00e0 borghese non sono una posa, ma un sentimento; la sua tensione verso un pi\u00f9 alto ideale, la sua signorile indifferenza alle prebende e ai posticini sicuri, hanno qualcosa della stoffa dei grandi uomini, di Dante, per esempio, cos\u00ec come il suo sogno di un&#8217;Italia pi\u00f9 grande &#8212; in tutti i sensi.<\/p>\n<p>Una delle cose che maggiormente colpiscono nella sua vasta produzione narrativa, che comprende una quindicina di volumi fra romanzi e racconti e diversi saggi di storia e riflessione politica, \u00e8 la complessa, contraddittoria relazione con la donna. Nella societ\u00e0 del suo tempo la cosiddetta emancipazione femminile sta appena cominciando a muovere i primi passi, ma egli la individua immediatamente come uno dei grandi mali da combattere e da sconfiggere, prima che sia troppo tardi. Le figure di donne che popolano i suoi scritti raramente si innalzano al di sopra della mediocrit\u00e0; anche quando sono belle, anzi, specialmente quando sono belle e desiderabili, sono per\u00f2 singolarmente povere di sostanza interiore, di sensibilit\u00e0, di anima: corpi sensuali animati da una vanit\u00e0 implacabile, che si accompagna a una pronunciata meschinit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Si direbbe che, per Oriani, la donna &quot;moderna&quot; sia la peggiore compagna possibile dell&#8217;uomo: gretta, egoista, calcolatrice, scaltra, tutta protesa alla ricerca del proprio piacere e del proprio interesse; priva di calore, di dolcezza, di bont\u00e0, di generosit\u00e0; preoccupata sempre e solo di se stessa, mediocre anche come sposa e come madre, assolutamente distruttiva come amante; perfino incapace di comprendere cosa sia l&#8217;amore, perch\u00e9 incapace di sentire la passione in maniera totale e disinteressata, ma in qualche modo sempre vigile, sempre attenta al controllo della situazione, sempre ben decisa a non farsi sfuggire le occasioni per lei pi\u00f9 vantaggiose. Al suo confronto, l&#8217;uomo appare come un misero dilettante: goffo, incerto, maldestro, insicuro; disposto, per\u00f2, a gettarsi nella passione fino in fondo e, in questo, pi\u00f9 grande di lei, pi\u00f9 generoso, pi\u00f9 magnanimo: ahim\u00e9, anche pi\u00f9 ingenuo, pi\u00f9 sprovveduto, pi\u00f9 manchevole di senso pratico. E, inoltre, spesso geloso, di una gelosia che nasce dall&#8217;insicurezza e, quindi, da una fondamentale carenza di fiducia in se stesso: fragile, a ben guardare, anche dietro le apparenze contrarie.<\/p>\n<p>Oriani, dunque, intuisce che la scomparsa, o la rarefazione, della donna come perno della famiglia e della coppia, \u00e8 parte di una crisi complessiva della societ\u00e0, che investe la psicologia del&#8217;uomo non meno che quella femminile; che la mascolinizzazione della donna non \u00e8 che l&#8217;altra faccia di una progressiva femminilizzazione dell&#8217;uomo. Basterebbe questo a escludere che il suo atteggiamento complessivo verso il sesso femminile possa qualificarsi come pura e semplice misoginia: Oriani non odia le donne; le disprezza, questo \u00e8 vero, mostrandole sovente nel loro aspetto peggiore: ma bisogna saper leggere bene al fondo di questo disprezzo. Esso non \u00e8 che la reazione a un grande amore deluso, a una altissima aspettativa nei confronti della Donna come tipo umano ideale, che egli sembra aver vagheggiato e cercato ansiosamente, instancabilmente, per tutta la vita, sia come uomo che come scrittore e pensatore.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 i suoi atteggiamenti risentiti, i suoi sdegni, le sue malinconie, la sua amarezza; da ci\u00f2 i suoi atteggiamenti scostanti, burberi, corrucciati; da ci\u00f2 la sua rabbia e, diciamolo pure, anche il suo odio, o, quanto meno, le sue professioni di odio. Ma \u00e8 un odio verbale, che non dovrebbe ingannare: \u00e8 la ribellione di un uomo che vorrebbe amare, amare, amare, ma che non vede oggetti d&#8217;amore abbastanza grandi per la sua capacit\u00e0 di donarsi. Sono cose che abbiamo gi\u00e0 visto, compreso e perdonato, se pure qualcosa v&#8217;\u00e8 in esse da perdonare, in altri scrittori, in Giovanni Papini, per esempio. Ma a Oriani non sono state perdonate; anch&#8217;esse sono state addebitate sul suo conto, insieme al resto &#8212; cio\u00e8, insieme al peccato capitale di essere piaciuto a Mussolini. La cultura femminista, che ha la memoria implacabilmente lunga, ha perdonato e dimenticato, o finto di non vedere, ad esempio, certe pagine durissime sulla donna &quot;moderna&quot; scritte da un anarchico come Camillo Berneri; ma non ha mai sepolto l&#8217;ascia di guerra contro la memoria di Alfredo Oriani.<\/p>\n<p>Ha scritto un suo biografo, Alfredo Giorgi (in: \u00abAlfredo Oriani\u00bb, Firenze, Bemporad, 1935, p. 51):<\/p>\n<p>\u00abEppure nonostante le apparenze questo idolatra dell&#8217;odio soffriva per la mancanza d&#8217;amore.<\/p>\n<p>Una signora gli aveva chiesto un giorno se avesse mai amato ed egli aveva risposto sprezzantemente di no.<\/p>\n<p>&#8211; Il vostro cuore \u00e8 dunque un macigno?<\/p>\n<p>&#8211; Sono una rupe, bisogna essere un&#8217;aquila per salirvi e le donne che ho incontrato sinora erano galline.\u00bb<\/p>\n<p>Ma per capire che egli non disprezzava la donna, bens\u00ec le donne, basta ricordare che la sua migliore amica fu una donna: non bella, non elegante, una certa Elisa De Franceschi, che attese per anni e anni l&#8217;uomo che le aveva fatto una ingannevole promessa d&#8217;amore. Davanti a una donna cos\u00ec, una donna capace di altissima idealit\u00e0, e al tempo stesso di semplicit\u00e0 e abnegazione, il fiero e sprezzante Oriani si ammansiva, diventava ammirato; il suo occhio attentissimo, cui non sfuggivano mai le umane miserie, sapeva riconoscere l&#8217;autentica grandezza.<\/p>\n<p>Certo, nei suo romanzi le donne -come abbiamo detto &#8211; non fanno una grande figura: non brillano per grandezza d&#8217;animo, non sono compagne affettuose dell&#8217;uomo; sono sovente fredde ed egoiste, interessate solo ad assicurarsi una posizione di vantaggio, una nicchia sicura.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in \u00abGelosia\u00bb (1894), Annetta, la moglie di un famoso avvocato, molto pi\u00f9 anziano di lei e che l&#8217;adora, cede per pura sensualit\u00e0 alla corte di Mario, il giovane di studio, ma poi tormenta quest&#8217;ultimo rinfacciandogli i successi e il denaro del marito; finch\u00e9, dopo averne prosciugato ogni forza di volont\u00e0 e ogni amor proprio, torna tranquillamente dal consorte &#8211; che non si era accorto di nulla &#8211; senza il minimo rimorso, n\u00e9 nei confronti dell&#8217;uno, n\u00e9 in quelli dell&#8217;altro (fra parentesi, viene in mente la Annetta della sveviana \u00abUna vita\u00bb, apparso tre anni prima).<\/p>\n<p>In \u00abAl di l\u00e0\u00bb, del 1877, assistiamo alla prima rappresentazione dell&#8217;amore lesbico della letteratura italiana moderna: la baronessa Elisa di Montenero s&#8217;innamora della dolce Mimy, trascurata dal marito e delusa dall&#8217;amante. Qui sono gli uomini a fare una magra figura; le donne, peraltro, non si riscattano, perch\u00e9 non escono da una logica basata unicamente sulla ricerca del piacere, anche se a spingere Mimy fra le braccia dell&#8217;amica \u00e8 proprio l&#8217;imperioso bisogno di essere compresa e amata come persona e non come oggetto sessuale.<\/p>\n<p>La protagonista di \u00abNo\u00bb (1881) \u00e8 una donna cinica, fredda, arrivista, che adopera tutte le armi per arrivare al successo e al benessere e che diventa la mantenuta del duca di Rivola; ma \u00e8 anche una ribelle, una anticonformista, una intellettuale che legge i filosofi e disprezza i romanzetti e le poesie e questo accentua il suo carattere di donna &quot;moderna&quot;, che se ne infischia dei benpensanti e bada unicamente, proprio come un uomo, al proprio tornaconto, calpestando chiunque le si opponga. In un certo senso, la si pu\u00f2 considerare come una versione femminile del protagonista di \u00abBel Ami\u00bb, di Guy de Maupassant; ma cattiva e vendicativa in misura anche maggiore..<\/p>\n<p>Eppure, qualche personaggio femminile pi\u00f9 simpatico, pi\u00f9 umano, pi\u00f9 degno di ammirazione, esiste nella vasta produzione dell&#8217;Oriani. In \u00abOlocausto\u00bb (1902), Tina, una sfortunata ragazza che la madre snaturata ha spinto nel mondo della prostituzione, si spegne senza un grido di protesta, con una sua dignit\u00e0 serena che spicca in mezzo allo squallore da cui \u00e8 circondata. Ne \u00abLa disfatta\u00bb (1896) la giovane Bice, anima ardente in un corpo patologicamente magro, si d\u00e0 per amore al suo anziano professore di filosofia, ne ha un figlio che morir\u00e0 presto di malattia e, infine, dovr\u00e0 separarsi dall&#8217;uomo, consci entrambi dell&#8217;impossibilit\u00e0 della loro relazione. Ma il personaggio di Tina \u00e8 troppo patetico e quello di Bice, bench\u00e9 originale, sembra aver qualcosa di artificiale: si direbbe che la penna di Oriani, effettivamente, sia pi\u00f9 incisiva quando graffia la donna, che quando l&#8217;accarezza.<\/p>\n<p>Per comprendere quale fu la sua vera posizione nei confronti della donna, bisogna andarsi a leggere il capitolo sul \u00abFemminismo\u00bb in uno dei suoi saggi pi\u00f9 importanti, \u00abLa rivolta ideale\u00bb, scritta nel 1906 ma pubblicata nel 1908, dunque una specie di testamento spirituale (da: A. Oriani, \u00abLa rivolta ideale\u00bb, Bologna, Cappelli, 1938; ripubblicata ne La biblioteca di &quot;Libero&quot;, 2003, pp. 226-27):<\/p>\n<p>\u00abQualcuno ha detto che un nuovo dolore sta per aggiungersi agli antichi, la donna diventa rivale dell&#8217;uomo. Se cos\u00ec fosse, e la rivalit\u00e0 dei sessi invece di placarsi nell&#8217;amore del bambino proseguisse in quella degli interessi dentro la famiglia, certamente il nuovo dolore sarebbe pari ai pi\u00f9 grandi gi\u00e0 invecchiati nell&#8217;anima umana, con un danno pi\u00f9 triste ancora del dolore. Non vi \u00e8 in tutta la natura differenza pi\u00f9 irreducibile che fra l&#8217;uomo e a donna: la bellezza, la forza, la struttura, le attitudini, tutto in loro fu cos\u00ec preparato che diventasse vizio nell&#8217;uno l&#8217;imitazione di una virt\u00f9 dell&#8217;atro; la natura, che aveva fatto nel bambino il pi\u00f9 debole fra tutti i neonati, appunto perch\u00e9, diventando uomo, doveva essere il pi\u00f9 forte dei viventi, gli pose accanto la donna, subordinando in lei le linee del corpo e dello spirito alla maternit\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;uomo domina sulla famiglia, non perch\u00e9 vi sia materialmente il pi\u00f9 forte, ma perch\u00e9 la sua paternit\u00e0 \u00e8 una fede puramente spirituale. La sovranit\u00e0 maschile non ha altra base: la natura non consent\u00ec all&#8217;uomo la gioia o il dolore di sentirsi veramente padre: invece egli ama, o anche non amando prende una donna, questa partorisce un bambino ed egli per fede nella donna, per piet\u00e0 del bambino, meglio ancora per un istinto profondo della razza accetta di essere il padre. Ma lo \u00e8 davvero? La sua scienza, la sua coscienza non vanno al di l\u00e0: la volutt\u00e0, che lo sedusse, \u00e8 la cortina di un mistero; la donna sola pu\u00f2 dire al bambino le parole tenere e superbe: tu sei il sangue del mio sangue! [&#8230;]<\/p>\n<p>Nell&#8217;amore i due sessi inconsapevolmente si estenuano nello sforzo di sopraffarsi: l&#8217;uomo vorrebbe lasciare la traccia sulla donna, assorbire la sua anima, avere un impero assoluto sul suo corpo, mentre non passa sovra d lei che come il fumo nell&#8217;aria e il serpente sulla pietra. La donna invece resiste nella passivit\u00e0: la sua debolezza trionfa soltanto deprimendo la nostra forza, abbassando la nostra grandezza: mente ed inganna anche nell&#8217;amore pi\u00f9 acceso, nell&#8217;abbandono pi\u00f9 devoto: la sua potenza \u00e8 nella seduzione, quindi aspetta l&#8217;uomo all&#8217;agguato, nei momenti del desiderio, nelle ore dello scoraggiamento, e gli si promette come un compenso alle imprese, delle quali si sente gi\u00e0 venir meno; dissolve colla grazia perfida o voluttuosa di un sorriso i suoi propositi pi\u00f9 fieri, con una carezza lieve ed irresistibile solletica e sollecita tutti i suoi vizi. Buona, ha l&#8217;incanto futile di un bambino; cattiva, un fascino pessimista, che nega la legge, addormentando l&#8217;anima come dentro un aroma, facendole sentire nella propria caduta una rivincita contro Dio. Il bambino solo poteva quindi placare il loro antagonismo e risolvere l&#8217;antitesi dei genitori, che perdendosi in lui dimenticavano se medesimi. Invece una teoria proclam\u00f2 la donna pari all&#8217;uomo, pretendendo per lei pari tutti i diritti, nella casa e fuori, nella natura e nella legge. La nuova vanit\u00e0 femminile si stanca gi\u00e0 nella imitazione dell&#8217;uomo e della sua opera: vuole percorrere tutte le sue carriere, entra nelle sue scuole, negli opifici, nei giornali, nei libri, ma non nelle caserme, perch\u00e9 da queste si pu\u00f2 dover rispondere ad un appello di morte. Davanti al padre, alla madre, al fratello, al marito la donna non \u00e8 pi\u00f9 che un socio ombroso, che s&#8217;irrigidisce per la paura di sembrare sottomesso, affetta l&#8217;esperienza e simula il pensiero. Nell&#8217;amore non si d\u00e0 pi\u00f9, discute: un sottinteso piccino ed intrattabile interrompe tutti i suoi giudizi e le sue azioni: la coscienza della inferiorit\u00e0 l&#8217;esaspera nella lotta, e mette nella sua vanteria di bimbo una invidia mediocre. Perch\u00e9 la donna non oltrepassa mai la mediocrit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Pu\u00f2 piacere o non piacere, ma non si pu\u00f2 negare che abbia il pregio della chiarezza.<\/p>\n<p>Del resto, possono sembrare pagine datate, e in parte lo sono (chiss\u00e0 cosa direbbe oggi Oriani di certe donne soldato, per esempio di quella giovane e graziosa americana &#8211; Sabrina Harman, per la cronaca &#8211; specializzata in repellenti sevizie su dei prigionieri inermi, che, fra il 2003 e il 2004, si fece fotografare, esultante e perfino radiosa, accanto al cadavere di un iracheno torturato a morte, oppure a una piramide umana di prigionieri nudi, nel famigerato carcere di Abu Grahib): ma siamo proprio sicuri che non abbiano pi\u00f9 niente da dirci? Che non vi sia, in esse, una sostanziale verit\u00e0 di fondo, sgradevole, forse, da un certo punto di vista, ma che, nondimeno, \u00e8 necessario guardare e affrontare sino in fondo, se si vuol tentare di uscire dal vicolo cieco in cui l&#8217;attuale conflittualit\u00e0 tra uomo e donna ha spinto le nostre famiglie e la nostra societ\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strano destino quello di Alfredo Oriani (Faenza, 1852 &#8212; Casola Valsenio, 1909). 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