{"id":23162,"date":"2020-02-10T11:00:00","date_gmt":"2020-02-10T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/10\/alfred-sisley-o-la-scoperta-del-cielo\/"},"modified":"2020-02-10T11:00:00","modified_gmt":"2020-02-10T11:00:00","slug":"alfred-sisley-o-la-scoperta-del-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/02\/10\/alfred-sisley-o-la-scoperta-del-cielo\/","title":{"rendered":"Alfred Sisley o la scoperta del cielo"},"content":{"rendered":"<p>Chi ha scoperto il cielo, fra i pittori moderni? O forse dovremmo dire: chi lo ha riscoperto, visto che i cieli azzurri di Giotto che partecipano all&#8217;azione dei personaggi, per non parlare di quelli del Beato Angelico, sfolgoranti di luce; e prima ancora i cieli spalancati e brillanti di Sant&#8217;Apollinare in Classe o del Mausoleo di Galla Placidia, mostrano che i pittori non hanno atteso la modernit\u00e0 per alzare lo sguardo verso l&#8217;alto e per comprendere che il cielo non pu\u00f2 essere soltanto lo sfondo di una determinata scena, ma un vero e proprio protagonista, che partecipa alla vita degli uomini come a quella di tutte le creature che vivono sotto il sole. Gi\u00e0 nella poesia antica assistiamo a questa scoperta: lo scorcio virgiliano del fumo che si alza dai tetti nella sera autunnale, mentre si allungano sulla pianura le ombre dei monti (<em>Bucoliche<\/em>, I, 82-83: <em>et iam summa procul villarum culmina fumant \/ maioresque cadunt altis de montibus umbrae<\/em>) attesta che neppure ai poeti era sfuggita l&#8217;importanza di questo elemento cos\u00ec fondamentale del paesaggio, cos\u00ec universale, perch\u00e9 se ogni altro elemento pu\u00f2 esserci o non esserci &#8212; gli alberi, i prati, il fiume, il lago, la cascata, il mare, gli scogli, le colline, la vegetazione, i fiori e i frutti, gli uccelli, ecc. &#8211; esso non pu\u00f2 mancare mai, di giorno o di notte, d&#8217;estate o d&#8217;inverno. E se Virgilio \u00e8 stato forse il primo degli antichi, Tolstoj probabilmente \u00e8 stato il primo dei moderni: in <em>Guerra e pace<\/em> la scoperta del cielo da parte del principe Andrej, ferito gravemente sul campo di battaglia e in pericolo di vita, accompagnata da una sensazione di distacco dalle cose terrene, prima cos\u00ec importanti, e quasi di beatitudine suprema, \u00e8 una di quelle pagine che, una volta lette, non si dimenticano pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ora, tornando alla pittura, se William Turner (1775-1851) \u00e8 stato lo scopritore dell&#8217;atmosfera con tutti i suoi moti, le sue sfumature e le sue suggestioni, e ha dato veramente profondit\u00e0 e luce allo spazio aereo, un altro inglese, ma francese d&#8217;adozione, Alfred Sisley (1839-1899) a nostro avviso si pu\u00f2 considerare il primo pittore moderno che ha fatto del cielo un elemento vivo ed essenziale del paesaggio. E mentre in Turner il cielo \u00e8 una realt\u00e0 evanescente, inafferrabile, quasi metafisica, con qualcosa di puro e di astratto anche nella pur marcata determinazione dell&#8217;ora o della stagione, per Sisley il cielo reca i segni dell&#8217;ora e della stagione tanto quanto il paesaggio terrestre: le sue nuvole mattutine sono altra cosa da quelle serali, e le profondit\u00e0 del cielo estivo sono diverse da quelle del cielo invernale. Perci\u00f2, anche se una particolare attenzione rivolta alla rappresentazione pittorica del cielo si presta facilmente a sconfinare nel simbolo e nell&#8217;astrazione, come accade al divisionista Luigi Segantini, e come era accaduto, due secoli prima, a un altro grande maestro francese del paesaggio, Nicolas Poussin, nelle tele di Sisley ci\u00f2 non avviene, perch\u00e9 egli \u00e8 totalmente innamorato del paesaggio, di <em>tutto<\/em> il paesaggio, della terra, delle acque, della luce, della pioggia, e <em>anche<\/em> del cielo; \u00e8 talmente calato nell&#8217;emozione della sua scoperta, della sua rivelazione, che non gli toglie nulla della sua concretezza, anche se si tratta d&#8217;una concretezza per sua natura aerea, verticale, luminosa, fatta di vibrazioni pi\u00f9 che di sostanza materiale. In altre parole, nelle opere di Sisley il cielo svolge una funzione analoga a quella del fiume, del canale, del filare di pioppi, delle case di campagna, dei muretti di pietra: sempre ampi, distesi, luminosi, splendenti al sole oppure smorzati sotto la neve, ma comunque vivi, concreti, reali, e al tempo stesso resi leggeri, snelli, quasi vaporosi come un sogno del mattino o come lo sguardo di un bimbo che li coglie e li abbraccia per la prima volta, colmo di tenerezza e di stupore.<\/p>\n<p>Lo stesso Sisley descrive la &quot;scoperta&quot; del cielo al suo amico Adolphe Tavernier. Vale la pena di leggere le sue precise parole, insieme a un commento del critico d&#8217;arte svizzero-francese Fran\u00e7ois Daulte (Vevey, cantone del Vaud,1924-Losanna, 1998), autore di una intensa ed efficace biografia del pittore impressionista (in: Fran\u00e7ois Daulte, <em>Alfred Sisley<\/em>; traduzione dal francese di Maria Paola De Benedetti, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1972, pp. 57-58):<\/p>\n<p><em>Negli ultimi anni della sua carriera, dal 1887 fino alla morte, egli ampli\u00f2 a poco a poco la sua maniera, per sembrare pi\u00f9 affermato. Ma ci\u00f2 che guadagn\u00f2 in forza, lo perse in grazia e in chiarezza. D&#8217;altronde si pu\u00f2 rilevare come, proprio mentre si trasformava, la visione dell&#8217;artista non sfugg\u00ec a una certa sistematizzazione. Pur senza voler sminuire il talento di Sisley, non si pu\u00f2 non notare che in parecchi &quot;Tornanti del Loing&quot;, come in certi bordi della foresta di Fontainebleau, il pittore ha perso il mestiere duttile e pi\u00f9 ingenuo d&#8217;un tempo. Troppo spesso le masse degli alberi sono rese con dei verdi chiassosi; le foglie sembrano morte, il che pu\u00f2 sembrare strano dal momento che sono ottenute con piccoli tocchi granulosi che dovrebbero diversificarle; gli imparti delle case non compensano imprecisione delle loro forme; l&#8217;acqua ha perduto la sua trasparenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo ben guardarci, tuttavia, dal generalizzare! Bene l&#8217;ha spiegato Claude Roger-Marx: &quot;Anche nelle serie dipinte a Moret, a Saint Mamm\u00e8s, a Veneux-Nadon, molto spesso si ritrova il timbro angelico di un tempo. Insistendo su quello che chiamava con tenerezza &quot;l&#8217;angolo amato del quadro&quot;, \u00e8 con la stessa dolcezza che Sisley fa vibrare la luce nel filare di pioppi che borda il fiume o il canale.. Anche quando la mano sembra esitante, il cuore non \u00e8 meno sincero&quot;. (&quot;Pr\u00e9face de l&#8217;Exposition Alfred Sisley&quot;, Galleria Durand-Ruel, Parigi 1957, pp. 7-8).<\/em><\/p>\n<p><em>Aggiungiamo infine che ci\u00f2 che salva quasi sempre le tele pi\u00f9 deboli di Sisley \u00e8 il modo affascinante in cui egli ha saputo rendere il cielo. In una lettera al suo amico Adolphe Tavernier, critico d&#8217;are, Sisley ha definito in poche parole significative la parte preponderante che egli assegna al cielo: Bisogna che gli oggetti siano resi con la tessitura che \u00e8 loro propria e soprattutto che siano avvolti di luce come lo sono in natura. Ecco il progresso che bisogna compiere.<\/em><\/p>\n<p><em>Il cielo deve costituire il mezzo. Il cielo non pu\u00f2 essere semplicemente un fondo. Al contrario, esso contribuisce non solo a dare il senso della profondit\u00e0 con i suoi piani (perch\u00e9 il cielo ha dei piani, come il terreno), ma anche a dare il senso del movimento con la sua forma, con la sua disposizione in rapporto all&#8217;effetto della composizione del quadro.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 meraviglioso e di pi\u00f9 documentato di ci\u00f2 che succede speso d&#8217;estate, voglio dire un cielo con quelle belle nuvole bianche vagabonde? Che movimento che andatura, vero? Fa l&#8217;effetto dell&#8217;onda quando si \u00e8 in mare, esalta e trascina.<\/em><\/p>\n<p><em>Un altro cielo, questo pi\u00f9 tardi, la sera. Le nuvole si allungano, assumono spesso la forma di scie, di vortici che si direbbero immobilizzati al centro dell&#8217;atmosfera e a poco a poco spariscono, assorbite dal sole che tramonta. Questo \u00e8 pi\u00f9 tenero, pi\u00f9 malinconico, ha il fascino delle cose che se ne vanno. Io lo amo particolarmente. Ma non voglio stare a raccontarvi di tutti i cieli che sono cari ai pittori, vi parlo ora solo di quelli che preferisco tra tutti&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Con queste poche note, Sisley ci aiuta a capire perch\u00e9 tanto dei suoi paesaggi di Moret ci toccano cos\u00ec profondamente: \u00e8 perch\u00e9, attraverso la loro stessa esecuzione, essi ci comunicano l&#8217;emozione che il pittore ha sentito dinanzi a loro.<\/em><\/p>\n<p>La pittura di Sisley \u00e8 interamente pittura di paesaggio; e il paesaggio di Sisley \u00e8 inseparabile dalle dolci ondulazioni e dalle chiare acque dell&#8217;\u00cele de France, specialmente del paese di Moret sulla Loing, nella zona tra la Senna e la Marna, oltre che dalla foresta di Fontainebleau. Per altri pittori impressionisti il paesaggio, <em>quel<\/em> paesaggio, cos\u00ec rurale e verdeggiante, pur essendo cos\u00ec vicino alla metropoli parigina, si direbbe che sia quasi un pretesto, e sia pure un pretesto di lusso, per sperimentare gli effetti di una particolare tecnica della pennellata, di un particolare impasto di colori, insomma per verificare in tutti i sensi la percorribilit\u00e0 pratica dell&#8217;idea impressionista, del suo nucleo teorico. Per Sisley, no: il paesaggio, per lui, non \u00e8 mai in funzione di qualcos&#8217;altro; \u00e8 la vita stessa, la ragion d&#8217;essere del quadro, la sua anima profonda, unica e irripetibile. Da qui il gusto di dipingere pi\u00f9 volte il medesimo paesaggio, in ore e stagioni diverse, allo scopo di rendergli la sua vita, <em>tutta<\/em> la sua vita, senza alcuna pretesa d&#8217;intromissione da parte dell&#8217;artista. In un certo senso, la pittura di Sisley sta al paesaggio come le opere teatrali di Cechov stanno alla vita dei suoi personaggi. L&#8217;arte di entrambi \u00e8 profondamente contemplativa e non giudicante: accoglie ogni elemento, dal fiume che scorre fra gli argini alla singola foglia del pioppo che tremola al vento, non in maniera qualunquista, ma in maniera affettuosa, comprensiva, intimamente benevola: perch\u00e9 Sisley sente d&#8217;istinto che la vera conoscenza delle cose viene dal fatto di amarle e saperle ascoltare. Ecco: egli \u00e8 un grande ascoltatore; mentre ci mostra il paesaggio della sua amata \u00cele de France, \u00e8 il paesaggio che si mostra, che si rivela, a lui e a noi: perch\u00e9 un altro segreto \u00e8 che le cose si rivelano sino in fondo a chi le sa ascoltare in silenzio, e a nessun altro. Pochi altri moderni hanno dato prova di un&#8217;umilt\u00e0 simile a quella di Alfred Sisley: non Corot, n\u00e9 Courbet, n\u00e9 Renoir; non Van Gogh, e tanto meno Gauguin. I nostri Fattori, Pellizza da Volpedo, De Nittis, Ciardi, hanno messo tutti qualcosa di se stessi nel paesaggio, non ce l&#8217;hanno dato come esso \u00e8, ma come loro volevano che fosse; solamente Sisley si \u00e8 spogliato del proprio io e ha lasciato che i campi, il fiume, gli alberi, le nuvole, il cielo gli si rivelassero in tutta la loro freschezza e in tutta la loro vitalit\u00e0. La differenza che corre fra lui e gli altri \u00e8 la stessa che esiste &#8212; rubiamo l&#8217;immagine a <em>I fiumi<\/em> di Ungaretti &#8211; fra chi, d&#8217;estate, si mette a <em>prendere<\/em> il sole e chi, invece, si china a <em>riceverlo<\/em>. Sono due atteggiamenti profondamente diversi: il primo \u00e8 mosso dall&#8217;io, il secondo \u00e8 frutto di quell&#8217;umilt\u00e0 che scaturisce dalla saggezza di un cuore puro e indifferente alle lusinghe del mondo. Perch\u00e9 anche l&#8217;animo di Sisley era fatto cos\u00ec: badava solo alla sua arte e, a parte l&#8217;amarezza di faticare a mantenere la famiglia, non soffriva per il mancato riconoscimento da parte dei suoi contemporanei &#8211; il successo verr\u00e0 alla sua opera, non a lui, subito dopo la sua morte &#8212; ma, semmai, perch\u00e9 il discorso sull&#8217;arte che voleva fare, un discorso intessuto di silenzio, di mitezza e di stupore davanti al miracolo del mondo, stentava a farsi strada, a essere recepito dal pubblico e dalla critica. I quadri di Renoir o di Monet, pi\u00f9 colorati, pi\u00f9 vari e pieni di figure, erano fatti per piacere a molti; i paesaggi umili e sinceri di Sisley sono fatti per piacere ad alcuni.<\/p>\n<p>Non ci si lasci distrarre dal fatto che Sisley ama rappresentare anche dei paesaggi eccezionali, ad esempio l&#8217;inondazione del fiume che sommerge le campagne, trasformandole in un&#8217;insolita laguna solcata dalle barche, e arriva al primo piano delle case: perch\u00e9, appunto, egli vuol lasciare che anche quegli aspetti eccezionali entrino nella sua tela, affinch\u00e9 nulla manchi al complesso ordito della vita; ma perfino sopra quel paesaggio stranito, e in qualche modo inquietante, brilla la luce e scintillano i riflessi dell&#8217;acqua, facendo da <em>pendant<\/em> ai riflessi delle chiome degli alberi e dei tetti bagnati di pioggia. Questo significa che l&#8217;arte di Sisley ignora il dramma del vivere? Niente affatto; solo che lui non lo sbandiera, quel dramma; non ne fa il motivo centrale della sua pittura, perch\u00e9 quello sarebbe un atteggiamento ideologico, e quindi giudicante, estraneo alla natura spontanea delle cose, alla vita reale del mondo. Non si venga perci\u00f2 a parlare, per lui, di un&#8217;arte disimpegnata: al contrario, quale impegno pi\u00f9 grande e pi\u00f9 serio di questo, il mostrarsi rispettoso e capace di ascoltare ogni singola nota del vastissimo concerto dell&#8217;esistenza? La verit\u00e0 \u00e8 che Sisley, d&#8217;istinto, si tiene egualmente lontano dalla pretesa di un&#8217;arte &quot;impegnata&quot;, cio\u00e8 orientata dall&#8217;ideologia e non dalla vera ispirazione, cos\u00ec come da un&#8217;arte &quot;popolare&quot;, nel senso che vuol piacere a ogni costo al grande pubblico. Anche se negli ultimi anni alcuni critici hanno notato dei segni di un leggero cedimento in quest&#8217;ultimo senso, tutti, per\u00f2, gli riconoscono sincerit\u00e0 d&#8217;intenti e pulizia formale in tutte le sue opere, comprese quelle dell&#8217;ultimo periodo. E l&#8217;elemento che maggiormente spicca ed attesta la sua integrit\u00e0 artistica \u00e8 proprio il cielo: cos\u00ec vasto, cos\u00ec mosso, cos\u00ec partecipe della vita dell&#8217;insieme. Del resto, Sisley \u00e8 rimasto un puro sino alla fine: cos\u00ec come, da giovane, ha voltato le spalle a una brillante carriera commerciale nell&#8217;impresa paterna e ha lasciato la patria e gli amici per seguire totalmente la sua vocazione pittorica, cos\u00ec ha saputo perseverare nel suo stile inconfondibile pur vedendo che la sua coerenza rischiava di rimandare oltre misura il riconoscimento dei suoi meriti. Ciononostante \u00e8 sempre rimasto fedele a se stesso. I suoi fiumi, i suoi canali tranquilli orlati dagli alberi snelli ricordano il sereno paesaggio di Ausonio, il poeta della tarda latinit\u00e0 cui si deve la scoperta del paesaggio come valore autonomo (cfr. il nostro articolo: <em>Nasce con la &quot;Mosella&quot; di Ausonio la moderna poesia del paesaggio<\/em>, sul sito di Arianna Editrice il 09\/05\/12, e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 27\/01\/18). Ci voleva un pittore-poeta come Sisley, capace di obliare interamente se stesso, per darci la pi\u00f9 grande scoperta, o riscoperta, della pittura moderna: il cielo vivente di vita propria; come ci voleva un musicista-poeta quale Bach, capace di annullarsi in Dio, per darci le pi\u00f9 perfette opere contrappuntistiche: cio\u00e8 la poesia della matematica allo stato puro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha scoperto il cielo, fra i pittori moderni? 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