{"id":23160,"date":"2015-10-26T07:12:00","date_gmt":"2015-10-26T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/26\/alfred-bassermann-il-pellegrino-dantesco-che-rivelo-litalia-di-dante-agli-italiani\/"},"modified":"2015-10-26T07:12:00","modified_gmt":"2015-10-26T07:12:00","slug":"alfred-bassermann-il-pellegrino-dantesco-che-rivelo-litalia-di-dante-agli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/26\/alfred-bassermann-il-pellegrino-dantesco-che-rivelo-litalia-di-dante-agli-italiani\/","title":{"rendered":"Alfred Bassermann, il pellegrino dantesco che rivel\u00f2 l\u2019Italia di Dante agli italiani"},"content":{"rendered":"<p>Alfred Bassermann fu, tra gli studiosi tedeschi, insieme a Paul Pochhammer (di cui abbiamo palato in un altro articolo, e a parte Eric Auerbach, che non fu solo un esegeta di Dante, ma un filologo a tutto tondo &#8211; quello che pi\u00f9 contribu\u00ec, tra la fine del XIX secolo e il principio del XX, a far conoscere Dante e la \u00abDivina Commedia\u00bb presso i suoi connazionali, fino a creare un vero e proprio culto del nostro massimo poeta; e, se Pochhammer fu il classico filologo di formazione accademica, Bassermann fu, invece, l&#8217;autodidatta vivace ed entusiasta, dallo zelo trascinante e contagioso, nonch\u00e9 l&#8217;instancabile viaggiatore che dedic\u00f2 buona parte della propria vita a riscoprire, per usare la metafora di un suo celebre libro, le orme lasciate da Dante in Italia.<\/p>\n<p>Questo particolare interesse per la figura fisica e per la vita dell&#8217;Alighieri \u00e8 alla base del tratto forse pi\u00f9 originale della sua personalit\u00e0 di dantista: la curiosit\u00e0 instancabile per i luoghi che Dante visit\u00f2 nel corso del suo ventennale esilio (1301-1321), curiosit\u00e0 che si riflette nella pi\u00f9 notevole delle sue intuizioni di studiosi: che Dante, cio\u00e8, il poeta della vita e del mondo soprannaturale, sia stato, nondimeno, un uomo e uno scrittore saldamente ancorato alla dimensione terrena, un attento osservatore della natura ed un acuto, instancabile osservatore degli uomini e delle cose del suo tempo e della sua patria.<\/p>\n<p>La logica applicazione di questo principio \u00e8 che se Dante, nel suo poema, si serve di una determinata immagine, se ne pu\u00f2 dedurre che egli, molto probabilmente, non l&#8217;abbia desunta da qualche altro autore, non l&#8217;abbia semplicemente rielaborata, ma che sia stato personalmente osservatore di quel certo fenomeno naturale: che debba aver visto con i suoi occhi una valle rocciosa scolpita a quel modo dal millenario scorrere di un torrente, o che debba avere osservato un fiume ghiacciato con quelle tali caratteristiche, o aver assistito alla migrazione autunnale di uno stormo d&#8217;uccelli che evoluivano in cielo in quella data maniera.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 chiaro che un tale principio pu\u00f2 condurre a degli eccessi e a delle vere e proprie forzature interpretative, e, soprattutto, che esso tende a trasgredire ad un principio universalmente ammesso dagli studiosi di formazione accademica: che nulla si possa affermare con sicurezza, cio\u00e8, di quanto non viene adeguatamente supportato da una documentazione certa e incontrovertibile, o, comunque, sufficientemente solida da resistere ad una critica rigorosa. Insomma, non bastano tradizioni pi\u00f9 o meno antiche, ma non ben documentate sul piano strettamente storico e filologico, per sostenere una certa tesi; e questo principio, ancora oggi imperante, fa s\u00ec che, nella \u00abEnciclopedia dantesca\u00bb, si parli tuttora del soggiorno di Dante a Treviso, presso Gherardo da Camino, come di una mera possibilit\u00e0, anche se gli indizi a favore di esso, anche quelli di ordine letterario e filologico (chi altri poteva scrivere \u00abdove Sile e Cagnan s&#8217;accompagna\u00bb, se non uno che avesse visto coi proprio occhi il punto di unione dei due corsi d&#8217;acqua, di differente trasparenza?) sono tali e tanti, da lasciare ben pochi margini d&#8217;incertezza al riguardo.<\/p>\n<p>Questo pose il Bassermann in latente conflitto con i dantisti della scuola positivista, per i quali era eresia affermare, ad esempio, che, negli anni dell&#8217;esilio &#8212; anni, com&#8217;\u00e8 noto, assai poco documentati &#8212; Dante fosse stato in questa o quella citt\u00e0, quando di ci\u00f2 esistono, s\u00ec, delle tradizioni, anche di tipo popolare &#8212; come a Tolmino, sull&#8217;alto Isonzo &#8212; o degli indizi, non per\u00f2 definitivi &#8212; come nel caso di Pola, in Istria -, mentre il Bassermann non si faceva tanti scrupoli di ordine scientifico e tendeva a prendere sul serio ogni tradizione e ogni traccia e, come se ci\u00f2 non bastasse (il che era quasi insopportabile per essi) si fidava parecchio anche del suo &quot;sesto senso&quot;. Ad esempio, dopo aver visitato le Grotte di Postumia, sul Carso, e dopo aver visto, d&#8217;inverno, il lago Circonio (di Cerknica) ghiacciato, egli si disse certo che Dante avesse visitato entrambe le localit\u00e0, dal momento che vi sono descrizioni dell&#8217;Inferno &#8212; e soprattutto quella del Cocito &#8212; che, a suo giudizio, coincidono perfettamente con ci\u00f2 che si pu\u00f2 tuttora osservare (cfr. anche il nostro ampio saggio \u00abDante e la Venezia Giulia\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 04\/05\/2006, e, nuovamente su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 10\/08\/2015, oltre che, in formato cartaceo, su \u00abL&#8217;Universo\u00bb, rivista dell&#8217;Istituto Geografico Italiano, n. 5, 2006, e sugli \u00abAtti\u00bb della Societ\u00e0 Dante Alighieri, comitato di Treviso, vol. 5, 2003-2006).<\/p>\n<p>In un certo senso, e sia pure indirettamente, l&#8217;opera del Bassermann, \u00abOrme di Dante in Italia\u00bb, serv\u00ec ad incoraggiare il nazionalismo italiano, o almeno l&#8217;irredentismo, perch\u00e9 pareva confermare una presenza del sommo poeta in molte localit\u00e0 della Venezia Giulia e fino al Quarnaro, che, per usare l&#8217;espressione dantesca, bagna gli estremi termini d&#8217;Italia, localit\u00e0 che, all&#8217;epoca, facevano parte dell&#8217;Impero asburgico; e, infatti, non mancarono le manifestazioni dantesche che sfociarono in veri e propri conflitti con la polizia di Vienna, come accadde nel teatro di Gorizia, in cui una commemorazione dantesca venne proibita dalle autorit\u00e0 con la motivazione che la presenza di Dante in quella citt\u00e0 era \u00abun falso storico\u00bb (l&#8217;episodio \u00e8 riportato da Cesare Marchi nel suo libro \u00abDante in esilio\u00bb).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, l&#8217;atteggiamento di Bassermann nei confronti della materia dantesca contribu\u00ec non poco a togliere Dante dalla polvere dei musei e dalla naftalina degli armadi, per attualizzarlo e familiarizzarlo ai lettori; egli contribu\u00ec pi\u00f9 di chiunque altro a d accreditare l&#8217;immagine di un Dante &quot;vivo&quot;, sottratto alla solenne, ma pedantesca immagine del Poeta ieratico e paludato, cara ai filologi di professione e ai professori universitari. Lo studioso tedesco ebbe quindi il non piccolo merito di svecchiare e di liberare da eccessivi formalismi il culto di Dante e di rifarlo rientrare nelle case delle persone comuni, combattendo il monopolio delle aule accademiche; di incoraggiarne una lettura personale da parte del pubblico, accessibile anche ai non specialisti, e perci\u00f2 di avvicinarlo e renderlo accessibile a molte persone che, prima, non osavano accostarsi a lui, perch\u00e9 la cultura ufficiale lo aveva dichiarato troppo difficile per i comuni mortali.<\/p>\n<p>Non a Carducci e ai professori italiani, quindi, e nemmeno ai severi professori tedeschi, cos\u00ec rigorosi nella loro prospettiva critico-letteraria e cos\u00ec scientifici nei loro metodi di studio, va il merito di aver popolarizzato l&#8217;opera dantesca, ma a questo &quot;irregolare&quot; dall&#8217;entusiasmo contagioso e incontenibile, che &quot;sentiva&quot; lo spirito di Dante cos\u00ec come Ernest Renan &#8211; se ci \u00e8 lecito fare un paragone -, visitando la Palestina, &quot;sentiva&quot; le tracce dell&#8217;autore della Buona Novella: nel solco dell&#8217;estetismo e del decadentismo, dunque, e non del positivismo che, allora come oggi, dominava negli atenei e dettava le regole sulle riviste specializzate.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ne rievoca la figura e l&#8217;opera W. Theodor Elwert nella \u00abEnciclopedia Dantesca\u00bb (Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. I, 1970, pp. 530-31):<\/p>\n<p><em>\u00abDantista tedesco (Mannheim 1856 &#8212; Heidelberg 1935), di famiglia agiata di banchieri, studi\u00f2 giuirisprudenza a Heidelberg; dopo essere entrato nell&#8217;amministrazione, lasci\u00f2 il posto nel 1886 per dedicarsi agli studi. Recatosi in Italia, divenne un fervido ammiratore della cultura italiana,. Il Bassermann \u00e8 caratteristico esponente della&#8217;estetismo delle cerchie colte tedesche prima del 1914; elemento integrante di questo estetismo era il culto di Dante, di cui il Bassermann fu uno dei pi\u00f9 cospicui e zelanti diffusori. La sua opera \u00e8 disuguale, rivelando per vari aspetti l&#8217;autodidatta, ma non fu priva di valore ed esercit\u00f2 un influsso notevole sia in Germania che altrove. Fin da giovane il Bassermann si propose di dare al popolo tedesco una versione dela &quot;Commedia&quot; che riproducesse tanto le caratteristiche della lingua di Dante quanto la bellezza del testo originale. Perci\u00f2 il Bassermann, che rifiutava le traduzioni non rimate, si accinse a tradurre in terzine dantesche, patteggiando con la purezza della rima per non sacrificare l&#8217;esattezza del senso. Pubblic\u00f2 l&#8217;&quot;Inferno&quot; nel 1892, il &quot;Purgatorio&quot; nel 1909 e il &quot;Paradiso&quot; nel 1921. Per &#8216;Paradiso&#8217; cre\u00f2 il neologismo &quot;Fegeberg&quot;, dapprima combattuto dalla critica, poi accettato (F. Schnedier). Questa traduzione non ebbe fortuna presso la critica dominante, che esigeva una traduzione di pi\u00f9 limpida resa stilistica e rimprover\u00f2 al Bassermann un&#8217;eccessiva preoccupazione filologica. Del commento che preparava man mano che progrediva la traduzione il Bassermann non pubblic\u00f2 che un saggio (1932).<\/em><\/p>\n<p><em>Maggiore fortuna ebbe la seconda sua opera, &quot;Dante Spuren in Italien&quot;, che pubblic\u00f2 in un&#8217;edizione di lusso a proprie spese, con 67 tavole illustrative (Heidelberg 1897). Della seconda edizione (non illustrata, Monaco 1898) fece una traduzione E. Gorra, &quot;Orme di Dante in Italia&quot; (Bologna 1902). Frutto di un lungo studio che aveva condotto il Bassermann a fare lunghi viaggi per l&#8217;Italia, anche in luoghi impervi e a piedi, il libro mirava a &quot;rendere Dante pi\u00f9 abbordabile e famigliare, dimostrando come il poeta dell&#8217;aldil\u00e0 era radicato nella realt\u00e0&quot;. Il Bassermann seppe unire a una vasta erudizione una felice vivacit\u00e0 nella descrizione dei luoghi visitati. Grande suo merito fu l&#8217;aver dedicato un terzo del volume ai riflessi danteschi nelle arti figurative. Il libro contribu\u00ec non poco alla conoscenza di Dante e rimane fino a oggi il miglior manuale per tanti pellegrinaggi danteschi. Inoltre il Bassermann pubblic\u00f2 vari studi di critica dantesca, nonch\u00e9 una sua traduzione del &quot;Fiore&quot;, la prima versione in lingua tedesca (Heidelberg 1926), accettando l&#8217;ipotesi che Dante ne fosse l&#8217;autore. Fra i pi\u00f9 aspri e accesi critici figurarono R. Borchardt e K. Vossler, ai quali il Bassermann replic\u00f2 nel 1928; trov\u00f2 in B. Wiese (1928), E. Wechssler (1928) e E. K\u00f6hler (1957) sostenitori della sua tesi, che \u00e8 stata confermata dalle pi\u00f9 recenti indagini italiane. Il Bassermann riprese anche (1931) la tesi che la &quot;Commedia&quot; avrebbe avuto una prima redazione comprendente i primi sette canti dell&#8217;&quot;Inferno&quot;, che egli datava intorno al 1290.<\/em><\/p>\n<p><em>La meno felice trovata del Bassermann fu la sua interpretazione del Veltro, in cui ravvis\u00f2 il simbolo di un mito solare venuto da oriente, divenuto poi il simbolo di un imperatore salvatore del mondo. Questa tesi, che egli propugn\u00f2 fin dal 1902, sostenne ed espose con caparbiet\u00e0 fino alla fine della sua vita. Abbagliato dal nascente nazismo, fin\u00ec con l&#8217;identificare ingenuamente mito solare, Veltro e Adolfo Hitler, poi anche Veltro, Dux (&quot;Purgatorio&quot; XXXIII, 43) e Mussolini. La sua tesi non rimase inoppugnata, e suscit\u00f2 dissensi con la Deutsche Dante-Gesellschaft da cui si ritir\u00f2. Gli errori della sua vecchiaia non tolgono che nei suoi anni migliori il Bassermann con la sua erudizione e con il suo entusiasmo fu uno dei dantisti pi\u00f9 autorevoli e pi\u00f9 influenti in Germania.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Da quando, agli albori del nuovo secolo &#8212; il XX &#8211; il libro di Alfred Basserman, \u00abOrme di Dante in Italia\u00bb, apparso in Germania nel 1897 (con il titolo \u00abDantes Spuren in Italien: Wanderungen und Untersuchungen\u00bb), venne tradotto e pubblicato anche nel nostro Paese (precisamente nel 1902, dall&#8217;editore Zanichelli di Bologna), ebbe inizio lo strano fenomeno per cui gli Italiani incominciarono a sentire un po&#8217; pi\u00f9 familiare, un po&#8217; pi\u00f9 umano, un po&#8217; pi\u00f9 &quot;loro&quot;, il massimo poeta italiano di tutti i tempi, studiato e venerato, s\u00ec, nelle scuole e nelle accademie, per\u00f2 mettendolo su un piedistallo cos\u00ec alto, da sfuggire, quasi, alla facolt\u00e0 visiva degli uomini comuni: e ci\u00f2 avvenne per opera di uno straniero, di un tedesco, ossia di un figlio di quella terra e di quella cultura che, dal Risorgimento in poi, sempre fu vista e presentata come a noi fatalmente &quot;nemica&quot;, anche se cos\u00ec non la pensava per l&#8217;appunto il padre Dante (il \u00abghibellin fuggiasco\u00bb di foscoliana memoria!), che non esit\u00f2, nella sua \u00abCommedia\u00bb, a rimproverare g&#8217; imperatori germanici per avere troppo a lungo trascurato e disertato il &quot;giardino&quot; dell&#8217;Impero, l&#8217;Italia appunto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, se non si inserisce il culto di Dante in Germania nel pi\u00f9 ampio contesto del tenace rapporto d&#8217;amore (mai corrisposto) fra la cultura tedesca e l&#8217;italiana, si rischia di non capire nulla della nostra stessa storia, che, per tutti i lunghi secoli del Medioevo, e anche oltre, s&#8217;intreccia continuamente con quella germanica (e, da ultimo, austriaca). La Germania \u00e8 sempre stata ossessionata &#8212; anche politicamente &#8212; dall&#8217;Italia: da Ottone il Grande fino a Hitler, \u00e8 impossibile non vedere come la prima abbia sempre cercato, nella seconda, un qualcosa che non trovava in se stessa: nella letteratura e nella musica, nell&#8217;arte e perfino, appunto, nella politica (non \u00e8 forse, il nazismo, una rielaborazione, imbastardita e stravolta, del fascismo?). Anche Bassermann, anche Spengler, hanno sentito quel fascino: perch\u00e9 scandalizzarsi, dunque, se, per un attimo, hanno creduto di vedere in Mussolini (come Ezra Pound, del resto) quanto di pi\u00f9 simile al Veltro dantesco?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alfred Bassermann fu, tra gli studiosi tedeschi, insieme a Paul Pochhammer (di cui abbiamo palato in un altro articolo, e a parte Eric Auerbach, che non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114,178],"class_list":["post-23160","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23160","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23160"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23160\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}