{"id":23153,"date":"2008-04-07T08:40:00","date_gmt":"2008-04-07T08:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/07\/una-pagina-al-giorno-cosi-muore-un-paese-di-alcide-paolini\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:10","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:10","slug":"una-pagina-al-giorno-cosi-muore-un-paese-di-alcide-paolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/07\/una-pagina-al-giorno-cosi-muore-un-paese-di-alcide-paolini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Cos\u00ec muore un paese, di Alcide Paolini"},"content":{"rendered":"<p>Dal romanzo <em>Il paese abbandonato<\/em> dello scrittore friulano Alcide Paolini (Firenze, Casa editrice Salani, 1980, cap. quattordicesimo, pp. 137-142):<\/p>\n<p><em>&quot;Il giorno dopo mio padre si \u00e8 ammalato. Gi\u00e0 durante la notte deve essere stato male, perch\u00e9 ho sentito che tossiva e che mia madre si alava per fargli qualcosa. Al mattino aveva la febbre alta, sui trentanove. Ma non ha voluto che andassi a chiamare il medico. Quando sono andato a trovarlo era tutto rosso, sudato, aveva una faccia tesa, mi sembrava perfino stravolto, e faticava a respirare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi ha domandato: &#8211; Non vai a scuola?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli ho risposto: &#8211; Domani.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Intanto il tempo era migliorato, e nel pomeriggio \u00e8 comparso il sole. Ma nessuno \u00e8 andato sul cantiere. E solo pochi hanno chiesto di pap\u00e0. Quando per\u00f2 hanno saputo che era ammalato si sono come rilassati. Zulian \u00e8 venuto a trovarlo. Gli ha detto di stare tranquillo, \u00e8 stato su soltanto pochi minuti, non hanno parlato di niente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sul cavalletto c&#8217;era un quadro non finito, ancora un albero, questo tuttavia pi\u00f9 piccolo, al centro di una ampia vallata. Accanto al quadro c&#8217;era il rotolo che si era portato dietro dal cantiere. Non ho resistito e l&#8217;ho aperto, anche se immaginavo gi\u00e0 quello che c&#8217;era. Era infatti il tracciato completo della strada, un lavoro al quale avevo partecipato anch&#8217;io e che pap\u00e0 aveva completato e aggiustato man mano che i lavori avanzavano, con l&#8217;aiuto di Zulian e di Davide. Pensavo a quello che ava detto portandolo a casa. Aveva detto: \u00abQuesto, ormai, non serve pi\u00f9\u00bb. Che avesse previsto la malattia? O dietro la sua ostinazione c&#8217;era, come aveva lasciato intuire in precedenza, la convinzione che ormai non ci fosse nulla da fare?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;la mamma era preoccupata per la tosse, a suo avviso si trattava di una broncopolmonite bella e buona, a suo avviso occorreva chiamare il medico. Cos\u00ec sono andato a Villa, contro il parere di pap\u00e0, a cercarlo. \u00c8 venuto il giorno dopo, lamentandosi che si era buscato tanta di quella umidit\u00e0, che si sarebbe ammalato certamente anche lui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ma come fate a restare ancora qui? &#8211; ci ha domandato. E a me \u00e8 venuto in mente quello che diceva pap\u00e0: \u00abTutti ci domandano come facciamo a restare qui; e nessuno invece si meraviglia del fatto che non ci sia una strada\u00bb. Aveva ragione lui naturalmente, perch\u00e9 se ci fosse stata una strada nessuno sarebbe mai passato per la testa di farci una domanda simile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Era proprio una broncopolmonite, e il medico aveva detto che qualche pericolo c&#8217;era, perch\u00e9 il pap\u00e0 aveva un fisico gi\u00e0 provato. Bisognava attendere qualche giorno. Intanto occorreva intervenire subito con alcuni medicamenti. Cos\u00ec l&#8217;ho riaccompagnato a Villa e sono andato in farmacia. Abbiamo fatto la strada insieme, mi ha chiesto cosa facevo, e quando ha saputo che studiavo mi ha detto: \u00abBravo, cos\u00ec ti togli da quel buco dove non si pu\u00f2 neanche morire da cristiani\u00bb. Non ero stato a polemizzare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anna \u00e8 voluta venire a trovare mio padre, che vedendola si \u00e8 commosso. La febbre non accennava a diminuire, era sempre altissima, e la tosse lo tormentava.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una notte io e mia madre non siamo neanche andati a dormire, perch\u00e9 pap\u00e0 stava male pi\u00f9 del solito, faceva sempre pi\u00f9 fatica a respirare e la febbre gli era salita a quaranta. Poi la mattina dopo si \u00e8 finalmente assopito e la febbre \u00e8 scesa. Cos\u00ec io e la mamma ci siamo potuti riposare a turno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Diversi paesani erano venuti a chiedere se avevamo bisogno di aiuto, tra questi anche la Peppa. Ma mia madre non aveva voluto nessuno tra i piedi.. All&#8217;improvviso sembrava che le fossero scomparsi tutti i mali, non stava ferma un momento, su e gi\u00f9 per le scale, era un&#8217;infermiera efficiente e premurosa. Mio padre, se aveva avuto tempo di riflettere su queste cose, doveva esserne meravigliato. Lo ero anch&#8217;io, e la cosa mi faceva piacere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anna era spesso da noi. E la mamma non protestava. Si sedeva sulla sedia che era di pap\u00e0 e se ne stava l\u00ec tranquilla con i suoi libri. Mi aveva chiesto di farle vedere i quadri, e ne era rimasta affascinata. Diceva che era un grande pittore. Che prima o poi se ne sarebbero accorti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi piaceva avere Anna per casa. Sapere che c&#8217;era e sentire la sua voce cos\u00ec fresca, e vedere il suo viso splendente, e i suoi capelli biondi, soffici, lunghi. Aveva ripreso a muoversi con l&#8217;aiuto di un bastone. Il medico era tornato e aveva detto che pap\u00e0 andava migliorando, anche se non poteva ancora dichiararlo fuori pericolo. \u00abMa io credo che ce la far\u00e0\u00bb aveva detto andandosene. \u00abSolo che dopo dovr\u00e0 stare per un bel po&#8217; di tempo a riposo completo, anche con la testa. Ci siamo intesi?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non so cosa avesse voluto dire con quella raccomandazione un po&#8217; sibillina, ma non ho avuto il coraggio di approfondire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poi \u00e8 arrivata un&#8217;altra lettera dall&#8217;Australia. Era ancora quell&#8217;Albert Ferrarino che offriva lavoro per venti-trenta famiglie. Ricordava che il termine massimo per accettare scadeva il 30 novembre, improrogabilmente. Di nuovo c&#8217;era stato un ritrovarsi di tutti da Damiano. Di nuovo erano stati ripetuti gli stesi discorsi contro l&#8217;offerta, ma questa volta con minore convinzione. Nei giorni successivi diverse famiglie si erano trovate a parlare della proposta non pi\u00f9 in pubblico da Damiano, ma in casa propria o al massimo in casa di un amico. Il fermento cresceva e per quanto nessuno avesse voglia di parlarne, le notizie trapelavano. Una dopo l&#8217;altra le famiglie di Valverde stavano valutando in modo ben pi\u00f9 disponibile di poche settimane prima quell&#8217;offerta. Intanto c&#8217;era di mezzo anche due cartoline arrivate per via aerea dall&#8217;Australia a firma di Angelo e Tite Fornar, entrambe con la scritta: \u00abqui \u00e8 bellissimo\u00bb. Della strada non parlava pi\u00f9 nessuno. Anzi si aveva ancora l&#8217;impressione che fosse ben presente a tutti, ma proprio per questo l&#8217;argomento venisse accuratamente ignorato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Solo Anna aveva ancora il coraggio di parlare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;&quot;- E cos\u00ec &#8211; diceva &#8211; la strada \u00e8 stata abbandonata da tutti. Pare impossibile che dopo tanti entusiasmi adesso tutti si facciano scrupolo di non parlarne, anche per dire che non si far\u00e0. E tuo padre ci ha rimesso la salute. Evidentemente hanno ragione quelli di Villa, siamo dei sottosviluppati, e la strada non ce la meritiamo. Meritiamo che si venga dispersi ai quattro venti per il mondo, e il paese sia dimenticato e distrutto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Forse mio padre sapeva fin dall&#8217;inizio che la strada non si sarebbe mai fatta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Pu\u00f2 anche darsi, per\u00f2 nessuno se n&#8217;\u00e8 mai accorto, e fino a poco tempo fa quasi tutti erano convinti al contrario che ce l&#8217;avremmo fatta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Tranne mio padre e il maresciallo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Perch\u00e9 il maresciallo?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Perch\u00e9 altrimenti sarebbe intervenuto. Come si pu\u00f2 pensare che quattro carabinieri per quanto ingenui e forestieri, non si accorgano che si sta costruendo una strada?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E adesso sene andranno via tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- \u00c8 probabile. Del resto come biasimarli? La vita qui diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 insostenibile. Ormai vengono a fatica il medico, il postino, perfino don Menossi&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Resteremo in pochi. Io, tuo padre, tua madre e qualche altro&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ho pensato un momento prima di rispondere, perch\u00e9 quella era chiaramente una domanda, e insieme una provocazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- No, credo che qui non ci rester\u00e0 nessuno, nemmeno tu e mio padre. Quando un paese \u00e8 ridotto a pochi abitanti la sopravvivenza \u00e8 impossibile&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- In quel momento mia made si \u00e8 affacciata alle scale, allarmata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Luca, vieni su, presto! &#8211; ha gridato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Sono scattato su per le scale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mio padre sembrava che non riuscisse a prendere aria, aveva il viso cianotico, mi sono spaventato, non sapevo cosa fare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Aiutami &#8211; ha detto la mamma, e insieme abbiamo cercato di metterlo a sedere. Ma non accennava a star meglio. Sembrava quasi che non respirasse pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Cosa succede?- ha gridata Anna di sotto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non riesce a respirare &#8211; le ho risposto con la voce rotta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Prova a premergli il petto a intervalli regolari &#8211; ha suggerito &#8211; altrimenti fagli la respirazione bocca a bocca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Mentre cercavo di mettere in atto i suoi consigli, sentivo che stava arrancando faticosamente per le scale. Ma non le ho detto di non salire. Anzi, non vedevo l&#8217;ora che arrivasse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Inaspettatamente mia madre \u00e8 andata ad aiutarla, cos\u00ec \u00e8 arrivata pi\u00f9 in fretta. Anna si \u00e8 messa quasi sopra il corpo di pap\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Lascia &#8211; ha detto, allontanandomi. E ha cominciato a soffiare e aspirare sulla sua bocca. Il viso di mio padre era sempre cianotico, ma adesso sembrava che diventasse dello stesso colore anche quello di Anna. La cosa \u00e8 andata avanti cos\u00ec per un tempo infinitamente lungo, insopportabile, non smetteva pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io e mia madre eravamo in piedi, ai lati del letto, come paralizzati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nella stanza si sentiva soltanto il drammatico e monotono soffiare dei polmoni di Anna.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mio pareva di non poter resistere oltre.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quanto sarebbe potuto durare ancora?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Poi si \u00e8 sentito uno strano &#8216;flop&#8217;, come se si fosse strappato qualcosa, e da quel momento, dapprima impercettibilmente, poi sempre pi\u00f9 distintamente, il petto di mio padre ha incominciato ad alzarsi e abbassarsi, il viso \u00e8 andato schiarendosi, e anche quello di Anna che per\u00f2 non accennava a smettere quella sua respirazione. Ma alla fine se Dio vuole ha smesso, si \u00e8 sollevata, ha guardato lungamente mio padre che respirava da solo sempre pi\u00f9 regolarmente, ha fatto per alzarsi, , ma \u00e8 scivolata gi\u00f9 quasi di peso, tanto che sono riuscito a evitare appena in tempo che crollasse sul pavimento mettendole un braccio sotto la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ho quindi adagiata dall&#8217;altra parte del letto impaurito, ma subito lei ha aperto gli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non \u00e8 niente &#8211; ha detto con un filo di voce, e si \u00e8 voltata a guardare mio padre, che adesso respirava regolarmente. E ha sorriso. E poi mia madre \u00e8 andata dalla sua parte, si \u00e8 chinata e l&#8217;ha abbracciata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Grazie &#8211; le ha detto semplicemente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pi\u00f9 tardi io e Anna siamo scesi gi\u00f9 in cucina, e io ho preparato un caff\u00e8.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mio padre si era ripreso. Fuori c&#8217;era il sole che stava tramontando.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- \u00c8 passata anche questa &#8211; ha detto mia madre scendendo. &#8211; Adesso accompagna Anna a casa, avr\u00e0 bisogno di riposarsi pure lei.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Da Anna abbiamo trovato Dante. Era venuto a cercare me, ma quando gli hanno detto che l\u00ec non c&#8217;ero, non se l&#8217;\u00e8 sentita di venire fino a casa mia. Era chiaramente imbarazzato. E io ho capito subito di che si trattava.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ve ne andate anche voi &#8211; l&#8217;ho prevenuto, senza malizia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- S\u00ec &#8211; ha risposto, e non ha detto pi\u00f9 altro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il giorno dopo abbiamo saputo che altre dodici famiglie avevano deciso di accettare l&#8217;offerta dell&#8217;Australiano. In paese ormai restavamo proprio in pochi. Dovevamo andarcene per forza anche noi, e prima del previsto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E cos\u00ec di l\u00ec a poco il paese \u00e8 stato abbandonato da tutti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo scelto uno dei libri meno conosciuti del friulano Alcide Paolini, scrittore che ha conosciuto un momento di discreta notoriet\u00e0 negli anni Settanta, grazie alla pubblicazione di romanzi come <em>Paura di Anna, La gatta<\/em> e <em>La bellezza.<\/em> Oltre che meno conosciuto, <em>Il paese abbandonato,<\/em> pubblicato nel 1980, \u00e8 stato immediatamente relegato in quella particolare nicchia che \u00e8 considerata, quanto meno in Italia, la letteratura cosiddetta per l&#8217;infanzia. Come se un romanzo come <em>Pinocchio<\/em>, per fare un esempio, o anche uno come <em>Cuore<\/em>, si potessero restringere negli angusti confini del genere dei libri per ragazzi!<\/p>\n<p>Oltre a <em>Il paese abbandonato,<\/em> Paolini ha dedicato altri volumi a un pubblico giovanile, come <em>Pablo e il cane Dik Dik<\/em> (1979) e anche <em>La donna del nemico<\/em> (1985); romanzo, quest&#8217;ultimo, che avuto il merito di affrontare, con semplicit\u00e0 e onest\u00e0 intellettuale, il tema scabroso della sorte toccata a quelle ragazze italiane che, durante la seconda guerra mondiale, ebbero il destino di innamorarsi di un soldato tedesco. Ma di tutti, a nostro parere, <em>Il paese abbandonato<\/em> \u00e8 il pi\u00f9 riuscito, perch\u00e9 pervaso da una poeticit\u00e0 struggente anche se sobria, o forse proprio per questo. Tali sono gli uomini e le donne che lo popolano: persone di poche parole e non use a esternare facilmente i propri sentimenti; ma capaci di grandi slanci di generosit\u00e0, come \u00e8 nell&#8217;indole friulana.<\/p>\n<p>Paolini ha descritto un paese immaginario, Valverde, ma la vicenda del romanzo gli \u00e8 stata ispirata dalla visita a uno dei non pochi paesi realmente esistiti e poi abbandonati, sulle montagne della Carnia e delle Prealpi Carniche: Palcoda, che ancora nei primi decenni del Novecento viveva in condizioni di isolamento inverosimili e quasi disumane, senza neppure una strada per arrivarvi. Il problema dell&#8217;abbandono di questi paesi era legato, immancabilmente, proprio a quello della mancanza di una via di comunicazione.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, Paolini ha descritto le speranze, le lotte, le amarezze e l&#8217;insuccesso finale degli abitanti di Valverde che, animati dal padre del ragazzo protagonista della storia, Luca Modolo, un pittore senza un braccio ma con un animo grande, tentano di costruire da s\u00e9 la strada che li colleghi al resto del mondo, negli anni Cinquanta, quando gi\u00e0 una eco del <em>boom<\/em> economico sfiora perfino le vallate alpine. Tentano, senza l&#8217;aiuto della pubblica amministrazione e, anzi, contro le disposizioni di legge, affrontando perfino momenti di tensione con i carabinieri: perch\u00e9 lo Stato e gli enti locali &#8211; e questa sembra proprio storia di oggi -, che, nonostante le molte promesse, non sanno o non possono garantire agli abitanti di quel borgo sperduto nemmeno qualche chilometro di strada che consenta di arrivare al medico condotto, al postino e al prete che viene, la domenica, per celebrare le funzioni religiose, nemmeno sono disposti a tollerare che essi facciano da s\u00e9, senza i necessari permessi e le autorizzazioni di rito&#8230;<\/p>\n<p>Pertanto, la vicenda descritta ne <em>Il paese abbandonato<\/em> \u00e8 la malinconica agonia di un piccolo borgo che, nel risveglio generale del secondo dopoguerra, si trova ancora intollerabilmente tagliato fuori dal &quot;progresso&quot; e perfino dal paese pi\u00f9 vicino (Villa Santina: per cui \u00e8 chiaro che Paolini ha collocato Valverde in qualche luogo della Carnia, probabilmente all&#8217;imbocco del Canale di Gorto; mentre Palcoda si trova al di l\u00e0 della cresta delle Prealpi Carniche, nei pressi della Val Tramontina, oltre il torrente Chiarz\u00f2). Nello scoraggiamento crescente di quelle povere famiglie, abituate da generazioni al destino dell&#8217;emigrazione, l&#8217;invito di un australiano che esorta le famiglie di Valverde a emigrare in quel lontanissimo Paese, giunge come un doloroso, ma inevitabile scioglimento del dramma. Una dopo l&#8217;altra, le case si svuotano dei loro abitanti, dei loro pochi animali, della vita che, bene o male, per generazioni vi era rimasta tenacemente legata; finch\u00e9 non rimane pi\u00f9 nessuno, e il borgo verr\u00e0 lentamente invaso dalla vegetazione spontanea.<\/p>\n<p>Luca, che ha avuto modo di frequentare il liceo di Tolmezzo, potr\u00e0 ancora costruirsi un avvenire, puntando sulle sue capacit\u00e0 di scrittura, ma sempre animato dal desiderio di far conoscere e testimoniare la vita del suo paese. Antonio, suo padre, che \u00e8 rimasto invalido in un incidente sul lavoro e che porta in s\u00e9 il dramma di una vita da emigrante, \u00e8 invece la figura pi\u00f9 dolente del romanzo, insieme a quella di Anna, ragazza bella, intelligente e sensibile, ma dalla salute minata dalla ereditariet\u00e0 (l&#8217;alcolismo e i matrimoni fra consanguinei, frequenti nelle zone isolate di montagna). Sono loro i grandi sconfitti: l&#8217;uno perch\u00e9 invalido, l&#8217;altra perch\u00e9 gravemente malata, sanno che l&#8217;aver perduto la battaglia per la costruzione della strada significa, per loro, aver perduto la possibilit\u00e0 di continuare a vivere a Valverde e quindi, in definitiva, di poter guardare all&#8217;avvenire con un minimo di speranza.<\/p>\n<p>La pagina che abbiamo scelto di riportare descrive l&#8217;ultimo atto del dramma del minuscolo paese, aggravato da una malattia di Antonio che, prostrando la sua forte fibra, infrange anche la volont\u00e0 di lottare dei suoi compaesani, sempre pi\u00f9 pessimisti e scoraggiati circa l&#8217;esito dei loro sforzi per salvare l&#8217;ultima speranza di realizzare la strada.<\/p>\n<p>Vi si notano, nel taglio dei caratteri, le virt\u00f9 migliori della gente carnica e friulana: il profondo senso del dovere; l&#8217;estrema frugalit\u00e0, frutto di un abito mentale derivante da una vita dura e difficile, fatta di continue rinunce se non, addirittura, di stenti; l&#8217;eroica rassegnazione davanti al destino, senza recriminazioni e inutili rivolte.<\/p>\n<p>Alcide Paolini \u00e8 nato a Udine nel 1928. Ha esordito come poeta nel 1952, con la raccolta <em>Cadono i venti<\/em>, cui ha fatto seguito, nel 1959, <em>Ballata per un uomo<\/em>. Ha poi collaborato a diverse riviste quali Comunit\u00e0<em>, Belfagor, La fiera letteraria<\/em> e a giornali come <em>Il giorno<\/em> e il <em>Corriere della Sera<\/em> e <em>Il Messaggero Veneto.<\/em> Oltre ad alcuni studi sociologici, dai quali emerge un particolare interesse per il problema dell&#8217;emigrazione, ha scritto un certo numero di romanzi, nei quali ha affrontato specialmente i temi dell&#8217;angoscia, della gelosia e della solitudine.<\/p>\n<p>Tra le sue opere pi\u00f9 significative ricordiamo <em>Controveglia<\/em> (1967), <em>Verbale d&#8217;amore<\/em> (1969), <em>Lezione di tiro<\/em> (1971), <em>Paura di Anna<\/em> (1976), <em>La bellezza<\/em> (1979), <em>L&#8217;eterna finzione<\/em> (1983), <em>Una strana signora<\/em> (1993).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal romanzo Il paese abbandonato dello scrittore friulano Alcide Paolini (Firenze, Casa editrice Salani, 1980, cap. quattordicesimo, pp. 137-142): &quot;Il giorno dopo mio padre si \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-23153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23153"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23153\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}