{"id":23148,"date":"2016-12-29T08:06:00","date_gmt":"2016-12-29T08:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/29\/se-lalbero-e-buono-come-puo-dare-frutti-cattivi\/"},"modified":"2016-12-29T08:06:00","modified_gmt":"2016-12-29T08:06:00","slug":"se-lalbero-e-buono-come-puo-dare-frutti-cattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/29\/se-lalbero-e-buono-come-puo-dare-frutti-cattivi\/","title":{"rendered":"Se l\u2019albero \u00e8 buono, come pu\u00f2 dare frutti cattivi?"},"content":{"rendered":"<p>Diceva Ges\u00f9 Cristo (<em>Matteo<\/em>, 7, 15-20):<\/p>\n<p><em>Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Cos\u00ec ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non pu\u00f2 produrre frutti cattivi, n\u00e9 un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere<\/em>.<\/p>\n<p>Eppure, a quanto pare, vi sono dei teologi, dei sacerdoti, dei vescovi, dei cardinali e perfino dei papi, i quali, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, che si sono dimenticati della similitudine evangelica sull&#8217;albero e i suoi frutti, e ragionano come se un albero cattivo potesse dare frutti buoni, e viceversa. Pensano forse di essere pi\u00f9 intelligenti, perspicaci e lungimiranti del divino Maestro? A nostro avviso, si tratta d&#8217;un fenomeno specifico di questi ultimi decenni, mai verificatosi nella storia della Chiesa, se non in maniera assolutamente episodica: l&#8217;intellettualizzazione eccessiva ed impropria della fede, al livello della gerarchia.<\/p>\n<p>Ci spieghiamo. Fino al Concilio Vaticano II, i papi facevano i papi, cio\u00e8 i vicari di Cristo; i vescovi facevano i vescovi, cio\u00e8 i pastori delle diocesi; i sacerdoti facevano i sacerdoti, cio\u00e8 le guide delle comunit\u00e0 parrocchiali; e i religiosi facevano i religiosi, cio\u00e8 si dedicavano totalmente all&#8217;amore di Dio e del prossimo (certo, anche del prossimo, gli ordini di clausura non meno degli altri: perch\u00e9 si pu\u00f2 amare il prossimo anche con la preghiera e non solo con le opere materiali). Quanto ai teologi, facevano, semplicemente, i teologi: studiavano la dottrina e cercavano di spiegare razionalmente, fin dove possibile, il cristianesimo, ma sempre alla luce della divina Rivelazione e, comunque, sempre nell&#8217;ottica di aiutare il credente, di chiarire i suoi dubbi, di rinsaldare la sua fede; mai, in nessun caso, e a nessun costo, mettendola in crisi. Poi \u00e8 arrivato il Concilio Vaticano II, e, subito dopo, il cosiddetto &quot;spirito del Concilio&quot; (con la &quot;s&quot; minuscola, perch\u00e9 non aveva niente a che fare con lo Spirito Santo), e le cose sono cambiate bruscamente, si pu\u00f2 dire quasi da un giorno all&#8217;altro; da allora, la confusione \u00e8 esplosa, e non ha fatto altro che crescere. I papi hanno cominciato a parlare di trovare un accordo con il mondo moderno, e, a tal fine, per la prima volta nella storia, \u00e8 stato convocato un concilio ecumenico senza che si fosse posta alcuna grave questione di dottrina o di disciplina, ma cos\u00ec, semplicemente per rivedere, per &quot;aggiornare&quot; tutto, un po&#8217; qua, un po&#8217; l\u00e0. I vescovi hanno incominciato a dir la loro su tutto, non solo all&#8217;interno delle loro diocesi, ma rilasciando volentieri dichiarazioni e interviste alla stampa laica: non di rado le pi\u00f9 azzardate, le pi\u00f9 discutibili, e le meno in linea con il Magistero, che si possa immaginare (valga per tutti quel vescovo di Anversa che ha detto che la Chiesa dovrebbe aprire al matrimonio omosessuale). I sacerdoti, in diversi casi, si sono sbizzarriti nell&#8217;apportare, di loro iniziativa, ulteriori modifiche al <em>Novus Ordo Missae<\/em>, gi\u00e0 di per s\u00e9 drasticamente innovativo rispetto alla Messa tridentina; come se non bastasse, adoperano il pulpito per predicare un vangelo che non \u00e8 sempre il Vangelo di Cristo, ma piuttosto un vangelo di loro gusto personale, ovviamente progressista e modernista, nel quale i fedeli vedono stravolto tutto ci\u00f2 che credevano di sapere sulla dottrina cristiana, e, non di rado, vengono offesi i loro sentimenti pi\u00f9 profondi, anche con battute irriverenti dirette contro certe forme di devozione e contro la Chiesa stessa. Perfino i religiosi e le religiose sono stati contagiati da questo nuovo vento post-conciliare: i fedeli vedono, con pena e sconcerto, dei frati che si mettono a ballare per la strada, invasati, essi dicono, dallo spirito (ma quale?), e delle suore che preferiscono la chitarra al Rosario, vanno in televisione, incidono dischi, cantano canzoni i cui testi hanno poco o nulla di spirituale, e che parlano dell&#8217;amore come potrebbe fare qualsiasi artista profano. Il colmo \u00e8 arrivato con papa Francesco, che attacca continuamente il &quot;clericalismo&quot;, cio\u00e8 che se la prende, un giorno s\u00ec e un giorno no, contro un costume e una mentalit\u00e0 che non esistono pi\u00f9 da molti anni, mentre il problema odierno \u00e8 semmai, con tutta evidenza, di natura opposta: la secolarizzazione implacabile, penetrata ormai all&#8217;interno della Chiesa stessa, che sta spazzando via quel che restava di dottrina e di pratica cristiana; e la persecuzione, ora velata, ora aperta e sanguinosa, che ha luogo nei confronti dei cristiani. I teologi, infine, dai quali \u00e8 partito tutto questo processo, si son presi la libert\u00e0 di ridiscutere, di mettere in dubbio, di negare, alcune delle verit\u00e0 essenziali della dottrina cristiana; di sovvertire la morale cattolica; di stendere un velo di silenzio sul peccato, sul male, sul demonio e sull&#8217;inferno, e di concentrarsi unicamente sui problemi dell&#8217;uomo, economici, sociali, psicologici e culturali, sempre meno in una prospettiva di fede e di preparazione alla vita eterna, fino al punto di affermare che gli uomini devono fare come se Dio non esistesse e prendere su di s\u00e9, tutta intera, la &quot;responsabilit\u00e0&quot; della loro vita. Con queste belle idee, con le quali hanno messo in crisi la fede di milioni di credenti, si sono ritagliati un ruolo da protagonisti assoluti, forti del prestigio e dell&#8217;autorit\u00e0 che, nei lavori del Concilio Vaticano, hanno permesso loro di dare un indirizzo deciso ai lavori dei Padri conciliari: un&#8217;altra novit\u00e0 inedita e inaudita, perch\u00e9, sino a quel momento, erano stati i papi, il collegio cardinalizio e i padri conciliari a esercitare il Magistero, lasciando che i teologi si dedicassero ai loro studi in posizione subordinata. Ai teologi, infatti, veniva chiesto di accompagnare, sostenere, illuminare, se necessario, il sacro Magistero, non d&#8217;indirizzarlo, e tanto meno d&#8217;imporgli una direzione inedita rispetto alla Tradizione, quando non, addirittura, ad essa apertamente contraria.<\/p>\n<p>Un esempio di come la mentalit\u00e0 secolarizzata fosse penetrata bene a fondo nelle pi\u00f9 alte sfere della gerarchia cattolica \u00e8 dato da un certo modo di ragionare di Giovanni Paolo II. Il quale, a proposito dell&#8217;illuminismo, dichiarava, in quel libro che \u00e8 stato un po&#8217; il suo testamento spirituale (da: Giovanni Paolo II, <em>Memoria e identit\u00e0. Conversazioni a cavallo dei millenni<\/em>; tiolo originale: <em>Pamiec i tozsamosc<\/em>; traduzione dal polacco di Zofia J. Brzozowska; Citt\u00e0 del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2005, pp. 133-136):<\/p>\n<p><em>L&#8217;illuminismo europeo non ha prodotto soltanto le crudelt\u00e0 della rivoluzione francese; ha avuto anche frutti positivi come l&#8217;idea di libert\u00e0, di uguaglianza e di fratellanza, che sono pi valori radicati nel Vangelo. Anche se proclamate indipendentemente da esso, quelle idee rivelavano da sole la propria origine. In tal modo l&#8217;illuminismo francese prepar\u00f2 il terreno per una migliore comprensione dei diritti dell&#8217;uomo. In verit\u00e0, la rivoluzione viol\u00f2 di fatti tali diritti in molti modi. Tuttavia l&#8217;effettivo riconoscimento dei diritti dell&#8217;uomo cominci\u00f2 da allora ad essere posto in atto con maggior forza, superando le tradizioni feudali. Occorre per\u00f2 rilevare che questi diritti erano gi\u00e0 conosciuti in quanto fondati nella natura dell&#8217;uomo creata da Dio a propria immagine e come tali proclamati dalla Sacra Scrittura fin dalle prime pagine del Libro della Genesi. Ad essi fa riferimento ripetutamente Cristo stesso, il quale nel Vangelo afferma, tra l&#8217;altro che &quot;il sabato \u00e8 stato fatto per l&#8217;uomo e non l&#8217;uomo per il sabato&quot; (Mc 2, 27). Con queste parole egli chiarisce con autorevolezza la superiore dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, indicando il fondamento in definitiva divino dei suoi diritti.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche l&#8217;idea del diritto della nazione ha un suo collegamento con la tradizione illuministica, e perfino con la rivoluzione francese. Il diritto della nazione all&#8217;esistenza, alla propria cultura ed anche alla sovranit\u00e0 politica, in quel periodo storico, cio\u00e8 nel XVIII secolo, era particolarmente importante, per molte nazioni del continente europeo, e anche fuori dai sui confini. Lo era per la Polonia, che proprio in quegli anni, nonostante la Costituzione del 3 maggio, stava per perdere l&#8217;indipendenza. Lo era in particolare, oltreoceano, per gli Stati Uniti d&#8217;America, che si stavano allora formando. \u00c8 significativo che quei tre eventi &#8211; la rivoluzione francese (14 luglio 1789), la proclamazione della Costituzione del 3 maggio (1791) in Polonia e la Dichiarazione di Indipendenza negli Stati Uniti d&#8217;America (4 luglio 1776) &#8212; si siano verificati a cos\u00ec breve distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro. Ma qualcosa di simile si potrebbe dire anche di vari Paesi dell&#8217;America latina, i quali, dopo un lungo periodo feudale, stavano raggiungendo allora una nuova consapevolezza nazionale, e maturavano di conseguenza aspirazioni indipendentistiche contro la Corona spagnola o portoghese.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, dunque, le istanze di libert\u00e0, uguaglianza e fratellanza venivano affermandosi &#8211; purtroppo tra il sangue di molte vittime sacrificate sul patibolo &#8212; ed illuminavano la storia dei popoli e delle nazioni, almeno nei due continenti europeo e americano, dando inizio a una nuova epoca della storia. Quanto all&#8217;idea di fratellanza, idea fino in fondo evangelica, nel periodo della rivoluzione francese port\u00f2 anche un suo nuovo consolidamento nella storia dell&#8217;Europa e del mondo. La fratellanza \u00e8 un vincolo che lega tra loro non soltanto gli uomini, ma anche le nazioni. La storia del mondo dovrebbe essere governata dal principio della fratellanza dei popoli, e non soltanto dal gioco delle forze politiche o dall&#8217;egemonia della volont\u00e0 dei monarchi, senza sufficiente riguardo per i diritti dell&#8217;uomo e delle nazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Le idee di libert\u00e0, di uguaglianza e di fratellanza furono provvidenziali all&#8217;inizio del XIX secolo anche per il fatto che quegli anni dovevano portare con s\u00e9 una grande svolta nella cosiddetta questione sociale. Il capitalismo degli inizi della rivoluzione industriale mortificava in vario modo la libert\u00e0, l&#8217;uguaglianza e la fratellanza, consentendo lo sfruttamento dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;uomo in ossequio alle leggi del mercato. La consapevolezza illuministica, soprattutto nella sua concezione della libert\u00e0, favor\u00ec sicuramente la nascita del &quot;Manifesto&quot; comunista di Karl Marx, ma suscit\u00f2 anche &#8212; e in certa misura perfino indipendentemente da tale proclama &#8212; la formazione dei postulati della giustizia sociale, giustizia che, a sua volta, aveva la sua radice ultima nel Vangelo, \u00e8 motivo di riflessione constatare come questi processi di matrice illuministica abbiano portato a una riscoperta in profondit\u00e0 di verit\u00e0 contenute nel Vangelo. Lo mettono in evidenza le stesse encicliche sociali, dalla &quot;Rerum novarum&quot; di Leone XIII alle Encicliche del XX secolo, fino alla &quot;Centesimus annus&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei documenti del Concilio Vaticano II si pu\u00f2 trovare una stimolante sintesi del rapporto tra il cristianesimo e l&#8217;illuminismo. I testi, in verit\u00e0, non ne parlano direttamente, ma, se esaminati pi\u00f9 a fondo alla luce del contesto culturale contemporaneo, offrono molte indicazioni preziose al riguardo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Concilio, nell&#8217;esposizione della dottrina, ha volutamente adottato una linea non polemica. Ha preferito proporsi come un&#8217;ulteriore espressione di quell&#8217;inculturazione che ha accompagnato il cristianesimo sin dai tempi degli Apostoli. Seguendo le sue indicazioni, i cristiani possono andare incontro al mondo contemporaneo ed avviare con esso un dialogo costruttivo. Possono anche chinarsi, come il Samaritano del Vangelo, sull&#8217;uomo ferito, cercando di curare le sue ferite di questo inizio del XXI secolo. La sollecitudine nel portare aiuto all&#8217;uomo \u00e8 incomparabilmente delle polemiche e delle accuse riguardanti , per esempio, lo sfondo illuministico delle grandi catastrofi storiche del XX secolo. Lo spirito del Vangelo, infatti, si esprime innanzitutto nella disponibilit\u00e0 ad offrire al prossimo il proprio aiuto fraterno.<\/em><\/p>\n<p>Se ci siamo soffermati sul giudizio espresso da Giovanni Paolo II a proposito del&#8217;illuminismo, \u00e8 stato, pi\u00f9 che per il suo significato specifico, quale esempio di tutto un modo di porre le questioni del rapporto fa la Chiesa e il mondo della storia, da parte non solo di lui, ma un po&#8217; di tutta la Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II, di cui Wojtyla &#8212; che vi aveva partecipato &#8211; fu sempre un dichiarato ammiratore e uno strenuo difensore. \u00c8 significativo che egli sia stato percepito, specialmente all&#8217;interno della Chiesa stessa, come un papa conservatore: ci\u00f2 sta a indicare quanto il baricentro della Chiesa si fosse spostato a sinistra, nel giro di pochi anni, a partire dal Concilio Vaticano II. Non basta la condanna della teologia della liberazione, per fare di un papa un conservatore, e nemmeno il suo rifiuto a qualsiasi ipotesi di sacerdozio femminile o di abolizione del celibato ecclesiastico. Giovanni Paolo II sostenne sempre, con assoluta convinzione, che il Concilio era stato un evento decisivo e provvidenziale nella storia della Chiesa, e si incaric\u00f2 di diffonderne lo spirito, sia pure senza giungere alle posizioni estreme di un Hans K\u00fcng, o, pi\u00f9 recentemente, di un Walter Kasper; di riaffermare le principali novit\u00e0 del Concilio in materia sia di contenuti dottrinali, che di azione pastorale, come l&#8217;ecumenismo, il dialogo inter-religioso, il pluralismo culturale e la non esclusivit\u00e0 della verit\u00e0 cristiana e della salvezza cristiana. Tutto questo ci pare che basti e avanzi per vedere in lui tutt&#8217;altro che un pontefice conservatore; al contrario, egli fu un papa progressista, liberale (e questo termine, parlando in termini di dottrina cattolica, non \u00e8 da intendersi, necessariamente, come un complimento), per certi aspetti persino neomodernista.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento di fondo, progressista, liberale e modernista, si coglie, appunto, nel suo modo di porsi, non solo riguardo al fenomeno storico dell&#8217;illuminismo, ma, pi\u00f9 in generale, nei confronti della storia umana e del suo rapporto con la storia divina, che coincide, in gran parte (anche se non solo) con l&#8217;Incarnazione del Verbo e, poi, con le vicende, due volte millenarie, della Chiesa da Lui fondata, e affidata a san Pietro e ai suoi legittimi successori. E che dire di quando cerca di arruolare Dio stesso tra le file dei giusnaturalisti, affermando che Egli, attraverso la <em>Bibbia<\/em>, ha proclamato i &quot;diritti umani&quot; sin dalla creazione di Adamo ed Eva? Messa cos\u00ec, si tratta di una affermazione paradossale, addirittura imbarazzante, in bocca ad un romano pontefice. \u00c8 una vera e propria inversione concettuale: non sono gli uomini che, uniformandosi al progetto di Dio, scoprono il valore inalienabile della persona umana; \u00e8 Dio che, anticipando gl&#8217;illuministi, proclama i diritti dell&#8217;uomo (e del cittadino?). Davvero stupefacente.<\/p>\n<p>Il ragionamento di Giovanni Paolo II sull&#8217;illuminismo \u00e8 contraddittorio, povero, incompleto. Da un lato, egli riconosce che i grandi principi da esso &#8212; o piuttosto dalla Rivoluzione francese &#8212; proclamati, la libert\u00e0, l&#8217;uguaglianza e la fratellanza, erano principi cristiani; dall&#8217;altro, loda la cultura illuminista per averli diffusi, sia pure staccandoli dal Vangelo, e affermando che essi hanno &quot;illuminato&quot; (una svista?) la storia dei popoli. Certo, sono stati versati &quot;fiumi di sangue&quot; durante la rivoluzione, per\u00f2 le idee erano buone: strano ragionamento, per un cristiano; e non solo per un cristiano. Si possono considerare i fiumi di sangue come un effetto collaterale, li si pu\u00f2 archiviare come un incidente di percorso? Inoltre, nemmeno una parola sulla Massoneria, sui centri di potere occulto anticristiani, e sulla loro persistenza nella realt\u00e0 odierna, che pure \u00e8 penetrata fin dentro il cuore della Chiesa: ne parlava gi\u00e0 Paolo VI, denunciando <em>il fumo di Satana in Vaticano<\/em>. Come \u00e8 possibile che la cosa sia sfuggita, non diciamo ad un pontefice della fine del XX secolo, ma a una qualsiasi persona di media cultura, che rifletta sulle vicende storiche della modernit\u00e0? Oppure quel silenzio ha un altro significato? Vi sono delle cose che non si possono dire, nemmeno da un papa; e delle zone d&#8217;ombra che non possono essere neanche nominate? Eppure: come pu\u00f2 essere sfuggito a papa Wojtyla che l&#8217;illuminismo nasce, s\u00ec, riprendendo alcune idee-chiave del Vangelo, ma non semplicemente ignorando quest&#8217;ultimo, bens\u00ec progettando una crociata risolutiva contro il cristianesimo, e in particolare contro la Chiesa cattolica? Come pu\u00f2 passare sotto silenzio il grido di battaglia di Voltaire, che \u00e8 il grido di battaglia di tutto il movimento illuminista: <em>\u00e9crasez l&#8217;inf\u00e2me<\/em>? Che cosa si pu\u00f2 capire dell&#8217;illuminismo, se si sorvola e si tace su questo aspetto, che in esso \u00e8 centrale: la precisa volont\u00e0 di distruggere la Chiesa cattolica e di farne sparire anche il ricordo, come effettivamente tentarono di fare gli <em>enrag\u00e9s<\/em> durante la campagna per la scristianizzazione della Francia, nel 1793?<\/p>\n<p>Poi, dopo aver ricordato, immancabilmente, un episodio della storia polacca (la Costituzione del 3 maggio 1791) e averlo posto sullo stesso piano dei grandi eventi mondiali della fine del Settecento &#8212; egli non \u00e8 mai riuscito a pensare in termini veramente universali, perch\u00e9 ha sempre conservato un legame viscerale, e un po&#8217; provinciale, con tutto ci\u00f2 che \u00e8 polacco, sopravvalutandolo all&#8217;estremo, e circondandosi di un <em>entourage<\/em> quasi esclusivamente polacco &#8212; sostiene che le idee illuministe furono &quot;provvidenziali&quot; (altra svista?) perch\u00e9 si potesse affrontare, nel XIX secolo, la questione sociale, anche se proprio da esse \u00e8 scaturito il marxismo, che ha generato, a sua volta, il totalitarismo comunista (la sua bestia nera): di nuovo, frutti cattivi da un albero &quot;buono&quot;. In questa carrellata storica, peraltro, poco egli parla della Grazia, dello Spirito Santo, dell&#8217;azione di Dio nel mondo: si direbbe che la storia, come lo \u00e8 per tutti gli studiosi laicisti, da Machiavelli e Guicciardini in poi, sia fatta esclusivamente, o quasi esclusivamente, dagli uomini, con mezzi umani, in una prospettiva umana, con vittorie e sconfitte prettamente umane. Certo, Dio \u00e8 sullo sfondo; e chi lo nega? Non lo negava neppure Machiavelli.<\/p>\n<p>Infine, anche se del tutto fuori tema, ecco l&#8217;immancabile sviolinata sul Concilio, che viene lodato appunto per aver stabilito un &quot;dialogo&quot; con il mondo. Egli loda il Concilio per aver evitato di assumere &quot;toni polemici&quot; verso la civilt\u00e0 moderna: ma davvero ci\u00f2 \u00e8 sufficiente per stabilire con essa un &quot;dialogo costruttivo&quot;? Pio IX era dunque del tutto in errore, allorch\u00e9, con il <em>Sillabo<\/em>, pi\u00f9 che porsi in maniera polemica verso la modernit\u00e0, la condannava in tutti i suoi aspetti qualificanti, a cominciare dalla libert\u00e0 di pensiero, il liberalismo, la democrazia? Anche papa Wojtyla usa con disinvoltura il concetto di &quot;dialogo&quot;: pare che, da Ges\u00f9 Cristo fino al 1962, nessuno, nella Chiesa, avesse considerato adeguatamente questo aspetto. Per\u00f2, a parte il grave fraintendimento sul concetto di &quot;dialogo&quot; (per dialogare bisogna essere in due: e questo, lui come altri, non sembra averlo considerato; n\u00e9 risulta che Ges\u00f9 &quot;dialogasse&quot; con il popolo, bens\u00ec che lo istruisse e lo esortasse alla conversione), che cosa sa, che cosa ha capito, Giovanni Paolo II, del mondo moderno, col quale i cristiani <em>devono<\/em>, secondo lui, dialogare? Molto poco, a quel che risulta dalle sue riflessioni. Egli parla in termini di nazioni, di stati, di nazionalismi, di egoismi, di guerre, di fratellanza che dovr\u00e0 succedere alle contese incessanti: la dimensione planetaria della finanza moderna gli sfugge completamente; vede gli effetti di certi fenomeni storici (le due guerre mondiali), ma non le loro cause e non sembra rendersi conto, lui nazionalista polacco, e sia pure d&#8217;un nazionalismo mitigato dal cattolicesimo (oppure esaltato dal cattolicesimo?), che il tempo della sovranit\u00e0 nazionale \u00e8 tramontato, a favore di organismi e centri di potere super-nazionali, artefici di una nuova e micidiale forma di totalitarismo globale. Non sembra rendersi conto che la grande sfida del terzo millennio si gioca proprio sulla sopravvivenza delle patrie, delle identit\u00e0, delle culture locali, contro una strategia della super-finanza mondiale che tende a ridurre la terra ad un unico mercato, e i suoi abitanti alla sola funzione di produttori e consumatori, in un circolo vizioso che non ha mai fine. Insomma Giovanni Paolo II ragiona sulla storia d&#8217;Europa e del mondo in maniera accademica, ottocentesca, lontana dall&#8217;urgenza dei problemi reali, primo fra tutti quello delle migrazioni\/invasioni islamiche, le quali si riversano, a ondate incessanti, sul nostro continente, e che stanno per sommergere la cristianit\u00e0, se non altro per effetto della denatalit\u00e0 europea e dell&#8217;alto tasso d&#8217;incremento demografico degli immigrati\/invasori.<\/p>\n<p>Possibile che, su tutto questo, egli non avesse nulla da dire, e non vedesse la duplice minaccia alla sopravvivenza della civilt\u00e0 europea e della Chiesa cattolica?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diceva Ges\u00f9 Cristo (Matteo, 7, 15-20): Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 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