{"id":23137,"date":"2008-01-16T12:45:00","date_gmt":"2008-01-16T12:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/16\/al-polo-australe-di-emilio-salgari-tra-mito-romantico-e-suggestioni-positivistiche\/"},"modified":"2008-01-16T12:45:00","modified_gmt":"2008-01-16T12:45:00","slug":"al-polo-australe-di-emilio-salgari-tra-mito-romantico-e-suggestioni-positivistiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/16\/al-polo-australe-di-emilio-salgari-tra-mito-romantico-e-suggestioni-positivistiche\/","title":{"rendered":"\u00abAl Polo Australe\u00bb di Emilio Salgari, tra mito romantico e suggestioni positivistiche"},"content":{"rendered":"<p>Ad Emilio Salgari, nato Verona nel 1862 e morto a Val San Martino (Torino) nel 1911, \u00e8 toccata una sorte per certi versi analoga a quella di Jules Verne, nel senso che quasi ogni suo connazionale ha letto almeno qualcuno dei suoi libri o, nel peggiore dei casi, ha visto le versioni cinematografiche e televisive tratte da essi, e probabilmente non ce n&#8217;\u00e8 uno che non pensi di averlo capito &#8211; magari di aver capito che non c&#8217;\u00e8 proprio niente da capire. Salgari \u00e8 l&#8217;avventura allo stato puro; o no? Prima di rispondere a una tale domanda, notiamo per\u00f2 subito un&#8217;altra analogia con lo scrittore francese. I suoi romanzi furono stampati in tirature favolose, tuttavia (a parte il fatto che egli non ne ebbe alcun vantaggio economico e questo, probabilmente, contribu\u00ec alla depressione che lo spinse al suicidio) la critica &quot;ufficiale&quot; non lo prese mai in considerazione. Era toccato anche ad altri, pi\u00f9 grandi di lui (come Carlo Collodi) oppure pi\u00f9 &quot;piccoli&quot; &#8211; se \u00e8 lecito istituire tali confronti &#8211; (come, qualche decennio dopo, sar\u00e0 il caso di Liala), che come lui hanno venduto libri in quantit\u00e0 molto superiore alla media. Ma non \u00e8 questa la sede per addentrarci in una discussione sui rispettivi meriti e sui limiti della letteratura &quot;colta&quot; e della narrativa popolare; ci limiteremo solo a notare &#8211; di sfuggita &#8211; che la divaricazione fra le due &quot;culture&quot; \u00e8 in Italia pi\u00f9 forte che in Francia (e in altri Paesi); e non solo nel campo della letteratura ma anche, per esempio, in quello della canzone d&#8217;autore.<\/p>\n<p>Emilio Salgari ha scritto moltissimo (si disse, con un amaro gioco di parole, che scriveva per la fame e non per la fama), polverizzando perfino il <em>record<\/em> di Balzac, Verne ed \u00c9mile Zola, tutti scrittori estremamente prolifici: qualche cosa come 80 romanzi e 150 racconti, suddivisi in alcuni grandi cicli, il pi\u00f9 noto dei quali \u00e8 quello dei corsari: le &quot;tigri di Mompracem&quot;, capeggiate dal leggendario principe indiano Sandokan e dal suo fido braccio destro, il portoghese Yanez. Tra i suoi libri pi\u00f9 famosi ricordiamo almeno <em>I misteri della jungla nera<\/em>, del 1895; <em>I pirati della Malesia,<\/em> del 1896; <em>Il Corsaro Nero,<\/em> del 1899; <em>Le tigri di Mompracem,<\/em> del 1901; <em>Jolanda, la figlia del Corsaro Nero,<\/em> del 1905; <em>Sandokan alla riscossa<\/em>, del 1907<em>.<\/em> E ancora: <em>Le stragi delle Filippine; Il raggio<\/em> <em>dell&#8217;Atlante; La scotennatrice;<\/em> <em>Le selve ardenti; I naufragatori dell&#8217;Oregon; Il re dell&#8217;aria; La favorita del Mahdi; Gli ultimi filibustieri; la stella dell&#8217;Araucania; Il Corsaro Rosso; Il Corsaro Verde; Il re del mare; Alla conquista di un impero; Le due tigri; la rivincita di Yanez; la vendetta dei Thugs; Gli scorridori del mare; Le tigri del Borneo; la figlia del Cacicco; I pescatori di Trepang; La montagna di fuoco; le pantere di Algeri; Il tesoro del presidente del Paraguay; Duemila leghe sotto l&#8217;America.<\/em><\/p>\n<p>Nella sterminata produzione narrativa di Salgari, l&#8217;ambiente polare occupa un posto ragguardevole. Silvio Zavatti, in una sua monografia dedicata a tale argomento (1), ha ricordato ed esaminato brevemente nove romanzi di argomento polare, e cio\u00e8: <em>Al Polo Australe; I naufraghi dello Spitzberg; Una sfida al Polo; Il deserto di ghiaccio; I cacciatori di foche; Al Polo Nord; I pescatori di balene; Padre Crespel nel Labrador; Verso l&#8217;Artide colla &quot;Stella Polare&quot;.<\/em> A tale monografia rimandiamo il lettore (augurandoci che essa possa venire ristampata al pi\u00f9 presto); noi ci limitiamo ad aggiungervi un decimo romanzo, fra l&#8217;altro uno dei migliori &#8211; a nostro giudizio &#8211; di Salgari, <em>La Stella dell&#8217;Araucania<\/em>, ambientato nelle acque dello Stretto di Magellano e fra le isole e i ghiacci della Terra del Fuoco; perch\u00e9, se \u00e8 vero che quelle regioni non appartengono, <em>strictu senso,<\/em> alla geografia polare, lo stesso dovrebbe valere per il romanzo <em>Padre Crespel nel Labrador<\/em> (che potrebbe aver ispirato, a nostro avviso, il celebre <em>Mabel fra gli Eschimesi<\/em> di Ginevra Pelizzari, del 1961); ma, d&#8217;altra parte, entrambi hanno un&#8217;ambientazione polare (o, quantomeno, sub-polare), quindi la loro inclusione in questo elenco appare pienamente giustificata.<\/p>\n<p>La vicenda di <em>Al Polo Australe<\/em> prende l&#8217;avvio da una discussione che si accende, al circolo della Societ\u00e0 Geografica Americana di Baltimora, fra lo statunitense Wilkye e l&#8217;inglese Linderman e che sfocia in una vera e propria scommessa, nello stile di tante situazioni analoghe di stampo verniano (a cominciare dalla pi\u00f9 celebre di tutte, quella che fa da preambolo a <em>Il giro del mondo in ottanta giorni<\/em>)<em>.<\/em> Il primo sostiene che sar\u00e0 in grado di raggiungere il Polo Sud servendosi di un mezzo assolutamente innovativo: il velocipede; il secondo, invece, \u00e8 sicuro di poterci arrivare per primo a bordo della sua nave moderna e ultraveloce, la <em>Stella Polare.<\/em> Nel perfetto stile degli <em>sportsmen<\/em> anglosassoni (o, almeno, nel perfetto stile della loro immagine pubblica: la realt\u00e0 era un po&#8217; diversa, come provano le penose vicende Cook-Peary per l&#8217;attribuzione del primato nella conquista del Polo Nord) decidono di partire insieme, a bordo della nave dell&#8217;inglese.<\/p>\n<p>Scrive Silvio Zavatti: &quot;<em>Nelle vecchie edizioni il titolo era<\/em> Al Polo Australe in velocipede <em>e non si capiscono le ragioni che hanno consigliato poi a mutarlo. La trama \u00e8 abbastanza semplice: due soci della Societ\u00e0 Geografica Americana di Baltimora, uno inglese e l&#8217;altro americano, hanno una disputa originata dal fallimento delle spedizioni artiche della<\/em> Jeannette <em>di De Long e dell&#8217;<\/em>Eira <em>di Leigh Smith e l&#8217;amor di patria si muta in incontrollato e acre spirito campanilistico. L&#8217;americano, Wilkye, sfida l&#8217;inglese, Linderman, a raggiungere il Polo Sud: il primo far\u00e0 il tentativo servendosi di velocipedi appositamente studiati e costruiti e il secondo di una nave molto veloce. Attraverso avventure di ogni genere, Wilkye raggiunge la meta e, al ritorno, salva Linderman la cui nave \u00e8 affondata e riesce a riportarlo in America nonostante la pazzia che lo ha assalito. Nel libro i riferimenti storici sono esatti, la terminologia glaciologica polare appare perfetta e l&#8217;informazione generale segue fino allo scrupolo le conoscenze dell&#8217;epoca. Inoltre lo speciale velocipede usato da Wylkie e dai suoi compagni (fra cui un oriundo italiano) \u00e8 l&#8217;immaginario prototipo dei moderni &#8216;gatti della neve&#8217;.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>La partenza avviene solo pochi giorni dopo la scommessa; il viaggio per nave \u00e8 caratterizzato da burrasche e incidenti imprevedibili, come un duello a dir poco improbabile fra la <em>Stella polare<\/em> e una balena, che ricorda quasi una corrida o, meglio, un torneo medioevale, con i due contendenti impegnati a scagliarsi l&#8217;un contro l&#8217;altro con tutte le loro forze.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento decisamente umoristico, che d\u00e0 il tono un po&#8217; a tutto il romanzo, \u00e8 qui rappresentato da un grasso commerciante di carni salate che si aggrega alla spedizione americana allo scopo &#8211; in verit\u00e0 piuttosto incongruo &#8211; di ingrassare ulteriormente e poter cos\u00ec essere eletto, al ritorno negli Stati Uniti, presidente del Club dei Grassi. Ed \u00e8 proprio Bisby, il grassone, che durante lo speronamento della balena da parte della nave viene scagliato fuori bordo e cade sul dorso del cetaceo; poi, dopo che questo &#8211; mortalmente ferito &#8211; \u00e8 andato a fondo, si ritrova in bal\u00eca delle onde sul gelido mare, e deve anche subire l&#8217;attacco di un albatro. Quest&#8217;ultimo episodio \u00e8 meno fantasioso del precedente, anzi proprio in quelle acque si vedr\u00e0, dopo la battaglia navale delle Isole Falkland, l&#8217;8 dicembre 1914, stormi di albatri assalire i naufraghi tedeschi, facendone strage come di inermi prede. (3) Comunque, alla fine Brisby viene salvato dai marinai della <em>Stella Polare,<\/em> che si erano finalmente accorti della sua scomparsa e avevano invertito la rotta per venirlo a cercare (meno realistica, per\u00f2, \u00e8 la prolungata permanenza dell&#8217;uomo nelle acque sub-antariche, che avrebbero dovuto provocarne la morte per assideramento in pochi minuti).<\/p>\n<p>Il viaggio verso l&#8217;Antartide offre inolte a Salgari la possibilit\u00e0 di sfoggiare le sue conoscenze in fatto di storia e geografia, ad esempio mettendo in bocca ai due protagonisti, Wilkye e Linderman, una dotta conversazione sulla reale statura dei Patagoni, che, secondo Pigafetta, erano cos\u00ec alti che un marinaio europeo giungeva s\u00ec e no all&#8217;altezza della loro cintura. (4)<\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 laggi\u00f9 che vivono gli uomini pi\u00f9 alti del globo? &#8211; chiese Bisby a Wilkye e a Linderman che osservavano la costa coi cannocchiali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- S\u00ec &#8211; rispose l&#8217;americano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; Ma che sia vero che sono di statura colossale? Mi hanno detto che gli uomini pi\u00f9 alti della razza bianca non giungono alla loro cintola.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Frottole &#8211; disse Linderman. &#8211; I primi navigatori che li hanno veduti hanno affermato questo, ma hanno solennemente mentito.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E perch\u00e9, signor Linderman? &#8211; chiese Wilkye.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Perch\u00e9 si \u00e8 positivamente constatato chela statura dei Patagoni di rado supera i due metri. \u00c8 bens\u00ec vero che taluni navigatori ne hanno veduti di quelli molto alti, come Falkner che nel 1740 ne misur\u00f2 uno che era alto metri 2,33 e Mayne e Cunningham che videro un capo alto metri 2,88; ma queste sono eccezioni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Eppure, signor Linderman, io credo che i Patagoni un tempo siano stati assai pi\u00f9 giganteschi ed anche altre trib\u00f9 indiane dovevano avere stature eccezionali. I navigatori Lemaire e Schouten, che visitarono la Patagonia nel 1615, asserirono di aver trovato degli scheletri umani che avevano 11 piedi d&#8217;altezza, circa tre metri e mezzo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ci credete?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Oh, non sono essi soli che hanno veduto scheletri cos\u00ec mostruosi. Halmas, che percorse il Per\u00f9 nel 1515, vide delle ossa umane di una lunghezza eccessiva, ma che, secondo lui, dovevano rimontare ad epoche assai remote: Gnetil vide quelle ossa nel 1715 e ne accert\u00f2 l&#8217;esistenza; Acosta, che fu nel Messico nel 1588, trov\u00f2 pure degli scheletri giganti ed i Messicani presentarono a Cortez delle tibie e dei teschi enormi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Dunque, se si deve credere a queste cose &#8211; disse l&#8217;inglese, &#8211; deve essere stata popolata da trib\u00f9 di giganti.<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ma quei giganti americani, come sono scomparsi?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; -Non si sa, ma forse l&#8217;antica razza a poco a poco \u00e8 deperita. Tuttavia, nei Patagoni, conserva ancora dei campioni notevoli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ed anche di quelli straordinariamente deperiti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Che cosa volete dire, signor Linderman?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Che se in Patagonia vi sono ancora dei giganti, a poche centinaia di metri da loro vivono dei pigmei o quasi<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Infatti ci\u00f2 \u00e8 vero. Al di l\u00e0 dello Stretto di Magellano, che in tali punti misura una cos\u00ec breve larghezza che si potrebbe attraversarlo scagliando un ciottolo, vivono i Fuegiani, che si possono considerare gli indiani pi\u00f9 piccoli della razza americana. La loro statura non supera i quattro piedi e cinque pollici, ossia neanche un metro e mezzo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; E come mai questa diversit\u00e0 di statura a una distanza cos\u00ec breve? &#8211; chiese Bisby che prestava somma attenzione a quel dialogo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Forse per una naturale deformazione causata dal clima, che \u00e8 pi\u00f9 freddo e dai patimenti, vivendo i Fuegiani come bestie selvagge sempre alle prese con la fame &#8211; rispose Wilkye&#8230;&quot;<\/em> (5)<\/p>\n<p>Questo brano rispecchia la tipica metodologia con cui Salgari si accingeva a scrivere i suoi romanzi di ambientazione esotica. Innanzitutto si documentava, consultando tutti i testi disponibili sul Paese in cui era ambientata la vicenda, sui loro abitanti, sul clima, la flora e la fauna, ecc. &#8211; e, come giustamente osserva Silvio Zavatti, si documentava in modo serio e rigoroso: una sorpresa, forse, per quanti s&#8217;immaginavano questo scrittore &quot;improvvisare&quot; esotiche avventure con il solo aiuto dell&#8217;immaginazione. Poi, dopo aver costruito un contesto ambientale verosimile attorno alla vicenda ed ai protagonisti di essa (un po&#8217; come il padre del romanzo storico italiano, Manzoni, aveva fatto per ricreare il &quot;clima&quot; del XVII secolo in Lombardia), amava inserire parte di quei dati direttamente nel tessuto narrativo, facendo sfoggio della sua erudizione per mezzo dei dialoghi fra i suoi personaggi &#8211; talvolta, bisogna pur dirlo, a scapito del criterio della verosimiglianza e dello stesso ritmo narrativo. Ad ogni modo, questa tecnica conferisce ai suoi romanzi una dimensione di storicit\u00e0, e quasi di scientificit\u00e0, che non dispiace ai lettori e specialmente al pubblico adulto, dal momento che costituisce un utile contrappeso ai voli della fantasia, talvolta scatenati, l\u00e0 dove Salgari mette in scena situazioni puramente d&#8217;immaginazione: come quando, in <em>Le due tigri,<\/em> fa lanciare un rinoceronte indiano alla carica del muretto dietro il quale hanno cercato riparo Sandokan e Yanez, distruggendolo come un castello di carte. (6)<\/p>\n<p>Sempre ne <em>Al Polo Australe,<\/em> dopo che la nave ha superato una burrasca al largo di Capo Horn, Salgari ci offre una chiara e persuasiva spiegazione astronomica del fenomeno della notte polare, sempre servendosi di un dialogo fra i personaggi della vicenda, in questo caso l&#8217;audace Wilkye e il buffo ma simpatico Bisby.<\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Fra mezz&#8217;ora la campana ci raduner\u00e0 a cena.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; A cena?&#8230; &#8211; esclam\u00f2 Bisy stupito. &#8211; A pranzo, vorrete dire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- No, amico mio: avete dormito dodici ore e sono quasi le nove di sera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ma voi siete pazzo o volete scherzare, Wilkye. Non vedete che splende ancora il sole?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; E che cosa vuol dire ci\u00f2?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Che in nessun paese del globo, alle 9 di sera, si vede il sole. Guardate com&#8217;\u00e8 ancora lontano dall&#8217;orizzonte!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; Questa regione, mio caro Bisby, \u00e8 diversa dalle altre, e l&#8217;astro diurno, per ora, non tramonter\u00e0 che alle undici; fra pochi giorni a mezzanotte e fra qualche settimana non si nasconder\u00e0 pi\u00f9. Ci illuminer\u00e0 per ventiquattro ore continue, anzi per tre o quattro mesi, se continueremo a scendere al sud e per sei se toccheremo il Polo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ma che storie strabilianti mi narrate, Wilkye? Volete scherzare, approfittando della mia ignoranza?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; No, vi do la mia parola! Guardate il mio orologio: segna le 8 e 50 minuti ed il sole non accenna a tramontare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; e anche il mio! &#8211; esclam\u00f2 Bisby, che cadeva di sorpresa in sorpresa. &#8211; ma che paese \u00e8 mai questo?&#8230; C&#8217;\u00e8 da impazzire, Wilkye.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; E perch\u00e9, amco mio?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Perch\u00e9 non comprendo questo fenomeno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Non \u00e8 un fenomeno e la spiegazione \u00e8 semplicissima, mio caro Bisby. Nelle regioni settentrionali, sapete perch\u00e9 le giornate d&#8217;inverno si accorciano?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Non ve lo sparei dire; non m&#8217;intendo che di carni salate.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Semplicemente pel fatto che allora il sole volge i suoi raggi pi\u00f9 diretti verso le regioni meridionali, situate al di l\u00e0 dell&#8217;Equatore, le quali appunto allora godono l&#8217;estate. Il Polo Nord, essendo il pi\u00f9 lontano dall&#8217;Equatore e quindi anche dal sole che si trova nell&#8217;emisfero australe, a causa della rotondit\u00e0 della terra non pu\u00f2 ricevere alcun raggio solare. Infatti se Baltimora, e per conseguenza tutte le regioni situate sullo stesso parallelo, all&#8217;inverno godono di dieci ore di luce, quelle pi\u00f9 al nord ne godranno solamente nove, le altre pi\u00f9 lontane otto, sette e via via finch\u00e9 talune non ne avranno affatto. La stessa cosa avviene nelle regioni australi. Il sole ha passato l&#8217;Equatore e si allotana sempre pi\u00f9 dall&#8217;emisfero settentrionale, scendendo verso sud. I paesi situati al di l\u00e0 del circolo antartico avranno sempre il giorno ela notte, poich\u00e9 la terra gira, ma il Polo che pu\u00f2 considerarsene come il perno, rimane quasi fisso, quindi laggi\u00f9 il sole durante l&#8217;estate non tramonta mai. Quando per\u00f2 si allontana e risale nell&#8217;emisfero settentrionale, piomba laggi\u00f9 una notte orrenda che ha la stessa durata. Aspettate che sopraggiunga l&#8217;autunno, e in queste regioni vedrete il sole allontanarsi rapidamente, le giornate scorciarsi presto, finch\u00e9 regner\u00e0 un&#8217;oscurit\u00e0 cos\u00ec profonda che n\u00e9 le stelle n\u00e9 la luna riesciranno a rompere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Brrr! Mi fate venire freddo, Wilkye.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ne avrete allora, Bisby, e molto. Queste regioni si copriranno di nevi e di ghiacci e la temperatura discender\u00e0 a 40\u00b0 e perfino a 50\u00b0 sotto zero&#8230;&quot;<\/em> (7)<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio che questo dialogo potrebbe ben figurare in un testo didattico per la scuola primaria; e questo \u00e8 un aspetto della narrativa di Salgari che andrebbe, a nostro avviso, approfondito, se non altro per rivedere l&#8217;atteggiamento di malcelata diffidenza con il quale la pedagogia &quot;ufficiale&quot; accolse la straordinaria diffusione dell&#8217;opera salgariana fra la giovent\u00f9. Scrivono infatti Guido Armellini e Adriano Colombo: &quot;<em>Un altro scrittore per ragazzi<\/em> <em>di grande successo non ebbe intenti educativi<\/em> [a differenza di Collodi]<em>, anzi fu a lungo avversato dagli educatori quanto amato dal suo pubblico. Emilio Salgari (veronese, 1862-1911) am\u00f2 presentarsi come un capitano di mare a riposo ricco di ricordi; in realt\u00e0 aveva seguito studi nautici in giovent\u00f9, ma non aveva compiuto pi\u00f9 di qualche viaggio nell&#8217;Adriatico.<\/em> [&#8230;] <em>Le sue storie di avventure in mari esotici<\/em> [&#8230;] <em>offrono alla fantasia del lettore situazioni drammatiche , intrecci movimentati, colori accesi: lo stile \u00e8 enfatico e sommario, ma il ritmo narrativo \u00e8 avvincente.&quot;<\/em> (8)<\/p>\n<p>Ma se \u00e8 vero che Salgari rifiuta di fare esplicitamente della morale con i suoi romanzi (come se la lealt\u00e0, il coraggio, il senso della giustizia che animano i suoi personaggi non fossero gi\u00e0 una forma di educazione morale per i suoi giovani lettori), nel campo della didattica &#8211; specialmente geografica &#8211; i suoi romanzi formano una vera e propria enciclopedia per ragazzi. Si giudichi come egli descrive la Caverna Mammuth del Norda America, che \u00e8 a tutt&#8217;oggi (con il suo sviluppo orizzontale di oltre 500 km.) la pi\u00f9 vasta fra quelle conosciute, nel romanzo <em>Duemila leghe sotto l&#8217;America<\/em> in cui l&#8217;ingenere John Webher &#8211; a somiglianza del professor Lidenbrock di <em>Viaggio al centro della Terra &#8211;<\/em> sbuca all&#8217;aperto, dopo un viaggio emozionante, nientemeno che presso il lago Titicaca, fra Per\u00f9 e Bolivia: <em>&quot;Nessuna caverna del vecchio mondo, per ampiezza, per profondit\u00e0 e per bellezza pu\u00f2 gareggiare con la caverna del Mammouth nel Kentucky.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quell&#8217;immenso antro che s&#8217;addentra nei fianchi di una montagna e che scende nelle viscere della terra trasformando il suolo in una spugna colossale, dovuto chiss\u00e0 mai a quale cataclisma, si trova a breve distanza dal Green River, quasi nel cuore del Kentucky.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Parrebbe che una simile caverna dovesse avere un&#8217;apertura smisurata, invece tutt&#8217;altro. Vi si penetra per una specie di pozzo di quaranta piedi di profondit\u00e0 e largo a malapena tre metri, il quale riceve, verso uno degli angoli, le acque di un ruscello che vi si precipitano dentro con un fragore diabolico, udito, l\u00e0 sotto, a grande distanza. La pi\u00f9 vigorosa descrizione non pu\u00f2 dare che una pallida idea di questa caverna della quale gli americani del nord vanno superbi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 un caos di tenebrosi corridoi che salgono nel monte, che scendono nelle viscere della terra or dritti, or spezzati, or vasti e alti, or stretti e tanto bassi da urtarvi con la testa; \u00e8 un caos di cupole splendide, di antri bizzarri, di celle e cellette, di v\u00f2lte immense, di archi spaventevoli, di colonne smisurate, traforate, tagliuzzate, le cui cime si smarriscono sovente nella profonda tenebra.&quot;<\/em> (9)<\/p>\n<p>E, accanto alla geografia, la storia: l&#8217;altra grande passione di Salgari; specialmente la storia contemporanea. I curatori delle opere di Salgari che si sono presi la briga di verificare le sue fonti, si sono resi conto che egli leggeva quasi tutto quel che era disponibile sull&#8217;argomento che intendeva trattare, anche in fatto di attualit\u00e0 politica. Ad esempio, quando scrisse <em>Le stragi delle Filippine,<\/em> si document\u00f2 minuziosamente sulla relazione di J. Montano, <em>Voyage aux Philipphines, 1879-1881,<\/em> pubblicato sul <em>Tour du monde<\/em> nel 1884 e ripubblicato in volume, da Hachette, nel 1886 e su altri testi ed articoli della letteratura specialistica. Il risultato \u00e8 che il paragrafo conclusivo dell&#8217;opera (che ricorda, nell&#8217;impianto, quello analogo de <em>Le due tigri<\/em> per la repressione della rivolta dei Sepoys a Delhi) si pu\u00f2 leggere come una pagina perfettamente attendibile di storia politico-militare; anche se, ironia della sorte, quando il romanzo usc\u00ec in libreria, nel 1898, lo scoppio della guerra ispano-americana doveva capovolgere totalmente l&#8217;esito della lotta d&#8217;indipendenza nell&#8217;arcipelago asiatico:<em>&quot;La caduta quasi contemporanea di Cavite Vecchia, di Novoleta, di Malabon e di Rosario, come aveva preveduto il generale Polavieja, aveva dato un colpo mortale all&#8217;insurrezione, tale da non poter pi\u00f9 mai riaversi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dopo quelle quattro sanguinose battaglie, per gli spagnuoli non fu che una continua vittoria, seguita da numerose sottomissioni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il 10 aprile<\/em> [del 1897] <em>anche Santa Cruz veniva presa d&#8217;assalto, mentre venivano sconfitte le bande insorte di Pamplona e nuovamente quella di Bulacan.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alla met\u00e0 dello stesso mese, in tutte le province meridionali l&#8217;insurrezione era domata ed il vittorioso generale ritornava in Spagna lasciando l&#8217;incarico al vincitore di Salitran e di S. Nicola di continuare la campagna contro le ultime bande, in attesa dell&#8217;arrivo del generale Primo Rivera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il 25 un tentativo d&#8217;insurrezione a Jolo, nel gruppo delle Sol\u00f9, fra i deportati, veniva prontamente soffocato colla fucilazione di tutti i capi, mentre nel maggio le truppe spagnuole, sotto la direzione di Primo Rivera e del generale Sucre espugnavano, con venti compagnie, Niaio difeso strenuamente dal capo Aguinaldo, poi Halang, Amadeo e Quintena, facendo prigioniero il capo degli insorti Andrea Bonifacio e finalmente Maragondon.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nel mese di giugno il generale Jaramillo espugnava Talisay mentre altre colonne spagnuole facevano prigionieri tremila insorti che avevano abbandonato poco prima la citt\u00e0. Verso la met\u00e0 venivano iniziate le operazioni militari nel centro di Luzon sconfiggendo le ultime bande insorte. Nel luglio l&#8217;insurrezione si poteva ormai considerare come completamente vinta, dopo nove mesi di sanguinosi combattimenti e dopo la sottomissione della famiglia di Aguinaldo e di cinquemilasettecento insorti.&quot;<\/em> (10)<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  ZAVATTI, Silvio, <em>Emilio Salgari e i suoi romanzi polari,<\/em> pubblicazione della Scuola Media Statale <em>Ippolito Nievo<\/em> di Spilimbergo, 1957 (prov. di Pordenone; all&#8217;epoca prov. di Udine).<\/p>\n<p>2)  ZAVATTI, Silvio, <em>Ibidem,<\/em> pp. 8-9.<\/p>\n<p>3)  Cfr. HOUGH, Richard, <em>La caccia all&#8217;ammiraglio von Spee,<\/em> Milano, Longanesi &amp; C., 1971, p.318.<\/p>\n<p>4)  PIGAFETTA, Antonio, <em>Relazione del primo viaggio intorno al mondo,<\/em> a cura di Manfroni<em>,<\/em> Milano, Alpes, 1928; e MOSER, Giorgio, <em>Alla scoperta di Magellano,<\/em> Milano, F.lli Fabbri ed., 1974, pp. 122-24.<\/p>\n<p>5)  SALGARI, Emilio, <em>Al Polo Australe,<\/em> Bologna, Carroccio, 1961, pp. 31-32.<\/p>\n<p>6)  Cfr. SALGARI, Emilio, <em>Le due tigri<\/em>, Bologna, Carroccio, p. 58.<\/p>\n<p>7)  SALGARI, Emilio, <em>Al Polo Australe,<\/em> cit., pp. 55-56.<\/p>\n<p>8)  ARMELLINi, G.-COLOMBO, A., _3Cem>La letterarura italiana,<\/em> Bologna, Zanichelli, 1999, vol. 8, pp. 425-426.<\/p>\n<p>9)  SALGARI, Emilio, <em>Ventimila leghe sotto l&#8217;America,<\/em> Milano, Bietti, 1974, pp.27-28.<\/p>\n<p>10) SALGARI, Emilio, <em>Le stragi delle Filippine<\/em> (a cura di M. Spagnol), Milano, Mondadori, 1974, p. 222.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad Emilio Salgari, nato Verona nel 1862 e morto a Val San Martino (Torino) nel 1911, \u00e8 toccata una sorte per certi versi analoga a quella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[184],"class_list":["post-23137","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-jules-verne"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23137\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}