{"id":23132,"date":"2010-08-20T09:44:00","date_gmt":"2010-08-20T09:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/20\/agosto-crudele\/"},"modified":"2010-08-20T09:44:00","modified_gmt":"2010-08-20T09:44:00","slug":"agosto-crudele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/20\/agosto-crudele\/","title":{"rendered":"Agosto crudele"},"content":{"rendered":"<p>Ogni anno si pensa che qualcosa cambier\u00e0, che diventeremo tutti un poco pi\u00f9 maturi, che impareremo qualcosa dagli errori del passato; e invece &#8211; puntualmente &#8211; ogni anno, ad agosto, la societ\u00e0 &quot;del benessere&quot; mostra il suo volto crudele.<\/p>\n<p>Da un lato, la fuga generale verso il miraggio delle ferie, del divertimento, del piacere (anche se il numero di quelli che possono farlo, ma solo a causa della crisi, diminuisce sempre pi\u00f9); dall&#8217;altro, l&#8217;esercito di quelli che restano soli e abbandonati: anziani, malati, esauriti.<\/p>\n<p>I due movimenti avvengono simultaneamente, per cui quelli che restano si sentono abbandonati dai propri figli, dai propri amici, dai propri vicini, non per altra ragione che per andarsi a divertire: e il loro senso di disagio e di umiliazione cresce ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Non rimangono soli per caso o per necessit\u00e0; rimangono soli perch\u00e9 il mondo li considera un inutile fardello e non \u00e8 disposto a rinunciare ad inseguire la propria ricerca egoistica della spensieratezza, per nessuna ragione al mondo.<\/p>\n<p>Chiude la bottega sotto casa, in cui fare la spesa; chiude l&#8217;edicola ove comprare il giornale; chiude la farmacia, chiude il medico, chiude perfino la chiesa, per mancanza di sacrestani o perch\u00e9 il prete \u00e8 in montagna con i giovani della parrocchia. Oppure, semplicemente, perch\u00e9 non ci si fida pi\u00f9 di nessuno e troppi malintenzionati entrano nelle chiese non per pregare, ma per rubare o magari per insozzare.<\/p>\n<p>Chiude, in un certo senso, anche la televisione, ultima ancora di salvezza per migliaia e milioni di anziani e di malati: ad agosto, non rifila altro che programmi inguardabili, sceneggiati ormai replicati innumerevoli volte, film peggiori l&#8217;uno dell&#8217;altro (e magari qualcuno di buono lo manda in onda nelle ore impossibili della notte o del primo mattino, quasi per consumare una beffa altamente raffinata).<\/p>\n<p>Tanto, chi se ne frega di quei disgraziati che sono rimasti a casa, che non vanno in ferie, che non fanno girare la ruota dell&#8217;economia? Perch\u00e9 mai la R. A. I. o, a maggior ragione, le televisioni commerciali, dovrebbero sprecarsi a programmare qualcosa di decente per loro? Perfino le soap opera vanno in ferie, ad agosto: sospendono la programmazione sul pi\u00f9 bello, cos\u00ec, di punto in bianco; fine e arrivederci, se ne riparla dopo ferragosto o magari a settembre.<\/p>\n<p>E non si venga a dire che queste sono, in fondo, delle cose di poco conto. Non sono cose di poco conto, per coloro i quali vedono gi\u00e0 restringersi sempre pi\u00f9, per ragioni anagrafiche, sociali o di salute, il proprio orizzonte esistenziale. Per l&#8217;uomo o la donna sani, giovani e attivi, sono certamente delle sciocchezze; ma per un anziano, per un malato, si tratta di cose serie, specialmente considerato che, ad agosto, tendono a sommarsi.<\/p>\n<p>Va in ferie la politica, va in ferie l&#8217;amministrazione. Provate ad avere bisogno di qualche servizio pubblico, di qualche documento, di qualche informazione. Non c&#8217;\u00e8 niente da fare: caschi il mondo, le ferie di agosto non si toccano.<\/p>\n<p>Del resto, si obietta, le fabbriche chiudono ad agosto: non \u00e8 logico che tutto il resto della societ\u00e0 si adegui? Forse lo era al tempo dell&#8217;economia industriale; ma non lo \u00e8 pi\u00f9 nell&#8217;era presente, quella del terziario avanzato.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 triste \u00e8 che anche gli amici se ne vanno in vacanza, ad agosto: la loro assenza, il loro silenzio, pesano come macigni sul cuore di chi \u00e8 rimasto isolato, magari in un grande condominio desolatamente vuoto.<\/p>\n<p>Quante volte coloro che rimangono si mettono a sedere accanto al telefono muto, sperando di sentirlo squillare da un momento all&#8217;altro; quante volte scendono a guardare nella casetta della posta, per vedere se \u00e8 giunta finalmente quella sospirata lettera, o magari una semplice cartolina, che porterebbero loro un sollievo immenso.<\/p>\n<p>E invece niente, mai niente.<\/p>\n<p>Pare ad essi che potrebbe capitare loro qualsiasi cosa, che potrebbero anche venire ricoverati d&#8217;urgenza all&#8217;ospedale, o perfino morire; e nessuno se ne accorgerebbe, nessuno avrebbe un pensiero per loro.<\/p>\n<p>Che dire di una societ\u00e0 in cui, oltre all&#8217;attenzione verso i meno fortunati, se ne vanno in ferie anche i sentimenti pi\u00f9 importanti, quelli che rendono la vita degna di essere vissuta: l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, la solidariet\u00e0, l&#8217;altruismo, l&#8217;ascolto, la delicatezza?<\/p>\n<p>E tutto questo per la smania di correre al mare, di mettersi in autostrada, di prendere l&#8217;aereo e dare l&#8217;assalto agli alberghi, alle spiagge, alle discoteche; tutto questo non per riposarsi dopo le fatiche del lavoro e per ritrovare un poco se stessi, ma per ubriacarsi di folla, di rumori, di confusione, di consumismo.<\/p>\n<p>\u00c8 triste; e non si dica che stiamo facendo del moralismo.<\/p>\n<p>Viene il momento in cui si ha il dovere di guardarsi in faccia e di vedere se si \u00e8 capaci di sostenere il proprio sguardo con tranquilla coscienza, senza arrossire: se no, vuol dire che qualcosa non va come dovrebbe andare, che stiamo barando al gioco della vita.<\/p>\n<p>Stiamo barando al gioco della vita?<\/p>\n<p>Probabilmente s\u00ec.<\/p>\n<p>Inseguiamo costosi e distruttivi miraggi di benessere, ma siamo sempre pi\u00f9 vuoti e insoddisfatti; e ci\u00f2, mentre sacrifichiamo i nostri doveri nei confronti del prossimo, di coloro i quali avrebbero bisogno di noi.<\/p>\n<p>L&#8217;indifferenza con cui lasciamo al loro destino i nostri amici e parenti ammalati, \u00e8 la stessa con cui abbandoniamo in autostrada il cane che ci sarebbe d&#8217;impaccio per andare in ferie; \u00e8 la stessa con cui provochiamo gli incendi che ogni anno, ad agosto, divorano quel che resta dei nostri boschi, delle ultime aree verdi; ed \u00e8 la stessa con cui gettiamo ogni sorta di rifiuti nelle discariche abusive, bruciamo la plastica, irroriamo l&#8217;orto di sostanze velenose.<\/p>\n<p>Non vogliamo bene agli altri perch\u00e9 non vogliamo bene a nessuno, tranne che a noi stessi; per\u00f2, a ben guardare, non vogliamo bene nemmeno a noi stessi.<\/p>\n<p>Se realmente ci volessimo bene, avremmo pi\u00f9 rispetto di noi e del mondo che ci circonda: uomini, animali, piante e paesaggio.<\/p>\n<p>Volersi bene non \u00e8 concedersi piaceri e distrazioni, ma coltivare gelosamente le virt\u00f9 attraverso le quali si esprime la parte migliore di se stessi; \u00e8 riconoscere la parte divina che giace in fondo alla propria anima.<\/p>\n<p>Una filosofia esistenzialistica ispirata al materialismo vorrebbe che noi non siamo null&#8217;altro che le nostre azioni, nel singolo istante in cui le compiamo; questo significa negare completamente che in ogni essere umano vi \u00e8 un resto, un qualche cosa d&#8217;altro, un elemento irriducibile al presente, al qui ed ora, alla dimensione dell&#8217;immediatezza.<\/p>\n<p>Se noi fossimo solo la nostra immediatezza, se ci identificassimo, senza residui, nella nostra fattualit\u00e0, allora saremmo inchiodati alle nostre limitazioni, crocifissi alle nostre impotenze, alle nostre manchevolezze; e per noi non vi sarebbe alcuna speranza di redenzione.<\/p>\n<p>Nulla ci riscatterebbe dalla banalit\u00e0 dell&#8217;esistenza, dalla transitoriet\u00e0 del nostro essere, dalla insignificanza del nostro vivere e del nostro morire.<\/p>\n<p>Ogni filosofia materialista, esistenzialismo compreso, \u00e8 una filosofia della disperazione: essa ci consegna tutti interi alla nostra finitudine e alla nostra inadeguatezza e spegne l&#8217;anelito verso l&#8217;infinito che fa parte della nostra struttura ontologica.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 solamente un essere, ma anche e soprattutto un poter essere: egli vale non solo per quello che \u00e8, ma per quello che potrebbe essere e che, forse, almeno in parte, riuscir\u00e0 ad essere. Negare la sua spinta alla trascendenza, all&#8217;autotrascendimento, significa condannarlo all&#8217;infinita presunzione di credersi Dio, oppure all&#8217;infinita mortificazione di sentirsi un nulla, meno di un verme che striscia nel fango.<\/p>\n<p>Spinta alla trascendenza che non significa affatto alienazione da se stesso; ma, al contrario, riconoscimento della sua vera e profonda umanit\u00e0, realizzazione della sua autentica natura di persona.<\/p>\n<p>Solo ammettendo questo resto, questa eccedenza ontologica, \u00e8 possibile vedere nell&#8217;uomo un essere meritevole di perdono e capace, a sua volta, di perdonare. Se l&#8217;uomo fosse solo ci\u00f2 in cui si esplica il suo agire, come vorrebbe Sartre, allora nulla e nessuno potrebbero trarlo fuori dalla sua assoluta mediocrit\u00e0, dalla sua cronica miseria.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 amabile in se stesso, ma in ci\u00f2 che pu\u00f2 diventare: e la verit\u00e0, anche psicologica, di questo enunciato, si misura dall&#8217;istintiva simpatia con cui l&#8217;adulto guarda al bambino piccolo: non badando alla sua debolezza, ai suoi difetti e ai suoi limiti (capricci, pianti, bugie), ma al grande mistero che consiste nel suo poter essere.<\/p>\n<p>Nessuno ha il diritto di giudicare un bambino, perch\u00e9 il bambino \u00e8 come un quadro appena abbozzato dal pittore.<\/p>\n<p>Per la stessa ragione, nessuno dovrebbe giudicare l&#8217;uomo adulto solo in base a quello che effettivamente \u00e8: al comtrafrio, bisognerebbe sempre ricordare quel sacro mistero che in lui si cela, nelle sue abissali profondit\u00e0, per cui egli contiene sempre, in atto o in potenza, infinite pi\u00f9 cose di quelle che di lui si vedono e che egli stesso conosce.<\/p>\n<p>Sappiamo cos\u00ec poco degli altri; sappiamo cos\u00ec poco di noi stessi.<\/p>\n<p>Sappiamo cos\u00ec poco di quella forza possente che agisce in noi, attraverso di noi e per mezzo di noi; di quella forza benefica che scaturisce da un Altrove che coincide, misteriosamente, con il centro ultimo di noi medesimi.<\/p>\n<p>Ed ecco che ci stiamo riavvicinando al punto dal quale eravamo partiti: alla crudelt\u00e0 con cui, in agosto, abbandoniamo gli altri, i pi\u00f9 deboli ed esposti, all&#8217;angoscia della solitudine e alla sofferenza del disamore.<\/p>\n<p>Se in noi vi sono molte pi\u00f9 cose di quello che non crediamo e che non sappiamo, allora l&#8217;altro &#8211; e specialmente l&#8217;altro bisognoso e impotente &#8211; \u00e8 un mistero grande, un mistero di salvezza per noi medesimi; allora, e solamente allora, l&#8217;altro cessa di apparirci come un peso, come una noia, per diventare una opportunit\u00e0 ed una ricchezza.<\/p>\n<p>Allora, e soltanto allora, noi sentiamo &#8211; perch\u00e9 ne facciamo l&#8217;esperienza e non perch\u00e9 lo dica questa o quella filosofia &#8211; che prenderci cura di lui, stargli accanto, sostenerlo e consolarlo, significa anche prenderci cura di noi stessi, stare accanto alla nostra anima, sostenerla e consolarla: perch\u00e9 lui e noi siamo una sola ed unica realt\u00e0.<\/p>\n<p>Crederci separati, crederci diversi \u00e8 la suprema forma di ignoranza; ed \u00e8 da siffatta ignoranza che derivano l&#8217;insensibilit\u00e0, l&#8217;egoismo, la chiusura, l&#8217;indifferenza.<\/p>\n<p>Quando lasciamo il parente anziano senza aiuto e senza appoggio, per inseguire il miraggio del divertimento, noi tradiamo e abbandoniamo noi stessi.<\/p>\n<p>Quando anneghiamo una cucciolata di gattini dentro un sacco, perch\u00e9 non vogliamo prenderci la briga di provvedere ad essi, noi affoghiamo la parte pi\u00f9 profonda di noi stessi: uccidendo in noi la compassione, uccidiamo noi stessi.<\/p>\n<p>E quando bruciamo la plastica, quando gettiamo rifiuti non biodegradabili nell&#8217;ambiente, quando incendiamo un bosco, noi bruciamo la nostra stessa anima, la gettiamo nei rifiuti, distruggiamo quanto di bello e di nobile v&#8217;\u00e8 in essa.<\/p>\n<p>Tutto quello che facciamo agli altri, lo facciamo a noi stessi.<\/p>\n<p>La sofferenza dei cuccioli di foca, scuoiati vivi per fornire la pelliccia a quella signora elegante, si riversa fatalmente su quest&#8217;ultima, la assedia con malesseri inspiegabili e con smarrimenti e depressioni improvvisi.<\/p>\n<p>Noi non siamo qui per caso.<\/p>\n<p>Siamo qui per amare ed essere amati; per perdonare ed essere perdonati.<\/p>\n<p>Non possiamo perdonarci da soli; n\u00e9 possiamo amarci, se non amiamo anche l&#8217;intera creazione di cui siamo parte.<\/p>\n<p>Tutto ci lega a tutto, anche i pensieri: siamo una unit\u00e0 armoniosa e solidale.<\/p>\n<p>Partire o rimanere, per chi abbia raggiunto questo livello di consapevolezza, non appaiono pi\u00f9 come due alternative inconciliabili.<\/p>\n<p>Infatti, che senso ha precipitarsi sulla strada delle vacanze, magari piantando in asso qualcuno che avrebbe bisogno di assistenza, se non si fa altro che spostare nello spazio la propria inquietudine e la propria incapacit\u00e0 di diventare adulti; se non si fa altro che portarsi dietro le proprie contraddizioni e le proprie illusioni?<\/p>\n<p>Non sarebbe molto meglio restare e riscoprire, nel rapporto con il tu bisognoso, la parte pi\u00f9 vera e migliore di se stessi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno si pensa che qualcosa cambier\u00e0, che diventeremo tutti un poco pi\u00f9 maturi, che impareremo qualcosa dagli errori del passato; 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