{"id":23130,"date":"2008-11-11T10:33:00","date_gmt":"2008-11-11T10:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/11\/un-francescano-non-molto-caritatevole-padre-agostino-gemelli-vivisettore\/"},"modified":"2008-11-11T10:33:00","modified_gmt":"2008-11-11T10:33:00","slug":"un-francescano-non-molto-caritatevole-padre-agostino-gemelli-vivisettore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/11\/un-francescano-non-molto-caritatevole-padre-agostino-gemelli-vivisettore\/","title":{"rendered":"Un francescano non molto caritatevole: padre Agostino Gemelli, vivisettore"},"content":{"rendered":"<p>La figura di Agostino Gemelli (Milano, 1878-1959) \u00e8 una di quelle che sembrano fatte apposta per dividere.<\/p>\n<p>Per alcuni \u00e8 il campione della religione in un secolo ateo, il fondatore dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della \u00abRivista di filosofia neoscolastica\u00bb, oltre che un insigne scienziato: medico, biologo, psicologo.<\/p>\n<p>Per altri \u00e8 stato un frate francescano assai lontano dalla mitezza e dalla bont\u00e0 del fondatore del suo ordine: il medico militare che &#8211; durante la prima guerra mondiale &#8211; rispediva al fronte, senza piet\u00e0, i soldati esauriti e malati di nervi; colui che accolse senza una parola di compassione, anzi, con intimo compiacimento, le leggi razziali del 1938; colui, infine, che gioc\u00f2 un ruolo decisivo nella persecuzione di due figure \u00abscomode\u00bb di religiosi: Ernesto Buonaiuti, lo storico delle religioni in odore di eresia (modernista) e padre Pio da Pietrelcina, poi pienamente riabilitato e dichiarato beato da papa Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Con entrambi questi personaggi egli diede prova, in base alle testimonianze storiche che sono agli atti, di una singolare incomprensione, durezza di modi e mancanza di carit\u00e0 cristiana, al punto da aver giocato una parte decisiva nelle successive, dolorose vicende di entrambi rispetto alla Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Quello che pochi sanno \u00e8 che padre Gemelli, imbevuto di idee scientiste di matrice positivista, stranamente coniugate con una religiosit\u00e0 rigida e molto tradizionalista, \u00e8 stato anche un entusiasta pioniere della vivisezione in Italia; e che ha effettuato numerosissimi esperimenti, negli anni intorno al 1908, su varie specie di animali, specialmente sui gatti, nel quadro delle sue particolari ricerche intorno all&#8217;ipofisi. Tali esperimenti consistevano principalmente nella trapanazione del cranio dell&#8217;animale e nella asportazione dell&#8217;ipofisi.<\/p>\n<p>Non sappiamo quanti gatti e altre cavie abbiano perso la vita, fra terribili sofferenze, nel corso di tali esperimenti, volti a stabilire se l&#8217;ipofisi si possa definire un organo rudimentale oppure no (con tutte le conseguenze, sul piano filosofico, che una tale constatazione implica rispetto alla dottrina del finalismo e a quella dell&#8217;evoluzionismo: dottrine che Gemelli ritenne di poter fondere); certamente furono parecchi.<\/p>\n<p>Il suo consiglio ai discepoli era quello di procedere, preliminarmente, alla resezione delle corde vocali degli animali (operazione da lui chiamata, piuttosto eufemisticamente, \u00abdevocalizzazione\u00bb), allo scopo specifico di evitare che questi, con i loro lamenti, potessero segnalare all&#8217;esterno il genere di esperimenti che si conducevano in laboratorio, mettendo in agitazione l&#8217;opinione pubblica che &#8211; sono parole sue &#8211; certamente \u00abnon avrebbe capito\u00bb.<\/p>\n<p>Non solo. Egli sostenne, in conversazioni e in appositi scritti, che gli esperimenti sugli animali vivi sono senz&#8217;altro leciti, non solo per il progresso della scienza, ma anche perch\u00e9 &#8211; e in questo sta la sua \u00aboriginalit\u00e0\u00bb, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, rispetto alla posizione di tanti suoi colleghi, nonch\u00e9 la sua vicinanza alla concezione di Cartesio &#8211; il dolore dell&#8217;animale non \u00e8 paragonabile a quello dell&#8217;uomo, in quanto \u00abincosciente\u00bb. In sostanza, <em>sembr<\/em>a che l&#8217;animale provi dolore, ma non \u00e8 del tutto esatto: si tratta, pi\u00f9 che altro, di contrazioni nervose istintive; nulla di cui impietosirsi, insomma.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che cosa ne avrebbe pensato il santo di Assisi, del quale i \u00abFioretti di San Francesco\u00bb ci hanno tramandato tanti e cos\u00ec commoventi testimonianze del grande amore che egli nutriva per tutte le creature viventi, e di cui il \u00abCantico di Frate Sole\u00bb ci mostra il sentimento di riverenza e gratitudine non solo per gli esseri animati, ma anche per tutti gli altri elementi del creato, ciascuno dei quali \u00e8 riflesso dello splendore e dell&#8217;amore divino.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 difficile immaginare che si possano amare gli animali e provare compassione per essi, se non si prova compassione per gli esseri umani. E padre Gemelli non mostrava alcuna compassione per gli aviatori che, traumatizzati dalla guerra aerea del 1915-18, si presentavano alla visita medica davanti a lui, che era considerato il classico \u00abmedico carogna\u00bb (anche questa \u00e8 una precisa testimonianza diretta)<\/p>\n<p>Egli li rispediva al fronte, spesso trattandoli da poltroni e da vigliacchi, affermando che \u00abLa paura non \u00e8 una malattia\u00bb.<\/p>\n<p>Ecco come uno dei suoi biografi, il medico Giorgio Cosmacini, studioso di filosofia della scienza, ha descritto l&#8217;attivit\u00e0 di padre Gemelli come vivisettore di animali, nel suo libro \u00abGemelli\u00bb (Milano, Rizzoli, 1985, pp. 105-06):<\/p>\n<p>\u00abIn citt\u00e0 [a Milano], diversamente che a Rezzato, non \u00e8 facile procurarsi e allevare animali da esperimento. L\u00e0, la campagna offriva spontaneamente questo materiale e l&#8217;habitat ottimale per crescerlo. Per i confratelli che lavoravano nei campi era quasi un gioco ritornare al convento portando nella tasca del saio vermi e bisce; e rospi, esemplari di <em>&quot;Bufo vulgaris&quot;<\/em>(nei termini binomiali della classificazione zoologica), destinati ala vivisezione in quanto particolarmente adatti allo studio della &quot;rigenerazione autogena dei nervi&quot;.<\/p>\n<p>Come, senza la fauna ittica del lago di Como, non si poteva pi\u00f9 studiare a Rezzato la struttura dell&#8217;infundibolo nei pesci, cos\u00ec, senza i batraci di Rezzato, non si pu\u00f2 pi\u00f9 studiare a Milano &quot;lo sviluppo dei nervi degli arti pelvici di <em>&quot;Bufo vulgaris&quot;<\/em> innestati in sede anomala) Negli esperimenti sull&#8217;ipofisi, le marmotte e le rane ( <em>&quot;Rana temporaria<\/em>, <em>&quot;Rana esculenta&quot;<\/em>) lasciano il posto ai gatti, che popolano i tetti del convento.<\/p>\n<p>La ragione della scelta dei gatti \u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 scientifica. &quot;Scelsi come animale da esperimento il gatto, perch\u00e9 mi occorreva avere, per le ragioni che indicher\u00f2 in appresso, animali del medesimo peso ed et\u00e0. Ci\u00f2 evidentemente \u00e8 facile con questo animale.&quot; In altri termini, necessitano molti gattini: &quot;Glia animali da me operati erano giovani e perci\u00f2 in via di accrescimento&quot;.<\/p>\n<p>La tecnica usata \u00e8 la seguente:<\/p>\n<p>&quot;Praticata all&#8217;animale una iniezione di cloroidrato di morfina procedevo alla cloronarcosi e fissavo l&#8217;animale in decubito dorsale sul tavolo operatorio. Con delle funicelle assicuravo, per mezzo dei denti, la mascella inferiore e superiore, mettevo un cuscinetto sotto la testa e cos\u00ec ottenevo la massima apertura possibile della bocca. [&#8230;] Io ho usato a questo scopo [per la craniotomia], a voilte una sgorbia, a volte una corona di trapano. [&#8230;] Si ha quasi sempre una emorragia di poca importanza frenabile con il tamponamento; [&#8230;] indi con una pinza o con un cucchiaio si asporta l&#8217;ipofisi. \u00c8 questo il punto delicato dell&#8217;atto operativo; solo l&#8217;esercizio fa acquisire la tecnica sufficiente.&quot;<\/p>\n<p>la perizia tecnica \u00e8 grande. Gemelli scriver\u00e0 l&#8217;anno dopo, in una nota su &quot;La vivisezione&quot;, che &quot;il fisiologo [&#8230;] opera i cani, i gatti ecc. con le medesime cautele con le quali si opera un uomo&quot;. La liceit\u00e0 della vivisezione, impugnata dal sodalizio di turno nella protezione degli animali, \u00e8 fuori discussione perch\u00e9 &quot;il fine \u00e8 santissimo&quot;. &quot;La conquista del vero, a maggior gloria di Dio&quot; \u00e8 argomentazione moralistica che si sposa a una ragione fisiologica e a una battuta polemica: &quot;Noi crediamo che il dolore di un animale non sia il dolore umano&#8230; Esso \u00e8 puramente un dolore sensitivo. [&#8230;] D&#8217;altra parte gli abolizionisti non sentono compassione per gli animali da macello e non rinunciano alle bistecche !&quot;.<\/p>\n<p>Sfugge a Gemelli la motivazione, pi\u00f9 semplice e schietta, che &quot;le vivisezioni sono indispensabili per lo studio e nel progresso della fisiologia e della medicina&quot;: motivazione formulata, quarantacinque anni prima, dal fisiologo tedesco Moritz Schiff, a quel tempo professore di fisiologia sperimentale nell&#8217;istituto di studi superiori di Firenze, accusato per le sue vivisezioni dal padre scolopio Antonelli di essere un torturatore di &quot;animali martiri&quot;, di professare &quot;medicina atea&quot; e di farsi colpevole di &quot;bestemmie germaniche&quot; pretendendo di estendere all&#8217;uomo le conclusioni dei suoi esperimenti sugli animali.<\/p>\n<p>Gemelli, mezzo secolo dopo, \u00e8 un inconsapevole difensore d&#8217;ufficio dello scienziato e del suo materialismo psico-fisiologico&quot;. L&#8217;obbiezione che &quot;i medici tentano di applicare all&#8217;uomo quello che hanno visto negli animali&quot; dice &quot;\u00e8 obbiezione volgare. Vi hanno meccanismi fisiologici che sono uguali negli animali e nell&#8217;uomo&quot;.<\/p>\n<p>Torniamo agli esperimenti sui gatti. &quot;Io ho operato molti gatti&quot;, dice Gemelli, &quot;ma solo di otto io intendo tener conto; [&#8230;] ne sacrificai quattro dopo sei mesi dall&#8217;atto operativo, quattro dopo dieci mesi&quot;.<\/p>\n<p>La valutazione dei dati, rigorosa e ponderata, \u00e8 pari alla perizia tecnica; la conclusione \u00e8 stringata: &quot;la ipofisi ha una influenza sullo sviluppo organico e cio\u00e8 la mancanza della sua funzione determina un ritardo di sviluppo dell&#8217;organismo\u00bb.<\/p>\n<p>Possiamo anche fermarci qui.<\/p>\n<p>Non ci interessa, in questa sede, vedere come padre Gemelli riuscisse a mettere insieme, alla luce dei suoi esperimenti sull&#8217;ipofisi dei gatti, finalismo aristotelico ed evoluzionismo darwiniano, operazione di alto equilibrismo filosofico.<\/p>\n<p>\u00c8 un bene, inoltre, che Giorgio Cosmacini, cos\u00ec come padre Gemelli, non mostri particolare commozione per il trattamento riservato alle bestiole che fungevano da cavie in tali esperimenti, perch\u00e9 in tal modo la posizione del francescano, rispetto alla pratica e alla teoria della vivisezione, risulta esposta da un autore che non pu\u00f2 certo essere accusato di esserle pregiudizialmente ostile per ragioni &quot;animaliste&quot;.<\/p>\n<p>Proprio l&#8217;impassibilit\u00e0 con la quale Cosmacini riporta gli esperimenti di padre Gemelli, che si sposa perfettamente con l&#8217;impassibilit\u00e0 con cui quest&#8217;ultimo riferisce, in prima persona, su di essi, sono pi\u00f9 eloquenti di ogni altro commento.<\/p>\n<p>Qui ci limiteremo ad osservare che le critiche di padre Antonelli al fisiologo Schiff, e sulle quali \u00e8 sottintesa una certa ironia da parte del Cosmacini, erano &#8211; a nostro avviso &#8211; pi\u00f9 cristiane e pi\u00f9 realistiche di quanto non si voglia far credere. Esse toccano un <em>&quot;punctum dolens&quot;<\/em> sul quale, oggi, non solo la cultura laica, ma anche quella religiosa preferiscono sorvolare: che vi \u00e8 una stretta relazione fra la crudelt\u00e0 contro gli animali e la concezione materialistica della natura, ossia una concezione che \u00e8, per definizione, atea e, quindi, che travalica dal campo che \u00e8 proprio alla scienza, per invadere quello &#8211; che non le compete &#8211; della filosofia.<\/p>\n<p>\u00c8 singolare, ma non troppo, che padre Gemelli, il campione di un ritorno alla filosofia del Medioevo e il volonteroso collaboratore del cardinale Merry del Val nella persecuzione dei modernisti, si trovi sulle medesime posizioni di Schiff e su quelle opposte ad Antonelli. Agostino Gemelli si convert\u00ec al cattolicesimo quando gi\u00e0 la sua formazione materialistica era un fatto compiuto (proveniva dal marxismo ed era stato un acceso anticlericale): nella religione, pertanto, port\u00f2 quella sua <em>&quot;forma mentis&quot;<\/em>: un cambiamento di direzione &#8211; direbbe uno studioso di fisica -, ma non di verso.<\/p>\n<p>Quella sua impostazione scientista e tendenzialmente materialista traspare anche nel modo in cui \u00absbrig\u00f2\u00bb il caso di padre Pio, nel 1920, sulle cui stigmate scrisse per il pontefice una relazione estremamente negativa, che parlava di isterismo e di autolesionismo, <em>senza nemmeno aver esaminato le mani del<\/em> <em>frate di Pietrelcina<\/em>, per la semplice ragione che questi si rifiut\u00f2 di farsi esaminare da lui, avendone compreso l&#8217;atteggiamento prevenuto nei propri confronti.<\/p>\n<p>E questo la dice lunga anche sulla tanto decantata scrupolosit\u00e0 scientifica di padre Gemelli (un altro mito da sfatare): la cui vanit\u00e0 ferita e i cui tenaci rancori lo spingevano al punto di simulare una visita medica che non c&#8217;era mai stata, e di stendere una relazione scientifica sulla base di una semplice impressione \u00aba caldo\u00bb, dopo un colloquio di pochissimi minuti.<\/p>\n<p>La stessa durezza, la stessa mancanza di clemenza si osservano nell&#8217;incontro che padre Gemelli ebbe con Ernesto Buonaiuti allorch\u00e9, trattandosi della eventuale revoca della scomunica a carico di quest&#8217;ultimo (siamo nel 1926), il francescano pose un&#8217;alternativa secca al suo interlocutore: la reintegrazione sacerdotale contro rinuncia alla cattedra universitaria. E, davanti al rifiuto di Buonaiuti, Gemelli se ne and\u00f2, visibilmente seccato, affermando: \u00abLei ha anteposto una cattedra al sacerdozio\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, Buonaiuti non era certo uno che si attaccava alle cattedre per smodato amore di gloria: pochi anni dopo, nel 1931, fu tra i pochissimi docenti universitari che seppero rinunciarvi con dignit\u00e0, non volendo sottomettersi al giuramento di fedelt\u00e0 al regime fascista.<\/p>\n<p>Come si vede, non si tratta di un singolo episodio; \u00e8 tutto lo stile dell&#8217;uomo che ci appare pochissimo in sintonia con l&#8217;abito di frate francescano che egli indossava.<\/p>\n<p>Su questo aspetto, i suoi estimatori hanno sempre cercato di stendere un velo di riserbo, affinch\u00e9 non mettesse in ombra gli aspetti che essi ammirano, e specialmente le indubbie doti organizzative di padre Gemelli.<\/p>\n<p>Ma bastano, esse, per farne una figura in sintonia con l&#8217;ideale evangelico o anche, semplicemente, con l&#8217;idea istintiva, che ciascuno di noi possiede, di come dovrebbe essere una bella persona, indipendentemente dal suo credo e dall&#8217;abito che indossa?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di Agostino Gemelli (Milano, 1878-1959) \u00e8 una di quelle che sembrano fatte apposta per dividere. 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