{"id":23126,"date":"2015-09-18T06:19:00","date_gmt":"2015-09-18T06:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/18\/aggressivita-e-guerra-sono-genetiche-o-culturali\/"},"modified":"2015-09-18T06:19:00","modified_gmt":"2015-09-18T06:19:00","slug":"aggressivita-e-guerra-sono-genetiche-o-culturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/18\/aggressivita-e-guerra-sono-genetiche-o-culturali\/","title":{"rendered":"Aggressivit\u00e0 e guerra sono genetiche o culturali?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;aggressivit\u00e0 umana, che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra, \u00e8 un prodotto della ereditariet\u00e0 umana, come lo sono tutti gli altri istinti, oppure \u00e8 un portato &quot;storico&quot; della cultura, cio\u00e8 derivante non dalla natura umana in quanto tale, ma dalle scelte individuali o collettive, relativamente libere e consapevoli?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la domanda che si fa il lettore di due opere abbastanza recenti, ma gi\u00e0 considerate dei classici nell&#8217;ambito dell&#8217;antropologia, mettendole a confronto nelle loro opposte tesi: parliamo de \u00abIl cosiddetto male\u00bb, del celebre etologo austriaco Konrad Lorenz, apparso nel 1963 e dedicato al tema dell&#8217;aggressivit\u00e0 intraspecifica, e di \u00abOrigini\u00bb, del paleontologo keniano di origine britannica Richard E. Leakey (figlio del celebre Louis Leakey, sostenitore della tesi che il genere <em>Homo<\/em> sia nato in Africa orientale), scritto, quest&#8217;ultimo, in collaborazione con un redattore della rivista \u00abNew Scientist\u00bb, il giornalista inglese Roger Lewin, nel quale si effettua una carrellata sull&#8217;insieme dell&#8217;evoluzione umana &#8211; gli autori sono evoluzionisti darwiniani che danno per scontata la natura di certezza, e non di ipotesi, della teoria evoluzionista &#8211; che culmina niente meno che in un tentativo di previsione delle sorti future del genere umano.<\/p>\n<p>Mentre Lorenz sostiene che l&#8217;aggressivit\u00e0 \u00e8 un istinto innato dell&#8217;uomo, che la societ\u00e0 deve cercare di incanalare e controllare, ma che \u00e8 ineliminabile, e che le condizioni della vita moderna non hanno fatto altro che potenziarlo, proprio nella misura in cui lo hanno &quot;ingiustamente&quot; colpevolizzato e represso, R. Leakey sostiene che l&#8217;aggressivit\u00e0, cos\u00ec come la conosciamo, culminante nella guerra, \u00e8 un portato storico derivante dal passaggio dalla societ\u00e0 di cacciatori e raccoglitori a quella dei coltivatori e allevatori (e, a maggior ragione, della societ\u00e0 industriale), in quanto ha dischiuso la possibilit\u00e0 di conseguire significativi miglioramenti di vita a spese di altre trib\u00f9 o di altri popoli, laddove, in una societ\u00e0 priva di accumulazione e di ricchezza superflua, la relativa uguaglianza delle condizioni sociali, e lo stesso diuturno impegno della raccolta e della caccia, scoraggiano l&#8217;aggressivit\u00e0 intraspecifica. Inoltre, paradossalmente, per Leakey \u00e8 proprio la complessa organizzazione sociale, che nasce dalle esigenze della collaborazione reciproca nei lavori agricoli (arginamento di fiumi, prosciugamento di paludi, disboscamenti, eccetera) che favorisce quell&#8217;inquadramento degli individui in gruppi disciplinati pronti a obbedire agli ordini, da cui traggono alimento ed efficienza sia gli eserciti, sia i governi orientati a considerare la guerra come una prosecuzione della politica con altri mezzi.<\/p>\n<p>Chi ha ragione, dunque? Quale delle due tesi \u00e8 pi\u00f9 vicina alla verit\u00e0?<\/p>\n<p>Innanzitutto, domandiamoci se la domanda sia ben formulata. A noi sembra che aggressivit\u00e0 e guerra non siano affatto sinonimi e che sia tutto da dimostrare come la guerra altro non sia che l&#8217;estrema espressione dell&#8217;aggressivit\u00e0 umana. Possiamo benissimo immaginare delle forme di aggressivit\u00e0 che non si traducono in guerra e possiamo anche immaginare una guerra combattuta come un fatto puramente tecnico, relativamente priva di aggressivit\u00e0 proprio nelle sue forme pi\u00f9 invasive e distruttive: si pensi, per fare un esempio, ai devastanti bombardamenti aerei che rasero al suolo le citt\u00e0 tedesche e giapponesi e che misero a ferro e fuoco le campagne vietnamite, nel corso del XX secolo, e teniamo presente che ad eseguire simili operazioni erano decine di migliaia di piloti con un buon livello d&#8217;istruzione, che non avevano alcun contatto diretto con il nemico; che non vedevano da vicino gli effetti del loro operato; e che, verosimilmente, pensavano a se stessi non come a degli assassini di folle innocenti, formate in massima parte da vecchi, donne e bambini (in tutto paragonabili ai loro genitori, alle loro mogli ed ai loro stessi figli), ma come dei tecnici che svolgevano un lavoro di precisione altamente qualificato, i quali agivano, se non proprio senza odio, certo senza ostentare i segni visibili della normale aggressivit\u00e0 umana, proprio per la natura stessa, asettica e &quot;scientifica&quot;, del mezzo bellico di cui si servivano.<\/p>\n<p>La guerra, pertanto, non \u00e8, o non \u00e8 soltanto, una manifestazione di aggressivit\u00e0; anche se, solitamente, si accompagna ad essa (era frequente, per tornare all&#8217;esempio precedente, che i piloti scrivessero con il pennarello, sulle bombe che si apprestavamo a sganciare sugli obiettivi nemici, delle frasi crudeli e ingiuriose, auspicanti l&#8217;annientamento totale delle loro future vittime), senza per\u00f2 dimenticare che, non di rado, tale aggressivit\u00e0 \u00e8 stata provocata a freddo &#8211; mentre i soldati non la sentivano come cosa naturale -, ad esempio per mezzo di una propaganda esasperata basata sull&#8217;odio e sulla distorsione dell&#8217;immagine del nemico: perch\u00e9 solo quando il nemico \u00e8 stato completamente disumanizzato, \u00e8 possibile scagliarsi contro di lui e ucciderlo senza rimorsi o sensi di colpa; e, qualche volta, anche somministrando alcolici e perfino droghe ai reparti d&#8217;assalto destinati a compiere le incursioni pi\u00f9 cruente all&#8217;arma bianca.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 il risultato di scelte politiche ed essa pu\u00f2 essere resa possibile da un fondo latente di aggressivit\u00e0 umana, altrimenti difficilmente i governi riuscirebbero a persuadere i propri cittadini ad accettarle e a parteciparvi; comunque, specialmente per il vecchio spirito militare (per la tradizione degli junker prussiani, tanto per citare un caso; o per i samurai giapponesi e, pi\u00f9 recentemente, per i kamikaze) la guerra non era sentita come una valvola di sfogo dell&#8217;aggressivit\u00e0 latente, ma come una nobile arte o come una doverosa necessit\u00e0, da condurre secondo certe regole e cio\u00e8 con il minimo di violenza &quot;gratuita&quot; ed inutile e con il massimo di efficacia strategica, ossia con il preciso obiettivo di piegare l&#8217;avversario, non per amore della distruzione in s\u00e9, ma per assicurare al proprio esercito e al proprio Paese i vantaggi politici ed economici della vittoria, e per evitare gli svantaggi, nonch\u00e9 il disonore, della sconfitta.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, bisogna ancora osservare che entrambe le posizioni, quella di Lorenz e quella di R. Leakey, partono da una concezione materialistica dell&#8217;uomo: per entrambe, l&#8217;uomo \u00e8 un primate evoluto da antenati scimmieschi e tutto quel che vi \u00e8 in esso, nella sua psiche, nei suoi stessi istinti, altro non \u00e8 che il portato della sua eredit\u00e0 animalesca. Questo fatto limita in partenza la riflessione a rimanere confinata entro un orizzonte rigorosamente immanentistico ed esclude a priori la possibilit\u00e0 che, nell&#8217;uomo, vi siano impulsi e tendenze di origine spirituale, nel senso specifico del termine, ossia non derivati da un affinamento della civilt\u00e0, ma provenienti dalla sfera del soprannaturale: dalle tentazioni diaboliche o dalla Grazia divina. In altre parole, se si \u00e8 deciso di vedere nell&#8217;uomo soltanto un animale che l&#8217;evoluzione ha reso pi\u00f9 intelligente, ma solo in senso quantitativo, di scimpanz\u00e9 e babbuini, allora la discussione sull&#8217;aggressivit\u00e0 non potr\u00e0 limitarsi che a quanto nell&#8217;uomo esiste attualmente, senza considerare quanto nell&#8217;uomo potrebbe scaturire per effetto delle forze soprannaturali: una visione statica e meccanica che contrasta con l&#8217;evidente dinamismo della vita interiore dell&#8217;uomo, derivante dal suo libero arbitrio.<\/p>\n<p>Delle due posizioni, comunque, la meno lontana dal vero ci sembra essere quella di Lorenz, la quale, non a caso, \u00e8 stata pesantemente criticata, specialmente da psicologi e sociologi che vi hanno visto una certa qual carica di pessimismo e di fatalismo rispetto al fatto dell&#8217;aggressivit\u00e0. La realt\u00e0 \u00e8 che alla cultura scientista oggi dominante, tutta proiettata verso le magnifiche sorti e progressive, non piace sentirsi dire che l&#8217;uomo \u00e8 naturalmente aggressivo; essa preferisce sentirsi dire che l&#8217;aggressivit\u00e0, e le guerre che ne deriverebbero, sono dovute alla cattiveria dei capi e non a un istinto latente in ciascun essere umano: che \u00e8, appunto, quanto sostiene Leakey. La cultura scientista vuole porsi come ottimista &#8212; non per nulla essa discende dall&#8217;illuminismo e dal positivismo, due movimenti culturali fondati sulla religione del progresso illimitato &#8212; e ai suoi orecchi \u00e8 gradita qualunque teoria che allontani dall&#8217;uomo ogni sospetto di malvagit\u00e0 innata, e scarichi ogni colpa sulla societ\u00e0 cattiva.<\/p>\n<p>Ma ecco quel che scrivono, in proposito, R. E. Leakey e R. Lewin nel loro saggio di antropologia dal titolo assai impegnativo di: &quot;Origini. Nascita e possibile futuro dell&#8217;uomo&quot; (titolo originale: &quot;Origins. What News Discoveries Reveal About the Emergence of Our Species and its Possibole Future&quot;; 1977; traduzione dall&#8217;inglese di Marcello Piperono e Maria Grazia Bulganelli, Bari, Editori Laterza, 1979, pp. 221-223):<\/p>\n<p>\u00abTutto sommato, dunque, il concetto che gli uomini siano ereditariamente aggressivi on \u00e8 sostenibile. Non \u00e8 certo possibile negare che gli uomini del XX secolo dimostrino una buona dose di aggressivit\u00e0, ma non \u00e8 nemmeno lecito additare il nostro passato evolutivo n\u00e9 per spiegarne le origini, n\u00e9 per giustificarla. Poich\u00e9 proprio questo \u00e8 quanto si ricerca in ultima analisi allorch\u00e9 si paragona l&#8217;aggressivit\u00e0 territoriale nel regno animale con la bellicosit\u00e0 dell&#8217;uomo: una giustificazione. L&#8217;errore di ricondurre tutto ci\u00f2 alle nostre origini animali, dovrebbe ormai essere evidente. Le guerre sono programmate e organizzate da condottieri che non desiderano altro che aumentare il loro potere, e vengono spesso combattute da individui che non sono spinti da una aggressivit\u00e0 innata contro un nemico che spesso \u00a0non conoscono. In guerra, gli uomini sono pi\u00f9 spesso pecore che lupi: possono essere bene addestrati a costruire munizioni, a realizzare bombe o a far fuoco con fucili e razzi a lunga gittata, e tutto ci\u00f2 come parte di uno sforzo altamente cooperativo. Ma \u00e8 significativo che quei soldati, impegnati in furiosi e sanguinosi corpo a corpo, siano sottoposti ad un intenso processo di desensibilizzazione, prima di poter affrontare queste situazioni.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 una battaglia per raggiungere il predominio su altri individui e per conquistare risorse, quali possono essere territori e minerali, ma nessuno di questi fini \u00e8 rilevante nelle societ\u00e0 di cacciatori e raccoglitori. Con lo sviluppo dell&#8217;agricoltura e delle societ\u00e0 basate sul benessere materiale, vi \u00e8 stato un continuo incremento sia delle atrocit\u00e0 che della durata delle guerre, culminato nella nostra capacit\u00e0 attuale di distruggere l&#8217;intero pianeta; i capi potenti hanno trovato sempre pi\u00f9 motivi di contesa, e i mezzi sempre pi\u00f9 opportuni per raggiungere i loro scopi. Non dobbiamo rivolgerci al nostro patrimonio genetico per cercare i semi della guerra; essi cominciarono a germogliare quando, circa diecimila anni fa i nostri antenati piantarono per la prima volta le messi e si trasformarono in agricoltori. La transizione dal tipo di vita nomadico dei cacciatori a quello sedentario degli allevatori e agricoltori e del mondo industriale, rese possibile e potenzialmente vantaggiosa la guerra.<\/p>\n<p>Possibile ma \u00a0non inevitabile. Poich\u00e9 ci\u00f2 che ha trasformato questa possibilit\u00e0 in una realt\u00e0 \u00e8 quello stesso fattore che ha reso gli esseri umani unici nel regno biologico: la cultura. A causa della nostra apparentemente illimitata inventiva e enorme capacit\u00e0 di apprendimento, vi sono infinite possibilit\u00e0 di differenziazioni tra le culture umane, come del resto si pu\u00f2 osservare in tutto il mondo. Un elemento essenziale della cultura consiste, comunque, in quei valori centrali che formano un&#8217;ideologia, e sono proprio queste ideologie sociali e politiche, insieme alla minore o maggiore tolleranza reciproca, a condurre le nazioni verso conflitti sanguinosi. Coloro che credono che la guerra sia radicata nel nostro patrimonio genetico, non solo sbagliano, ma sono anche colpevoli di distogliere l&#8217;attenzione dalle vere cause della guerra.<\/p>\n<p>Queste critiche toccano ancor pi\u00f9 direttamente quelli che citano l&#8217;istintivit\u00e0 del comportamento aggressivo per spiegare la violenza nell&#8217;ambito delle singole nazioni, in particolare nelle sovrappopolate aree urbane. Vi sono molti motivi per cui un giovane pu\u00f2 &quot;spontaneamente&quot; spaccare un vetro o colpire un anziano, ma tra questi non vi \u00e8 certamente la tendenza innata a un tale comportamento ,ereditata a causa delle nostre origini animali. Poich\u00e9 il comportamento umano \u00e8 straordinariamente sensibile al tipo di ambiente, non dovrebbe sorprendere particolarmente che una persona allevata in condizioni difficili, e probabilmente sottoposta a insicurezza materiale e a carenze emotive, possa in seguito comportarsi secondo schemi considerati sconvenienti da individui favoriti da un&#8217;esistenza pi\u00f9 fortunata. I problemi della vita negli agglomerati urbani non si risolveranno risalendo a supposte deficienze del nostro patrimonio genetico e ignorando le effettive carenze della giustizia sociale.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 sempre, gira e rigira, il mito del buon selvaggio di ascendenza illuminista: ed \u00e8 logico che sia cos\u00ec, visto che, per costoro, l&#8217;uomo \u00e8, alla lettera, un animale un po&#8217; evoluto, che pu\u00f2 e deve fare tutto da solo, prendere in mano il proprio destino e rifiutare d&#8217;inchinarsi davanti a qualsiasi dio. Ma allora, da dove viene il male? Alla natura non conviene dare la colpa, perch\u00e9 equivarrebbe a fare dell&#8217;uomo una creatura cattiva in se stessa, precludendole qualunque possibilit\u00e0 di redenzione: e invece, visto che l&#8217;uomo pu\u00f2 e deve redimersi da solo, non resta che rovesciare ogni responsabilit\u00e0, circa il male esistente nel mondo, sulla &quot;societ\u00e0&quot;, o, come fa disinvoltamente Leakey, sui &quot;capi&quot;. Il quale Leakey non si perita di sostenere che non esiste una morale naturale, non esiste una distinzione oggettiva fra bene e male, e che i comportamenti di un ragazzo disadattato e violento non solo derivano in gran parte dall&#8217;influsso dell&#8217;ambiente sociale degradato (dunque dalla societ\u00e0 cattiva: famiglia, scuola, stato), ma che essi non rappresentano un male in se stessi, tanto \u00e8 vero che a definirli malvagi saranno solo i membri delle classi fortunate e privilegiate. Cos\u00ec, spaccare un vetro o bastonare un anziano non sono azioni cattive in se stesse: le definisce cattive un signorino delle classi superiori, solo perch\u00e9 non ha fatto l&#8217;esperienza di crescere in una famiglia di ubriaconi o in un quartiere popolato da ladri e prostitute.<\/p>\n<p>Ora, non si pu\u00f2 negare che, in una simile tesi, vi sia un fondo di verit\u00e0: ma la parte non \u00e8 il tutto e la disonest\u00e0 intellettuale consiste proprio nel far passare la parte per il tutto, una parte di verit\u00e0 per la verit\u00e0 tutta intera. Che un&#8217;influenza dell&#8217;ambiente vi sia, non c&#8217;\u00e8 dubbio; ma che il problema della umana aggressivit\u00e0 si possa affrontare e &quot;risolvere&quot; migliorando le condizioni sociali \u00e8 una vecchia, vecchissima favola degli illuministi e dei positivisti alla Zola; \u00e8 anche la favola dei marxisti e leninisti, secondo i quali l&#8217;abolizione della propriet\u00e0 privata (con relativa eliminazione fisica dei borghesi) e l&#8217;instaurazione del comunismo toglier\u00e0 all&#8217;uomo ogni ragione di contesa con i propri simili e render\u00e0 possibile, anzi, inevitabile, la pace perenne e universale.<\/p>\n<p>Che meravigliosa prospettiva! Forse che non ci si sente scaldare il cuore al solo pensiero che essa sia quasi dietro l&#8217;angolo, e che dipenda solo da una buona rivoluzione proletaria il fatto di vederla felicemente realizzata?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;aggressivit\u00e0 umana, che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra, \u00e8 un prodotto della ereditariet\u00e0 umana, come lo sono tutti gli altri istinti, oppure \u00e8 un portato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-23126","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23126"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23126\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}