{"id":23114,"date":"2008-05-27T05:26:00","date_gmt":"2008-05-27T05:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/27\/bellezza-bonta-e-verita-dellamicizia-spirituale-nel-pensiero-di-aelredo-di-rievaulx\/"},"modified":"2008-05-27T05:26:00","modified_gmt":"2008-05-27T05:26:00","slug":"bellezza-bonta-e-verita-dellamicizia-spirituale-nel-pensiero-di-aelredo-di-rievaulx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/27\/bellezza-bonta-e-verita-dellamicizia-spirituale-nel-pensiero-di-aelredo-di-rievaulx\/","title":{"rendered":"Bellezza, bont\u00e0 e verit\u00e0 dell&#8217;amicizia spirituale nel pensiero di Aelredo di Rievaulx"},"content":{"rendered":"<p>La cultura laicista, materialista ed evoluzionista oggi dominante ha praticamente tirato un rigo sopra<\/p>\n<p>quasi un millennio di storia europea &#8211; il &quot;buio&quot; Medioevo! &#8211; e, in particolare, sul fenomeno che di esso \u00e8 stato pi\u00f9 caratterizzante: quella straordinaria fioritura di pensiero e di spiritualit\u00e0 che va sotto il nome di &quot;monachesimo&quot;.<\/p>\n<p>O meglio, gli si riconosce, s\u00ec &#8211; a denti stretti &#8211; il merito di aver salvato il salvabile della cultura classica e della &quot;civilt\u00e0&quot;, all&#8217;epoca delle cosiddette invasioni barbariche; di aver intrapreso una vasta opera di bonifica agraria, attraverso le abbazie benedettine, nel momento della pi\u00f9 grave crisi demografica e del massimo abbandono delle terre. Si riconosce anche, nel caso dell&#8217;Italia, l&#8217;importanza della cultura monastica come fucina della nascita della lingua volgare (basti pensare al famoso &quot;Indovinello veronese&quot;: <em>Se pareba boves<\/em>, ecc.); per\u00f2 non si va oltre e, comunque, si utilizzano questi dati all&#8217;interno di un paradigma minimalista, volto a &quot;dimostrare&quot; che l&#8217;Europa \u00e8 riemersa dalla barbarie non tanto &quot;ad opera&quot; dei monaci, ma, quasi quasi, nonostante i monaci. Romanzi e film come <em>Il nome della rosa<\/em> hanno molto contribuito a trasmettere al grosso pubblico l&#8217;immagine di un monachesimo laido e sgradevole, formato da uomini depravati o paranoici, schiavi volontari di una tortura autoinflitta che li trasformava in potenziali ossessi o criminali.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 vero: c&#8217;era, e rimane, la questione delle cattedrali. In un tale paradigma, infatti, rimane da spiegare come la civilt\u00e0 monastica e, pi\u00f9 in generale, la spiritualit\u00e0 cristiana, abbiano potuto ornare l&#8217;Europa, nel giro di tempi straordinariamente brevi, di incredibili monumenti di pietra che ci lasciano ancora attoniti per le dimensioni, per l&#8217;armonia, per la sintesi di perfezione costruttiva e di sapienza spirituale. Questa \u00e8 una cosa che la cultura neoilluminista e neopositivista, di cui oggi andiamo tanto fieri, non riesce a spiegare&#8230;<\/p>\n<p>Cos\u00ec come resta da spiegare come migliaia e migliaia di uomini e donne, provenienti da ogni classe &#8211; in un&#8217;epoca di nettissima separazione sociale &#8211; si siano affrettati a rinchiudersi entro le mura dei conventi, &quot;seppellendosi&quot; in una vita durissima, fatta di privazioni e di rinunce. Gi\u00e0, privazioni e rinunce: si pone sempre l&#8217;accento sull&#8217;aspetto negativo del monachesimo. Una eredit\u00e0 del mondo tardo-romano, in effetti: basti leggere quei versi del <em>De Reditu<\/em> di Rutilio Namaziano, nei quali il poeta se la prende, con parole assai forti, con quegli sciagurati eremiti che abbandonano la vita di societ\u00e0 per isolarsi una selvaggia solitudine, su qualche isola disabitata. Ci\u00f2 mostra quanto &quot;vecchi&quot; siano, in realt\u00e0, illuminismo e positivismo, che pure continuano a spacciarsi per filosofie &quot;all&#8217;avanguardia&quot;.<\/p>\n<p>Eppure, armato di tali pregiudizi nessuno storico del Medioevo riuscir\u00e0 mai ad andare lontano. Diamo solo una cifra. San Bernardo di Clairvaux giunse con trenta compagni a Citeaux, nel 1112, dopo che San Roberto d Molesmes vi aveva fondato l&#8217;ordine cistercenese quattordici anni prima, ossia nel 1098. Ebbene, alla morte di san Bernardo, nel 1153, in ogni parte d&#8217;Europa, e fino alla Terra Santa, erano sorti 343 monasteri di stretta osservanza. Trecentoquarantatre! Senza contare i monasteri degli altri ordini: camaldolesi, certosini, ecc. Nessuno potrebbe spiegare un dato cos\u00ec impressionante, se non ammettendo che quelle migliaia e migliaia di persone non cercavano, in convento, una semplice <em>fuga dal mondo<\/em>: troppo dura era la vita che vi si conduceva, perch\u00e9 un giovane potesse resistervi senza una profonda vocazione.<\/p>\n<p>Certo, non vi \u00e8 dubbio che nella vita monastica &#8211; come in ogni altro campo dell&#8217;operosit\u00e0 umana &#8211; siano entrate anche persone spinte da motivazioni di altro genere &#8211; sociale, politico, giudiziario; ma ci\u00f2 non consente di rendere ragione di un fenomeno di tale ampiezza e di tale durata. Gli storici di formazione marxista, ad es., che vorrebbero spiegare ogni cosa sulla base della struttura economica, non si accorgono di una semplice verit\u00e0: che nessuno pu\u00f2 resistere fra le mura di un convento per tutta la vita, se non \u00e8 mosso da ideali genuini. Senza di essi, il monachesimo non sarebbe durato per un cos\u00ec lungo arco di secoli, ma si sarebbe esaurito ben presto.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che chi entrava in convento non pensava tanto alle <em>rinunce<\/em> che avrebbe dovuto sopportarvi, quanto alla <em>pienezza di vita<\/em> che si aspettava di trovarvi, pienezza rispetto alla quale tali rinunce erano dei semplici mezzi, necessari e indispensabili: cos\u00ec come \u00e8 necessario farsi venie i calli alle mani nel maneggiare la vanga, se si vuole disseppellire un tesoro che si sa essere nascosto proprio nel guardino di casa&#8230;<\/p>\n<p>Tra le figure dei monaci cistercensi che, fra XI e XII secolo, arricchirono la storia della spiritualit\u00e0 occidentale, ci piace ricordare qui quella di Aelredo di Rievaulx: un nome ben noto agli specialisti, ma &#8211; crediamo &#8211; sconosciuto, o quasi, al grande pubblico.<\/p>\n<p>Chi era costui?<\/p>\n<p>Cos\u00ec ne rievoca la figura Jordan Aumann nel suo utile volume <em>Sommario di storia della spiritualit\u00e0<\/em> (titolo originale: <em>Christian spirituality in the catholic tradition<\/em>, San Francisco, Ignatius Press, e London, Sheed &amp; Ward, 1965; traduzione italiana di L. Borriello e M. Del Genio, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1986, pp. 160-162):<\/p>\n<p><em>Tormentato per tutta la vita dalla cattiva salute, Aelredo entro nel monastero cistercense di Rievaulx a 24 anni. Mor\u00ec nel 1167, dopo essere stato abate per 30 anni. Per molti anni amministr\u00f2 l&#8217;abbazia dall&#8217;infermeria e acquist\u00f2 grande fama come direttore spirituale. Aelredo fu completamente monastico nel suo insegnamento spirituale e nei suoi scritti, con i quali spronava i monaci a raggiungere l&#8217;unione con Dio abbandonando se stessi e il peccato; e a ricostruire in se l&#8217;immagine di Dio, perduta con il peccato, attraverso l&#8217;amore dei fratelli.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sue opere sono i sermoni re i trattati. Di questi i migliori sono: lo<\/em> Specchio della carit\u00e0<em>,<\/em> Ges\u00f9 a 12 anni, <em>e<\/em> L&#8217;amicizia spirituale<em>. Aelredo apprezzava la vita eremitica e infatti egli scrisse un trattato, per sua sorella, sulla formazione di una eremita, ma era molto pi\u00f9 favorevole alla vita cenobitica<\/em>.<\/p>\n<p><em>Secondo Aelredo tutto l&#8217;essere dell&#8217;uomo sospira a Dio che ha messo questo desiderio nel cuore umano. Pi\u00f9 di ogni altra cosa, l&#8217;uomo cerca di arrivare a Dio quando vaga nella &quot;landa della dissomiglianza&quot; a causa del suo peccato. \u00c8 solo attraverso Cristo che l&#8217;uomo pu\u00f2 realizzare questo desiderio innato e perci\u00f2 egli amer\u00e0 Cristo come suo amico carissimo. In verit\u00e0, \u00abDio stesso \u00e8 amicizia\u00bb e \u00abcolui che dimora nell&#8217;amicizia, dimora in Dio e Dio in Lui\u00bb. L&#8217;amicizia umana, se \u00e8 spirituale, pu\u00f2 essere un mezzo di amicizia con Dio. Chiunque gode di una simile amicizia \u00e8 veramente amico di Dio. L&#8217;amicizia con Dio, perci\u00f2, costituisce la perfezione \u00abperch\u00e9 amare Dio \u00e8 unire la nostra volont\u00e0 a Dio cos\u00ec completamente che qualsiasi cosa la volont\u00e0 divina prescriva, l&#8217;umana volont\u00e0 vi acconsente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Per Aelredo il monastero non \u00e8 solo, come diceva S. Benedetto una scuola per il servizio del Signore (Prologo, 45); \u00e8 una \u00abscuola di amore\u00bb. Sotto l&#8217;abate, che sta al posto di Cristo, i monaci sono condotti all&#8217;amicizia con Dio attraverso il loro amore fraterno in comunit\u00e0. Tuttavia questo non deve far pensare che la vita monastica sia una sorgente di gioia continua. L&#8217;abbandono della volont\u00e0 umana alla volont\u00e0 divina implica sofferenza, e la vita quotidiana in comunit\u00e0 presente spesso tribolazioni e croci. Alcuni monaci possono anche domandarsi, come fece Bernardo, perch\u00e9 sono andati al monastero e qual \u00e8 il valore della loro vita nascosta. A questi Aelredo risponder\u00e0 dimostrando l&#8217;importanza dell&#8217;imitazione di Cristo e dei suoi apostoli che soffrirono persecuzione e morte.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTutti a motivo della carit\u00e0, e l&#8217;abate con i suoi consigli devono prevenire ciascuno dal deviare o dal ritardare il cammino. Questa fiducia nella vita monastica non \u00e8 peculiare a S. Aelredo, ma egli ne parla con un fascino, un buon umore e nello stesso tempo un umorismo che sono suoi propri. S. Bernardo, suo maestro, \u00e8 un dottore della Chiesa; mentre S. Aelredo \u00e8 solo un dottore della vita monastica; e tuttavia il suo insegnamento ha un valore universale perch\u00e9 il monachesimo \u00e8 parte della Chiesa, egli insiste sull&#8217;unit\u00e0 dello spirito. Tuttavia, egli \u00e8 prima di tutto maestro dei monaci. Il teologo \u00e8 sempre il simpatico Padre Abate\u00bb (J. Leclercq).<\/em><\/p>\n<p>Appunto sul trattato <em>L&#8217;amicizia spirituale<\/em>, scritto in forma di dialogo, vogliamo ora soffermare la nostra attenzione, a causa del valore intrinseco dell&#8217;opera e anche, crediamo, per il messaggio perenne in esso contenuto; se \u00e8 vero, come afferma Cicerone nel <em>De amicitia<\/em>, che una vita senza amicizia non \u00e8 veramente vita.<\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00e8 formata da tre libri, un prologo e una appendice.<\/p>\n<p>Nel <em>Prologo<\/em>, Aelredo espone le ragioni che lo hanno indotto a prendere la penna per comporre l&#8217;operetta, sulla spinta della lettura di Cicerone e, molto di pi\u00f9, di quella delle Scritture e dei Padri: <em>volevo amare in modo spirituale e non riuscivo.<\/em> Con questa candida confessione, egli ci apre &#8211; fin dalle primissime righe &#8211; tutto il suo cuore; e, con disarmante sincerit\u00e0, ci informa che ha deciso di scrivere un libro sull&#8217;amicizia spirituale non perch\u00e9 si ritenesse un maestro in materia, ma, al contrario, perch\u00e9 si sentiva inadeguato, e voleva cercar di aiutare se stesso a realizzarla e, se possibile, giovare anche ad altri.<\/p>\n<p>Nel <em>Primo dialogo<\/em> (che si svolge tra lo stesso Aelredo e Ivo, in un monastero dipendente da Rievaulx), il pi\u00f9 breve, egli d\u00e0 una definizione dell&#8217;essenza dell&#8217;amicizia, mostrando l&#8217;insufficienza da quella data da Cicerone: <em>l&#8217;amicizia \u00e8 accordo su tutte le cose divine e umane.<\/em> Egli la completa e la corregge alla luce della frase di Ges\u00f9: <em>Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di chi d\u00e0 la vita per gli amici<\/em> (Gv, 15, 13). L&#8217;amicizia, dunque, \u00e8 una forma di amore; anzi, \u00e8 amore: puro e disinteressato, pronto a gioire con l&#8217;amico, per l&#8217;amico.<\/p>\n<p>Anche nell&#8217;amicizia, gli uomini si attraggono secondo le disposizioni della loro natura; pertanto esistono tre tipi di amicizia: carnale, mondana e spirituale. L&#8217;amicizia carnale si basa sull&#8217;accordo nei vizi; quella mondana \u00e8 accesa dalla speranza di un guadagno; <em>quella spirituale \u00e8 cementata fra i buoni dalla somiglianza di vita e di aspirazioni.<\/em> Ed ecco, quindi, la definizione che di essa d\u00e0 Aelredo, superando quella di Cicerone: <em>l&#8217;amicizia spirituale \u00e8 accordo nelle cose divine e umane con benevolenza e carit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Una amicizia che pu\u00f2 finire &#8211; come gi\u00e0 notava anche S. Girolamo -, doveva essere basata sulla motivazione carnale o su quella mondana; dunque non era mai stata vera amicizia. La vera amicizia, ossia quella spirituale, \u00e8 un bene perenne e indistruttibile. Essa \u00e8 istituita dalla natura, rinforzata dall&#8217;esperienza e regolata dall&#8217;autorit\u00e0 della ragione; ed \u00e8 naturale come la virt\u00f9 o la sapienza, nel senso che tutti gli esseri umani, anche i malvagi, vi aspirano, e sia pure confusamente. Infatti, senza amici con cui condividere la propria gioia, n\u00e9 le ricchezze soddisfano interamente l&#8217;animo dell&#8217;avaro, n\u00e9 la gloria quello dell&#8217;ambizioso, n\u00e9, infine, i piaceri, l&#8217;animo del lussurioso. Perci\u00f2, se Dio \u00e8 carit\u00e0, (Gv., 4, 16), e l&#8217;amicizia \u00e8 carit\u00e0, nel senso di amore, allora si pu\u00f2 dire che anche Dio \u00e8 amicizia.<\/p>\n<p>Nel <em>Secondo dialogo<\/em> (ove Aelredo ha per interlocutori Gualtiero e poi Graziano, e che si svolge a Rievaulx, parecchi anni dopo il primo dialogo), l&#8217;autore si sofferma sui frutti e sulle grandezze dell&#8217;amicizia. L&#8217;autore sostiene che l&#8217;amicizia fruttifica sia in questa vita, sia nella vita futura. Nella vita terrena, essa tempera le avversit\u00e0 e rende pi\u00f9 splendida la prosperit\u00e0; ma essa \u00e8 anche una vera e propria scala verso la perfezione. Infatti, \u00e8 Cristo che ispira l&#8217;amore con cui si amano gli amici e, al tempo stesso, che si offre come un amico da amare; pertanto, l&#8217;amico che si stringe all&#8217;amico nello spirito di Cristo, diviene un solo cuore e una sola anima con lui. Salendo cos\u00ec i gradini dell&#8217;amore verso l&#8217;amicizia di Cristo, l&#8217;uomo finisce per diventare un solo spirito con l&#8217;amico, e vi si fonde in una sorta di mistico bacio.<\/p>\n<p>Quanto al limite dell&#8217;amicizia, esso consiste nella scelta fra il male e il bene. Per Aelredo, infatti, \u00e8 cosa turpe e indegna dell&#8217;amicizia che si compiano azioni disoneste in nome dell&#8217;amicizia stessa, ad es. seguire l&#8217;amico su una strada sbagliata, al fine di non lasciarlo solo. Al tempo stesso, l&#8217;amicizia \u00e8 un vincolo sacro e non pu\u00f2 essere rotta per sottrarsi agli obblighi che essa esige; essa \u00e8 sempre fedele, nella buona e nella cattiva sorte, proprio perch\u00e9 nasce da un sentimento disinteressato e, casomai, l&#8217;utile ne \u00e8 una conseguenza, non l&#8217;origine.<\/p>\n<p>Infine, l&#8217;autore afferma che, essendo la vita dell&#8217;anima molto pi\u00f9 preziosa di quella del corpo, nella vera amicizia \u00e8 impossibile che si faccia alcunch\u00e9 che possa causare la morte dell&#8217;anima, ossia il peccato, che \u00e8 l&#8217;azione che separa l&#8217;anima da Dio e dalla vita stessa.<\/p>\n<p>Nel <em>Terzo dialogo<\/em> (che avviene nello stesso luogo del precedente e con gli stessi personaggi), Aelredo tratta della scelta e della prova degli amici e della sublimit\u00e0 e pratica dell&#8217;amicizia. Dopo ave ribadito che la fonte dell&#8217;amicizia \u00e8 l&#8217;amore, egli osserva che, tuttavia, nell&#8217;amicizia non accogliamo tutti coloro che amiamo, per il fatto che non tutti ne sono capaci.<\/p>\n<p>Quattro sono i gradi per ascendere alla perfezione dell&#8217;amicizia: il primo \u00e8 la scelta; il secondo, la prova; il terzo, l&#8217;accettazione; il quarto (come gi\u00e0 detto nel primo dialogo), il perfetto accordo sulle cose divine e umane, realizzato mediante la carit\u00e0 e la benevolenza.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la scelta, la vera amicizia spirituale evita, in primo luogo, gli iracondi, poi gli instabili e i sospettosi; si astiene, inoltre, da tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 danneggiare l&#8217;altro, compreso il fatto di propalare i suoi segreti o di &quot;pugnalarlo alla schiena&quot; mediante la detrazione occulta. Ma se gravi difetti del carattere si manifestano tardi, dopo che l&#8217;amicizia \u00e8 gi\u00e0 stata stabilita, non \u00e8 bene romperla bruscamente: bisogna, invece, allentarla poco a poco, in modo da non inasprire e da non amareggiare l&#8217;amico; e, comunque, non giungere mai fino all&#8217;inimicizia, perch\u00e9 \u00e8 cosa indegna far guerra all&#8217;ex amico. Ma se l&#8217;amico danneggia i genitori, la patria o altri amici, l&#8217;amicizia deve essere rotta senza indugio.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la prova, l&#8217;amicizia deve superare vittoriosamente la prova della fedelt\u00e0,, specialmente nelle circostanze difficili. La seconda prova da superare \u00e8 quella dell&#8217;intenzione: per mezzo di essa si pu\u00f2 conoscere se \u00e8 totalmente disinteressata e se non nasce da speranza di vantaggi personali. Riprendendo S. Ambrogio, Aelredo afferma che l&#8217;amicizia non \u00e8 un commercio, ma \u00e8 piena di dignit\u00e0 e di bellezza. La terza prova \u00e8 quella della discrezione e della pazienza; acutamente l&#8217;autore fa notare che vi sono coloro i quali cercano nell&#8217;amico proprio le qualit\u00e0 essi non possono avere; il che \u00e8 assurdo.<\/p>\n<p>A questo punto, Aelredo non parla dell&#8217;accettazione e del perfetto accordo (quest&#8217;ultimo, del resto, gi\u00e0 trattato a suo tempo), ma passa a considerare la sublimit\u00e0 dell&#8217;amicizia, la felicit\u00e0 che la contraddistingue, la dolce intimit\u00e0 che essa crea a partire dalla forma pi\u00f9 semplice, quella del cameratismo.<\/p>\n<p>Infine, nella quarta parte del terzo libro, Aelredo parla della pratica dell&#8217;amicizia e d\u00e0 una serie di consigli, partendo dalla storica amicizia fra Davide e Gionata e passando, poi, a quella fra Booz a Ruth. Ricorda quindi che un elemento importantissimo della vera amicizia \u00e8 la disponibilit\u00e0 alla correzione fraterna degli errori: dapprima in privato e, solo se necessario, in un secondo momento, anche in pubblico. Quindi si chiede se, nella distribuzione degli onori (e degli oneri), si debbano preferire gli amici a quelli che non lo sono: e risponde in maniera negativa, ricordando che in tali frangenti bisogna seguire la ragione e non il sentimento. All&#8217;amico vanno dati tutto l&#8217;amore, tutto il favore e tutta la dolcezza, non le cariche che esigono responsabilit\u00e0 e che richiedono il possesso di requisiti ben precisi, che egli forse non ha. E, a sostegno di tale affermazione, Aelredo porta l&#8217;esempio di una esperienza personale, quella della sua amicizia con due persone ormai trapassate: una testimonianza commovente, piena di vivacit\u00e0, freschezza e delicatezza.<\/p>\n<p>Prima di passare all&#8217;<em>Appendice<\/em>, in cui si riporta il compianto per la morte dell&#8217;amico Simone, l&#8217;autore riassume i temi trattati e congeda il lettore con sobrie parole.<\/p>\n<p>Riportiamo questo passaggio, per dare un&#8217;idea dello stile e del modo di procedere di Aelredo, servendoci della edizione de <em>L&#8217;amicizia spirituale<\/em> curata da Pietro M. Gasparotto (Siena, Edizioni Cantagalli, 1982, pp. 174-176):<\/p>\n<p><em>Chiudendo ormai questo nostro trattenimento, anche perch\u00e9 il sole tramonta, voi non dubitate certo che l&#8217;amicizia sorga dall&#8217;amore. Ma chi non ama se stesso, non pu\u00f2 amare un altro: perch\u00e9 l&#8217;amore di se stesso \u00e8 la regola con cui ordinare l&#8217;amore del prossimo. Ora non si ama chi esige o infligge a se stesso qualcosa di turpe o disonesto.<\/em><\/p>\n<p><em>Come prima cosa dunque bisogna che ognuno si purifichi, non indulgendo a nulla che sia indecente e niente omettendo che possa fargli del bene. E cos\u00ec amando se stesso, ami anche il prossimo, seguendo la medesima regola. Dato poi che questo amore ne abbraccia molti, da essi ne scelga uno da ammettere familiarmente ai segreti dell&#8217;amicizia, effondendo in lui copiosamente il suo affetto. Gli scoprir\u00e0 il petto fino a vederne i visceri e le midolla, i pensieri e i desideri del cuore.<\/em><\/p>\n<p><em>Sia scelto non secondo l&#8217;impulso della passione, ma secondo che un&#8217;intelligenza perspicace trover\u00e0 somiglianza di carattere e virt\u00f9 da ammirare. Ci si doni all&#8217;amico evitando ogni leggerezza, con gioia. Non manchino i servizi e gli ossequi di una carit\u00e0 ordinata, piena di bont\u00e0. Poi si provi la sua fedelt\u00e0, l&#8217;onest\u00e0, la pazienza. Si passer\u00e0 gradualmente alla comunicazione dei progetti, all&#8217;assidua partecipazione ai medesimi scopi, ad una certa conformit\u00e0 di volto.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli amici devono essere cos\u00ec conformi che quando uno vede l&#8217;altro, l&#8217;espressione di uno si trasfonda nell&#8217;altro: sia egli abbattuto dalla tristezza o gioiosamente sereno. Cos\u00ec scelto e provato, ti apparir\u00e0 chiaro se egli non vuole nulla di disonesto, n\u00e9 lo chiede, n\u00e9 lo fa se richiesto. Ti conster\u00e0 se ritiene l&#8217;amicizia una virt\u00f9 o un commercio; se fugge l&#8217;adulazione, se detesta le moine; se fu trovato franco ma discreto, paziente nelle correzioni, fermo e stabile nell&#8217;amore. Allora potrai gustare quella gioia spirituale: \u00abQuanto \u00e8 bello e piacevole vivere insieme da fratelli\u00bb (Sal., 12, 54-55).<\/em><\/p>\n<p><em>Come \u00e8 utile allora piangere insieme, faticare insieme, portare insieme i propri pesi! Intanto ognuno gode di dimenticare se stesso per l&#8217;altro; preferisce la volont\u00e0 altrui alla propria; provvede pi\u00f9 alle necessit\u00e0 dell&#8217;altro che alle sue, esponendo se stesso ai pericoli. Frattanto come \u00e8 dolce parlare insieme, aprire vicendevolmente i propri desideri e trovarsi ancora d&#8217;accordo!<\/em><\/p>\n<p><em>Si aggiunga la preghiera vicendevole, tanto pi\u00f9 efficace nel ricordo dell&#8217;amico quanto pi\u00f9 affettuosamente si rivolge a Dio, accompagnata dalle lacrime spremute dal timore o eccitata dall&#8217;affetto o causate dal dolore. Cos\u00ec, pregando il Cristo per l&#8217;amico e per lui volendo essere esaudito dal Cristo, in Lui si fissa con amore e desiderio. Talora infatti improvvisamente e quasi senza accorgersene si passa da un sentimento ad un altro. Quasi sfiorando da vicino la dolcezza di Cristo stesso, si comincia a gustare quanto \u00e8 dolce e sentire quanto \u00e8 soave.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, da quel santo amore con cui si stringe un amico, si sale a quello con cui si abbraccia il Cristo. Felice, guster\u00e0 allora a bocca piena il frutto spirituale dell&#8217;amicizia.<\/em><\/p>\n<p><em>Attende pi\u00f9 tardi la pienezza di tutto: quando sar\u00e0 tolto ogni timore di cui a vicenda temiamo e ci preoccupiamo. Allora, quando sar\u00e0 scacciata ogni avversit\u00e0 che ora bisogna sostenere l&#8217;uno per l&#8217;altro; quando sar\u00e0 sterminato con la morte anche il suo pungiglione (1 Cor., 15, 54-55), le cui punture tanto ci stancano, che \u00e8 necessario piangere insieme. Allora, conquistata la sicurezza, godremo eternamente del Sommo Bene. Perch\u00e9 allora questa amicizia, a cui ora ammettiamo pochi, si spander\u00e0 su tutti e da tutti si riverser\u00e0 sul Dio, quando \u00abDio sar\u00e0 tutto in tutti\u00bb (1 Cor., 15, 28).<\/em><\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato il piglio di straordinaria freschezza che emana da queste pagine, che furono scritte, in un monastero medioevale, nel XII secolo, ossia qualche cosa come ottocento anni fa.<\/p>\n<p>Eppure non sono molti, ci sembra, gli scrittori moderni i quali hanno saputo trattare il tema dell&#8217;amicizia con altrettanta delicatezza, convinzione, saggezza e senso della bellezza; per non parlare dei filosofi i quali, significativamente &#8211; tranne pochi, come Max Scheler &#8211; sembrano non aver nulla da dire in proposito.<\/p>\n<p>Forse che, nella societ\u00e0 dell&#8217;avere, si pensa di poter comperare a peso anche l&#8217;amicizia, come tutto il resto? Oppure &#8211; peggio ancora &#8211; si pensa che, tutto sommato, essa non sia poi cos\u00ec indispensabile, a patto di essere ben forniti di ogni genere di beni materiali?<\/p>\n<p>Anche su questa illusione, Aelredo (<em>Op. cit.,<\/em> p. 151), ci pare avere scritto una pagina memorabile e straordinariamente attuale; una pagina che, con riferimento alle <em>Operette morali<\/em>, ci sembra potersi qualificare come quella di un vero e proprio anti-Leopardi:<\/p>\n<p><em>Supponiamo scomparsi dal mondo tutti gli uomini: sei rimasto tu solo superstite. Davanti a te sono tutti i piaceri, le ricchezze, l&#8217;oro, l&#8217;argento, le pietre preziose, le citt\u00e0 in muratura, gli accampamenti con torri, i grandi edifici, le sculture, le pitture. Supponi anzi di essere ritornato al primitivo stato di innocenza. Tutto ti \u00e8 soggetto, i buoi e le pecore, gli animali selvatici, gli uccelli del cielo e i pesci che solcano i mari (Sal. 8, 8-9). Dimmi, potresti tu godere ti tutte queste cose senza un compagno?<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura laicista, materialista ed evoluzionista oggi dominante ha praticamente tirato un rigo sopra quasi un millennio di storia europea &#8211; il &quot;buio&quot; Medioevo! &#8211; e,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[133,198],"class_list":["post-23114","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-europa","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23114","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23114"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23114\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23114"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23114"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23114"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}