{"id":23113,"date":"2008-12-15T07:08:00","date_gmt":"2008-12-15T07:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/15\/una-pagina-al-giorno-prepararsi-alla-partenza-di-adriana-zarri\/"},"modified":"2023-09-13T16:00:07","modified_gmt":"2023-09-13T16:00:07","slug":"una-pagina-al-giorno-prepararsi-alla-partenza-di-adriana-zarri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/15\/una-pagina-al-giorno-prepararsi-alla-partenza-di-adriana-zarri\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Prepararsi alla partenza, di Adriana Zarri"},"content":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 dedicato a una gentile lettrice la quale, avendomi scritto per ringraziarmi di alcuni miei lavori, specialmente dedicati al tema della morte, e avendo saputo che dovevo sottopormi a una operazione, mi disse: \u00abIo pregher\u00f2 per lei\u00bb.<\/p>\n<p>Dalla conclusione del romanzo di Adriana Zarri \u00abDodici lune\u00bb, storia di uno scrittore che, isolatosi in un piccolo borgo di montagna, medita sull&#8217;amore, la felicit\u00e0, la morte, preparandosi al grande passo in una atmosfera rarefatta e vibrante di serena accettazione del proprio destino (Milano, Camunia, 1989, e Rizzoli, 1990, pp. 274-78):<\/p>\n<p>\u00ab14 ottobre<\/p>\n<p>Dolci preparativi di partenza: senza rimpianti, senza impazienze. Cerco di fare anche meglio la valigia, con ogni oggetto al posto suo, come sapevi fare tu; e che \u00e8 qualcosa che supera l&#8217;abilit\u00e0 nel collocare: \u00e8 un segno di armonia. Ogni oggetto &#8211; e persona &#8211; al posto suo: la Letizia quass\u00f9, io a Roma, tu &#8211; ahim\u00e8 &#8211; al camposanto. Ma anche quello, sotto alla terra, \u00e8 il posto giusto per i morti; e cerco di ridire una parola che voleva cancellare, ma che la vita non cancella; ma cerco di ridirla nella vita: i morti, i dormienti in attesa del gran giorno in cui tutto, in eterno, rivivr\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>16 ottobre<\/p>\n<p>Non concludo perch\u00e9 tutto rimane da chiarire, anche ci\u00f2 che \u00e8 (o almeno mi sembra) ormai chiaro. Ma potrei anche rovesciare il discorso: tutto \u00e8 ormai chiaro, anche ci\u00f2 che rimane da chiarire.<\/p>\n<p>17 ottobre<\/p>\n<p>I preparativi di partenza li faccio lentamente, centellinando l&#8217;andare e il restare, come distillando la vita. La fretta \u00e8 proprio la vita che ci ruba, nei suoi umori pi\u00f9 profondi. Non proiettarsi avanti n\u00e9 arretrare: non velleit\u00e0 n\u00e9 nostalgie, ma vivere intensamente quell&#8217;attimo che solo ci appartiene, E ogni cosa \u00e8 la conclusione di se stessa e insieme la conclusione della vita. Non concludo perch\u00e9 \u00e8 tutto ancora oscuro e tutto gi\u00e0 chiaro. Non concludo per ch\u00e9 tutto \u00e8 concluso. E sento il peso dell&#8217;intera esistenza sulle mani, in ogni gesto che compio. Anch&#8217;io raccolgo la mia carta caduta in un angolo di strada che \u00e8 la strada del nostro camminare sulla terra.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 la frase di un &quot;santo&quot; che non amo particolarmente ma che esprime tutto questo. Quando don Bosco, vecchio e cadente, si trascinava tra i ragazzi dei suoi oratori, qualcuno, a volte, gli chiedeva: Dove va don Bosco?&quot; e lui rispondeva: &quot;In Paradiso&quot;. Una risposta che pu\u00f2 essere fastidiosamente untuosa o splendidamente candida e profonda. In effetti noi camminiamo nella vita eterna e verso la vita eterna; ed ogni strada porta l\u00e0. Guai, per\u00f2, se le togliessimo il suo peso terrestre, la sua temporale autonomia. \u00c8 proprio camminando sulle strade del mondo, impegnati nel mondo, che camminiamo nel regno, tutti gi\u00e0 immersi nella vita futura gi\u00e0 presente.<\/p>\n<p>20 ottobre.<\/p>\n<p>Il tuo scialle lo lascio qui, a riscaldare la casa. Non so se potr\u00f2 ritrovarlo: so che non potr\u00f2 perderlo, come nulla si perde di ci\u00f2 che intensamente si vive.<\/p>\n<p>22 ottobre.<\/p>\n<p>Non vedo pi\u00f9 la luna. \u00c8 in fase calante, sta camminando verso la sua fine, sta camminando verso la sua resurrezione. Ma ovunque sia &#8211; visibile o no, palese o nascosta dalle nubi &#8211; le mie dodici lune sono vicine, presto le terr\u00f2 tutte in mano. Sono le dodici trib\u00f9 d&#8217;Israele, le dodici regioni del cielo, le dodici stelle che coronano il capo della donna, l\u00e0, nell&#8217;Apocalisse. Ed \u00e8 pi\u00f9 che Maria: \u00e8 la vita che partorisce la vita.<\/p>\n<p>23 ottobre.<\/p>\n<p>Mi concedo l&#8217;ultima passeggiata nei boschi. Non sono andato molto in giro, in quest&#8217;anno in cui ne avrei avuto la possibilit\u00e0; ma il mio vagare, sostare, correre, \u00e8 stato soprattutto interiore, consumato all&#8217;interno di una casa che si andava tuttavia dilatando fino a farsi, essa stessa, bosco, strada, mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 gi\u00e0 assai freddo quass\u00f9; e gli alberi emergono, spogli, dalla nebbia. Nel grigio piccole macchie di colore: le bacche rosse e i ciclamini viola.<\/p>\n<p>I sentieri s&#8217;inerpicano e scoscendono, sotto un tappeto di foglie morte che si fa vivo nutrimento di fertile terriccio macerato. E ne esca quella terra di castagno che tu, Lia, raccoglievi per i tuoi vasi di gerani..<\/p>\n<p>24 ottobre.<\/p>\n<p>Non so l&#8217;ora esatta; ma il cielo ha rinnovato il grande simbolo di quel piccolo evento naturale che ogni mese ritorna. Il cielo p vuoto: ma \u00e8 un vuoto colmo d pienezza, come un grembo pregnante che nasconde ci\u00f2 che domani si vedr\u00e0. Ci\u00f2 che un tempo chiamavo &quot;luna nera&quot;, ora la chiamo &quot;luna nuova&quot;, ed \u00e8 la medesima luna. Nello stesso momento morte e vita s&#8217;incontrano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec andiamo verso l&#8217;inverno ma andiamo pure verso la primavera. Ho visto gemme piccolissime, sotto l&#8217;ascella delle foglie morte. Davvero forse la morte non esiste: esiste solo un sonno dal quale saremo risvegliati. Gi\u00e0 lo disse Ges\u00f9, della figlia di Giairo: &quot;non \u00e8 morta: dorme&quot;; e attorno tutti lo deridevano. Il sonno custodisce il risveglio, chiuso nel suo torpore, come gemma dormiente. La botanica conosce questo termine: : e si dice del piccolo bocciolo di foglie la cui vita sembra ancora non vivere, eppure \u00e8 l\u00e0, pronta a svegliarsi. Come l&#8217;inverno,. Non ha ancora raggiunto il suo fondo che gi\u00e0 risale, con le giornate che si allungano, verso la luce.<\/p>\n<p>25 ottobre.<\/p>\n<p>Chiudo la casa. Mimmo lo lascio alla letizia. Lo bacio sopra al nasino rosa, , ne ascolto le fusa morbide, gli dico piano, tra le orecchie, che lo aspetto anche lui, l&#8217;ultimo giorno, quando rivivr\u00e0 tutto, tutto, tutto.<\/p>\n<p>E tu, Signore, tienimela in serbo, insieme alle primule dei fossi e ai ciclamini di color tramonto che ora fioriscono nei fossi. Tutto, Signore, custodisci, nel palmo della tua mano; perch\u00e9 la vita &#8211; tutta la vita ch&#8217;io conosco, e anche la vita che non ho vissuta &#8211; \u00e8 appena una goccia di rugiada, sopra il tuo palmo aperto. Per\u00f2 io ci ho nuotato dentro, a quella goccia; per me \u00e8 stata grande come te perch\u00e9, al di fuori, non ti avrei conosciuto n\u00e9 ti potrei conoscere. Questa vita che \u00e8 tua, perch\u00e9 viene da te, questa vita che \u00e8 mia, perch\u00e9 , perch\u00e9 tu me l&#8217;hai data, \u00e8 la goccia, il lago, il mare nel quale ho navigato, per tanti anni e dal quale non posso essere tolto perch\u00e9 boccheggerei, come fa un pesce, fuori della sua acqua. Questa vita che \u00e8 tua, questa vita che \u00e8 mia, conservamela intatta, come la soglia di questa casa che chiudo e sulla quale tanti altri passi passeranno&#8230;<\/p>\n<p>25 ottobre, in treno.<\/p>\n<p>\u00c8 strano che mi accada cos\u00ec, con questa lucidit\u00e0 tranquilla. O forse non \u00e8 strano, quasi previsto.<\/p>\n<p>E cerco la maniera pi\u00f9 discreta&#8230; senza dare nell&#8217;occhio, senza disturbare&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; lascio la valigia. A chi? A tutti, a nessuno, alla vita&#8230;b A fatica passo in uno scompartimento vuoto. Con me soltanto la tua agenda, la penna&#8230; solo me stesso. Me stesso e tutto.<\/p>\n<p>Accasciato sopra al sedile, senza dolore.<\/p>\n<p>&#8230; e il tuo sguardo, Signore, il tuo sguardo!<\/p>\n<p>&#8230; quieto, attesa dolce&#8230; poi galleria lunga, buia, buia, senza uscita&#8230; non termina pi\u00f9&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; no, finire cos\u00ec, sotto alla terra, come un topo&#8230; ancora buio, sempre pi\u00f9 buio&#8230; S\u00ec, anche il topo. Con pazienza; anche il topo&#8230; il fango, la notte&#8230; dolore fondo nel petto, la lancia di Ges\u00f9 in croce. Signore, s\u00ec!<\/p>\n<p>Poi di nuovo la luce&#8230; alberi, nuvole, prati&#8230; Cado in braccio alla vita, Dio, alla vit! L&#8217;alba, con Maria Maddalena&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; e le lune, le lune: tutte!&#8230;<\/p>\n<p>Epilogo<\/p>\n<p>Verbale d&#8217;incidente per ferimento o morte viaggiatori<\/p>\n<p>(F. D. n. bis del 24.9.1987)<\/p>\n<p>L&#8217;impiegato Russo Giuseppe, residente a Genova, in via del Porto 16, fornisce le seguenti notizie circa l&#8217;incidente appresso descritto:<\/p>\n<p>1)  Identit\u00e0 del viaggiatore:<\/p>\n<p>De Risi Benedetto, nato il 530.5.1929, di professione scrittore, domiciliato a Roma in via del Popolo, 9, di nazionalit\u00e0 italiana senza persone a carico, munito del regolare biglietto, nel treno n. 505, carrozza n.7. L&#8217;incidente \u00e8 avvenuto il 25 ottobre 1984, nel tratto di linea La Spezia-Pisa, mentre il viaggiatore si trovava in uno scompartimento vuoto.<\/p>\n<p>2)  Descrizione sommaria del fatto:<\/p>\n<p>Trovandomi di servizio nel suddetto treno ed entrato in uno scompartimento per il controllo biglietti, vedevo il corpo senza vita di un uomo che giaceva riverso sul sedile. Dai documenti trovati addosso all&#8217;infortunato risultava la sopraindicata identit\u00e0. In uno scompartimento accanto, una valigia abbandonata risultava &#8211; dall&#8217;apposito cartellino indicatore &#8211; di appartenenza al morto. Consegnata ed aperta dalle competenti autorit\u00e0, risultava contenere soltanto qualche libro ed effetti personali.<\/p>\n<p>3)  Descrizione del danno:<\/p>\n<p>Nessun danno agli oggetti che l&#8217;infortunato teneva con s\u00e9 o su di s\u00e9. Abbandonati sul sedile una penna e un&#8217;agenda, esse pure consegnate alla competete autorit\u00e0. Sull&#8217;ultima pagina scritta erano leggibili alcune parole senza senso apparente che terminavano con: &quot;&#8230; le lune, tutte&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;agente della ferrovia<\/p>\n<p>Russo Giuseppe<\/p>\n<p>Pisa, 25 ottobre 1984.\u00bb<\/p>\n<p>A parte l&#8217;epilogo, che ricalca un <em>topos<\/em> letterario piuttosto antiquato, per non dire ottocentesco (adoperato, fra l&#8217;altro, da Italo Svevo in \u00abUna vita\u00bb, il suo primo romanzo: anno 1892), ci \u00e8 parso che le ultime pagine del romanzo di Adriana Zarri \u00abDodici lune\u00bb costituiscano una lettura di notevole spessore letterario e teologico.<\/p>\n<p>Il protagonista della vicenda, lo scrittore Benedetto De Risi, ha perduto l&#8217;amata moglie Lia, con la quale non smette di colloquiare, e la sua vita si \u00e8 ristretta all&#8217;ambito della governante francescana, del gatto Mimmo, delle diverse fasi lunari che attraggono la sua stupefatta attenzione e della vivificante presenza del Signore, con il quale dialoga continuamente, con la semplicit\u00e0 e la franchezza di un uomo che ha fatto un bilancio della propria vita terrena e che ha trovato la forza di prepararsi a quell&#8217;ultimo viaggio, verso il quale siamo tutti destinati, ma a cui pensiamo cos\u00ec poco, quando ne avremmo il tempo.<\/p>\n<p>Un romanzo teologico, scritto da una teologa e denso di significati religiosi, arricchito da dodici parabole. \u00abIo non credo, Signore, nell&#8217;inferno&#8230; Come tu non accetti noi sconfitti, io non accetto te disonorato\u00bb. Cos\u00ec, giorno dopo giorno, Benedetto interroga il suo Dio, lo ascolta, gli risponde, in un colloquio continuo e affettuoso, carico della umana fragilit\u00e0 e paura della morte, ma anche illuminato da una radiosa luce ultraterrena, che d\u00e0 all&#8217;uomo il coraggio di guardare in faccia la propria fine imminente.<\/p>\n<p>Il duplice piano su cui si svolge la riflessione del protagonista, quello del finito e quello dell&#8217;infinito, \u00e8 bene evidenziato nelle dense, commoventi pagine finali, in cui \u00e8 descritto lo stato d&#8217;animo di serena accettazione con cui egli si accinge all&#8217;ultima partenza, sostenuto dalla ferma certezza che nulla di ci\u00f2 che abbiamo vissuto intensamente andr\u00e0 perduto, ma che ritroveremo ogni cosa, rinnovata e trasfigurata.<\/p>\n<p>Sono pagine, anche, animate da un intenso afflato filosofico, se \u00e8 vero &#8211; come disse Platone &#8211; che tutta la vita altro non \u00e8 che una preparazione al momento decisivo di essa: la morte, ossia la rivelazione del mistero dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Numerose le immagini poetiche e di rara efficacia, come quella contenuta nel seguente passaggio: \u00abTutto, Signore, custodisci, nel palmo della tua mano; perch\u00e9 la vita &#8211; tutta la vita ch&#8217;io conosco, e anche la vita che non ho vissuta &#8211; \u00e8 appena una goccia di rugiada, sopra il tuo palmo aperto. Per\u00f2 io ci ho nuotato dentro, a quella goccia; per me \u00e8 stata grande come te perch\u00e9, al di fuori, non ti avrei conosciuto n\u00e9 ti potrei conoscere. Questa vita che \u00e8 tua, perch\u00e9 viene da te, questa vita che \u00e8 mia, perch\u00e9 , perch\u00e9 tu me l&#8217;hai data, \u00e8 la goccia, il lago, il mare nel quale ho navigato, per tanti anni e dal quale non posso essere tolto perch\u00e9 boccheggerei, come fa un pesce, fuori della sua acqua\u00bb.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per discutere il \u00abpersonaggio\u00bb dell&#8217;Autrice, nota teologa di tendenza conciliare e redattrice di una pagina fissa sul quotidiano \u00abIl Manifesto\u00bb, oggi quasi novantenne (\u00e8 nata a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, nel 1919) e autrice di testi di teologia e spiritualit\u00e0 come \u00abImpazienza di Adamo\u00bb, \u00ab\u00c8 pi\u00f9 facile che un cammello&#8230;\u00bb, \u00abErba della mia erba\u00bb e \u00abIl pozzo di Giacobbe\u00bb.<\/p>\n<p>Alcuni l&#8217;accusano di cattocomunismo; altri hanno qualcosa da ridire sul suo modo di presentarsi, che appare talvolta un po&#8217; dogmatico, un po&#8217; compiaciuto, un po&#8217; immodesto (compresa la scelta, forse un po&#8217; troppo sbandierata, di ritirarsi in campagna a vita eremitica). Alcuni trovano che le sue prese di posizione siano talvolta troppo dure, per una teologa cristiana; e ricordano la frase di San Paolo, che l&#8217;amore di carit\u00e0, per un cristiano, \u00e8 tutto; e, se manca quello, quand&#8217;anche possedessimo ogni altra qualit\u00e0 di mente e di cultura, ci mancherebbe tuttavia l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si potrebbe anche aggiungere una osservazione di carattere generale: che, cio\u00e8, i teologi, a partire appunto dal Concilio Vaticano II, hanno acquistato un po&#8217; troppo prestigio e autorit\u00e0 all&#8217;interno del cristianesimo, al punto da sembrare i depositari della Verit\u00e0 pi\u00f9 di chiunque altro; mentre \u00e8 evidente che, in certi casi, sono persone fallibili e intellettualmente presuntuose, accecate da una sorta di ebbrezza della ragione.<\/p>\n<p>Ma tutto questo, qui, interessa poco o punto.<\/p>\n<p>Crediamo che il romanzo \u00abDodici lune\u00bb, pur senza essere un capolavoro, sia un libro meritevole di essere letto; un libro che spalanca orizzonti e che profuma d&#8217;infinito; un libro, infine, che coniuga felicemente &#8211; come accade di rado, purtroppo, nella letteratura italiana &#8211; la dimensione narrativa e l&#8217;esigenza teologico-filosofica.<\/p>\n<p>Il tutto con una grazia e una leggerezza di tocco che riescono a rendere rasserenante anche il pensiero inquietante per eccellenza: quello della nostra morte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 dedicato a una gentile lettrice la quale, avendomi scritto per ringraziarmi di alcuni miei lavori, specialmente dedicati al tema della morte, e avendo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[157],"class_list":["post-23113","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23113","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23113"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23113\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}