{"id":23109,"date":"2010-01-30T03:08:00","date_gmt":"2010-01-30T03:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/30\/aderire-alle-cose-sino-in-fondo-per-trascenderle-e-poter-levare-gli-occhi-verso-il-cielo\/"},"modified":"2010-01-30T03:08:00","modified_gmt":"2010-01-30T03:08:00","slug":"aderire-alle-cose-sino-in-fondo-per-trascenderle-e-poter-levare-gli-occhi-verso-il-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/30\/aderire-alle-cose-sino-in-fondo-per-trascenderle-e-poter-levare-gli-occhi-verso-il-cielo\/","title":{"rendered":"Aderire alle cose sino in fondo per trascenderle e poter levare gli occhi verso il Cielo"},"content":{"rendered":"<p>Siamo fatti per guardare verso l&#8217;alto, verso il Cielo; ma per poter contemplare il Cielo, il nostro sguardo deve passare attraverso la Terra.<\/p>\n<p>Chiunque non sappia guardare alla Terra con amore e gratitudine; chiunque non sappia vedere e apprezzare le mille e mille cose di ogni giorno con la stessa freschezza e con la stessa innocenza con cui le scopr\u00ec, bambino, per la prima volta, non \u00e8 degno di levare lo sguardo verso le altezze e, se anche lo facesse, non vedrebbe nulla, assolutamente nulla.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 stata, fra l&#8217;altro, la grande, sublime lezione di Vincent Van Gogh, il genio della pittura che volle farsi uomo tra gli uomini, ultimo tra gli ultimi, per poter aderire pi\u00f9 a fondo alle cose, nell&#8217;arte cos\u00ec come nella vita. Una delle sue opere meno famose e forse meno apprezzate, ma certamente pi\u00f9 vere e commoventi, rappresenta, puramente e semplicemente, un paio di grosse scarpe da lavoratore posate in terra: brutte, sporche, consumate dall&#8217;uso.<\/p>\n<p>Nessun mazzo di fiori, nessun paesaggio ridente e nessun soave volto di fanciulla hanno mai raggiunto l&#8217;intensit\u00e0 e la dolorosa verit\u00e0 di quel paio di scarponi scalcagnati, di quelle logore calzature senza fama e senza gloria, destinate all&#8217;anonima fatica quotidiana della vita e del lavoro. Esse, da sole, costituiscono un intero poema e dicono pi\u00f9 cose di quante ne potrebbe dire una intera pinacoteca o una intera biblioteca. Esse parlano il linguaggio aspro e senza fronzoli della verit\u00e0, il linguaggio delle cose di ogni giorno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per poter alzare lo sguardo verso il Cielo e contemplare l&#8217;assoluto, bisogna prima passare attraverso l&#8217;impermanente, aderire alle cose e imparare ad amarle; ad amarle non a dispetto della loro fragilit\u00e0 e imperfezione, ma proprio per la loro fragilit\u00e0 e imperfezione. Non esistono altre strade che conducano oltre di esse, se non quelle che vi passano attraverso e che le sanno comprendere sino in fondo.<\/p>\n<p>Questo concetto \u00e8 espresso in maniera esemplare in una delle ultime pagine di un capolavoro poco conosciuto della letteratura mitteleuropea (diciamo mitteleuropea e non &quot;tedesca&quot; perch\u00e9 l&#8217;Autore \u00e8 un austriaco nato in Bucovina, quand&#8217;essa era ancora una provincia dell&#8217;Impero asburgico): \u00abUn ermellino a Cernopol\u00bb di Gregor von Rezzori (titolo originale: \u00abEin Hermelin in Tschernopol\u00bb, Hamburg, 1958; traduzione di Gilberto Forti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1962, 1979, pp. 376-377):<\/p>\n<p>\u00abForse lui non amava le brutte mani sciupate di lei, i suoi gesti barbarici, la peluria che sulle braccia tradiva un&#8217;origine oscura? Non che fosse disposto a perdonarle questi difetti perch\u00e9 la amava. Amava proprio questi difetti, erano i difetti ad offrirgli lan ragazza, a metterla in sua balia. Lui non la amava nonostante tutto, ma appunto perch\u00e9 era quella che erra e come era. Doveva dunque amare anche ci\u00f2 che essa chiamava la &quot;sua professione&quot;? No. Ma il modo in cui la esercitava. Amava il coraggio con cui professava di essere quella che era.<\/p>../../../../n_3Cp>Il fatto stesso che lei ne parlasse come della &quot;sua professione&quot; era bello. La innalzava al di sopra della sua spregevole attivit\u00e0. E fino a che punto, poi, questa professione era davvero spregevole? Pi\u00f9 spregevole, ad esempio, di quella dei professionisti dell&#8217;omicidio, riconoscibili agli occhi di tutti per via di un costume chiamato &quot;divisa dell&#8217;onore&quot;? Era una questione di punti di vista. Certo lui, Tildy, era pi\u00f9 pronto che mai a vendicare nel sangue il minimo segno di disprezzo per la sua professione; e sperava, anzi era certo, che lei fosse pronta a battersi per la sua.<\/p>../../../../n_3Cp>Cap\u00ec di essere stato sciocco e poco cavaliere quando aveva voluto impedirle di decidere liberamente se andare o no con l&#8217;altro uomo. Credette di capire che l&#8217;avrebbe rispettata meno e l&#8217;avrebbe ritenuta meno degna di lui se fosse rimasta seduta al tavolo quando lui aveva tentato di farla rimanere con la forza. Andare con gli uomini era la sua professione, e dunque era suo dovere farlo. Il suo onore doveva impedirle di rimanere. La violenza con la quale aveva sottratto il braccio alla stretta di lui corrispondeva alla violenza con la quale lui stesso avrebbe sottratto il braccio alla stretta di lei se la ragazza avesse tentato di impedirgli di fare il dovere che il suo onore gl&#8217;imponeva. Egli l&#8217;amava per questa durezza. Era degna di lui, era una sua pari.\u00bb<\/p>\n<p>Lui \u00e8 un maggiore dell&#8217;esercito austriaco, abituato a una rigida disciplina e ad un senso del dovere senza compromessi, e che per amore di lei si \u00e8 fatto espellere e non prova rimpianti, perch\u00e9 finalmente ha trovato l&#8217;amore. Lei \u00e8 una prostituta ucraina di Cernopol, la capitale della Bucovina, una professionista del piacere che non cerca di farsi passare per qualche cosa d&#8217;altro. In quella societ\u00e0 ipocrita e perbenista, il maggiore Tildy, che sfida tutti a duello per difendere l&#8217;onore della sua donna e che muore assurdamente sotto le rotaie del tram, \u00e8 un vero &quot;ermellino&quot;, un essere candido nel suo intransigente senso dell&#8217;onore, incapace di adattarsi ai compromessi e alla doppia morale dei suoi colleghi e dei suoi concittadini.<\/p>\n<p>Tildy \u00e8 un uomo grande. Anche se, in lui, l&#8217;Autore ha voluto rappresentare l&#8217;impossibilit\u00e0 di essere qualcuno al di fuori delle maschere e uscire dal Limbo (per dirla con Robert Musil) degli &quot;uomini senza qualit\u00e0&quot;, la sua figura adamantina emerge di molte misura al di sopra della mediocrit\u00e0 circostante e fa apparire piccoli tutti gli altri.<\/p>\n<p>In un certo senso (e se \u00e8 lecito il paragone fra un personaggio e una persona), egli \u00e8 anche pi\u00f9 grande di Van Gogh: perch\u00e9 , mentre quest&#8217;ultimo prende con s\u00e9 una prostituta allo scopo di redimerla, Tildy la prende perch\u00e9 la ama cos\u00ec com&#8217;\u00e8, e non a dispetto di quello che \u00e8; e perch\u00e9 vede non quello che potrebbe esservi di amabile in lei, ma quello che \u00e8 amabile gi\u00e0 ora. Non che ami il mestiere della ragazza: ma rispetta profondamente il modo in cui vi si cala, vale a dire con perfetta onest\u00e0 intellettuale. Senza scusanti, senza falsit\u00e0.<\/p>\n<p>Riconosce, in lei, un suo pari: qualcuno che si pu\u00f2 stimare, oltre che amare. E questo in un&#8217;epoca e in un ambiente sociale in cui il massimo che una donna, per non dire una prostituta, potesse aspettarsi dall&#8217;uomo, era una condiscendenza mista a sufficienza o, per un altro verso, un ardente desiderio sensuale, ma del tutto disgiunto da stima e rispetto in quanto persona, al di l\u00e0 della differenza di genere.<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 certamente un esempio significativo di quel che intendiamo allorch\u00e9 affermiamo che bisogna imparare ad aderire alle cose sino in fondo, ad amarle per se stesse, come fini e non come mezzi (mentre l&#8217;etica kantiana limita questo atteggiamento al solo rapporto fra gli esseri umani ed esclude tutto il resto del creato) per poterle poi trascendere e farsene un trampolino verso l&#8217;alto. Per poter guardare il Sole, bisogna prima sapere vedere il fiore che si protende verso di esso. Per poter scorgere la bellezza spirituale, bisogna prima saper apprezzare la poesia di un vecchio paio di scarpe o di un paio di mani femminili brutte e sciupate.<\/p>\n<p>Un uomo che non sa apprezzare un paio di brutte e sciupate mani femminili, ma solo fattezze angeliche e crini dorati, non \u00e8 un vero uomo, ma un meschino cicisbeo. Una persona che non sappia apprezzare la bellezza di un paio di scarponi consumati dall&#8217;uso, ma soltanto calzature verniciate ed eleganti, \u00e8 soltanto un fatuo damerino; e, se parla della poesia, non \u00e8 che un impostore e un ciarlatano, perch\u00e9 ignora che in cosa essa realmente consista.<\/p>\n<p>Diceva Simonide che l&#8217;aspetto esteriore delle cose violenta anche la verit\u00e0: frase di una saggezza abissale, che dovrebbe essere meditata e rimeditata almeno quattro volte al giorno da ogni essere umano degno di questo nome. \u00c8 come dire che fermarsi all&#8217;aspetto puramente esteriore delle cose ci impedisce di coglierne l&#8217;intimo segreto, il cuore nascosto, che si rivelano solo a chi sappia aprire gli occhi alla vista interiore. Tildy sapeva vedere la bellezza di quell&#8217;anima di donna anche oltre le sue mani brutte e screpolate; ma non come se quelle screpolature non ci fossero state, bens\u00ec proprio attraverso di esse.<\/p>\n<p>Egli aveva compreso il mistero di quella pregnanza e di quella concretezza che derivano dall&#8217;adesione grata ed incondizionata alle cose.<\/p>\n<p>Si dice che, prima di scegliere la via dell&#8217;eremita, Buddha era un uomo felice: un principe, un uomo sposato che aveva gustato anche la gioia della paternit\u00e0. Chi non ha conosciuto bene il mondo, non pu\u00f2 imparare ad amare il Cielo: perch\u00e9 il trampolino per spiccare il grande balzo verso il Cielo \u00e8 proprio questa nostra Terra, con tutte le sue luci e le sue ombre.<\/p>\n<p>Chiamiamo onest\u00e0 intellettuale la capacit\u00e0 di riconoscere i segni celesti gi\u00e0 qui, nella dimensione terrena; l&#8217;attitudine ad amare ed accogliere le cose di ogni giorno, non in virt\u00f9 della loro mediocrit\u00e0, ma perch\u00e9 quella mediocrit\u00e0 \u00e8 solamente l&#8217;abito esteriore di un mistero luminoso, di cui esse sono annunziatrici.<\/p>\n<p>\u00abCome sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di pace, che annuncia la salvezza; del messaggero di bene, che annuncia liete novelle\u00bb, esclama con estatico trasporto il Libro di Isaia, uno dei testi poetici pi\u00f9 straordinari di ogni tempo. Eppure, i piedi del viandante che percorre un sentiero di montagna non saranno stati belli, ma impolverati e coperti di ferite e cicatrici; e nondimeno, quanta bellezza in essi, in essi che si affrettano instancabili, per recare agli uomini la pi\u00f9 meravigliosa delle notizie: che finalmente \u00e8 giunta la pace!<\/p>\n<p>Ecco: noi dovremmo imparare a vedere in ogni ente che incontriamo nella vita, in ogni volto, in ogni luogo, in ogni oggetto, la poesia infinita di ci\u00f2 di cui essi sono un&#8217;immagine; quella scintilla d&#8217;infinito e di eterno, quella struggente nostalgia di pace e di splendore, che ci accompagna fin dall&#8217;inizio del nostro pellegrinaggio terreno.<\/p>\n<p>Per questo siamo venuti qui, per questo percorriamo le strade del mondo: per riconoscervi la nostra stessa origine celeste, la dimensione splendente e perenne dell&#8217;Essere, dal quale veniamo e al quale siamo destinati a fare ritorno. \u00abNon \u00e8 forse scritto nella vostra legge: Io ho detto: voi siete dei?\u00bb, dice a chiare lettere Ges\u00f9 Cristo, rivolgendosi ai suoi discepoli (Vangelo di Giovanni, 10, 34). In ciascuno di noi vi \u00e8 una scintilla divina; in ogni cosa: anche in un paio di scarponi rozzi e consumati, che hanno fatto tanta strada e raccolto tanta polvere.<\/p>\n<p>Non siamo qui in gita di piacere, n\u00e9 per rotolarci nel fango, ma per scoprire e ricordarci la nostra origine celeste. Siamo fatti di luce, anche se avvolti in densi strati d&#8217;ombra. Dobbiamo imparare il segreto di liberarci dell&#8217;ombra e riportare in vista la luce di cui siamo depositari e che pu\u00f2 indicare la strada a molti altri viandanti un po&#8217; smarriti.<\/p>\n<p>Ma, per farlo, dobbiamo liberarci da ogni forma di disdegno, da ogni superbia intellettuale. Dobbiamo liberarci dai nostri assurdi complessi di superiorit\u00e0 &#8211; e anche da quelli di inferiorit\u00e0, che sono l&#8217;altra faccia dello stesso atteggiamento verso la vita e verso noi stessi, fondamentalmente sbagliato.<\/p>\n<p>Noi siamo preziosi; noi dobbiamo un maggiore rispetto a noi stessi. E sono preziose le cose che ci circondano; tutte. Ciascuna di esse, se sappiamo vedere, ha qualcosa da aggiungere alla bellezza del mondo e alla nostra comprensione della vita. Ciascuna di esse \u00e8 scritta in duplici caratteri; ma le persone superficiali si accontentano di leggere quelli pi\u00f9 evidenti. Solo pochi sanno andare oltre e distinguere i caratteri misteriosi, enigmatici, che tuttavia rimandano all&#8217;essenza profonda e all&#8217;intima verit\u00e0 di ogni cosa.<\/p>\n<p>Siamo diventati analfabeti; dobbiamo reimparare a leggere, con umilt\u00e0, apertura e rispetto per il grande libro che ci sta aperto davanti agli occhi. Esso non \u00e8 stato scritto a caso da una mano distratta e capricciosa; ma ogni singola parola, ogni singola lettera contribuiscono all&#8217;armonia stupenda dell&#8217;intero poema.<\/p>\n<p>Noi stessi siamo una lettera di quel divino poema; noi stessi siamo stati scelti con cura e siamo stati chiamati con amore. Abbiamo risposto di s\u00ec, in un tempo di cui non abbiamo pi\u00f9 memoria; e quel s\u00ec ci accompagna, come un viatico, sulle strade nel mondo, e ci sostiene nei momenti di maggiore difficolt\u00e0, quando siamo sul punto di piegarci sotto il peso della fatica.<\/p>\n<p>Non siamo soli.<\/p>\n<p>Un compagno silenzioso ci sta accanto, ci conforta, si prende cura di noi anche quando non lo vediamo, anche se non lo sappiamo. Le nostre scarpe sono sempre pi\u00f9 consunte e impolverate, ma ogni passo che facciamo ci avvicina alla nostra meta luminosa, alla dimora dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo fatti per guardare verso l&#8217;alto, verso il Cielo; ma per poter contemplare il Cielo, il nostro sguardo deve passare attraverso la Terra. 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