{"id":23103,"date":"2011-11-03T10:54:00","date_gmt":"2011-11-03T10:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/03\/il-dramma-delluomo-moderno-fra-angoscia-e-speranza-nella-narrativa-di-adalbert-stifter\/"},"modified":"2011-11-03T10:54:00","modified_gmt":"2011-11-03T10:54:00","slug":"il-dramma-delluomo-moderno-fra-angoscia-e-speranza-nella-narrativa-di-adalbert-stifter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/03\/il-dramma-delluomo-moderno-fra-angoscia-e-speranza-nella-narrativa-di-adalbert-stifter\/","title":{"rendered":"Il dramma dell\u2019uomo moderno fra angoscia e speranza nella narrativa di Adalbert Stifter"},"content":{"rendered":"<p>Quello di Adalbert Stifter \u00e8 un caso singolare e, al tempo stesso, emblematico dell&#8217;attuale conformismo, dell&#8217;attuale ignoranza, dell&#8217;attuale sciatteria della cosiddetta critica letteraria: \u00e8 il nome di un grande scrittore che, tuttavia, i pi\u00f9 non conoscono, specialmente fuori della sua patria; e, poich\u00e9 la sua patria pi\u00f9 non esiste, e forse non \u00e8 mai esistita, \u00e8 un nome che non dice nulla a nessuno, fuori che agli specialisti di filologia germanica.<\/p>\n<p>Partiamo da quest&#8217;ultimo dato e proviamo a ricavarne qualche utile riflessione.<\/p>\n<p>Stifter nasce a Oberplan, nella Selva Boema, nel 1805 e muore a Linz, suicida, nel 1868: \u00e8 di lingua e di cultura tedesche, perch\u00e9 allora la Boemia era un paese bilingue; mentre, dopo il 1945, i vincitori lo hanno reso esclusivamente slavo, mediante una sistematica e spietata pulizia etnica, stile Saddam Hussein &quot;avant la lettre&quot;; inoltre \u00e8 di religione cattolica, anzi, profondamente e fervidamente cattolico: il che lo rende inviso sia alla cultura protestante, sia alla ebraica (le altre due culture allora presenti in Boemia) e ancor pi\u00f9, nei decenni successivi alla sua morte, alla cultura materialista, atea e &quot;progressista&quot; della tarda modernit\u00e0, tanto nella versione marxista dei regimi filosovietici, quanto in quella liberaldemocratica uscita vittoriosa dalla Guerra Fredda.<\/p>\n<p>La sua cura per lo stile, per la precisione linguistica, per le immagine chiare e terse come cristallo di rocca (quest&#8217;ultimo \u00e8 anche il titolo della sua novella pi\u00f9 celebre), unita al suo vivo senso pittorico (e da giovane era stato un valentissimo pittore), ne hanno fatto, agli occhi di quella tale critica che ci vede con un occhio solo, il tipico rappresentante dello stile Biedermeier, per giunta con l&#8217;aggravante di un tenace attaccamento a valori religiosi e morali &quot;superati&quot;.<\/p>\n<p>Di fatto, Stifter, figlio di un umile tessitore e rimasto orfano all&#8217;et\u00e0 di soli dodici anni, si era formato, ricevendone una solida cultura classica, oltre che una precisa impronta spirituale, nel famoso convento benedettino di Kremsm\u00fcnster, nell&#8217;Austria Superiore (anche se poi non aveva condotto a termine gli studi di giurisprudenza all&#8217;Universit\u00e0 di Vienna, per irrequietezza di carattere ma anche per insofferenza verso il mondo istituzionalizzato); e all&#8217;ideale cristiano rimase sempre fedele, pur assistendo con sconcerto e angoscia al dilagare della modernit\u00e0 e di quella che Verga chiamer\u00e0 \u00abla fiumana del progresso\u00bb.<\/p>\n<p>Il mondo della storia incombe minaccioso sul destino dell&#8217;uomo, calpestando e cancellando quei valori spirituali nei quali Stifter si riconosce, sia pure senza clamore e senza presunzione; scrittore apparentemente minimalista, si rifugia nel mondo delle piccole cose, delle situazioni &quot;normali&quot;, scomponendole con rara sagacia psicologica e con profonda, sofferta partecipazione umana, quasi alla ricerca di una dimensione d&#8217;innocenza originaria.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che buona parte della sua narrativa ha come sfondo e, pi\u00f9 ancora, come protagonista, una natura primordiale e affascinante, remota e favolosa.<\/p>\n<p>In questo senso dicevamo che la patria di Stifter, forse, non \u00e8 mai esistita: perch\u00e9 \u00e8 una patria ideale e sognante, rarefatta come lo sono le cime delle montagne perdute nella nebbia e simili a un miraggio; una patria, inoltre, doppiamente cancellata dalla storia: perch\u00e9 i Sudeti &quot;nazisti&quot; sono stati puniti, dopo la seconda guerra mondiale, con l&#8217;espulsione dalla loro paria secolare e perch\u00e9 quella Europa favolosa e suggestiva, con le foreste popolate di lupi e di cervi, con i villaggi e le case di tronchi d&#8217;albero e con gli alti campanili in cima alla collina, quella Europa ancora ricca di spiritualit\u00e0 e di tradizioni rurali, \u00e8 stata spazzata via dalle autostrade e dai centri commerciali, dagli aeroporti e dal turismo di massa.<\/p>\n<p>Un altro rifugio della narrativa di Stifter \u00e8 l&#8217;infanzia: pochi scrittori hanno saputo trattare con maggiore candore e delicatezza questa et\u00e0 magica per eccellenza, con commozione priva di sdolcinatezza, con intima partecipazione lirica e quasi con un senso di stupefazione.<\/p>\n<p>E cos\u00ec avviene in \u00abCristallo di rocca\u00bb: i due fratellini Konrad e Sanna si smarriscono nei boschi, la vigilia di Natale, nel ritorno dalla casa dei nonni a quella dei genitori; e si salvano dalla morte per assideramento, rifugiandosi in una stupenda grotta di ghiaccio dai riflessi azzurrini e scaldandosi con la bevanda preparata dalla loro nonna: il tutto in una atmosfera fiabesca e atemporale che non ha nulla di artificioso, ma che sembra quasi presagire lo smarrimento dell&#8217;uomo moderno davanti all&#8217;avanzare di forze disumane e incontrollabili.<\/p>\n<p>Stifter \u00e8 uno scrittore denso, pensoso, schivo &#8211; si direbbe &#8211; dei suoi stessi pensieri; non ama le effusioni sentimentali, cerca la parola nitida e chiara; ma \u00e8 uno scrittore attanagliato dal dramma dell&#8217;uomo moderno, sempre pi\u00f9 intimamente lacerato, sempre pi\u00f9 incapace di scorgere un significato nel reale e nel suo stesso esserci.<\/p>\n<p>E tuttavia \u00e8, a suo modo, anche uno scrittore di speranza, perch\u00e9 il suo vivo senso morale non gi consente di indugiare in alcuna forma di compiacimento davanti allo spettacolo del male, ma lo spinge, anzi, a cercare sempre le vie del bene, per quanto esse appaiano misteriose e, talvolta, difficilmente riconoscibili e ancor pi\u00f9 difficilmente percorribili.<\/p>\n<p>Tenuto conto di questa posizione particolare e minoritaria rispetto agli indirizzi del suo tempo, possiamo accostarlo allo svizzero tedesco Gottfried Keller nella tendenza del &quot;realismo poetico&quot;, che non va confuso con il realismo verista, a base positivista e pragmatica.<\/p>\n<p>La scissione dell&#8217;io, l&#8217;abbandono e lo sconforto dell&#8217;uomo moderno davanti a un Dio ormai inattingibile e ad una natura bella, ma gelidamente lontana e indifferente, emergono, forse con qualche forzatura, dal pur penetrante profilo che dello scrittore austriaco ha tracciato Giorgio Cusatelli (in: \u00abEnciclopedia Europea\u00bb, Garzanti, Milano, 1980, vol. 10, p. 991):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;La storia della vocazione letteraria di Stifter risulta [&#8230;] complicata e ambigua, sia perch\u00e9 essa si svilupp\u00f2 parallelamente a un precoce interesse per la pittura (in realt\u00e0, certi suoi quadri di paesaggio non restano troppo inferiori ai nevritici e insondabili prototipi di un C. D. Friedrich), sia perch\u00e9 incontr\u00f2 a pi\u00f9 riprese, e anche oggi, dure resistenze da parte della critica. Ma l&#8217;autenticit\u00e0 del lavoro di Questo minuzioso cronista dell&#8217;anima della vecchia Austria non pu\u00f2, comunque, essere contestata, e di lui rimangono pagine altissime, non sol per il magistero stilistico, ma anche e specialmente per la generosa profusione di energia psichica e di slancio morale, Concentratosi, dopo svogliati tentativi poetici, nella narrativa, Stifter trov\u00f2 il suo campo espressivo peculiare, pi\u00f9 circoscritto e quindi assolutamente essenziale, della novella, d cui diede, almeno nell&#8217;abito austriaco, forse i maggiori risultati del secolo: la raccolta &quot;Studi&quot; [&quot;Studien&quot;, 1844-50] offre &#8212; dal &quot;Condor&quot; ad &quot;Abdia&quot;, da &quot;Brigitta&quot; allo &quot;Scapolo&quot; e Al &quot;Sentiero nel bosco&quot; &#8212; esempi d&#8217;introspezione nel vuoto esistenziale e di indagine naturalistica, che mettono a fuoco, nel modo pi\u00f9 tipico, la crisi della generazione del Biedermeier e l&#8217;irreversibile frantumazione, sul piano individuale, do un io romantico ormai incapace di sostenere lo scontro con una realt\u00e0 deviata dai remoti canoni religiosi e rituali; mentre le successive &quot;Pietre policrome&quot; [&quot;Bunte Steine&quot;, 1853] &#8211; come &quot;Granito&quot;, &quot;Calcare&quot;, &quot;Tormalina&quot; &quot;Mica&quot; e il celebre &quot;Cristallo di rocca&quot; &#8212; danno risalto ancora pi\u00f9 sintomatico, per il fatto di rivolgersi all&#8217;apparentemente indenne e incontaminato mondo dell&#8217;infanzia, ai temi della frustrazione e della solitudine. Quanto ai romanzi &#8211; Stifter diede &quot;L&#8217;estate d San Martino&quot; [&quot;Der Nachsommer, 1857] e &quot;Witiko&quot; 1865-67: episodio della storia boema), oltre all&#8217;incompiuto &quot;La cartella del mio bisnonno&quot; [&quot;Die Mappe meiners Urgrossvaters&quot;, da una novella del 1841] merita rilievo in essi una latente insofferenza verso l&#8217;organicit\u00e0 dell&#8217;intreccio, che viene sentita come necessit\u00e0 estranea rispetto all&#8217;urgenza della codificazione stilistica nei termini pi\u00f9 concisi possibili, del dolore di vivere.<\/p>\n<p>La discussione, anche recentemente riemersa, circa la portata storico-politica dell&#8217;opera di Stifter, perde rilievo a confronto con le volizioni utopiche e le parallele rassegnazioni che effettivamente la dominano. Stifter non tanto depreca l&#8217;involuzione dell&#8217;ethos giuseppino cui ideologicamente restava legato dalla formazione giovanile, quanto testimonia quella &quot;perdita del centro&quot; ripetutamente simboleggiata, nei suoi scritti, dall&#8217;eclissi solare (osservata l&#8217;8 luglio 1842), dal buio del bosco, dallo sfingeo candore delle montagne coperte di neve; &quot;splendido&quot; e &quot;spaventoso&quot; diventano per lui sinonimi, giacch\u00e9, di fronte allo spettacolo naturale, egli \u00e8 costretto a constatare come l&#8217;indifferenza del mondi inanimato e perenne, del cosmo, confuti qualsiasi progetto e modalit\u00e0 del convivere umano; e contemporaneamente deve prendere atto della fuga dell&#8217;idealit\u00e0 etico-estetica dalla grigia dimora degli uomini, verso regioni ormai inattingibili. Infranto il valore religioso, il ciclo dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, non gli appare pi\u00f9 percorribile: l&#8217;atomo che porta il suo nome rimane &quot;sospeso&quot; su una soglia invisibile. Ecco la spiegazione, anche stiorico-letteraria, del suo stile: realismo come percezione tattile, esatta sino allo spasimo, della superficie di un involucro, il mondo, dal quale il contenuto essenziale, lo spirito, \u00e8 irrevocabilmente esalato. Ecco perch\u00e9 si sono citare, per lui, Kierkegaard e Nietzsche: riferimento in certa misura legittimo, e anche utile, purch\u00e9 non si dimentichi che la storia di Stifter \u00e8, rispetto a quelle, ben pi\u00f9 &quot;privata&quot;, aliena da formulazioni ideologiche; ben pi\u00f9 &quot;solitaria&quot;, quasi senza senso o scopo, non adottabile n\u00e9 giudicabile su metri comunque concordati. Un esempio, drastico e sconcertante, di utenza personale del fatto letterario; un annuncio dei grandi &quot;silenzi&quot; che insceneranno, nello stesso paese, Kafka e Musil.\u00bb<\/p>\n<p>Abbiamo parlato di qualche forzatura: perch\u00e9, se il quadro d&#8217;insieme appare accettabile, ci sembra che il germanista Cusatelli abbia eccessivamente enfatizzato la dimensione angosciosa, straniante e pirandelliana della scrittura di Stifter, arruolandolo, addirittura, fra i precursori di Kafka e Musil, il che \u00e8 un po&#8217; troppo per uno scrittore cos\u00ec schiettamente religioso.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la difficolt\u00e0 del credere \u00e8, in Stifter, paragonabile a quella di Dostojevskij: egli sa, sente, che l&#8217;unica certezza cui l&#8217;uomo pu\u00f2 ancora aggrapparsi \u00e8 il cristianesimo; per\u00f2 misura lucidamente anche la difficolt\u00e0, se non l&#8217;impossibilit\u00e0, di un ritorno al passato: e, in questo senso, appare anche lontano parente, un parente giunto in anticipo, dei nostri scapigliati.<\/p>\n<p>Stifter avverte profondamente il disagio e lo spaesamento della modernit\u00e0 e ne \u00e8 sgomento; non riesce per\u00f2 a ritrovare le salde certezze del mondo pre-moderno e inoltre, chiuso e introverso per temperamento, non cerca nemmeno di uscire dall&#8217;ambito della dimensione privata, anche se tratta quest&#8217;ultima con tutta la profondit\u00e0 e la delicatezza di un vero scrittore, cio\u00e8 riuscendo sempre a sublimare e universalizzare la propria percezione del reale; un po&#8217; come faranno, sia pure con altri presupposti e in una diversa prospettiva, Anton Cechov o Valentin Petrovic Kataev.<\/p>\n<p>Non \u00e8 giusto farne un precursore di Kafka, perch\u00e9 il suo silenzio appartiene a un altro ordine di temperie spirituale: non \u00e8 il silenzio di un mondo incomprensibile o di una vita fattasi ormai impercorribile, ma quello di un viandante solitario che cerca la propria strada e che, sia pure con timore e tremore &#8211; giusto l&#8217;accostamento a Kiekegaard, pi\u00f9 che a Nietzsche &#8211; avanza in direzione della luce o, quanto meno, di quella che gli appare essere la luce.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un episodio emblematico nella vita di Stifter, amante della natura e suo sensibilissimo interprete: l&#8217;eclissi di Sole dell&#8217;8 luglio 1842, sulla quale egli stesso scrisse e pubblic\u00f2 un saggio didattico-scientifico e che \u00e8 stata interpretata simbolicamente come l&#8217;eclissi del divino nel mondo moderno e desacralizzato.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 corretto fare di questo scrittore d&#8217;una patria lontana, in questo cantore della nostalgia dell&#8217;infinito, uno sconsolato testimone del tramonto della fede e quasi un araldo del pessimismo e del nichilismo contemporanei.<\/p>\n<p>Certo, egli sente che un mondo sta arrivando alla fine: ma non \u00e8 tanto quello della vecchia Austria e nemmeno il mondo della tradizione, che, nell&#8217;Europa centro-orientale, era sopravvissuto, in parte almeno, all&#8217;urto dell&#8217;industrializzazione e della societ\u00e0 di massa, giungendo fino alle soglie del Novecento; bens\u00ec il mondo della patria interiore, del centro esistenziale, dell&#8217;unit\u00e0 del&#8217;io.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dire, tuttavia, che egli disperi di una possibile salvezza: proprio nel suo senso della trascendenza, nel suo non identificarsi pienamente con alcuna dimensione storica contingente, nel suo esigente riferimento al mondo dei valori, sta, forse, l&#8217;attesa di una nuova alba che nascer\u00e0..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello di Adalbert Stifter \u00e8 un caso singolare e, al tempo stesso, emblematico dell&#8217;attuale conformismo, dell&#8217;attuale ignoranza, dell&#8217;attuale sciatteria della cosiddetta critica letteraria: \u00e8 il nome<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-23103","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23103","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23103"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23103\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}