{"id":23088,"date":"2015-07-28T09:52:00","date_gmt":"2015-07-28T09:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nemico-della-mistica-e-dellascetismo-abelardo-e-il-precursore-dei-moderni-philosophes\/"},"modified":"2015-07-28T09:52:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:52:00","slug":"nemico-della-mistica-e-dellascetismo-abelardo-e-il-precursore-dei-moderni-philosophes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nemico-della-mistica-e-dellascetismo-abelardo-e-il-precursore-dei-moderni-philosophes\/","title":{"rendered":"Nemico della mistica e dell\u2019ascetismo, Abelardo \u00e8 il precursore dei moderni \u201cphilosophes\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Su Pietro Abelardo, universalmente noto &#8212; anche al di fuori della cerchia degli specialisti, per la sua tragica e passionale storia d&#8217;amore con l&#8217;allieva Eloisa, che tanto piace agli spiriti romantici ed emotivamente superficiali &#8212; il giudizio degli storici della filosofia \u00e8 diviso: alcuni vedono in lui niente di meno che l&#8217;alfiere del libero pensiero contro l&#8217;oscurantismo della Chiesa cattolica; altri ne rilevano la scarsa o nessuna originalit\u00e0 di pensatore e, pur riconoscendogli un orientamento intellettuale innovativo, specie nella sintesi fra pensiero greco e cristiano, negano decisamente che egli abbia voluto o saputo rivoluzionare la cultura del suo tempo.<\/p>\n<p>La questione sarebbe vastissima e richiederebbe, ovviamente, un esame approfondito e puntuale delle sue opere logiche, teologiche e morali: lavoro da specialisti. A noi preme piuttosto vedere se, nello spirito complessivo della sua opera, nonch\u00e9 nella sua stessa personalit\u00e0 di uomo e di studioso, nella sua sfrenata ambizione di successo mondano, negli atteggiamenti da riformatore che amava assumere, e che lo ponevano in rotta di collisione con Bernardo da Chiaravalle e con altri esponenti della cultura e della spiritualit\u00e0 cattoliche (ai quali toccava in sorte, per forza di cose, di recitare il ruolo dei conservatori, degli ottusi e dei reazionari), non vi sia in effetti il tipico atteggiamento del &quot;philosphe&quot; illuminista: non &#8212; ovviamente &#8211; riguardo ai contenuti, ma riguardo al modo di porsi e di intendere la propria funzione in seno alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Abelardo \u00e8 stato un uomo immensamente vanitoso; inoltre, era un uomo cui piaceva assumere atteggiamenti ora di titanismo, ora di vittimismo, mettendo in piazza tutto se stesso e rivendicando per s\u00e9 l&#8217;attenzione della ribalta; infine, un uomo che poneva la propria intelligenza al servizio della sua stessa fama, in una maniera e in una misura sconosciuta ai filosofi del Medioevo, rivendicando nel mondo intellettuale parigino ed europeo un ruolo commisurato alla grande idea che aveva di se stesso e dei propri meriti.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la prima cosa che balza all&#8217;occhio, quando ci si accosta alla sua figura e alla sua opera, con mente sgombra da pregiudizi, sia positivi, sia negativi: in un tempo in cui gli uomini di cultura, ma anche gli artisti e i letterati, ponevano la propria gloria nel servire Dio, nel tradurre in segni, in forme, in immagini, la sapienza e la maest\u00e0 divine e nel farne partecipi le comunit\u00e0 in cui essi vivevano, Abelardo vive per se stesso, cerca la gloria per se stesso, trova naturale essere ammirato e invidiato per ci\u00f2 che di personale, di originale, vi \u00e8 nelle sue posizioni e nelle sue battaglie culturali. E quando, poi, si scopre &#8212; come i suoi stessi ammiratori ammettono &#8212; che di originale, nel suo pensiero, c&#8217;\u00e8 ben poco, e meno ancora di audace o di ribellistico, non si pu\u00f2 non ricavarne l&#8217;impressione che egli sia stato un rivoluzionario mancato, soprattutto per calcolo di prudenza: aveva il temperamento intellettuale dell&#8217;eretico, ma non la stoffa, e, soprattutto, non ne aveva la coerenza, la dirittura, la lineare intransigenza, perch\u00e9 amava troppo se stesso. Adorava essere ammirato e circondato da studenti adoranti e da colleghi consumati dall&#8217;invidia: gli piaceva oltremodo parlare e far parlare di s\u00e9, convinto, com&#8217;era, di essere un grand&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Quando, per esempio, paragonava le tre Persone della Santissima Trinit\u00e0 agli attributi della potenza, della sapienza e della bont\u00e0 e quando accostava lo Spirito Santo al concetto greco dell&#8217;anima del mondo &#8212; concetto pagano per eccellenza &#8212; Abelardo mostrava una disinvoltura sconcertante e faceva un uso del sapere aristotelico, quale nessuno aveva mai fatto prima di lui, in ambito cristiano: per cui riesce davvero difficile credere, come invece pensa Federico Roncoroni, che egli, per primo, si stupisse delle accuse di eresia che gli vennero rivolte. La verit\u00e0 \u00e8 che sapeva benissimo quel che faceva e che, addirittura, probabilmente calcolava l&#8217;effetto che le sue proposizioni teologiche avrebbero avuto, proprio perch\u00e9 esse gli avrebbero dato la possibilit\u00e0 di interpretare l&#8217;ansia di &quot;rinnovamento&quot; e di &quot;superamento&quot; che pervadeva certi settori della cultura cristiana, i quali si ritenevano pi\u00f9 aperti, a somiglianza di quel che avrebbero fatto, otto secoli dopo, teologi come Karl Rahner durante il Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>In fondo, il suo pensiero si capisce meglio mettendo a fuoco ci\u00f2 che egli avversava, invece di quel che perseguiva: i suoi veri avversari erano il misticismo e l&#8217;ascetismo, vale a dire i due pilastri fondamentali della religiosit\u00e0 medievale. Fino a quel momento, il pensiero cristiano aveva trovato e realizzato un precario, ma ammirevole equilibrio fra le esigenze specificamente speculative, proprie della tradizione greca, e quelle mistiche e ascetiche, proprie della tradizione latina (e delle sue radici giudaiche). Tommaso d&#8217;Aquino e San Bonaventura, l&#8217;uno rifacendosi ad Aristotele, l&#8217;altro a Sant&#8217;Agostino, giungeranno alla sintesi mirabile dei due grandi rami, se cos\u00ec vogliamo chiamarli, del cristianesimo medievale: l&#8217;uno prevalentemente intellettuale, l&#8217;altro prevalentemente mistico, ma entrambi ben consapevoli del reciproco rapporto dialettico intercorrente fra loro e niente affatto incompatibili, bens\u00ec complementari, come si vedr\u00e0 in quella mirabile sintesi che ne avrebbe fatto Dante nel pi\u00f9 grande poema teologico e mistico dell&#8217;intero Medioevo.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che uomini come Tommaso, come Bonaventura, come Dante, non persero mai di vista il legame necessario che esiste fra il pensiero e la fede, e, soprattutto, il delicato, ma armonioso punto d&#8217;equilibrio che le due istanze possono e devono trovare nella prospettiva autenticamente religiosa: quella in cui Dio \u00e8 l&#8217;inizio ed il fine ultimo d&#8217;ogni cosa, dunque anche della ricerca, del sapere, del conoscere; uomini che non concepivano il pensiero come una attivit\u00e0 autonoma dello spirito, ma come una delle maniere in cui si manifesta l&#8217;azione della Grazia. Tommaso, per esempio, quando non riusciva ad andare avanti nella sua monumentale \u00abSumma Theologiae\u00bb, perch\u00e9 invischiato in qualche grave difficolt\u00e0 speculativa, aveva un &quot;metodo&quot; caratteristico per trarsi d&#8217;impaccio: andava a buttarsi sull&#8217;altare del Santissimo, abbracciava il tabernacolo e chiedeva a Dio, dal fondo della propria miseria, di soccorrere la sua ignoranza, pregando e piangendo abbondantemente, magari pe delle ore: e non se ne andava, fino a quando Dio non veniva incontro alla sua umana limitatezza, suggerendogli e ispirandogli la maniera giusta di superare lo scoglio.<\/p>\n<p>In nessun modo, al contrario, noi potremmo immaginare Abelardo in un simile atto di umilt\u00e0 e di assoluta fiducia, d&#8217;incondizionata devozione a Dio. Abelardo non si dimenticava mai di essere un grande professore, un celebrato teologo di Parigi: se non aveva l&#8217;audacia intellettuale del ribelle, aveva, per\u00f2, tutto il narcisismo del pensatore &quot;moderno&quot;, intendendo, con quest&#8217;ultimo termine, colui che non si affida, in ultima analisi, alla Verit\u00e0 divina, ma che pensa di essere capace, con le proprie forze, di svelare gli arcani della fede. Cos\u00ec, pur essendo vissuto assai prima di Tommaso e di Bonaventura, Abelardo rappresenta una figura d&#8217;intellettuale certamente pi\u00f9 vicina a noi, appunto perch\u00e9 pi\u00f9 disinvolta, pi\u00f9 attenta alla propria immagine, pi\u00f9 auto-centrata, oltre che pienamente inserita in un contesto urbano, cittadino, universitario; in una parola: pi\u00f9 secolarizzata.<\/p>\n<p>Ha scritto Mario Dal Pra (citato da F. Roncoroni nel saggio introduttivo ad: Abelardo, \u00abStoria delle mie disgrazie. Lettere d&#8217;amore di Abelardo ed Eloisa\u00bb, Milano, Rusconi, 1971, poi Garzanti, 1974, pp. XXXVII-XL):<\/p>\n<p>\u00ab[Abelardo fu accusato] di aver dato troppo rilievo alla razionalit\u00e0 di Dio rispetto alla sua libert\u00e0, di aver cercato nella filosofia greca dei precorri menti della trinit\u00e0 cristiana, facendo perdere al cristianesimo alquanto di quella originalit\u00e0 assoluta e di quel distacco storico che stavano tanto a cuore a Bernardo ed ai custodi intransigenti del misticismo cristiano; fu condannato [il &quot;De Trinitate et Unitate Dei&quot; fu condannato e bruciato per decisione del concilio di Soissons nel 1121, e poi, di nuovo, del concilio di Sens, nel 1140] per aver escogitato l&#8217;immagine del sigillo per spiegare l&#8217;identit\u00e0 e l&#8217;alterit\u00e0 delle tre Persone divine, lasciando in verit\u00e0 aperta la strada all&#8217;idea dei gradi di realizzazione della divinit\u00e0; fu condannato per aver accostato la concezione dell&#8217;anima del mondo a quella dello Spirito Santo e per aver identificato le tre Persone con i tre attributi della potenza, della sapienza e della bont\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>In fatto di morale, l&#8217;atteggiamento pi\u00f9 originale di Abelardo consiste nella sua opposizione all&#8217;ascetismo, che considerava peccato certe inclinazioni radicate nella natura dell&#8217;uomo e nella sua critica della morale conformistica che tendeva a fissare in modo rigido il bene e il male, identificandoli con determinati comportamenti esterni, indipendentemente dall&#8217;interiorit\u00e0 che li accompagna. Circa il primo punto, Abelardo introduce un&#8217;importante distinzione fra vizio dell&#8217;anima e peccato; ad esempio, l&#8217;essere iracondo, ossia pronto e facile a lasciarsi prendere dall&#8217;ira, \u00e8 un vizio che spinge la mente a compiere in modo inconsulto qualche cosa che non si deve fare; altrettanto si dica per la lussuria a cui molti sono inclini pere natura o per complessione fisica; tuttavia per il fatto che si trovano ad essere cos\u00ec caratterizzati, non per questo peccano; il vizio dell&#8217;anima ci rende inclini ad acconsentire a cose illecite; ma propriamente peccato si deve chiamare appunto il fatto dell&#8217;acconsentire; le inclinazioni che si trovano radicate nella natura umana ci spingono anche a desiderare le cose illecite; ma, secondo Abelardo, queste inclinazioni non si possono eliminare; ed esse non sono in se stesse peccato; non si pu\u00f2 chiamare peccato la volont\u00e0 o il desiderio di fare ci\u00f2 che non \u00e8 lecito, ma piuttosto il consenso alla volont\u00e0 o al desiderio; cos\u00ec Abelardo sottrae le inclinazioni umane, gi\u00e0 gravate dalla condanna dell&#8217;ascetismo religioso, alla sfera del male e le colloca piuttosto nel campo degli strumenti neutrali da cui l&#8217;intenzione interiore pu\u00f2 trarre sia il male che il bene.<\/p>\n<p>Abelardo poi insiste sul fatto che solo l&#8217;intenzione, cio\u00e8 il consenso, costituisce il vero nucleo el bene e del male; invece l&#8217;azione, in quanto tale, non aggiunge niente alla bont\u00e0 o alla malizia del nostro atteggiamento; l&#8217;intenzione \u00e8 buona o cattiva per se stessa, l&#8217;azione si dice buona o cattiva non perch\u00e9 implichi qualche elemento di bont\u00e0 di malizia in se stessa, ma perch\u00e9 procede da una intenzione buona o cattiva; la stessa azione, vista nella sua materialit\u00e0 esteriore, pu\u00f2 diventare buona se deriva da una buona intenzione, cattiva se deriva da una cattiva intenzione; con ci\u00f2 Abelardo prende posizione contro il legalismo etico che era strettamente unito all&#8217;ascetismo e mira a staccare l&#8217;iniziativa morale umana dall&#8217;adesione passiva a schemi fissi ed esteriori di comportamento. Allo stesso modo Abelardo prende posizione contro la considerazione puramente mistica e carismatica dei poteri del clero, che vuole invece fondati su solidi valori morali: color che si vantano di essere i successori degli apostoli egli osserva, tengano presente che tale successione ha vero valore quando \u00e8 fondata sulla dignit\u00e0 morale corrispondente, non quando si appella soltanto ad una trasmissione formale del potere ecclesiastico; gli accenni che si incontrano nelle pagine di Abelardo contro la ricchezza e la corruzione del clero, contro il formalismo ecclesiastico, contro l legalismo morale, ricordano, almeno in parte, gli atteggiamenti dei moti religiosi popolari e richiamano alla mente che, non senza ragione, alla sua scuola crebbe quell&#8217;Arnaldo da Brescia che divenne, circa un decennio dopo la morte di Abelardo, l&#8217;eversore del potere temporale dei papi a Roma e l&#8217;instauratore del comune popolare. I fermenti critici che animano tutta la speculazione di Abelardo sono in accordo col fermento che pervade la societ\u00e0 del suo tempo, del suo tempo, protesa nel campo religioso , come in quello etico-politico, alla conquista di pi\u00f9 ampie libert\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco, qui veramente troviamo &#8212; e per bocca di un suo palese ammiratore &#8212; il nucleo del significato della figura e dell&#8217;opera di Abelardo: il fermento, l&#8217;irrequietezza, la ricerca di &quot;nuove libert\u00e0&quot; intellettuali, religiose, sociali e politiche; e qui sta il punto: per tutto il Medioevo, &quot;libert\u00e0&quot; significa fare ci\u00f2 che Dio vuole; a partire da Abelardo, significa poter fare quello che all&#8217;uomo sembra giusto. \u00c8 una differenza di prospettiva radicale: la prospettiva di Abelardo non ha pi\u00f9 quasi niente a che fare con quella dei suoi predecessori; \u00e8 una prospettiva mondana, laica, secolarizzata, in cui vi \u00e8 ancora l&#8217;ossequio alle verit\u00e0 della fede, ma un ossequio condizionato, che deriva dall&#8217;assenso della ragione e dalla intenzione umana.<\/p>\n<p>Evidentemente Dal Pra non si rende conto che la distinzione operata da Abelardo fra retta intenzione e retta azione \u00e8, n\u00e9 pi\u00f9, n\u00e9 meno, quella che sar\u00e0 alla base della teologia di Lutero: le buone azioni non contano nulla, conta solo l&#8217;intenzione; questo \u00e8 protestantesimo allo stato puro, e, nonostante le apparenze contrarie, il suo esito non potr\u00e0 mai essere una accresciuta stima per le capacit\u00e0 umane, ma un pessimismo radicale nei confronti della natura umana. Se quel che conta \u00e8 solo la retta intenzione, quale anima umana \u00e8 capace di concepire solo ed esclusivamente rette intenzioni? Quale anima umana pu\u00f2 dirsi immune da cattive inclinazioni, che, a loro volta, influenzano negativamente la vita dell&#8217;anima? Abelardo finge di credere che le cattive inclinazioni siano, per cos\u00ec dire, un fattore neutrale, e che, fino a quando la volont\u00e0 non le asseconda, non significhino nulla: ma come non vedere che le cattive inclinazioni spingono, quasi fatalmente, verso il disordine morale e verso i cattivi pensieri e le cattive azioni? Lui, che accusa di legalismo e, in fin dei conti, d&#8217;ipocrisia l&#8217;ascetismo del suo tempo, davvero non si rende conto di cadere nell&#8217;eccesso opposto, ma altrettanto esiziale, di quello che rimprovera ai suoi avversari: ossia d&#8217;ignorare il peso che le cattive inclinazioni esercitano nella vita umana? Se l&#8217;ascetismo sbaglia nell&#8217;equipararle al peccato (ma quale ascetismo sosteneva una cosa simile? non sar\u00e0 che Abelardo si sceglie un nemico di comodo, per far meglio risaltare la propria posizione?), Abelardo, certamente, sbaglia nel ritenerle indifferenti. E sbaglia ancora di pi\u00f9 nel limitare il concetto di peccato alla sola azione cattiva: come se l&#8217;azione cattiva non fosse preparata e accompagnata da una cattiva disposizione dell&#8217;anima e da una perversione del retto volere.<\/p>\n<p>Abelardo vuol partire, lancia in resta, contro la roccaforte del &quot;conservatorismo&quot; cristiano, e la individua nell&#8217;ascetismo e nel misticismo: le due cose pi\u00f9 belle che abbia prodotto la religiosit\u00e0 medievale, quelle che hanno prodotto le opere pi\u00f9 grandi, i santi pi\u00f9 ammirevoli, gli slanci pi\u00f9 intrepidi e generosi, quali ben raramente, in seguito, l&#8217;Europa ha saputo produrre. Ma non osa attaccarli frontalmente: preferisce darne un&#8217;immagine deformata, per poterli colpire pi\u00f9 facilmente e, soprattutto, per attirare su di s\u00e9 le simpatie di tutti i &quot;novatori&quot;. Il legame del pensiero di Abelardo con l&#8217;eresia di Arnaldo da Brescia \u00e8 verissimo: a quanto pare, a Mario Dal Pra non viene in mente che, dopotutto, nel contesto del pensiero e della societ\u00e0 medievale, la posizione di Abelardo \u00e8 stata simile a quella del cattivo maestro, che scaglia il sasso e poi nasconde la mano, lasciando che siano altri a scottarsela al suo posto. \u00c8 una cosa che vedremo ancora, nei secoli della modernit\u00e0, e sempre pi\u00f9 spesso: sorgono dei &quot;philosophes&quot;, dei &quot;savants&quot;, o delle persone che si auto-proclamano filosofi e sapienti, e si mettono a predicare gran novit\u00e0, demolendo pezzo a pezzo l&#8217;edificio pazientemente costruito nei secoli che li hanno preceduti; poi arrivano gli agitatori politici, i quali, sulla base di quelle nuove idee, eccitano le masse, le riscaldano, le portano al punto di ebollizione: e scoppiano lotte furiose, si versa il sangue a torrenti, si mette a soqquadro la societ\u00e0 e talvolta, il mondo intero, per poi scoprire, non di rado, di aver prodotto situazioni assai pi\u00f9 ingiuste, crudeli, disordinate, di quelle che ci si era proposti di emendare.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che la storia procede cos\u00ec; e che questo \u00e8 il prezzo del progresso. Pu\u00f2 darsi. Ma una cosa \u00e8 certa: il cristianesimo, per quanto &#8212; all&#8217;atto pratico &#8211; cammini sulle gambe degli uomini, e dunque vada soggetto alle stesse dinamiche del mondo secolare, in se stesso, nella sua essenza, non \u00e8 cosa puramente umana &#8212; almeno per coloro che ci credono. Di conseguenza, la cosa migliore che possano fare i cristiani \u00e8 quella di custodire gelosamente quel nocciolo di verit\u00e0, con il massimo rispetto nei confronti della Tradizione, da cui l&#8217;hanno ricevuto: perch\u00e9 la pretesa di molti cristiani, da Abelardo, a Lutero, a Karl Rahner, di &quot;rinnovarlo&quot;, e magari di &quot;purificarlo&quot;, per renderlo pi\u00f9 adeguato ai tempi, cio\u00e8 pi\u00f9 storicizzato &#8212; pretesa che sarebbe normale, e probabilmente legittima, nell&#8217;ambito di una ideologia secolare -, in pratica nasce da un radicale fraintendimento e produce una imperdonabile adulterazione della Buona Novella. La quale non ha alcun bisogno di essere &quot;aggiornata&quot; o &quot;storicizzata&quot;, se non in talune forme esteriori (e non nella sacra Liturgia, che non \u00e8 affatto forma esteriore, ma espressione della sostanza teologica stessa), dal momento che essa scaturisce da una Parola eterna, rispetto alla quale la nozione di &quot;moderno&quot; \u00e8 semplicemente priva di significato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su Pietro Abelardo, universalmente noto &#8212; anche al di fuori della cerchia degli specialisti, per la sua tragica e passionale storia d&#8217;amore con l&#8217;allieva Eloisa, che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[259],"class_list":["post-23088","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-tradizione"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23088","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23088"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23088\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23088"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23088"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23088"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}