{"id":23076,"date":"2019-05-31T03:21:00","date_gmt":"2019-05-31T03:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/31\/abbiamo-bisogno-di-fiabe-o-abbiamo-bisogno-di-verita\/"},"modified":"2019-05-31T03:21:00","modified_gmt":"2019-05-31T03:21:00","slug":"abbiamo-bisogno-di-fiabe-o-abbiamo-bisogno-di-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/31\/abbiamo-bisogno-di-fiabe-o-abbiamo-bisogno-di-verita\/","title":{"rendered":"Abbiamo bisogno di fiabe o abbiamo bisogno di verit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo libro, Marcello Veneziani sostiene, come recita il titolo, che l&#8217;umanit\u00e0 odierna ha nostalgia degli d\u00e8i. La sua tesi \u00e8 che, <em>nel corso dei secoli, le divinit\u00e0 si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ci\u00f2 che \u00e8 superiore, permanente e degno di venerazione<\/em>; e che una societ\u00e0 schiacciata sul presente, come l&#8217;attuale, sembra averli spazzati via. Le divinit\u00e0 che sono state cacciate sono, per Veneziani, dieci, o lui ne elenca dieci: la Civilt\u00e0, la Patria, la Famiglia, la Comunit\u00e0, la Tradizione, il Mito, il Destino, l&#8217;Anima, Dio e il Ritorno. In realt\u00e0, cacciati dalla porta, essi rientrano dalla finestra, proprio perch\u00e9 gli uomini ne hanno bisogno, non possono vivere senza; ma rientrano in forme impoverite, degradate, banalizzate: diventano i miti del consumismo, della\u00a0<em>popstar<\/em>, dell&#8217;automobile, del vestito firmato.<\/p>\n<p>Questa tesi ha una certa apparenza di verosimiglianza, ma, considerata pi\u00f9 da vicino, non regge. Prima di tutto, si basa su un confusione concettuale fra d\u00e8i e miti; poi, su una ulteriore confusione fra il mito come creazione umana, e cio\u00e8 come fiaba, e il mito come conoscenza di una verit\u00e0 assoluta, che \u00e8 il significato forte della parola, quello adoperato, ad esempio, da Platone. Se il mito, infatti, altro non\u00a0fosse che l&#8217;espressione di un bisogno umano, non si vede perch\u00e9 il mito di Atlantide dovrebbe valere pi\u00f9 del mito della motocicletta: ogni epoca ha i suoi miti, e ogni societ\u00e0 li esprime alla sua maniera. In tal caso, non esisterebbe alcuna differenza, n\u00e9 alcuna gerarchia: i miti sarebbero tutti &quot;sacri&quot;, ma nel senso debole della parola, cio\u00e8 degni di venerazione in base a dei presupposti meramente umani. Venerare gli d\u00e8i o venerare un oggetto prodotto dalla tecnologia, che differenza ci sarebbe?<\/p>\n<p>Gli d\u00e8i non sono miti, parlano all&#8217;uomo per mezzo dei miti; e i miti non sono proiezioni del fantasticare umano, e sia pure di un nobile fantasticare, anche perch\u00e9, una volta adottata la prospettiva immanentista e storicista, \u00e8 opinabile se vi siano fantasticherie nobili o ignobili. Anche i nazisti esoterici fantasticavano di una Thule\u00a0 iperborea e primordiale, patria della razza ariana, cos\u00ec come i bolscevichi fantasticavano di una societ\u00e0 senza classi, senza propriet\u00e0, senza conflitti n\u00e9 sfruttamento: ed erano, a loro modo, dei miti: dei miti che si sono trasformati in incubi, i cui fantasmi continuano a perseguitarci, a decenni di distanza dal disastroso tentativo di realizzarli. Non \u00e8 sufficiente che gli uomini abbiamo bisogno di d\u00e8i, per affermare che gli d\u00e8i esistono; n\u00e9 basta dire che gli uomini non possono fare a meno dei miti, per garantire a quei miti lo statuto della necessit\u00e0. Solo ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 veramente necessario: e l&#8217;uomo, checch\u00e9 se ne dica, pu\u00f2 anche vivere senza d\u00e8i e senza miti, sia pure abbrutendosi; senza contare che qualcuno potrebbe porre la scomoda domanda: ma \u00e8 essenziale, l&#8217;uomo? Leopardi, nel\u00a0<em>Dialogo di un folletto e di uno gnomo<\/em>, osservava che, se un&#8217;improvvisa e misteriosa catastrofe si portasse via l&#8217;umanit\u00e0 intera, gli altri esseri viventi a stento se ne accorgerebbero, e senza dubbio parecchi se ne rallegrerebbero. Dunque, deve esserci qualcosa che rende essenziale l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo; e qualcosa che rende essenziale l&#8217;esistenza del mito. E questo qualcosa \u00e8 un Qualcuno: \u00e8 Dio. Dio \u00e8 il Creatore che liberamente crea l&#8217;uomo; e il mito \u00e8 il modo in cui Dio parla all&#8217;uomo per ricondurlo a S\u00e9. Il mito non \u00e8 una creazione umana, e tanto meno lo \u00e8 Dio. Affermare che, nel corso dei secoli, gli d\u00e8i si sono fatti idee e principi fondamentali per la vita e per la morte, significa ricadere nell&#8217;errore macroscopico dell&#8217;idealismo: immaginare che sia il Pensiero a creare l&#8217;Essere, mentre \u00e8 l&#8217;Essere che crea il Pensiero. Anche perch\u00e9 Dio \u00e8 il Pensiero, il Logos, il Verbo, la Parola: la parola umana non \u00e8 che il riflesso della Parola divina; e i pensieri umani non sono che l&#8217;ombra del Pensiero divino. Perci\u00f2 l&#8217;uomo \u00e8 qualcosa se riconosce il suo statuto ontologico di creatura e si mette in cammino verso Dio; \u00e8 niente se pretende di essere, lui, il creatore del divino. Gli uomini, perci\u00f2, sia individualmente, sia come societ\u00e0, devono scegliere se vogliono essere qualcosa oppure il nulla. E questo \u00e8 il mistero della libert\u00e0. Se sceglie di essere qualcosa, l&#8217;uomo trova Dio e realizza se stesso; se sceglie di farsi dio, l&#8217;uomo si nullifica da se stesso.<\/p>\n<p>Prendiamo il concetto di Dio nel pensiero di Veneziani (da:\u00a0<em>Nostalgia degli d\u00e8<\/em>i, Venezia, Marsilio, 2019, p. 231):<\/p>\n<p><em>Dio \u00e8 il nome che diamo al mistero, e il sacro \u00e8 il suo alone. Se gli d\u00e8i sono entit\u00e0 penultime, il mistero\u00a0 di Dio \u00e8 invece l&#8217;ombra\u00a0 intorno alla verit\u00e0 ultima, definitiva.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;itinerario della mente non pu\u00f2 che concludersi in Dio, in cui si riconosce l&#8217;Inizio. L&#8217;amor di Dio \u00e8 il colmo della vita, nel senso di culmine e pienezza.\u00a0 Oltre, trabocca. Davanti al &quot;Deus deorum&quot;, il Dio degli d\u00e8i, si addice il raccogliersi\u00a0 in un atto di fede, d&#8217;amore e di preghiera.\u00a0 Alla sua luce suprema, gli d\u00e8i appaiono scale\u00a0 verso Dio, gradi per approssimarsi all&#8217;Uno. Dio\u00a0 precede il cammino del pensiero e lo conclude, non coincide coi suoi passi, i suoi tormenti e le sue discese nella storia.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Dio a cui sono dedicate queste pagine \u00e8 l&#8217;Intelligenza entro cui siamo e pensiamo, di cui non possiamo dir nulla perch\u00e9\u00a0 siamo dentro la sua Mente e il suo Ordine. Il Divino di cui qui trattiamo\u00a0 coincide col sacro, \u00e8 il suo apice, il suo manifestarsi, il suo travestirsi,\u00a0 e il suo latitare.\u00a0 Ed \u00e8 il divino vissuto, ad altezza d&#8217;uomo, di societ\u00e0, nelle religioni, nelle tradizioni; il divino come a noi \u00e8 apparso.<\/em><\/p>\n<p>In termini strettamente filosofici, il discorso non\u00a0\u00e8 chiarissimo. Prima si dice che il sacro \u00e8 l&#8217;alone che diamo al mistero chiamato Dio, poi si dice che Dio coincide col sacro, e subito dopo che \u00e8 il suo apice (ma coincidere ed essere l&#8217;apice di qualcosa sono due cose differenti); inoltre, si precisa che questo \u00e8 &quot;il Dio di cui parliamo&quot;. Quest&#8217;ultima riserva mentale, tipicamente idealista, \u00e8 la pi\u00f9 significativa: dunque non stiamo parlando di Dio, ma di quel Dio che la nostra mente \u00e8 in grado di definire, e sia pure per sottrazione ed esclusione: un Dio misterioso, del quale possiamo dire soltanto che \u00e8 l&#8217;intelligenza entro la quale noi siamo e pensiamo. Questo \u00e8 un punto decisivo. Non stiamo parlando di Dio, ma di &quot;un&quot; dio: quello che a noi sembra possibile (la creatura che giudica il Creatore!), quello che ci sembra essere la condizione per la nostra esistenza. E invece potrebbe essere tutta una\u00a0 nostra fantasticheria: perch\u00e9 no? Se noi fossimo parte del programma di un computer, Dio per noi sarebbe ci\u00f2 che qualcun altro ha programmato che noi andiamo a cercare; pi\u00f9 esattamente: Dio sarebbe, per noi, il\u00a0<em>software<\/em>\u00a0del computer: e dunque, parlando oggettivamente, una colossale illusione. Ma, obiettano gl&#8217;idealisti, noi non possiamo pensare e giudicare oggettivamente, perch\u00e9\u00a0 siamo parte di un qualcosa, di un tutto; di conseguenza, noi non siamo certi neppure di noi stessi, siamo <em>uno, nessuno e centomila<\/em>; figuriamoci se possiamo giungere fino a Dio in S\u00e9 e per S\u00e9. E questa obiezione sarebbe giusta, se davvero noi avessimo la pretesa di innalzarci alla Verit\u00e0, che \u00e8 Dio, con le nostre sole forze. Veneziani, che segue i neoplatonici, e specialmente la metafisica di Plotino, non vede nulla di strano nel considerare gli d\u00e8i come scale verso il vero Dio; noi, come cristiani, ci vediamo molto di strano. Gli d\u00e8i che non sono il vero Dio non conducono da nessuna parte; cos\u00ec come i miti che non sono il Mito non rivelano alcuna verit\u00e0; e noi abbiamo bisogno di Dio, perch\u00e9\u00a0abbiamo bisogno della Verit\u00e0. Le verit\u00e0, al plurale, non sono la Verit\u00e0: sono la sua contraffazione. Veneziani parla di un atto di fede che si addice all&#8217;uomo; ma il punto di vista \u00e8 sempre umano (troppo umano, direbbe il buon Nietzsche). Questo atteggiamento di &quot;fede&quot;, egli lo chiama amor di Dio; a noi pare amor di se stesso. \u00c8 l&#8217;uomo che celebra se stesso, perch\u00e9 prega un dio al quale \u00e8 giunto salendo le scale con i suoi piedi.<\/p>\n<p>Altrove Veneziani dice che pensare il mito \u00e8 pensare in grande; ma non \u00e8, ovviamente, una questione di dimensioni, bens\u00ec di verit\u00e0. Il mito \u00e8 il racconto, in forma simbolica, e perci\u00f2 dal significato universale, di una verit\u00e0 trascendente; e la verit\u00e0 trascendente non \u00e8 tale perch\u00e9 l&#8217;uomo si innalza fino ad essa, ma perch\u00e9 Dio la rivela agli uomini. Se il mito fosse una costruzione umana, per quanto grandiosa, sarebbe pur sempre una fiaba; ma noi non abbiamo bisogno di fiabe, abbiamo bisogno di verit\u00e0. Ci\u00f2 che caratterizza la struttura dell&#8217;essere umano \u00e8 il bisogno di verit\u00e0: non di una verit\u00e0 qualsiasi, non della verit\u00e0 che fa comodo in questa o quella circostanza, ma della Verit\u00e0 vera, della Verit\u00e0 assoluta. E siccome noi non siamo assolutamente in grado di arrivarci, quel che possiamo e che dobbiamo fare \u00e8 supplicare Dio che ce la riveli: si\u00a0veda l&#8217;ultimo canto della\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>\u00a0e la preghiera di san Bernardo alla Vergine Maria, la quale, a sua volta, rivolge quella preghiera a Dio.<\/p>\n<p>Il cristiano \u00e8 colui che crede in un Dio preciso, un Dio che si \u00e8 rivelato, un Dio che si \u00e8 fatto carne per rivelarsi sino in fondo, sino alla morte, e alla morte sulla croce; e, nello stesso, per trasfigurare la carne mediante la Risurrezione, che \u00e8 l&#8217;esito dell&#8217;adeguazione assoluta alla volont\u00e0 di del Padre. Il dio cristiano non \u00e8 un dio dei morti, ma dei vivi: e la Resurrezione \u00e8 la sua ultima Parola sul destino umano. Chi crede questo, \u00e8 un cristiano; chi non ci crede, chi pone mille distinguo, chi insinua mille dubbi, non lo \u00e8. L&#8217;uomo ha bisogno di verit\u00e0 e questo bisogno deve manifestarsi nell&#8217;adorazione del vero Dio, non verso gli d\u00e8i pagani o i miti di cartapesta della modernit\u00e0: e non vi \u00e8 una differenza sostanziale fra le due cose. In entrambi casi, il paganesimo e il consumismo, si tratta di d\u00e8i e di miti fabbricati dall&#8217;uomo, dunque in una idolatria auto-celebrativa e narcisistica, in una radicale incapacit\u00e0 di dire: Tu. E questo accade sempre per la stessa ragione: l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego, che tiene l&#8217;uomo lontano da Dio, perch\u00e9 gli impedisce di accostarsi nel dovuto modo alla Verit\u00e0. Chi \u00e8 gonfio del proprio io non cerca veramente qualcos&#8217;altro, tanto meno sta cercando Dio; non cerca e non desidera altro che la propria gratificazione, vuol sentirsi al centro, vuol sentirsi dio. L&#8217;egocentrico \u00e8 la negazione vivente dell&#8217;uomo di fede: l&#8217;uomo di fede si fa piccolo, l&#8217;egocentrico vuol farsi grande. L&#8217;uomo di fede, nella sua piccolezza, di cui \u00e8 perfettamente consapevole, domanda a Dio si venirgli incontro; l&#8217;egocentrico pretende di arrivarci con le sue gambe, con la sua mente.<\/p>\n<p>Il cristiano non cerca un Dio che \u00e8 Intelligenza, e basta; non un Dio del quale ha nostalgia, e basta; ma il solo Dio vero e necessario, necessario perch\u00e9 vero e vero perch\u00e9 necessario:\u00a0<em>Io sono la via, la Verit\u00e0 e la Vita<\/em>, ha insegnato Ges\u00f9 Cristo. Per il cristiano, \u00e8 una finta modesta quella di colui che dice:\u00a0<em>Dio, nessuno lo conosce<\/em>; ed \u00e8 un atto di suprema arroganza, quello di colui che dice:\u00a0<em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>. Chi pensa in questi termini non \u00e8 cristiano e non \u00e8 cattolico; e, nello stesso tempo, non crede nella Verit\u00e0. Credere nella Verit\u00e0 implica l&#8217;umilt\u00e0 del pensiero, ma anche l&#8217;audacia della fede. La fede \u00e8 una cosa seria, la pi\u00f9 seria di tutte; e non \u00e8 fede in qualsiasi cosa, ma fede nel vero: con la ragione fin dove \u00e8 possibile, oltre la ragione (mai per\u00f2 <em>contro<\/em> la ragione!) dove bisogna spiccare il salto. Dall&#8217;altra parte non c&#8217;\u00e8 il vuoto, ma c&#8217;\u00e8 l&#8217;Assoluto: c&#8217;\u00e8 Dio che \u00e8 fedele alla promessa. E come possiamo dire:\u00a0<em>Mostrarci il Padre, e ci basta?<\/em>; Ges\u00f9 ha dato la risposta:\u00a0<em>Chi ha visto me, ha visto il Padre. E chi crede in me senza aver visto, \u00e8 beato pi\u00f9 di colui che crede dopo aver visto.<\/em>\u00a0La Verit\u00e0 \u00e8 Dio e Dio \u00e8 la Verit\u00e0. Chi crede nella Verit\u00e0 crede in Dio; e chi cerca la Verit\u00e0, sta cercando Dio. Anche Nietzsche, a suo modo, lo cercava. Il problema \u00e8 che l&#8217;uomo non deve cercare <em>Dio a suo modo<\/em>, perch\u00e9 non lo trover\u00e0; lo deve cercare al modo di Lui. Lo deve pregare, lo deve implorare affinch\u00e9 gli si mostri, facendosi piccolo e mortificando il proprio orgoglio. Dio non si mostra agli orgogliosi e ai superbi, ma ai piccoli. E cos\u00ec la Verit\u00e0, che \u00e8 semplicemente un altro nome di Dio. La Verit\u00e0 \u00e8 troppo grande per noi, solamente se noi pretendiamo di essere tanto grandi da arrivarci con le nostre forze. umane. Ma come potrebbe la creatura svelare il mistero del Creatore? La parte non pu\u00f2 comprendere il tutto, il tempo non pu\u00f2 afferrare l&#8217;eterno. Ripetiamo: qui ci vuole un balzo, ma un balzo fatto di umilt\u00e0, adorazione, supplica. Qui la filosofia deve riconoscere di non avere l&#8217;ultima parola; l&#8217;uomo deve bussare umilmente alla porta dell&#8217;Assoluto, e dire: <em>Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa; ma di&#8217; soltanto una parola, e sar\u00f2 salvo<\/em>.<\/p>\n<p>Concludendo: l&#8217;ultima cosa di cui c&#8217;\u00e8 bisogno, oggi, in questo mondo devastato dalla modernit\u00e0, \u00e8 &quot;un&quot; dio che appaghi il nostro segreto narcisismo, che gratifichi la nostra vanit\u00e0 di sentirci intelligenti. \u00c8 questo l&#8217;orgoglio infernale che ha condotto fuori strada i teologi del XX secolo, i quali, con la bella scoperta della &quot;svolta antropologica&quot;, hanno occultato la strada che conduce il fedele a Dio. La loro malizia diabolica li ha perduti: credendo di ribellarsi a san Tommaso d&#8217;Aquino si sono condannati alla cecit\u00e0; e, cosa ancor pi\u00f9 grave, hanno traviato il gregge. <em>Avete portato via la chiave della vera scienza: voi non siete entrati e l&#8217;avete impedito a quanti lo volevano<\/em> (<em>Lc.<\/em> 11, 52).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel suo ultimo libro, Marcello Veneziani sostiene, come recita il titolo, che l&#8217;umanit\u00e0 odierna ha nostalgia degli d\u00e8i. 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