{"id":23072,"date":"2015-12-24T01:20:00","date_gmt":"2015-12-24T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/24\/abbiamo-ancora-bisogno-di-eroi\/"},"modified":"2015-12-24T01:20:00","modified_gmt":"2015-12-24T01:20:00","slug":"abbiamo-ancora-bisogno-di-eroi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/24\/abbiamo-ancora-bisogno-di-eroi\/","title":{"rendered":"Abbiamo ancora bisogno di eroi?"},"content":{"rendered":"<p>Molte persone credono che la celebre frase: \u00abDisgraziato il Paese che ha bisogno di eroi\u00bb sia una specie di proverbio o, comunque, una espressione di saggezza popolare, mentre \u00e8 il riadattamento di uno scambio di battute nella scena finale del dramma di Bertolt Brecht \u00abVita di Galileo\u00bb. Subito dopo l&#8217;abiura da parte dello scienziato, di fronte ai giudici dell&#8217;Inquisizione, un suo discepolo, deluso, esclama: \u00abSfortunato un Paese che non ha eroi!\u00bb; al che il maestro, umiliato, ma pur sempre sentenzioso, non si lascia sfuggire l&#8217;occasione di replicare con una battuta fulminante (da cui \u00e8 tratta, per deduzione logica <em>a contrario<\/em>, la frase di cui discorrevamo all&#8217;inizio): \u00abFelice il Paese che non ha bisogno di eroi!\u00bb.<\/p>\n<p>Galileo ha avuto paura delle torture: gli hanno fatto vedere i ferri (cos\u00ec, almeno, nel dramma di Brecht; e poco importa se la realt\u00e0 \u00e8 stata ben diversa). Lo scrittore tedesco &#8211; che ha conosciuto una non brevissima stagione di notoriet\u00e0, tanto immeritata quanto incomprensibile, se non entro il contesto delirante della cultura sessantottina &#8212; ha avuto anch&#8217;egli paura, davanti ai giudici statunitensi della Commissione per le attivit\u00e0 anti-americane, che lo interrogarono nel 1947 sulle sue opinioni comuniste: da qui la sua scarsa simpatia per gli eroi e gli eroismi e la sua predilezione per le strategie miranti ad aggirare i pericoli, pi\u00f9 che ad affrontarli di petto; non senza qualche traccia di rimorso per la propria mancanza di coraggio.<\/p>\n<p>Sia come sia, la domanda posta sul tappeto rimane, e non ha perso la sua attualit\u00e0: \u00e8 felice o infelice, un Paese che ha &quot;bisogno&quot; di eroi? \u00c8 bene che ce ne siano, oppure \u00e8 il segno che quel Paese si trova in una condizione &quot;anormale&quot;? Evidentemente, in questa prospettiva, la &quot;normalit\u00e0&quot; sarebbe quella di una vita sociale priva di conflitti, o nella quale i conflitti siano talmente smussati, talmente deboli, talmente pieni di <em>fair-play<\/em>, da somigliare a delle innocue partite a scacchi, piuttosto che a dei confronti duri, fra soggetti decisi e irriducibili. E cos\u00ec, infatti, s&#8217;interpreta la frase \u00abSfortunato il Paese che ha bisogno di eroi\u00bb: tanto \u00e8 vero che la si tira fuori, molto spesso, quando le cronache ci parlano di un efferato delitto di mafia, e soprattutto quando a cadere ucciso \u00e8 un rappresentante della legge e dello Stato. Come a sottintendere che, in una societ\u00e0 &quot;normale&quot;, dove la mafia non c&#8217;\u00e8, non servono neppure gli eroi, e sono sufficienti degli onesti lavoratori e dei bravi amministratori pubblici. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>La mafia, certo, \u00e8 un fenomeno largamente &quot;anormale&quot;, nel contesto delle societ\u00e0 cosiddette avanzate; ma siamo sicuri che la &quot;normalit\u00e0&quot; sia una societ\u00e0 dove i conflitti non esistono? \u00c8 realistica, questa visione? Nei Paesi &quot;normali&quot; non ci sono, per esempio, i delinquenti, gli assassini, i terroristi? Non ci sono i terremoti, le inondazioni, le valanghe in montagna? E, se si ci sono, non c&#8217;\u00e8 forse bisogno di una razza di uomini (e di donne) forti, coraggiosi, intrepidi, che sappiano disprezzare il pericolo e che siano pronti a sacrificarsi per il bene degli altri, per la sicurezza collettiva e per il rispetto della legalit\u00e0? Che siano pronti ad offrire la loro opera nelle situazioni di pericolo, di emergenza, di calamit\u00e0 pubblica? Immaginare le societ\u00e0 &quot;avanzate&quot; come assolutamente pacifiche e prive di conflitti \u00e8 il residuo di una mentalit\u00e0 illuminista e positivista, che tracciava una ingenua e grossolana equivalenza fra benessere materiale e pace sociale; e, inoltre, che inseguiva il mito della illimitata perfettibilit\u00e0 dell&#8217;uomo, fino alla cancellazione degli istinti malvagi e alla instaurazione del paradiso in terra mediante la Ragione.<\/p>\n<p>Naturalmente, sono tutte sciocchezze che non valevano neppure l&#8217;inchiostro con il quale venivano scritte. \u00c8 incredibile che qualcuno ci creda ancora. Ancora pi\u00f9 incredibile \u00e8 il fatto che, pur non credendoci, la societ\u00e0 odierna si regola come se quelle sciocchezze fossero verit\u00e0 sacrosanta. Il buonismo russoviano \u00e8 diventato il credo ufficiale del cittadino del terzo millennio nelle societ\u00e0 sviluppate &#8212; o, almeno, \u00e8 diventato il credo che i poteri forti, le banche e la finanza, vorrebbero imporgli, mediante le delizie del cosmopolitismo, dell&#8217;umanitarismo, del pacifismo, del mondialismo e della globalizzazione selvaggia e omologante. Secondo questa filosofia, tutta la terra appartiene a tutti gli uomini e ciascuno \u00e8 libero di andare, venire, insediarsi dove gli pare e piace, che gli altri siano d&#8217;accordo oppure no; ciascuno \u00e8 libero di fare tutto quel che gli piace e che la legge non vieta. E, siccome ormai la legge non vieta quasi pi\u00f9 nulla, ne deriva che ciascuno \u00e8 libero di fare praticamente qualsiasi cosa: sposarsi maschio con maschio e femmina con femmina; assemblare un autentico arsenale da guerra nel garage di casa propria, con tanto di bazooka e mitragliatrici; drogarsi a volont\u00e0, ubriacarsi, prostituirsi; maltrattare i genitori e spillar loro i quattrini; scaldare la sedia a scuola e sul posto di lavoro; eludere il fisco, trasferendo all&#8217;estero la sede legale della propria attivit\u00e0 imprenditoriale; abbandonare i bambini in balia della televisione, del computer, del <em>tablet<\/em>, dello <em>smartphone<\/em>, provocandone il graduale ma inesorabile incretinimento. E tutto questo perch\u00e9 si parte da un presupposto antropologico profondamente sbagliato: che l&#8217;essere umano sia buono in se stesso e che sia sufficiente assicurare dignitose condizioni di vita a tutti, perch\u00e9 la terra diventi un Paradiso.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 diversa. I conflitti esistono ed esisteranno sempre, perch\u00e9 la natura umana non \u00e8 angelica. I cattivi istinti esistono e sempre esisteranno; e l&#8217;uomo moderno ne ha aggravato gli effetti, perch\u00e9, credendosi un dio, ha respinto l&#8217;aiuto soprannaturale che, solo, pu\u00f2 consentirgli di tenerli a freno; e anzi, lusingandosi di avere conquistato una libert\u00e0 quale mai vi era vista, ha dato loro libero sfogo, li ha vezzeggiati, carezzati, incentivati, esaltati, magnificati. Di conseguenza, se si vuole essere intellettualmente onesti, bisogna ammettere che c&#8217;\u00e8 anche oggi, e sempre ci sar\u00e0, bisogno di uomini (e donne) forti, temprati, animati da un sincero amore per il bene pubblico e pronti al sacrificio. Se non si vuole parlare di &quot;eroi&quot;, perch\u00e9 alla cultura progressista, basata sul sospetto e sul rifiuto, questa parola d\u00e0 fastidio, possiamo anche chiamarli in un altro modo: il concetto, per\u00f2, resta quello. Una societ\u00e0 sana ha bisogno di persone cos\u00ec; una societ\u00e0 diventa malata quando il tipo medio \u00e8 spiritualmente debole, poco coraggioso, sempre pronto a rivendicare i suoi diritti ma poco o nulla disposto a sopportare dei sacrifici. L&#8217;egoismo individuale istituzionalizzato non pu\u00f2 fare le veci dell&#8217;autentico spirito sociale, che presuppone, per sua natura, il rispetto delle regole, il culto dei valori e la disponibilit\u00e0 al sacrificio. Chi dalla societ\u00e0 vuole solamente avere, ma non \u00e8 disposto a dare nulla, se non le briciole che gli cadono dal piatto, \u00e8 un parassita; e se un simile tipo umano diventa numeroso, o addirittura maggioritario, per quella societ\u00e0 \u00e8 finita.<\/p>\n<p>A sua volta, il tipo &quot;eroico&quot;, cos\u00ec come lo abbiamo definito, fatta la tara agli eccessi retorici di un tempo (ai quali, peraltro, hanno fatto seguito gli eccessivi anti-retorici attuali, ancor pi\u00f9 esiziali di quelli), non nasce spontaneamente dal terreno, come i funghi dopo la pioggia: bisogna coltivarlo. E il primo luogo dove si deve coltivare \u00e8 la famiglia. Se i genitori non insegnano, innanzitutto con l&#8217;esempio concreto, il valore della fermezza nei princip\u00ee, del coraggio nelle avversit\u00e0 e dello spirito di abnegazione, i bambini non apprenderanno mai queste qualit\u00e0, non le svilupperanno e non le faranno proprie: e cresceranno come i parassiti sociali di cui parlavamo, pieni di pretese verso la societ\u00e0, ma avari nel concedere qualcosa di s\u00e9. La scuola dovrebbe essere la seconda agenzia educativa a incentivare e incoraggiare tali qualit\u00e0; e altrettanto dovrebbero fare la parrocchia, l&#8217;oratorio, i sacerdoti: parlare un po&#8217;meno di diritti, di relativismo e di misericordia divina, e un po&#8217; pi\u00f9 di doveri, sacrifici, valori e giustizia (divina e umana). Non si pu\u00f2 presentare la famiglia come un bancomat, la scuola come un parcheggio e la Chiesa come un&#8217;assemblea democratica, dove c&#8217;\u00e8 un Dio buonista che non fa distinzione fra il bene e il male e perdona sempre, anche chi rifiuta di pentirsi. Il buonismo, il permissivismo e l&#8217;indifferentismo culturale generano individui smidollati, egoisti, propensi alla vilt\u00e0 e alla scarsa onest\u00e0, per poco che siano sicuri di farla franca.<\/p>\n<p>Ovviamente, bisognerebbe tornare al riconoscimento del merito: come accadeva una volta. Lo studente pi\u00f9 bravo dovrebbe essere premiato con una cerimonia solenne, e additato come modello positivo ai suoi compagni. Il ragazzo che ha compiuto un atto di coraggio per aiutare il prossimo, dovrebbe essere premiato dalle pubbliche autorit\u00e0, dal comune in su: i giornali dovrebbero parlarne (invece di indulgere sempre di pi\u00f9 nei bassifondi della cronaca nera, vellicando gli istinti morbosi del pubblico), la televisione lo dovrebbe nominare (invece di fissare l&#8217;attenzione sugli squallidi vip dello spettacolo e del consumismo). Si dovrebbe tornare a parlare dei martiri: dei martiri della fede e dei martiri dell&#8217;idea. Beninteso: &quot;martire&quot;, nella nostra cultura europea &#8212; che \u00e8 la cultura cristiana &#8212; indica una persona che offre la vita per testimoniare la propria fede; non colui che, pur di uccide il maggior numero possibile di &quot;infedeli&quot;, vilmente e a tradimento, getta anche la propria vita, o la fa gettare a dei bambini e a delle bambine innocenti e inconsapevoli.<\/p>\n<p>La letteratura per l&#8217;infanzia, sino a un paio di generazioni fa, esaltava le figure degli uomini e delle donne coraggiosi, che sanno sacrificarsi per qualcosa di grande: la famiglia, la patria, la religione (la triade tanto sbeffeggiata dal &#8217;68, appunto). Vi erano libri che parlavano dei missionari cristiani martirizzati nei Paesi pi\u00f9 lontani, per diffondere il Vangelo di Ges\u00f9; libri che rievocavano i grandi eroi che hanno dato la vita per difendere la Patria, la sua dignit\u00e0, il suo onore; e libri che raccontavano vicende esemplari di amore e abnegazione familiare, aventi, magari, per protagonisti dei bambini o dei ragazzi. Pensiamo solo ai racconti deamicisiani come \u00abLa piccola vedetta lombarda\u00bb, \u00abIl tamburino sardo\u00bb, \u00abL&#8217;infermiere di Tata\u00bb, \u00abDagli Appennini alle Ande\u00bb, \u00abSangue romagnolo\u00bb e \u00abNaufragio\u00bb (quest&#8217;ultimo veramente bellissimo). Ora non se ne scrivono pi\u00f9, non se ne stampano pi\u00f9 e non se ne regalano pi\u00f9. Nell&#8217;immaginario dei bambini, oggi, oltre ai mostri spaziali dei cartoni animati giapponesi e ai giochi elettronici pieni di aggressivit\u00e0 e violenza, dove ci si identifica nel corridore motociclista che, per giungere prima al traguardo, travolge e uccide qualunque passante (tanto non c&#8217;\u00e8 problema; i morti si rialzano e il gioco ricomincia), c&#8217;\u00e8 poco altro: sicuramente non ci sono molti esempi di eroismo, di coraggio generoso, di tenacia altruista; tanto meno di spiritualit\u00e0 e di fede. Ci sono, al massimo, caricature delle fiabe classiche, e personaggi stupidi e grotteschi, come la Fata Carabina del furbo Daniel Pennac.<\/p>\n<p>Ma oggi non si parla volentieri dei martiri cristiani, perch\u00e9, non solo nella societ\u00e0 laicista, ma anche nella Chiesa stessa, ci sono moltissimi che trovano inopportuno il concetto stesso di &quot;missione&quot;: pensano che sia un segno di poco rispetto verso le altre culture e religioni; buttano via nella spazzatura duemila anni di storia missionaria, nella quale vedono solo arroganza e sfruttamento, e se ne vergognano, come ci si vergognerebbe di un parente pazzo o delinquente; soprattutto, non vogliono &quot;offendere&quot; la sensibilit\u00e0 religiosa altrui, e specialmente quella degli immigrati di fede islamica giunti in Europa negli ultimi tre decenni. Analogamente, non si parla pi\u00f9 della Patria, e meno ancora dell&#8217;eroismo dei nostri soldati impegnati nelle guerre degli ultimi centocinquant&#8217;anni. Magari si potrebbe anche parlare di quelle del Risorgimento, e, forse, perfino della Prima guerra mondiale; ma \u00e8 cos\u00ec grande il timore, da parte della cultura dominante, progressista e di sinistra, che qualcuno ne approfitti per &quot;sdoganare&quot; anche la Seconda guerra mondiale (che \u00e8 stata, a tutti gli effetti, anche se non lo si vuole ammettere, una guerra d&#8217;indipendenza nazionale, come e pi\u00f9 delle altre), e, magari, perfino le guerre d&#8217;Africa, che si \u00e8 preferito tirare un rigo su tutto quanto. Niente pi\u00f9 tradizione militare: \u00e8 tutta brutta e cattiva; ha prodotto solo cose brutte e cattive: il nazionalismo, il colonialismo, il fascismo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, si \u00e8 buttato via il bambino insieme all&#8217;acqua sporca. Indipendentemente dal giudizio che si voglia dare su questo o quel periodo storico, sulla liceit\u00e0 di questa o quella guerra, il valore militare, da che mondo \u00e8 mondo (cio\u00e8 dall&#8217;elogio di Simonide ai caduti greci delle Termopili) \u00e8 sempre stato un qualcosa di cui andare fieri: perch\u00e9 la Patria rappresenta il bene superiore, davanti al quale gli altri beni politici e sociali si devono inchinare. Non dovrebbe importare se i 2.000 soldati italiani e ascari che hanno difeso il Passo di Culqualber contro 20.000 Britannici e Abissini, nel novembre del 1941, combattevano per una Patria che, in quel momento storico, era governata da Mussolini: importa che combatterono e che seppero morire, da eroi, per l&#8217;Italia. Oggi non abbiamo pi\u00f9 la generazione che ha prodotto gli eroi di Culqualber e di Giarabub; in compenso, abbiamo la generazione di Tangentopoli. Ogni campo produce i frutti che sono stati seminati.<\/p>\n<p>Quanto alla famiglia, ognuno vede dove ci sta portando la deriva mondialista e omosessualista. Non solo non si parla pi\u00f9 delle virt\u00f9 familiari, dello spirito di amore e sacrificio che dovrebbe animarla, ma si proclama apertamente, e si legifera, che qualunque unione, stabile o provvisoria, eterosessuale o anche omosessuale, \u00e8 una famiglia, ovviamente piena di diritti da rivendicare. E poi ci meravigliamo se i nostri figli deludono le nostre aspettative, anche le pi\u00f9 modeste e le pi\u00f9 legittime?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molte persone credono che la celebre frase: \u00abDisgraziato il Paese che ha bisogno di eroi\u00bb sia una specie di proverbio o, comunque, una espressione di saggezza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-23072","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23072","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23072"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23072\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23072"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23072"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}