{"id":23064,"date":"2022-10-09T08:04:00","date_gmt":"2022-10-09T08:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/09\/a-qual-fine-deve-tendere-il-volere\/"},"modified":"2022-10-09T08:04:00","modified_gmt":"2022-10-09T08:04:00","slug":"a-qual-fine-deve-tendere-il-volere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/09\/a-qual-fine-deve-tendere-il-volere\/","title":{"rendered":"A qual fine deve tendere il volere?"},"content":{"rendered":"<p>Aristotele ha mostrato che ciascuna cosa esistente o muove, o \u00e8 mossa. Ora, muovere \u00e8 lo stesso che agire: pertanto si pu\u00f2 anche dire che ciascuna cosa agisce, o \u00e8 agita. Le creature viventi agiscono, con un grado crescente di libert\u00e0, dalla pianta, all&#8217;animale, all&#8217;uomo; le cose inerti sono agite da qualcosa di diverso da s\u00e9, ad esempio la pietra \u00e8 levigata dall&#8217;acqua, e il legno \u00e8 modellato dallo scultore. Proseguendo in quest&#8217;ordine di ragionamento, possiamo anche dire che se esistere \u00e8 agire e se gli esseri viventi si distinguono per il fatto di poter agire da se stessi, come la pianta che estrae l&#8217;acqua e i sali minerali dalla terra, l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;aria e il calore e la luce dal Sole, per sintetizzarli e produrre sostanza vivente, allora tutto ci\u00f2 che esiste tende ad un fine, perch\u00e9 l&#8217;agire \u00e8 movimento e il movimento \u00e8 dirigersi verso un fine; e che il fine dell&#8217;uomo, in quanto creatura vivente e razionale, dunque creatura razionale, deve esser per forza quello di dirigersi verso il fine che gli \u00e8 proprio e che non pu\u00f2 essere il medesimo della pianta, dell&#8217;animale o, a maggior ragione, delle cose non viventi.<\/p>\n<p>Ora, nell&#8217;uomo, di caratteristico, non \u00e8 solo la ragione, ma anche la volont\u00e0, che \u00e8 lo strumento grazie al quale egli dirige l&#8217;azione in un senso specificamente razionale, come \u00e8 proprio della sua natura di uomo. Si potrebbe obiettare che anche gli animali superiori sono dotati di volont\u00e0, ma a ben guardare si tratta piuttosto di un istinto: la volont\u00e0, infatti, indica non solo la facolt\u00e0 che consente di tradurre in azione ci\u00f2 che si brama, ma anche, e soprattutto, la facolt\u00e0 di discernere fra gli oggetti desiderabili quelli che si addicono all&#8217;uomo, secondo ragione. Ecco perch\u00e9 si dice, di un uomo che si lascia trascinare dagli istinti pi\u00f9 bassi, che si \u00e8 abbrutito: infatti si \u00e8 reso simile ai bruti, disprezzando ci\u00f2 che \u00e8 specificamente umano, la signoria della ragione sopra gli appetiti e la capacit\u00e0 di discernere quelli che gli competono, in quanto essere ragionevole, e quelli che invece si addicono alla sola sfera istintiva, come negli animali.<\/p>\n<p>Pertanto l&#8217;uomo \u00e8 quell&#8217;essere razionale, dotato di volont\u00e0, che non appetisce indistintamente qualunque bene, ma che desidera sopra tutto il bene che \u00e8 proprio della sua natura, vale a dire il bene della felicit\u00e0 ragionevole. Ogni essere \u00e8 felice quando consegue il bene che appetisce, ed \u00e8 sommamente felice quando consegue stabilmente quel bene che \u00e8 al di sopra di ogni altro <em>quanto alla sua specifica natura<\/em>. E poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nulla che stia al di sopra del riconoscere il vero, poich\u00e9 la ragione \u00e8 lo strumento atto a tale scopo, se ne deve concludere che la massima felicit\u00e0 e il sommo bene, per l&#8217;uomo, \u00e8 quello di trovare la verit\u00e0, separandola da tante altre cose che hanno bens\u00ec una certa quale apparenza di vero, ma che non sono, in realt\u00e0, il vero, o non lo sono interamente, ma sono una mescolanza di vero e di falso, e perci\u00f2 di bene e di male. Tale \u00e8 il fine dell&#8217;uomo: agire, cio\u00e8 muoversi liberamente e autonomamente, cio\u00e8 non costretto da altri, n\u00e9 piegato alla volont\u00e0 altrui, nella sfera della ragione, cercando e trovando la verit\u00e0, il cui godimento lo rende propriamente felice.<\/p>\n<p>Certo un uomo pu\u00f2 essere felice in altra maniera, ad esempio diguazzando nel fango e nutrendosi di ghiande, come un maiale: ma in tal caso non si tratta d&#8217;un godimento realmente umano, bens\u00ec della degradazione a uno statuto ontologico inferiore. Per essere veramente e perfettamente felice, ogni essere deve godere, nel massimo grado, di quel bene che \u00e8 specifico della sua natura e non di un bene qualunque, o di un qualcosa che abbia una certa apparenza di bene. Per il diabetico, assumere una quantit\u00e0 di cibi ipercalorici potr\u00e0 essere un piacere, ma non \u00e8 il bene, anzi \u00e8 il male. Viceversa, per il malato che vuol guarire, assumere la medicina amara \u00e8 senza dubbio un atto sgradevole, ma egli lo compie volentieri, sapendo, grazie alla sua razionalit\u00e0, che gli fa bene e lo avvicina al bene della salute. La capacit\u00e0 di rifiutare un falso bene in vista del vero bene, cos\u00ec come quella di sottomettersi a un male apparente e transitorio in vista di uno reale e definitivo, \u00e8 propria dell&#8217;essere umano e non dell&#8217;animale irragionevole, che si fa guidare unicamente dall&#8217;istinto.<\/p>\n<p>A questo proposito scriveva un grande filosofo tomista, il gesuita Luigi Taparelli D&#8217;Azeglio (Torino, 1793-Roma, 1862), nel suo <em>Saggio teoretico di diritto naturale<\/em>, Napoli, La Civilt\u00e0 Cattolica, 1850, vol. 1, pp. 4-12; ci siamo permessi qualche lieve modifica ortografica su parole decisamente obsolete):<\/p>\n<p><em>Or il bene che cosa \u00e8? Gi\u00e0 osservammo che dicesi volgarmente BENE ci\u00f2 che forma il naturale appagamento di una facolt\u00e0, di una tendenza qualunque: e perci\u00f2 quante sono le tendenze, le inclinazioni di un essere, tanti sono i beni dei quali egli \u00e8 capace. Sotto questo generalissimo aspetto si comprendere in che senso si debba intendere la distinzione dei beni VERI dai FALSI di cui nel linguaggio familiare occorre menzione s\u00ec frequente; siccome possono le varie inclinazioni di un essere venir a contrasto, e indurlo ad oggetti diversi e contrari, \u00e8 chiaro che se uno di essi sar\u00e0 VERO bene, l&#8217;opposto sar\u00e0 bene FALSO; giacch\u00e9 falso diciamo l&#8217;opposto del vero.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma qual \u00e8 il principio per cui il vero dal falso bene si distingue? Se ogni essere fosse semplicissimo e perci\u00f2 dalla natura dotato soltanto di una tendenza, \u00e8 chiaro che non potrebbe non correre al bene propostogli dalla natura, e per\u00f2 tenderebbe sempre al vero suo bene; ma nella molteplicit\u00e0 di tendenze varie, di cui molti esseri sono naturalmente dotati, quale di queste tendenze deve dirsi buona? Cio\u00e8 inclinata al vero BENE? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Natura \u00e8 dunque quel principio di tendenza che porta un essere allo scopo pel quale \u00e8 fatto dal suo Creatore. Ma a questo scopo debbono tutti gli altri subordinarsi; dunque tutte le tendenze a questa prima radicale tendenza di ogni essere. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Un agente che opera in conformit\u00e0 di questo fine acquista la propria naturale perfezione, perch\u00e9 la perfezione essendo il compimento di un essere, allora un essere sar\u00e0 NATURALMENTE PERFETTO quando si condurr\u00e0 al termine prefissogli dalla natura medesima; perfetto nell&#8217;ESSERE, quando potr\u00e0 muovere verso quel termine; perfetto nel TENDERE; quando verso esso senza svario si muove; perfetto nel TERMINE, ossia compiutamente perfetto, quando finalmente vi sar\u00e0 giunto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma si noti che nell&#8217;ordinamento dell&#8217;universo se vari sono i fini delle particolari creature, uno \u00e8 per altro il fine di tutto l&#8217;immenso lavoro; e per questo appunto l&#8217;universo apparisce s\u00ec ordinato, perch\u00e9 dispone l&#8217;immensa variet\u00e0 delle create cose secondo un principio di unit\u00e0 a cui tutto subordina Altra \u00e8 dunque la perfezione della creatura considerata in s\u00e9, altra se si consideri nel tutto dell&#8217;universo, giacch\u00e9 ogni creatura forma un tutto da s\u00e9, e forma parte di altri tutti secondari subordinati in varie gradazioni al tutto primario, a quell&#8217;Essere infinito che \u00e8 l&#8217;essere di ogni essere, e a cui tutte le creature si riferiscono. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Queste nozioni ci danno qualche idea del vero bene. Esse dimostrano che il vero bene di ogni essere \u00e8 non gi\u00e0 qualunque oggetto a cui tenda una qualche sua facolt\u00e0 isolata, ma quello a cui tende la sua natura; e che dal giungere a tale oggetto dipende la perfezione di lui soggettiva. Che per conseguenza nella idea di bene \u00e8 essenzialmente inclusa la idea di fine o termine di una qualche tendenza. Ma siccome vari possono essere i termini a cui si tende, cos\u00ec varie possono essere le specie di bene. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>In ogni facolt\u00e0 dunque altro \u00e8 il termine medio, altro il termine finale, altro il termine di riposo che ne consegue. Tutti sono termini di essa facolt\u00e0 in qualche modo, e perci\u00f2 tutti in qualche modo sono BENI; ma il termine intermedio non \u00e8 bene se non perch\u00e9 conduce al finale, e dicesi UTILE; il finale \u00e8 quel bene che conviene e che fu inteso dal Creatore per l&#8217;ordine dell&#8217;universo, e dicesi BENE CONVENEVOLE od ONESTO; il riposo che nasce dal possedimento di un obiettivo proporzionato alla facolt\u00e0, dicesi DILETTO, PIACERE.<\/em><\/p>\n<p><em>Quindi apparisce che il vero bene, il bene cio\u00e8 inteso dal Creatore \u00e8 il bene di ordine, il bene CONVENEVOLE: cos\u00ec il bene individuale della pecorella \u00e8 la sua conservazione, gli atti che vi contribuiscono sono mezzi, il diletto che vi si accoppia \u00e8 una conseguenza. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni ESSERE \u00c8 UNO, e perci\u00f2 UNA ogni natura; il fine di ogni natura ne forma la perfezione, la perfezione di natura UNA \u00e8 necessariamente UNA; quando la natura tende a vari oggetti materialmente distinti, li riguarda sotto questo solo aspetto di complemento o perfezione sua; dunque elle tende ad un solo oggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>E questo ci fa comprendere come tendendo gli uomini tutti ad un solo fine, pure tanto disputino sulla felicit\u00e0. Non si disputa gi\u00e0 se debba tendersi alla felicit\u00e0 ma ammesso questo come principio, si domanda ove ella si trova: si cerca l&#8217;oggetto MATERIALE non il PROPRIO. Questo anzi \u00e8 per tutti evidente e serve di primo principio ad ogni morale disputazione, che sempre pu\u00f2 ridursi a questo primo assioma pratico: \u00abIo bramo esser felice\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Perci\u00f2, riassumendo: il vero bene di un essere \u00e8 quello cui \u00e8 stato destinato dal Creatore, e che gli viene indicato dalla sua stessa natura; ed esso coincide con il bene conveniente in se stesso, mentre l&#8217;utile \u00e8 il mezzo per raggiungerlo, e il piacere \u00e8 l&#8217;effetto che ne consegue. Chi anteponga l&#8217;utile al bene, o il piacere sia all&#8217;utile che al bene, inverte l&#8217;ordine delle cose e reca un torto alla propria stessa natura.<\/p>\n<p>Ci sia concesso chiarire ulteriormente quest&#8217;ultimo concetto traendo un esempio dalle pazze cronache di questa pazza modernit\u00e0, nella quale ci troviamo a vivere. Qualche tempo fa una famosa, giovane e avvenente attrice americana decise di farsi asportare le mammelle per prevenire il rischio di sviluppare un tumore al seno, male di cui aveva sofferto sua madre; i mezzi d&#8217;informazione ne diedero l&#8217;annuncio; nessuna voce autorevole di medico si lev\u00f2 contro una decisione cos\u00ec irragionevole, per la sproporzione evidente fra il supposto beneficio e il danno certissimo. Risultato: molte giovani ragazze vogliono imitare la loro eroina, e molti genitori danarosi e scriteriati, incredibile ma vero, ritengono di dare prova alle loro figlie di amore paterno e materno offrendo loro il ricovero in clinica per sottoporsi a quel tipo d&#8217;intervento. Questo \u00e8 un buon esempio di come l&#8217;essere umano, se non sa fare un retto uso della ragione e della volont\u00e0, scambia un male sicuro per un bene ipotetico (a dir poco), in altre parole antepone ci\u00f2 che gli sembra utile a ci\u00f2 che \u00e8 bene. \u00c8 bene, per l&#8217;essere umano, rispettare il proprio corpo e conservare intatti i propri organi, muscoli e tessuti: dunque, per una donna, custodire i seni che la natura le ha dato e non sacrificarli per una paura cieca e irragionevole; cos\u00ec come \u00e8 bene per un medico, in questo caso un chirurgo, consigliare il paziente secondo scienza e coscienza e non prestarsi a fare qualunque tipo d&#8217;intervento, come farebbe un qualsiasi macellaio prezzolato, poich\u00e9 ci\u00f2 si addice a un mercenario senza scienza n\u00e9 coscienza e non a un medico.<\/p>\n<p>Per la stessa ragione, un essere umano non deve porre il piacere come fine supremo della sua vita. Il piacere \u00e8 la conseguenza, o l&#8217;effetto, del vero bene, ma non lo sostituisce. L&#8217;uomo cerca il vero per essere felice, e lo \u00e8 quando giunge alla disinteressata contemplazione di esso, come \u00e8 mirabilmente descritto da Dante nell&#8217;ultimo canto della <em>Divina Commedia<\/em>. Se l&#8217;uomo cercasse il piacere come oggetto della felicit\u00e0, invertirebbe il giusto rapporto gerarchico che deve esistere fra il vero, che \u00e8 il fine, e il piacere che ne deriva; o, peggio ancora, lo disprezzerebbe del tutto. Abbandonarsi in maniera animalesca alla ricerca dei piaceri carnali significa smarrire completamente l&#8217;orientamento verso il bene, facendo consistere quest&#8217;ultimo in un piacere che \u00e8 degradante per la natura dell&#8217;uomo e che non lo pu\u00f2 rendere felice, perch\u00e9 non gli permette di portare alla perfezione, cio\u00e8 al grado pi\u00f9 alto, le qualit\u00e0 proprie della sua natura. <em>Fatti non foste a viver come bruti<\/em>, dice ancora Dante<em>, ma per seguir virtute e conoscenza<\/em>. E il suo Ulisse non esita a farsi legare all&#8217;albero maestro della nave, sapendo che \u00e8 praticamente impossibile resistere al richiamo del piacere con la sola forza della ragione e della volont\u00e0.<\/p>\n<p>E qui si apre un capitolo nuovo, che la filosofia di Aristotele, date le sue premesse immanentiste, non sospetta neppure che esista, ma che \u00e8 stato trattato meravigliosamente dal genio di san Paolo, di sant&#8217;Agostino e sopra ogni altro da san Tommaso d&#8217;Aquino. L&#8217;uomo pu\u00f2 forse arrivare a vedere quasi perfettamente il bene, ma non \u00e8 capace di tradurlo in azione. Non basta la verit\u00e0 per essere virtuosi: questo \u00e8 stato il grande abbaglio di Socrate. Ci vuole qualcos&#8217;altro, qualcosa che la natura umana non possiede: la grazia. Ma l&#8217;uomo, che \u00e8 dotato di ragione e volont\u00e0, pu\u00f2 arrivare a capirlo e quindi a chiederla fiduciosamente a Colui che gliela pu\u00f2 dare. Senza la grazia, la ragione umana \u00e8 simile a una macchina meravigliosa, ma inerte; solo con la grazia si vivifica, si umanizza, e sa conseguire quel bene che ha visto ma che rimane lontano. Come dice san Paolo (<em>Romani<\/em> 7,15):\u00a0<em>Non riesco a capire neppure ci\u00f2 che faccio: infatti non faccio quello che voglio, ma quello che detesto.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aristotele ha mostrato che ciascuna cosa esistente o muove, o \u00e8 mossa. Ora, muovere \u00e8 lo stesso che agire: pertanto si pu\u00f2 anche dire che ciascuna<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[97],"class_list":["post-23064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-aristotele"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23064\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}