{"id":23060,"date":"2011-06-06T10:23:00","date_gmt":"2011-06-06T10:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/06\/a-cosa-servono-le-nostre-sventure\/"},"modified":"2011-06-06T10:23:00","modified_gmt":"2011-06-06T10:23:00","slug":"a-cosa-servono-le-nostre-sventure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/06\/a-cosa-servono-le-nostre-sventure\/","title":{"rendered":"A cosa servono le nostre sventure?"},"content":{"rendered":"<p>A che cosa servono le disgrazie che ci colpiscono nel corso della vita: sono l&#8217;inevitabile pedaggio che paghiamo al caso, al capriccio della fortuna, oppure rivestono un significato profondo, che dovremmo imparare a riconoscere, prima di lamentarcene?<\/p>\n<p>Gli uomini non amano la sofferenza e non vorrebbero essere sfiorati dalla nera ala del dolore; l&#8217;ideale, per loro, sarebbe che la loro intera vita scorresse senza incidenti n\u00e9 momenti brutti da passare, che mostrasse loro sempre il suo volto dolce ed amabile.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di male, in questo, anche perch\u00e9 con la natura \u00e8 inutile litigare; e, se la natura umana \u00e8 cosiffatta, non ha senso prendersela o immaginare come potrebbero andare le cose, se le premesse fossero completamente diverse.<\/p>\n<p>Per\u00f2, attenzione: una cosa \u00e8 riconoscere che esiste, nella costituzione umana, una naturale propensione alla gioia e un naturale orrore per la sofferenza; e un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 dedurne che la vita \u00e8 ingiusta, o assurda, o entrambe le cose insieme, se ci riserva troppo spesso dei dolori e troppo raramente, a nostro giudizio, delle cose belle.<\/p>\n<p>Inoltre, riconoscere la nostra predisposizione alla gioia non significa che non ci si debba attrezzare in vista dei dolori: psicologicamente, spiritualmente, moralmente &#8211; e anche praticamente; non significa che si possa vivere con beata spensieratezza, aspettando ogni volta che i momenti difficili ci caschino addosso, travolgendoci inattesi con tutta la loro forza.<\/p>\n<p>Quando il bambino diventa adulto, si rende conto che, nella vita, vi sono molte cose piacevoli e gioiose, alcuna addirittura sublimi; ma anche dei passaggi ardui, dei momenti di crisi, di scoraggiamento, di angoscia; alcuni bambini, ad esempio quelli che rimangono orfani in seguito a una malattia o a un incidente, lo scoprono anche troppo presto.<\/p>\n<p>Diventare adulti senza cedere alla tentazione del cinismo, senza lasciarsi risucchiare nella cupa spirale del pessimismo e del nichilismo; diventare adulti conservando lo sguardo limpido del bambino, che si stupisce di ogni cosa e s ancora provare gratitudine per ci\u00f2 che la vita gli dona, imparando, al tempo stesso, ad affrontare il dolore, a farsene una ragione, a filtrarlo e trasformarlo, da veleno, in sostanza vitale per l&#8217;anima: questo \u00e8 il compito che la vita ci presenta, ed \u00e8 in base ad esso che possiamo considerarci dei riusciti o dei falliti.<\/p>\n<p>\u00c8 riuscita una vita che abbia imparato a coniugare le ore liete con quelle tristi, e ad attraversare queste ultime senza lasciarsi amareggiare, senza lasciarsi avvilire, senza denigrare se stessa, ma anzi, superando anche le difficolt\u00e0 con animo grato e fidente, con intatta capacit\u00e0 di elaborare il male per cambiarlo in bene, con inesausta apertura verso l&#8217;infinita e imprevedibile ricchezza del reale.<\/p>\n<p>\u00c8 fallita, invece, una vita che sappia lodare se stessa solo quando le cose vanno bene, ma si chiuda, si sdegni e si scoraggi ogni qual volta le cose non vanno nel senso desiderato; ogni qual volta essa deve misurarsi con il dolore, la solitudine, l&#8217;impotenza; ogni qual volta la ruvida carezza delle circostanze metta impietosamente a nudo la fragilit\u00e0 delle nostre sicurezze, delle nostre illusioni, delle nostre menzogne.<\/p>\n<p>\u00c8 virile ed autentica una vita che sappia dire s\u00ec anche al dolore; che sappia abbandonarsi anche alla violenza della tempesta, e non solo distendersi mollemente alla dolce carezza del venticello primaverile; che sappia benedire il gelo e il ghiaccio dell&#8217;inverno, e non solo il calore e la luce della piena estate.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si esprime Seneca, a proposito di come si debbano affrontare e sopportare le proprie sventure, nelle \u00abLettere a Lucilio\u00bb (titolo originale: \u00abAd Lucilium epistularum moralium libri XX\u00bb, libro XVI, lettera 96; traduzione italiana di Giuseppe Monti, Milano, Rizzoli, 1974, 1994, vol. II, pp. 373-74):<\/p>\n<p>\u00abTi sdegni tanto e ti lagni per qualche avversit\u00e0; e non ti rendi conto che il male non sta in queste avversit\u00e0, ma nel fatto che ti sdegni e ti lagni. Vuoi che te lo dica? Secondo me l&#8217;unica infelicit\u00e0 per l&#8217;uomo \u00e8 il credere che esista l&#8217;infelicit\u00e0 nella natura. Io non riuscirei pi\u00f9 a sopportare me stesso il giorno in cui qualche cosa mi divenisse insopportabile. Sono ammalato? Anche questo fa parte del mio destino. Mi si ammalano gli schiavi, sono carico di debiti, mi perseguitano disgrazie, ferite, affanni, paure? Sono cose che capitano. Dico meglio: devono capitare. Non avvengono a caso, ma per volont\u00e0 divina.<\/p>\n<p>Credimi, quelli che ti rivelo ora sono i miei intimi sentimenti. In tutte le vicende che mi sembrano avverse e dolorose, ecco la regola che mi son fatta: non obbedisco, ma consento alla volont\u00e0 divina; la seguo spontaneamente, non per necessit\u00e0. Non mi accadr\u00e0 mai nulla che io accolga con animo triste e con volto corrucciato; pagher\u00f2 sempre volentieri il mio tributo. Ora, tutte le cose che provocano i nostri gemiti e i nostri spaventi sono tributi alla vita. E tu, caro Lucilio, non devi sperare e neppure chiedere d esserne esonerato. I dolori alla vescica ti hanno tolto la quiete? Ti sono giunte lettere poco piacevoli? Hai avuto continui guai o, peggio, hai temuto per la tua vita? E non sapevi che tu, augurandoti di giungere alla vecchiaia, ti auguravi queste tribolazioni? Esse s&#8217;incontrano tutte durante una lunga vita, cos\u00ec come s&#8217;incontrano la polvere, il fango, la pioggia in un lungo viaggio.<\/p>\n<p>&quot;Ma io volevo vivere evitando questi acciacchi.&quot; \u00c8 un linguaggio effeminato indegno di un uomo. Prendi come vuoi questo augurio che ti faccio con affetto, ma virilmente: gli dei e le dee non permettano che tu divenga il beniamino della fortuna. Nel caso che un dio ti consentisse di scegliere, chiediti se tu vorresti vivere in un mercato o in un accampamento. Ebbene, o Lucilio, la vita \u00e8 un servizio militare. Pertanto gli uomini che, bersagliati dalla sorte, vanno su e gi\u00f9 attraverso vie ardue e faticose, e affrontano rischiosissime spedizioni, sono i coraggiosi che primeggiano nella vita militare. Coloro, invece, che vivono in un putrido ozio e nelle mollezze, mentre gli altri si affaticano, sono sicuri come tortorelle, ma a prezzo del disonore. Addio.\u00bb<\/p>\n<p>Invero, la filosofia di Seneca riflette il tipico atteggiamento stoico nei confronti del dolore: una virile sopportazione, pi\u00f9 che uno sforzo di trasformazione; quello stesso atteggiamento che lo induce ad approvare il suicidio, quando non vi siano alternative ad una situazione di grave disonore o di perduta della dignit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Non crediamo che sia questa l&#8217;ottica giusta per porsi nei confronti del male che turba la nostra vita; n\u00e9 che il piglio militaresco, che lo induce a paragonare la vita ad un servizio militare (e quale servizio militare: quello della superpotenza imperialista del mondo antico, sempre in guerra contro qualcuno per espandersi indefinitamente), sia il modo pi\u00f9 saggio di fronteggiare il dolore e la disgrazia, quando essi battono alla nostra porta.<\/p>\n<p>Incominciamo dal concetto di disgrazia: che cos&#8217;\u00e8, precisamente, una disgrazia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A che cosa servono le disgrazie che ci colpiscono nel corso della vita: sono l&#8217;inevitabile pedaggio che paghiamo al caso, al capriccio della fortuna, oppure rivestono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-23060","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23060","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23060"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23060\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23060"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23060"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23060"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}