{"id":23054,"date":"2018-08-20T12:47:00","date_gmt":"2018-08-20T12:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/a-chi-interessa-la-verita\/"},"modified":"2018-08-20T12:47:00","modified_gmt":"2018-08-20T12:47:00","slug":"a-chi-interessa-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/20\/a-chi-interessa-la-verita\/","title":{"rendered":"A chi interessa la verit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione abbastanza diffusa che, per svolgere una riflessione appropriata sulla questione del relativismo contemporaneo, sia necessario essenzialmente determinare cosa si intenda per verit\u00e0. Questo, per\u00f2, a nostro avviso, significa gi\u00e0 porsi in una prospettiva relativista: perch\u00e9 chiedersi cosa sia la verit\u00e0 significa suggerire, implicitamente, che la verit\u00e0 sia tale in base a una definizione, il che implica, inevitabilmente, che si facciano avanti svariate definizioni, e quindi molteplici verit\u00e0. La domanda essenziale, a nostro avviso, non deve essere cosa sia la verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 si pu\u00f2 definire, ma non la si pu\u00f2 giustificare, cos\u00ec come non si possono giustificare i postulati della geometria, sui quali per\u00f2 si basa tutto il discorso della geometria. <em>La verit\u00e0 \u00e8 la corrispondenza fra la cosa e il giudizio<\/em>: la vecchia definizione di san Tommaso d&#8217;Aquino basta e avanza, e non c&#8217;\u00e8 pirandellismo che tenga. Dopo di che, si tratta di non cadere nella trappola delle interpretazioni, perch\u00e9 nel momento in cui si vuol non solo definire ma anche giustificare la verit\u00e0, necessariamente si fa una operazione ermeneutica, il che apre la porta, <em>ipso facto<\/em>, al relativismo: equivale infatti ad ammettere che sono possibili contemporaneamente diverse verit\u00e0. La verit\u00e0, invece, per definizione, \u00e8 una, o non \u00e8: e tutti quelli che sostengono di avere la loro verit\u00e0, non sanno letteralmente quel che dicono, perch\u00e9, se lo sapessero, non si renderebbero ridicoli con una affermazione cos\u00ec palesemente priva di senso. Questo per\u00f2 significa andare contro tutto ci\u00f2 che la cultura moderna ci ha sempre ripetuto e martellato nella testa: ossia che bisogna diffidare di chi dice di sapere cosa sia la verit\u00e0. Fra Ges\u00f9 Cristo, che dice di essere venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verit\u00e0, e Ponzio Pilato, che gli replica chiedendo cosa sia la verit\u00e0, gli uomini moderni stanno istintivamente dalla parte di Ponzio Pilato (anche se magari, a parole, si definiscono cristiani, e tali credono di essere), perch\u00e9 questa diffidenza nei confronti della verit\u00e0 \u00e8 diventata parte del loro Dna intellettuale, anzi, emozionale. Sentir parlare della verit\u00e0, specialmente dopo i tre grandi maestri del sospetto, Marx, Nietzsche e Freud, provoca alla maggior parte delle persone, specialmente quelle semicolte e che si credono particolarmente sapienti e informate, una reazione che somiglia molto ai riflessi condizionati di Pavlov: vedono rosso, schiumano, digrignano i denti e si preparano ad attaccare e azzannare l&#8217;impostore, ossia il ribaldo, certamente malintenzionato, che afferma di sapere cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, o che si comporta come se lo sapesse.<\/p>\n<p>La vera domanda, pertanto, a nostro parere, non deve essere: <em>che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?<\/em>, perch\u00e9 il solo fatto di porsela implica il fatto di non crederla possibile. Per avere le risposte giuste, bisogna sapersi fare le domande giuste: e <em>che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0<\/em> non \u00e8 una domanda giusta, perch\u00e9 non \u00e8 una domanda intelligente; chi la fa, la fa in mala fede. La domanda essenziale deve essere, piuttosto: <em>a chi interessa la verit\u00e0?<\/em>, perch\u00e9 solo se esiste qualcuno che abbia a cuore la verit\u00e0, il discorso sulla verit\u00e0 diventa un discorso positivo, razionale e dotato di senso; diversamente, \u00e8 solo un esercizio di retorica e una perdita di tempo. Anche questa domanda, tuttavia, equivale a uno scontro frontale con la cultura oggi dominante: perch\u00e9 \u00e8 un dogma del politicamente corretto credere e professare che la verit\u00e0 importi a tutti, che tutti la desiderino, che tutti la cerchino. E invece \u00e8 proprio qui che si annida il marcio, come direbbe Amleto (<em>c&#8217;\u00e8 del marcio in Danimarca<\/em>), perch\u00e9 Shakespeare, dietro i fronzoli di un teatro rinascimentale che tende al barocco, \u00e8 uno che sa andare dritto al cuore delle cose. Il desiderio della verit\u00e0 \u00e8, s\u00ec, una tendenza latente nella maggior parte degli uomini; per\u00f2, come tutte le cose, deve essere costantemente coltivato, sostenuto, incoraggiato, altrimenti appassisce e muore. Esso implica, infatti, per sua natura, una tensione, e quindi uno sforzo. \u00c8 una tendenza contemporaneamente naturale e innaturale: naturale, perch\u00e9 tutti, o quasi tutti, ne sentono istintivamente il bisogno, dato che senza di essa si sprofonda in un mondo caotico, fatto di apparenze e di menzogne; innaturale, perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 naturale sedersi, riposarsi e possibilmente addormentarsi su qualche verit\u00e0 di comodo, senza andar tanto a scavare per giungere fino alla verit\u00e0 vera: quella che giace al fondo. E la maggioranza delle persone non ama la fatica, meno ancora i sacrifici o i pericoli; la maggioranza delle persone ama la vita comoda, senza crearsi tanti problemi laddove ci\u00f2 non sia assolutamente indispensabile.<\/p>\n<p>Giungiamo perci\u00f2 a una prima, significativa conclusione, che \u00e8 ben diversa da ci\u00f2 che dice e ripete la cultura dominante: la maggior parte delle persone non desidera la verit\u00e0, se la verit\u00e0 richiede sforzi e sacrifici; preferisce vivere in uno stato d&#8217;ignoranza che equivale alla menzogna, perch\u00e9 non riflette la corrispondenza fra la cosa e il giudizio. Per\u00f2, nello stesso tempo, la quasi totalit\u00e0 delle persone si picca di essere amante della verit\u00e0, e pretende di fondare su di essa la propria vita: chi non si vanta di essere una persona vera, una persona autentica? Questo \u00e8 un altro aspetto tipico della societ\u00e0 moderna: la finzione generalizzata che vi sia un amore universale per la verit\u00e0. \u00c8 una menzogna cos\u00ec capillarmente diffusa, che tentare di denunciarla equivale a esporsi alla lapidazione; e tuttavia \u00e8 necessario farlo, perch\u00e9 l&#8217;amore della verit\u00e0 \u00e8 fatto in primo luogo dalla testimonianza, e ci\u00f2 che distingue il vero dal falso amore \u00e8 la disponibilit\u00e0 a soffrire per guadagnarsi il diritto di esistere. Chi non \u00e8 disposto a farsi lapidare per amore della verit\u00e0, non crede nella verit\u00e0; e se non ci crede, \u00e8 meglio che smetta di parlarne e si occupi di qualcos&#8217;altro. Ora, il fatto che la pigrizia e la vilt\u00e0 istintive degli esseri umani tendano ad allontanarli dalla verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 implica sforzo e sacrificio, determina una prima scrematura fra quanti sono degni della verit\u00e0 e quanti non lo sono. La verit\u00e0 bisogna meritarla: non basta dire di desiderarla, bisogna mostrarlo con i fatti. E i fatti sono che chi cerca davvero la verit\u00e0, si crea ovunque dei nemici, mentre chi finge soltanto di cercarla, si fa un gran numero di amici. La cultura moderna \u00e8 quindi in se stessa una cultura menzognera, perch\u00e9 \u00e8 stata pensata ed instaurata dai <em>philosophes<\/em> e dai loro successori, i quali non sono mai stati, e non sono neppure oggi, degli amanti della verit\u00e0, bens\u00ec degli amanti di quello <em>status<\/em> che viene assicurato a quanti accarezzano l&#8217;ipocrisia generalizzata, secondo la quale tutti amerebbero la verit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 li rende apprezzati e popolari e convoglia su di essi le simpatie e l&#8217;ammirazione dell&#8217;uomo comune, il mezzo sapiente e il semi-cosciente, cio\u00e8 l&#8217;ignorante inconsapevole che per\u00f2 non sa di essere tale. Ma affinch\u00e9 non procediamo <em>troppo chiuso<\/em>, come direbbe Dante, proviamo a scendere su un terreno pi\u00f9 pratico, per meglio rendere l&#8217;idea. La societ\u00e0 moderna apprezza quegli intellettuali che dicono di amare la verit\u00e0, e dicono che tutti la amano, per\u00f2, di fatto, si limitano a denunciare la congiura contro la verit\u00e0, e danno a intendere che tutti gli uomini, se fosse per loro, la cercherebbero e la vorrebbero, per\u00f2, poverini, ne sono espropriati da una serie di circostanze esterne che sfuggono alla loro volont\u00e0, e che devono pertanto subire. In questo modo, i nemici della verit\u00e0 si spostano all&#8217;esterno, sono sempre <em>gli altri<\/em>; ma ciascuno, quanto a se stesso, riceve la patente di amante della verit\u00e0, e ci\u00f2 lo fa sentire nobile e giusto, e accende in lui, per contro, una sacra indignazione contro quei malvagi che gli sottraggono la verit\u00e0 e che vanificano il suo desiderio di essa. Molto semplice e molto ben pensato: la formula ideale per essere popolari, passando per intrepidi paladini della verit\u00e0, mentre si \u00e8 soltanto dei parassiti che vivono sfruttando l&#8217;ipocrisia generalizzata. Qualche nome? Ma sarebbero legione; tuttavia, se proprio dobbiamo farne uno, ecco, ci sembra che Umberto Eco li compendi tutti a meraviglia: il classico pseudo intellettuale (pseudo filosofo, pseudo sociologo, pseudo romanziere, eccetera) che ha scritto decine e decine di libri per non dire assolutamente nulla, ma facendo credere a tutti di aver detto grandi cose, e, soprattutto, di aver demistificato i bugiardi, il che \u00e8 pur sempre un utile contributo, sebbene indiretto, alla sacra battaglia in difesa della verit\u00e0. Eppure tutta la sua opera \u00e8 un&#8217;unica, sfrontata bugia: nascondendosi dietro il dito che la verit\u00e0 \u00e8 relativa, ha dato un contributo notevole al trionfo della menzogna sulla verit\u00e0. Eppure, chi pi\u00f9 di lui si \u00e8 scagliato con sacra indignazione contro maghi, ciarlatani, complottisti, esoteristi e imbroglioni d&#8217;ogni sorta? \u00c8 tipico del <em>philosophe<\/em> di matrice illuminista: se la prende sempre con un avversario visibile, ma debole; e mentre sta dalla parte dei poteri forti, assume per\u00f2 l&#8217;aria intrepida del coraggioso campione della verit\u00e0. Un altro esempio \u00e8 il fotografo Oliviero Toscani. Chi pi\u00f9 di lui si \u00e8 speso a favore di una societ\u00e0 multietnica, multiculturale, aperta, tollerante, solidale? I suoi modelli di ogni et\u00e0, di ogni razza e di ogni sesso (chi vuol capire, capisca) hanno educato, si fa per dire, le ultime due generazioni d&#8217;italioti. Ma \u00e8 facile portare avanti quel discorso, quando si \u00e8 pagati dai Benetton e si ha l&#8217;attico a New York.<\/p>\n<p>Una seconda conclusione a cui giungiamo logicamente \u00e8 che, se la tendenza alla pigrizia \u00e8, negli uomini, pi\u00f9 forte dell&#8217;impulso verso la verit\u00e0, \u00e8 pressoch\u00e9 scontato che il sistema dominante, qualunque esso sia e qualunque sia la veste che indossa, fa di tutto per incoraggiare la pigrizia e per scoraggiare la ricerca, o anche solo il desiderio, della verit\u00e0. L&#8217;ideale, per esso, sarebbe riuscire a spegnere addirittura il bisogno di verit\u00e0 che giace nelle pieghe pi\u00f9 profonde dell&#8217;anima. Riuscire a trasformare egli esseri umani in un gregge di pecore, nelle quali non vi siano altro che pulsioni e funzioni animalesche, e, su tutto, la brama di soddisfare sempre nuovi capricci, in modo da tenerle occupate in tale utile esercizio (utile per il potere, non per esse), e tenerle, cos\u00ec, lontane dalla pericolosa tentazione di amare e cercare la verit\u00e0: questo \u00e8 l&#8217;obiettivo di massima perseguito da chi esercita un controllo sulla societ\u00e0 e sulla cultura. Nel caso della societ\u00e0 dei nostri giorni, non occorre andare tanto lontani per individuare questo soggetto: \u00e8 la grande finanza internazionale, che si \u00e8 impadronita di tutti i mezzi d&#8217;informazione e che controlla, direttamente o indirettamente, anche la scuola e l&#8217;universit\u00e0. Ma chi possiede tutti i mezzi, controlla anche i fini, diceva l&#8217;economista Fridrich von Hajek: ed \u00e8 precisamente quello che sta accadendo. Il gregge di pecore crede di essere libero, e ciascun animale del branco proclama a gran voce di fare quel che gli pare, senza subire alcun condizionamento; mentre la verit\u00e0 (ecco la verit\u00e0 che si prende la sua vendetta su quanti la disprezzano!) \u00e8 che ciascuno fa esattamene quel che il potere vuole che faccia, ciascuno sta recitando il proprio copione e non sgarra di un centimetro n\u00e9 di qua, n\u00e9 di l\u00e0: se stesse seguendo degli ordini espliciti, forse ogni tanto esiterebbe, si mostrerebbe restio o recalcitrante; ma poich\u00e9 gli ordini sono impliciti, li esegue al millimetro. E l&#8217;amara pillola della schiavit\u00f9 \u00e8 stata zuccherata cos\u00ec bene, fa tutto di buona voglia, senza protestare, anzi, con il massimo entusiasmo ancora possibile a degli zombie vacillanti, quali sono i membri di questa post-umanit\u00e0 decerebrata e totalmente manipolata. Di nuovo, c&#8217;\u00e8 bisogno di un esempio? Fra i mille, prendiamo il caso del signore argentino che siede, indegnamente, sulla cattedra di san Pietro. Chiunque possieda ancora un barlume di raziocinio, si deve essere accorto di chi egli sia realmente, quali le sue intenzioni e cosa stia facendo sin dal primo istante della sua (dubbia) elezione, cio\u00e8 distruggere la dottrina, la morale e la Chiesa cattolica in quanto tale. Di quali altre enormit\u00e0, eresie e bestemmie c&#8217;\u00e8 ancora bisogno, perch\u00e9 i cattolici, se ve ne sono ancora, capiscano di aver a che fare con una neochiesa eretica e perfidamente impegnata a trascinare anche i fedeli nella sua stessa apostasia? Eppure, la popolarit\u00e0 di quel signore \u00e8 tuttora notevole; moltissime persone stravedono per lui, e neppure se si dimostra loro, citando le sue frasi, le sue interviste, le sue omelie e i suoi documenti &quot;magisteriali&quot; che si \u00e8 radicalmente e volutamente allontanato dalla vera fede cattolica, sarebbero disposte a ricredersi. Ecco, il problema \u00e8 questo: che le persone non sono disposte a credere alla verit\u00e0, neppure se viene loro servita su un piatto d&#8217;argento; preferiscono accontentarsi delle <em>loro<\/em> verit\u00e0, cio\u00e8 delle menzogne nelle quali vivono sprofondate. Sono come dei dormienti, dei sonnambuli che non vogliono essere destati: se qualcuno li sveglia, s&#8217;infuriano contro il disturbatore della loro quiete.<\/p>\n<p>A questo punto, che fare? Vale la pena di parlare della verit\u00e0, in un clima culturale di questo tipo? Secondo noi, s\u00ec: ne vale <em>sempre<\/em> la pena. Ne va della nostra umanit\u00e0: rinunciare alla tensione verso la verit\u00e0 significa regredire al livello delle bestie. La lapidazione \u00e8 un prezzo accettabile per poter conservare lo <em>status<\/em> di esseri umani. Ed eccoci alla terza conclusione: il sistema della menzogna organizzata fa le pentole, ma non i coperchi. \u00c8 possibile guardare quel che bolle in pentola e <em>vedere<\/em> la menzogna; di conseguenza \u00e8 possibile riscuotersi, e rifiutarla, e tornare verso la verit\u00e0. La verit\u00e0 si lascia trovare da chi la cerca con umilt\u00e0 e con spirito di sacrificio, ma si nega ai superbi e ai fanfaroni. Perci\u00f2 si pone come un segno di contraddizione: in una societ\u00e0 che tende a selezionare i peggiori, e affida loro i ruoli dirigenti, la verit\u00e0 \u00e8 amata e cercata da pochi; d&#8217;altra parte, son sempre stati i pochi, per\u00f2 fortemente motivati, a indirizzare la societ\u00e0 nel suo insieme. Dieci persone che amano la verit\u00e0 e che son disposte a testimoniarla, pesano pi\u00f9 di dieci milioni di pecore ipnotizzate, che brucano e ruminano l&#8217;erba stupidamente, paghe della loro esistenza etero-diretta, che credono autentica e verace. <em>Martire<\/em> in greco significa <em>testimone<\/em>. Fin dove si deve testimoniare la verit\u00e0, fino al martirio? Forse; se non in senso fisico, in senso morale. E sia: quando mai le cose buone e belle si ottengono gratis? La verit\u00e0 \u00e8 esigente: non si concede al primo che passa, ma vuole dei <em>testimoni<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 opinione abbastanza diffusa che, per svolgere una riflessione appropriata sulla questione del relativismo contemporaneo, sia necessario essenzialmente determinare cosa si intenda per verit\u00e0. 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