{"id":23047,"date":"2015-07-28T05:49:00","date_gmt":"2015-07-28T05:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/a-chi-o-a-che-serve-il-monachesimo-contemplativo\/"},"modified":"2015-07-28T05:49:00","modified_gmt":"2015-07-28T05:49:00","slug":"a-chi-o-a-che-serve-il-monachesimo-contemplativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/a-chi-o-a-che-serve-il-monachesimo-contemplativo\/","title":{"rendered":"A chi o a che serve il monachesimo contemplativo?"},"content":{"rendered":"<p>A chi, o a che cosa, serve il monachesimo contemplativo, oggi, in una societ\u00e0 materialista, dominata da una cultura sempre pi\u00f9 permeata dall&#8217;utilitarismo e dall&#8217;edonismo?<\/p>\n<p>\u00c8 ormai largamente diffusa, infatti, e non solo negli ambienti culturali &quot;laici&quot; o dichiaratamente atei, l&#8217;idea che la preghiera in generale, e la contemplazione mistica in particolare, non solo non servano a nulla, ma che siano, in se stesse, poco meno di un crimine: il crimine di sottrarre energie e distogliere l&#8217;attenzione dai problemi &quot;veri&quot; della societ\u00e0 e dalla loro possibile soluzione, praticando una evasione, colpevole &#8212; perch\u00e9 cosciente e deliberata &#8211; nei regni di ci\u00f2 che, essendo invisibile, \u00e8 anche, per definizione (nella prospettiva materialista) inesistente, o quanto meno, in tutti i casi, ininfluente e irrilevante.<\/p>\n<p>Come! Con tutti i problemi che attanagliano il mondo d&#8217;oggi &#8212; economici, sociali, demografici, ambientali, politici, culturali &#8212; ci sono ancora delle persone, ma sarebbe meglio dire dei disertori, dei vigliacchi, dei traditori, che, invece di dare il loro contributo per il loro superamento, trovano il modo (e il coraggio) di rinchiudersi fra quattro mura, di negarsi ai loro simili bisognosi, di scegliere un egoistico isolamento, lontani da tutto e da tutti? E ci\u00f2 al solo scopo di cercare Dio: questa entit\u00e0 fantomatica, illusoria, improbabile, questa materializzazione delle nostre speranze e dei nostri timori, questa forma di nevrosi collettiva che affligge l&#8217;umanit\u00e0 ormai da troppo tempo, ma che \u00e8 stata definitivamente &quot;smontata&quot;, liquidata e archiviata da Marx, Nietzsche, Freud, e gettata nel cestino delle credenze fantastiche e &#8212; parafrasando il buon Leopardi &#8212; degli errori popolari dei nostri ingenui e creduli predecessori&#8230;<\/p>\n<p>Infine: con quale diritto questi frati, queste suore, questi eremiti, eludono le loro responsabilit\u00e0 di cittadini, sottraggono alla societ\u00e0 il loro contributo attivo di lavoro e di partecipazione, recidono il legame con i loro simili, facendosi simili alle fiere selvatiche? Domanda vecchia, addirittura antica: se la faceva, per esempio, il poeta latino Rutilio Namaziano (384-423), nel suo poemetto \u00abDe Reditu\u00bb, allorch\u00e9, navigando in vista dell&#8217;isola Capraia, divenuta luogo di eremitaggio di alcuni monaci, si lanciava in una veemente invettiva contro il cristianesimo, reo di ridurre in condizioni biasimevoli degli esseri umani, dopo averne stravolto le menti (cfr. il nostro articolo: \u00abIl &quot;De reditu&quot; di Rutilio Namaziano \u00e8 lo specchio di una classe dirigente ormai allo sbando\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 19\/12\/2011). Pertanto, i moderni critici del monachesimo e della contemplazione religiosa non hanno inventato proprio niente di nuovo: essi credono che la loro visione, &quot;progressista&quot; e molto politicamente corretta, tragga origine dalle idee dell&#8217;Illuminismo e della Rivoluzione francese, e non sanno, nella loro ignoranza, che ripetono stancamente luoghi comuni addirittura stantii, quelli che sfoderavano gli oziosi e velleitari patrizi romani della decadenza, per nascondere a se stessi le vere ragioni del declino e della imminente dissoluzione dello Stato romano e della societ\u00e0 imperiale tardo-antica.<\/p>\n<p>In fondo, l&#8217;accusa rivolta al monachesimo contemplativo \u00e8 sempre la stessa: non serve a nulla, dunque non ha giustificazioni. Nella prospettiva utilitaristica ed efficientistica, infatti, propria di tutte le societ\u00e0 e di tutte le culture basate su di una smodata fiducia nell&#8217;uomo e su di una svalutazione, implicita o esplicita, dell&#8217;azione di Dio nel mondo, non c&#8217;\u00e8 accusa pi\u00f9 grave di questa: l&#8217;inefficacia di una certa pratica o di una certa credenza; perch\u00e9 dall&#8217;inefficacia &#8212; giudicata, peraltro, secondo il criterio unico di ci\u00f2 che \u00e8 visibile e immediato, quantitativo, misurabile &#8212; si passa immediatamente alla sua illiceit\u00e0. Bisogna che tutto sia soppesato, ed eventualmente giustificato, secondo il parametro del risultato e del successo: \u00e8 la versione laica e moderna del concetto teologico, tanto complesso e controverso, della &quot;giustificazione&quot; davanti a Dio. Oggi non ci si deve pi\u00f9 giustificare davanti a un Dio trascendente, bens\u00ec davanti al dio immanente del risultato e del successo: ma si tratta di un dio particolarmente severo ed esigente.<\/p>\n<p>Esemplari ci sembrano, per chiarezza e onest\u00e0 intellettuale, le osservazioni svolte al riguardo da frate Oliveto Gerardin, dell&#8217;Abbazia olivetana di Maylis (Francia), nell&#8217;articolo \u00abIl monachesimo contemplativo nella nuova evangelizzazione\u00bb, apparso sul n. 5 del 2013 della rivista \u00abVita Nostra\u00bb dell&#8217;Associazione Nuova Citeaux, Roma, pp. 70-76:<\/p>\n<p>\u00abIl monachesimo contemplativo \u00e8 difficile da capire, difficile da spiegare, difficile da giustificare. Di solito si risponde alla domanda sulla sua utilit\u00e0 invocando la necessit\u00e0 e la potenza della preghiera per l&#8217;umanit\u00e0. \u00c8 una buona risposta, forse la migliore che ci sia. Nonostante questa verit\u00e0 sia essenziale, rimane sempre un dubbio: certo \u00e8 bene pregare, per\u00f2 non si prega tutto il giorno, si pu\u00f2 fare altro. Tutti i religiosi pregano, tutti i cristiani pregano e sono chiamati da san Paolo a pregare senza interruzione (1 Tess. , 5, 17). Ci dovrebbe essere un tempo per pregare e un altro per agire. Perch\u00e9 tanto tempo sprecato nei monasteri? Perch\u00e9 tanta energia persa? Questo bisogno di pregare tanto non sarebbe piuttosto un desiderio egoista di tranquillit\u00e0? [&#8230;]<\/p>\n<p>Ci troviamo dunque in una strana e paradossale situazione. La nostra pietra d&#8217;inciampo \u00e8 proprio il nostro carisma, la nostra chiamata. Per questa ragione deve diventare una pietra angolare, il che necessita da parte nostra di una conversione dello sguardo e del cuore, cio\u00e8 una conversione del modo di capire e e di vivere la nostra vita monastica. Qual \u00e8, in fondo, questa pietra d&#8217;inciampo che pu\u00f2 farci cadere? L&#8217;apparente inutilit\u00e0 di una vita cos\u00ec semplice, l&#8217;impressione d&#8217;infruttuosit\u00e0 che nasce da questo nostro tipo di vita. Non ci piace l&#8217;infruttuosit\u00e0. Vogliamo, legittimamente, portare dei frutti, servire a qualcosa. Vogliamo anche vedere e capire a che cosa siamo utili. E infine desideriamo segretamente essere riconosciuto in questa utilit\u00e0. All&#8217;inizio pu\u00f2 piacere essere nascosto, per\u00f2 dobbiamo riconoscere la verit\u00e0: non ci piace essere troppo nascosti e per troppo tempo. \u00c8 un legittimo richiamo della nostra psicologia. [&#8230;]<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non ci piace l&#8217;inutilit\u00e0, cerchiamo spesso di giustificare la nostra vita con un &quot;fare qualcosa&quot;. Facciamo il monaco o la monaca come un altro farebbe l&#8217;operaio, il medico o il comico. E la nostra &quot;conversatio&quot;, il nostro modo di vita, si presta benissimo a questo esercizio di fare il nostro compito. Basta rimanere l\u00ec stabile nel monastero e fare ci\u00f2 che dicono la Regola e i superiori. Facciamo la formazione e gli studi, facciamo i lavori manuali o intellettuali, facciamo gli esercizi comuni e l&#8217;ospitalit\u00e0, facciamo le preghiere e gli esercizi spirituali, forse facciamo anche qualche altra attivit\u00e0 pi\u00f9 &quot;utile&quot; di apostolato, etc. Non \u00e8 male. Anzi, \u00e8 bene. Alla fine possiamo anche sentirci soddisfatti di aver fatto, e ben fatto, il nostro dovere. Possiamo giustificarci con il nostri fare, un fare che d&#8217;altronde non \u00e8 senza lustro perch\u00e9 richiama qualche sforzo su di noi. E siamo qualche volta lodati per il generoso dono della nostra vita di ascesi. Il rischio allora \u00e8 di perdere parecchio, perch\u00e9 riceviamo la nostra vana ricompensa sui questa terra.<\/p>\n<p>Saremo dunque fortunati se su questa strada incontreremo qualche problema da superare, sia personalmente che in comunit\u00e0, se ci troveremo a incespicare su qualcosa, se non ce la faremo pi\u00f9. [&#8230;]<\/p>\n<p>Beati dunque saremo noi se nella nostra normale vita quotidiana incontreremo delle tentazioni. Queste difficolt\u00e0 molto concrete permetteranno di accorgerci che dobbiamo affrontare la questione del senso della nostra vita per rispondere in modo giusto alla nostra impressione di vacuit\u00e0 interiore. La risposta a questa non \u00e8 nella ricerca di qualche cosa utile da fare. La nostra vacuit\u00e0 interiore desidera e e richiama soltanto per essere colmata, soddisfatta, la profonda e autentica relazione d&#8217;amore con Dio e con i fratelli e sorelle. Saremo beati se nella tentazione sperimenteremo la forza del peccato e la potenza pi\u00f9 grande ancora della grazia, e se capire, o che l&#8217;evangelizzazione di noi stessi \u00e8 appena cominciata e deve essere sempre rinnovata.<\/p>\n<p>Siamo arrivati a un punto molto importante: quello della conversione, la pi\u00f9 importante &quot;nuova evangelizzazione!&quot;. I monaci hanno avuto l&#8217;intuizione che vivere e annunciare il vangelo non consiste tanto nel Fare qualcosa quanto nel diventare qualcuno, nel diventare un uomo nuovo nel Cristo. L&#8217;importante non si trova nell&#8217;&quot;utilit\u00e0&quot; o nell&#8217;&quot;inutilit\u00e0&quot;, perch\u00e9 questi non sono concetti evangelici. La ricerca della conoscenza di s\u00e9 e della conversione, cos\u00ec fondamentali nella spiritualit\u00e0 monastica fin dalle origini, ci ricordano che dobbiamo lasciarci rinnovare nell&#8217;immagine e somiglianza con Dio perch\u00e9 siamo stati salvarti dal peccato. Ecco l&#8217;importante, l&#8217;unico necessario. Si tratta di portare la liberazione evangelica fin alle profondit\u00e0 della nostra personalit\u00e0, e tramite i nostri cuori anche fin all&#8217;intimo della Chiesa.\u00bb<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 che ha conservato la fede nell&#8217;invisibile \u00e8 una societ\u00e0 che crede nel soprannaturale; e una societ\u00e0 che crede nel soprannaturale \u00e8, perci\u00f2 stesso, una societ\u00e0 che ha la massima stima, il massimo rispetto e la massima riconoscenza nei confronti di quei suoi membri che, scegliendo la via della solitudine, del raccoglimento, della contemplazione, si interpongono, in un certo senso, come se fossero dei parafulmini, tra la societ\u00e0 stessa e le tristi, funeste conseguenze che l&#8217;avidit\u00e0, la prepotenza, l&#8217;amore di s\u00e9 spinto fino all&#8217;idolatria, inevitabilmente attirano su di essa, spargendo sofferenza, angoscia, disperazione.<\/p>\n<p>La funzione che le persone contemplative e religiose svolgono, attraverso la preghiera, per la protezione dei singoli, delle famiglie, delle comunit\u00e0, \u00e8 percepita come importantissima, addirittura essenziale: il fatto che una percentuale della popolazione si sottragga, se cos\u00ec ci vogliamo esprimere, ai doveri della vita pratica, dal matrimonio al lavoro produttivo, alla pubblica amministrazione, non viene visto, n\u00e9 giudicato, negativamente, al contrario: perch\u00e9 quello che la societ\u00e0 &quot;perde&quot;, ammesso che lo perda, sul piano del finito, lo guadagna, e con gli interessi, sul piano dell&#8217;assoluto: il rapporto fra i costi e i benefici, pertanto, si chiude con un bilancio pienamente positivo.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, non \u00e8 il nostro caso; la societ\u00e0 odierna ha completamente cambiato il suo orientamento spirituale, o forse sarebbe pi\u00f9 giusto dire che lo perso: essa ha acquisito un orientamento puramente materialistico, pertanto ritiene che solo ci\u00f2 che va direttamente nella direzione della pubblica utilit\u00e0 &#8212; giudicata, anche quest&#8217;ultima, esclusivamente in senso pratico e materiale &#8212; sia legittimo, giustificato ed apprezzabile; tutto il resto \u00e8 inutile o addirittura dannoso e, quindi, da condannarsi, se non giuridicamente, almeno moralmente.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che una societ\u00e0 spiritualmente e moralmente sana apprezza il fatto che vi siano persone desiderose di dedicare la propria vita alla preghiera e alla contemplazione di Dio, perch\u00e9 esse danno l&#8217;esempio, praticando, in maniera forte ed eroica, quello che tutti gli esseri umani, in una certa misura, dovrebbero praticare, e sia pure nel travaglio delle preoccupazioni e delle responsabilit\u00e0 della vita attiva: la conoscenza di s\u00e9, il depotenziamento dell&#8217;Ego e la ricerca del colloquio continuo con Dio. In una societ\u00e0 cristiana &#8212; ma la nostra societ\u00e0 odierna ha smesso, e da tempo, di essere tale &#8212; tutti gli esseri umani dovrebbero desiderare di far nascere in s\u00e9 l&#8217;uomo nuovo, secondo il modello di Cristo: l&#8217;uomo nuovo, dotato di un cuore di carne, in luogo dell&#8217;uomo vecchio, con il suo cuore insensibile, duro come la pietra.<\/p>\n<p>Quel che potremmo fare, in ogni caso, \u00e8 di liberarci, per quanto possibile, dai pregiudizi razionalisti e materialisti, e di guardare al monachesimo contemplativo con occhi nuovi, valutandolo, se non altro, come un modello alternativo su cui vale la pena di spendere qualche riflessione. Non dovremmo essere troppo certi del nostro saper, o troppo corazzati entro di esso, come se fosse una cittadella inespugnabile; dovremmo abbassare il ponte levatoio e andare verso una visione pi\u00f9 libera e aperta del reale, nella quale vi sia spazio per la dimensione dell&#8217;invisibile, del soprannaturale, dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>La preghiera e il colloquio con Dio non sono mai inutili; e colui che li pratica non \u00e8 un individuo che ha del tempo da perdere, ma un essere umano che ha compreso pi\u00f9 di quanto si possa trovare nell&#8217;arido sapere libresco o nel presuntuoso culto di un sapere scientifico divenuto fine a se stesso ed eretto al rango di valore supremo. Colui o colei che si abbandona alla dimensione contemplativa, d&#8217;altra parte, non \u00e8 un individuo che ha smesso di cercare e che si riposa, o si chiude a sua volta, nelle sue orgogliose &quot;verit\u00e0&quot;: egli \u00e8, e rimane, un mite ed un umile di cuore, che pratica il nascondimento, ma anche la benevolenza gratuita e disinteressata, e che abbraccia l&#8217;umanit\u00e0 intera, anzi tutto il creato, nel proprio pregare, nel proprio adorare, nel proprio ringraziare. Dio sa se abbiamo bisogno di anime cos\u00ec. E se ci chiediamo dove trovino la forza, la serenit\u00e0, il coraggio di pregare sempre, la risposta non potr\u00e0 essere che una: in Dio, naturalmente, non certo in se stesse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A chi, o a che cosa, serve il monachesimo contemplativo, oggi, in una societ\u00e0 materialista, dominata da una cultura sempre pi\u00f9 permeata dall&#8217;utilitarismo e dall&#8217;edonismo? \u00c8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[148,185,250],"class_list":["post-23047","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-friedrich-nietzsche","tag-karl-marx","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23047"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23047\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}