{"id":23044,"date":"2016-11-12T05:51:00","date_gmt":"2016-11-12T05:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/12\/a-che-gioco-stiamo-giocando\/"},"modified":"2016-11-12T05:51:00","modified_gmt":"2016-11-12T05:51:00","slug":"a-che-gioco-stiamo-giocando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/12\/a-che-gioco-stiamo-giocando\/","title":{"rendered":"A che gioco stiamo giocando?"},"content":{"rendered":"<p>La ragazza, folta chioma rossa e occhi verdi che &quot;bucano&quot; l&#8217;obiettivo, guarda in modo ammiccante, languidamente distesa sul divano, le falde della camicia semiaperte, cos\u00ec da lasciar intravedere gran parte di quello che c&#8217;\u00e8 sotto &#8211; e non indossa biancheria. Ma quello che c&#8217;\u00e8 sotto \u00e8 una rete impressionante di muscoli, che spiccano sotto la pelle abbronzatissima: la ragazza \u00e8 una body-builder professionista, e quello \u00e8 il suo modo di colpire il pubblico. L&#8217;effetto, senza dubbio, \u00e8 di sorpresa, quasi di sconcerto: il massimo della femminilit\u00e0 in superficie, e un concentrato di potenza virile appena al di sotto. A parte la &quot;trovata&quot; del suo agente commerciale o del suo fotografo specializzato, non c&#8217;\u00e8 dubbio che lei abbia voluto giocare sull&#8217;ambiguit\u00e0: apparire seducente come una super-femmina, ma rivelarsi, anche, fisicamente poderosa, come poteva esserlo un lottatore dell&#8217;antica Roma. Ma che cosa si \u00e8 prefissa, esattamente? A chi, o a quali pulsioni del pubblico, ha creduto di rivolgersi, e quali istinti ha voluto stuzzicare? Siamo sul piano sportivo o su quello dell&#8217;erotismo? Dobbiamo ammirare il muscoli o la capacit\u00e0 di seduzione, sia pure\u00a0<em>sui generis<\/em>? \u00c8 molto probabile che non lo sappia neppure lei: che si sia prefissa di far colpo, ma esattamente su chi o su cosa, ci\u00f2 \u00e8 secondario. Forse lo sanno il suo fotografo personale \u00a0e il suo agente commerciale, ma si tratta di obiettivi specifici: una certa pretesa di originalit\u00e0 artistica da parte del primo, una strategia di marketing per il secondo. Si vende bene quel che si pubblicizza meglio, e non poniamo limiti alla creativit\u00e0. In fondo, si tratta solo di un gioco, vero?\u00a0<\/p>../../../../n_3Cp>Ora, senza scomodare troppo la filosofia, o l&#8217;<em>Homo ludens<\/em>\u00a0di Johan Huizinga, resta il fatto che anche il gioco, a suo modo, \u00e8 una cosa seria: anzi, in un certo senso, la pi\u00f9 seria di tutte. Attraverso il gioco, il bambino scopre il mondo: e basterebbe gi\u00e0 questa semplice osservazione per rendersi conto che non stiamo parlando di un&#8217;attivit\u00e0 marginale, o banale, o ininfluente. Perci\u00f2, si dica a che gioco sta giocando una societ\u00e0, e si potr\u00e0 dedurre dove quella societ\u00e0 stia andando, quali siano i suoi scopi, quali i suoi valori. E la stessa cosa vale per l&#8217;individuo. Non \u00e8 la stessa cosa giocare\u00a0a un gioco o ad un altro: vi sono giochi buoni e altri cattivi; ma, soprattutto, bisogna stabilire a quale gioco si desidera giocare. In effetti, si direbbe che uno dei segni pi\u00f9 vistosi della confusione che sta attraversando la nostra societ\u00e0 siano proprio l&#8217;ambiguit\u00e0, la contraddittoriet\u00e0, l&#8217;incomprensibilit\u00e0, voluta o non voluta, di tutta una serie di comportamenti, di azioni, di scelte, di stili di vita. Si direbbe che per un certo numero di persone, un numero che tende a crescere continuamente, la vita stessa sia una specie di gioco, una caccia al tesoro, o un gioco d&#8217;azzardo: si punta, si scommette, si spera di vincere, di ripulire il banco, di fare il colpaccio. Oppure che sia un gioco libero, &quot;aperto&quot;, senza uno scopo preciso; non un gioco come quello immaginato da Hermann Hesse ne\u00a0<em>Il gioco delle perle di vetro,<\/em>\u00a0ma un gioco sbarazzino, senza capo n\u00e9 coda, improvvisato, senza regole, senza un principio e una fine: un gioco anarchico.<\/p>\n<p>Il problema sorge appunto dalla non chiarezza del gioco. Se un gioco non \u00e8 chiaro, diventa qualcosa di distruttivo. In particolare, il concetto di gioco si basa sull&#8217;esistenza di regole: non \u00e8 pensabile un gioco che non preveda e non stabilisca delle regole, perch\u00e9 sono proprio le regole a definire le modalit\u00e0, la qualit\u00e0 e la possibilit\u00e0 stessa del giocare. Se, per ipotesi, a dei giocatori venisse detto di ritenersi liberi e sciolti da qualsiasi regola, la partita, cio\u00e8 il gioco, degenererebbe nel caos, e qualcuno potrebbe farsi male. Ebbene, questo \u00e8 precisamente quel che sta accadendo da alcuni anni a questa parte, specialmente dopo il 1968 e la nuova mentalit\u00e0 da esso introdotta. A partire da quell&#8217;epoca, si \u00e8 visto di tutto: perfino dei professori universitari che giocavano alla rivoluzione, che giocano ad essere dei piccoli Lenin, dei piccoli Mao, dei piccoli Fidel Castro o Che Guevara, e che spingevano i loro studenti a giocare, a loro volta, \u00a0il gioco della rivoluzione; e la stessa cosa hanno fatto un buon numero di scrittori, di registi teatrali e cinematografici, di artisti, pittori e musicisti, nonch\u00e9 di critici letterari. Lo hanno fatto dei genitori e lo hanno fatto dei preti; perfino delle suore. Negli anni &#8217;60 e 0&#8217;70 del Novecento, vi \u00e8 stato un fuggi-fuggi dai conventi femminili statunitensi, sotto le raffiche di vento del femminismo; alcune si sono proclamate apertamente lesbiche e hanno messo sul tappeto la questione che oggi sta &quot;esplodendo&quot;, ossia l&#8217;atteggiamento della Chiesa nei confronti degli omosessuali. E lo hanno fatto, anche troppo, cantanti e stelle dello spettacolo, che hanno sfruttato la loro vasta popolarit\u00e0 per incitare le masse giovanili a drogarsi, a rifiutare tutte le regole, a ribellarsi ai genitori, e a giocare sino in fondo il gran gioco della &quot;libert\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Anche certi scienziati, probabilmente, stanno giocando, e per giunta senza regole: si inebriano con la manipolazione della materia, del DNA, con la clonazione; si inebriano conducendo esperimenti crudeli sugli animali; si inebriano progettando e costruendo armi di distruzione sempre pi\u00f9 potenti, da poter scagliare perfino nello spazio. \u00c8 un gioco, perch\u00e9 lo giocano anche altri scienziati, dall&#8217;altra parte della &quot;barricata&quot;: ma senza regole, perch\u00e9 ciascuno \u00e8 libero di modificarlo in corso d&#8217;opera, di venir meno ai patti, taciti o espliciti che siano. In altre parole, i giocatori fanno e disfano le regole del giovo. Questo \u00e8 pericolosissimo ed \u00e8 contro tutte le convenzioni: da che esiste il mondo, e perci\u00f2 da che esiste il gioco (anche i cuccioli degli animali giocano, per esempio), le regole si fanno prima, e non le fanno i giocatori, ma gli ideatori del gioco stesso. I giocatori devono solo giocare, ma attenendosi alle regole. Che succede quando invece i giocatori, a met\u00e0 della partita, decidono di giocare secondo regole diverse, che l&#8217;avversario non conosce affatto? Per rispondere a questa domanda, basta guardarsi intorno e osservare quante delusioni affettive, quanti cuori infranti, nell&#8217;ambito sentimentale, sono provocati da persone che si rimangiano le promesse e decidono, pi\u00f9 o meno bruscamente, di giocare un altro gioco; oppure quante persone, fin dall&#8217;inizio, si mettono a giocare in maniera ambigua, non lasciando capire se stiano giocando sul serio o per finta. Molte sofferenze nascono dal senso di tradimento che prova colui che si accorge di essere stato &quot;usato&quot; da un giocatore scorretto, il quale ha giocato, sin dall&#8217;inizio, una partita ambigua, truccata, basata sull&#8217;inganno.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiguit\u00e0 \u00e8 divenuta il vestito, anzi, l&#8217;uniforme della modernit\u00e0: una persona limpida e chiara, che non gioca sull&#8217;equivoco, che si mostra per quella che \u00e8, pare che si faccia fatica ad incontrarla. Evidentemente, tutti hanno paura di tutti: di essere ingannati e di soffrire; e cos\u00ec, si avvolgono in una fitta rete di ambiguit\u00e0, quando non decisamente di menzogne, per proteggersi dai colpi imprevisti. Ma il gioco \u00e8 andato troppo oltre: al punto che molte persone non si accorgono neppure del fatto che stanno giocando, e che il loro gioco risulta estremamente ambiguo. Facciamo un esempio. Ecco l\u00e0 una scolaresca in viaggio d&#8217;istruzione ad una grande citt\u00e0 d&#8217;arte: le ragazze hanno cenato in albergo, e ora si apprestano a uscire per vedere la vita della metropoli <em>by night<\/em>. Sono tutte ragazze di buona famiglia, e tutte bene educate, almeno secondo gli standard odierni; sono anche ragazze serie, nel senso comunemente attribuito a questa parola: eppure, a chi le vedesse passare e ignorasse che si tratta di studentesse di liceo, la prima cosa che verrebbe in mente, sarebbe: dove se ne sta andando questo piccolo esercito di prostitute? Infatti, fra tacchi altissimi, trucchi e rossetti spalmati senza economia, scollature, trasparenze e minigonne, l&#8217;effetto d&#8217;insieme \u00e8, senza ombra di dubbio, quello di altrettante passeggiatrici notturne. Che cosa bisogna dedurne? Non era certo tale l&#8217;intenzione di quelle signorine, tutt&#8217;altro; loro volevano solo essere eleganti, e, si capisce, anche un po&#8217; sexy: come vedono fare alla televisione e al cinema, per non parlare della pubblicit\u00e0. Di essersi truccate e vestite in maniera volgare, in maniera spudorata, pare che non lo immaginino neppure: se qualcuno lo dicesse loro, si offenderebbero a morte; il che non vuol dire che non lo sapessero, magari in qualche angolo della loro consapevolezza.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo un ufficio pubblico, per esempio un ufficio postale. Fino a qualche anno fa, esisteva una regola non scritta, secondo la quale si va al lavoro vestiti in un certo modo, e in spiaggia in un altro: adesso, per\u00f2, sembra che questa regola sia stata tacitamente soppressa, e sia gli impiegati, sia gli utenti, si presentano vestiti pi\u00f9 o meno come se venissero dalla spiaggia. Anche un ufficio postale va bene per mostrare il massimo della superficie corporea scoperta, tatuaggi compresi; e, di nuovo, sorge la domanda: a che gioco stanno giocando, quelle persone? Si vestono a quel modo &#8212; o, piuttosto, si svestono a quel modo &#8212; perch\u00e9 vogliono sedurre qualcuno, o perch\u00e9 tale \u00e8 il dettato della moda? Oppure, ancora, semplicemente perch\u00e9 solo cos\u00ec si piacciono abbastanza da uscire di casa e recarsi all&#8217;ufficio postale, per lavorare gli uni, per sbrigare le loro faccende gli altri? Se non mostrassero abbondantemente il seno e il fondo schiena, se non ostentassero le camicie trasparenti e le gonne inguinali, non troverebbero la forza di uscire di casa? Nessuno lo sapr\u00e0 mai; forse nemmeno loro. Agiscono cos\u00ec per una sorta di riflesso condizionato: <em>provoco, dunque esisto<\/em>; perfino Cartesio, se tornasse a nascere, modificherebbe il suo celebre <em>cogito, ergo sum<\/em>. Chi non provoca, chi non ammicca, chi non si denuda, semplicemente non esiste.<\/p>\n<p>E tuttavia: se c&#8217;\u00e8 qualcuno che lancia una provocazione, ce ne sono sicuramente altri che la ricevono e la raccolgono. Anche facendo la tara di un processo di assuefazione (se tutti provocano, \u00e8 come se nessuno provocasse), resta pur sempre il fatto che le provocazioni, in particolare le provocazioni sessuali, trovano sempre la paglia a cui appiccare, se non sempre un incendio, almeno un fuocherello. Le azioni umane non sono indifferenti, perfino se nascono da decisioni inconsapevoli. Anche se chi provoca non si rende conto di farlo (ma \u00e8 impossibile che, in qualche angolo del suo cervello, per quanto contratto e sterilizzato dal conformismo e dalla forza d&#8217;inerzia dell&#8217;abitudine, non lo sappia), il destinatario della provocazione potrebbe anche sentirsi stuzzicato, e perfino invitato. Nascono da qui situazioni spiacevoli, estremamente imbarazzanti per entrambe le parti. E la domanda \u00e8 sempre la stessa: a che gioco stanno giocando, costoro?<\/p>\n<p>Se, poi, passiamo al campo della politica, il quadro non cambia. Gli uomini politici, nell&#8217;era della globalizzazione e dello strapotere finanziario, tentano di governare per davvero, o semplicemente fanno finta? A che gioco stanno giocando? Quando adottano, con i loro governi e parlamenti, delle linee e degli indirizzi diametralmente opposti agli interessi delle loro nazioni e alla volont\u00e0 e ai sentimenti dei popoli che, in teoria, hanno giurato di servire e di difendere, a che gioco stanno giocando? Come dobbiamo interpretare la loro ostinata indifferenza al vero sentire della gente comune, la loro arrogante pretesa di andare diritti per una strada che non \u00e8 condivisa dalle masse, n\u00e9 faceva parte del programma elettorale con cui si erano presentati alle elezioni? Sono semplicemente fuori parte, sono semplicemente dei pasticcioni e dei disonesti, o sono proprio, nel senso tecnico e proprio della parola, dei traditori, ossia delle persone che hanno venduto a dei poteri terzi gli interessi della loro nazione? Anche in questo caso, non lo sapremo mai. Forse non lo sanno neanche loro. Stanno recitando una parte, una parte discutibile, questo \u00e8 certo: ma se lo stiano facendo in buona o in cattiva fede, questo rimarr\u00e0 un mistero impenetrabile.<\/p>\n<p>Diceva uno scrittore che la forza e il vigore della vita di ogni uomo dipendono dalla chiarezza del suo pensiero, cos\u00ec come la debolezza interiore nasce dalla confusione mentale e dal dubbio del suo cuore. Ebbene, la societ\u00e0 odierna sta producendo in serie, per cos\u00ec dire, uomini e donne sempre pi\u00f9 confusi, sempre pi\u00f9 dubbiosi, sempre pi\u00f9 incapaci di decidere a qualche gioco stiano giocando, con quali carte, con quali dadi, e, soprattutto, con quali regole, o, piuttosto, con quale arbitrariet\u00e0, e perfino assenza, di regole. Il risultato \u00e8 che delle vite umane confuse producono delle relazioni sociali confuse, e che tutto, ma proprio tutto, dalla vita familiare alla grande politica internazionale, dalla cultura all&#8217;economia, dall&#8217;arte alla finanza, sta scivolando nel caos di un gioco sempre pi\u00f9 assurdo, incomprensibile, distruttivo. \u00c8 abbastanza facile pronosticare la conclusione: seguitando di questo passo, la nostra societ\u00e0, anzi, la nostra stessa civilt\u00e0, finiranno per implodere e per farci regredire ad uno stato di autentica barbarie.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di scongiurare la catastrofe, passa attraverso un cammino di chiarificazione del pensiero, sia a livello individuale, sia a livello sociale. Delle persone che sanno pensare con lucidit\u00e0 producono una societ\u00e0 che sa pensare in maniera lucida. Il problema \u00e8 che la cosa richiede del tempo, che forse non abbiamo pi\u00f9 a disposizione; e, cosa ancor pi\u00f9 importante, che la chiarezza del pensiero non s&#8217;improvvisa, ma scaturisce, a sua volta, dalla limpidezza dell&#8217;anima. Un&#8217;anima torbida produce pensieri ambigui; un&#8217;anima limpida produce pensieri chiari. La societ\u00e0 alla quale apparteniamo ha saputo pensare con chiarezza per parecchi secoli, perch\u00e9 le persone, le famiglie e le istituzioni erano sorrette, nella loro vita, da un orizzonte di fede; e non \u00e8 certo un caso che, quando gli uomini hanno voluto estromettere Dio dalle loro vite, per mettere al centro se stessi, hanno perso sia la trasparenza dell&#8217;anima, sia la chiarezza del pensiero. Pertanto, la strada per ritrovare l&#8217;una e l&#8217;altra cosa \u00e8 quella che riconduce gli uomini a Dio: la strada della fede&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ragazza, folta chioma rossa e occhi verdi che &quot;bucano&quot; l&#8217;obiettivo, guarda in modo ammiccante, languidamente distesa sul divano, le falde della camicia semiaperte, cos\u00ec da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-23044","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23044","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=23044"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23044\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=23044"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=23044"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=23044"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}